Lisa Corva

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Cronache americane: la neve sulla High Line.

Giovedì, 30 dicembre 2010 @05:19

Arrivati. Anche a NYC la neve e' cosi' alta che per strada ci sono bici, macchine e persino auto della polizia completamente sepolte da valanghe cittadine. C'e la neve anche sulla High Line, la passeggiata sopraelevata, in mezzo ai grattacieli, che e' il mio posto preferito al mondo dopo piazza Unita'. E sulla facciata del New Museum, disegnato da Sejima (ricordate? L'architetto giapponese, prima donna a dirigere la Biennale Architettura di Venezia, che ho intervistato) c'è un'installazione che sembra fatta apposta per me: una grande rosa, con le foglie quasi dorate, lunga metri. E ovviamente, anche li', un pochino di neve.

Cronache americane: clamchowder a Boston.

Martedì, 28 dicembre 2010 @13:22

Pensavate fossi a NYC? Anch'io. In realta' io e il Consorte siamo bloccati da giorni a Boston dalla tempesta di neve, in una vecchia casa in un parco, e il vento soffia cosi' forte sulle finestre che sembra quasi la bora triestina. Spero di riuscire a ripartire presto, anche perche' ho mangiato tutta la clamchowder, la zuppa di panna e vongole, che gli amici bostoniani avevano in frigo. Molto dietetica!

L’oro dentro di noi. (E auguri per un 2011 di luce).

Mercoledì, 22 dicembre 2010 @20:51

"Nella profondità dell’inverno, ho finalmente imparato che dentro di me c’è un’estate invincibile".
(Albert Camus)

Nel cuore dell’inverno, quando tutto intorno a me è brina e gelo, non ho freddo, non ho paura: perché so che l’oro dell’estate brilla tenace dentro di me.

E' bellissimo in francese: "Au milieu de l’hiver, j’apprenais enfin qu’il y avait en moi un été invincible". Ed è tratto da "L’estate e altri saggi solari" di Camus (anche se, in realtà, rubato a un'amica). Un Buongiorno in anticipo: è quello di domattina, 23 dicembre, ed è anche l'ultimo del 2010. In anticipo, perché il il Buongiorno di City da domani va in vacanza, ed io pure!

E infine, glitter! Ecco, sforbiciato e accorciato, un articolo di moda fintoglam per Grazia: per un 2011 che brilli. (Per me brillerà, spero, sulla High Line: sono in partenza per NYC…).

"Che cosa ci posso fare se le cose mi appaiono d’oro?". No, non è una fashionista a parlare, o una diva paparazzata mentre indossa un abito tutto paillettes. La frase è di Elizabeth von Arnim, scrittrice ironica e romantica, ed è tratta da uno dei suoi lievissimi romanzi (per la precisione, "Lettere di una donna indipendente"), in Italia tutti pubblicati da Bollati Boringhieri. Ma sicuramente Elizabeth, che oltre alle belle parole amava gli uomini, i fiori e i vestiti (probabilmente in quest’ordine), se lo sarebbe messo, un abito glitter: c’erano anche all’epoca - siamo dell’inizio del Novecento - ricamati di paillettes. E oggi, se fosse qui, di sicuro sceglierebbe un abito luccicoso, stravagante, magari lungo fino ai piedi, per andare a una festa di Capodanno.
Troppo? No: Elizabeth von Arnim credeva nell’esagerazione, nel potere del bello, e dell’oro. E dell’amore, certo. Perché quando ci innamoriamo, non precipitiamo forse in una nuvola d’oro? Così almeno scriveva lei, ripensando a come ci si sente dopo che lui ci ha abbracciato: "in un tramonto sospeso, un avvolgente bagno di oro liquido". Insomma, quasi come mettersi un abito di paillettes.
Ma Elizabeth, che ha molto amato (e si è più volte sposata), sapeva anche che anche quando non è la passione, a farci sentire in un tramonto sospeso, allora ci vuole un vestito. Si divertirebbe, l’aristocratica scrittrice, che passava dal lusso alla bancarotta (quasi come noi), a fare shopping senza rovinarsi. E si porterebbe a casa un sogno glitter, ma comprato in un negozio low cost. Anche se per brillare, in realtà, basta solo un accessorio: una pochette dorata, o scarpe d’argento. Basta un tocco di glitter nell’eyeliner, nello smalto della manicure…
Ma il bello è esagerare. In fondo, è nelle lunghe notti di dicembre che abbiamo più bisogno di luce. E sono i cuori d’inverno ad avere più bisogno di tramonti sospesi, anche sotto forma di abito. Da qualcosa, del resto, si deve pur cominciare.

