Lisa Corva

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Natale, la neve, il Buddha, e Piccole Donne reloaded: verso il 2010.

Sabato, 19 dicembre 2009 @08:33

Vi sto scrivendo da un mattino. Un mattino di silenzio e neve che continua a cadere. Mi vengono in mente dei versi di neve, ancora una volta del poeta americano Billy Collins, in una buffa poesia intitolata "Shoveling snow with Buddha", dove lui e un Buddha spalano la neve nel giardino davanti a casa e poi entrano a bere una tazza di cioccolata… Io spalerò la neve (quantomeno aspetterò che il Consorte lo faccia), e poi partiremo, verso il Paese dei Buddha. Sì, Asia: da domani. Per scivolare verso il 2010. Dove? Luang Prabang, sul Mekong: monasteri buddisti e vecchie case coloniali francesi e pace. Almeno così spero.
In valigia, un libro. Ma quale? Volevo rileggere un classico, e pensavo ad Anna Karenina. L’avevo appena rimessa nello scaffale, l'edizione che avevo letto da ragazza, nella mia room of my own; ma, sorpresa, ho solo il primo volume della vecchia edizione Garzanti, il secondo chissà dov’è. Quindi? Segno del destino. La terra dei Buddha non è adatta ad Anna Karenina. (Peccato, forse avrebbe dovuto prendere un treno per il Laos, si sarebbe salvata).
Metto in valigia, invece, un’edizione in inglese di Piccole Donne di Louisa May Alcott, comprata ieri: sì, proprio il classico che ho tanto amato da bambina, letto e riletto, insieme a Piccole Donne Crescono e I ragazzi di Jo… E’ da tanto che lo volevo riprendere in mano, per ripensare e capire. Ho come il sospetto che Jo, che si arrampica sugli alberi e che sogna di scrivere, non mi starà più tanto simpatica. E se adesso mi piacesse di più la sorella fashionista tutta ricci e capricci, che sposa il ragazzo ricco della magione accanto? Vedremo. (Negli anni, comunque, mi sono molto divertita a immaginare le Piccole Donne reloaded; forse per questo mi ha deluso "Arrivederci piccole donne", una riscrittura della romanziera cilena Marcela Serrano, uscito da Feltrinelli; mentre mi aveva affascinato "L’idealista" di Geraldine Brooks, Neri Pozza, che dà voce al papà delle Piccole Donne, quel cappellano March che nel Natale con cui si apre il libro è al fronte, durante la Guerra di Secessione. Un bellissimo esperimento narrativo, prendere un personaggio nelle pieghe di una storia, di un libro mitico, di un classico: e dargli voce).

Quindi parto, tornerò ai primi di gennaio. Ma intanto vi voglio lasciare i Buongiorno della prossima settimana, i tre giorni di City fino al Natale, con tutti i miei AUGURI poetici, romanzeschi, innevati, luminosi, e di pace, per il 2010!

Buongiorno del 21 dicembre.

"Il mio desiderio sarebbe che, per tutta la giornata, tu ti aggirassi invisibile accanto a me, e poi, la sera, quando sono solo, tu ti staccassi dalla parete…"
(Goethe)
Non ci sei e la tua assenza è come una polvere d’oro. Non ci sei ma ci sei: perché ti immagino, ti penso, mi chiedo come guarderesti quello che sto guardando adesso, cosa mi diresti. E stasera, vorrei un telecomando per farti apparire nella stanza: proprio qui, accanto a me.

(Così scriveva Goethe a Lotte il 9 settembre 1783; dall’epistolario "Lettere alla signora von Stein", Rosellina Archinto Editore)

22 dicembre.

"Dove ci incontreremo dopo la morte? Dove andremo a passeggio?
Dove trovarti, quando avrò desiderio di te, dei tuoi occhi smeraldi,
quando avrò bisogno delle tue parole?
Dio esige l’impossibile,
Dio ci obbliga a morire.
Sin d’ora promettimi
di cercarmi… Saprai riconoscermi?".
(Angelo Maria Ripellino)

Ti prego: prometti.

(Angelo Maria Ripellino non fu solo un poeta, ma soprattutto un saggista e traduttore di letterature slave. Scrisse un libro che mi piacque molto quando andai a Praga per la prima volta: "Praga magica". Questi versi sono tratti da "Notizie dal diluvio", Einaudi)

23 dicembre.

