Lisa Corva

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Apri la porta.

Venerdì, 30 marzo 2012 @08:51

"Apri la porta.
Forse fuori vedrai
un albero, o un bosco,
un giardino,
una città magica.
Apri la porta.
Se c’è nebbia, si diraderà.
Apri la porta.
Anche se troverai solo l’oscurità pulsante
o il vento che soffia,
anche se fuori non c’è nulla,
vai e apri la porta.
Quantomeno
entrerà un po’ d’aria".
(Miroslav Holub)
Vento e ossigeno per i miei sogni.

(La poesia di oggi è di Miroslav Holub, morto a Praga nel ’98: mi piace quella corrente d'aria in fondo alla poesia, un po' di umorismo surreale che ci sveglia. E com'è vero: dobbiamo aprire la porta per vivere, anche a costo di prenderci un raffreddore. La poesia è tratta dall’antologia "Staying alive", Bloodaxe Books. La traduzione è mia, anche se stavolta il giro è doppio, anzi triplo: ho tradotto dall'inglese che è stato tradotto dal ceco... Come ogni venerdì, comunque, cliccate su Lisa globish!).

La questione è da quale parte uno vede il cielo.

Giovedì, 29 marzo 2012 @07:40

"La primavera non l’ho trovata tanto nei campi o, diciamo, in un Botticelli, quanto in una piccola icona rossa della Domenica delle Palme. Così pure, un giorno, il mare l’ho sentito guardando una testa di Giove. Quando scopriamo le segrete relazioni dei concetti e li penetriamo sin nel profondo, arriviamo a un’altra forma di chiarezza che è la Poesia. E la Poesia è sempre una, come uno è il cielo. La questione è da quale parte uno vede il cielo.
Io l’ho visto proprio stando in mezzo al mare aperto."
(Odisseas Elitis)
Da quale parte guardo il cielo.

Il brano poetico di oggi è tratto da "E’ presto ancora", Donzelli, del poeta greco Elitis: cliccate sul suo nome per leggere tutti gli altri Buongiorno. Bellissimi. E mi piace quella piccola icona rossa e bizantina in una Domenica delle Palme; mi piace l’idea di poter vedere il mare, o la primavera, in altre cose, che apparentemente non c'entrano, ma che portano il mare, o la primavera, dentro.

Lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare.

Mercoledì, 28 marzo 2012 @08:39

"Lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare"
(Dino Campana)
Già. E se oggi bigiassimo, e andassimo al mare?

Non è proprio di Dino Campana, il Buongiorno di oggi: i versi originari, tratti dai Canti Orfici, erano "Fabbricare fabbricare fabbricare/ preferisco il rumore del mare" , poi diventati così per Ugo Nespolo, l’artista che ne fece un bizzarro monumento sul mare di San Benedetto del Tronto; e per Mimmo Calopresti, che li trasformò nel titolo di un film. Dino Campana che ne direbbe? Forse riderebbe. Forse, più probabilmente, si arrabbierebbe. Lui, poeta tormentato, imprevedibile, iroso, depresso dei primi del Novecento, grande amore di Sibilla Aleramo. Ma è bello quando una poesia viaggia, si trasforma, diventa qualcosa di potente, finisce in riva al mare.

Il romanzo è come se uno ha casa sua. Il racconto è un appartamento in affitto.

Martedì, 27 marzo 2012 @08:21

"Il romanzo è come se uno ha casa sua. Il racconto è un appartamento in affitto"
(Antonio Tabucchi)
E la poesia? Forse la poesia è fermarsi a un caffè in piazza, e capire - e amare - con uno sguardo tutta la città.

Non sono mai stata una fan di Tabucchi, lo scrittore appena scomparso. Però mi piace molto questa sua frase, tratta da una sua intervista; una frase che ho incontrato per caso, grazie a un'amica.

E’ difficile creare un giardino noioso, ma il vecchio signor Wither ci era riuscito.

Lunedì, 26 marzo 2012 @08:34

"E’ difficile creare un giardino noioso, ma il vecchio signor Wither ci era riuscito."
(Stella Gibbons)
Primavera, la rivoluzione dei giardini.

