Lisa Corva

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Caffè glam cheap, macarons alla liquerizia e violetta e abiti impressionisti: cronache recessioniste da Parigi.

Sabato, 29 dicembre 2012 @22:51

Sto aspettando il nuovo anno a Parigi. Vacanze recessioniste, vacanze glam cheap: siamo qui, io e il consorte, perché un amico parigino ci ha lasciato le chiavi di casa sua. (Che meraviglia, durante la recessione, avere degli amici affettuosi. È - anche - questo che ci salverà).
Vacanze recessioniste perché, nonostante le vetrine scintillanti (e come sono belle, le vetrine mille luci di Natale, qui nella ville lumière), l'unica cosa, o quasi, di vero lusso che ci possiamo permettere sono i caffè. Ma quelli sì, sono davvero glam cheap: un espresso da Fauchon, il negozio di delicatezze della capitale, dove anche il cucchiaino di plastica è superchic e sembra oro; un caffè nel nuovo spazio firmato dall'architetta Odile Decq (una delle poche donne archistar al mondo, insieme a Zaha Hadid) dentro l'Opèra, un trionfo di rosso contro le vetrate; e poi ancora le tazzine oniriche firmate da Philippe Starck dentro l'albergo Royal Monceau, con una formica, o anello, o un occhio, disegnato sul piattino, che si riflette sull'argento a specchio della tazzina (insieme al caffè sono arrivati anche dei macarons alla liquerizia e alla violetta che non ho avuto il coraggio di assaggiare); e il miglior espresso, nelle tazze super-fini della boutique Hermès di rue de Sevrès, bellissima, borse e profumi dentro una vecchia piscina art déco chiusa e ristrutturata...
Passo il tempo a bere caffé glam cheap? E a camminare, a passeggiare: flâner, come dicono qui, una vera arte. Complice il tempo clemente e la pioggerellina di Parigi che bagna appena.
E poi, i musei. Bella la mostra su Impressionismo e Moda dentro alla Gare d'Orsay (e un pensiero a Gae Aulenti che la disegnò, la nostra donna architetto più famosa, da poco scomparsa). In coda, ma ne valeva la pena (a proposito, altre code parigine: fuori da Ladurée per i famosi macarons, da Angelina, per la cioccolata calda, e da Louboutin, per le scarpe con la suola rossa che costano come svariati affitti); in coda, dicevo, per vedere gli abiti veri dell'Ottocento, insieme ai quadri di Manet, Renoir o Berthe Morisot con le donne che li indossavano... E poi scarpine rosa di seta, ombrelli ricamati contro il sole, ventagli e bastoni da passeggio; perché sono gli accessori che davano "contenance", che obbligavano a gesti e modi di essere e porsi. Che cosa impongono, mi chiedo, gli accessori di oggi? In fondo gli unici che ci stanno veramente cambiando, anche nella gestualità di ogni giorno, sono i telefonini...

Quell’accendino diede un senso al Natale.

Venerdì, 21 dicembre 2012 @08:47

"Ero riuscita a risparmiare sette scellini e sei pence per comprare un accendino Parker a Walter, il primo regalo che gli facevo in Inghilterra. Quell’accendino diede un senso al Natale".
(Trudi Kanter)
Qualcosa che dia un senso al Natale. Esserci, per qualcuno.

Il Buongiorno di oggi è tratto da un romanzo: "Ragazze, cappelli e Hitler" (scritto da Trudi Kanter, edizioni e/o). E’ la storia vera della protagonista, modista chic a Vienna, e della sua fuga, con il marito, da Hitler, fino a una Londra gelida e dura con gli esuli. Quell’accendino di cui si ricorda ancora il prezzo è il simbolo di un Natale povero, delle piccole cose belle che accendono la speranza. Ma è anche il ricordo di regali perduti, che non facciamo più: accendini, penne, cravatte... Io ricordo ancora le calze, collant fini fini (troppo, sempre odiate le calze velate), che mi arrivavano per Natale da una nonna che aveva fatto la guerra: per me, teenager viziata degli anni del boom economico, ricevere dei collant era quasi assurdo. Per lei (ma l'ho capito solo dopo), era il ricordo di quando anche un paio di calze era un lusso.