"Getta via la tua oscurità e sarai ricco.
Come una sera dopo la neve.
Il campo è ricco, e la brughiera,
ovunque aghi di pino,
e le case sono ricche, sicure
per la vita e il calore.
La terra addormentata conosce
il proprio splendore.
Le sopracciglia brinate del cielo
sono piene di stelle".
(Olav H. Hauge)

Nel buio, risplendono di più le luci. E in fondo alla strada, brilla un anno tutto nuovo.

(I versi di Olav H. Hauge, poeta e - altrettanto poeticamente - giardiniere norvegese, sono tratti da "La terra azzurra", Crocetti editore)

Desiderio.

Venerdì, 18 dicembre 2009 @07:53

"Le mie poesie ora non sarebbero state scritte per lei o su di lei, per me sarebbero state lei. Se il mio desiderio di lei fosse stato tutto ciò che avrei conosciuto, lo avrei alimentato come se fosse stato il futuro che lei e io non avremmo mai avuto".
(Peter Manseau)
Le mie parole disegnano la città dove potremmo abitare, la casa dove potremmo entrare insieme, il letto dove potrei svegliarmi con te, ogni mattino. Vieni?

(La frase che ho scelto per City oggi è tratta da un romanzo che ho appena finito di leggere: "Ballata per la figlia del macellaio", dell'americano Peter Manseau, Fazi. Il protagonista? Un poeta yiddish all’inizio del secolo scorso, che sogna e cerca la sua "predestinata" da Odessa a New York… La cerca con il desiderio, il ricordo, la accarezza con le sue poesie. E poi - è la forza della poesia, del desiderio, del destino? - la troverà)

Neve, fuori dalla mia finestra.

Giovedì, 17 dicembre 2009 @07:30

"Aveva quasi smesso di nevicare. La sera era nitida come un disegno a carboncino".
(Boris Pasternak)
Anche questo è un regalo dell’inverno: non solo la neve, la pacifica, silenziosa rivoluzione della neve. Ma il gelo che semplifica i colori; che rende tutto semplice, nitido: una foto in bianco e nero, un paesaggio schizzato a matita. Io, in un angolo, sorrido.

(Per quel libro Pasternak prese il Nobel, nel 1958: "Il dottor Zivago", Feltrinelli. L’ho ritrovato negli scatoloni del trasloco; e, tra le tante sottolineature che feci una vita fa, questa è quella che più mi ha colpito… Peccato che del romanzo non mi ricordi più nulla; tranne il fatto che parlava, ovviamente, di Russia e d’amore)

Neve. Neve fuori dalla mia finestra. Sono tornata nel mio altrove, mi sono svegliata con la neve, e mi sono venuti in mente degli altri versi, che avevo usato per un Buongiorno tempo fa. Sono del poeta americano Billy Collins:
"Oggi ci siamo svegliati con una rivoluzione di neve
le sue bianche bandiere sventolano su tutto
il paesaggio è svanito...".

Certi deserti, certe Afriche, certi sogni.

Mercoledì, 16 dicembre 2009 @08:21

"I deserti non sono quelle solitudini
che animano i confini del Sahara ma i silenzi
che nascono dentro, quando si smette di sognare".
(Dino Azzalin)

Chiudi gli occhi. Dentro di te, tutti i sogni possibili: i sogni di chi ha attraversato il deserto o l’oceano; di chi si è fermato a un incrocio ed ha sentito battere il cuore delle città. Chiudi gli occhi. Ascolta il tuo sogno.

(I versi di oggi, del poeta italiano Dino Azzalin, sono tratti dal libro "Deserti", Crocetti Editore)

Il sogno del mio amico Mauro Querci, giornalista (ora a Flair) e viaggiatore, era il deserto. Deserto, anzi deserti: da esplorare, fotografare, raccontare. Un sogno che è diventato un libro, che ho davanti in questo momento: "Certe Afriche – Storie e geografie di un amore". Dal Congo alla Mauritania, dal Gabon alla Namibia: un diario di viaggio e una guida, una raccolta di foto e di storie: con gli occhi di chi viaggia in Africa da quindici anni, innamorandosene ogni volta. Ma il sogno è anche un sogno di solidarietà: il ricavato delle vendite del libro, infatti, andrà interamente a un progetto di agricoltura sostenibile in Sudan, della Onlus Cefa di Bologna: http://www.cefaonlus.it/news-&-events/certe-afriche-un-libro-di-mauro-querci-per-i-progetti-cefa-in-sudan.asp
Il libro, che è autoprodotto (a proposito di sogni!), si trova in piccole librerie specializzate, ma l’idea è farlo conoscere e venderlo via web. Per saperne di più: mauro.querci@alice.it

Mi spiace non potervi far vedere le foto, che sono stupende. Come l’impaginazione, firmata da un’amica mia e di Mauro, Valeria Settembre, che è art director di Elle Décor. Mi piace tutto di questo libro: soprattutto l’energia, la forza nel portare avanti i propri sogni.