La buffa frase di oggi è l’incipit di un libro che mi ha molto divertito: "I segreti di Sible Pelden", scritto nel 1938 dall’inglese Stella Gibbons. E’ anche il primo libro che ho letto di Astoria, una piccola nuovissima casa al femminile, che pubblica solo romanzi "dimenticati", quasi tutti British, ironici e leggeri, dalle copertine rosso magenta con foto vintage: http://www.astoriaedizioni.it/ Quasi un Persephone Books (un altro mio cult), all’italiana. E’ bello sapere che c’è chi crede ancora nei libri! E nei giardini. E nell’umorismo che ci salva, come la primavera.

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Intervista a Riikka Pulkkinen: a proposito del coraggio di amare, e di un vestito giallo.

Domenica, 25 marzo 2012 @18:42

Ultimamente ho sforbiciato un paio di Buongiorno (compreso quello dell'8 marzo: "A una donna servono due cose nella vita: il senso dell’umorismo e un paio di scarpe rosse col tacco") dal libro di una giovane scrittrice finlandese, che ho incontrato e intervistato a Milano per Grazia. E mi è piaciuto tanto quell'abito immaginato e poi visto per caso in una vetrina, come entrare davvero nelle pagine di un romanzo, come entrare in un'altra dimensione...

Tutto comincia con un abito. Un abito giallo e leggero che sa d’estate, dimenticato in un armadio. Un abito che una ragazza ventenne trova nell’armadio della nonna; lo accarezza, lo indossa, e scoprirà che nasconde un segreto, un segreto di famiglia, una tormentata storia d’amore. E’ "L’armadio degli abiti dimenticati" (Garzanti), di Riikka Pulkkinen, giovane scrittrice di Helsinki, che a poco più di trent’anni, in Finlandia, è già al secondo bestseller. Capelli neri e lunghi, un sorriso delicato, è una nuova voce dal Nord, che incontriamo a Milano. Racconta i sentimenti, con delicatezza, attraverso due ragazze: Anna, oggi, che trova quel vestito dimenticato; ed Eeva, che lo aveva indossato negli anni Sessanta, quando tutto – la sua vita, il mondo – stava per cambiare.

L’abito che ha ispirato il romanzo esiste davvero?
"Sì: l’ho visto per caso a New York, dopo aver scritto il libro! Stavo camminando per l’East Village ed era lì, nella vetrina di un negozio vintage: esattamente come quello che avevo immaginato. Anni Cinquanta, stretto in vita, gonna larga, senza maniche. Dello stesso punto di giallo".

E’ entrata e l’ha comprato?
"Non ho avuto il coraggio, neppure di indossarlo. Ma sono entrata e ho detto, emozionatissima: ho appena scritto un romanzo e questo è proprio l’abito-chiave della mia storia… Non che la commessa sia rimasta molto impressionata. A New York sono tutti scrittori o attori, o aspiranti tali". (ride).

A lei però piacciono gli abiti vintage, che hanno storie e segreti intrecciati nella stoffa, come nel suo libro?
"Sì, e li compro volentieri".

Apra il suo armadio: qual è il suo abito del cuore?
"Un abito rosso, di seta, di una stilista finlandese, Miun, che mi sono regalata per festeggiare, appena ho consegnato questo romanzo. E’ un vestito che adoro".

Il suo romanzo parla d’amore. Un amore segreto e clandestino, un amore che travolge e annulla. Ma anche l’amore per una bimba che non è la propria figlia: una bimba che perdiamo, perché appartiene all'uomo che amiamo e non a noi. E lei, cos’ha imparato sull’amore?
"Che l’amore è sempre vero per chi ama. Anche se non è ricambiato, anche se è illusione. Perché quando ami, l’amore diventa vero. Sempre".

E quindi vale sempre la pena di amare? Anche a costo di soffrire, perdere, perdersi?
"Certo: se perdi il coraggio di amare, perdi il coraggio di vivere".

Aspettiamoci il meglio mentre ci prepariamo al peggio.

