Lisa Corva

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Quando dissi Patagonia, volevo dire cieli vuoti di un blu che fa male. Volevo dire anni. Li volevo tutti con te.

Martedì, 12 marzo 2019 @08:20

Ci sono giorni in cui mi sveglio con in mente una frase, dei versi di una poesia, un vecchio Buongiorno. A voi non capita mai? Così li cerco, li rileggo. E oggi ho deciso di riscriverli anche per voi. È una poesia che parla di ghiacci: i ghiacci abbaglianti della Patagonia, dove andai in nave per un epico – per me che sono poco sportiva - articolo anni fa. Forse. Ma forse la poesia di oggi parla soprattutto di orizzonte, di futuro: il futuro che sogniamo quando troviamo una persona con cui condividere la vita. "When I spoke of Patagonia, I meant skies all empty aching blue. I meant years, I meant all of them with you". Un pensiero stupendo e blu per stamattina.

"Dissi: forse la Patagonia, e immaginavo
una penisola, grande abbastanza
per un paio di sedie a sdraio
su cui dondolare nell’alta marea. Pensavo
a noi in un freddo mozzafiato, davanti
a un orizzonte tondo come una moneta…
Quando dissi Patagonia, volevo dire
cieli vuoti di un blu che fa male. Volevo dire
anni. Li volevo tutti con te."
(Kate Clanchy)

Ed eccola in inglese, perché Kate Clanchy è una poetessa scozzese:
 

"I said perhaps Patagonia, and pictured
a peninsula, wide enough
for a couple of ladderback chairs
to wobble on a high tide. I thought
of us in a breathless cold, facing a horizon
round as a coin…
When I spoke of Patagonia, I meant
skies all empty aching blue. I meant
years. I meant all of them with you."
(Kate Clanchy)
I meant you.

Il testardo alfabeto della primavera.

Mercoledì, 6 marzo 2019 @08:53

"È che dietro le cose ci sei tu, Primavera, che incominci a scrivere nell’umidità, con dita di bambina giocherellona, il delirante alfabeto del tempo che ritorna".
(Neruda)

Lo fate anche voi? Anche voi guardate le gemme sugli alberi, e vi viene voglia di toccarle? Anche voi vi siete comprati dei fiori da tenere a casa? Io sì: giacinti, che sbocciano lenti e profumati sul mio tavolo, tra i miei fiori preferiti. Anche voi avete voglia di leggere poesie, di uscire a passeggiare senza meta, prendere un caffè seduti al sole? Perché dietro ogni cosa c’è lei, c’è la testardaggine della primavera. Che scrive ovunque, anche nei prati di periferia, fa sbocciare le gemme, colora di azzurro il cielo, ci dice che possiamo essere ancora felici: come mi piace il suo testardo, eterno alfabeto, promessa di leggerezza, rinascita, serenità.

Presagi di primavera. Promesse di cielo azzurro e di un’inspiegabile, inspiegata felicità.

Venerdì, 1 marzo 2019 @07:59

"Sono convinto che a Vienna, quando non siete sferzata dal vento, vi riesca di avvertire la primavera. Le città spesso percepiscono le cose in anticipo, attraverso il chiarore della luce, un’imprevista morbidezza delle ombre, un bagliore alla finestra – il leggero sentimento di imbarazzo nell’essere una città… Per mia esperienza, solo Parigi e (in maniera ingenua) Mosca assorbono per sé l’intera natura della primavera, come fossero un paesaggio agreste."
(Rainer Maria Rilke)
La mia città, e un presagio di primavera.

Il Buongiorno di oggi viene da una lettera di Rilke che de Waal, l’autore di "Un’eredità di avorio e ambra" (Bollati Boringhieri) ritrovò nelle carte di famiglia: era indirizzata a sua nonna, Elisabeth Ephrussi, a Vienna. Mi è ritornato in mente (era un mio vecchio Buongiorno su City nel 2013) in questi giorni, con le prime margherite ancora infreddolite sui prati, i cieli azzurri e in attesa. Mi è venuto in mente anche perché ho finito un libro appena pubblicato da Neri Pozza, "I Goldbaum", di Natasha Solomons, che mi ha ricordato "Un’eredità di avorio e ambra", ma più pop, e con una protagonista femminile: inizia a Vienna, poco prima dell’inizio della prima guerra mondiale, e si sposta a Londra… Mi è piaciuto molto. Così come mi piacciono le città adesso, gli angoli di verde timido, ribelle e resistente, le promesse di cielo azzurro e di un’inspiegabile, inspiegata felicità.

