Lisa Corva

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Nei territori dei sogni.

Venerdì, 29 ottobre 2010 @09:14

"E se i sogni tradiscono i nostri desideri, come i saggi dicono fin dai tempi dei greci, allora perché i morti sono così spesso silenziosi quando li sogniamo? Siamo noi a non volere che parlino?"
(Joseph O’ Connor)
Io, invece, vorrei solo che, in sogno, mi sussurraste qualcosa.

(Ricordate "quella stanza dove mi nascondo quando penso a te"? Era il Buongiorno del 14 ottobre, tratto, come quello di oggi, da un libro struggente: "Una canzone che ti strappa il cuore", di Joseph O’ Connor, Guanda. E oggi, un pensiero per i prossimi giorni, in cui ricordiamo chi non è più con noi).

Il primo giorno in una casa nuova.

Giovedì, 28 ottobre 2010 @08:51

"Non ero mai stata consapevole di iniziare un nuovo ciclo come in quel mezzogiorno di ottobre, quando osai finalmente oltrepassare la soglia e i miei passi risuonarono nella casa deserta e ancora priva di mobili. Mi lasciavo alle spalle un passato complesso, mi si apriva di fronte un enorme spazio nudo che il tempo si sarebbe incaricato di riempire. Di oggetti e affetti. Di istanti, sensazioni e persone; di vita".
(Maria Dueñas)

Una casa vuota, una vita nuova.

Ci sono libri che vorremmo fossero, semplicemente, dei film. Come "La notte ha cambiato rumore", da cui ho tratto la frase di oggi: il bestseller che ha conquistato le spagnole, con mezzo milione di copie vendute, e che ora è arrivato in Italia, pubblicato da Mondadori. E’ la storia di Sira, una sarta-spia, una specie di Coco Chanel incrociata con James Bond che passa informazioni cucendo messaggi in codice sui cartamodelli, tra Madrid, il Marocco protettorato spagnolo e la Lisbona degli anni Trenta… Non è scritto bene, ma pazienza, corre veloce: un po’ come la trilogia della parigina Katherine Pancol, di cui ho letto quest’estate "Il valzer lento delle tartarughe". Per weekend di pioggia.

FB, ovvero prove tecniche di trasmissione.
Avete notato qualcosa di nuovo? Sì: è il tasto Facebook, per scaricare direttamente il post del giorno sul vostro wall e dividerlo con chi volete. Ovvero, per dire Buongiorno a chi vi sta più a cuore. Vi piace? Mi sento un po' come un articolo di Repubblica o del NYC Times... Ops, stavo per fare una faccina. (Teenager reloaded anch'io). Solo una piccola nota: su Facebook ci sono anch'io, ma ne faccio un uso strettamente personale. Se mi scrivete, vi rispondo, ma mi piace molto, molto, molto di più se mi scrivete qui: la mia vera casa.

Notti d'amore piegate che aspettano.

Mercoledì, 27 ottobre 2010 @08:21

"Il giorno che nasce è un’immensità vuota
tu in un altrove lontano
con notti d’amore piegate che aspettano".
(Liu Xiaobo)

Ancora un mattino in cui mi sveglio senza di te; c’è solo il desiderio, e la nostalgia, che provo per te; li sento, premono contro la guancia, sul cuscino.

Liu Xiaobo, Nobel per la Pace, tuttora in una prigione in Cina. I versi di oggi sono tratti da una poesia dedicata alla moglie Liu Xia. Sempre alla moglie era dedicato il passo struggente del suo discorso tenuto in tribunale il giorno della condanna, che era il mio Buongiorno dell’11 ottobre.

Matrimoni. (E il nuovo libro di Elizabeth von Arnim).

Martedì, 26 ottobre 2010 @08:50

"Un uomo, lo sapeva ormai da tempo, non doveva mai chiedere alla moglie se qualcosa non andava per il verso giusto, perché c’era il caso che lei glielo dicesse".
(Elizabeth von Arnim)
Ovvero, l’ineffabile, silenziosa saggezza di certi matrimoni.