Venerdì, 23 marzo 2012 @07:36

"Aspettiamoci il meglio mentre ci prepariamo al peggio".
(Aung San Suu Kyi)
Vivere è anche imparare a guardare avanti senza paura. Vivere è saper sorridere. Vivere è camminare in bilico tra lucidità e speranza, senza perdere l’equilibrio.

Il Buongiorno di oggi è della piccola grande donna che da 25 anni si oppone alla dittatura in Birmania. Su di lei, Nobel per la pace nel 1991, Luc Besson ha appena girato un film, "The Lady".
Le sue parole anche in inglese, in Lisa globish, come ogni venerdì: cliccate in alto a destra.

E’ primavera. Comincio lentamente a respirare di nuovo.

Giovedì, 22 marzo 2012 @08:29

"E’ primavera. Comincio lentamente a respirare di nuovo. L’inverno è stato freddo e insopportabile, a tratti largo e ventoso come se la città fosse un’ampia sala in un maniero abbandonato. Per tutto l’inizio dell’anno mi era sembrato che le mie membra appartenessero al secolo scorso, la mia testa fosse un pezzo da conservare in un museo, in uno scaffale dalle ante di vetro, tra gli oggetti fragili".
(Riikka Pulkkinen)
Ma ora è primavera. Respira.

(La frase di oggi è tratta dal romanzo di una giovane autrice finlandese: "L’armadio dei vestiti dimenticati", Garzanti).

Fiammiferi accesi nella notte.

Mercoledì, 21 marzo 2012 @09:12

"Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vedere tutto intero il tuo volto
Il secondo per vedere i tuoi occhi
Il terzo per vedere la tua bocca
E l’oscurità intera per ricordare tutto questo
Mentre ti stringo fra le braccia"

(Jacques Prévert)

Perché l’amore e la poesia sono questo: fiammiferi accesi nella notte.

Oggi ho molte cose da festeggiare. La primavera, anche se in fondo è cominciata già ieri, con un equinozio anticipato. E la giornata mondiale della poesia. Per questo ho scelto Prévert. Perché mi piace pensare che la poesia sia – anche – questo: fiammiferi accesi nella notte.

Per quell’istante negli occhi dei bambini.

Martedì, 20 marzo 2012 @07:16

"Scrivo per le sorelle nei reparti intensivi,
per i bambini senza capelli e quelli a cui fa male il cuore.
Prego per quanti tornano e inattesi,
per quanti arrivano e non benvenuti.
Per l’istante negli occhi dei bambini"
(Peter Repka)
Per quel sorriso negli occhi dei bambini.

(I versi di oggi sono presi da "Tratti – Da una provincia dell’impero", un'antologia di letteratura slovacca, Moby Dick Editore).

Se potessi scegliere un dono per te, sceglierei una giornata toscana, e la manderei a te lontano.

Lunedì, 19 marzo 2012 @09:25

"Se, o diletto, potessi scegliere un dono per te, non sceglierei le cose più belle in oro e gemme, ma sceglierei una giornata toscana e la manderei a te lontano: un giorno toscano, che è cosa sì dolce che insegnerebbe anche al tuo cuore a palpitare."
(Cora Fabbri)
Oggi ti regalo un giorno di primavera.

Cora Fabbri era una poetessa: nata in America, ma di famiglia italiana, visse poi a Firenze, insieme ai fratelli pittori, Egisto ed Ernestine. Per questo le sue parole sono arrivate fino a noi: accompagnamento della mostra "Americani a Firenze – Sargent e gli impressionisti del Nuovo Mondo", in questo momento a Palazzo Strozzi. Cora morì nel 1891 ad appena 21 anni, senza aver visto pubblicato il suo primo libro di poesie. E a noi rimane il suo intatto stupore di una luminosa giornata toscana.

E ora, finalmente, ero libera: ad ogni gesto che compivo, mi meravigliavo della mia leggerezza.

Venerdì, 16 marzo 2012 @08:08

"Quello che m’inebriò quando tornai a Parigi, nel settembre del 1929, fu innanzitutto la mia libertà. La sognavo dall’infanzia… E ora, finalmente, ero libera: ad ogni gesto che compivo, mi meravigliavo della mia leggerezza".
(Simone de Beauvoir)
La sostenibile leggerezza dell'essere.

