Lisa Corva

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Perdere il passato significa perdere il futuro. (Ovvero: perché anche le macerie sono importanti).

Mercoledì, 29 febbraio 2012 @07:50

"Perdere il passato significa perdere il futuro"
(Wang Shu)
Il futuro è dentro di me, il passato mi insegna a guardare avanti.

Oggi la frase non è di un poeta, ma di un architetto: Wang Shu, che ha appena vinto il Pritzker Prize, una sorta di Oscar per l’architettura (ricordate la mia intervista alla giapponese Sejima, una delle poche donne a riceverlo?). Mi è piaciuta la sua frase, che ha molto a che vedere con il rispetto della tradizione (tema scottante in una Cina che rade tutto al suolo e costruisce ex novo) e i suoi edifici: soprattutto con il Museo d’arte Ningbo, dove ha utilizzato, come materiali, dei resti e detriti abbandonati nell’area. In fondo, perché no?, è anche una metafora della vita.

E, a proposito di Oscar, un dettaglio per fashioniste: l’abito dorato di Meryl Streep, che ha vinto per "Iron Lady", e quello rosso indossato da Livia, la bella moglie di Colin Firth, meritano l’Oscar per moda eco-friendly; quello di Livia è fatto addirittura di bottiglie di plastica riciclate! E’ un progetto portato avanti da Livia, appunto (si chiama Red Carpet Green Challenge), che quest’anno ha collaborato con Valentino (per il suo abito) e con Lanvin (per l’abito di Meryl). Sempre per l’importanza delle macerie. Che dite? Piacerebbe un sacco a Stella, la protagonista del mio Glam Cheap…

La confusione è precisa in amore.

Martedì, 28 febbraio 2012 @07:48

"La confusione è precisa in amore".
(Vittorio Lingiardi)
La confusione è precisa in amore. E il nome che leggo, è il tuo.

(Il Buongiorno di oggi è anche il titolo di un piccolo libro di poesie appena uscito per Nottetempo)

Non c’è che un istante – ed è quello blu - in cui si dovrebbe decidere di andare.

Lunedì, 27 febbraio 2012 @08:52

"Non c’è che un istante – ed è quello blu –
in cui si dovrebbe decidere di andare"
(Massimo Zamboni)
Seguo una traccia blu, una striscia blu, un orizzonte blu. Seguo la luce. E’ ora di uscire, partire. Provare.

(Il mio primo Buongiorno non più di carta è tratto da "Prove tecniche di resurrezione", di Massimo Zamboni, Donzelli. Apro la finestra e il mattino è blu).

Perché le scarpe-tortura sono come gli uomini: quelle sbagliate a volte sono quelle giuste.