Finalmente! Finalmente è arrivato il nuovo romanzo di una delle scrittrici che avrei voluto per amiche: Jane Austen, certo, ma soprattutto Elizabeth von Arnim. L’ultimo – ultimo solo in ordine di traduzione – si intitola "Colpa d’amore", pubblicato come tutti gli altri da Bollati Boringhieri. In inglese il titolo era ancora più crudo: "Expiation". Espiazione? Ma sì: apparentemente quella di Milly che a 45 anni si ritrova vedova, e senza un soldo, perché il marito, scoperto che lei aveva un amante, ha voluto vendicarsi, diseredandola… Ma, siccome il libro l’ha scritto l’impertinente von Arnim, non ci sarà espiazione: seguiamo meravigliate Milly, e la sua ironica, malinconica leggerezza, la vera cifra della scrittrice che mi piace tanto. Tutto è cambiato da quel 1929 in cui Elizabeth pubblicò il libro: non esistono più gli abiti da lutto; una donna sposata, e innamorata di un altro, divorzierebbe (in questo caso, con probabile sollievo del rancoroso marito); il marito peraltro non potrebbe diseredarla; e a 45 anni comunque una donna non considera la sua vita finita, scherziamo? E’ l’età di Sarah Jessica Parker! E quindi, a 45 anni, anche nella più nera delle delle crisi, ci si compra un nuovo paio di scarpe e si ricomincia daccapo. Vedi, Elizabeth? Puoi essere fiera di noi. Qualcosa abbiamo imparato.

Il pomeriggio distratto si vestiva di freddo.

Lunedì, 25 ottobre 2010 @08:09

"Il pomeriggio distratto
si vestiva di freddo.
Dietro i vetri offuscati
i bambini, tutti insieme,
vedono un albero giallo
tramutarsi in uccello.
Il pomeriggio si stende
sulle rive del fiume.
E un rossore di mela
si dondola sui tetti."

(Federico García Lorca)

Autunno, quanti pomeriggi distratti che si vestono di freddo; quanti alberi si vestono di giallo. D’autunno.

Grazie a Cesare, il bambino di una mia carissima amica (per la precisione la mia compagna di banco del liceo), che nei giorni passati, a Milano, mi ha recitato questa poesia, appena imparata a scuola. Grazie a Pablo, che mi ha cercato la versione originale: si intitola "Paisaje" e fa parte delle "Canciones" di Lorca.
E grazie a tutte le maestre che, per fortuna, insistono ancora nel far imparare poesie a memoria ai bambini.


La tarde equivocada
se vistió de frío.

Detrás de los cristales
turbios, todos los niños
ven convertirse en pájaros
un árbol amarillo.

La tarde está tendida
a lo largo del río.
Y un rubor de manzana
tiembla en los tejadillos.

Una storia con del pizzo dentro.

Sabato, 23 ottobre 2010 @10:42

Forse è il caso di riscoprire il potere del pizzo. Ce lo dice, anzi ce lo ordina, una storia vera che ha del magico dentro. Come tutte le storie, del resto, che intrecciano ricami e trine. Protagonisti: un abito da sera di vaporoso rosa con del pizzo antico sulla scollatura; la donna che lo indossa; il dipinto che la ritrae; il pittore che la dipinse. E un appartamento in pieno centro a Parigi, rimasto abbandonato e chiuso a chiave per settant’anni. Poi? Poi la nipote della donna dall’abito rosa muore, ultranovantenne, nel Sud della Francia dove si era ritirata; l’appartamento viene riaperto; e tra polvere, mobili antichi, e lettere legate con i nastri (ah, che tempi, quelli pre e-mail), eccolo lì, quasi abbandonato in un angolo, il grande meraviglioso dipinto, con quel pizzo che occhieggia dalla scollatura. Un dipinto che vale una fortuna: per la precisione, è stato appena venduto all’asta per 2,1 milioni di euro (e lo potete vedere qui: http://www.digitaljournal.com/image/77435 ). L’autore è Giovanni Boldini, pittore modaiolo dell’epoca (parliamo degli ultimi anni dell’Ottocento), nato in Italia, ma che fece fortuna a Parigi. Lei è Marthe de Florian, che quando venne ritratta dall’artista con occhi innamorati (nell’appartamento sono stati ritrovati anche dei suoi "billets doux", gli antenati degli sms), aveva 24 anni. Ma, visto che adesso siamo in epoca web, Marthe ha fatto il giro del mondo on line; e, visto che a tutti piace credere alle favole, soprattutto se hanno del pizzo dentro, la storia è rimbalzata di sito in sito, per finire sullo snobbissimo e iper-cinico The Huffington Post. Morale? Possiamo dire grazie a Marthe e indossare subito qualcosa con del pizzo dentro, che ci faccia sentire amate e desiderate, in una nuvola rosa.
Per fortuna quest’anno la moda ci ha pensato. E, siccome non sappiamo dire di no a scarpe e borse, propone stivaletti da "demi-mondaine" che vanno bene per le strade di Parigi, ma anche per quelle di Manhattan: sono firmati da Dior, e hanno un tacco a stiletto che sarebbe di sicuro piaciuto alla vaporosa Marthe. Così come le decolleté Caovilla, che aggiungono ai ricami delle perle. Di pizzo è anche la mini-clutch, che si può portare a contrasto con i jeans; trine di plastica persino sugli occhiali. Volete osare di più? Allora scegliete un abito, o una minigonna. E sotto? Che domande: lingerie di pizzo; nero, of course. Troppo? Ma no. Sarah Jessica Parker se la cava abbinando alla gonna merlettata un chiodo di pelle, tanto per dire che sì, ci crediamo ma siamo comunque ragazze metropolitane.
E poi, con la benedizione di Marthe, speriamo di incontrare anche noi, se non un pittore ultrafamoso, almeno un uomo innamorato che ci scatti una foto con il suo tecno-cellulare.

