Lunedì, 6 febbraio 2012 @08:07
"Questa neve violenta
ostinata e diagonale.
cade fortissima.
mi viene da pensare:
è una neve da romanzo di Puškin
è una neve da versi di Chlebnikov
è una nevicata russa, originale.
cade fortissima.
mi viene da pensare:
sarebbe bello se tu fossi un husky
portarti a spasso, nella neve, a giocare
portarti a spasso per tutta la città
metterti il guinzaglio, per l’eternità".
(Francesca Genti)
La neve e tu. Non desidero di più.
Non ho mai letto dei romanzi di Puškin (solo dei versi, e solo la sua storia, compreso il duello a San Pietroburgo, un duello per la bellissima moglie, che lo portò alla morte nel 1837, mentre l’avversario fu salvato dal bottone che parò la pallottola), anche se mi piace l’idea della nevicata russa. Invece ho letto e continuo a leggere le belle poesie di Francesca Genti - questa è tratta da "Poesie d'amore per ragazze kamikaze", che potete ordinare su ibs- e quindi perdonatemi il mio tentativo di rima baciata. E’ tutta colpa della neve.
Venerdì, 3 febbraio 2012 @07:35
"La vita? E’ essere presi in ostaggio dalla realtà".
(Olaf Nicolai)
E io spero solo che su quell’aereo dirottato ci sia anche tu.
Il Buongiorno di oggi non viene da una poesia, né da un romanzo. Ma da un artista, che è anche un amico: il berlinese Olaf Nicolai, uno dei nomi della conceptual art nel mondo, di cui ho appena visto un’installazione a Roma. Alla Casa Museo di Giorgio de Chirico, in piazza di Spagna (confesso: non sapevo neppure che esistesse), tra i mobili e i quadri e persino la bottiglia di Punt e Mes che beveva de Chirico, un giovane curatore, Luca Lo Pinto, ha chiamato artisti da tutto il mondo, a punteggiare l’appartamento di installazioni (metà delle quali, come al solito, non capisco, se nessuno me le spiega). Olaf Nicolai ha messo, nello studiolo di de Chirico, una vecchia Olivetti 22: l’installazione siamo noi, che ci sediamo davanti alla macchina da scrivere, prendiamo un foglio di carta intestata de Chirico, e scriviamo. Una lettera. A chiunque: un amore con o senza didascalia, una persona vicina o lontana, magari a noi stessi. E la busta sarà mandata da casa de Chirico. Molto metafisico, com’era de Chirico stesso. Ma sapete che non sono quasi più capace di scrivere a macchina, nell’era degli sms? Andateci anche voi: la mostra, "D’après Giorgio", è aperta da adesso fino alla fine di quest’anno: http://www.fondazionedechirico.org/it/ . E Roma era bellissima. Un po’ metafisica, come sempre. Un bel posto dove essere presi in ostaggio dalla realtà.
Vi ricordo che, come ogni venerdì, trovate il Buongiorno anche in inglese, in Lisa Globish. E che, iscrivendovi a Twitter, riceverete il mio Buongiorno ogni mattina, sul vostro telefonino.
Giovedì, 2 febbraio 2012 @08:43
"Milano, l’anima e noi, Milano: ci prendi
entrambi, rapisci tutto. Vuoi altro?
Prendila adesso, questa luce che vedo,
prendi noi due, trasformaci, fa’ qualcosa
di magnifico. Non smettere. Non dirmi
che stavi solo scherzando."
(Giorgio Meledandri)
Milano, fa’ qualcosa per noi.
(I versi di oggi sono tratti dall'antologia "Almanacco dello specchio 2010-2011", Mondadori. Milano è la città che ho lasciato, prima che rapisse tutto. La città per le cui strade camminano Emma e Stella, le protagoniste dei miei libri. Milano).
E' morta Wislawa Szymborska, Nobel per la Letteratura nel 1996, una delle mie poetesse preferite, che viveva "appartata ma non in disparte" a Cracovia. Aveva 88 anni. Ma ha lasciato delle poesie non pubblicate... Quale migliore eredità. Se cliccate sul suo nome, potete leggere un Buongiorno che le ho rubato. Per conoscerla: Pietro Marchesani l'ha tradotta magistralmente per Adelphi, e per Scheiwiller, con il testo polacco a fronte. Il mio preferito: forse "Vista con granello di sabbia", Adelphi.
Mercoledì, 1 febbraio 2012 @08:53
"Vorrei sapere perché mi ha baciato. Non lo so, mormorò… Voleva una risposta, al limite un rifiuto, ma certo non quel nulla. Non può cavarsela così, senza una spiegazione. Ma non c’era niente da dire. Quel bacio era come l’arte moderna."
(David Foenkinos)
Tu, senza neppure una didascalia.
(E' proprio così: ci sono amori - anzi, se permettete ci sono uomini - che sembrano delle installazioni di arte contemporanea. Criptici. Incomprensibili. E senza neppure una didascalia. La frase di oggi è tratta dal romanzo di Foenkinos "La delicatezza", edizioni e/o. Nel libro, a dir la verità, è la donna che bacia e poi sfugge, anzi fugge: allora è così che ci vogliono i maschi?).
E a proposito di uomini e arte contemporanea: mi piace la coincidenza del Buongiorno di oggi con la nomina di Massimiliano Gioni, 39 anni, curatore della prossima Biennale di Venezia. Giovanissimo e già curatore al New Museum di Manhattan (quello disegnato dall'archistar giapponese Sejima), per la Fondazione Trussardi (e l'ultima mostra, bellissima, a Milano, al Teatro Manzoni, di Pipilotti Rist). Chissà se lui ce l'ha, la didascalia...
Martedì, 31 gennaio 2012 @08:06
"Se qualcuno ci avesse osservato da un punto altissimo, come il cielo, avrebbe visto solo due essere umani felici, insignificanti, piccoli, uno accanto all’altro; ma della nostra età, di quello che avevamo fatto fino a quel momento, non avrebbe percepito assolutamente nulla; così, per un attimo, pensai di essere sul punto di sollevarmi da terra. Chiusi gli occhi per vedere lo scintillio lieve che mi percorreva la punta delle ciglia".
(Banana Yoshimoto)
Chiudo gli occhi e vedo te.
(La frase di oggi è tratta dal romanzo "High & Dry. Primo amore", Feltrinelli. Se cliccate sul nome dell'autrice trovate gli altri Buongiorno che le ho sforbiciato).

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole e della poesia. Schegge di luce da trasformare in sms, da ricopiare sull’agenda, da far viaggiare per il mondo via web. Per questo mi trovate qui ogni giorno.
Troverete la mia rubrica di City, i miei articoli fintoglam per Grazia, le mie interviste. Ma soprattutto troverete me. E quando chiudete il computer, aprite uno dei miei libri!
Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, come può testimoniare rassegnato il consorte, dal profumo di rose.