Lisa Corva

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Ascolta. E’ l’anno che verrà.

Venerdì, 23 dicembre 2011 @07:49

"Ascoltate. In questa storia gli alberi stormiscono, fremono, si riaggiustano. Dal mare arrivano raffiche di vento, ed è come se nell’inquietudine, nello scuotere le chiome impazienti, sapessero che sta per accadere qualcosa."
(Maggie O’ Farrell)
Ascolta. E’ l’anno che verrà.

(La frase che ho scelto oggi per City è tratta dal bel romanzo "La mano che teneva la mia", di Maggie O' Farrell, Guanda - cliccate sul nome dell'autrice, come al solito, per rileggere gli altri Buongiorno e saperne di più. Ed è anche l'ultimo del 2011. I Buongiorno ritorneranno a partire da lunedì 9 gennaio. Intanto, buon Natale allo zabaglione. Lo sentite il vento che porta l'anno nuovo?).

Come ogni venerdì, trovate il Buongiorno di oggi anche in inglese, nella parte globish del sito. Vi ricordo anche che, con Twitter, potrete ricevere il mio Buongiorno direttamente sul vostro telefonino, ogni mattina! Daily Lisa. A presto, nel Nuovo 2012. Buon Anno stellato a tutti!

Sul pianeta degli alberi di Natale.

Giovedì, 22 dicembre 2011 @08:49

Dove sono i bambini che non hanno
l'albero di Natale
con la neve d'argento, i lumini
e i frutti di cioccolata?
Presto, presto, adunata, si va
nel pianeta degli alberi di Natale,
io so dove sta.

Che strano, beato pianeta .
Qui è Natale ogni giorno.
Ma guardatevi attorno:
gli alberi della foresta,
illuminati a festa,
sono carichi di doni.

Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.
Perfino l'ortica,
non punge mica,
ma tiene su ogni foglia
un campanello d'argento
che si dondola al vento.
In piazza c'è il mercato dei balocchi.
Un mercato coi fiocchi,
ad ogni banco lasceresti gli occhi.
E non si paga niente, tutto gratis.
Osservi, scegli, prendi e te ne vai.
Anzi, anzi, il padrone
ti fa l'inchino e dice: "Grazie assai,
torni ancora domani, per favore:
per me sarà un onore ."

Che belle le vetrine senza vetri!
Senza vetri, s'intende,
così ciascuno prende
quello che più gli piace: e non si passa
mica alla cassa, perché
la cassa non c'è.

Un bel pianeta davvero
anche se qualcuno insiste
a dire che non esiste .
Ebbene, se non esiste esisterà:
che differenza fa?

(Gianni Rodari)

Natale!

(Ho dovuto sforbiciare selvaggiamente questa filastrocca per farla entrare nel quadratino del Buongiorno di City. Ma qui, sul blog, ve la ricopio tutta intera. E' anche il mio modo per ricordare Gianni Rodari e le sue favole metropolitane: sperando che sia lì, nel pianeta dove è Natale ogni giorno, e dove tutto è gratis! Un sogno recessionista).

Sei la cosa più bella che mi sia capitata quest’anno.

Mercoledì, 21 dicembre 2011 @07:30

"Sei la cosa migliore che mi sia capitata quest’anno. Parole che potevi portare da un broker per comprare opzioni di vendita in un mercato tendente al rialzo, ricavandone comunque un sacco di soldi; parole di cui avevo ritrovato lo splendore nascosto e di cui avrei mollato la presa per recuperarle all’infinito… Anche quando me ne dimenticavo, sapevo che mi aspettavano lì accanto, come un gatto che si struscia contro una porta chiusa."
(André Aciman)
Tu.

(La frase di oggi è tratta dal romanzo "Notti bianche", Guanda. Se cliccate sul nome di Aciman scoprite di più. Manca solo la neve che nel suo libro cade per otto notti su Manhattan, mentre un uomo e una donna si incontrano… Ma torniamo alla frase. Sei la cosa migliore che mi sia capitata quest’anno. E' bellissimo, quando qualcuno te lo dice, o te lo fa capire, vero? Come succede al protagonista del libro: parole che ci aspettano e ci fanno le fusa come un gatto. Ma è bellissimo anche solo pensarlo. Che quest'anno ci è capitato qualcosa di straordinario. E quel qualcosa sei tu.)