Io, te e l’aspirapolvere (a proposito di decluttering di coppia e altre utopie).

Venerdì, 22 febbraio 2019 @07:40

Sì, sono una disordinata sposata a un disordinato. Sì, a casa mia ci sono ancora, sulle scale tipo installazione della Biennale, gli scatoloni del trasloco (avvenuto ormai dieci anni fa, chissà cosa c’è dentro). Purtroppo sono una disordinata accumulatrice, che nel proprio disordine non trova niente, e che sogna di regalare tutto e ricominciare in una camera vuota. Intanto, ho scritto per Repubblica un articolo sul decluttering di coppia, sperando di trovare forza e ispirazione. L’articolo è uscito sabato scorso, ma questa in realtà è la mia versione originale: rigorosamente in prima persona. Tutto disordinatamente vero.

Sogno una casa ordinata. Sogno di non avere paura di aprire i cassetti, di avere armadi senza reperti storici, o una dispensa senza stratificazioni geologiche.
Rimarrà un sogno, perché sono una disordinata (e accumulatrice) scontenta; sposata con un disordinato, e accumulatore, contento. Una combinazione potenzialmente distruttiva. Per farvi un esempio: in viaggio, la nostra camera d’albergo (o di b&b), nel giro di 24 ore ha l’aria di essere stata devastata da una bomba. Ma forse adesso ho trovato la soluzione. Che no, non è divorziare. Molto più semplicemente, seguire il consiglio di Jo Ellison, ironica columnist del Financial Times, e serial shopper (soprattutto di jeans). Perché sostiene che "the couple that cleans together, stays together". E racconta il weekend passato a pulire una straripante cantina, e buttarne via i contenuti, come il primo passo verso l’armonia coniugale. Una variante sentimentale dei temi della (contestatissima) guru Marie Kondo, e il suo "Magico potere del riordino". Da quando è approdata su Netflix mostrando agli infelici disordinati come liberarsi di tutto, libri compresi, non prima di averli abbracciati e ringraziati, si è guadagnata la sua fetta di "haters". Io, se proprio devo disfarmi di un libro, mi disferò del suo, che giace da anni inutilizzato.
Ma, Kondo a parte, non ci eravamo già emancipati? Siamo ancora qui a litigare su chi fa il letto e chi porta via la spazzatura, e "perché hai dieci maglioni bucati nell’armadio"? Evidentemente sì. Gli psico-studi confermano e non fanno altro che aumentare il grado d’ansia. Un esempio per tutti: uno studio della University of Southern California su coppie "dual-income", sposate, con almeno un figlio in età scolare, ribadisce che chi ha la percezione di vivere in una casa disordinata e troppo piena di cose, comincia la giornata sotto stress e rimane sotto stress. Indovinate? In genere sono le donne.
Tanto che adesso, il 19 febbraio, esce l’ennesimo manuale di self-help: "Devo dirti sempre tutto" (Dea Planeta Libri), dove Marie-Laure Monneret vorrebbe insegnare a suddividere equamente il "carico mentale". La copertina, un frigo tappezzato di post-it di cose da fare, già mi mette ansia. Peraltro io le mie liste della spesa le mando ormai via whatsapp…
Ma il problema non è solo evitare di finire senza carta igienica: è non farsi inghiottire dalla casa.
Come invidio Anya Hindmarch, stilista britannica famosa per le sue borse con allegri smile, che confessa di essere una "label addict", ed etichetta tutto. Per sé, per il marito e i cinque figli. Si è così appassionata che ha lanciato borse, borsine, buste da viaggio, anche per i caricatori del cellulare, tutto ben diviso ed etichettato a seconda del contenuto. Dall’ossessione al business: è la sua Labelled Collection.
Ma invece di aggiungere altri oggetti ad una casa straripante, vorrei tentare un weekend di "clean together and be happy". Perché, come dice Orietta Fiorenza, architetto e Smart Living Advisor a Milano: "Lavorare "in levare" può funzionare per fare spazio, per non nascondersi dietro agli oggetti e alle passate versioni di sé e dell’altro. Ma attenzione, perché se l’intervento è eccessivo, si rischia di sradicare le radici della coppia, che a volte si diramano anche nel baule dei ricordi... Per questo, fare insieme è importante. Non dev’essere un atto unilaterale, ma condiviso; soprattutto se i partner hanno atteggiamenti diversi nei confronti del possesso degli oggetti".
Il mio primo step di decluttering coniugale prevede di sottoporre al partner uno scatolone. Per metterci dentro tutto quello che non si usa o che ha l’aria avariata. Se entro 6 mesi non viene aperto, voilà, si può buttare tutto. Certo ci sono modi più divertenti di passare il weekend, ma magari ci si può provare?

