Lisa Corva

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Ottimi usi impropri del cellulare.

Mercoledì, 30 novembre 2011 @08:05

"Io, ovviamente, non conosco nessuno, ma sono già felice di stare a guardare. Tutte le volte che qualcuno nota che sono da sola e fa per avvicinarsi, tiro fuori il telefono per controllare i messaggi, così la persona di turno si gira e se ne va. Questo è il bello del cellulare. E’ come un accompagnatore."
(Sophie Kinsella)
Gli ottimi usi impropri del cellulare.

(Chi è stata, come me, una fan dell’esilarante "I love shopping" - e anche del film, inspiegabilmente ambientato a New York – ed è rimasta poi delusa dagli altri libri della Kinsella, stavolta può andare a colpo sicuro con l'ultimo, "Ho il tuo numero", Mondadori, da cui è tratta questa frase. Un chick-lit lieve e leggero. Forse anche un ottimo uso improprio della letteratura! La protagonista è Poppy, adorabile pasticciona come tutte le eroine della Kinsella, che riesce in una sola serata a perdere l’anello di fidanzamento di smeraldi e farsi rubare il telefonino… Ne troverà uno - di cellulare - nel cestino della spazzatura, ed è l’inizio di una buffa commedia romantica e degli equivoci. Morale: mai dividere il telefonino con nessuno; o forse sì, se è un uomo fascinoso che può rapirti il cuore).

Se il cuore è innamorato, il fracasso che fa.

Martedì, 29 novembre 2011 @08:56

"Se il cuore è innamorato
il fracasso che fa.
Io non capisco come mai la gente
non se ne avveda mentre quello va
tambureggiando sospeso nel petto
e non sosti interdetta a domandarsi
qual che si sia e chi fa"

(Daria Menicanti)

L’assordante silenzio del cuore.

(I versi di oggi sono tratti dall'antologia "Poesia d’amore del Novecento", Crocetti, e sono di Daria Menicanti: nacque nel 1914 a Piacenza, ma visse sempre a Milano, dove diventò amica di Lalla Romano e Vittorio Sereni. Due nomi, forse oggi dimenticati, della letteratura del Novecento italiano)

Oggi il mio umore è il bar dell’idroscalo nel mese di novembre.

Lunedì, 28 novembre 2011 @09:08

"Oggi il mio umore
è il bar dell’idroscalo nel mese di novembre
è una gita in torpedone con vendita di pentole
è un controviale buio invaso da rumene.
è una cosa da assoluto marciapiede.
oggi, non mi sento tanto bene".
(Francesca Genti)
Oggi, mi sento novembre.

Lo sapete quanto mi piacciono le poesie di Francesca Genti. Se cliccate sul suo nome trovate tutti gli altri Buongiorno che le ho sforbiciato, e non solo quelli di novembre.

La nostra amicizia: una sciarpa, un maglione.

Venerdì, 25 novembre 2011 @09:15

"Siamo capaci di riannodarci, di riprendere i fili della conversazione dopo un silenzio di mesi, come se fossimo un lavoro a maglia, o un ricamo non finito"
(Janet Street-Porter)
La nostra amicizia: una sciarpa, un maglione.

Dove trovo le parole del Buongiorno? Nei libri, certo. Ma a volte anche in metropolitana (in quella di Parigi, mi aspettava, scritta sui muri della Gare du Nord, una frase di Marcel Jouhandeau sul leggere i visi come romanzi), in aereo (tra i giornali distribuiti all’imbarco, ecco un articolo su un mercatino del Mozambico, federe e domestica felicità, insieme alla storia di una borsa), oppure leggendo un giornale al caffè mentre un’amica è in ritardo. La frase di oggi, infatti, è di una giornalista inglese, l’ho letta per caso sull’Independent a Londra, un mese fa, mentre ero in un ristorante super-trendy ad aspettare un’amica per il brunch. Mi piacciono i locali dove ci sono i giornali a disposizione nelle stecche di legno, come nei vecchi caffè viennesi. Mi piace trovare parole per strada, rovistare in borsa cercando una penna, e segnarle. Mi piace quando le parole sembrano aspettarci.

Ricordatevi che ogni venerdì trovate il Buongiorno in inglese, nella parte globish del sito (basta cliccare in altro a destra). Ricordatevi anche che cliccando sul nome dell'autore - vi appare in verde - trovate gli altri post correlati in archivio. E che basta iscriversi a Twitter per avere ogni mattina il mio Buongiorno sul vostro telefonino.