Quell'accendino, dunque, mi è piaciuto perché questo è il mio augurio per voi oggi: trovare una piccola luce che accenda la speranza, e seguirla. Ma soprattutto, esserci, per qualcuno a cui vogliamo bene: è il senso del Natale.
A presto, con l’anno nuovo. Che spero cominci con tanti libri peonia sui comodini. Ma soprattutto, tante luci da seguire nella notte.

E visto che è venerdì - Friday Lisa! - la frase di ieri in Lisa globish. Christmas Lisa.

Non c’è niente di più triste che svegliarsi la mattina di Natale e scoprire di non essere un bambino.

Giovedì, 20 dicembre 2012 @08:07

"Non c’è niente di più triste che svegliarsi la mattina di Natale e scoprire di non essere un bambino."
(Erma Bombeck)
Salva il bambino che è in te. Stupiscilo, almeno per Natale.

L’albero dei poveri sul vetro è fiorito: io lo cancello con un dito.

Mercoledì, 19 dicembre 2012 @08:49

"Filastrocca di Natale,
la neve è bianca come il sale,
la neve è fredda, la notte è nera
ma per i bimbi è primavera:
soltanto per loro, ai piedi del letto
è fiorito un alberetto.
Che strani fiori, che frutti buoni
oggi sull'albero dei doni:
bambole d'oro, treni di latta,
orsi dal pelo come d'ovatta,
e in cima, proprio sul ramo più alto,
un cavallo che spicca il salto.
Quasi lo tocco... Ma no, ho sognato,
ed ecco, adesso, mi sono destato:
nella mia casa, accanto al mio letto
non è fiorito l'alberetto.
Ci sono soltanto i fiori di gelo
sui vetri che mi nascondono il cielo.
L'albero dei poveri sul vetro è fiorito:
io lo cancello con un dito".
(Gianni Rodari)
Fiori di gelo sulla vetrata, orsi d'ovatta e un Natale in rima baciata.

Adoro le rime: le rime "povere" e semplici di Gianni Rodari, che ci ricordano un'Italia ancora povera, affaticata, quella degli anni Cinquanta. Se ce l'hanno fatta le nostre nonne e i nostri nonni allora, ce la faremo anche noi. Magari in rima baciata.

Se Babbo Natale va in pensione.

Martedì, 18 dicembre 2012 @09:02

"Nei Natali della mia infanzia non c’era Babbo Natale, ma solo la Befana (che, come tutti sanno, arriva decisamente dopo). Forse per questo mi ha fatto sorridere vederli insieme, pensionati riluttanti con vista lago…"

Sì, le parole sono mie, e anche i ricordi, in una piccola prefazione a un libro di Natale, in mezzo a due Vitali: perché è un piccolo libro gioiello nato sul lago di Como, con i disegni di Giancarlo Vitali, un anziano pittore che per me ha il tratto del mitico Francis Bacon, e il racconto di Andrea Vitali, medico condotto di Bellano, ma soprattutto autore di bestseller. Io, che non c’entro nulla con il loro lago, ho raccontato il mio Natale e il mio mare.
Il libro si intitola "Canto di Natale" e potete leggere on line la mia piccola introduzione: http://editore.cinquesensi.it/libro.php?id=177

La copertina con la notte stellata di Natale mi ha ricordato la carta blu con le stelline dorate con cui, da piccola, allestivamo il presepe, e ha ispirato l’ultima frase del mio ricordo:
"Questa è la notte di Natale per me adesso: un puntino su una carta geografica, una destinazione, un’avventura. Insieme all’uomo con cui divido i sogni e la vita. Forse anche lui ha, dentro, una carta stellata".
Romantic Christmas. A tutti voi.

Una vita in offerta speciale. Che fatica...

Lunedì, 17 dicembre 2012 @09:11

"Mi rigiro tra le lenzuola e penso a quando è cominciato tutto. Più di un anno fa, esattamente il 23 dicembre, quando lo Smanager (già, negli ultimi tempi si era soprannominato così: allora aveva ancora voglia di scherzare) è arrivato a casa molto, molto in anticipo sui suoi soliti orari. E con uno scatolone che non conteneva il regalo di Natale aziendale. No. Dentro c’era tutto, o quasi, quel che arredava la sua scrivania… Io sì che stavo confezionando regali. Gli ho parlato con le forbici in mano, il nastrino d’oro per legare i pacchi in bocca, senza neppure alzare gli occhi dal tavolo. Non sapevo ancora che qualcuno aveva appena incartato la nostra vita di coppia, e le aveva dato un calcio".

