Lisa Corva

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Parlare con lui è come tirare tutti i vestiti fuori dall’armadio e buttarli sul letto, per poi ripiegarli uno a uno e sistemarli di nuovo.

Giovedì, 31 maggio 2012 @12:15

"Parlare con lui è come tirare tutti i vestiti fuori dall’armadio e buttarli sul letto, per poi ripiegarli uno a uno e sistemarli di nuovo. Non lo facevo da così tanto, che certe cose non mi ricordavo neanche di saperle. Spiegarle, in questi mesi, mi ha insegnato di nuovo a cosa servivano".
(Elena Stancanelli)
Parlare con te. Rivedere tutta la mia vita, vestito per vestito. Aprire gli armadi.

Lei è un architetto, a Roma. Lui è il meccanico bello e selvaggio che incontra al bar: un maschio "ancestrale", quasi primitivo, un uomo che si racconta facendo la lista dei motorini che ha avuto… Il libro è "Un uomo giusto", di Elena Stancanelli (Einaudi). Ed è uno dei tre libri d’amore (e non solo) che presenterò, insieme alle autrici (ci sono anche Sveva Casati Modignani con "Léonie", Sperling & Kupfer e Ambra Somaschini con "Le regole della nebulosa", Feltrinelli) a Le corde dell’anima, il Festival di letteratura e musica di Cremona, questo sabato, alle 16, in Piazza del Duomo. Rossana Casale, voce jazz, canterà le parole chiave, libro per libro. Vi aspetto!

http://www.lecordedellanima.tree4.it/index2.asp?id=104

Tengo i giorni chiari, quelli scuri li rendo al destino.

Mercoledì, 30 maggio 2012 @08:46

"Tengo i giorni chiari, quelli scuri li rendo al destino".
(Zsuzsa Bánk)
Tengo i giorni chiari. Tengo la luce. Tengo te.

Ma è anche vero che sono i giorni scuri e bui che ci fanno apprezzare di più la luce. La frase di oggi è tratta dal romanzo di una scrittrice tedesca di origine ungherese: "I giorni chiari", di Zsuzsa Bánk, Neri Pozza editore.

Quando contemplo il tuo corpo disteso, come un fiume che non cessa mai di passare.

Martedì, 29 maggio 2012 @08:28

"Quando contemplo il tuo corpo disteso
come un fiume che non cessa mai di passare,
come un limpido specchio dove cantano uccelli
e dà gioia sentire come il giorno albeggia.
Quando guardo i tuoi occhi, profonda morte o vita che mi chiama…
Contemplare il tuo corpo alla tua sola luce,
con la vicina musica che concerta gli uccelli,
le acque, il bosco, il palpito in catene
di questo mondo pieno che sento sulle labbra".
(Vicente Aleixandre)
Il tuo corpo, il tuo viso: tu dormi, dorme vibrante il mondo accanto a me.

I versi di oggi sono del poeta spagnolo Vicente Aleixandre, nato a Siviglia nel 1898. E sono tratti da "Poesia d’amore del Novecento", una piccola antologia Crocetti.

Nel reame dei cuori inariditi verrebbe condannata.

Lunedì, 28 maggio 2012 @08:26

"Nel reame dei cuori inariditi verrebbe condannata."
(David Foenkinos)
Che si può fare per un cuore inaridito? Forse ci vuole un fertilizzante: dell’anima. E un bravo giardiniere.

Il Buongiorno di oggi è sfilato da un piccolo romanzo di un autore francese, "La delicatezza" di David Foenkinos (e/o), che è appena diventato un film. Una storia d'amore improbabile, come molte storie d'amore, del resto. E una donna che (forse) ha un cuore inaridito: nel film, è Audrey Tautou.

Felicità è avere buona salute e cattiva memoria.

Venerdì, 25 maggio 2012 @09:21

"Felicità è avere buona salute e cattiva memoria".
(Ingrid Bergman)
Vero. Ma anche svegliarmi accanto a te.

Oggi il Buongiorno è di una grande attrice: Ingrid Bergman. Una donna che ha saputo vivere e amare. La donna di "Casablanca", la donna che amò Rossellini e Robert Capa... Leggete le sue parole in inglese, come ogni venerdì: Friday Lisa. And please follow me on Twitter!

Più passa il tempo più diventiamo bravi ad aprirci un varco nel fitto bosco dei consigli.

