Lisa Corva

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Ti ho scelto, colore del cuore, come mio alleato.

Lunedì, 17 settembre 2018 @08:21

"Il giallo è un triangolo"
(Bauhaus)
Giallo, verde, blu, o forse oro? Ti ho scelto, colore del cuore, come mio alleato. 

Questa frase, firmata semplicemente Bauhaus (ovvero la mitica scuola d’avanguardia di architettura, design e arte che fu fondata a Dessau nel 1919 su idea di Walter Gropius), l’ho letta sulle pareti della sede storica di Benetton a Treviso, dove sono andata pochi mesi fa, invitata nella giuria di Mittelmoda, concorso per giovani stilisti. L’ho fotografata e mi ha accompagnato sul telefonino, l’ho riscritta, ci ho pensato, ho cercato di capire cosa mi evocava…
Così nascevano i Buongiorno su City, così nascevano gli #spilli. Uso il passato perché purtroppo Gioia chiude: dai primi di novembre la redazione passa a Elle (nella stessa casa editrice), che diventerà settimanale. Mi spiace molto per il mio #spillo, e anche per Gioia, giornale storico (dal 1937!) che mi faceva simpatia. Ma le cose cambiano… Quindi compratelo ancora per queste settimane (giovedì, ad esempio, dovrebbe uscire anche con quello che è, ahimé, il mio ultimo pezzo).
E per gli ultimi #spilli, avete voglia di pensarli insieme a me? Mandatemi i vostri frammenti di poesia o di romanzo preferiti. Vi aspetto.

E all’improvviso, tutto quello che vuoi è solo una stanza in penombra.

Venerdì, 7 settembre 2018 @07:30

"Rasoio: come tagliai la gola alla luce del sole".
(Janet Frame)

E all’improvviso, tutto quello che vuoi è solo una stanza in penombra.

Questa frase, che è anche il mio #spillo della settimana, è tratta da "Parleranno le tempeste" (GCE), ed è un regalo del mio amico M., spacciatore di poesie da sempre. Di Janet Frame, scrittrice neozelandese, ricordo il film "Un angelo alla mia tavola" che Jane Campion trasse dalla sua autobiografia… Era il 1990! Qualcun altro l’ha visto? Nuova Zelanda, dove non sono mai stata. Una terra che mi aspetta, spero.
Ma intanto, in questi giorni di fine estate, mi ritrovo a cercare e amare la penombra, a prepararmi per le prime brume e l’aria fredda dell’autunno.

L’amore che è sicurezza e leggerezza.

Lunedì, 3 settembre 2018 @09:00

"Le coppie si lasciano o restano insieme per motivi imperscrutabili, magari anche perché lo stesso uomo che così spesso ti esaspera, riesce comunque a farti ridere."
(Helena Janeczek)
Voglio un uomo che mi regali sicurezza e leggerezza. Forse soprattutto leggerezza, che è la capacità di ridere insieme. E non avere macigni sul cuore.

Il Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo su Gioia, è tratto da un libro che ho letto quest’estate, che ha vinto lo Strega ed è in concorso per il Campiello: "La ragazza con la Leica" (Guanda), di Helena Janeczek. E’ il racconto della vita di Gerda Taro, la fotografa bella e spericolata, l’amore di Robert Capa, che rimase uccisa durante la Guerra di Spagna. Una #donnaprimadinoi che mi incuriosiva da tanto – da quando vidi la prima mostra su Capa, fotografo e uomo che mi ha sempre affascinato. Il libro non mi ha convinto fino in fondo, ma l’ho letto volentieri: per capire di più chi era, questa reporter, questa donna innamorata e spericolata morta troppo giovane, questa ragazza con la Leica. Nel commento ritrovate delle parole di Calvino: "Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore".

Lasciarsi andare all’estremo agosto.

Lunedì, 27 agosto 2018 @08:39

"Larghe spiagge lastricate dal sole.
Calore bianco. Un fiume verde.
Un ponte, gialle palme bruciacchiate,
giù dalla casa in letargo estivo
appisolata per tutto l’agosto".
(Derek Walcott)
Lasciarsi andare all’estremo agosto.