Washington Square con la neve, Edith Wharton,e quello che ci raccontano i fantasmi dei libri.

Martedì, 20 dicembre 2011 @08:47

"Incipriata di neve, Washington Square era al suo meglio. Il bianco aveva spolverato ogni albero e ogni cancello. Al numero 25 c’era una tendina tirata, e il fantasma di Edith Wharton che ci osservava con timida invidia. Ci guardò passare chiedendosi quando l’amore che era stata così brava a immaginare avrebbe trovato il coraggio di bussare alla sua porta…"
(Amor Towles)
Ci sorridono, i fantasmi dei libri.

Lo so, per il Buongiorno di oggi ho scelto una frase misteriosa. (A proposito: l’ho ritagliata da uno dei romanzi che consiglio per Natale, "La buona società", Neri Pozza). Ma non ho potuto resistere. Non solo perché Washington Square è una delle piazze più romantiche di New York. Ma perché mi piace l’idea di Edith Wharton, che ci visse in effetti nel 1882, che ci guarda dalla finestra. Lei, la scrittrice americana intelligente, colta, sentimentale, e così infelice in amore… Mi piace questa New York letteraria ("Washington Square" è anche il titolo di un libro di Henry James, che della Wharton fu grande amico). Mi piacciono questi fantasmi di libri e scrittori. Non vi sembra un po’ la trama di "Midnight in Paris", l’ultimo film di Woody Allen, con Owen Wilson così ossessionato dagli anni Venti che ci si trova sbalzato indietro, tra Hemingway e Gertrude Stein? Ma a me non piacerebbe rimanere intrappolata in un libro della Wharton: nonostante gli abiti lunghi e fruscianti, che adoro, preferisco mettermi un paio di jeans e decidere del mio destino. E se la incontrassi, Edith Wharton, che tra l'altro non leggo da quando avevo vent’anni, le direi: perché? Perché tanto testardo struggimento per un uomo che non ti amava? Già: più dei suoi romanzi (forse qualcuno tra voi ha letto "L’età dell’innocenza", da cui il film con Michelle Pfeiffer, diretta da Scorsese, del ‘93), ricordo le lettere che Edith Wharton - divorziata troppo tardi da un marito che finì, per problemi psichiatrici o alcolismo o tutt’e due, in una casa di cura - scrisse a Morton Fullerton, un giornalista molto più giovane di lei, di cui si era pazzamente innamorata. Un altro amore infelice. E dunque mi verrebbe voglia di dirle: lascia perdere! Tagliati i capelli (quelle pettinature assurde di inizio Novecento, non facevano venire mal di testa?), comprati un abito nuovo, non scrivergli più neppure un biglietto, a quell’uomo odioso, e andiamo a una festa!

Natale è uno zabaglione.

Lunedì, 19 dicembre 2011 @09:04

"Natale.
Stellato caldo ubriacante
e come lo zabaglione
energico e ingrassante."
(Francesca Genti)
O forse sconsolato e sconsolante, irritante, stressante… Che aggettivo ha il tuo Natale?

(Francesca Genti ormai la conoscete. Ma se cliccate sul suo nome, trovate tutti gli altri Buongiorno che le ho sforbiciato. E se volete regalare o regalarvi le sue poesie, questa è tratta da "Il vero amore non ha le nocciole", Meridiano Zero. Quanto allo zabaglione, o zabajone o zabaione che scriver si voglia, piace anche a voi? Caldo, morbido, magari con i biscotti. Vi auguro un Natale così).

Natale non è Natale senza un libro.

Sabato, 17 dicembre 2011 @09:39

"Natale non è Natale senza regali". Lo riconoscete? E’ l’inizio di un libro amatissimo, almeno da me: "Piccole donne", di Louisa May Alcott. Si apre con le sorelle March sul tappeto davanti al camino, che si lamentano, piccole pre-recessioniste, di un Natale "povero"; ma molto peggio del nostro, vi assicuro, visto che nel libro siamo in America durante la Guerra di Secessione, con un padre (il loro, il cappellano March), al fronte, e abiti di tarlatana da rammendare, e niente soldi neppure per un nuovo paio di guanti.