L’amore per le tracce del tempo.

Giovedì, 7 febbraio 2019 @10:31

Qual è il legame tra i visi terribilmente ritoccati, e sfasciati, di Loredana Bertè e Patty Pravo, visti nella prima serata di Sanremo, e gli oggetti d’arte che amo, che mi scaldano a casa, nel mondo, e che ho visto nel mio ultimo viaggio ad Anversa? Apparentemente, nessuno. E invece no. Perché una delle cose che mi è rimasta più impressa dal mio incontro con Axel Vervoordt, collezionista ed esteta, è il suo discorso sul tempo, sul tempo che tocca, sfalda, segna, ma anche regala bellezza alle cose. Se succede con i tavoli, con le ciotole, con le statue, perché non accettiamo che succeda anche con le persone? Un viso devastato dal Botox, le labbra gonfie: perché? Desideravo incontrare Axel Vervoordt da quando ho visto le mostre che ha curato, anno dopo anno, a Palazzo Fortuny a Venezia, dove giustapponeva statue del neolitico e Anish Kapoor, creazioni di millenni fa e arte contemporanea. Il segno del tempo, mi ha detto. Eravamo nel suo castello, un luogo magico, dove ha raccolto cose che ha amato e che ama. Ecco il racconto del nostro incontro e della sua Anversa (che è uscito su How To Spend It Italia). Insieme, uno dei pezzi che più amo fare, un 48 Ore, piccola guida di viaggio, sempre dedicata ad Anversa, che è uscita su D di Repubblica. Molte cose che Vervoordt mi ha consigliato le ho viste, e sono finite poi nel mio vademecum! Sì, anche questa parola antica, che porta il segno del tempo. Ma me l’ha detta un’amica e mi piace.

NEL CASTELLO DI VERVOORDT
"Viaggio così tanto, che quando sono ad Anversa cerco di non uscire dal mio castello. Amo molto Kasteel ‘s-Gravenwezel, dove abito da più di trent’anni; le mura settecentesche, il grande parco, il fossato, l’orangerie, il piacere delle cinquanta stanze con la mia collezione d’arte antica e contemporanea. E una scuderia, perché vado a cavallo. Ma il mio sabato inizia molto presto, con una ciotola di mirtilli, di fragole o frutti rossi. Poi, prendo il mio cane e vado a fare una passeggiata nel parco. E dopo, mi aspetta Raio, il mio lusitano; un cavallo "barocco", da dressage. Sono figlio di un mercante di cavalli, e sono salito in sella molto piccolo, tre o quattro anni al massimo. Non ho mai smesso. Solo dopo la mia cavalcata, faccio colazione. Se è possibile, all’aperto, in qualsiasi stagione. Cose semplici: toast, avocado, e qualcosa di salato, magari pomodori appassiti in forno. Tè verde, giapponese. Mi piace molto la buona cucina; mia moglie ha anche scritto un libro di ricette, e al castello abbiamo un ottimo cuoco. Che usa, ovviamente, i prodotti dei nostri orti; e poi pesce alla griglia, ma anche piccioni e agnello. Tengo molto a una cucina golosa e sana anche a Kanaal, l’ex distilleria poco fuori Anversa, che si affaccia su un canale, e che ho ristrutturato negli ultimi anni. Lì ci sono i nostri uffici (lavoro insieme ai miei due figli), le nostre gallerie d’arte, e parte della mia collezione privata. Con un pezzo che amo moltissimo: un Anish Kapoor circolare e gigante, che avevo comprato vent’anni fa, e che qui, per caso o forse per destino, ha trovato la sua perfetta destinazione, sotto la cupola di uno degli stabili industriali dell’ex distilleria. Ma mi commuove sempre molto anche l’installazione di luce di James Turrell nella piccola cappella. A Kanaal in genere passo di sabato. Abbiamo un ottimo ristorante nei nostri uffici, ma se ho ospiti c’è un ristorante giapponese, Bistro K. Alle pareti, 320 opere d’arte di piccolo formato: regali di artisti che ho incontrato. L’arte ha indirizzato la mia vita e il mio lavoro; l’arte e la bellezza è quello che respiro. Con un particolare amore per le tracce del tempo: non a caso Artempo è stato il titolo della prima mostra che ho curato a Palazzo Fortuny a Venezia.
La sera del sabato, se possibile, ceniamo al castello, ci facciamo sorprendere dal cuoco. E dalla cantina: mi piace il buon vino, e amo molto anche i vini italiani, ad esempio le bottiglie della cantina Antinori. Se proprio devo andare in città, perché magari ho ospiti, scelgo Roji, un ottimo giapponese, o Sir Anthony Van Dijck, che è in Vlaeykensgang, nella stretta via di case medievali in centro dove andai a vivere con mia moglie, appena sposati. Quelle case, all’epoca diroccate, sono state il nostro primo investimento, il punto di partenza della nostra avventura: avevo solo 21 anni!
Shopping? Bè, se posso evito… Ma un paio di volte all’anno accompagno mia moglie a vedere le nuove collezioni di Dries Van Noten, lo stilista di Anversa, nel suo store di Modepaleis, un bell’edificio Art Nouveau. E poi c’è Granmaarkt 13, boutique più contemporanea, con un ottimo ristorante dove volendo ci si può fermare a pranzo. Mi piace anche curiosare tra i nuovi arrivi di libri d’arte, moda e architettura da Copyright. O tra le scarpe-designer di Coccodrillo.
Domenica, se c’è qualche mostra interessante vado al Mukha, il museo di arte contemporanea (la libreria, tra l’altro, è stata ridisegnata da noi). Ma le parti che più amo della città sono quelle antiche: Rubenshuis, la casa dove visse e lavorò Rubens. St Pauluskerk, la chiesa di San Paolo, e la straordinaria salita al Calvario in pietra nel giardino. Cogel-Osyley, una zona residenziale Belle Époque. Ma soprattutto il Plantin Moretus, la splendida casa-museo di Christoffer Plantin, grande tipografo del Cinquecento: per respirare un mondo, quello dei libri antichi. E infine Diva, il nuovo museo dei diamanti, dove ho curato le mie personali Wunderkammer: le Wonder Rooms (che saranno aperte fino ad aprile dell’anno prossimo). Negli oggetti che amo, le tracce e le meraviglie del tempo, sempre. E il tempo che aggiunge bellezza".