(Tronchetti con il pizzo? Grazie, no. L’unica cosa che penso di indossare, dopo aver scritto questo articolo per Grazia, è una camicia a mezze maniche di pizzo blu, coi bottoncini bianchi di quasi madreperla, dismessa da chissà quale nonna o zia, regalo, anni fa, di un’amica. A volte il vintage si trova semplicemente nei fondi di armadi altrui. E in tempi di eurostress, non è male)

E visto che siamo in tema fashion: cos'ha deciso Mammapapera in dubbio sulle calze da mettere con le francesine? E Annalisa farmacista, cos'ha abbinato agli stivaletti color lavanda, un microabito? E Grazia indecisa se mettersi i leggings a 50 anni? Raccontate!

L'improvviso d'ottobre.

Venerdì, 22 ottobre 2010 @06:49

"E se la nebbia
disegna ancora il tuo nome sulla ghiaia
dei viali del parco, e estende il geroglifico
alla corteccia degli alberi,
io
bevo ai tuoi occhi la parola amore."
(Roberto Sanesi)

Cammino per i viali di quest’autunno, e anche le foglie mi parlano di te.

(I versi di oggi sono tratti da "Poesie 1957-2000", di Roberto Sanesi, Oscar Mondadori. Il titolo del componimento è: "Ottobre continuo", ed è tratto dalla raccolta "L’improvviso di Milano", del 1969. Bellissimi titoli!)

Cosa ti metti tra i capelli?

Giovedì, 21 ottobre 2010 @08:12

"Altre donne indossano spille e anelli; lei aveva i suoi bastoncini. Un vassoio pieno, per accompagnare gli abiti e fissare lo chignon. Di giada, d’osso, di corno, di porcellana e persino un paio di plastica. Aghi per trafiggere il cuore di tutte le sue più segrete e imprevedibili brame e tenerle ben arrotolate al loro posto".
(Anita Nair)

Quei piccoli gesti che raccontano così tanto di noi.

(Ho i capelli lunghi e sono sempre affascinata da come certe donne riescono ad avvolgersi, con un solo gesto, i capelli in uno chignon perfetto e morbido: l’avete vista Julia Roberts in "Mangia, prega, ama"? A me riesce piuttosto un effetto spettinato. E con i bastoncini puntuti sono sempre riuscita solo a graffiarmi. Ho risolto con un accorgimento glam cheap: delle forcine/barrette che sembrano di tartaruga, ma sono di plastica, hanno la punta arrotondata e costano pochissimo; le infilo tra i capelli con un gesto spero molto elegante, raggiungo il solito effetto spettinato ma almeno i capelli sono raccolti; e visto che costano così poco posso permettermi di perderle ogni tanto. Ah, la frase di oggi è tratta dal romanzo "L’arte di dimenticare", Guanda, della scrittrice indiana Anita Nair)

Il mio amore è una punta di cancello.

Mercoledì, 20 ottobre 2010 @09:26

"Il mio amore è un osso. Sporge sul mondo dal mio petto.
E’ una delle punte di cancello che circondano i parchi tenebrosi.
Il vento gli arde vicino, la pioggia lo bagna.
E’ un dettaglio di spina che sibila al freddo dei cespugli".

(Antonella Anedda)

Il mio amore per te.