Per Natale, regalami un sms. Con te dentro, però.

Mercoledì, 22 dicembre 2010 @08:16

"Oh beata quella signora che la notte di Natale stava sempre con quel signore.
Lei sì e le altre signore no?
Proprio così.
Tutte tutte erano chiuse a chiave fuori dalle porte e dalle finestre della loro personale notte di Natale".

(Vivian Lamarque)

Ma lo sai che fa freddo, chiusa fuori dalla tua vita? Mandami almeno un sms, un sms che mi scaldi, la notte di Natale.

Malinconico, forse. Forse solo un pochino, come certe sere durante le vacanze di Natale. Ma quando sono triste, apro a caso il libro che raccoglie tutte le poesie della Lamarque, un Oscar Mondadori dalle pagine ormai tutte stropicciate, e sorrido.

Tuesday Wonderland.

Martedì, 21 dicembre 2010 @09:01

"Il treno rallentò, le porte si aprirono,
le scale mobili ripresero a salire
al primo tocco di piede.
Le cose restarono tutte quel che erano
l’attimo precedente: la luce fu luce,
gli autobus autobus,
gli aceri gli stessi, con qualche foglia in più.
Eppure sembrava lo sapessero tutti,
mentre tranquilli aspettavano al semaforo
o carichi di spesa, a piedi o in bicicletta,
svoltavano un angolo, e non c’erano mai stati."
(Massimo Gezzi)

Era l’attimo dopo.

Grazie a Massimo Gezzi, non solo per le sue poesie (un altro giovane poeta italiano che mi piace molto, come Francesca Genti), ma anche perché mi ha fatto scoprire un jazz da vera dipendenza, quello del gruppo svedese E.S.T.
"Tuesday Wonderland" è il titolo di uno dei brani più belli - http://www.youtube.com/watch?v=mZ4435-K4i0 - ed è anche il titolo di questa poesia.
Ecco la micro-intervista che ho fatto a Massimo Gezzi per Grazia. Per conoscerlo meglio, andate sul suo blog: http://ilmareadestra.wordpress.com/

Un poeta con il laptop: anche perché vive tra le Marche, dove è nato, e Berna, dove lavora all’Università. Massimo Gezzi ha 34 anni, e la sua nuova raccolta è già alla seconda edizione: "L’attimo dopo" (Luca Sossella Editore).
Una delle tue poesie si intitola Tuesday Wonderland: perché?

"E’ il titolo di un album degli E.S.T. (Esbjörn Svensson Trio). L'ho scritta quando ho saputo che il leader, il geniale pianista jazz svedese Esbjörn Svensson, era morto per annegamento. Un omaggio alla sua memoria e alla sua musica, scritto a caldo come non mi succede quasi mai".
Anche un poeta scrive al computer?
"Fino a qualche anno fa, rigorosamente a mano. Da quando riesco a battere molto velocemente senza guardare la tastiera, scrivo al computer. È un rischio, perché lo schermo oppone meno resistenza del foglio di carta e della penna. Ma è anche una modalità interessante, perché permette di rendersi subito conto della "forma" delle parole che si stanno allineando sulla pagina".
Il tuo posto del cuore, quello dove ti senti tu.
"Il molo di Civitanova Marche, cui ho dedicato un testo dell'Attimo dopo. È un luogo di incontro tra mare e cemento, bellezza e squallore. Ma è anche un luogo in cui si legge in filigrana la storia del nostro Paese: da diversi anni, tra i pescatori con la canna, si vedono sempre più immigrati, spesso padri con figli. Contrariamente a quanto sostengono i difensori dell'"italianità", sono proprio loro, gli immigrati, a ereditare e salvaguardare anche le nostre piccole tradizioni, come la pesca dal molo".



Riannodando il tempo.

Lunedì, 20 dicembre 2010 @08:49

"L’ultimo capo era la maglia azzurra che Thomas le aveva regalato per Natale l’anno prima, l’unico rimasto della sua vita precedente. Per questo aveva pensato di metterla quella sera, perché riannodava il tempo, quella che era allora e quella che era adesso".
(Liza Marklund)

E quella che saprò ancora diventare: il potere dei vestiti-talismano.