Domenica, 26 febbraio 2012 @20:01

Da vera giornalista fintoglam, le scarpe di stagione, in genere, le vedo solo in foto. Al massimo, svetrinando, esattamente come fate voi. Peccato, perché mi sarei divertita a provare (per poi magari inciampare) i sandali vertiginosi di primavera che abbiamo pubblicato su Grazia. Piccolo particolare: sono tutti con il tacco. Stiletto, zeppa, plateau… Certo, sono poi i dettagli che ci fanno innamorare: con le scarpe è sempre colpo di fulmine, si sa. E quindi, magari, i dettagli rombanti delle scarpe Prada ispirate alle macchine anni Cinquanta (però a me non convincono le scarpe-fumetto), o certi improbabili pizzi neri a contrasto con il blu e l’azzurro, o ancora zeppe altissime magari in legno, cinturini che stringono vezzosamente la caviglia. Ma sempre con tacco vertiginoso… Eppure, come sottolinea Roberta Rossi in "A lezione di tacchi" (Sonzogno), il "tacco amico" è quello che non supera i 7 centimetri!
Michael Kors, stilista americano forse un po’ sadico, o semplicemente spiritoso, riassume così: "Ogni volta che una donna mi chiede quanto alti devono essere i tacchi, rispondo così: dipende da te. Se riesci a resistere due ore senza prendere un antidolorifico, allora vanno bene". Cito da "The Style Strategy", la guida moda dell’americana Nina Garcia (De Agostini), con le illustrazioni happy di Ruben Toledo. Nina Garcia ovviamente approva i tacchi a spillo, giudicati "indispensabili per i cocktail party, anzi per ogni tipo di party". Ma fa di più: mette le scarpe vertiginose, preferibilmente decolleté, nel suo personale elenco di "must" che ogni donna dovrebbe avere nel guardaroba. Insieme a un trench, una camicia bianca da uomo, un tubino nero, un maglioncino o dolcevita di cachemire, una borsa grande (anche se non è una it-bag, basta che sia grande), un paio di jeans. Per fortuna mette anche le ballerine… E in ogni caso, saggiamente consiglia: "Che ci crediate o no, anche un paio di tacchi a spillo può essere comodo; relativamente parlando, s’intende. I segreti sono la punta (non troppo stretta), l’ampiezza del tacco (non troppo sottile), e il collo del piede (che dev’essere pienamente sostenuto dalla suola: da evitare spazi vuoti). Un lieve plateau sul davanti è favoloso, ma non esagerate… Nulla rovina una festa più di una visita al pronto soccorso".
Forse, allora, è a quello che servono tutte le stringhe e cinturini che fermano il piede sulla caviglia, nei nuovi sandali di primavera? Un po’ fetish, certo, ma anche una saggia "cintura di sicurezza" per equilibriste e fashioniste. O forse la spiegazione è un'altra?
Perché, cito sempre "A lezione di tacchi", sono queste le vere "scarpe-tortura". E quando le indossi, hai tutto il tempo di meditare sui piaceri della schiavitù modaiola. e magari anche sentimentale. Già: "Ci sono modelli con tre tipi di fibbie che chiudono la caviglia. Complicate, proprio come i sentimenti. Un vero amore dev’essere audace, spericolato, passare anche attraverso qualche sofferenza. E poi il tormento, l’attesa, il brivido. Così l’uomo sbagliato alla fine può rivelarsi quello giusto. E quello perfetto può essere, alla fine, una totale delusione. Quindi, tanto vale provare a indossare anche le scarpe-tortura. Se piacciono, naturalmente".


Per favore non smettere mai di scrivermi lettere.

Venerdì, 24 febbraio 2012 @08:59

"Per favore non smettere mai di scrivermi lettere - riescono sempre a farmi sentire migliore. A mettermi in contatto con la parte migliore di me".
(Robert Lowell)
Corrispondenze.

Questo che avete appena letto è il mio ultimo Buongiorno su City. Perché, con il numero di oggi, non uscirà più il quotidiano free press della Rizzoli, dove ogni giorno leggevate quel piccolo quadratino blu: quella piccola scheggia di poesia che magari ritagliavate, per conservarla nel portafoglio, nel libretto universitario, nel diario, nella moleskine, come mi avete spesso raccontato. Da oggi, City non uscirà più. Ma il mio Buongiorno lo troverete qui. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì. Un Buongiorno più aereo e più lieve, da mandare via sms, postare su Facebook, twittare. Ci sono cose che finiscono, cose che cominciano. Rimanete con me e lo scopriremo insieme.

La frase di oggi, che è casualmente il mio ultimo Buongiorno di carta (in realtà pensavo che City continuasse a uscire ancora fino a fine febbraio!), è casualmente perfetta, come capita spesso con i Buongiorno. Perché è la frase che Robert Lowell, poeta anni Sessanta, scrisse ad Elizabeth Bishop, poetessa americana, in una delle loro tantissime lettere, lettere lungo tutta una vita. Corrispondenze, quindi. Così come spero siano i miei Buongiorno per voi. Leggetela in inglese, come ogni venerdì, su Friday Lisa.


Il mio passato: una casa dove non voglio più abitare.

Giovedì, 23 febbraio 2012 @08:24

"Abbiamo tutti un pezzettino di passato che va in rovina o che viene venduto pezzo per pezzo. Solo che per la maggior parte delle persone non è un giardino; è il modo in cui pensavamo a qualcosa o qualcuno."
(Amor Towles)
Il mio passato: una casa dove non voglio più abitare.

