Lisa Corva

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La pioggia, il mare, gli alberi di limoni.

Giovedì, 31 marzo 2011 @08:16

"Piove dritto dritto. Senza un filo
di vento. Piove contento il cielo
di dar da bere a tutto.
Smettono di trapanare
gli stradini di sotto e c’è pace
musicale.
Acqua che viene giù e bagna il mare
bagna le limonaie meravigliose
lucida le ringhiere e i gradini di cotto.
Gentile questo venire giù dal cielo
suo garbato zittire le macchine operose
fare una bolla silenziosa
nel gran via vai del mondo."

(Mariangela Gualtieri)

Anch’io pulita di pioggia, silenziosa, e nuova.

(La poesia di oggi è tratta da "Bestia di gioia", Einaudi)

Devi essere arrivato in città: tutte le case mi stanno sorridendo.

Mercoledì, 30 marzo 2011 @07:29

"Devi essere arrivato in città!
Lo vedo chiaramente.
Tutte le case mi stanno sorridendo.
Hanno capito che ti amo."

(Marie Takvam)

Chi ha detto che la città è grigia? La città mi sorride. Ogni strada, piazza e incrocio mi parla di te, mi racconta di te: qui mi hai dato appuntamento, qui mi aspettavi, qui per la prima volta il tuo sguardo mi ha accarezzato… La città mi sorride: sa del nostro amore.

(I versi che ho scelto per City oggi, della poetessa norvegese Marie Takvam, sono tratti dall’antologia "Nuove poesie d’amore", Crocetti)

Ascolto la tua voce fra le cuciture di lana.

Martedì, 29 marzo 2011 @07:25

"Passeggio in uno spazio immenso e so
che tu ci sei, c’è questo fruscìo
che mi scalda. Ascolto la tua voce fra
le cuciture di lana"

(Inaya Jaber)

So che ci sei. Il pensiero di te mi basta, mi fa sorridere, mi scalda; è come un abbraccio, l’abbraccio dolce di un maglione.

Vi ricordate il Buongiorno del 10 giugno 2009? I versi erano, come quelli che ho scelto oggi per City, della libanese Inaya Jaber; tratti da "Non ho peccato abbastanza", la bella antologia di poetesse arabe contemporanee pubblicata da Mondadori. Quel Buongiorno non è purtroppo in archivio, quindi ve lo ricopio qui:

"Ora mi siedo e scrivo
un discorso semplice
in cui ti comunico
come è iniziato tutto ciò
e come non riesco ancora
a scacciare dalla testa il rumore del mare".
(Inaya Jaber)

Penso a te. A quando ti ho conosciuto. A quando ho scoperto, per la prima volta, che sapevo disegnare il tuo viso a occhi chiusi. A quando ho capito che cercavo sempre il tuo sguardo: perché, dentro, vedevo la promessa del mare.


La parola amore la imparai a memoria, per non doverla usare.

Lunedì, 28 marzo 2011 @07:38

"Ci eravamo dati appuntamento
la notte, fra i paesi,
con la luna calante.
Lei voleva prender con sé il suo cavallo,
io portavo la valigia.
Io avevo riflettuto su ogni parola.
Dovevano essere tutte leggere, però non vaghe,
decise ma non troppo pesanti.
La parola amore la imparai a memoria
per non doverla usare.
All’altezza dei cipressi
ritti come stoppini piantati in terra,
ci passammo accanto senza un saluto".

(Michael Krüger)

E dunque usiamola, la parola amore…

(I versi di oggi, del poeta tedesco Michael Krüger, sono tratti dalla sua antologia Mondadori, "Il coro del mondo").

Chiamami con il tuo nome.

Venerdì, 25 marzo 2011 @07:46

"Se ti ricordi tutto, volevo dirgli, e se sei davvero come me, allora domani prima di partire o quando sei pronto per chiudere la porta del taxi e hai già salutato gli altri e non c’è più nulla da dire in questa vita, allora, una volta soltanto, girati verso di me, anche per scherzo, o perché ci hai ripensato e, come avevi già fatto allora, guardami negli occhi, trattieni il mio sguardo, e chiamami col tuo nome."

(André Aciman)

Se.