(Il cancello, gli alberi, i cespugli, il freddo: tutto in questa poesia parla del nebbioso autunno, quando anche l’amore, a volte, è affilato, come le punte acuminate di certi cancelli nei parchi. I versi sono tratti da "Il catalogo della gioia" di Antonella Anedda, Donzelli)

Un senso di salvezza delle cose.

Martedì, 19 ottobre 2010 @08:27

"La conoscevo già: ora è più forte
la sorpresa del mondo che leggero
vive negli occhi degli innamorati;
un senso di salvezza delle cose.
Chi ama non ha spirito di morte
si va scordando dello sfondo nero,
non prova la paura degli agguati,
non sente spine maneggiando rose.
E’ una menzogna di marca divina
giacché continua la dolente lena
dei giorni consumati, della gente…"
(Roberto Piumini)

Una menzogna: ma una meravigliosa menzogna.

I versi di oggi sono tratti da un libro di romantici e buffi versi in rima che ho ripreso in mano dopo tanti anni: "L’amore in forma chiusa", Il melangolo, 1997. E’ di Roberto Piumini, che voi probabilmente conoscete soprattutto come autore di storie per bambini. E, come in una favola, la poesia finisce così:
"E’ una menzogna di marca divina/ giacché continua la dolente lena/ dei giorni consumati, della gente:/ l’innamorato, esente da rovina,/ come l’immensa e umile balena/ nei mari dell’amore nulla sente".

Dentro un sms.

Lunedì, 18 ottobre 2010 @07:26

"A un signore per le vacanze partito una signora inviò in fretta in fretta una lettera con dentro – se stessa.
Quando il signore aprì la busta la signora sorridendo ne uscì, era arrivata.
E il signore cosa disse?
Il signore fece un salto e non disse, un poco si arrabbiò e un poco rise."
(Vivian Lamarque)

Ti sei mai accorto che dentro i miei sms ci sono io? Ma forse è per questo che ogni volta un po’ ti arrabbi e un po’ sorridi.

(Un libro di poesie che mi piace tenere sul comodino, quello di Vivian Lamarque. Oscar Mondadori)

Amore, impermeabili e marrons glacés.

Domenica, 17 ottobre 2010 @20:47

Insomma non siete venuti a salutarmi in fiera! Peccato, abbiamo evocato Stella. E, incredibile, da quando è uscito "Glam Cheap", ormai nel 2007, quante cose si sono avverate: ricordate quando lei va a vendere le scarpe a un immaginario "cheap market", un mercatino dell'usato, per pagare l’affitto? Ora le porterebbe, forse, a uno "swap party", ovvero i party del baratto. E le baratterebbe magari con vasetti di marmellate. E il suo anello con monete riciclate? Ora si ricicla tutto: ho visto una borsa gialla fatta con pezzi plastificati delle ormai inutili Pagine Gialle, e anelli con vecchi tasti di computer antiquati, come avevo immaginato nel libro… Insomma: è stata la prima eroina "recessionista"!
Vabbè, siete stati pigri e vi capisco: pioveva, una vera giornata uggiosa milanese. Di quelle che mi ero dimenticata. Per fortuna che a salvarci ci sono i marrons glacés (nel mio altrove non ci sono). E gli impermeabili. E quindi, in omaggio alle giornate di pioggia e alle loro inaspettate conseguenze, ecco un pezzo di moda che ho scritto per Grazia.