Ogni volta che rimetto piede a terra, dopo una vacanza in barca, sento il suolo che ondeggia. Ancora di più quest’anno, dopo che siamo andati a vela dall’isola di Leucade, nell’abbagliante Grecia dello Ionio, fino in Dalmazia. Ho visto Itaca, pensato a Penelope e visto un baretto e un emporio, in altro tra gli ulivi, così fermi nel tempo che mi parlavano quasi di lei; sono arrivata a Corfù in un’alba rosa, e sono andata a vedere l’Achilleion, il rifugio che qui si costruì Sissi, l’imperatrice triste, un pezzo di Mitteleuropa con vista mare, e un minuscolo monastero ortodosso sull’acqua azzurra che mi è rimasto nel cuore, quello di Vlacherna; ho nuotato in acque incredibilmente blu; ho mangiato grissini con i semi di sesamo comprati in ogni panetteria, in ogni paesino, e i pomodori ripieni di riso con la menta. E poi ancora su, verso Nord, verso le acque familiari e gli scogli della Dalmazia. Ho letto (poco), ho guardato (ma non dentro il telefonino), scritto su un piccolo notes, ho pensato.
Calore bianco e letargo estivo, come in questi versi di Derek Walcott, che parlava dei suoi Caraibi (è il mio #spillo della settimana su Gioia, a proposito).
E adesso, verso dove?

Abbandonati in braccio al buio, monti, m’insegnate l’attesa.

Giovedì, 9 agosto 2018 @07:00

"Abbandonati in braccio al buio, monti, m’insegnate l’attesa."
(Antonia Pozzi)
Perché, forse, l’unica cosa che si può fare mentre si aspetta è imparare ad aspettare.

Confesso di non sapere molto di Antonia Pozzi (morta suicida, giovanissima, nel 1938), tranne che è stata una delle più delicate poetesse italiane. Ma questi versi, che sono il mio #spillo della settimana su Gioia e mi sono arrivati via whatsapp da un’amica in montagna – i percorsi digitali della poesia – mi hanno fatto pensare. All’abbraccio della montagna, che non è l’abbraccio che più amo (e nonostante questo sto partendo per qualche giorno in quota – al fresco!). Ma anche al saper aspettare; anzi, al "che cosa si fa mentre si aspetta"? Si impara ad aspettare. Aspettare che cosa, mettetecelo voi…

Intanto, ecco l’articolo che è uscito sabato scorso su Repubblica. A proposito, anche qui, di attesa e desiderio.
E se il sesso fosse sopravvalutato? Pensiero molesto, di una giovane scrittrice giapponese da bestseller, Sayaka Murata, sostenuto da dati e ricerche che ci piovono addosso come temporali d’estate. Nel suo primo romanzo pubblicato in Italia - "La ragazza del convenience store", in uscita il 29 agosto per edizioni e/o - la protagonista le assomiglia molto. È una ragazza che lavora in un "konbini", uno di quei piccoli supermarket aperti 24 ore su 24 di cui è pieno il Giappone, e da quel mondo impacchettato non vuole uscire. Troppo rischioso. Poi conosce un uomo che le propone un’unione 100% casta. Neppure un bacio. E lei accetta... Nel romanzo successivo, "Dwindling World", Murata spinge il no-sex ancora più in là: immagina una società in cui i figli si fanno solo "in vitro", e il sesso coniugale è visto quasi come un incesto. Distopico, angosciante? Macché. "Agli under 40 un mondo senza sesso non fa paura, anzi: è un’utopia possibile", ha detto. Ma ci piace davvero vivere così? Incontrarsi on line, mettersi tanti like, vivere insieme senza toccarsi?
Per chi ha vissuto il ’68 e le "scopate senza cerniera" (o almeno ne ha assorbito i benefici), il no-sex è uno spreco, una follia. I giornali insistono: Le Monde sostiene che i rapporti platonici sono in crescita, e il colpevole è anche il digitale; l’orbiting è la nuova "malattia" per cui seguiamo sui social la persona di cui siamo invaghiti, senza mai interagire dal vero. El País riporta una ricerca di The Journal of Sexual Medicine: la percentuale di uomini sessualmente attivi diminuisce dall’81% al 73% nel 2016; mentre l’assenza di desiderio sale dall’8% al 13%. E poi certo, ci sono i famigerati "matrimoni bianchi" (che, almeno negli Usa, sono ormai il 15% delle unioni). Il caso classico: lei soffre di vaginismo o paura della penetrazione, lui è impotente. Ma la vera novità sono i millennials, i ragazzi e le ragazze che praticano un "fluid gender", una fluidità anche nelle scelte erotiche, che spesso si traduce in una non-scelta. Astenersi, aspettare.
E poi c’è chi prova e rinuncia… L., bella quarantenne divorziata, a cui non mancano i corteggiatori, non fa sesso da anni. "Sei, più o meno. Tanto? Il problema è che non mi piace nessuno. Io ci provo, accetto inviti, mi faccio corteggiare; lunghe corrispondenze via whatsapp, affinità elettive… Poi esco a cena e non scatta niente, neppure un brivido, se non di noia. Il mio corpo si rifiuta".
Sorpresa, la neo-castità è diffusa anche tra le coppie gay. Quelle di lunga durata, però. Dove ci si sposa, con matrimoni allegri e iper-social, dopo anni di complicità, ma… Dice G., 48 anni: "Ho dato al mio compagno libertà di caccia. Lui è la mia famiglia, il mio tutto. Sono io che non ho più voglia di fare sesso: né con lui, né con altri".
Poi c’è la castità temporanea, black-out di coppia. "Mi piace ridere, mangiare bene, uscire sotto la pioggia, vestirmi di rosso e dipingermi le unghie; il sesso è un modo – uno dei migliori che conosca - per sentirmi viva", dice O., 45 anni. "Per questo il mio anno di astinenza è stato un incubo. I primi mesi non ero preoccupata. Quando mio marito, la sera, crollava addormentato; o quando le mie avances finivano in sue défaillances, mi sono affrettata a rassicurare lui, e me stessa. Capita. Ma quando le settimane diventano mesi? Abbiamo risolto, sì, grazie alla pillolina blu che ha sbloccato la situazione. Però ricordo ancora quando mi ritrovavo a fissare le altre donne, al supermercato, o mentre aspettavo i bambini all’uscita da scuola, con uno "sguardo scanner": quanto sesso farà lei? Quand’è l’ultima volta che ha scopato?". Quasi una scena da romanzo, in quel "convenience store" giapponese che speriamo non diventi distopica realtà.