Giovedì, 24 maggio 2012 @08:39

"Più passa il tempo più diventiamo bravi ad aprirci un varco nel fitto bosco dei consigli".
(Margot Bennett)
Grazie, preferisco sbagliare da sola.

Due amiche, la morte, le farfalle.

Mercoledì, 23 maggio 2012 @08:24

"Sono una persona abituata a pensare la morte, ma non a interrogarla. Una che, nel dolore, non parla neanche con i vivi. Nemmeno con se stessa. Avrei tradito la promessa se non fosse stato per le farfalle".
(Stefania Rossotti)
Un'amica, la morte, le farfalle.

Due amiche, due che si parlano "da una vita". Di tutto, di tutti. Due ragazze-per-sempre, che a cinquant’anni chiacchierano fino a notte in macchina: con i piedi nudi sul cruscotto e la sigaretta in bocca. Una si ammala, muore. L’altra l’accompagna alla soglia. La perde. Ma poi le farfalle su un balcone le ricordano che forse c'è, che forse è possibile parlarsi, ancora. E’ questa la storia, cucita nel libro ad altre storie, di mamme che "parlano" con i figli morti, cercano le tracce di chi non c’è più. E' questo il libro, scritto da una cara amica e collega di Grazia: "Ti parlo da una vita", Mondadori.

Scorciatoie per la felicità.

Martedì, 22 maggio 2012 @07:03

"Esistono delle scorciatoie per la felicità, e la danza è una di queste".
(Vicki Baum)
Scorciatoie per la felicità.Dimmi la tua.

Verrá il nostro tempo, dici. Ti credo.

Lunedì, 21 maggio 2012 @08:41

Sanno di fluoro i baci in cucina;
le farfalline vagano da un pacco
di zucchero al Corriere da giorni
su un vassoio. Vorrei inventarti,
ma non c’è tregua per due amanti
che soffiano su vetri che non vogliono
appannarsi. Questo tempo non è
il nostro. Il nostro – dici, dicono –
deve ancora venire."
(Sebastiano Grasso)
Verrà il nostro tempo, dici. Ti credo.

I versi di oggi sono del poeta siciliano Sebastiano Grasso, e sono tratti da: La cenere ringrazia della brace e della favilla, Biblioteca dell’eros, ES.

Occhiali da sole, ovvero il potere del "transformative magic".

Sabato, 19 maggio 2012 @12:56

Una delle migliori battute sugli occhiali da sole è di Jack Nicholson, che qualche anno fa disse: "Quando metto i miei occhiali da sole sono Jack Nicholson. Senza, sono un settantenne grasso e con le rughe". Mitico Jack (che adesso, peraltro, di anni ne ha appena compiuti 75). E com’è vero: gli occhiali da sole, quelli giusti almeno, sono un antiage istantaneo, una beauty therapy, vitamine per l’umore e l’autostima, e una maschera che ci protegge dal mondo nei giorni in cui detestiamo tutti. Perché evitare lo sguardo altrui, il famigerato/desiderato "eye contact", a volte, è fondamentale. Lo sapevano bene gli antichi cinesi, che avevano inventato, pare, degli occhiali con lenti di quarzo fumè già nel 1300: le indossavano i giudici per evitare che in tribunale si riuscisse a decifrare quel che pensavano. Per non parlare degli Inuit, che nell’antica Groenlandia avevano creato degli occhiali d’avorio, praticamente delle lastre con una sola fessura, per proteggersi dai riflessi accecanti del sole sul ghiaccio.
Già: gli occhiali da sole ci proteggono dal sole. Ma è un benefit tutto sommato relativo. Perché sono ormai entrati nel ristretto cerchio degli accessori non più solo accessori, ma quasi talismani: per noi donne sono le borse, certo, e le scarpe; per gli uomini, gli orologi. E per tutti… i sunglasses. In fondo, per rubare una bella definizione al sociologo della moda Tim Edwards, anche gli occhiali da sole hanno una carica speciale, un "transformative magic", un potere magico un po’ alla Harry Potter. Li indossiamo, così come un paio di tacchi vertiginosi, perché sono in grado di trasformarci in qualcosa di più di quello che siamo; pensiamo che possano colmare le nostre mancanze o semplicemente aiutarci a realizzare le nostre fantasie.
E allora sunglasses! Magari virati in rosa, come gli ultimi modelli modaioli; oppure con la montatura tartaruga, o bianca da diva, o ancora a farfalla, un po’ anni Cinquanta… Per gli uomini, Ray-ban classici; e quelli da aviatore, disegnati per la prima volta nel 1936 per i piloti militari americani.
A voi la scelta. Un unico consiglio: gli occhiali da sole perfetti vanno provati. Sono come gli uomini: magari ci innamoriamo di quelli più flashy, strong, esagerati. Ma poi, "indossati", non ci piacciono più. Meditate, ragazze, meditate. (E ovviamente, questo vale anche all’incontrario, per i maschi che mi leggono! Giusto?).