Voi pensate che sia solo una giacca di pelle. O un impermeabile. Sbagliato: è il motivo per cui un uomo si innamorerà di voi. Capita raramente, ma capita: come racconta, e scusate il gioco di parole, un romanzo con una storia da romanzo. Ovvero "L’ultima estate in città", di Gianfranco Calligarich, bestseller inizio anni Settanta, lodatissimo da Natalia Ginzburg, appena riedito da Nino Aragno Editore e di nuovo passaparola (è piaciuto anche a Vasco Rossi che l’ha messo sul suo sito). Protagonista: una ragazza con un impermeabile rosso, che in una notte di pioggia romana, e con passo jazz, entra nella vita di un uomo e la stravolge. Ma guardate come entra, in quella stanza piena di fumo e sconosciuti, con il suo trench di plastica rossa: "Ad ogni passo i lucidi stivaletti da pioggia emettevano piccoli sospiri intorno alle sue ginocchia"…
Se però non lo volete rosso (e avete ragione, se non siete la protagonista di un romanzo il rosso è un colore decisamente a rischio), l’impermeabile potete sceglierlo in un classico beige o ghiaccio. Il trench-cult va bene con tutto, con jeans, con tacchi e tubino: a dimostrazione del fatto che è il classico peso-piuma da portare d’autunno, anche e soprattutto quando non piove. Se però vi preoccupano le pozzanghere, sceglietelo scuro: color fango, o nero.
Ma magari non siete donne-impermeabile. Siete donne-black leather. Come vi capisco. Io ho comprato il mio primo chiodo un anno fa, e mi chiedo come ho fatto a sopravvivere senza: non solo è perfetta con qualsiasi abbinamento, con i jeans o gli abiti superfemminili, ma ha in sé un piccolo potente incantesimo. Scatta subito, già mentre allacci la zip: ti senti all’improvviso più sicura, determinata, energica. Black magic, insomma. Per questo il chiodo mi piace attillato, pieno di zip. E, se volete esagerare, con le borchie.
Impermeabile, chiodo… Manca qualcosa nella rassegna dei capi-spalla di transizione, quelli che ci accompagneranno, quest’autunno, verso il cappotto? Sì: il parka. Ovvero il giaccone impermeabile multi-tasche, rubato al guardaroba di lui, con annesso cappuccio solitamente peloso. Caldo, è caldo. Direi quasi termico. L’unico problema è che quando lo indossiamo ricorda vagamente la desaparecida Sarah Palin in versione governatore dell’Alaska. E anche copiare le star non ci è d’aiuto: a quanto pare tutte ci si nascondono soprattutto per andare al negozio dietro l’angolo, o a buttare la spazzatura. E mannaggia, proprio in quel momento hanno incontrato un paparazzo. Noi, che non abbiamo problemi di fotografi appostati sotto casa, potremo certamente indossarlo con più noncuranza, ma in ogni caso siete avvisate.
Certo, se vi sentite la protagonista di un romanzo, un consiglio: lasciate perdere il parka. Quanto alla fascinosa ragazza dall’impermeabile rosso, quando ho chiesto a Calligarich, l’autore del libro-longseller, se l’avesse davvero incontrata, mi ha risposto così: "Sì, quella ragazza c’era, c’è stata… E ha sposato il suo psicanalista: forse l’unico modo per restare malati tutta la vita". Che vi dicevo? Il guardaroba è importante. Bisogna scegliere con molta, molta attenzione: anche un trench.

L’autunno, dentro.

Venerdì, 15 ottobre 2010 @11:39

Ops: scusate per il non-Buongiorno di ieri, ma ero in viaggio e scollegata. (Altro che it-bags, vorrei un iPad!). Ecco dunque il Buongiorno del 15 ottobre:

"E se mai la nostra storiella finisse accantonata in una stanza che viene ricordata solo qualche volta, resterebbe lo stesso una stanza che vorrei, e dove ogni tanto andrei dentro, come una camera in un vecchio albergo sul lungomare dove due peccatori hanno fatto qualcosa che non dovevano. Ti dispiace se te lo dico?"
(Joseph O’ Connor)
Quella stanza che non esiste ma esiste davvero; quella stanza dove mi nascondo, quando penso a te.

(Questa frase è tratta, come quella del 27 settembre, da "Una canzone che ti strappa il cuore", di Joseph O’ Connor, Guanda. La storia, vera e romanzata insieme, di un amore: quello tra Synge, drammaturgo irlandese di inizio Novecento, e la giovane attrice Molly Allgood. Un amore osteggiato, brevissimo, indimenticabile. Uno di quegli amori che non ci lasciano mai: che rimangono con noi per tutta la vita)

Mentre il Buongiorno di venerdì 15 ottobre è:

"Questa sera, ho tutto l’autunno dentro,
i suoi grigi, i suoi morti, disperazioni e tempeste…"
(Natalie Clifford-Barney)
Questa sera dentro ho tutte le piogge del mondo. Questa sera dentro ho il primo freddo, e la luce pallida dell’autunno, e la nebbia del cuore. Questa sera. Ma questa sera, come ogni sera, penso che, per scaldarmi, mi basta stare vicino a te.

(I versi di oggi sono tratti da "L’altro sguardo- Antologia delle poetesse del ‘900", Mondadori)

Allora nessuna lettrice di Milano e dintorni viene in Fiera domenica? Io sarò lì alle 16!

Prima fra noi tutte a scendere all’Ade.