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Per capire di più l’assenza di desiderio, meglio chiedere a un uomo che il desiderio l’ha raccontato in tutti i suoi (struggenti) romanzi. Raggiungiamo André Aciman mentre è appena sbarcato dalla sua NYC in un Brasile, si spera, ancora ad alta gradazione erotica. E dunque, gli domandiamo, davvero è in aumento la neo-castità? Anche i protagonisti della torrida storia di "Chiamami con il tuo nome" (Guanda), ambientata negli anni Ottanta, che è diventata un film da Oscar, oggi si limiterebbero a mandarsi ore e ore di whatsapp?

Potrebbero certo cominciare così, ma finirebbero lo stesso a letto. Io non demonizzo il digitale, anzi: dichiarare a voce il proprio desiderio è difficile, mentre il "texting", in qualsiasi forma, che sia una chat o una mail, è molto più semplice. Come ben sappiamo, un gioco che può diventare velocemente erotico.
-Lei ha tre figli maschi, insegna, è a contatto con i millennials. Ma è vero che per le generazioni più giovani la castità non è più un tabù, anzi quasi un trend?
Quello che vedo è che i millennials si avvicinano al sesso senza scrupoli nè pregiudizi. Il sesso per loro è, certamente, fluido: straight, gay, bi, trans… O semplicemente curiosità verso l’altro. Del resto è il desiderio che è fluido, per sua natura; ma non penso che oggi si faccia meno sesso. Anzi: i millennials sono aperti a molte e molteplici possibilità.
-Innamorarsi oggi: ci si mette tanti like ma poi non si conclude. È d’accordo?
Direi invece che spendiamo molta più energia emozionale on line, questo sì. I social, o magari solo il cellulare da cui non ci stacchiamo mai, rende semplice intrecciare multiple relazioni platoniche. O anche non così platoniche.
-Lei sostiene che il desiderio è sempre un enigma. Ma lo è anche l’assenza di desiderio?  
Quando parliamo di desiderio parliamo solo di due cose: voglio toccarti, e voglio che mi tocchi. Forse è un po’ semplicistico: ma c’è questo alla base di ogni impulso erotico. La voglia di essere abbracciati dall’altro. L’assenza di desiderio è il non voler essere sfiorati.
-C’è chi ama eppure non fa sesso…
Magari all’inizio. Penso che chi ha molta esperienza erotica si renda conto di una semplice verità: che la miglior parte di una relazione non è necessariamente "toccare" l’altro, ma ciò che viene prima. È l’inizio, il momento in cui tutto è ancora possibile. La scintilla inspiegabile e miracolosa dell’intimità tra due sconosciuti. Ho cercato di raccontarlo in Notti bianche. Dove un uomo e una donna si incontrano, a Manhattan, e si girano intorno per notti e notti di neve…
-So che i suoi libri preferiti sull’amore sono "La principessa di Clèves" di Madame de La Fayette, e "Un nido di nobili" di Turgenev. Guarda caso, due amori casti: amori mai realizzati.
Forse perché quello che da scrittore mi affascina sono proprio gli amori irrisolti, incompiuti. Quello che poteva accadere e non è accaduto, e che ci girerà intorno per tutta la vita. Ma il desiderio c’è, anche in questi romanzi in teoria casti: c’è comunque, e non è silenzioso, in certe pagine… strilla.
-Ma insomma, vivere senza sesso è possibile?
Si può. Ma che senso ha?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.