Lisa Corva

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Era un piccolo porto, era una porta aperta ai sogni.

Venerdì, 4 agosto 2017 @07:14

"Era un piccolo porto, era una porta
aperta ai sogni."
(Umberto Saba)
Estate. Tempo di partire, tempo di sognare.

Saba, uno dei poeti della città dove sono nata, Trieste. La mia città nel cuore. Ma è anche un poeta che conosco poco. Così in questa calda estate ho aperto a caso una vecchia edizione rilegata Einaudi del "Canzoniere": e c’erano questi versi che mi aspettavano. Che sono diventati anche il mio #spillo della settimana su Gioia. Agosto, stagione di porti, di isole; tempo di partire, tempo di sognare.

Cose che finiscono, cose che iniziano. E quella lettera che non ti ho mai spedito.

Lunedì, 31 luglio 2017 @09:09

Finisce luglio, mese bianco e blu (il bianco dell'afa, il blu del mare); inizia domani agosto, mese d’oro, di luce abbagliante e di ombre, il mese del mio compleanno. Cose che finiscono, cose che iniziano.
Quando, qualche mese fa, mi hanno chiesto di partecipare all’articolo su D di Repubblica, e chiedere a designer, artisti, scrittori, la loro lettera mai spedita, mi sono chiesta: ma io ce l’ho? Ce l’ho una lettera che non ho mai avuto il coraggio, la voglia, di scrivere, di mandare? In realtà no. Certo, spesso mi è capitato di scrivere (nella mia mente, sul telefonino, sul piccolo notes che porto quasi sempre con me), appunti, conversazioni a senso unico, parole per un’altra persona. Ma poi sono sempre diventate una lettera. Una mail. Un lungo, troppo lungo whatsapp. Perché credo nella comunicazione, credo nel potere delle parole. Credo che una lettera (soprattutto se d’amore) non sia mai scritta invano, perché la scrivi soprattutto per te, per capire e perimetrare quello che pensi e senti.
E forse è vero che le lettere si scrivono soprattutto per segnare. Per segnare un confine, per segnare un momento in cui certe cose finiscono – o potrebbero finire. Mentre altre iniziano.
E, se non spedite, è buffo ritrovarle. Una mia cara amica, S., mettendo a posto gli scaffali della libreria (per forza, doveva svuotare e imbiancare le pareti), ha trovato una lettera non spedita a vent’anni, una lettera al suo amore di allora, scritta con inchiostro verde; nella busta, già con l’indirizzo, però infilata in un libro e mai mandata. Rileggerla dev'essere stato un bizzarro incontro, immagino: incontrare la persona che eravamo.

Ecco le lettere non spedite che sono state pubblicate su D di Repubblica. Se volete, mandatemi la vostra.


Olaf Nicolai, artista, Berlino
"Non scrivermi lettere, non ho più la cassetta della posta. Non mandarmi mail, ho cancellato tutti i miei account. Non telefonarmi, ho bloccato il tuo numero. Da questo momento non vivo più qui - non per te! E mi auguro - ti auguro - solo degli indirizzi nuovi".

Lorenza Sebasti Pallanti, produttrice di vino al Castello di Ama, e collezionista d’arte.
"Cara Francesca, come ogni anno, quando si avvicina la data del tuo compleanno, ti penso. Ti penso e ti vedo ancora ridere, sorridere, abbracciarmi come quando eravamo ragazze. Eppure questa è una lettera che non spedirò. Sai che non ho neppure il tuo indirizzo di casa, non so dove vivi? Succede, certo, in questo mondo dove viviamo dentro il nostro telefonino, dove non scriviamo lettere di carta ma solo mail o whatsapp. Però quando ci siamo conosciute noi, trent’anni fa, c’erano ancora le lettere di carta, le buste, i biglietti; il mondo era una cartolina; il mondo sapeva di pane appena sfornato e Nutella, come una memorabile colazione che ricordo ancora. Eravamo a Marettimo, una piccola isola nelle Egadi, una vacanza insieme. Dormivamo a casa di un pescatore, uscivamo con lui sul gozzo, felici di niente e di tutto; ascoltavamo per ore canzoni d’amore, fantasticando su impossibili fidanzati. Auguri, cara e preziosa amica, anche se ti vedo così raramente, e anche se questa è una lettera non spedita. Ma è scritta col cuore, quindi più vera di una lettera vera. Lorenza"

Serena Confalonieri, designer
"Cari tutti, se non siete qui è perché, a un certo punto della strada, ci siamo accorti di non conoscerci. Ma sono sicura che ci siamo lasciati dolorosamente bene.Ancora vostra, Serena"