48ore ad ANVERSA

ARTE CONTEMPORANEA NELL’EX DISTILLERIA
Lui è Axel Vervoordt, mercante d’arte e collezionista, in Italia conosciuto soprattutto per le splendide mostre che ha curato a Palazzo Fortuny a Venezia, durante le Biennali. Ma è da scoprire qui ad Anversa, la sua città, a Kanaal: ovvero i suoi nuovi headquarters, dentro un’ex distilleria sul canale. Ci sono le sue gallerie, e parte della sua collezione, con uno straordinario Anish Kapoor, e James Turrell in una piccola cappella, con una poetica installazione di luce. Ci si può anche fermare a pranzo: dentro Kanaal c’è Bistro K, ristorante gourmet giapponese, con alle pareti solo opere che sono regali di artisti amici. www.kanaal.be/

DOVE DORMIRE? IL DESIGN HOTEL DENTRO UN’EX BANCA
È un trend in tutta Europa: le vecchie, monumentali sedi delle banche diventano alberghi, musei e negozi fashion. Succede anche qui ad Anversa, ed è uno dei migliori indirizzi dove dormire in città: Franq Hotel, in quella che era una banca di fine Ottocento. Arredi design; e ottime colazioni, con la bella stagione seduti fuori, nel piccolo cortile interno. hotelfranq.com

FOOD: SORPRESA, AD ANVERSA SI MANGIA BENE
Per chi pensa che nelle Fiandre non si trovi altro che cozze, pesce e patatine fritte, una sorpresa. Perché ad Anversa non sono pochi i ristoranti che usano gli ingredienti del territorio per nuove sperimentazioni. Un indirizzo gourmet in pieno centro è De Balans: www.indebalans.be. Ma è bello anche Ras, per cenare sull’acqua del porto (www.ras.today). Che cosa si beve? Birra, ovviamente. Da provare, quella macerata nel whisky. È la De Koninck locale scura, invecchiata e fermentata nelle botti del whisky.