Questo è - in parte - un articolo che ho scritto per Grazia.

Lo sai che vivi nella mia casa dei sogni?

Venerdì, 18 maggio 2012 @07:40

"Lo sai
che vivi nella mia casa dei sogni?"
(James Laughlin)
Tu. Amore mio.

Il Buongiorno di oggi è tratto dalla raccolta di poesie dell’americano Laughlin: "Una lunga notte di sogni", Guanda.
E, come ogni venerdì, trovate il Buongiorno anche in inglese. Friday Poetry. E iscrivetevi a Twitter, così avrete il mio Buongiorno in diretta, ogni mattina!

Due cose importanti da insegnare a un bambino: fare e fare senza.

Giovedì, 17 maggio 2012 @08:50

"Due cose importanti da insegnare a un bambino: fare e fare senza".
(Marcelene Cox)
E questo vale anche per noi: fare, e fare senza.

Essere una psicanalista significa sapere che tutte le storie finiscono per parlare d’amore.

Mercoledì, 16 maggio 2012 @07:47

"Essere una psicanalista significa sapere che tutte le storie finiscono per parlare d’amore."
(Julia Kristeva)
Tutte. Anche la nostra.

Il Buongiorno di oggi è di una psicanalista: nata in Bulgaria, Julia Kristeva si è trasferita negli anni ’60 a Parigi. Tra i suoi libri, alcuni dedicati a donne, scrittrici ma anche psicanaliste e filosofe: Colette, Melanie Klein, Hannah Arendt…. Forse, semplicemente, donne che pensano: come lei. Donzelli ha appena ripubblicato il suo saggio più famoso, che si intitola, appunto, "Storie d’amore".

Quella luce del giorno che mette tutto in corsivo.

Martedì, 15 maggio 2012 @08:01

"Ma vorrei ricordare la luce
che entra dalle grandi vetrate a quest’ora del giorno
e mette in corsivo ogni cosa che tocca:
i piatti, le teiere, le tovaglie immacolate,
così come i morbidi capelli bruni della cameriera
con la camicetta bianca e la corta gonna nera,
quella che ora sorride mentre porta una tazza di riso
e carne affettata con aglio al mio tavolo preferito, nell’angolo."
(Billy Collins)
La luce della sera che mette in corsivo la mia vita. Non una sottolineatura: un morbido corsivo.

La poesia di oggi si intitola "Old Man Eating Alone in a Chinese Restaurant", e il vecchio signore (felice) che mangia nel cinese all’angolo è Billy Collins stesso, il poeta americano che mi piace tanto. I versi sono tratti dalla sua raccolta "Balistica", Fazi. Cliccate sul suo nome per trovare gli altri Buongiorno che gli ho rubato.

Se hai un dubbio, pianta un geranio.

Lunedì, 14 maggio 2012 @09:02

"Se hai un dubbio, pianta un geranio."
(Margery Fish)
La sicurezza dei fiori.

Margery Fish è stata una dei grandi giardinieri inglesi: cominciò a creare il suo cottage garden - e a scriverne - a East Lambrook Manor, nel Somerset, negli anni Quaranta. La sua frase più citata è proprio "When in doubt, plant a geranium". Chissà, magari funziona anche per altri dubbi della vita…

La madre è la nostra prima storia d’amore.

Venerdì, 11 maggio 2012 @09:11

"La madre è la nostra prima storia d’amore. E se poi la odiamo, ci portiamo dietro quella rabbia e la riversiamo su chi amiamo. E se la perdiamo, dove la ritroveremo?"
(Jeanette Winterson)
Perché solo dalle madri possiamo imparare ad amare.