Mercoledì, 13 ottobre 2010 @09:36

"Cara Daniela scrivendo
poco fa una emme un po’
gobbuta come facevi tu
ti ho vista con la penna
in mano, con i calzettoni
al ginocchio, ultima di noi tutte
a passare al nylon (non volevi
eri speciale) prima di tutte noi
a scendere all’Ade, Daniela
i tuoi bambini piccoli sono cresciuti
ma non oso guardarli perché dicono
che una è uguale a te, uguale,
mi fa troppo male"

(Vivian Lamarque)

Io vivo, sono, invecchio. E tu.

Vivian Lamarque: una delle mie poetesse preferite. Questi versi struggenti sono tratti dalla sua raccolta, Oscar Mondadori.

Libertà.

Martedì, 12 ottobre 2010 @08:44

"Io sono arrivata quando tante cose erano già state conquistate. Intorno a me sono sparsi tesori, basta saperli prendere. Sono libera di vivere dove e come voglio, di leggere ciò che voglio... Sono libera nelle vie delle grandi città, dove nessuno mi vede, mentre cammino sotto la pioggia scrosciante senza un dove né quando; sono libera nel bosco, sulla riva del mare, nella musica che risuona in me, e nella mia stanza, quando chiudo la porta."
(Nina Berberova)
Libertà.

Questo è uno stralcio dalle prime pagine dell’autobiografia di Nina Berberova: "Il corsivo è mio", Adelphi. La Berberova la ricordate, forse, perché spesso ho rubato delle sue frasi dal meraviglioso "Giunco mormorante", un piccolo prezioso libro Adelphi. E mi piace tantissimo questa grata dichiarazione di libertà: libertà che molto spesso diamo per scontata. Libertà, come scrive la Berberova – che lasciò la Russia subito dopo la Rivoluzione d’ottobre, visse a Parigi, morì in America, e che quindi sapeva bene cosa vuol dire lasciarsi tutto alle spalle – è libertà di pensare, leggere quello che vogliamo, ascoltare chi vogliamo, o anche semplicemente camminare sotto la pioggia. Lei aggiunge, da vera russa: "mormorando dei versi". La libertà che non hanno più due Nobel per la pace: in Cina, Liu Xiaobo, di cui avete letto delle frasi dedicate alla moglie, nel Buongiorno di ieri; e in Birmania, la vergognosamente dimenticata Aung San Suu Kyi. Ma anche libertà di decidere, di amare chi vogliamo, di sposare chi vogliamo (e divorziare); e poi ancora libertà di guidare, votare, lavorare: libertà che le donne hanno conquistato nel Novecento, e di cui la Berberova, che nacque a San Pietroburgo nel 1901, è un perfetto esempio. Quante libertà diamo per scontate. Pensiamoci, oggi; oggi, pensiamo con gratitudine alla nostra libertà.

E infine, posso invitarvi a un evento glam cheap? Domenica 17 ottobre sono a Milano : al Weekend Donna, in Fiera, organizzato da PinkLab. Parlerò, alle 17, non di poesia nè di libertà, ma di un argomento assolutamente frivolo: il lusso al tempo della crisi. I dettagli su http://www.weekendonna.it/ C’è anche uno swap party, o baratto glam, in programma. Quindi, se domenica per caso siete libere…

Prigione, amore, pace.

Lunedì, 11 ottobre 2010 @08:32

"Il tuo amore sono raggi di sole che passano attraverso le mura e le sbarre del carcere, accarezzano la mia pelle, scaldano ogni mia cellula, mi aiutano a mantenere la calma, la pace, così che ogni minuto in prigione possa essere pieno di significato. Il mio amore per te ha sensi di colpa e rimpianti, a volte fa vacillare i miei passi. Ma è solido, forte, può superare ogni ostacolo. Anche se sarò ridotto a sola polvere, ti abbraccerò con le mie ceneri."

(Liu Xiaobo)

Amore.

Queste frasi, dedicate alla moglie Liu Xia, sono tratte dal discorso che Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace, tenne in tribunale, quando venne condannato a 11 anni di prigione in Cina. Il discorso era intitolato: "Non ho nemici". Liu Xiaobo è tuttora in carcere. La moglie è stata messa, in questi giorni, agli arresti domiciliari.

Trans.