In tasca.

Martedì, 15 dicembre 2009 @07:57

"Per questo lei mi piace tanto: prende le cose più complicate della vita e le avvolge in pacchettini piccoli e semplici, che ti stanno giusti giusti in tasca".
(Kathryn Stockett)

Un’amica. Un amico. Ma come fa? E’ una piccola magia: sa tradurre il mondo per noi. Amori ed enigmi amorosi, sfinimenti di lavoro e di famiglia, tumulti del cuore. All’improvviso scopriamo di aver sempre saputo che cosa fare: la soluzione è qui, ce l’abbiamo in tasca e non lo sapevamo.

(La frase di oggi parla d'amicizia, e non a caso: il romanzo da cui l'ho tratta, "L’aiuto", Mondadori, parla proprio di amicizia, di solidarietà al femminile. Quella tra una ragazza bianca, ricca, troppo alta, e troppo affamata d’amore e di vita; e delle domestiche e delle bambinaie di colore che le stanno intorno; all’epoca, donne quasi invisibili. Quando? Negli anni Sessanta, in una cittadina nel Mississippi: quando il mondo stava per cambiare, gli anni di Kennedy e di Martin Luther King)

A proposito di regali e di pacchettini: regalatemi! Come ben sapete, all’Autrice piace finire sotto l’albero e in nuove case. So che i miei libri sono in genere esauriti e difficili da trovare; però se li ordinate, in qualsiasi libreria, arrivano in pochi giorni; e poi c’è sempre ibs, basta cliccare qui a sinistra ed Emma e Stella arrivano direttamente a casa! (Ops, fine dell'autopromozione. Ma ci tengo così tanto che oltre a me conosciate e facciate conoscere anche Emma e Stella...).

Un grazie speciale ad Annalisa farmacista, che dopo aver regalato Emma e Stella, ed aver letto che al mattino apro il laptop con pane tostato e marmellate fatte in casa, mi ha mandato la sua: ananas e mele. Un matrimonio ben combinato! E' così buona che potrebbe copiare Stella glam cheap e venderla, o almeno farne tanti pacchettini per Natale...

Sogni.

Lunedì, 14 dicembre 2009 @08:35

"Verso mattina i bidoni son pieni di sogni interrotti".
(Jan Skácel)

Stamattina voglio buttare tutto: i sogni incrinati, i desideri soffocati, le amarezze, le invidie, il rancore; e la paura, paura di non riuscire, di non potere, di non amare. Di non essere amata… Stamattina butto tutto nei bidoni della spazzatura. Stamattina ricomincio. Più leggera. Più libera, forse, di ricominciare a sognare.

(Jan Skácel è un poeta della Repubblica Ceca; i versi di oggi sono tratti da "Il colore del silenzio", Metauro edizioni).

Glitter.

Domenica, 13 dicembre 2009 @10:33

Oggi, che è Santa Lucia (a proposito: auguri a tutte le Lucie sintonizzate, e chissà dov'è finita Lucia napoletana, l'archeologa, "l'altra"), Santa Lucia che è la festa della luce nei mesi del buio, penso glitter: e vi metto on line (rivisto e corretto) l'articolo fintoglam che ho scritto per Grazia.