Quindi, che cosa vi propongo? Di regalare a una bimba, figlia o nipote o bimba di amici, il suo primo "Piccole Donne". E di regalarvi una rilettura (io me lo sono portato dietro qualche anno fa, a Natale, in un viaggio in Laos, e combattevo vergognosamente con le lacrime alle ultime pagine: Piccole Donne reloaded), oppure leggere l’altra faccia del libro della Alcott, quella che ha raccontato Geraldine Brooks in "L’idealista", Neri Pozza, in cui dà voce proprio a lui, al cappellano March.

E poi? Ecco altri libri-consigli per Natale, scelti tra quelli che ho letto quest'anno. Da regalarsi e regalare.

Romantico rétro.
La trama del matrimonio, Jeffrey Eugenides, Mondadori.
Fa male leggere troppi libri di Jane Austen? E’ quello che si chiede Madeleine, la protagonista del nuovo bestseller di Eugenides, nella pagina d’apertura: e me lo chiedo sempre anch’io, Incurably Romantic, inguaribilie romantica come lei. Il libro è il racconto di una ragazza che diventa grande negli anni Ottanta: dei due uomini della sua vita, del ragazzo che ama e di quello che è perdutamente innamorato di lei; e del perché, forse, "nessuno si innamorerebbe se non avesse mai sentito parlare dell’amore", come sostiene La Rochefoucauld nella frase a epigrafe del romanzo. Uno dei pochi romanzi che ho chiuso pensando: e adesso come farò, senza sapere che cosa succederà a Madeleine e ai suoi due amori, senza sapere come li ha trattati la vita?

La buona società, Amor Towles, Neri Pozza.
Chissà cosa penserebbe Jane Austen di Katey, che la notte di Capodanno del 1938 a Manhattan – l’anno in cui è ambientato questo libro d’esordio – sogna solo un gin martini, calze di seta, e trovare l’uomo giusto che procuri tutto questo. Amor Towles, che nella vita è un "investment banker", ha confezionato un falso scintillante come quegli anni: la storia di un’educazione sentimentale a New York. E Katey, che legge e rilegge Dickens, mentre procede a suo modo alla conquista di Manhattan, romantica ma tagliente e coraggiosa, piace e conquista. Potessi essere un po’ come lei!

Chick-lit: i libri super-light.
Ho il tuo numero, Sophie Kinsella, Mondadori.
Mi aveva conquistato con la saga di "I love shopping", e dopo qualche romanzo non riuscito, rieccola in splendida forma. La protagonista è Poppy, adorabile pasticciona come tutte le eroine della Kinsella, che riesce in una sera sola a perdere l’anello di fidanzamento di smeraldi e farsi rubare il telefonino… Ne troverà uno (di cellulare) nel cestino della spazzatura, ed è l’inizio di un’esilarante commedia romantica e degli equivoci. Morale: mai dividere il telefonino con nessuno; o forse sì, se è un uomo fascinoso che può rapirti il cuore.

Intorno al mondo con zia Mame, Patrick Dennis, Adelphi.
Il sequel dell'esilarante, sofisticata, snobbissima "Zia Mame", libro cult anni 50 che Adelphi, grazie al cielo, ci ha riproposto. Uno dei pochi romanzi dove mi sono trovata a ridere, davvero, tra una pagina e l'altra.


Graphic novels, romanzi disegnati.
Non sono un’appassionata di graphic novels, ma se Persepolis di Marjane Satrapi vi era piaciuto, provate e sfogliare questi due romanzi disegnati:

Mare inquieto, Helena Klakocar, Comunicarte Edizioni,
La storia è vera: quella della croata Helena, che nell’estate del 1991, anno della guerra in Jugoslavia, parte con il suo catamarano, il marito e la bimba. Quella che doveva essere solo una vacanza diventa la scoperta del mare adriatico, un ritorno impossibile, e la perdita di una patria (ora l’autrice vive in Olanda). Ma anche la scoperta di quanto i disegni e la scrittura ci possano salvare.

Blankets, Craig Thompson, Rizzoli Lizard.
il primo amore di un ragazzo americano, che è poi l’autore del libro, con tutti i silenzi e le scoperte e lo struggimento dei primi amori; e poi la neve, l’inverno, la lontananza, i telefoni quando non esistevano i cellulari, le lettere quando non c'erano gli sms, una coperta - un quilt fatto di ritagli di stoffa - cucita per lui dalla ragazza che ama. Blankets, coperte, come quelle in cui vorremmo avvolgerci ed entrare in letargo, d’inverno. Ora, sul mio comodino, c'è il suo nuovo libro, "Habibi".