Una domandina, prima di commentare il Buongiorno di oggi: ma qui nessuno soffre di stress di Natale?

E’ sempre più brava Liza Marklund. E Annika Bengtzon, la protagonista dei suoi thriller ambientati in una gelida Stoccolma, è sempre più tosta e testarda. Così in "Finché morte non ci separi" (Marsilio), il suo ultimo e settimo libro, da cui ho tratto la frase di oggi, non ci stupiamo quando affronta con identica grinta il suo capo al giornale, gli assassini di turno, e l’amante del marito… Ecco la micro-intervista che le ho fatto per Grazia:

Annika non avrebbe forse bisogno di una babysitter? La vediamo trascinare i bambini nei posti più assurdi…
"Oh no. In Svezia abbiamo un ottimo sistema di asili nido e scuole materne, tutto statale!".
Annika non è una fashionista. E lei?
"Io adoro Armani: nel negozio di Stoccolma ho comprato così tanto, che ormai mi fanno lo sconto. Anche Annika ama i bei vestiti: il problema è che li abbandona in mucchi sul pavimento, poi fa lavatrici alla temperatura sbagliata e con i colori sbagliati…"
Annika è una dura. Una donna così non spaventa gli uomini?
"Ma questo è il motivo per cui è così divertente scrivere di lei. Ed è il motivo per cui i lettori la adorano".
La cosa più strana che le sia mai capitata, facendo ricerche per un libro?
"Le racconto solo l’ultima: la settimana scorsa ho affittato un aereo privato per Liboi, sul confine tra Kenya e Somalia. Ero il primo civile ad atterrare in quell’aeroporto. Sono stata fermata, interrogata; e quando ho spiegato che volevo solo studiare l’ambientazione del mio prossimo romanzo, mi hanno preso per pazza".

Il 2010 in libri.

Sabato, 18 dicembre 2010 @18:14

Allora, quali libri mi sono piaciuti di più, di quelli usciti nel 2010? Qualcosa avete già capito, dalle frasi che ho rubato per i miei Buongiorno… Ecco comunque una piccola lista.

Romantico light.
L’ultimo romanzo della mia adorata Elizabeth von Arnim, che si intitola "Colpa d'amore" ed è, come tutti gli altri, Bollati Boringhieri.
E finalmente, anche in italiano, "Diary of a provincial lady": l'ha appena pubblicato Neri Pozza, con il titolo "Diario di una lady di provincia". Scritto da una vera lady, ovvero Lady Delafield, negli anni Trenta: e sembra di essere lì, in quella casa di campagna enorme ma sempre gelida, con la bambinaia francese, il consorte che si trincera dietro il Times, i bulbi di giacinti che si ostinano a non fiorire. Vero humor inglese che riconcilia con la vita.

Mi è piaciuto anche, della newyorkese Cathleen Schine, "Tutto da capo" (Mondadori). A ricominciare da capo, o almeno a provarci, è una donna che, lasciata dal marito dopo 48 anni, decide di dichiararsi vedova, si veste e comporta come tale; incredula, peraltro, come le due figlie quasi cinquantenni, che si sentono teenager dentro. Malinconico ma divertito, come è la vita, a volte. O come un film di Woody Allen.

Per la serie "romanzoni".
Quasi 500 pagine per "Un giorno", di David Nicholls (Neri Pozza). Protagonisti, Dexter ed Emma: li incontriamo il 15 luglio 1988, giorno in cui si laureano, si conoscono ad una festa, si annusano, finiscono a letto insieme... E poi? Si lasciano, si ritrovano, si rivedono, per vent'anni, e noi li seguiamo e spiamo, sempre il 15 luglio. Ora aspetto il film: la protagonista è Anne Hathaway.
Più di 600 pagine per "La notte ha cambiato rumore", di Maria Dueñas (Mondadori), che sarebbe, invece, un ottimo film! E' la storia di Sira, una sarta-spia, una specie di Coco Chanel incrociata con James Bond: tra Madrid, il Marocco e la Lisbona degli anni Trenta.