(La frase di oggi è tratta dal romanzo "La buona società" di Amor Towles, Neri Pozza. Gli anni Trenta a Manhattan, e una ragazza che cerca il futuro: vita, calze di seta, buoni libri e amore).

Qualcosa di meraviglioso.

Mercoledì, 22 febbraio 2012 @07:30

"Quando, all'etá di venticinque anni, Anna Estcourt cominciò a chiedersi se il piacere ricavabile dalla vita ne compensasse il tedio, accadde una cosa meravigliosa".
(Elizabeth von Arnim)
Forse, oggi? Perché le cose meravigliose accadono all'improvviso, non sono mai segnate sul calendario.

(Questo è l'incipit del nuovo romanzo di una delle mie scrittrici preferite, Elizabeth von Arnim. Si intitola "Il circolo delle ingrate", Bollati Boringhieri, ed è appena uscito in libreria. Per sapere qualcosa in più su di lei, cliccate sul suo nome).

Infilami in una tasca, avvolgimi nella tua sciarpa. Rimani con me.

Martedì, 21 febbraio 2012 @08:18

"Mi sono liberata di uno dei miei eventuali futuri:
in questa decisione c'è almeno una qualche leggerezza.
Cammino svelta, ma non smetto di aver freddo.
Mi faresti scaldare accanto a te?
Non lasciarmi affamata. Rimani con me!
Parlami con quella tenerezza nella voce indifferente
infilami in una tasca, avvolgimi in una morbida sciarpa,
nelle maniche di una giacca. Dividi con me uno spicchio
d'arancia..."
(Izabela Filipiak)
Avvolgimi nella tua sciarpa. Scaldami vicino a te.

Le tue parole, il tuo profilo, il tuo sorriso. Porto tutto con me.

Lunedì, 20 febbraio 2012 @08:32

"Tuttavia provava il bisogno di udire parole, parole, come ai primi tempi, portarsele di là, in cucina, a farle compagnia durante la giornata"
(Alba de Céspedes)
Le tue parole, le porto in tasca, un amuleto per quando mi sento sola. Le tue parole. E il tuo profilo, quando guidi. Il tuo sorriso, quando mi vedi arrivare. Porto tutto con me.

Quanto lontano o quanto vicino sei? Dimmelo, così saprò se tu chiudi gli occhi, quando io adesso ti bacio.

Venerdì, 17 febbraio 2012 @07:30

"Quanto lontana o quanto vicina sei, Ingeborg? Dimmelo, così saprò se tu chiudi gli occhi, quando io adesso ti bacio"
(Paul Celan)
Ma io chiudo gli occhi, amore mio, anche se il tuo bacio è solo un sms.

In questa frase è il 1949. Lui era un poeta. Lei, anche. Lui era nato a Czernowitz, allora Romania, ora Ucraina (come lo scrittore Gregor von Rezzori, ricordate?, l’ultimo dei mitteleuropei). Lei era austriaca. Si scrivevano in tedesco, si sono scritti per quasi vent’anni, anche quando lui si sposò, anche quando lei aveva un compagno. Lettere di carta. Parole di poeti, parole di un amore impossibile, che come tutti gli amori impossibili pretende le parole più belle. E "Troviamo le parole" è il titolo del loro carteggio edito da Nottetempo, da cui è tratta questa frase. Paul Celan si uccise nel 1970 gettandosi nella Senna, a Parigi. Ingeborg Bachmann morì tre anni dopo a Roma, nel sonno forse di alcol e sonniferi; l’ultima sigaretta aveva bruciato il letto. Ma in questa frase era ancora il 1949, baci di carta, baci che scottano come quelli veri.

Come ogni venerdì, mi trovate anche nella parte globish del sito. Oggi, trovate le parole "originali" di Celan: a dimostrazione che, ogni tanto, il tedesco è una lingua in cui si può parlare d'amore. E come ogni venerdì vi ricordo: se mi seguite su Twitter, riceverete ogni giorno il mio Buongiorno sul vostro telefonino. Daily Lisa.