Gialli non sottozero.
L’uomo di paglia, Michael Connelly, Piemme
E’ uno dei giallisti preferiti del consorte, ma questo l’ho rubato e l’ho letto prima io, perché il protagonista è un giornalista. A Los Angeles, ovviamente. Lo stesso protagonista de "Il Poeta".

Però continuo a preferire le mie eroine scandinave sottozero, e il meglio di quest’anno è:

Il danno, Elsebeth Egholm, Einaudi.
Protagonista la danese Dicte, reporter di nera coraggiosa e impertinente, mamma separata. Mi piacciono, le detective scandinave, forse perché loro, meno pronte a prendere la pistola o a correre dietro l’assassino, sono più brave – come le autrici – a raccontare il mondo: si parte da un cadavere, ma poi si parla di razzismo, emigrazione, violenza sulle donne, l’impossibilità di avere un figlio, matrimoni che si disfano, la fatica di essere una madre single, nuovi amori complicati all’orizzonte… Sono questi i veri misteri, sembrano dirci le gialliste del Nord; e non sempre c’è un detective in grado di risolverli.

E infine, vi ricopio la mia lista di libri che ho regalato e regalerei.
Quali regaliamo? Libri che ci sono piaciuti, ma che hanno, dentro, qualcosa di noi, qualcosa in cui ci siamo riconosciuti: un messaggio, un'emozione, che vogliamo condividere.
Regalerei, e ho regalato, solo a donne però, il longseller "Per puro caso" di Anne Tyler (ne avete letto qui sul blog: era nel post "Quando soffia il vento del Nord", del 2 agosto 2010). Ma anche i libri di Elizabeth von Arnim (cominciando da "Il padre" e "Il giardino di Elizabeth", tutti Bollati Boringhieri) e di Jane Austen. Ho regalato spesso, a persone per me importanti, un piccolo libro Adelphi, che è una riflessione sulla libertà individuale e sull'amore: "Il giunco mormorante", di Nina Berberova. E, in passato, i libri di una sofisticata scrittrice inglese che ho molto amato, Antonia Byatt : "Possessione" (una grande storia d'amore, anzi due, parallele: una giovane studiosa negli anni Novanta a Londra che scopre, trovando una lettera in un manoscritto, il segreto amore di una poetessa dell'Ottocento) e "Le storie di Matisse" (Einaudi).
Ad amici maschi ho regalato "Un uomo vero", di Tom Wolfe (Mondadori), "Middlesex" di Jeffrey Eugenides (Mondadori), ma anche "La donna giusta", di Sándor Márai (Adelphi). A un caro amico gay,"Chiamami con il tuo nome", André Aciman, Guanda. A tutti però consiglio "Notti bianche", sempre di André Aciman, sempre Guanda: un uomo e una donna che si incontrano a Manhattan, mentre nevica, tra Natale e Capodanno. Un libro che ho letto proprio l'anno scorso a Manhattan, mentre nevicava, e poco prima di incontrare l'autore.
Ad amiche in cerca di leggerezza, "Diario di una lady di provincia", di Lady Delafield e "Un giorno di gloria per Miss Pettigrew", di Winifred Watson (Neri Pozza, anche se li amo di più nella versione inglese). E, sempre ad amiche, per ripensare alle donne che sono venute prima di noi, "La nonna vuota il sacco", di Irene Dische (Neri Pozza), una saga al femminile con humor che parte da Berlino negli anni Venti e finisce in America, e "Il meglio della vita", di Rona Jaffe (Neri Pozza), una sorta di Sex and The City anni Cinquanta.

C’è bisogno che vi aggiunga Confessioni di un’aspirante madre e Glam Cheap? Scritti da una certa Lisa Corva? Per comprarli basta un clic: qui a sinistra…

Porto il tuo cuore con me (lo porto nel mio cuore).

Venerdì, 16 dicembre 2011 @09:14

"porto il tuo cuore con me (lo porto nel mio cuore) sempre con me (ovunque io vada, ci sei anche tu, amore, e qualunque cosa io faccia è opera tua) non temo il destino (perché sei tu il mio destino) non desidero il mondo (perché sei tu, il mio mondo bellissimo) e sei tu quel che la luna ha sempre voluto dirmi e quello che il sole vuole cantare, sei tu"
(e.e. cummings)
Tu nel mio cuore.