Nel 1929, quando torna a Parigi, Simone de Beauvoir ha 21 anni. Sta per cominciare la sua vita: la sua vita fatta di scrittura e pensieri (libri che hanno fatto storia come "Il secondo sesso", o "Memorie di una ragazza perbene"), di amore (quello per Sartre), e di amori (quello per Nelson Algren che ha raccontato nei "Mandarini", e che ha ispirato, secondo me, le sue pagine più belle). Ho incontrato questa frase, che è l’incipit del suo libro di memorie "L’età forte", per caso, qualche anno fa, in un piccolo "bouquiniste" in Francia. Mi ero licenziata da poco, via dalle segrete di Segrate; mi ero da poco trasferita nel mio altrove. Ho aperto a caso, ed era lì, in un libro usato e consumato, la prima pagina, poche righe che mi parlavano esattamente di quello che provavo: la leggerezza, l’euforia della libertà. Quasi una leggera ubriacatura. La grande scommessa è tenerla sempre viva, questa leggerezza, questa possibilità dell’essere. Ricordate il titolo del bestseller - era il 1985 - di Milan Kundera? L'insostenibile leggerezza dell'essere. Per me invece è sostenibile, possibile, essenziale. Non solo a vent’anni. Ma anche nell’età forte. Proviamoci.

Come ogni venerdì, trovate il Buongiorno in Lisa globish. Stavolta, in francese.

Il desiderio è l’attesa del mare, aspettarlo arrivare.

Giovedì, 15 marzo 2012 @07:41

"Il desiderio è l’attesa del mare
aspettarlo arrivare".
(Vittorio Lingiardi)
Il desiderio è saper aspettare.

(I versi di oggi sono tratti da "La confusione è precisa in amore", Nottetempo).

La tua lettera. Senza di lei la vita non sarebbe vita. Le tue labbra mio sale e mio sole, aria mia fresca e mia neve.

Mercoledì, 14 marzo 2012 @07:22

"La tua lettera sul lenzuolo, sotto la lampada odorosa
Azzurra come la camicia nuova che il giovanotto si liscia
Canticchiando, come il cielo e il mare e il mio sogno
La tua lettera. Il mare ha il suo sale, e l’aria il latte il pane il riso, dico il suo sale
La vita ha la sua linfa, e la terra il suo senso
Il senso di Dio e il suo moto.
La tua lettera. Senza di lei la vita non sarebbe vita
Le tue labbra mio sale e mio sole, aria mia fresca e mia neve".
(Léopold Sédar Senghor)
La tua lettera, le tue parole, il tuo sms. Hanno l’ombra azzurra del mare.

I versi di oggi sono del poeta senegalese Senghor, che fu anche il primo presidente del suo Paese (dal 1960 al 1980, poco prima di morire). I versi sono tratti dall’antologia "Poesia d’amore del Novecento", Crocetti. Ma che bella quella camicia azzurra che sa di mare… Quella lettera lievemente azzurra e leggera leggera, com’erano le lettere che arrivavano per posta aerea, una volta. Prima, molto prima degli sms.

Quell’abito che ho comprato, pensando a te.

Martedì, 13 marzo 2012 @07:58

"Un amico maschio. Il genere di amico maschio che rappresenta un’occasione per mettersi all’ultimo momento un rossetto specchiandosi in una vetrina, sorridere agli sconosciuti e indossare un abito nuovo".
(Erin McKean)
Quell’abito che ho comprato, pensando a te.

La frase di oggi è tratta da un romanzo leggero e sorridente che ho appena finito di leggere: "Le bugie hanno le gonne corte", Piemme editore. Il titolo, sorprendentemente, non c’entra nulla con la storia, che è quella di una ragazza che sogna un grande amore, di una nonna che ha un negozio di moda vintage, e delle "vite segrete degli abiti"… Così come le immagina Dora, appunto, che nella tasca di alcuni dei vestiti in vendita infila la loro "storia segreta", come se fosse il vestito che parlasse. Non sarebbe divertente?