Sabato, 9 ottobre 2010 @08:24

Trans: in Italia vuol dire scandalo. Vuol dire Marrazzo, Lapo Elkann, Luxuria. Per Delia Vaccarello, invece, sono persone che hanno compiuto un viaggio: da uomini a donne, da donne a uomini. Su di loro ha scritto il delicato "Evviva la neve – Vite di trans e transgender" (Mondadori). Mentre di sé dice: "Sono nata in Sicilia e mi sento cittadina di ogni luogo (spiaggia, aula, prato, calle, autogrill, tv, blog, giornali) dove fiorisca la comunicazione". Ed è quello che fa: con i suoi blog (l’ultimo è: http://evvivalaneve.blog.tiscali.it/ ). Con i suoi libri oltre i pregiudizi: per Mondadori ha curato, una dopo l’altra, visto il successo, sette antologie di racconti di amore tra donne, dal titolo "Principesse azzurre"; su questo tema ha scritto un romanzo, "Quando si ama si deve partire".

Trans: cioè?
"Lo spiega meglio Susanna, che racconta la sua storia nel libro. E dice: "Provate a chiudere gli occhi per cinque secondi, respirate lentamente e immaginate che, una volta riaperti, il vostro corpo sia quello di un topo, o semplicemente un corpo del sesso opposto al vostro. Il disagio che avete provato per quel piccolissimo istante è quello che noi proviamo tutti i giorni". Da qui comincia il viaggio delle persone che ho ascoltato e raccontato".

Cos’è per lei Trieste, oltre alla città dove ha assistito, all’ospedale di Cattinara, all’operazione di cambio sesso che racconta nel libro?
"Nascendo in Sicilia, ho visto la terra finire dove comincia il mare aperto. Burrascoso, ignoto. Da una parte la riva, dall’altra l’orizzonte. L’Oriente di cui è figlia la Magna Grecia, che mi respira dentro, era lontano. Ogni volta che arrivo a Trieste in macchina, imboccata la strada costiera, provo un grandissimo senso di pace; il mare è un lago, una parentesi tra le terre; l’Oriente è familiare, mi chiama".

Mi ha colpito la sua descrizione di "costruzione e demolizione" in sala operatoria: e l’idea che, durante il tempo demolitivo in cui si tolgono gli organi, c’è silenzio; mentre quando si "costruisce" c’è quasi allegria.
"La demolizione per il medico, almeno per i chirurghi che ho visto all’opera, è un dolore necessario. Per rinascere occorre trasformarsi; ad operare la trasformazione in questo caso sono medici. I medici non amano "decostruire" gli organi che sono sani dal punto di vista funzionale. Eppure questi organi, per la persona che si opera, sono terribili intrusi. Quando la demolizione del pene è avvenuta, e la pelle viene conservata, quando vedi apparire il filo che cuce e rimodella nel modo desiderato i tessuti preesistenti, il medico prova sollievo: sta cucendo il futuro. La gioia è grande quando, nei mesi successivi, le pazienti chiamano e dicono: ho provato l’orgasmo. Il futuro è anche piacere."

Perché il titolo, "Evviva la neve"?
"E’ l’immagine del finale del libro, con la neve e i bambini dell’ospedale oncologico di Roma che non l’avevano mai vista; ma anche l’allusione al freddo terribile che sentono gli operati. E poi c’è il gelo della morte fisica, morale, sociale. È gelido vivere in un corpo straniero. E’ gelido il pregiudizio necrofilo che marchia i corpi delle persone trans e li considera degradati, mostruosi, attraenti perché peccaminosi. La neve? E’ morbida, è la scoperta della bellezza. E’ la speranza. Dura un attimo? Non importa. E’ l’attimo in cui abbiamo scorto ciò che è invisibile".

(Si può parlare di trans usando parole delicate e non quelle grevi dello scandalo? Sì. Delia Vaccarello con il suo libro ci ha provato. Io anche, con quest’intervista uscita sul Piccolo di Trieste).

Occhi di mare.

Venerdì, 8 ottobre 2010 @07:41

"Nuovamente Eros
di sotto alle palpebre languido
mi guarda coi suoi occhi di mare:
con oscure dolcezze
mi spinge nelle reti di Cipride
inestricabili"
(Ibico)

Così è, quando mi guardi.

Ci vuole un poeta per tradurre un poeta? I versi di oggi sono di Ibico e sono stati tradotti da Salvatore Quasimodo, nei "Lirici greci" (Mondadori). E Cipride? Cipride è Afrodite, venerata sull’isola di Cipro, dove secondo il mito era apparsa dalla spuma delle onde… Ma che belli, quegli "occhi di mare".

Speak to me, aching heart.