SHOPPING CON PAUSA PRANZO
L’indirizzo è anche il nome del negozio: Granmaarkt 13. Ma è molto più di un negozio, è un progetto, questo concept store in una palazzina antica tutta bianca, che propone moda, oggetti design, profumi. Oltre all’ottimo ristorante, c’è anche, all’ultimo piano, un appartamento, un’alternativa fashion al solito b&b. Idea in più: la giovane proprietaria, Ilse Cornelissens, ha deciso di eliminare i saldi. Invece lancia, due volte all’anno, un invito ai clienti a portare in negozio i loro pezzi firmati che non indossano più. E che verranno stimati e venduti. Quasi un’idea da copiare! Nelle proposte moda, interessante Kassl Edition, linea di trench e outerwear; ogni capo è fatto a mano, resistente all’acqua al 100%, e numerato. Qui a Nord, dove sanno come affrontare il freddo. www.graanmarkt13.com/

UN TE’ TUTTO ROSA
Poltroncine di velluto rosa, tazze delicate e floreali, atmosfera ironico-kitsch per una tea-room contemporanea, e il piacere di un high tea goloso e fusion, con un tripudio di tartine e dolcetti: High Tea Domestic Cuisinette. Sophie Verbeke, che ha lavorato per anni nella moda, con Dries Van Noten, ora si è lanciata in questa nuova avventura: una panetteria-pasticceria più sala da tè, tra arredi capricciosamente "girly". www.domestic-bakkerij.be


APPUNTAMENTO CON RUBENS
Rubenshuis, imperdibile: la casa dove visse e lavorò Peter Paul Rubens, il grande pittore barocco (Wapper 9-11; rubenshuis.be). E dopo il ritorno "a casa" del suo autoritratto, appena restaurato; torna anche un grande capolavoro dalla mostra su Brueghel al Kunsthistorisches di Vienna, "Dulle Griet" di Brueghel, che "abita" in un’altra casa-museo, Mayer van den Bergh https://www.museummayervandenbergh.be Non dimenticate una visita alla chiesa di St Paulus: per i dipinti di Rubens, Van Dyck e Jordaens, ma anche perché nel giardino c’è una straordinaria Ascesa al Calvario del Settecento, con sessanta statue a grandezza naturale in pietra. St Pauluskerk è in Sint-Paulusstraat 22.

COME RESISTERE A DRIES VAN NOTEN?
O meglio, come resistere allo shopping, in questa che è la città degli Antwerp Six? Piccolo ripasso: Walter Van Beirendonck, Ann Demeulemeester, Dries Van Noten, Dirk Van Saene, Dirk Birkkembergs, Marina Yee, ovvero i sei stilisti che hanno segnato la moda dagli anni Ottanta in avanti, e che hanno studiato, insieme, ad Anversa. I fashionisti non si perderanno il flagship store di Dries Van Noten, anche perché è nel Modepaleis, un bell’edificio Art Nouveau (driesvannoten.be). O Coccodrillo, boutique di sole scarpe, tutte firmatissime, of course: coccodrillo.com

VIAGGIO NEL PASSATO, IN UNA TIPOGRAFIA DEL CINQUECENTO
Plantin Moretus è uno dei luoghi più nascosti e suggestivi di Anversa: la casa museo di un grande tipografo del Cinquecento, Christophe Plantin, che venne qui dalla Francia. Un’eredità portata avanti per secoli dalla famiglia, un viaggio nel tempo e nell’amore per i libri. www.museumplantinmoretus.be Altre info sui segreti di Anversa e le Fiandre qui: https://www.visitflanders.com/it/

DAI DIAMANTI ALLE SCULTURE NEL PARCO
Sono partite le Rooms of Wonder, mostre a tema Wunderkammer, a Diva, il museo dei diamanti: la prima è curata dal collezionista Axel Vervoordt (divaantwerp.be, fino al 28 aprile). Se il tempo è clemente, invece, bellissima la passeggiata in un museo open air, nel parco di Middelheim, tra sculture classiche e contemporanee: www.middelheimmuseum.be/ O ancora MAS, Museum aan de Stroom, notevole soprattutto per l’architettura: una rivisitazione dei grandi magazzini sul porto, in versione colorata, e con vista sulla città. Un progetto degli olandesi Neutelings Riedijk Architekten. https://www.mas.be/en

FANTASTICA ZAHA
È stata aperta nel 2016, ma la nuova sede della Port Authority, disegnata da Zaha Hadid, è diventata subito il simbolo della città. E vale la pena di andarci, anche se non è in centro ma nel porto, per godersi quello che è un vero spettacolo di architettura: bagliore accecante di diamante che cambia con la luce; e la forma, quasi una nave rovesciata su un palazzo antico (l’ex caserma dei pompieri, ricostruita dopo essere andata a fuoco). Insomma, uno dei regali della visionaria Zaha, una delle poche donne architetto a lasciare un segno nel mondo. E un modo per respirare l’atmosfera del porto: che è il secondo in Europa, dopo Rotterdam.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.