Domenica è la festa della mamma. Così ci dice il mondo consumista: pensa a tua madre, comprale un regalo. Io invece voglio ricordare le madri con questa frase della scrittrice inglese Jeanette Winterson, che ho appena intervistato per Grazia. Perché nel suo straordinario "Perché essere felice se puoi essere normale?" (Mondadori) racconta la sua storia, la storia delle sue due madri. La prima è quella adottiva: nel libro, semplicemente Mrs Winterson, una donna che credeva solo nell’Apocalisse e nei versetti che disseminava per tutta la casa, anche in bagno; che stava alzata di notte a combattere i suoi fantasmi cucinando crema di uova; e che, quando una Jeanette sedicenne le confessò di essere lesbica rispose, gelida, con la frase che dà il titolo al libro. La seconda è la madre biologica, che Jeanette cerca e trova, a cinquant’anni, quando vuole andare alle radici della sua incapacità di amare, quando vuole sciogliere la rabbia. Un libro potente: ironico e straziante insieme. Com’è la vita.

Trovate la frase in originale, come ogni venerdì, su Lisa globish. And please follow me on Twitter!

IMPORTANTE: in questi giorni è stato impossibile, per un problema tecnico, lasciare commenti. Ora è tutto a posto.

In ogni giornata passata insieme c’erano tracce della loro prima volta.

Giovedì, 10 maggio 2012 @07:51

"Accadeva una cosa rara: in ogni giornata passata insieme c’erano tracce della loro prima volta."
(David Foenkinos)
Tracce. E a volte, quando ti guardo, lo provo ancora: lo stupore del mio primo sguardo su di te.

Cercai nel mio cuore, per dartele, le lettere d’avorio che dicono sempre, sempre, sempre.

Mercoledì, 9 maggio 2012 @07:25

"Cercai nel mio cuore, per dartele,
le lettere d’avorio che dicono sempre, sempre, sempre"
(Federico García Lorca)
Che belle quelle lettere d’avorio scolpite nel cuore. Che bello pensare, sperare, sapere che è sempre, per sempre.

Un aspetto positivo del rimandare è che hai sempre qualcosa già in programma per domani.

Martedì, 8 maggio 2012 @08:36

"Un aspetto positivo del rimandare è che hai sempre qualcosa già in programma per domani".
(G.B. Stern)
E se invece oggi cominciassi davvero da oggi?

Ancora un aforisma al femminile: G.B. Stern sta per Gladys Bronwyn Stern, inglese, scrittrice molto amata negli anni Trenta.

Le (dis)attenzioni dei mariti.

Lunedì, 7 maggio 2012 @17:16

"Quando una donna si sposa, rinuncia alle attenzioni di tutti gli altri uomini di sua conoscenza in cambio della disattenzione di uno solo".
(Helen Rowland)
Matrimoni…

Helen Rowland era una giornalista americana, morta nel 1950. Mi sto appassionando agli aforismi al femminile!

Piaceri semplici di maggio.

Domenica, 6 maggio 2012 @14:41

Prima domenica del mese: ecco i miei piaceri semplici di maggio.

L’orto della recessione. Una volta c'era l’orto di guerra. Oggi la crisi ha invogliato molti a creare un piccolo orto della recessione: non serve un giardino, basta un balcone o una finestra assolata, per piantare magari solo qualche erba profumata, basilico, erba cipollina, menta… E poi fate un esperimento: scegliete la vostra erba aromatica preferita, googlatela insieme a "ricetta", e provate la ricetta più golosa (o facile) che appare. Una specie di lotteria per golosi. Infine, un ristorante milanese che devo assolutamente provare: l'orto con cucina sui Navigli, di Erba Brusca. http://www.erbabrusca.it/
I profumi della sera. Anche in città, è bello uscire all’ora del tramonto, in bici, o a piedi: l’ora in cui l’aria dolce della sera strappa ad alberi e fiori più forti i profumi. Se, come me, siete dei botanici-ignoranti, cercate, durante la passeggiata, di dare un nome alle piante. In caso di dubbio, fotografatela (ah, i telefonini!), e cercate informazioni più tardi, con calma, a casa. Wiki-passeggiate.
Limone e cardamomo. Oppure acqua e sambuco. Per i primi giorni caldi, bevande fresche fai-da-te da tenere in frigo. Sperimentando qualcosa di nuovo: la spremuta di limone sta bene con una spezia orientale, il cardamomo, o con delle foglie di menta; il concentrato di sambuco da diluire in acqua e bere ghiacciato è una prelibatezza dell’Alto Adige.
Il trionfo dei giardini. E’ il mese del trionfo dei giardini. Cercatene uno segreto, o storico e "trionfale", da visitare: in città o fuori porta, con le statue nei viali o dentro un palazzo antico… Andateci da soli, regalatevi una vacanza solo per voi, anche solo un paio d’ore: in silenzio, telefonino staccato, con un libro in tasca. O portateci qualcuno a cui volete bene. Portateci, magari, una persona anziana che fa fatica a camminare, che di solito è prigioniera a casa…
Scrivete una lettera a chi sognate. A volte le notti di primavera, e di luna, portano sogni strani, sogni affollati: perché non scrivere una lettera (o un sms) alla persona che abbiamo sognato, raccontandoglielo? E’ anche un modo affettuoso per farsi vivi con chi non sentiamo, magari, da tanto (troppo) tempo.
Rose, rose! Certo, è il mese delle rose, il fiore che più mi piace: mi piace quando è in boccio, fiorito, sfiorito, appassito… Mi piace sotto forma di profumo, crema per il viso, bagnoschiuma e a volte (raramente) per il tè. Nel mese delle rose voglio andare in visita al mio roseto preferito, e provare una nuova crema, per sapere sempre di rosa.