Giovedì, 7 ottobre 2010 @07:35

"Parlami, cuore in pena: perché stai piangendo
al buio, nel garage
col tuo sacco della spazzatura?
Non tocca a te farlo
a te spetta
svuotare la lavastoviglie…
E’ questo il modo di comportarsi
con tuo marito, non rispondere
quando ti chiama?
E’ questo il modo in cui
il cuore si comporta
quando è scheggiato:
vuole stare da solo
con la spazzatura?"

(Louise Glück)

Vuole stare, semplicemente, al buio.

(Si intitola "Midnight" ed è una poesia dell’americana Louise Glück. L’ho tradotta io e ahimé si sente, se penso al bellissimo incipit, "Speak to me, aching heart"…)

Abiti arrabbiati, abiti felici.

Mercoledì, 6 ottobre 2010 @07:37

"Poi svanì
come un turbine
fuori dalla porta
in un trambusto frusciante di vesti
arrabbiate."

(Charles Bukowski)

Ma esistono davvero abiti arrabbiati? Siamo noi che trasmettiamo rabbia, o tristezza, a una giacca, un maglione o un cappotto? E che farne poi, esisterà una lavatrice sentimentale? Oh, poter avere solo abiti felici…

(I versi di Bukowski sono tratti da "Cena a sbafo", Guanda)

Il tuo cuore. E i miei leggings.

Martedì, 5 ottobre 2010 @07:39

"Amo colui che ha più caro un giacinto
di quanto mai gli sarò io. La notte,
quando girano i topi di campagna,
non può dormire: sente i denti aguzzi
rodere i bulbi del suo amato fiore,
ma non quelli che rodono il mio cuore".
(Edna St. Vincent Millay)

Se solo sentisse come mi batte forte, il suo cuore.

(I versi di oggi sono tratti da "L’altro sguardo- Antologia delle poetesse del ‘900", Mondadori. E una citazione dentro la citazione: nel mio commento c'è Wislawa Szymborska, con il verso finale della meravigliosa "Ogni caso", che è: "Ascolta/come mi batte forte il tuo cuore")

Ho una confessione da farvi. No, non riguarda amori in/fedeli (anche se ammetto, sono rimasta stupita: così pochi commenti?). E’ una confessione fashion. Già: oggi è il compleanno di una mia carissima amica del liceo, expat pure lei, anche se in un altro altrove. Quand’eravamo compagne di classe avevamo un gioco: cercavamo, nella fredda grigia Milano, di non arrenderci alle calze almeno fino al giorno del suo compleanno. Per anni ho cercato di resistere (in genere baravo mettendomi i calzoni). Anche quest’anno, nonostante la pioggia di questi giorni, ce l’ho fatta. Ma – ecco la confessione - mi sono convertita ai leggings!

Verrà soltanto un’altra notte.

Lunedì, 4 ottobre 2010 @08:10

"Fino al tuo ritorno. Ma dicono
che non ritornerai. Verrà soltanto
un’altra notte"

(Ingeborg Bachmann)

Il buio i silenzi le domande le ombre i fantasmi della notte. Tutto questo sì, tornerà. Tornerà la sottilissima affilata paura, il freddo e la solitudine. Tornerà: mi arrendo alla notte. E alla speranza testarda del tuo ritorno.

(I versi della poetessa austriaca Ingeborg Bachmann sono tratti dalla raccolta "Non conosco mondo migliore", Guanda)

Una notizia che fa piacere ad Emma e tutte le aspiranti madri: è stato assegnato il Nobel per la medicina a Robert Edwards, "padre" della fecondazione in vitro. La prima bimba-Fivet, Louise Brown, è nata nel 1978! E adesso è già mamma (non-Fivet). Oggi sono più di 4 milioni in tutto il mondo i bambini che arrivano dal freddo. Tra cui anche qualche bimbo di lettrice del blog...

Fedeltà/infedeltà.

Venerdì, 1 ottobre 2010 @07:15

"L’infedeltà per Isabel era impensabile, come lo è per qualsiasi donna che è rimasta in quello stato per lungo tempo, finché arriva il giorno in cui semplicemente si smette di essere fedeli".
(Marcela Serrano)

Ma allora non ci sono più pensieri, perché l’unico pensiero sei tu.

(La frase di Marcela Serrano, scrittrice cilena, è tratta da "Noi che ci vogliamo così bene", Feltrinelli: un romanzo di quattro amiche; quattro vite, segreti e amori che si intrecciano).

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.