Thriller, anche dei sentimenti.
"Innocente" (Mondadori), il sequel che l’avvocato americano Scott Turow ha scritto, vent'anni dopo, al suo bestseller "Presunto innocente". Molto più di un legal thriller: un grande romanzo. In fondo è un thriller sul matrimonio, sulla passione che scompagina tutto, sul desiderio, sui segreti.
Liza Marklund, invece, scrive gialli ambientati a Stoccolma. L'ultimo è "Finché morte non ci separi" (Marsilio). La protagonista è sempre lei, Annika Bengtzon, giornalista di cronaca nera e detective per caso, moglie in crisi e madre trafelata: tosta e testarda, come gli inverni della sua Svezia.

Una scrittura che rapisce.
Ricordate "quella stanza dove mi nascondo quando penso a te"? Era tratto dallo struggente "Una canzone che ti strappa il cuore", di Joseph O’ Connor (Guanda). Una storia d'amore vera, o quasi vera, nella Dublino di inizio Novecento. Lui è un drammaturgo, lei una giovane attrice. Ma in fondo è solo la storia di un amore, uno di quegli amori che teniamo chiusi nelle stanze del nostro cuore.
"Purga" di Sofi Oksanen (Guanda). Lei ha solo 33 anni, è finlandese, assomiglia a una rockstar e ha scritto un libro potente: due sorelle in Estonia, un amore proibito, stalinismo e deportazioni (le purghe del titolo)… Scritto benissimo, quasi poetico anche se parla di stupro, e selvaggio.

E, poesia?
Francesca Genti è la mia scoperta di quest’anno, con il suo "Poesie d’amore per ragazze kamikaze" (Purple Press). Mi piace tutto, anche il titolo; e mi piace la sua ultima idea: regalarla, o regalarsela, on line, con un abbonamento a quattro ebooks. Come? Leggete qui:

http://www.quintadicopertina.com/index.php?option=com_content&view=article&catid=51%3Aabbonamento-a-francesca-genti&id=107%3Afrancesca-genti

Sceglievo parole forti, per spezzare il ghiaccio.

Venerdì, 17 dicembre 2010 @08:17

"Dove vivevo: inverno e terra dura.
Seduta nella fredda stanza di pietra
sceglievo parole forti, granito, selce,
per spezzare il ghiaccio.
Il mio cuore spezzato
provai con quello, ma sfiorò,
piatto, il lago gelato.
Veniva da molto, molto lontano
ma alla fine la vidi, mia figlia,
la mia bambina, camminava lungo i campi,
a piedi nudi, a casa di sua madre
portava tutti i fiori di primavera".
(Carol Ann Duffy)

Perché dormiamo sotto la neve, con sogni verdi nel cuore.

I versi che ho scelto oggi per City sono di Carol Ann Duffy; ma anche il commento è una citazione, di una poesia che probabilmente ricordate, del norvegese Hauge: "E le pietre dormono sotto la neve/con sogni verdi nel cuore".

Ma i versi di oggi hanno un titolo e una protagonista: Demetra. Era la dea del grano e dell’agricoltura; la bimba della poesia è la figlia Persefone, rapita da Ade e costretta a vivere nel mondo sotterraneo per sei mesi all’anno. Mancava così tanto alla madre, e alla madre terra, che dopo un patto con Zeus potè tornare ogni sei mesi; è allora, quanto ritorna, le braccia colme di boccioli, che arriva la primavera.
Demetra fa parte di un libro dissacrante, irriverente, divertente: "La moglie del mondo" (Le Lettere). Più che poesie, micro-racconti in rima (e nel libro c'è anche la versione originale), dove le protagoniste sono donne del mito e della storia, le donne che sono sempre state nell'ombra: la signora Pilato, la signora Freud… Così come le ha immaginate Carol Ann Duffy, la prima donna a diventare "poet laureate" in Inghilterra, nonché la prima lesbica. Anzi, per la precisione, bisessuale: è stata per molti anni la compagna di un poeta (maschio) prima di innamorarsi di un altro poeta (donna), con cui ha vissuto a lungo. Ha anche una figlia, avuta con un altro scrittore (maschio); immagino, una bimba Fivet. Più anticonvenzionale di così...

Il rammendo delle speranze lacerate.

Giovedì, 16 dicembre 2010 @08:04

"Il rammendo delle speranze lacerate".
(Joseph O’ Connor)

Indosso il pensiero di te come una sciarpa da cui non riesco a separarmi, come il maglione più morbido, l’unico che sa abbracciarmi. L’ho portato così tanto con me, questo pensiero, questo desiderio, che ormai è consunto, liso, non mi scalda più. E mi chiedo: la posso rammendare, la speranza di te?