Cronache da Istanbul. E il destino a Santa Sofia.

Venerdì, 4 maggio 2012 @07:59

"E a Santa Sofia incontrò per la terza volta il destino, o qualcosa di simile."
(Antonia Byatt)
Ma stavolta mi fermo ad ascoltare.

La frase di oggi è tratta da un racconto di Antonia Byatt, che scrisse uno dei miei libri preferiti, "Possession": questo invece si intitola "Il genio nell’occhio dell’usignolo", ed è la storia di una donna inglese, divorziata, che va a Istanbul per lavoro, compra nel gran bazar un’ampolla di vetro (un vetro particolare che si chiama occhio d’usignolo) e troverà… un genio, un "djinn", uno spirito, pronto ad esaudire tre suoi desideri. Una piccola fiaba contemporanea che fa sorridere e pensare. La trovate, come gli altri suoi libri, in edizione Einaudi.

Non so se a Santa Sofia (o Aya Sofia, visto che da chiesa è diventata moschea) ho incontrato il destino. Però a Istanbul ho incontrato:
- I venditori di succo di melograno, ovunque per strada: lo spremono davanti a te, buonissimo. E i venditori – anche loro per strada – di ciambelle con i semi di sesamo. (Adoro il melograno, poi ritrovato nella delicata salsa di un piatto speciale da Changa, uno dei ristoranti design della città).
- Le navi che scivolano lente e veloci sul Bosforo, viste dal pranzo sulla terrazza di Istanbul Modern, il nuovo museo di arte moderna ricavato nei docks del porto, che è diretto, tra l’altro, da una giovane donna.
- Il buio e le colonne della Cisterna sotterranea; una cisterna romana, ancora umida d’acqua e di secoli, con una stupefacente infilata di colonne, e due grandi teste della Medusa in pietra che mi hanno ricordato i visi sorridenti dei templi di Bayan, in Cambogia. (E a Istanbul Modern, tra l’altro, c’è un’installazione di alberi verdi luminescenti che nel buio cambiano foglie e forma, come se seguissero il passaggio delle stagioni: era un’installazione "in situ", pensata da un’artista americana proprio per la Cisterna, durante una Biennale d’arte).
- La destrezza con la quale i venditori di tè portano il vassoio, e il tè bevuto nel bicchiere.
- Il blu delle maioliche. Il legno delle vecchie case. I pistacchi dentro i dolci, ma anche dentro il kebap. I foulard colorati e i lunghi cappottoni grigi o beige dentro i quali si chiudono a volte le ragazze islamiche, in vendita al bazar, insieme a leggings animalier (la mia ossessione, sono perseguitata). I teli da hammam a righe colorate, che ho comprato invece per usare in spiaggia; e il venditore mi ha detto: "Italiana? Gli italiani ne comprano molti. Voi italiani siete molto puliti…". I tulipani fioriti ovunque, nei giardini della città: perché vengono da qui, i primi bulbi che conquistarono l’Olanda (e l’Europa) nel 1600. E la vecchia Istanbul degli anni Settanta raccolta dentro il museo di un’ossessione d’amore: il capolavoro di Pamuk.

Come ogni venerdì, cliccate su Lisa globish per leggere il Buongiorno in inglese. E seguitemi su Twitter!

Sono una collezionista di parole.

Giovedì, 3 maggio 2012 @08:23

"Sono una collezionista di parole"
(Emine Sevgi Özdamar)
Le metto in tasca, nel cassetto, le appendo alle pareti della mia vita. Le uso.