Ma sì, esageriamo. Del resto, se non esageriamo adesso, quando? Adesso, quando le giornate si fanno sempre più corte e il buio sempre più profondo; adesso è il momento di tirar fuori strass e paillettes, e brillare. Perché la luce è il nostro antidoto da sempre contro l’inverno (poi abbiamo aggiunto il cioccolato, il cachemire, e i biglietti aerei per isole lontane, ma insomma non si può avere tutto). E invece brillare si può. Si deve. E allora, strass! In qualunque modo. Le celebrities indossano abiti esagerati in tutti i sensi: e certo, ci vuole un certo coraggio per andare a una festa in strass e con lo strascico, ma del resto anche Cenerentola non era timida… E avrebbe ammirato – forse indossato, tanto doveva solo convincere la fata e la sua bacchetta magica – certi maxidress che fanno "swoosh" e che ci sono piaciuti così tanto quest’estate, ora in versione invernale e glitter.
A proposito di Cenerentola. Se fosse qui tra noi, in questo dicembre 2009, sospetto che invece della scarpetta di cristallo avrebbe optato per sandali scintillanti, vertiginosi e luxury, chiusi alla caviglia, in modo da non cadere. (E’ vero che ci si può sempre appoggiare al principe azzurro di turno; ma quelli, ultimamente, a differenza delle belle scarpe, scarseggiano). Forse la Cenerentola contemporanea sceglierebbe poi un abito corto, perché al ballo è meglio mostrare le gambe e non lo strascico; e se la fata disapprova se lo comprerebbe lei, un micro abito con un micro-budget, da vera recessionista (grazie al cielo il glitter abbonda anche da Zara o da H&M). Oppure, in versione Sex and the City, si presenterebbe alla festa con un paio di jeans: jeans luccicanti però, con qualche strass infilato tra le cuciture. Forse. (Sapete però che il jeans con qualche strass non mi dispiace?). In ogni caso, per sentirsi Cenerentola e abbagliare il destino, basta solo un tocco glitter: che sia l’accessorio (tacchi o clutch, la micro-borsa da tenere in mano), ma anche, come fanno le vere star che brillano già di luce propria, degli strass sulle spalle, tra i capelli, sulla scollatura. O sugli occhi (io ho il mio meraviglioso eyeliner Starry Eyed di Sephora e penso lo userò senza ritegno). La mia star preferita? Non ho dubbi: Michelle Obama, con un abito luminoso che brilla d’oro e di neve, sfoggiato per un ricevimento alla Casa Bianca. Lei sì, che sa bene cosa vuol dire sentirsi Cenerentola: arrivare al ballo e, perbacco, rimanerci.

E, visto che in questi giorni sono a Milano, aggiungo le luci glitter a cascata sugli alberi. Rosa, incredibilmente, sugli ex caselli del dazio di Porta Venezia: effetto pink Christmas.
Ma soprattutto aggiungo la frase meravigliosa di Edward Hopper , il pittore americano di fari e case bianche, donne sole in un diner o sull’uscio di una casa, di cui ho appena visto la mostra a Palazzo Reale:
"L’unica cosa che ho sempre desiderato fare è dipingere la luce del sole sul lato di una casa".

Innamorarsi: rimanere sull\'orlo di un precipizio, per sempre.

Venerdì, 11 dicembre 2009 @08:30

"Come ci si innamora? Si casca? Si inciampa, si perde l’equilibrio e si cade sul marciapiedi, sbucciandosi un ginocchio, sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra, sui sassi? O è come rimanere oltre l’orlo di un precipizio, per sempre?"
(Cathleen Schine)
E sperare, sperare che qualcosa ci salvi: che l’amore ci salvi mentre stiamo cadendo nel vuoto, inventando una nuova legge di gravità.

(La frase di oggi è tratta da un lievissimo bestseller romantico di tanti anni fa: "La lettera d’amore", Adelphi. Di Cathleen Schine mi è piaciuto anche "I newyorkesi", Mondadori: quasi un film ambientato tra le strade di Manhattan, storie incrociate di padroni e dei loro cani)

Il colore della sua voce.

Giovedì, 10 dicembre 2009 @09:04

"Penso alle amiche che si vestono frettolose per uscire, che s’arrabbiano perché il vestito non cade bene, che fanno i conti, ordinano la spesa, che formano un numero al telefono e non risponde e, quando infine risponde, parlano, discutono, piangono nel riattaccare il ricevitore; che fanno dipendere tutto della loro vita dall’accento di un uomo".
(Alba de Céspedes)
E da che colore avrà, la sua voce, quando finalmente risponderà. Lui. Il suo sms. Quell’uomo.

(La frase di oggi è tratta da un racconto che Alba de Céspedes scrisse alla fine degli anni Quaranta; fa parte della raccolta "Invito a pranzo", un vecchio libro Mondadori. Una scrittrice purtroppo dimenticata: per conoscerla meglio, per saperne di più, andate al mio post del 29 ottobre).

Il buio, la luce.

Mercoledì, 9 dicembre 2009 @08:18

"La tua preghiera.
Quella che pronunciasti
per una persona sofferente.
Il buio era il suo mondo,
così chiudesti stretti gli occhi per entrarvi".
(Charles Simic)
La mia preghiera. Quella che pronuncio per te. Ma non è fatta di parole: è fatta di abbracci. Per te, nel buio: il buio della tristezza, dello sconforto, della malattia, del dolore. Anch’io ho paura, sai. Chiudo gli occhi per entrare, ed abbracciarti.