Vi ho già parlato di André Aciman, lo scrittore che ho incontrato e intervistato quest’inverno a New York, per l’uscita di "Notti bianche", Guanda (trovate l’intervista il giorno 5 febbraio). Un libro sul desiderio. Un libro su uomo e una donna a Manhattan, che si incontrano e si guardano e si parlano e si mandano sms e si cercano, per otto giorni e otto notti: un libro su quel momento di scintilla, prima che succeda qualcosa, prima che succeda tutto... La frase di oggi è invece tratta da un altro suo romanzo: "Chiamami con il tuo nome", che in Italia è già arrivato a cinque edizioni. Una storia di brividi, di scoperta, di fascinazione, di sesso tra due giovani uomini. O forse, semplicemente, una storia d’amore. E ricordate: oggi, come ogni venerdì, trovate il Buongiorno anche in inglese, nella parte "globish" del blog!

Perché con te, non sono più invisibile.

Giovedì, 24 marzo 2011 @08:06

"Era invisibile. Lo era sempre stato. Ma non importava: lei lo aveva visto. Lei riusciva sempre a vederlo. Quando gli puntava addosso i suoi occhi azzurri, lo faceva sentire reale".

(Camilla Läckberg)

Ci sono sguardi che ci fanno sentire vivi. Di più: vivi e unici. Sguardi che ci scelgono e ci illuminano: noi, fra tutti.

(La frase di oggi è di una giallista svedese, Camilla Läckberg, ed è tratta dal suo thriller "La principessa di ghiaccio", pubblicato da Marsilio. Non è meraviglioso quando uno sguardo ci fa sentire vivi? ).

Atomica.

Mercoledì, 23 marzo 2011 @07:04

"Le persone in lutto
per la bomba atomica
non sono orfane:
pregano la Terra".

(Iida Dakotsu)

Una preghiera per la Terra. Che ci protegga. Che, nonostante tutto, ci voglia bene.

No, non sono stati scritti oggi in Giappone questi versi, ma negli anni Cinquanta. E sono tratti da "Il grande libro degli haiku", Castelvecchi.

La guerra dietro i vetri.

Martedì, 22 marzo 2011 @07:22

"Oggi è tutto sospeso a un pezzo di legno
sulla scena regna la desolazione
la guerra ha disperso persone
che solo l’assenza riunisce.
La tenda sta calando
sull’ultimo fremito del giorno
la luna è una pastiglia di aspirina
i villaggi sono bucati come la memoria
il cielo è un cappello per gli aerei
gli uccelli non hanno più un luogo
riverso le ali dietro ai vetri
e come loro mi spezzo."

(Dunya Mikhail)

Così ci spezza, la guerra.

Ricordate "Ho disegnato una porta/ e mi sono seduta dietro di lei/ pronta ad aprirla/ non appena arrivi"? Era il Buongiorno del 7 maggio 2009: versi di Dunya Mikhail, come quelli di oggi (tratti dalla bella antologia di poetesse arabe "Non ho peccato abbastanza", Mondadori). Dunya Mikhail è nata a Baghdad; adesso vive negli Stati Uniti. La guerra che lei racconta è quella che ha visto in Iraq, ma è così diversa da quella della Libia?

La meravigliosa ferocia della primavera.

Lunedì, 21 marzo 2011 @07:32

"A me sembra che la primavera abbia tutti gli attributi del poema perfetto: ritmo e controritmo, sapore massimo di ogni istante, capovolgersi continuo di tempo e spazio – Non prova lei, in questi giorni, una sensazione come di bocci che si distacchino con dolore dai rami mentre le foglie cadute vi ritornano in volo?... E una voglia di vivere tale da desiderare d’esser già morto."
(Cristina Campo)

La meravigliosa ferocia della primavera.

Ricordate "Il tuo sms è uno scarabeo"? Le parole del Buongiorno del 21 gennaio erano della poetessa Cristina Campo, come quelle di oggi (che sono invece tratte dalle lettere a Remo Fasani, "Un ramo già fiorito", Marsilio). Per le parole di oggi ringrazio Chicca Gagliardo, amica e scrittrice, e il suo blog di "libri in testa":

http://hounlibrointesta.style.it/176/nicole-krauss-il-paradiso-e-una-sorpresa-a-caso

A tutti, Buona Primavera.

Cerco un'idea (fashion e) tricolore.