Un altro Buongiorno da Istanbul? Sì, anche se in Turchia ho collezionato poche parole. La più buffa è "otopark": la leggevo ovunque per strada e solo dopo un po’ ho capito che vuol dire parcheggio… La frase di oggi è di una scrittrice turco-tedesca di cui Ponte alle Grazie ha pubblicato tempo fa "Il ponte del Corno d’oro". E che ho intervistato:

"Sono una collezionista di parole". Così dice di sé Emine Sevgi Özdamar. Perché quello che ha fatto, nella vita e nella scrittura, è proprio questo: collezionare parole. E reinventarle. Le parole con cui, novella Alice nel paese delle meraviglie, ha cercato di decifrare una Germania enigmatica: quella del 1966, dove è arrivata da ragazza, lasciando Istanbul, il sogno di una scuola di teatro, e la sua lingua. Per ritrovarsi a Berlino, a fare l’operaia, a cercare di capire e addomesticare una Germania dura e grigia, pezzo per pezzo, partendo dal puzzle della lingua, stavolta quella straniera.
Lei è una collezionista di parole. Quali?
"Wonaym ad esempio: perché, insieme alle altre operaie turche, non riuscivamo a pronunciare "Wohnheim", il pensionato in cui vivevamo. Oppure le parole che formavano i titoli dei giornali tedeschi che vedevo nell’edicola ogni mattina, andando a lavorare in fabbrica, e che imparavo a memoria, come schegge di poesia, senza neppure capire, all’inizio, che cosa volessero dire".
E la sua parola preferita, in turco, qual è?
"Babanne, nonna. Forse perché ho amato così tanto mia nonna, e le favole che mi raccontava".
Il suo libro è stato un bestseller, in Germania. Una reazione dei suoi lettori che l’ha colpita?
"Due ragazze turco-tedesche, che mi hanno contattato perché stavano scrivendo la loro tesi di laurea sul mio libro. Così diverse da com’ero io alla loro età; una portava il velo, come molte giovani islamiche oggi. E, dopo due ore di conversazione, ecco la domanda che non riuscivano a farmi. Dobbiamo anche noi disfarci dei nostri diamanti, mi hanno chiesto? Mi sono messa a ridere: nel libro, la protagonista vorrebbe appunto liberarsi del suo "diamante", una metafora per la verginità… Ma erano altri tempi: era il ’68! Non posso decidere io per voi, ho detto. Qualche mese dopo una di loro mi ha richiamato e mi ha detto, trionfante: l’ho fatto!".

Perché a Istanbul una donna single è una pistola carica.

Mercoledì, 2 maggio 2012 @10:45

"In turco esiste una bella espressione per indicare una donna non accoppiata: pistola solitaria. Fofo però non ama le parole che hanno a che fare con la violenza e insiste per farmi usare il termine single".
(Esmahan Aykol)
Non male, a volte, sentirsi una pistola carica.

Il Buongiorno di oggi arriva da Istanbul e dal nuovo libro di Esmahan Aykol, una giovane scrittrice che vive tra Berlino e Istanbul: "Divorzio alla turca" (Sellerio). Kati, la simpatica protagonista, single o meglio semi-single, ha una libreria di gialli a Istanbul e si ritrova a risolvere delitti quasi per caso...E io sono grata a Esmahan di avermi dato l'indirizzo del suo kebap preferito: l'ho mangiato al pistacchio, buonissimo.

Come sei bella: aria e acqua di Istanbul, nel tuo sorriso.

Martedì, 1 maggio 2012 @08:33

"Come sei bella
l’aria e l’acqua di Istanbul nel tuo sorriso
la voluttà della mia città nel tuo sguardo
o mia sultana, o mia signora, se tu lo permettessi
e se il tuo schiavo Nazim Hikmet l’osasse
sarebbe come se respirasse e baciasse Istanbul
sulla tua guancia
ma sta attenta
sta attenta a non dirmi avvicinati
mi sembra che se la tua mano toccasse la mia
cadrei morto sul pavimento"
(Nazim Hikmet)
Come sei bella, a Istanbul.

Anche oggi il mio Buongiorno arriva da Istanbul, ma stavolta, visto che è il primo maggio, festa dei lavoratori, è di un poeta comunista, un romantico rivoluzionario: Nazim Hikmet. La bella traduzione storica è della scrittrice Joyce Lussu, la raccolta è Mondadori.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.