Nei miei primi ricordi.

Giovedì, 24 novembre 2011 @08:01

"Nei miei primi ricordi il nonno è calvo come un uovo e mi porta a vedere le tigri. Si mette il cappello, l’impermeabile con i grossi bottoni; io indosso le scarpe di vernice e il vestito di velluto. E’ autunno e ho quattro anni".
(Téa Obreht)
La mano del nonno.

(La frase di oggi è tratta dal romanzo "L’amante della tigre", Rizzoli; l'autrice, che è nata a Belgrado, ha scritto il libro, premiatissimo in America, ad appena 25 anni).

L’unico colore che lui vedeva era la lucentezza, e quello era l’amore.

Mercoledì, 23 novembre 2011 @08:16

"L’unico colore che lui vedeva era la lucentezza, e quello era l’amore."
(Samar Yazbek)
E’ la luce che mi ha fatto innamorare di te. Ma ora, che sollievo pensare che mi proteggi anche nel buio.

(Samar Yazbek è una scrittrice siriana, e la frase di oggi è tratta dal suo ultimo romanzo, "Lo specchio del mio segreto", appena pubblicato in Italia da Castelvecchi. Una storia di amore, di morte, di carcere: esattamente quello che sta succedendo in Siria adesso, con il mondo - e i giornalisti, e i reporter, e la tv - chiuso fuori dai confini. Una rivoluzione affidata a Facebook)

Nelle giornate di attesa, fuori dalla finestra ė sempre buio.

Martedì, 22 novembre 2011 @07:29

"Ogni sera andavo a dormire senza spegnere il cellulare. La mattina seguente vedevo che non c’erano state chiamate e mi rattristavo. L’umore si faceva nero, e cominciava un’altra giornata di attesa. Attesa di qualcosa che non arrivava mai. Nelle giornate di attesa, fuori dalla finestra è sempre buio."
(Banana Yoshimoto)
Il meteo del mio cuore.

(Il Buongiorno di oggi è tratto da "High & Dry", della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto, Feltrinelli. Il primo amore di una ragazza di 14 anni. E un dorato autunno)

Un marito è un luogo. Un luogo di solidità.

Lunedì, 21 novembre 2011 @08:01

"Un marito è un luogo. Un luogo di solidità. E di purezza anche, se una s’impegna." (Marcela Serrano)
Mio marito.


(La frase che ho scelto per City oggi è della scrittrice cilena Marcela Serrano ed è tratta dal suo ultimo libro, "Dieci donne", Feltrinelli)

Ora aspetto le tue lettere, una strana flottiglia di navi cargo.

Venerdì, 18 novembre 2011 @07:25

Ora aspetto le tue lettere
una strana flottiglia di navi cargo
che mi portano notizia di confini che cambiano, i piccoli viaggi
del cuore. Sono come reliquie di un santo.
Apro i leggeri fogli bianchi
ed è come se baciassi delle ossa"

(Maura Dooley)

E i tuoi sms, conservati uno per uno nel telefonino, briciole di te.

(Maura Dooley è una poetessa inglese, e i versi di oggi sono tratti dall'antologia "Staying alive", Bloodaxe Books. La traduzione, maldestra, è mia, ma guardate come sono belli in inglese: cliccate sulla parte "globish". Vi ricordo che con Twitter potete ricevere ogni giorno il mio Buongiorno direttamente sul vostro telefonino: Daily Lisa! Anzi, briciole di Lisa)

Ho imparato che ciò che è più saldo pende sul vuoto.

Giovedì, 17 novembre 2011 @08:10

"Da molti anni volevo scrivere un libro
di preghiere, e perché?
Perché ho imparato che ciò che è più saldo pende sul vuoto
perché ho capito che le frasi sono suppliche
e perché ho capito che tutto ciò che ho detto
e in tutto ciò che ho detto ho detto solo grazie
sicché in effetti ho scritto goccia a goccia il libro di preghiere
che oggi pesa all’incirca 90 chili
che presto compirà cinquant’anni e a cui ho comprato ieri
un paio di scarpe."
(Aaron Shabtai)
I miei anni in un grazie.

I versi di oggi sono tratti dall'antologia "Poeti israeliani", Einaudi.