Un piacere improvviso e travolgente per quelle cose semplici: terra, cielo, sole e vento.

Lunedì, 12 marzo 2012 @08:45

"Si sporse dalla finestra respirando boccate avide, mentre il sole di marzo le batteva sul capo. Il giardino, uno spiazzo trascurato di erba incolta e grandi alberi, sfavillava di gocce di pioggia; ora la striscia di mare era di un azzurro intenso, con creste di spuma… Una sensazione di gioia si impossessò del suo cuore, un piacere improvviso e travolgente per quelle cose semplici: terra, cielo, sole e vento".
(Elizabeth von Arnim)
Il sole di marzo.

Anche la frase di oggi è tratta dal delizioso "Il circolo delle ingrate" (Bollati Boringhieri). Cliccate sul nome dell’autrice per saperne di più, e trovare altri Buongiorno che sanno di marzo e di primavera.

Il mio nuovo libro.

Sabato, 10 marzo 2012 @10:46

USCIRA' IN AUTUNNO!

Ovvero: il post più breve della storia del blog.

Ma la verità è che ci piaceva fare lunghe passeggiate sulle spiagge ventose.

Venerdì, 9 marzo 2012 @08:01

"Quel che ho dimenticato di dirvi in quell’ultima poesia
se avete prestato un minimo di attenzione
è che l’amavo davvero allora.
La luce marittima negli ultimi versi
poteva sembrare artefatta…
e lo stesso si poteva dire
delle molte lune immaginarie
che ho detto ruotavano sul nostro letto mentre dormivamo,
del cosmo racchiuso dalle pareti della stanza.
Ma la verità è che ci piaceva
fare lunghe passeggiate sulle spiagge ventose,
non le spiagge fra il mare di lei
e la terra simbolica di me,
ma le vere spiagge di conchiglie vuote,
mentre il sole sorge e l’acqua viene avanti e ritorna."
(Billy Collins)
Insieme, al mare.

La poesia di oggi si intitola "Aggiunta" ed è tratta dalla raccolta "Balistica", Billy Collins, Fazi. Anche in inglese, come ogni venerdì.

A una donna servono due cose nella vita: il senso dell’umorismo e un paio di scarpe rosse col tacco.

Giovedì, 8 marzo 2012 @08:23

"A una donna servono due cose nella vita: il senso dell’umorismo e un paio di scarpe rosse col tacco."
(Riikka Pulkkinen).
E un amore in tasca. E una piccola grande rivoluzione nel cuore.

Chi l’ha detto che con i tacchi non si fanno le rivoluzioni? Penso a una foto mitica di Gerda Taro, reporter ai tempi della Guerra Civile Spagnola, grande amore di Robert Capa, che fotografò una miliziana antifranchista mentre si allenava a sparare: ai piedi, delle meravigliose scarpe col tacco a rocchetto, quelle che si portavano negli anni Trenta. Io non credo nelle rivoluzioni armate, non credo nei tacchi vertiginosi, ma credo fermamente – anche oggi, che è l’8 marzo, data bistrattata dalle mimose – che una donna abbia bisogno di poche cose. Un incrollabile sense of humor, un paio di scarpe con cui camminare spedita e calpestare delusioni e dispiaceri, un amore in tasca (magari anche solo nel telefonino), e una piccola grande rivoluzione in cui credere.
La frase di oggi è tratta da "L’armadio degli abiti dimenticati" (Garzanti), di Riikka Pulkkinen, giovane scrittrice di Helsinki. Nel suo romanzo, due voci, due ragazze: Anna, oggi, che trova un vestito dimenticato nell'armadio di famiglia e un segreto; ed Eeva, che quel vestito lo aveva indossato negli anni Sessanta, quando tutto – la sua vita, il mondo – stava per cambiare.


Lei era sfolgorante, sembrava una peonia in boccio.

Mercoledì, 7 marzo 2012 @07:30

"Nei suoi vestiti c’era tanta stoffa di un rosa insolito e molto bello. Lei era sfolgorante, sembrava una peonia in boccio".
(Banana Yoshimoto)
Quanta voglia di rosa.