(E' una parola che non sono quasi più abituata a usare: pregare. La mia preghiera, le nostre preghiere. Parole per passare dal buio alla luce. I versi che ho scelto per la rubrica di City di oggi, 9 dicembre, sono del poeta americano – ma nato a Belgrado - Charles Simic, e sono tratti da "Club Midnight", Adelphi).

Un abito con l’artiglio sul cuore: look-Scala. (Ma anche look-manifestazione e, ahimé, look-escort).

Martedì, 8 dicembre 2009 @08:14

No, non c’ero alla prima della Scala. Ahimé. Però mi sarebbe piaciuto tantissimo, e non solo perché la Carmen è una delle mie opere preferite. Ma, soprattutto, perché la regia (che ha diviso: ammirata e fischiatissima insieme) della 42enne palermitana Emma Dante mi sarebbe piaciuta tantissimo. Una regia forte, cupa, d’amore e morte, firmata da una donna che finora ha fatto solo teatro, possiamo chiamarlo così?, d’avanguardia, e che – confesso la mia totale ignoranza – non conoscevo. Nelle interviste la palermitana outsider, con i capelli neri e un ciuffo bianco alla Susan Sontag, mi ha conquistato. Mi sarebbe piaciuto vederla affrontare fischi e ovazioni nel suo vestito, anche questo anticonformista, per la prima. L’abito è di un’altrettanto sconosciuta stilista norvegese di origine iraniana, Leila Hafzi, e ha un "artiglio sul cuore". Emma Dante, in un’intervista a Natalia Aspesi a Repubblica, lo spiega così: "Davanti c’è un grande rapace con gli artigli sul seno: se alzo le braccia le maniche diventano ali; potrei spiccare il volo e scomparire, come un falco o una strega". Poetico l'abito con l'artiglio sul cuore, vero? Mi è venuto in mente un verso famoso di Racine, dalla Phèdre: "C'est Vénus tout entière à sa proie attachée". Ma lì è Venere che artiglia la sua preda, con la stretta dell'amore-passione; qui il rapace può portare in salvo...

Non solo. In questi giorni ho capito che se arriva la rivoluzione so cosa mettermi. Il No-Berlusconi Day a Roma, infatti (a cui purtroppo non sono riuscita ad andare) aveva scelto un colore: viola. Palloncini viola, sciarpe viola, maglioni viola, make up viola. Un’amica fashionista che è andata in manifestazione ha comprato last minute una sciarpa viola "dai cinesi", come mi ha spiegato, e l’ha indossata fierissima, pur molto perplessa sulle frange. Mi ha fatto sorridere, per vari motivi. Prima di tutto perché mi piace l’idea delle fashioniste sulle barricate. E poi perché il viola è da qualche anno il colore preferito mio e del Consorte: ora, dunque, ci ritroviamo con un guardaroba politico già bell’è che pronto… Io posso sfoggiare soprabito viola, calze viola, cache-coeur viola, calzoni di velluto viola, persino dei guanti viola (il guardaroba è in tutte le sfumature: ciclamino, pervinca, mosto d’uva…). Un po’ bizzarro parlare di manifestazioni fashion? Non proprio. Pensate solo all’Iran, dove il colore "contro" era ed è il verde: hijab verdi, mani e visi dipinti di verde per protestare contro il regime. Pensiamo alla Rivoluzione Francese, e alle coccarde tricolori appuntate sui baveri. Mentre le aristocratiche, subito dopo la Rivoluzione, cominciarono a portare un nastro rosso intorno al collo nudo, per ricordare la ghigliottina…
Meno male che il viola è sceso in piazza e che possiamo sognare abiti con l’artiglio sul cuore. Temevo che la scena politica italiana ormai ispirasse solo look escort (i micro-abiti neri d’obbligo per le feste a palazzo, e qui ho capito come mai il little black dress a me non è mai piaciuto) e look trans (un’amica, mostrandomi i suoi nuovi stivali, un po’ massicci, col tacco grosso, mi ha detto: li ho comprati ma mi sembrano un po’ da trans, che dici? E, ops, aveva ragione).

Cronaca (quasi glam cheap) dell’incontro romano in libreria.