Lesley Lokko, architetto e scrittrice; l’ultimo romanzo è "La debuttante", Mondadori.
"Caro Charles, sono passati otto anni da quando te ne sei andato, e quindici da quando ci siamo parlati per l’ultima volta, appena qualche parola. Volevo solo dirti che mi dispiace tanto, sia per quella conversazione così breve, che non sapevo fosse l’ultima; sia perché non ci sei più. Ho passato i cinquant’anni, e mi sembra strano pensare che tu sia ancora un quarantenne, e lo sarai per sempre. Sai, sarebbe stato bello conoscersi un po’ più tardi nella vita, non così presto. Ci sono così tante cose che vorrei dividere con te adesso, e penso che ti piacerei di più, ora. Anzi, che ci piaceremmo entrambi di più. Non penso solo a cose personali, ma a tutto il resto – tutto quello che rende il diventare grandi, diventare adulti, così meraviglioso. Più invecchio, più apprezzo e voglio bene alle persone che mi accompagnano, negli anni, nella mia strada: e tu c’eri, sin dall’inizio. Ma ci sei ancora, in modi inaspettati: nell’amicizia che ho per tuo fratello, in certi modi di dire, nei ricordi. Però è solo scrivendoti questa lettera, che non spedirò mai e che tu non riceverai mai, che sento che sei ancora qui. Perché è vero: quelli che amiamo non ci lasciano mai. Con amore, Lesley"

Enrico Marone Cinzano, imprenditore e appassionato di design sostenibile.
"Caro Mondo,
Un mondo, due filosofie.
Uniti, separati. Sostenibili, auto-consumati. Amati, odiati. Aperti, chiusi. Etici, egoisti. Coraggiosi, vigliacchi. Ridenti, tristi.
Siamo, per mille aspetti - sociali, ecologici, spirituali, economici - in un momento critico della storia umana. I problemi esistono e persistono, ma io penso che con l'ingegnosità che abbiamo, con la consapevolezza, le giuste intenzioni e specialmente capendo la Natura, tutto sia risolvibile. Perchè Lei, la Natura, e sì, lo scrivo con la enne maiuscola, sopravviverà. Noi, non necessariamente.
Sta a noi".

Notti d’estate, quanti desideri sospesi.

Giovedì, 27 luglio 2017 @07:25

"La chiamano notte di stelle
come dire attesa, speranza, illusione
come dire una notte qualunque
ma striata di sogni più densi".
(Marella Nappi)
Certe notti d’estate, quanti desideri sospesi.

Ve li ricordate i desideri sospesi del mio ultimo libro, "Ultimamente mi sveglio felice"? E la protagonista che deve creare un profumo proprio così, che sappia di desideri sospesi… Mi sono venuti in mente in queste notti d’estate, con lo spicchio di luna, le stelle; notti in cui è più facile guardare il cielo, sdraiarsi e guardare il cielo, e insieme alle stelle eccoli, i desideri sospesi delle nostre vite.
La poesia di oggi, che è anche il mio #spillo della settimana su Gioia, è tratta dalla raccolta di una poetessa italiana che ho conosciuto da poco. Si chiama Marella Nappi, si è laureata in letteratura greca antica, ha vissuto a Parigi dove ha conosciuto l’uomo che poi ha sposato, ed è stato divertente scambiarci i libri: lei il suo libro di poesie, "Vagiti del tempo" (Aletti). Io, il mio ultimo romanzo, ormai uscito da tanto tempo! "Ultimamente mi sveglio felice" (Baldini Castoldi Dalai). Pagine e desideri.

Perdere significa aver avuto. E poter avere ancora. E’ l’inizio di una speranza.

Lunedì, 17 luglio 2017 @07:38

"Tutti abbiamo perso qualcosa o qualcuno. Un amore, una battaglia, un’illusione, o semplicemente un senso, una direzione, un significato".
(Camille Laurens)
Perdere significa aver avuto. E poter avere ancora. E’ l’inizio di una speranza.

Ho ritagliato il mio #spillo di questa settimana su Gioia (su cui trovate anche il mio pezzo su Venezia e Biennale, per un long weekend veneziano) da un romanzo francese appena pubblicato in Italia: "Quella che vi pare", di Camille Laurens (edizioni e/o). Un libro sul gioco di specchi dei social media, anche. Perché la protagonista è Claire, che apre un falso profilo su Facebook, all’inizio per il suo ex. Poi il gioco diventa un’altra identità, diventa un gioco sul filo del rasoio delle emozioni. Pericoloso, per la protagonista del libro. Da equilibristi. E neppure così raro: conosco una persona che l'ha fatto...

A proposito di Guerra e Pace, di Anna Karenina, di un abito bianco e dei libri per l’estate.

Giovedì, 13 luglio 2017 @09:08

"Ella si volse a guardarlo. Per alcuni istanti si guardarono negli occhi in silenzio, e ciò che era lontano, impossibile, a un tratto diventò vicino, possibile, inevitabile".

Sì, ho finito di leggere (rileggere) "Guerra e Pace". Nella frase che ho sottolineato, sul mio quarto volume ormai tutto meravigliosamente sciupato, ecco questo sguardo, questo momento in cui tutto inizia: lei è Marie, lui è Nikolaj. La principessina delicata, solitaria e non bella, che diventa però bellissima quando sorride, l’ussaro appassionato delle battaglie, erede disinvolto di una famiglia in rovina, proprio loro, si innamorano. E si sposeranno. "Ciò che era lontano e impossibile a un tratto diventò vicino, possibile, inevitabile". Frase magica, frase di una rivoluzione astrale che può toccare tutti, all’improvviso. L’amore.