(Ricordate "quella stanza dove mi nascondo quando penso a te"? Era il Buongiorno del 14 ottobre, tratto, come quello di oggi, da un libro struggente: "Una canzone che ti strappa il cuore", di Joseph O’ Connor, Guanda. Una storia d'amore, vera o quasi, nella Dublino di inizio Novecento).

Oggi google si è ricordato del compleanno di Jane Austen : presto, presto, se non avete mai letto un suo libro provvedete subito! Io, che mi sento così Jane Austen reloaded, con un iPhone in tasca.

Ma tu partivi sempre la sera prima del mio arrivo.

Mercoledì, 15 dicembre 2010 @07:00

"A cosa mi è servito correre per tutto il mondo
trascinare, di città in città, un amore
che pesava più di mille valigie…
A cosa mi è servito respingere questi mille uomini, e gli altri mille
che fecero di tutto perché mi fermassi, mille
volte pettinando le pieghe del mio vestito stanco di viaggi?
Era solo dietro di te
che correvo il mondo
il tuo volto nei miei occhi durante tutto il viaggio.
Ma tu partivi sempre la sera prima del mio arrivo".
(Maria do Rosário Pedreira)

Tu.

Una poetessa che sto scoprendo adesso: la portoghese Maria do Rosário Pedreira, purtroppo ancora così poco conosciuta in Italia. Purtroppo io in portoghese so dire solo "pastéis de Belém" (dei dolci meravigliosi alla crema che avevo assaggiato a Lisbona), e "saudade". Ma ecco, comunque, la versione originale:

De que me serviu ir correr mundo,
arrastar, de cidade em cidade, um amor
que pesava mais do que mil malas; mostrar
a mil homens o teu nome escrito em mil
alfabetos e uma estampa do teu rosto
que eu julgava feliz? De que me serviu

recusar esses mil homens, e os outros mil
que fizeram de tudo para eu parar, mil
vezes me penteando as pregas do vestido
cansado de viagens, ou dizendo o seu nome
tão bonito em mil línguas que eu nunca
entenderia? Porque era apenas atrás de ti

que eu corria o mundo, era com a tua voz
nos meus ouvidos que eu arrastava o fardo
do amor de cidade em cidade, o teu nome
nos meus lábios de cidade em cidade, o teu
rosto nos meus olhos durante toda a viagem,

mas tu partias sempre na véspera de eu chegar.

L'amore che dura.

Martedì, 14 dicembre 2010 @08:19

"Perciò, secondo te, in amore, quando è necessario cambiare? Prima che sia necessario".
(Enrico Remmert)

L’amore che dura è fatto di smottamenti, di piccole variazioni, di confini ridisegnati di notte, di compromessi e strappi e pazienza. Cambiare, insieme. Un piccolo prodigio quotidiano. Ma te ne accorgi solo quando ti volti indietro.

La frase è rubata allo scrittore torinese Enrico Remmert, e al suo ultimo romanzo: "Strade bianche", Marsilio. Storia di un viaggio on the road, ma in Italia, a bordo di una vecchia Punto.

L’inverno è un vecchio gatto grigio.

Lunedì, 13 dicembre 2010 @08:27

"Ai vetri della scuola stamattina
l’inverno strofina
la sua schiena nuvolosa
come un vecchio gatto grigio:
con la nebbia fa i giochi di prestigio,
le case fa sparire
e ricomparire,
con le zampe di neve imbianca il suolo
e per coda ha un ghiacciolo…
Sì signora maestra
mi sono un po’ distratto:
ma per forza, con quel gatto
con l’inverno alla finestra
che mi ruba i pensieri
e se li porta in slitta
per allegri sentieri".

(Gianni Rodari)

L’inverno è un gatto.

Grazie a Hermione, che legge Rodari al suo bambino che viene da lontano. E che mi ha fatto venir voglia di riprendere in mano le sue "Filastrocche in cielo e in terra".

Non guardate in quel telefonino.