Domenica, 6 dicembre 2009 @10:18

Ebbene sì, immagino che la cronaca tocchi a me. Sapete che è la prima volta che faccio l’autrice con davanti un vassoio di pasticcini? Proprio sotto il mio naso? Difficile parlare e concentrarsi con bigné al cioccolato a portata di olfatto. E io non sono stata per niente eroica, credo di averne mangiato una decina.
Questa è stata una delle tante sorprese della serata. La prima è che siete tutte (tutti, c’era anche qualche uomo) simpatici. Ed è stato emozionante dare un volto ai nomi che ogni tanto appaiono qui sul blog: Aferdita e i suoi racconti di migrazione e di patria lontana; Paola che ama i libri (e i tacchi) e quando sorride le luccicano anche gli occhi; Alessandra al di là del fiume, e così glam (le ho invidiato collane e orecchini design, e anche la borsa, Marni, vero? Non ho voluto fare troppo Stella dallo Sguardo Prezzante); Claudia mamma del gladiatore con al collo un ciondolo-cameo antico e il viso di una donna così simile a lei; Heidi-che-non-si-chiama-Heidi e una malinconia dolce addosso, e… e… una persona che purtroppo non c’era, Lila, che lotta contro il buio. E le nuove arrivate, tra cui Marinella, la psicologa, dallo sguardo attento sui miei Buongiorno che si sparpagliano come coriandoli in metropolitana, nel traffico, sul video di questo blog.
Già, perché proprio di questo abbiamo parlato: di come le schegge di poesia, oroscopi esistenziali, briciole poetiche (cito: sono vostre parole!), possano arrivare al cuore, far girare lo sguardo. Via, lontano dal traffico, lontano dalle preoccupazioni del conto corrente o di una telefonata che non arriva; lontano dalle ansie, dalle noie, dalla solitudine o dal frastuono di ogni giorno. Sapete perché ho scelto, proprio per venerdì, i versi di Jan Skácel? Perché quella castagna bruna, lucida e liscia, che a volte raccogliamo d’autunno, per terra, nei parchi o nei boschi; quella è per me la poesia: qualcosa che possiamo tenere in mano, conservare in tasca. Un talismano. Qualcosa che ci consoli, ci dia coraggio, ci porti indietro, nei territori dei ricordi, e ci faccia guardare al futuro. Una poesia tascabile, che possa finire in un sms, dentro un moleskine; o che semplicemente quel giorno, fermi al semaforo rosso dell’incrocio, in piedi su un autobus, o davanti al computer, ci faccia girare, in alto, altrove, lo sguardo.

Ma abbiamo anche riso, in libreria, mentre io cercavo di non finire tutti i bigné. Abbiamo parlato di Emma, dell’Armadio del Riciclo, di Missioni Suicide e di Casalinghe Telematiche, e degli uomini "Ciao come sto?" (pare che ce ne siano molti in giro).
Abbiamo parlato di Stella, e Paola che ama i libri mi ha confidato che, nel suo anno sabbatico, è in cerca - anche - della Borsa Definitiva (argomento assolutamente glam cheap, specie se la borsa non deve costare come un affitto).

Già, a proposito di Stella. Lei mi chiederebbe com’ero vestita, e quindi ve lo racconto.
Il cappotto era della mia amica stilista Colomba Leddi, verde scuro, dal taglio a vestaglia un po’ jap; ma dentro è morbidissimo, con una stampa di un dettaglio colorato e macro-ingigantito:
www.colombaleddi.it
Il vestito era di un’altra mia amica stilista, Monika Varga, abiti di jersey che stanno bene alle donne-con-curve:
www.monikavarga.com
E ai piedi un paio di sandali altissimi! No, non Caovilla, ma di Roses’ Roses, ovvero di Rosa Aiuto, con tacco vertiginoso e comodissimo, e di un incredibile rosa. Le chiamo le mie scarpe di pitone rosa, anche se forse sono di galuchat (ovvero di razza), o forse è meglio non sapere di cosa siano, basta che mi facciano camminare senza inciampare, nella vita, ma anche sui sanpietrini romani in una serata di pioggia… Come è successo!
www.rosesroses.it

Infine (pensavate avessi finito?), sono stata nutrita (la serata si è conclusa a cacio e pepe e carciofi alla romana, slurp), e… ho ricevuto ben due regali. Uno di carta (Le 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita, allora volete proprio che torni? Anche se ce n’è una suggerita da voi che nel libro non c’è, un piccolo museo di uno scultore amico di Henry James che non voglio assolutamente perdere); e un regalo commovente e profumato alla rosa.

Conclusione: l’Autrice è commossa. Sappiate che i regali sono esagerati: in fondo il regalo è ritrovarsi qui, in questo spazio spero accogliente, luminoso, con una finestra sull’orizzonte. (E bè, se proprio farmi dei regali, regalatemi! Regalate Emma e Stella, adesso che si avvicina il Natale… Portatemi in nuove case. Anche questo, per l’Autrice, è un meraviglioso regalo). Grazie, in questa giornata di sole.