Ho finito "Guerra e Pace" nella tarda primavera, quando i prati erano ancora pieni di soffioni: quelli che in inglese si chiamano "dandelion", che mi ricordano anche un bellissimo, quasi soffice edificio costruito per l’Expo di Shangai da uno dei miei architetti preferiti, Thomas Heatherwick. (Sì, sto divagando. In estate sembra quasi impossibile non divagare, è il senso dell’estate, forse, un lasciarsi andare, lasciar andare almeno i pensieri, senza meta). "Guerra e Pace", dunque. Riletto per la quarta volta, segnando le frasi più belle nel mio erbario, con i fiori e le foglie raccolti in giardino, nei viali, dai primi crochi alle margherite, mentre la primavera avanzava e diventava estate.
E adesso? Che cosa leggerò adesso?

Un classico, sicuramente. E’ da tempo che vorrei rileggere "Anna Karenina": ma, bizzarramente, gli scaffali della mia libreria, che nel loro disordine hanno un silenzioso ordine, si rifiutano di far apparire il secondo volume di quei piccoli Garzanti in cui l’avevo letto per la prima volta. Quindi? Quindi toccherà ricomprarlo. Sono già andata in libreria e sono indecisa tra un tascabile Einaudi, con una magnifica copertina, e una nuovissima traduzione. Di una donna tra l'altro, Claudia Zonghetti. Ma sono in dubbio. Non è meglio puntare su una traduzione vintage, ovvero ricomprare il libro nelle edizioni Garzanti, o Rizzoli? Difficile scegliere. Di solito per i classici mi piacciono le traduzioni fané. Per tornare indietro anche nella lingua, nelle parole. Ma, di sicuro, sceglierò un classico. Perché l’estate mi fa venire voglia anche di questo: di libri in cui perdersi, anzi in cui trovarsi e ritrovarsi.
E poi? Oltre ad "Anna Karenina", tra i miei libri dell’estate ci sono quelli di due editrici che ho conosciuto a luglio a Milano. Due donne che amano appassionatamente i libri, e si vede. La prima, Monica Randi, ha fondato Astoria: piccola casa editrice chic, dai libri di un rosso ciliegia, quasi tutti delle scrittrici inglesi di inizio Novecento che mi piacciono tanto. Ci siamo incontrate a casa sua, nel grande salotto luminoso che ha un angolo studio, delimitato da una parete rossa come i suoi libri. Per l’estate mi ha consigliato quello che, lei dice, è come un bagno in una vasca di cioccolata: "Un matrimonio inglese", di Frances Hodgson Burnett (qualcuna si ricorda "Piccolo Lord Fauntleroy", cult per bambini d’antan?). E poi ho "Abigail" di Magda Szabó: l’editrice è Mónika Szilágyi, bionda ungherese, per caso e per amore a Milano. Con Anfora propone letture dall’Europa Centrale, ma soprattutto i romanzi di una grande scrittrice ungherese del Novecento, Magda Szabó appunto (avete mai letto "La porta"?). Abbiamo parlato di Magda (e Abigail) al caffè di una piccola libreria che non conoscevo: la Libreria del Mondo Offeso, che si apre su una delle più nascoste e romantiche piazze milanesi, Piazza San Simpliciano. Quasi come essere sedute al Caffè Gerbeaud a Budapest.
A questo aggiungerò, penso, "Un nido di nobili", di Turgenev; perché, intervistando André Aciman, mi ha detto che è uno dei più bei libri sull’amore che abbia mai incontrato, insieme a "La Principessa di Clèves" di Madame de La Fayette (questo già letto! anche perché è un cult della mia amica Isabella Mattazzi, che ne ha scritto una bella post-fazione per Neri Pozza, e che è tra l'altro la traduttrice della Nothomb). E poi c’è un Murakami che mi manca ("Kafka sulla spiaggia"). E un giallo? Ci vuole sempre un giallo. Credo di averlo trovato: quest'estate non una delle mie gialliste nordiche (anche se aspetto il prossimo libro di Anne Holt, Einaudi, o Åsa Larsson, Marsilio, le mie preferite); ma, sempre di Astoria, "La cattiva", di Tammy Cohen. E un costume nuovo (confesso: ne ho comprato uno che è la Rolls Royce dei costumi, ma vale l'investimento!). E l’ombra degli ulivi, e un abito bianco.

Ps: Nella mia lista dei libri dell'estate c'è una new entry, un libro che ha voluto per forza essere letto: "Georgia" (Neri Pozza), di Dawn Tripp. Ne ho appena scritto su Gioia. La storia vera di una donna vera, una grande artista del Novecento: Georgia O' Keeffe. Da leggere, perché amare vuol dire anche non tradire se stesse.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.