Si firmava proprio così, e.e. cummings, tutto minuscolo, come scriveva in minuscolo, senza punteggiatura, le sue poesie. Poeta americano, morto nel 1962, ma anche pittore e scrittore. I versi che ho scelto oggi per City sono del 1920; e leggete come sono belli in inglese: basta cliccare, come ogni venerdì, sulla parte globish di Lisa.
Vi ricordo anche che con Twitter potete avere il mio Buongiorno sul vostro telefonino, ogni mattina: Daily Lisa, con il caffè.


Perfino ripiegato in un cassetto il paradiso odora di buono.

Giovedì, 15 dicembre 2011 @08:21

"Perfino ripiegato in un cassetto il paradiso odora di buono."
(Yvon Le Men)
Casalinghitudine. Il piacere di stare a casa.

I versi che ho scelto oggi per City sono del poeta francese Yvon Le Men, e non sono l’unica che glieli ha rubati: l’ha fatto anche lo scrittore Björn Larsson, che li ha prestati al protagonista del suo giallo, "I poeti morti non scrivono gialli "(Iperborea), ovvero un poeta che vive su una barca in un porto svedese e che viene assassinato… Il libro mi è piaciuto molto, i versi pure. E oggi, rileggendoli, pensavo: non parlano solo di casalinghitudine (e forse di bucato, di lenzuola appena lavate); ma anche di quando, in un cassetto, infiliamo sogni, ricordi, la bellezza del mondo.

Come cambia il sapore dell’aria, quando siamo insieme.

Mercoledì, 14 dicembre 2011 @09:18

"Mentre lui parlava, noi osservavamo come il peso e il sapore dell’aria fossero diversi adesso che eravamo insieme."
(Craig Thompson)
Tutto cambia, quando sei qui con me.


Anche se mi è molto piaciuto "Persepolis", il capolavoro dell’iraniana Marjane Satrapi, non sono una fan di graphic novels. Però mi sono persa nelle tavole bianche e nere di "Blankets" (Rizzoli Lizard), da cui ho tratto questa frase. Un grande (non solo per le pagine, quasi 600), libro sul primo amore: il primo amore di un ragazzo americano, che è poi l’autore del libro, con tutti i silenzi e le scoperte e lo struggimento dei primi amori; e poi la neve, l’inverno, la lontananza, i telefoni quando non esistevano i cellulari, le lettere quando non c'erano gli sms, una coperta - un quilt fatto di ritagli di stoffa - cucita per lui dalla ragazza che ama. Blankets, coperte, come quelle in cui vorremmo avvolgerci ed entrare in letargo, d’inverno. La frase che ho ritagliato – peccato, in questo caso, non poter ritagliare dei disegni – è di quando lui e lei si reincontrano, in macchina con il padre, non riescono neppure a parlare, e fuori la neve…

Avrei voglia di andare anch’io in qualche posto con tanta gente, ma mi fa freddo uscire al di fuori di me.

Martedì, 13 dicembre 2011 @09:39

"Avrei voglia di andare anch’io in qualche posto con tanta gente, ma mi fa freddo uscire al di fuori di me."
(Valentina Diana)
Oggi, lasciatemi a casa.

Le parole della giovane poetessa Valentina Diana, oggi, non vi ricordano Ungaretti? "Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade"…

Make up. Il viso che prepariamo per gli altri.

Lunedì, 12 dicembre 2011 @07:49

"Prende dell’ombretto blu per darselo intorno agli occhi
per essere un’altra
e la sua mano si calma
e poi sale si muove lungo il viso, lentamente
come volendo qualcosa e si rammenta
del pettine e i suoi capelli si sentono, si sentono
continuano a fluire sulla spalla nuda
e poi si spalma le labbra di una porpora
presa in prestito da qualche festa lontana, tacitamente conclude
e mi ricorda un’antica assorta
regina egizia"
(Chaïm Guri)
Make up.

Mi piace questa riflessione sui gesti del make up. Sul viso che prepariamo per gli altri. Sul rossetto che ci dà forza. Sull'ombretto che parla di feste lontane, o delle feste dove andremo. Mi piace lo sguardo di un uomo su una donna che si trucca, un'antica regina egizia, assorta, concentrata, lontana. Chaïm Guri è nato nel 1923 a Tel Aviv, e i suoi versi sono tratti dall'antologia "Poeti israeliani", Einaudi.