Sono una castagna. Anzi forse un marron glacé.

Venerdì, 4 dicembre 2009 @13:06

"Sotto le tue dita io sono una castagna bruna.
Così respira in tasca ai bambini.
E la buccia, che punge tanto,
l’ha rotta l’amore
con colpi verdi".
(Jan Skàcel)
Sotto le tue dita mi sento liscia e lucida, una castagna che sa d’autunno e di bosco, una castagna talismano, che ho infilato nella tasca della giacca. Sorrido, sai, ogni volta che la ritrovo. Così voglio essere per te: un amore semplice e facile, segreto, da tenere in tasca.

(I versi del poeta ceco Jan Skàcel sono tratti da "Il colore del silenzio", Metauro edizioni)

Sono a Roma, dove ho già mangiato un gelato meraviglioso di castagne e datteri da San Crispino, la mitica granita al caffè con la panna da Tazza d’Oro accanto al Pantheon, rigatoni cacio e pepe… Insomma sono sazia e pronta per l’incontro di oggi alla libreria Flexi. Scarpe comprese.

Pensieri che ti proteggano.

Giovedì, 3 dicembre 2009 @07:58

"Non riesco a
rivolgere i pensieri a sogni
che ti proteggano".
(Juan Gelman)
Non riesco. O forse sì? Vedi, vorrei che la mia amicizia per te fosse come una coperta in cui ti puoi avvolgere, un cuscino su cui appoggiare la testa. Come una mano che puoi stringere, quando la tristezza è troppa, quando la stanchezza ti prende alla gola. Vorrei che i miei pensieri bastassero a proteggerti, almeno un poco.

(Juan Gelman, poeta argentino. I versi che ho scelto per il Buongiorno di City di oggi, 3 dicembre, sono tratti dalla sua antologia "Valer la pena", Guanda)

Emma e Stella a Parigi. E le "ventes privées".

Mercoledì, 2 dicembre 2009 @08:44

"Non proverai alcun desiderio,
niente ti metterà in guardia,
non un vento improvviso, non l’immobilità dell’aria.
Lei apparirà
l’aspetto di una donna che conoscevi:
l’amica che ha sprecato la sua vita,
la ragazza seduta all’ombra della palma.
I bracciali le brilleranno
diverranno le luci
di un paese cui volgesti le spalle anni fa".
(Mark Strand)
Quei bracciali: sono le luci segnaletiche di un paese; di un amore a cui, forse, vuoi ritornare.

(I versi che ho scelto per il Buongiorno di City di oggi sono del poeta americano Mark Strand, tratti da "Il futuro non è più quello di una volta", Minimum Fax. Mi piacciono quei bracciali che brillano e che sembrano volerci dire qualcosa…)

Nel frattempo anche a Parigi mi è sembrato di rivedere Emma e Stella, le protagoniste dei miei libri.
Emma: perché sono stata ospite, con il Consorte, a casa di un carissimo amico parigino. Che, rifidanzato dopo la fine del suo matrimonio, sta cercando di avere un bimbo. Piccolo problema: soffre di azoospermia. (Come ha tradotto la sua fidanzata, i suoi spermatozoi sono molto preziosi. Che dire? Solo una persona innamorata può parlare così…). E quindi, Fivet. E quindi, le nostre mattine cominciavano con le punture di ormoni (lui, poco coraggioso, aveva chiamato un’infermiera che arrivava ogni mattino). "Non preoccuparti: comunque vada, è un’avventura a due", ho cercato di dirle in piedi, in cucina, bevendo un tè. Mi ha abbracciato, senza dire niente, perché stava per piangere, così Emma…
Ma ho incontrato anche Stella. Perché la bella aspirante madre, molto parigina e molto fashionista, mi aveva stampato le sue mail di invito alle "ventes privées". Cosa sono? Delle specie di supersvendite di marchi vari (dai più famosi ai più sconosciutamente parigini), che si tengono per uno o più giorni in città. Si entra solo con l’invito, ma l’invito è facile da avere: basta iscriversi al network ventes privées on line oppure su Facebook. Insomma, è assolutamente glam cheap: fintamente glam, in realtà cheap (non male neppure i prezzi, davvero da outlet). Piccolo problema: bisogna fare pazientemente la coda, mentre uomini grandi e grossi, quelli della security, con l’auricolare alle orecchie, molto eleganti in abito scuro, smistano le aspiranti fashioniste. (C’è da dire che fare la coda in place des Vosges è comunque un’esperienza piacevole). In genere non ci si può provare nulla, perché nei loft parigini dove avvengono le ventes privées non ci sono camerini; e all’uscita bisogna far controllare pazientemente le borse. Da vera inviata speciale glam cheap & recessionista, ci sono andata… e non ho comprato nulla.
Il meglio del weekend parigino però non è stato lo shopping, ma l’Opéra. I nostri amici infatti ci hanno invitato a vedere la Bohéme all’Opéra, alla Bastille: ed è stato davvero emozionante sentire Mimì, vederla aggirarsi per le vie di una Parigi inventata, mentre fuori c’era la Parigi vera… Meravigliosi i costumi, disegnati da Gabriella Pescucci (quella che vinse l’Oscar per L’età dell’innocenza) e la scenografia di Dante Ferretti: la Parigi che hanno immaginato non era quella dell’Ottocento, ma con un salto temporale, quella degli anni ‘40. Io e la bionda aspirante madre alla fine piangevamo, e vi assicuro che non erano gli ormoni… Ah, l’amour!