Sabato, 11 dicembre 2010 @10:41

Ogni tanto alla giornalista fintoglam (che sarei io) Grazia non chiede di parlare di scarpe, ma di commentare gli ultimi accadimenti di qualche oscura celeb. Io, ammetto, mi diverto. L’ultimo gossip sottoposto era questo: non dobbiamo fidarci degli sportivi?
Perché Eva Longoria (proprio lei, la desperate housewife) ha lasciato il suo gigantesco compagno, il cestista di basket Tony Parker. E non per problemi di dislivello (li separano, anzi separavano, 31 centimetri), ma per lampante tradimento. Scoperto come? A quanto pare Eva ha fatto quello che fanno oggi tutte le mogli e fidanzate sospettose: ha dato un’occhiata al suo telefonino. E ha trovato colpevoli sms (centinaia, pare) che il fedifrago mandava alla moglie di un suo compagno di squadra. Anzi, ex moglie, visto che hanno divorziato pure loro. Inutile dire che i quattro erano amici…
Tony non è che l’ultimo di una lunga lista di sportivi fedifraghi. Dal golfista Tiger Woods al più traditore di tutti, David Beckham. Ma Victoria, la moglie del calciatore vanesio, regge e incassa. Ed è, guarda caso, grande amica di Eva. Che stia consigliandole di perdonare, e ripensarci? L’ossuta Victoria, peraltro, di fronte alle infedeltà plurime e pluri-paparazzate del marito non muove un muscolo né un capello. O, quantomeno, non guarda nel suo telefonino. Mah. Forse ci tocca persino dire: saggia Victoria?

In ogni caso, c’è sempre qualcosa da imparare a fare la cronista fintoglam, e non solo a proposito di scarpe: a quanto pare la morale è che non dobbiamo mai, dico mai, guardare nei telefonini di mariti o fidanzati. Per fortuna, se lo smartphone è di un modello diverso dal nostro è in genere così complicato (io in quello del Consorte non sono neppure capace di entrare), che le non-tecnologiche mogli, pur gelose, desistono prima.

Dall'alba cadi senza posa, come neve fitta.

Venerdì, 10 dicembre 2010 @08:09

"Stasera il tuo corpo è parte del tempo.
Tocco nuvole o i tuoi capelli?
Dall’alba cadi senza posa
come neve fitta".
(Nanos Vaghenas)

Tu, il paesaggio che non mi stanco mai di guardare. Da te imparo la pace; ricopri tutta la mia vita, come neve.

(I versi di oggi sono tratti da un’antologia appena uscita: "Poeti greci del Novecento", Meridiani Mondadori)

Un passo, un rumore. Quel che ci riporta all'infanzia.

Giovedì, 9 dicembre 2010 @09:17

"Perché ancora oggi il passo di mio padre è ciò che più di ogni altra cosa può immediatamente riportarmi all’infanzia…"
(Gianfranco Calligarich)

Un passo, un rumore, che ci strappa improvvisamente indietro. Un tintinnìo di bicchieri e di tavola apparecchiata, certe campane lontane al mattino. La suoneria dimenticata di un telefono. Basta questo: e scivoliamo indietro, siamo altrove.

Di Calligarich ho molto saccheggiato il suo romanzo: ho rubato, ve ne sarete accorti, tante frasi per i miei Buongiorno. Ma lui per fortuna è d’accordo! Intanto, se non l’avete ancora fatto, potete leggervi l’intervista dove parliamo del suo bel libro, "L’ultima estate in città" (Aragno): on line nel post del 9 marzo.

Vienna formato Sacher.

Mercoledì, 8 dicembre 2010 @08:50

Cosa vi viene in mente, se vi dico Vienna d’inverno? Neve, Sacher, mercatini, lucine tra gli alberi? C’era tutto: compreso un freddo tale da farmi infilare i leggings sotto i jeans, e non bastava lo stesso. (Commento del Consorte: per forza, se ti ostini ad andare in giro con i jeans bucati e strappati. Non capisce niente di moda, lui).
Ma soprattutto, a Vienna c’erano amici affettuosi che hanno esaudito un mio zuccherino desiderio: ci hanno invitato all’Opera (era "Il barbiere di Siviglia"), e poi a cena al Sacher Café, in un tripudio di velluti rossi dove abbiamo ordinato, tanto per rimanere in tema, Wienerschniztel e torta Sacher (con la panna, ça va sans dire).