Perché un piumino è stretto parente dei leggings. E perché Coco Chanel non aveva sempre ragione.

Domenica, 11 dicembre 2011 @15:13

Metto il piumino nella stessa categoria dei leggings. Non c’entrano niente? E invece sì: fanno parte entrambi di quegli inspiegabili misteri della moda, per cui ci sono capi che, nonostante la loro bruttezza, diventano dei bestseller. Perché, diciamolo, i piumini saranno anche caldi, ma belli non sono. Ingoffano anche la più top model delle top model. In quanto giornalista fintoglam sono, malgré moi, un’esperta di celebrities paparazzate per strada e sul red carpet (a volte si vestono nello stesso modo, tanto per metterci in confusione). E non riesco a dimenticare Sandra Bullock, che oltre ad aver scelto il modello più rischioso (lungo e con cappuccio di pelo stile Sarah Palin, che non è mai stata un’icona chic, neppure in Alaska), l’ha abbinato a un paio di leggings. Così conciata è uscita, immagino solo per buttare la spazzatura. (C’è un che di terapeutico nel buttare saggiamente la spazzatura nella raccolta differenziata, immagino che lo sappiano anche le star). Piumini e leggings sono, dunque, due capi ad alto tasso di pericolosità fashion, eppure li mettiamo lo stesso. Perché? Perché sono comodi, perché al mattino a zero gradi risolvono un sacco di problemi, perché ci sono dei giorni in cui non si vorrebbe proprio uscire, e allora tanto vale camuffarsi e far finta di non esserci.
Chissà che cosa ne avrebbe pensato, dei piumini intendo, Coco Chanel: che disse, ricordate?, "nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro come un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri". Altri tempi. Tempi di pellicce, sottovesti, foulard di seta: tutti capi di archeologia fashion, scomparsi dall’armadio, rimpiazzati da piumini e leggings. A volte tornano, certo: pensate solo alle giacche di velluto che pensavamo di aver eliminato dal guardaroba. Avete notato che ne indossava una proprio la ministra-che-pianse, Elsa Fornero, pronunciando la parola sacrifici? Con una spilla d’oro appuntata sul bavero. Un look che risale, fatemi pensare, almeno a trent’anni fa, forse anche più indietro, ai tempi dell’austerity degli anni Settanta. Chissà, forse era una citazione voluta…
E Coco, aveva ragione? Davvero nessun uomo ci può far sentire più al sicuro di un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri? Io penso di no. Ma lei, imperterrita, oggi forse avrebbe semplicemente disegnato un piumino chic, nero ovviamente. Da infilare nelle giornate grigie, insieme a un paio di occhiali da sole contro il grigiore del mondo.

Detto questo, io possiedo sia un piumino (corto e viola), e molti leggings in tutte le varianti; ma cerco quantomeno di non metterli insieme. E questo non è esattamente un articolo di moda che ho scritto per Grazia: o meglio, è un articolo finito nella raccolta differenziata!

L’arte è un batterio: intervista a Carsten Höller.

Venerdì, 9 dicembre 2011 @22:53

Per Carsten Höller l’arte è un batterio. Non a caso, visto che l’artista tedesco, che ora vive tra la Svezia e il Ghana – e che adesso è al museo Macro di Roma fino al 26 febbraio, e a New York, al New Museum, fino al 15 gennaio - è in realtà uno scienziato, per la precisione un agronomo specializzato in fitopatologia. Ma cosa c’entrano le giostre che vedrete a Roma, con i batteri? C’entrano, c’entrano. Così spiega Höller:

"L’arte – la mia arte, almeno – è un parassita, o meglio un parassitoide, che entra nell’organismo e ti fa fare cose strane. Ti fa spogliare, come succede a New York, gridare, infilarti in scivoli vertiginosi, prendere pillole a occhi chiusi, salire su una giostra…".

Eppure il "Double Carousel" al Macro di Roma sembra un’innocua giostra da luna park. Non è così?

"E’ un luna park per adulti, e infatti io sconsiglio di andarci con i bambini. Sono macchine che producono sogni. Forse anche incubi".