Ebbene sì. E’ stato un lungo inverno, e adesso vorrei qualcosa di rosa. Niente Hello Kitty, per carità, niente di troppo pink, appena un’ombra: cenere di rosa, rosa cipria, rosa petalo caduto. Ho aperto l’armadio e ho scoperto di avere, nell’ordine: un abito vintage anni Cinquanta di shantung, regalo di un’amica (era di un’amatissima zia); una camicia con bottoni gioiello di Colomba Leddi; una sciarpa di velluto. Le sorprese secessioniste degli armadi! Così oggi mi sento un po’ sbocciare anch’io. In attesa che fioriscano le peonie.
Dimenticavo: la frase di oggi è tratta dal romanzo "High & Dry. Primo amore", Feltrinelli, da cui ho già sforbiciato tanti Buongiorno.

Pensava di non aver mai visto prima un luogo in cui sarebbe stato tanto facile essere buoni.

Martedì, 6 marzo 2012 @08:48

"Anna, in fondo al giardino, guardava oltre la bassa siepe che la separava dal terreno paludoso e dal mare, e pensava di non aver mai visto prima un luogo in cui sarebbe stato tanto facile essere buoni."
(Elizabeth von Arnim)
No, non felici. Buoni, semplicemente buoni. Perché ci sono davvero luoghi così, che pacificano, che carezzano il cuore.

Un luogo in cui essere buoni. Strano concetto, vero? La frase di oggi è tratta dall’ultimo romanzo di Elizabeth von Arnim pubblicato in Italia, "Il circolo delle ingrate" (Bollati Boringhieri), uno dei suoi migliori. Lei la conoscete: anticonformista, ironica, donna dalle mille vite, sorridente scrittrice di inizio Novecento. Che dalla Nuova Zelanda per amore si trasferì nella sconosciuta e isolata Pomerania, ora divisa tra Germania e Polonia, dove scrisse il suo capolavoro, "Il giardino di Elizabeth". Buoni sentimenti, ma non solo: Anna, la protagonista, arriva in Pomerania con una piccola eredità. Siamo nel 1902: lei, che ha 25 anni e secondo i criteri dell’epoca dovrebbe sposarsi e basta, lei che oggi magari sarebbe partita con una Ong per l’Africa o Bagdad, decide di fare quello che può: aprire la sua casa a donne meno fortunate, la sua casa che dà sul mare e i crochi che spuntano in giardino. Lì sarà impossibile non essere buoni, pensa ingenuamente… E invece ci si mette di mezzo, bè, di tutto: invidie e maldicenze, un corteggiatore ottuso, un incendio, un uomo che la ama da lontano, e le donne che arrivano, "il circolo delle ingrate" appunto. Perché è difficile, com’è difficile essere buoni!

Perché forse tutti abbiamo bisogno di essere perdonati da qualcuno.

Lunedì, 5 marzo 2012 @08:16

"Forse aveva ragione Anne a dire che in qualsiasi momento della nostra vita abbiamo bisogno di essere perdonati da qualcuno. Ad ogni modo, io sapevo da chi volevo essere perdonata. E dopo aver detto a tutti per mesi che non sapevo dove fosse, tutt’a un tratto sapevo esattamente dove trovarlo".
(Amor Towles)
Perdona. E chiedi perdono. Provaci oggi.

Una delle poche statistiche americane che mi è rimasta impressa parla proprio di perdono: perché gli "high forgivers" sono più felici nella vita. Camminano con più leggerezza. Ci ho ripensato, leggendo questa frase nel bel romanzo di Amor Towles, "La buona società" (Neri Pozza). Ma oggi non parliamo facilmente di perdono: parola scomoda, antica, imbarazzante quasi. Ed è così difficile chiedere perdono. O, semplicemente, scusa.

Piaceri semplici di marzo (ovvero pensieri consolatori durante la recessione).

Domenica, 4 marzo 2012 @11:47

Sì, c’è la recessione. Per questo ho pensato di fare un elenco domenicale – e magari per consolarmi e mettermi di buonumore lo farò ogni prima domenica del mese – con le cose semplici, i piaceri semplici che ci aspettano nel mese di marzo. Siete invitati ad aggiungere le vostre!