Giovedì, 17 marzo 2011 @11:31

Oggi mi sono svegliata nel mio altrove (che, come sapete, è un altrove straniero) e mi sono accorta che non ho neppure, non dico una bandiera, ma una coccarda tricolore, come quelle che si metteva rischiando il carcere Giuditta Bellerio Sidoli, la bella e appassionata cospiratrice risorgimentale, poi amata e amante di Mazzini (ricordate? ve ne ho parlato il 12 febbraio).
Potrei rubare delle idee-festeggiamento da amici: un amico scrittore e gourmet ha cucinato una pasta tricolore per la sua bambina (pasta al pesto, al pomodoro, con parmigiano, tutte e tre in un solo piatto); un'amica traduttrice ha come vessillo una coccarda fatta con presine da cucina, perfetto per le casalinghe telematiche come me!
E voi, come festeggiate? Avete un'idea (fashion e) tricolore che posso copiare?

Ma forse, visto che io invece di cucire o cucinare, cucio parole, mi piace pensare di aver cucito una coccarda tricolore qui sul blog: per ricordare l'appassionata Giuditta, e tutte le altre donne, e gli uomini, che hanno sognato l'Italia in cui siamo nati.

Non sapendo quando l’alba verrà, lascio aperta ogni porta.

Mercoledì, 16 marzo 2011 @07:54

"Non sapendo quando l’alba verrà
lascio aperta ogni porta."

(Emily Dickinson)

Non so quando arriverà qualcuno che mi stringa forte e mi ami davvero; quando arriverà la notizia che aspetto, il tuo sms, la speranza. Quando arriverà un nuovo lavoro, una nuova vita, un nuovo orizzonte… Però, anche a costo di far entrare pioggia e polvere e vento, tengo aperta la porta.

Ma Emily Dickinson a dodici anni teneva un diario? Forse sì, immagina Nadia Terranova, che insieme a Patrizia Rinaldi ha scritto – per le piccole donne di oggi – "Caro diario ti scrivo…" (appena uscito per Sonda). Ovvero, sei piccoli ritratti di bambine che sarebbero diventate scrittrici, attraverso immaginate pagine di diario: Beatrix Potter, che crebbe con le bambinaie, ma poi inventò fiabe bellissime; Jane Austen, che scriveva alla sorella Cassandra e osservava incuriosita gli intrighi d’amore dei vicini, cercando di riderci su e di capire come funziona il mondo… Ma anche Anna Maria Ortese, Matilde Serao, Silvina Ocampo. Ed Emily Dickinson, che scriveva al fratello lettere senza neppure una virgola. Eppure, la bimba che sbagliava l’ortografia diventò una grande poetessa che vestiva sempre di bianco.
E voi, cosa sognavate, a dieci, dodici, quattordici anni? Forse solo, come scrive Emily, che dalle finestre entri l’alba.


Domani e venerdì City non esce, per i 150 anni dell'Unità d'Italia (e neppure la mia rubrica). Ma troverete i versi di Emily Dickinson in inglese, come ogni venerdì, nella parte "globish" del blog. Quindi, a questo punto, Buongiorno Italia!

La primavera dell'aria, e quella dei vestiti.

Martedì, 15 marzo 2011 @08:15

"Improvvisamente nel negozio di Wen arrivò la primavera. Voglio dire, arrivarono i vestiti primaverili. Un’orgia di gialli e azzurri e bianchi, e pallidi rosa e rossi coraggiosi. Gonne di cotone, spolverini con cintura, magliette a tre quarti, camicie a fiori… Infatti qualche giorno dopo arrivò la primavera vera, quella dell’aria, non dei vestiti."

(Viola Di Grado)

Prove generali di primavera.

Cosa mi porterà il vento di primavera? Intanto, un nuovo libro di Elizabeth von Arnim, una delle mie scrittrici preferite. Fiori in copertina e nel titolo: "La fattoria dei gelsomini", Bollati Boringhieri. E ben 313 pagine. Non è meraviglioso sapere che un bel libro che sa di petali ci aspetta?

La frase che ho scelto per City oggi, invece, è tratta dal potente libro d’esordio della giovanissima Viola Di Grado, 23 anni e lipstick blu: "Settanta acrilico trenta lana" (e/o). L’avete già incontrata perché l’ho "trasformata" in vari Buongiorno, come quello del 9 febbraio: "Un vestito che amerò per sempre se me lo sfili adesso". Nel post di quel giorno, tra l’altro, trovate anche la mia intervista. Chissà cosa ne avrebbe pensato Elizabeth von Arnim, si sarebbe provata un rossetto blu insieme a noi?