Immagino che lei da piccolo non amasse i luna park…

"Mi piacevano i giochi in cui si vinceva o pescava qualcosa. Ma non ho mai amato le montagne russe, o i roller coaster che accelerano il tuo corpo o lo lanciano a strane velocità".

Che è quello che, invece, fanno esattamente le sue giostre-installazioni!

" Forse non è un caso che, adesso come allora, quello che più mi piace è guardare gli altri".

La sua mostra a New York è stata definita "un carnevale distopico", il contrario dell’utopia. E anche un Paese delle Meraviglie in cui Alice ha le vertigini… Era questa la sua favola preferita?

"Preferivo le fiabe dei fratelli Grimm, un po’ paurose. Hänsel e Gretel che perdono la strada… Oppure Pierino Porcospino. Sono le favole che leggevo a mia figlia, che ora ha dieci anni. Forse per questo lei non ha paura, neppure alle mie mostre. Alla Tate di Londra, dove c’erano scivoli vertiginosi, da brivido anche e soprattutto per gli adulti, lei non riusciva più a staccarsi".

Non ho mai molto amato i luna park, neppure da piccola (neanche il circo, a dir la verità). E non sono ancora salita su una giostra allucinogena di Carsten Höller. (A proposito: questa che avete letto è, più o meno, l’intervista che gli ho fatto per Grazia). Ma mi diverte l’idea dell’arte come un batterio. In fondo, non è così che succede, a volte, con l'amore? Che si insinua nel nostro organismo e ci fa fare cose che non vorremmo fare...



Nella tempesta di rose, la notte è illuminata da spine.

Mercoledì, 7 dicembre 2011 @09:23

"Nella tempesta di rose
ovunque ci giriamo
nella tempesta di rose
la notte è illuminata
da spine
e il tuono
è ai nostri piedi"
(Ingeborg Bachmann)

Il tuono, le spine, i petali delle rose. Quello che ci aspetta, dopo la bufera. Tutto quello che verrà.

A Monaco di Baviera non ho assaggiato solo il "bayerisches Frühstück" con Weisswurst e birra alle dieci del mattino, ma ho "assaggiato" anche quadri e musei. E nel nuovissimo Museum Brandhorts, che sembra ricoperto di cannucce colorate, e che ospita la collezione d'arte di una coppia di collezionisti, all'ultimo piano sono entrata in una stanza piena di rose. Sono le rose dipinte da Cy Twombly, che su ogni tela ha aggiunto dei versi di petali. Le rose associate a questi versi della poetessa austriaca Ingeborg Bachmann erano, fastidiosamente, blu; e i versi erano in inglese, leggermente modificati rispetto all'originale (che trovate su Lisa globish). Mi piace la notte illuminata da spine. Il tuono ai miei piedi. E le parole che mi vengono incontro, ovunque nel mondo, su un libro, su web, in un sms, su un giornale, anche dipinte su un quadro.

Regalami storie che finiscano bene.

Martedì, 6 dicembre 2011 @07:49

"Regalami libri che finiscano bene
in mancanza di romanzi anche poesie
in mancanza di poesie magari anche una strofa
in mancanza di una strofa
anche un unico verso".
(Yvon Le Men)
Regalami il tuo amore. Ma solo, ti prego, se finisce bene.

(I versi del poeta francese Yvon Le Men sono tratti da "I poeti morti non scrivono gialli", di Björn Larsson, Iperborea).

La mattina mi piace ritrovare le cose che si erano perse.

Lunedì, 5 dicembre 2011 @08:14

"La mattina mi piace ritrovare le cose che si erano perse."
(Valentina Diana)
I desideri nel cuscino, il tuo abbraccio, la voglia di te.

Chiedo scusa a Valentina Diana, poetessa torinese, che detesta essere trasformata in un cioccolatino bacio. E in effetti è vero che sul cuscino, al mattino, spesso troviamo altre cose che si erano perse: le paure, le delusioni, le malinconie. Ma è altro quel che ci piace ritrovare: una carezza, e la voglia di alzarci, di andare avanti. O anche solo un caffé!

Dai marrons glacés di Milano ai Weisswurst di Monaco: come ingrassare in una settimana, giusto in tempo per Natale.