Accelero.

Mercoledì, 16 novembre 2011 @08:41

"Di recente ha cominciato ad avere paura che quanto desidera più di ogni altra cosa al mondo – ovvero che la sua vita cominci, che abbia un senso e si trasformi da quella sfocata monocromia in un glorioso technicolor – possa sfuggirle."
(Maggie O’ Farrell)
Vita, una nuova vita, voglio accelerare la mia vita.

Questi sono i pensieri di Lexie, una delle due protagoniste del romanzo di Maggie O’ Farrell, "La mano che teneva la mia" (Guanda): Lexie negli anni Sessanta, nel giardino di casa, in un paesino della provincia inglese, Lexie che ha paura che la sua vita non cominci più. E invece comincerà, e una volta presa la strada accelererà, veloce veloce: finendo diretta nei Roaring Sixties a Londra, tra pittori e giornalisti e minigonne. Mi è piaciuta l’autrice, quando ha dichiarato che l’idea le è venuta da una mostra di foto vista a Londra: di John Deakin, fotografo di quegli anni. Continuava a tornare e comprare cartoline, finché la sua protagonista le è venuta incontro (e una foto è diventata la copertina). Ma mi è piaciuta soprattutto quando ha raccontato che, per scrivere, per trovare ispirazione, indossava il vestito vintage di uno stilista di quegli anni, Ossie Clark. Un abito che ha più o meno la sua età. Forse perché ci sono vestiti che conservano sempre la forza e il ricordo di un giorno.

L’anno scorso, a novembre, un libro mi ha salvato la vita.

Martedì, 15 novembre 2011 @08:02

"L’anno scorso, a novembre, un libro mi ha salvato la vita."
(Nicolas Barreau)
Il piccolo miracolo delle parole.

Vi è mai capitato che un libro vi salvasse la vita? A me sì. Non come nel romanzo new romantic da cui ho tratto la frase di oggi, - "Gli ingredienti segreti dell’amore", Feltrinelli – dove una ragazza, giovane chef e cuore spezzato a Parigi, in una giornata di pioggia e malinconia entra, lei che non ama leggere ma solo cucinare, in una piccola libreria. E trova un romanzo che inaspettatamente le farà di nuovo credere nell'happy end (soprattutto grazie all’autore!). Io, invece? Vi stupirò: niente poesie, niente Jane Austen o Guerra e Pace… In uno dei momenti più tristi della mia vita, mi ha salvato un romanzo degli anni Venti, un piccolo prodigio di humor britannico, di E. F. Benson. Protagonista, la snobbissima, eccentrica, anche un po’ antipatica, Lucia, e le sue peripezie come despota del paesino di Tilling. Perché proprio questo libro, che non ho mai osato consigliare né regalare? Forse perché non c’entrava nulla con la mia vita in quel momento. Forse perché credo fermamente che in certi momenti dall’abisso ci possa salvare solo l’ironia.

Sul cuore ho già le impronte digitali della tua forte mano.

Lunedì, 14 novembre 2011 @09:25

"Sul cuore ho già le impronte digitali della tua forte mano"
(Maria Luisa Spaziani)
Non stringere troppo forte, amore.

(Maria Luisa Spaziani, nata nel 1924 a Torino, fu molto legata a Montale. I versi di oggi sono tratti dall'antologia delle sue poesie, Oscar Mondadori)

Nuovi stili d’autunno: "stamattina mi sono vestita a occhi chiusi", cupcake dress e look raffreddore. (E la fine del look bunga bunga).