E’ meno grave perdere che perdersi.

Giovedì, 16 febbraio 2012 @08:34

"E’ meno grave perdere che perdersi."
(Romain Gary)
Forse è così. Forse preferisco perderti, piuttosto che perdere me.

Com’è strano, che il cuore sia senza amore, freddo come queste cose.

Mercoledì, 15 febbraio 2012 @08:00

"Scostare le tende
e vedere il volo delle nuvole
com’è strano
che il cuore sia senza amore,
freddo come queste cose".
(Philip Larkin)

Com'è strano, vivere senza abbracci, senza nessuno che mi tenga stretto a sé.

(I versi di oggi sono di Philip Larkin, poeta inglese del Novecento, e sono tratti da "Le nozze di Pentecoste", Einaudi, un vecchio librino del 1969 non più in commercio, che mi è stato fotocopiato da un caro amico amante della poesia, come me)

Definitivamente il mio ginocchio è innamorato.

Martedì, 14 febbraio 2012 @09:00

"Definitivamente il mio ginocchio è innamorato.
di te.
del tuo cervello.
del fatto che mi ascolti.
definitivamente vuole essere baciato.
sulla cicatrice brutale di bambina.
(è il ginocchio sinistro).
in ginocchio
il mio ginocchio ti chiede:
che mi accogli
che mi parli
che mi abbracci sotto casa
che mi prendi per i polsi
delle mie tante ferite
che mi fai tabula rasa"
(Francesca Genti)
Te n'eri accorto, vero? Io e il mio ginocchio siamo innamorati di te.

(La poesia di oggi è tratta dall’antologia, appena uscita, "Love out", Transeuropa; scrittori e poeti sull'amore. La poesia di Francesca Genti - anzi tre, perché sono tre poesie inedite - sono le pagine più belle! E quanto a San Valentino - perché sì, lo so, è San Valentino - che dire? A me le feste piacciono, anche le feste più kitsch. Anche quelle con i cuori rossi e la musica zuccherina).

Quando tutto comincia, perché tutto comincia con te.

Lunedì, 13 febbraio 2012 @07:51

"Quando tutto comincia, vivo tra due mondi. Uno è Helsinki, con i suoi bicchieri di vino acquistati con gli ultimi spiccioli, i sorrisi elargiti senza pensare alle conseguenze, i baci concessi dentro ai portoni... L'altro mondo è Kuhmo, il prato, il lago e il sentiero nel bosco che non mi ha dimenticata".
(Riikka Pulkkinen)
Quando tutto comincia, perché tutto comincia con te.

Sto leggendo un libro che mi piace molto, di una giovane scrittrice finlandese: parla di una donna che sta morendo, della nipote ventenne che la abbraccia e beve un ultimo bicchiere di vino con lei; parla di un abito dimenticato nell'armadio, che nasconde un segreto e una storia d'amore. Parla di com'era essere giovani negli anni Sessanta. Il libro si intitola "L'armadio dei vestiti dimenticati", di Riikka Pulkkinen, Garzanti: è da lì che ho sfilato il mio Buongiorno di oggi.

Il marito ideale.

Sabato, 11 febbraio 2012 @09:52

Di solito leggete qui sul blog i miei corva-pezzi (di moda, d’arte, libri, architettura) solo dopo che sono stati pubblicati. Stavolta, rovesciamo il gioco, anche perché l’argomento è divertente: qual è, secondo voi, il miglior partito oggi? No, no, non sto parlando di politica. Ma di quello che una volta si chiamava "partito": ovvero, il marito ideale. Una volta, quando dagli uomini ci aspettavamo che, nell’ordine, ci corteggiassero prima, e ci mantenessero poi (un trend che all’incirca è finito negli anni Sessanta, molto prima di Sex and The City). Ma adesso? Ha ancora senso parlare di "partito"? Che cosa ci aspettiamo da un uomo? Che ci mantenga, o pazienza, tanto oggi in due senza due stipendi non si vive? Che ci dia sicurezza, anche se non è quella del conto corrente? Che ci compri, almeno ogni tanto, dei fiori? O che, soprattutto, risponda al telefono anche quando è in riunione, se capisce che siamo nel mezzo di un attacco di pianto al supermercato (posto speciale per attacchi di panico, specie al banco dei surgelati)? Ragazze di tutte le età, dite la vostra. (Sto parlando alle donne sintonizzate, ma i maschi ovviamente sono invitati a dire la loro). L’articolo uscirà su Velvet, il mensile lifestyle di Repubblica.