Ricordatevi: il 4 dicembre sarò a Roma, alla libreria Flexi, quartiere Monti, alle 18.30, per un incontro organizzato da Paola che ama i libri. Vi aspetto. Per parlare di schegge di poesia, ma anche scarpe e cicogne ritardatarie, di tutto quello che è glam cheap e tutto quello che ci fa sognare (il che, spesso, non è la stessa cosa).

Lezione di chic: come i francesi portano la sciarpa.

Martedì, 1 dicembre 2009 @08:25

"Mi stava mandando un messaggio, mi stava avvertendo di non commettere gli stessi suoi errori. In un gesto di straordinaria generosità, mi stava dando un altro regalo che a lei era stato negato: il permesso di sfidarla".
(Ruth Reichl)
Il permesso di sfidarla, l’incoraggiamento a diventare altro: il più bel regalo, la più bella eredità, forse, che una madre possa lasciarci.

(Ruth Reichl, che avete letto anche nel Buongiorno del 21 settembre e del 7 ottobre, è un’americana che scrive, brillantemente, di cibo e ricette. Ma l’ultimo suo libro uscito non parla di cucina: parla di sua madre. "Mai come mia madre", pubblicato da Ponte alle Grazie. Un piccolo libro potente)

La conferenza, in una vera aula universitaria ad anfiteatro, è stata molto divertente. Almeno per me. Spero di non avere troppo stordito gli studenti francesi – ho anche letto qualche pezzettino di Glam Cheap, ho raccontato delle mie disavventure standing alle sfilate, e il serissimo professore che mi presentava rideva accanto a me – e alla fine, visto che nessuno faceva domande, li ho interrogati io. Sull’Italia, su borse e su scarpe… Una studentessa molto carina, che ha vissuto un anno a Roma, ha spiegato che lei in effetti scarpe e borse le compra lì, al mercato in Italia, cercando tra i resti delle passate collezioni; e i francesi, che al mercato comprano solo i (meravigliosi) formaggi, erano sbigottiti. Un’altra ragazza che ha vissuto a Firenze mi ha detto: "Però ho sempre l’impressione che le ragazze italiane si sentano carine e seducenti solo se indossano qualcosa di firmato…". Vero. Ed è esattamente quello che non mi piace del diktat glam cheap, sempre più dittatoriale.
A proposito di moda: vogliamo parlare di come i francesi portano la sciarpa? Il massimo dello chic. Le ragazze hanno grandi sciarpone tricottate avvolte attorno al collo; i ragazzi, e soprattutto certi uomini che ho visto per strada a Parigi (eh sì, confesso: non guardo solo le vetrine o le facciate delle chiese), portano una sciarpa leggera, di cachemire o anche seta, con un nodo morbido e assolutamente inimitabile, un po’ come le indiane quando indossano il sari. Ero incantata. E il tutto senza neppure un logo! Altro che glam cheap.
E dopo, una pausa vieille France: il professore che mi ha invitato a tenere la conferenza mi ha portato in una vecchia pâtisserie, proprio davanti alla cattedrale, dove ho bevuto del tè alla cannella e alla scorza d'arancio (qui a Tours c'è la classica pioggerellina francese che ti entra nelle ossa) e un macro "macaron au chocolat" che mi si scioglieva in bocca. Li conoscete? I dolci francesi tondi e friabili, fatti di mandorle in polvere e bianchi d'uovo? Perfetti contro la maliconia delle serate di pioggia...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.