Domenica, 13 novembre 2011 @11:05

Conoscete lo stile "stamattina mi sono vestita a occhi chiusi"? Particolarmente popolare nelle mattine di freddo, quando tutto si vorrebbe fuorché uscire di casa (e doverci rimanere fino a sera: ma chi ce la fa fare di essere donne multitasking?). Eppure - così almeno sostiene un’amica stilista, e se lo dice lei c’è da crederci – è uno stile che funziona. Si chiudono gli occhi e si mixa il pois con il tartan; ma anche i materiali: pizzo, tweed e maglia...
Poi c’è lo stile cupcake. Avete presente i dolcetti americani iper-decorati che piacciono tanto anche in Italia? Eccoli in versione moda: micro-abiti zuccherosi, magari in tutte le sfumature del rosa, o con pizzi (tagliati al laser però). Non li amo, anche perché ai cupcakes (belli da vedere ma immangiabili) preferisco i marrons glacés e i macarons parigini.
E infine c’è lo stile raffreddore. Quello per cui usciremmo di casa solo avvolte in un maglione oversize e tricottato, con sopra una sciarpona, anzi – possibilmente - un plaid. Uscire di casa? Che dico. Con il raffreddore, di casa non usciamo proprio, ci si avvolge in una coperta, e si legge un libro finché ci si chiudono gli occhi. Il massimo dello sforzo è giocare con l'iPad, su cui sto lasciando tutte le mie ditate cercando di capire come funziona. (E su cui ho seguito in diretta la fine - speriamo - dell'era bunga bunga, anche in quanto look moda, spero). Già, sono finalmente proprietaria di un iPad! Ora posso felicemente girare per il mondo con bagaglio leggero, quando mi deciderò a uscire dalla mia coperta cocoon, s'intende. Questo, comunque, è il look che ho adottato questo weekend. Consiglio!

Il look "stamattina mi sono vestita a occhi chiusi" è un’idea buffa di Patrizia Pieroni, stilista romana: http://www.patriziapieroni.it/

Il cuore ha le sue prigioni che l’intelligenza non apre.

Venerdì, 11 novembre 2011 @07:30

"Il cuore ha le sue prigioni che l’intelligenza non apre."
(Marcel Jouhandeau)
E io. Prigioniera felice.

Apprendimento elementare: la mia voglia di te.

Giovedì, 10 novembre 2011 @08:28

"Alla fine se n’è andata. Ha cominciato
a cancellarmi dai messaggi
sul telefono: me la immagino mentre
lo fa, la faccia seria, le gambe incrociate, sul letto.
Io penso a lei. A un ritorno del tempo
che non può più essere tempo
se è solo materia che cambia in materia...
Così sono qui che aspetto il suo viso nel futuro.
Da questo apprendimento elementare
sfioro la mia incapacità, ma non la subisco più".

(Fabrizio Bernini)

Apprendimento elementare: la mia voglia di te.

(I versi di oggi sono tratti da "L’apprendimento elementare", di Fabrizio Bernini, Mondadori: una nuova collana di poesia, piccoli libri leggeri e colorati di giovani autori italiani, a un prezzo low cost).

Per questo bambino.

Mercoledì, 9 novembre 2011 @07:53

"Suo figlio. Deve ancora abituarsi all’idea. Per questo bambino Ted vuole corse in slitta e rifugi nella foresta e giostre e falò… Quando lo porterà allo zoo non guarderà mai l’orologio, nemmeno una volta. Gli verrà concesso di stare scalzo nei recinti pieni di sabbia del parchetto comunale, anzi verrà incoraggiato a farlo. Potrà decorare l’albero di Natale con le palline del colore che vuole".
(Maggie O’ Farrell)
Questo bambino. Cosa sogno, per questo bambino.

La frase di oggi è tratta da un bel romanzo che ho appena finito di leggere, "La mano che teneva la mia" (Guanda). Due donne, due giovani madri; una pittrice finlandese oggi, a Londra, il neonato accanto a lei come un piccolo marziano, lo stupore della maternità, e della paternità; e una donna nella Londra vibrante dei Sixties, pittori e scrittori, la voglia di fare, di imparare, di scoprire il mondo. Due storie lontanissime che si intrecciano in un modo inaspettato.

(Lo stupore, oggi, è anche mio ma per tutt'altro motivo. Davvero ci siamo liberati di Berlusconi? Notazione poco poetica, ma ogni tanto ci vuole).

Una poesia, per pensare obliquo.

Martedì, 8 novembre 2011 @10:22

"Quando si trovava in difficoltà sul lavoro, cercava rifugio nella poesia, un po’ come altri prendevano una pastiglia per il mal di testa o facevano una passeggiata per distrarsi. La poesia era il suo corroborante, un vademecum per lasciar depositare le emozioni e costringere i pensieri a imboccare strade diverse…"
(Björn Larsson)
La poesia, per pensare obliquo.

La frase di oggi è tratta dal thriller "I poeti morti non scrivono gialli", di Björn Larsson, Iperborea.

Così dipingo l’autunno.