Domenica, 4 dicembre 2011 @16:04

Da vera expat, ogni volta che torno a Milano mi abboffo di tutto quello che non ho a disposizione nel mio altrove: il che, adesso che fa freddo, vuol dire risotto al salto con rognoncini trifolati (sempre più difficile da trovare) e, soprattutto, marrons glacés. Che mi sono concessa ogni mattina o quasi insieme al caffè. Una goduria zuccherina.
La situazione è ulteriormente peggiorata a Monaco, e non sto parlando delle tentazioni dei mercatini di Natale, a cui per fortuna sono immune (il vin brulé su di me ha uno strano effetto repellente), ma del bayerisches Frühstück, la colazione bavarese a cui sono stata trascinata da un amico tedesco: ovvero, alle dieci e mezza del mattino, Weisswurst (che sono proprio, come dice il nome, salsicce bianche), con senape dolce, Brezel (ovvero quel pane croccante e lucido a forma di nodo) e Weissbier. Confesso che mi è piaciuto!

A Milano non ho solo mangiato marrons glacés, ma sono anche andata a vedere la mostra di Pipilotti Rist, l’artista svizzera che mi ha incantato, con le sue installazioni video bizzarre e poetiche, all’interno di uno spazio straordinario, il vecchio teatro Manzoni. Immagini ipercolorate di fiori e corpi femminili sulle scale, nella grande platea abbandonata, sul bancone del vecchio bar delabré. (Purtroppo non in bagno, come accade invece nella sua mostra alla Hayward Gallery a Londra: chiudi la porta, parte la musica e si illumina un video sul pavimento. Mi piace l’arte che mi fa sorridere!). Piccola nota: la mostra di Pipilotti Rist, che è aperta fino al 18 dicembre, è gratis, perché è stata sponsorizzata dalla Fondazione Trussardi. Un’ottima notizia per tutte le "secessioniste" come me e Stella, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante che è, come sapete, la squattrinata protagonista di "Glam Cheap" (posso autocelebrarmi e dire che, ahimé, il mio libro è sempre più attuale?). E ovviamente sarei molto contenta se, anche quest'anno, "Glam Cheap" finisse sotto qualche albero di Natale…

I miei braccialetti, le mie amiche.

Venerdì, 2 dicembre 2011 @07:45

"E poi ci sono i miei braccialetti. Ne ho otto, d’argento: ognuno è un regalo di una cara amica. Due sono morte… Li porto sempre, ovunque: sotto la doccia, nella vasca, quando nuoto. Mi parlano di amicizia".
(Helena Kennedy)
Le mie amiche al polso. Le porto ovunque con me.

(Di nuovo parole che mi vengono incontro. Queste sono tratte da un'intervista che ho letto sul Financial Times a Helena Kennedy, avvocato, presidente dell'associazione Justice. Una frase che mi ha molto colpito perché conosco un'altra donna, una settantenne molto chic dell'editoria italiana, che porta un gioiello-amiche: degli anelli d'oro incrociati. Ognuno simboleggia un'amica, e tutte le amiche hanno lo stesso gioiello. Mi ha molto colpito perché racconta di quanto, certi gioielli, raccontino delle storie; del perché non ci separiamo mai da certi anelli, braccialetti, orecchini. Perché ci consolano e ci danno forza. Sono il legame con una madre che non c'è più, con un'amica che è la nostra sciarpa o il nostro maglione - ricordate il Buongiorno di venerdì scorso? -, con un amore caldo e radiante. Gioielli, e sentimenti. Chissà qual è il vostro?)

Come ogni venerdì, trovate il Buongiorno di oggi anche in inglese, nella parte globish di Lisa. E potete ricevere Lisa-globish via Twitter, ogni mattina, sul vostro telefonino.

Tu, che, come con due puntine da disegno, mi fissi saldamente al mio posto nel mondo.

Giovedì, 1 dicembre 2011 @10:43

"Se anche solo per un istante pensavo di essere strana, gli occhi di mia madre mi guardavano da sopra gli occhiali, e come due puntine da disegno mi fissavano saldamente al mio posto nel mondo."
(Banana Yoshimoto)
Per fortuna ci sono loro, le persone che ci ancorano alla realtà, che ci fissano saldamente al mondo.

(Il Buongiorno di oggi è tratto da "High & Dry. Primo amore", della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto, Feltrinelli. I primi amori. Il cercare un posto nel mondo)

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.