Cammino sola in un preludio di pioggia.

Lunedì, 14 marzo 2011 @07:08

"Cammino sola in un preludio di pioggia
le corsie d’asfalto sotto i piedi come un rullo cinese
dietro l’angolo il biancore delle chiese, improvviso.
Roma di rosa pallido di azzurro sporco
la piazza larga ondeggia nel rumore di ferri, di freni
a ogni passo una sillaba dell’anima, una dopo l’altra
un secchio di fiori una panca la metropolitana
la croce della farmacia, odori molli dolci
di pelle indiana".

(Daniela Attanasio)

Io e la città, prima della pioggia. Prima che.

(Daniela Attanasio è una poetessa romana. I versi di oggi sono tratti dalla sua raccolta "Il ritorno all’isola", Nino Aragno Editore. Che bella quella "Roma di rosa pallido di azzurro sporco"...)

Perché gli uomini sono come i rubinetti (dei bar).

Sabato, 12 marzo 2011 @16:29

Oggi, dopo aver litigato con l’ennesimo bagno di un bar (Ma come diamine si apre l’acqua? Ah già, forse c’è la fotocellula, ma allora perché non funziona? Quanto vicino devo sfregare le mani?), ho capito che gli uomini sono come i rubinetti. Solo che il problema è che ognuno si apre a modo suo. Per alcuni bisogna girare con forza la manopola; altri hanno una fotocellula ipersensibile, altri se ti avvicini troppo il sensore non risponde, bisogna agitare le mani da lontano (Vi ricorda qualcosa? Ma certo: il grande problema della "distanza giusta", non troppo vicino né troppo lontano…). E altri proprio non funzionano. Niente acqua. O niente acqua calda. (Gli uomini troppo gelidi, quelli che non ci scaldano…).
Così mi chiedo, cari maschi, ma non potreste essere fatti tutti nello stesso modo? Ci rendereste le cose un pochino più facili. E visto che ci siete, cercate di inventare un unico dispositivo, universale e semplice per favore, anche per i bagni di bar e ristoranti. Seppur che siamo donne, non siamo sempre così pazienti! (A proposito: il bagno di oggi aveva un’ennesima variante, il pedale a terra, da premere con il piede. Rubinetti e uomini criptati. Povere noi).

Per questi gesti ci si può innamorare, per tutta la vita.

Venerdì, 11 marzo 2011 @08:41

"Ma guarda – guarda come porta di scatto la mano indietro, alla base del collo. Per questi gesti ci si può innamorare, per tutta la vita."

(Virginia Woolf)

Quei piccoli gesti. Il sorriso obliquo. Il modo che hai di socchiudere gli occhi, quando sorridi. La mano tra i capelli. Come potevo non innamorarmi di te?

(Di Virginia Woolf ricordo poche cose, frasi come flash. Ricordo l’inizio folgorante di Mrs Dalloway: "La signora Dalloway disse che i fiori sarebbe andata a comprarli lei". L’immagine che ho ritrovato, anni dopo, nel film tratto dal libro di Cunningham, "Le ore", dove Mrs Dalloway era Meryl Streep, e andava a comprare i fiori per la sua festa non a Londra, ma a Manhattan… E poi mi è rimasta dentro, per anni, una frase-flash, da "Le onde"; sono andata a cercarla, nel mio vecchio libro sottolineato quasi vent’anni fa, e ve la regalo, oggi che diventa il mio Buongiorno per City. La traduzione, imperfetta, è mia)

Nella parte "globish" del blog trovate il mio Buongiorno del venerdì in inglese: e la frase in inglese.

Mi immaginavo il litigio seduto accanto a noi sul divano, di fronte alla televisione.

Giovedì, 10 marzo 2011 @08:14

"Da bambino, ho imparato presto che c’era sempre un litigio pronto a scoppiare, e talvolta lo immaginavo come una presenza fisica, reale, acquattata nell’ombra dello spazio che i miei genitori si trovavano a occupare in quel momento – un negozio di alimentari, una macchina, un ristorante. Mi figuravo il litigio seduto accanto a noi sul divano di fronte alla televisione…"

(Dinaw Mengestu)

Quando nelle famiglie entra il buio.