Chi abita nei nostri sogni.

Venerdì, 10 febbraio 2012 @08:51

"Dove vanno le persone quando non ci sono più?
Sotto terra, o forse più su?
Chi può dirlo, disse il nonno. Ma penso che
abitino nei nostri sogni, dentro di te".
(Jeanne Willis)
E nei sogni ci abbracciano, come allora.

(Jeanne Willis è inglese e scrive favole per bambini. Ma i versi di oggi sono tratti da un'antologia di poesie "per grandi", "Staying alive", Bloodaxe Books. La traduzione è mia, rima baciata zoppicante compresa).
Come ogni venerdì, vi ricordo che trovate il Buongiorno di oggi anche in inglese: Friday Poetry. E, come ogni venerdì, vi ricordo che se decidete di seguirmi su Twitter, riceverete ogni mattina il mio Buongiorno sul vostro telefonino.

Come tutti a Sud, continuavano a dirsi pronti alla fuga.

Giovedì, 9 febbraio 2012 @07:47

"Come tutti a Sud, anche Concetta e Agnese continuavano a dirsi pronte alla fuga. Non facevano che ripeterlo. Si trattava di andare a vivere a Bologna. O a Siena. O a Mantova, dove c’era quel festival sui libri o chissà dove. Si trattava solo di risolvere le ultime questioni in sospeso e poi sarebbero partite. L’unico vero ostacolo erano i muretti a secco. Quelle linee curve ed equivoche che recintavano paesi e città come lager".
(Elisabetta Liguori)
Geografia della fuga.

Mi è piaciuta molto quest’immagine dei muretti a secco, i muretti delle campagne assolate e meravigliose del Sud, che impediscono la fuga, come in un labirinto dell'anima. Mi è piaciuto anche il libro da cui è tratta questa frase: si intitola "La felicità del testimone", Manni editore, e l’ha scritto Elisabetta Liguori, che di mestiere fa altro, lavora al Tribunale di Lecce. O forse di mestiere fa semplicemente questo: osserva, e scrive. La protagonista del suo libro (che come a volte succede con i libri imperfetti ti rimane stranamente dentro), si chiama Concetta, è un’assistente sociale in un tribunale, appunto, alle prese con un delitto e con la testimone, che è una bimba. E con i muretti a secco.

Col nuovo mattino il mondo mi bacia sulla tua bocca.

Mercoledì, 8 febbraio 2012 @09:49

"Col nuovo mattino
il mondo mi bacia
sulla tua bocca, donna"
(Juan Ramón Jiménez)
Il mattino è un tuo bacio. Anche solo via sms.

(I versi che ho scelto oggi per il Buongiorno sono tratti dall'antologia "Poesia d’amore del Novecento", Crocetti. Juan Ramón Jiménez è un poeta spagnolo, Nobel per la Letteratura nel 1956)

Al di là di sette pelli, al riparo del buio.

Martedì, 7 febbraio 2012 @09:17

"E’ ritornato. Non ha detto nulla.
Era chiaro però che aveva avuto un dispiacere.
Si è coricato vestito.
Ha messo la testa sotto le coperte.
Ha ripiegato le gambe.
E’ sulla quarantina, ma non in questo momento.
Esiste – ma solo in quanto nel ventre di sua madre,
al di là di sette pelli, al riparo del buio.
Domani terrà una conferenza sull’omeostasi
nella cosmonautica metagalattica.
Per il momento s’è raggomitolato, dorme."
(Wislawa Szymborska)
Ritorni.