- Comprare dei giacinti. (Quando lo faccio, ed è uno dei miei fiori preferiti, penso sempre a "Diary of a provincial lady", il mitico romanzo inglese che comincia con lei che spia affranta i bulbi piantati in autunno, che non si decidono mai a sbocciare).
- Riascoltare "Giardini di marzo" di Battisti. E "Águas de Março" (questa dura di più perché si può ascoltare in varie lingue e varie versioni). E sorridere se qualcun altro la posta su Facebook.
- Spiare le gemme. Basta adottare un albero o una pianta: sul balcone o sul terrazzo, persino in giardino per i fortunati che ce l’hanno; ma basta anche sceglierne una sulla strada per andare al lavoro. Per guardare, giorno dopo giorno, come stanno le gemme, come si aprono le prime foglie e nei primi fiori. E fiorire un po' anche noi.
- Invitare il tarassaco in cucina. No, non è un vicino di casa che ci piace. Ma è una delle prime erbe di stagione, erbe povere: quella che poi si trasforma nei fiori gialli e tondi che chiamiamo soffioni o dente di leone. I veri recessionisti raccoglieranno il tarassaco nei campi, anche di periferia, dopo il disgelo. E poi magari inviteranno il vicino di casa a cena.
- Recuperare i foulard. Macché saldi o shopping di primavera. Basta recuperare dell’armadio (magari della mamma o della zia) qualche vecchio foulard di seta, di quelli che erano stati dimenticati. Perché questo è l’anno dei foulard! Ritornano come gonne, abiti, borse: ma si possono anche annodare alla borsa, come facevano le Grace Kelly negli anni Sessanta, o usare come cintura sui jeans. Non serve comprarli, basta recuperarli: è il bello della moda recessionista. (D'accordo, questo è un consiglio solo per signore, ma i maschi che mi leggono possono lo stesso recuperarne uno e regalarlo. Un figurone).

Cosa sarà che fa crescere gli alberi, la felicità.

Venerdì, 2 marzo 2012 @07:32

"Cosa sarà che fa crescere gli alberi la felicità"
(Lucio Dalla)
E il coraggio di usarle, quelle parole che non ci stanchiamo mai di ascoltare: amore, mare, felicità.


Anche i cantautori sono poeti. Ed è stato struggente ieri vedere come riapparivano su web le canzoni di Dalla, dopo la sua morte improvvisa. Pezzi di colonna sonora della vita di molti, di tanti. Io ero indecisa tra Cosa sarà, Caro amico ti scrivo, Stella di mare e Telefonami tra vent’anni… Tutte canzoni che mi ricordano il mare, un’estate alle isole Tremiti, i sogni che accompagnano l’estate. Ma poi ho scelto questa: perché sì, cosa sarà che fa crescere gli alberi, cosa sarà questo strano coraggio o paura che ci prende che ci porta ad ascoltare la notte che scende… Il coraggio di usare la parola felicità.
E voi? Qual è la vostra canzone di Dalla preferita? Perché vi ha fatto da colonna sonora, che cosa vi ricorda?

Questo venerdì, come ogni venerdì, Friday Lisa: solo che stavolta il gioco è all’incontrario, il Buongiorno lo traduco io in inglese. Ci provo!

Vieni, primavera. Svegliaci.

Giovedì, 1 marzo 2012 @07:26

"Vieni, primavera,
imprudente e audace amante della terra,
dai voce al cuore della foresta!
Vieni in raffiche irrequiete
dove i fiori sbocciano improvvisi,
fai spuntare nuove foglie!
Scoppia, come una rivolta di luce…
Irrompi nella città rumorosa,
libera parole ed energie soffocate,
dai forza alla nostra svogliata battaglia
e conquista la morte!"
(Tagore)
Vieni, primavera. Svegliaci.

Rabindranath Tagore, poeta indiano, grande viaggiatore, molto vicino all’Occidente. Nobel per la Letteratura nel 1913: fu il primo non europeo. I versi di oggi sono tratti da "Poesie d’amore", Newton Compton.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.