(La frase di oggi è tratta da un romanzo appena uscito, che sto leggendo perché intervisterò l’autore, un giovane etiope che però vive in America: "Leggere il vento", di Dinaw Mengestu, Piemme. Mi piace: parla di emigrazione, amori che si sfaldano, e nuove rotte nella vita)

Un altro nome dell’amore: pazienza.

Mercoledì, 9 marzo 2011 @08:06

"Un altro nome dell’amore: pazienza."

(Paul Celan)

Ci vuole pazienza per amare, lo so. Perché bisogna imparare ad aspettare. Ci vuole pazienza e fermezza e dolcezza con un bambino; ma anche con chi ci ha tenuto in braccio da piccoli. Ci vuole pazienza con chi ci ama, ma non lo sa: non ancora. Ci vuole pazienza con chi va, e poi torna. Ci vuole pazienza, ma come faccio, se il mio amore ha fretta?

(La frase di oggi è tratta da "Microliti" di Paul Celan, Zandonai Editore. Ancora più perentoria in originale: "Ein anderer Name der Liebe: Geduld".)

Istruzioni per costruire oggi la rivoluzione.

Martedì, 8 marzo 2011 @09:47

"Istruzioni per costruire oggi la rivoluzione:
un vestito nuovo, un fiore sul balcone,
una bomba di sorriso, un raggio di sole,
fare l’amore senza moderazione.
E guardare le nuvole, pieni di stupore".

(Francesca Genti)

Così ci piace, così sogniamo la rivoluzione.

Oggi penso a un 8 marzo reloaded, come la rivoluzione fatta di nuvole e poesia di cui parla Francesca Genti (e a proposito, i versi di oggi sono stati pubblicati non in un libro, ma nell’ultimo numero di Velvet). Un 8 marzo reloaded dei sogni e delle utopie di tutte le donne che sono venute prima di noi, e che ogni tanto appaiono qui sul blog: le poetesse (magari figlie di antifascisti uccisi, come Amelia Rosselli), le rivoluzionarie risorgimentali (come Giuditta Bellerio Sidoli, con la sua proibita coccarda tricolore), le scrittrici che hanno reinventato il mondo dalla loro stanza, e ci hanno fatto sorridere (come Jane Austen)… Mi piace vederle qui.
E mi piace anche raccontarvi che Francesca Genti, la giovane poetessa che ci porta a pattinare sulla Via Lattea (ricordate il Buongiorno del 2 aprile 2010?), esce a fine marzo con il suo primo romanzo, "La febbre", per Castelvecchi. A tutte auguro, oggi, nuvole e fiori, vestiti nuovi, nuovi sogni d'amore e di rivoluzione.

Io, te, e questo letto stretto.

Lunedì, 7 marzo 2011 @08:24

"L’uomo che nominò il mio letto stretto era una persona tranquilla ma aveva buone domande. Immagino che tu mi ami, a modo tuo, gli dissi una notte prima dell’alba, mentre stavamo sdraiati nel letto stretto. E come altrimenti ti dovrei amare – a modo tuo?, mi chiese. Ci sto ancora pensando."

(Anne Carson)

Ma forse, in questo letto stretto, troveremo uno stesso modo di amarci.

(Anne Carson è una poetessa canadese, ma la frase di oggi è tratta da uno strano, intenso libro di pensieri e prose, "Antropologia dell’acqua", Donzelli)

Frigoriferi e telefonini.

Domenica, 6 marzo 2011 @09:19

Una delle scene che più mi ha divertito in "Il buongiorno del mattino", commedia hollywoodiana che poteva forse essere un pochino più romantica, è quando la protagonista, Rachel McAdams, ragazza con frangetta, in carriera, e completamente dipendente dal suo telefonino, si arrende: e, a casa del fidanzato, infila il suo BlackBerry dentro il frigo… perché se lo sente squillare non riesce a non rispondere. Mi ha ricordato Isla Fisher che, in "I love shopping" (proprio quello tratto dal libro della Kinsella), congela la carta di credito per non avere la tentazione di usarla. Mitica la scena in cui, ridotta all’ultimo centesimo, la tira fuori dal freezer e la martella per scongelarla. Usi impropri degli elettrodomestici. Mi chiedo quale sia il mio!