Lunedì, 7 novembre 2011 @07:35

"Stinge la flora autunnale
ruggine nell’acquerello
rabbrividisce il pennello"

(Valentino Zeichen)

Raccolgo una foglia per terra: sembra quasi una rima baciata. Così dipingo l’autunno.

(I versi che ho scelto per City oggi sono tratti da "Aforismi d’autunno", Fazi).

Incantesimo chimico.

Venerdì, 4 novembre 2011 @09:10

"Non faceva altro che parlare delle medicine che prendeva, di come usarle e degli effetti collaterali. Ma dire ad alta voce i nomi sembrava calmarlo, come se stesse ripetendo una formula magica, un incantesimo: lorazepam, diazepam, clorpromazina, clorodiazepossido, aloperidolo."
(Jeffrey Eugenides)
Diazepam: Valium. Lorazepam: Tavor. Se solo bastasse la parola…

Ci sono dei libri che chiudiamo e vorremmo ricominciare daccapo. O meglio: vorremmo che ci fosse un altro libro che ci aspetta, una promessa di libro almeno, una seconda puntata, per sapere cos’è successo ai protagonisti, dove sono finiti, come li ha trattati la vita. Ci sono libri così, e sono pochi. Uno di questi è "The Marriage Plot", che ho comprato a Londra (ma è appena uscito anche in Italia, per Mondadori, con il titolo "La trama del matrimonio) e che ho, purtroppo, già finito. Di Eugenides avevo già letto e amato "Middlesex", ma quest'ultimo romanzo mi ha davvero conquistato. Forse per Madeleine, la protagonista, che incontriamo nella prima pagina, il giorno della "graduation", mentre si chiede: non avrò letto troppi libri di Jane Austen e Henry James? Come sopravviverò, io Incurably Romantic, Inguaribile Romantica? Ecco: l’avete capito. E’ anche la mia storia.

E intanto, vi ricordo che, come ogni venerdì, mi trovate anche in inglese.

Non ci sono fortezze inespugnabili, solo fortezze che non sono state sufficientemente assediate.

Giovedì, 3 novembre 2011 @07:32

"Gli ho ricordato quel che mi diceva zia Sofia: non ci sono fortezze inespugnabili, ma solo fortezze che non sono state sufficientemente assediate."

(Marcela Serrano)

Sotto la tua fortezza, pazientemente, aspetto.

(La frase che ho scelto oggi per City è della scrittrice cilena Marcela Serrano, e l'ho sfilata dal suo ultimo romanzo: "Dieci donne", Feltrinelli).

La nebbia sta velando il fiume, lascia un grigio confacente alle ipotesi.

Mercoledì, 2 novembre 2011 @09:49

"La nebbia sta velando il fiume, lascia un grigio confacente alle ipotesi.
Ancora treni che portano lontano.
Intendo dire altri treni,
dai quali si può scendere nel corso del viaggio
unirsi a chi ti attende sul marciapiede.
Appartengono a un oltre, a un altrove, ai fiumi, alla terra bagnata,
come in certi libri tradotti che leggevo una volta, a ombrelli nella pioggia…"

(Chaim Guri)

Questo grigio, questa pioggia, questa nebbia, questo altrove.

I versi di oggi sono tratti dall'antologia "Poeti israeliani", Einaudi.

I morti ci guardano dal fondo di vetro delle barche del cielo, mentre remano lenti attraverso l’eternità.

Martedì, 1 novembre 2011 @11:39

I morti ci guardano sempre dall'alto, si dice,
mentre ci mettiamo le scarpe o facciamo un panino,
ci guardano dal fondo di vetro delle barche del cielo
mentre remano lenti attraverso l'eternità.
Osservano le nostre teste muoversi in basso, sulla terra,
e quando ci sdraiamo in un campo o su un divano,
intontiti forse dal ronzio di un caldo pomeriggio,
pensano che stiamo ricambiando il loro sguardo,
e questo fa sollevare loro i remi e li fa restare in silenzio
ad aspettare, come genitori, che noi chiudiamo gli occhi.
(Billy Collins)

Ma oggi, almeno oggi, vorremmo chiudere gli occhi e sentire il loro sguardo scivolarci addosso. Sapere che ci guardano. Sentire un loro abbraccio, ancora.

(No, non è un Buongiorno di City: sono i versi del poeta americano Billy Collins per ricordare chi non c'è più e naviga lento nell'eternità. Cliccate in alto a destra, su English, e leggete come sono belli in inglese).

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.