Wislawa. La poesia di oggi è tradotta da Pietro Marchesani, "il" traduttore della Szymborska, ed è tratta dall’antologia Adelphi. Tutto in questo Buongiorno è di Wislawa: il commento in realtà è il titolo, che stavolta è scivolato alla fine. Mi piace perché mi ricorda quando gli uomini – i nostri mariti, compagni, fidanzati – ritornano improvvisamente fragili, bambini. Mi piace perché capita a tutti di sentirsi così: certe sere in cui torniamo a casa e vogliamo solo non esserci, chiudere il mondo fuori dalle coperte, scomparire dentro un piumone, stare al sicuro. Il ritorno è a casa, ma anche nella pancia, nel prima.
Wislawa. La cosa che più mi ha colpito quando la poetessa polacca premio Nobel è scomparsa, qualche giorno fa, è stato vedere quanto fosse, sotterraneamente, amata. E’ stato leggere ricordi e tributi e schegge delle sue poesie ovunque, sulle pagine Facebook, sui blog (anche qui!), sui giornali; perché tutti, o meglio molti, anche chi di solito non legge poesia, aveva un pezzettino di Szymborska nel cuore. Leggo qualche titolo, a caso: "Non saprei dire come, ma Szymborska sapeva quasi tutto di me" (sul Foglio), "The Happiness of Wisdom Felt" (sul New Yorker: la felicità della saggezza dentro di sé, all’incirca). Ma forse il piccolo gesto che mi ha più colpito, e che penso sarebbe molto piaciuto a Wislawa, che sarebbe finito dentro una delle sue poesie, è questo: un’amica, a Roma, è andata in chiesa ad accendere una candela per lei. Subito dopo, mi ha scritto, si è avvicinato un bell’uomo (un prete tedesco?, ha ipotizzato ridendo) e ne ha accesa una anche lui, chissà per chi, chissà per che cosa. "Ci siamo guardati e sorrisi". Ecco, in quel sorriso per caso c'è tutta la Szymborska. Grazie Alessandra, grazie Wislawa.

E’ una neve da romanzo di Puškin.

Lunedì, 6 febbraio 2012 @08:07

"Questa neve violenta
ostinata e diagonale.
cade fortissima.
mi viene da pensare:
è una neve da romanzo di Puškin
è una neve da versi di Chlebnikov
è una nevicata russa, originale.
cade fortissima.
mi viene da pensare:
sarebbe bello se tu fossi un husky
portarti a spasso, nella neve, a giocare
portarti a spasso per tutta la città
metterti il guinzaglio, per l’eternità".

(Francesca Genti)

La neve e tu. Non desidero di più.

Non ho mai letto dei romanzi di Puškin (solo dei versi, e solo la sua storia, compreso il duello a San Pietroburgo, un duello per la bellissima moglie, che lo portò alla morte nel 1837, mentre l’avversario fu salvato dal bottone che parò la pallottola), anche se mi piace l’idea della nevicata russa. Invece ho letto e continuo a leggere le belle poesie di Francesca Genti - questa è tratta da "Poesie d'amore per ragazze kamikaze", che potete ordinare su ibs- e quindi perdonatemi il mio tentativo di rima baciata. E’ tutta colpa della neve.

La vita? E’ essere presi in ostaggio dalla realtà.

Venerdì, 3 febbraio 2012 @07:35

"La vita? E’ essere presi in ostaggio dalla realtà".
(Olaf Nicolai)
E io spero solo che su quell’aereo dirottato ci sia anche tu.