Il libro della tua vita.

Venerdì, 4 marzo 2011 @08:42

"Vivere come viveva, era come leggere un bel libro in una brutta traduzione."

(Henry James)

Non chiudere il libro della tua vita, non annoiarti per le frasi piatte, le parole sbagliate. Quello di cui hai bisogno, è soltanto una nuova traduzione.

La frase di oggi è tratta da uno dei miei romanzi preferiti, anche se ogni volta mi stupisco e arrabbio pensando a quello che (non) fa Isabel Archer, la protagonista, stregata dall’uomo sbagliato. Il libro è "Ritratto di signora", di Henry James. Bellissimo anche il film che ne trasse nel '96 Jane Campion, con Nicole Kidman e John Malkovich: ho sempre pensato che anche lei aveva amato così tanto il romanzo, e si era così tanto arrabbiata per Isabel, che almeno nel film volle lasciare una porta aperta, una possibilità per Isabel di riscrivere gli ultimi capitoli.

Il solito avviso del venerdì: ricordatevi che, ogni venerdì, c’è il mio Buongiorno anche in inglese. Basta cliccare sulla parte english, anzi "globish", del blog. E soprattutto, se volete mettere questo sito tra i preferiti, ricordatevi che ora sono lisacorva.com e non più it!

Quando la notte.

Giovedì, 3 marzo 2011 @07:30

"Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio
e non c’è più posto per le parole
e a poco a poco ci si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca e il nome amato un pane caldo, spezzato."

(Pierluigi Cappello)

Tu cielo, tu mio pane quotidiano.

(I versi che ho scelto per City oggi sono tratti dall’antologia "Nuove poesie d’amore", Crocetti)

Abiti e petali.

Mercoledì, 2 marzo 2011 @07:22

"Era un magnifico vestito di taffetà. Nero, con applicazioni di velluto e lustrini, di una freschezza soffice e morbida, come quella dei grandi petali scuri delle rose tardive rosso cupo che fiorivano nel giardino accanto…"

(Joseph Roth)

Belli i vestiti che ci ricordano altro: petali, foglie, città sull’acqua, tramonti sospesi. Belli i vestiti e le stoffe che intessiamo di sogni.

(Di Joseph Roth, lo scrittore della "Finis Austriae", la dissoluzione dell'impero autroungarico, conoscete probabilmente "Fuga senza fine" o "La cripta dei cappuccini". La frase che ho scelto per City oggi è invece tratta da "Il secondo amore", una piccola raccolta di racconti appena uscita per Adelphi)

A proposito, io mi sono ordinata un abito-petalo: quello della nuova collezione Erbario di Colomba Leddi, fatta con veri fiori e petali e foglie, raccolti come nei vecchi erbari, appoggiati su tessuti, lavorati con la fotocopiatrice digitale, e poi ingranditi finché diventano altro. Se volete curiosare, il mio è quello che si chiama "dalia", fatto però con dei fiordalisi. Per vederlo dovete cliccare sulle foglie...

http://www.colombaleddi.it/index1.html

Quando tu accendi il domani.

Martedì, 1 marzo 2011 @09:05

Domani. La parola
libera, vacante, senza peso,
si muoveva nell’aria,
così senz’anima e corpo,
senza colore nè bacio,
che l’ho lasciata passare
al mio fianco, nel mio oggi.
Ma all’improvviso tu
hai detto: "io, domani…".
E tutto si è animato
di carne e di bandiere.

(Pedro Salinas)

All’improvviso hai detto: vediamoci domani. Hai scritto: sì, domani. E il mondo ha ripreso luce. Bastava così poco, dunque. Bastava una tua parola.

Le parole che ho scelto oggi per City, come quelle che ho scelto per il 21 febbraio, "Il tuo sonno è circondato tutto dalle mie domande", sono del poeta spagnolo Pedro Salinas, e sono tratte da "La voce a te dovuta", Einaudi, la sua raccolta degli anni Trenta. La luce torna sempre nei versi di Salinas: luce di Spagna, luce del Mediterraneo, luce del desiderio e dello sguardo di chi ci ama. Di luce è fatto uno dei suoi versi più belli, quello che avevo scelto per il Buongiorno del 18 settembre 2009: "Non ho bisogno di tempo/ per sapere come sei:/ conoscersi è luce improvvisa".

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.