Dress code? Avevo un abitino di velluto lilla (di Colomba Leddi - http://www.colombaleddi.it/index2.html ) e i tacchi (scarpe rosa di Roses’ Roses - http://www.rosesroses.it/ - comodissime per incespicare nella neve). Ero perfettamente in tema, tranne che per le mie unghie dipinte di uno sconcertante verde smeraldo. Ma penso che a Klimt – l’eccentrico geniale pittore di inizio Novecento, che dipinse su fondi dorati le signore più belle della Vienna di un tempo – sarebbero piaciute. Se non altro, sarebbero state bene con i suoi fondi bizantini e d’oro.

Dalla mia finestra.

Martedì, 7 dicembre 2010 @08:40

"Oh, se tu potessi ritornare, ti mostrerei le sette lune che si vedono
dalla finestra della mia stanza. E i sette soli, se ci volessi
passare una notte ancora".
(Maria do Rosário Pedreira)

Ma tornerai, vero? Lo so, lo sento, amore mio. Ma non oso aspettarti alla finestra.

(I versi di oggi, della poetessa portoghese Maria do Rosário Pedreira, sono tratti da "Nuove poesie d’amore", una bella antologia dell’editore Crocetti)

Il cuore buio di una madre.

Lunedì, 6 dicembre 2010 @09:19

"Con il silenzio che le rimbombava nelle orecchie e il desiderio di appartenere a qualcuno o qualcosa simile a una spina nel petto, si rannicchiò sul letto del figlio con il suo pupazzo di pezza stretto a sé. Eppure, nel profondo, c’era anche un senso di gioia, una libertà che l’aspettava nelle stanze buie senza pretendere nulla da lei".
(Liza Marklund)

Il cuore buio di una madre.

Lisa Marklund scrive gialli ambientati a Stoccolma. La frase di oggi è tratta dall’ultimo, "Finché morte non ci separi", Marsilio. La protagonista è sempre lei, Annika Bengtzon, giornalista di cronaca nera e detective per caso, moglie in crisi e madre trafelata: tosta e testarda, come gli inverni della sua Svezia. E coraggiosa, anche nel raccontare il cuore di una madre.

Incomincia adesso.

Venerdì, 3 dicembre 2010 @08:43

"Qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare, incominciala. L’audacia ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso".
(Goethe)

Un frammento di sogno, una lama di luce. Se vedi la strada, se vedi un nuovo orizzonte, vai: il momento è adesso.

Ho visto questa frase per anni, in redazione: era un foglietto incollato sul computer di una collega, e amica. "L’audacia ha in sé genio, potere e magia", leggevo, ogni volta che passavo vicino al suo computer. "Incomincia adesso". E poi, alla fine, ho cominciato.

Learning peacefulness.

Giovedì, 2 dicembre 2010 @08:42

"I tulipani sono troppo eccitabili, è inverno qui.
Guarda com’è tutto bianco, tutto quieto e innevato.
Sto imparando la pace, sdraiata qui da sola
mentre la luce si posa quieta
su questi muri bianchi, su questo letto, su queste mani".
(Sylvia Plath)

Imparare la pace: dalla neve.

La poesia di Sylvia Plath, che parla di tulipani rossi - "troppo rossi, mi fanno male" - fu scritta in una camera d’ospedale. E infatti continua così: "Ho dato il mio nome e i miei vestiti alle infermiere/ e all’anestesista la mia storia e al chirurgo il mio corpo". Mi piace molto, nell’originale inglese, quel "learning peacefulness", anche in una camera d’ospedale, insieme alla neve.

Il ghiaccio verde-gatto.

Mercoledì, 1 dicembre 2010 @08:21

"Il ghiaccio verde-gatto si adagia
sul prato davanti a casa. La cicuta è la sola cosa
giovane che resta. Te ne sei andato.
Stanotte sotto le coperte ho svernato
senza dormire, finché venne l’alba
come un imbrunire, e foglie di quercia
frusciavano come soldi, ostinate.
La cicuta è la sola cosa
giovane che resta. Te ne sei andato."

(Anne Sexton)

Fuori e dentro, ghiaccio.

I versi così raggelati di oggi sono tratti dalla raccolta "Diciotto giorni senza di te": una poesia al giorno per raccontare l’abbandono. E sono tratti da "Poesie d’amore" di Anne Sexton, Le Lettere. Mi piace quel ghiaccio verde-gatto: il ghiaccio, così lo immagino, che si posa sopra un prato.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.