Il Buongiorno di oggi non viene da una poesia, né da un romanzo. Ma da un artista, che è anche un amico: il berlinese Olaf Nicolai, uno dei nomi della conceptual art nel mondo, di cui ho appena visto un’installazione a Roma. Alla Casa Museo di Giorgio de Chirico, in piazza di Spagna (confesso: non sapevo neppure che esistesse), tra i mobili e i quadri e persino la bottiglia di Punt e Mes che beveva de Chirico, un giovane curatore, Luca Lo Pinto, ha chiamato artisti da tutto il mondo, a punteggiare l’appartamento di installazioni (metà delle quali, come al solito, non capisco, se nessuno me le spiega). Olaf Nicolai ha messo, nello studiolo di de Chirico, una vecchia Olivetti 22: l’installazione siamo noi, che ci sediamo davanti alla macchina da scrivere, prendiamo un foglio di carta intestata de Chirico, e scriviamo. Una lettera. A chiunque: un amore con o senza didascalia, una persona vicina o lontana, magari a noi stessi. E la busta sarà mandata da casa de Chirico. Molto metafisico, com’era de Chirico stesso. Ma sapete che non sono quasi più capace di scrivere a macchina, nell’era degli sms? Andateci anche voi: la mostra, "D’après Giorgio", è aperta da adesso fino alla fine di quest’anno: http://www.fondazionedechirico.org/it/ . E Roma era bellissima. Un po’ metafisica, come sempre. Un bel posto dove essere presi in ostaggio dalla realtà.

Vi ricordo che, come ogni venerdì, trovate il Buongiorno anche in inglese, in Lisa Globish. E che, iscrivendovi a Twitter, riceverete il mio Buongiorno ogni mattina, sul vostro telefonino.

Milano, l’anima e noi, Milano: ci prendi entrambi, rapisci tutto. Vuoi altro?

Giovedì, 2 febbraio 2012 @08:43

"Milano, l’anima e noi, Milano: ci prendi
entrambi, rapisci tutto. Vuoi altro?
Prendila adesso, questa luce che vedo,
prendi noi due, trasformaci, fa’ qualcosa
di magnifico. Non smettere. Non dirmi
che stavi solo scherzando."

(Giorgio Meledandri)

Milano, fa’ qualcosa per noi.

(I versi di oggi sono tratti dall'antologia "Almanacco dello specchio 2010-2011", Mondadori. Milano è la città che ho lasciato, prima che rapisse tutto. La città per le cui strade camminano Emma e Stella, le protagoniste dei miei libri. Milano).

E' morta Wislawa Szymborska, Nobel per la Letteratura nel 1996, una delle mie poetesse preferite, che viveva "appartata ma non in disparte" a Cracovia. Aveva 88 anni. Ma ha lasciato delle poesie non pubblicate... Quale migliore eredità. Se cliccate sul suo nome, potete leggere un Buongiorno che le ho rubato. Per conoscerla: Pietro Marchesani l'ha tradotta magistralmente per Adelphi, e per Scheiwiller, con il testo polacco a fronte. Il mio preferito: forse "Vista con granello di sabbia", Adelphi.

Il tuo bacio? Arte moderna. Senza neppure una didascalia.

Mercoledì, 1 febbraio 2012 @08:53

"Vorrei sapere perché mi ha baciato. Non lo so, mormorò… Voleva una risposta, al limite un rifiuto, ma certo non quel nulla. Non può cavarsela così, senza una spiegazione. Ma non c’era niente da dire. Quel bacio era come l’arte moderna."
(David Foenkinos)
Tu, senza neppure una didascalia.

(E' proprio così: ci sono amori - anzi, se permettete ci sono uomini - che sembrano delle installazioni di arte contemporanea. Criptici. Incomprensibili. E senza neppure una didascalia. La frase di oggi è tratta dal romanzo di Foenkinos "La delicatezza", edizioni e/o. Nel libro, a dir la verità, è la donna che bacia e poi sfugge, anzi fugge: allora è così che ci vogliono i maschi?).

E a proposito di uomini e arte contemporanea: mi piace la coincidenza del Buongiorno di oggi con la nomina di Massimiliano Gioni, 39 anni, curatore della prossima Biennale di Venezia. Giovanissimo e già curatore al New Museum di Manhattan (quello disegnato dall'archistar giapponese Sejima), per la Fondazione Trussardi (e l'ultima mostra, bellissima, a Milano, al Teatro Manzoni, di Pipilotti Rist). Chissà se lui ce l'ha, la didascalia...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.