Sì, è una delle prime pagine di "Glam Cheap", il mio secondo romanzo: la storia di una coppia in bancarotta, e di un interrogativo: può una coppia resistere anche sotto eurostress? Cosa succede quando si vive in un mondo dove tutto ha un cartellino del prezzo, un prezzo che non possiamo e non vogliamo pagare?

Nei giorni scorsi ero a Milano, e mi sono sentita, ancora una volta, vertiginosamente Stella, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante, la donna che si ritrova a vivere una vita in offerta speciale. Perché Milano è sempre testardamente glam cheap, poetica sotto la neve e gelata dalla recessione. La Milano delle contraddizioni, dove c’è chi arriva a casa slicenziato proprio sotto Natale (è appena successo a una mia cara amica), ma c’è anche la coda davanti a Tiffany, dentro l’Excelsior, il superstore glam in corso Vittorio Emanuele, dove ho visto sbigottita un giubbottino di paillettes fucsia, che piacerebbe, certo, a Benedetta glitter addicted, l’eroina del mio ultimo libro, ma che costa come un affitto. Milano delle contraddizioni. Milano città che sale: sono stata nella nuova piazza, dedicata a Gae Aulenti, accanto a Corso Como, in mezzo a cantieri e grattacieli appena inaugurati, nella nebbia di dicembre, pensando a chi avrà mai i soldi per comprarsi uno dei carissimi appartamenti luxury previsti per l'Expo; ma anche la Milano dove l'ex panificio di una caserma ospita una mostra d’arte contemporanea che parla di macerie (bella: Cyprien Gaillard con "Rubble and revelation", ovvero "Rovine e rivelazioni", un regalo della Fondazione Trussardi; la direzione artistica è di Massimiliano Gioni, il giovane direttore della prossima Biennale arte, che si preannuncia quindi molto interessante). Perché l'arte contemporanea, se non ci consola, ci racconta.

Quindi? Quindi rileggo Glam Cheap, un’arma autoironica di sopravvivenza metropolitana. Per resistere alla recessione.

Riluci d’oro dove la vita ti ha scheggiato.

Venerdì, 14 dicembre 2012 @09:44

"Quando i giapponesi riparano gli oggetti rotti, accentuano il danno riempiendo d’oro le linee di frattura. Credono che quando qualcosa ha sofferto un danno e ha una storia, diventi più bella."
(Barbara Bloom)
Riluci d’oro dove la vita ti ha scheggiato.

Come ogni venerdì, Friday Lisa: il Buongiorno di oggi anche in inglese.

La folla. Il freddo. La stanchezza dell’ora di punta.

Giovedì, 13 dicembre 2012 @08:45

"Rimase imbottigliata al semaforo del canale. Era l’ora di punta e c’era un fiume di gente che tornava a casa lungo le alzaie. Gente in cappotto scuro che portava valigette e borse per i laptop; gente in bicicletta… Guardò le facce mentre passavano e provò una fitta al cuore per ciascuno di loro. Avvertì la loro stanchezza dopo una giornata di lavoro, il loro desiderio di tornare a casa. E le venne in mente che stavano tutti quanti facendo del proprio meglio."
(Kathleen MacMahon)
La stanchezza dell'ora di punta.

La frase di oggi è tratta da "L’amore non ha fine", Bompiani.

Entra nel mio cuore, prendi quello che da sempre è tuo.

Mercoledì, 12 dicembre 2012 @07:31

"Entra nel mio cuore,
simile a un treno
che non fa tappa
a nessuna stazione.
Brucia le sterpaglie che trovi
lungo i binari,
distruggi barriere e confini,
scardinando gli scambi
consunti.
Prendi quello che trovi
e che è tuo,
da sempre".
(Claudia Muscolino)
Prendi quello che - da sempre - è tuo.

Tra le lettrici unghie blu che sono venute al reading fiorentino c’era anche lei, una donna dagli occhi azzurri che mi ha portato in regalo il suo libro di poesie: "Il drago e le nuvole", Rupe Mutevole. Questa è quella che mi è piaciuta di più.

Il fascino è la capacità di far pensare a un altro che siete entrambi due persone meravigliose.

Martedì, 11 dicembre 2012 @09:20

"Il fascino è la capacità di far pensare a un altro che siete entrambi due persone meravigliose."
(Kathleen Winsor)
La logica della seduzione.

Cosa ci salva nella vita? Un paio di scarpe (rosse, ma non necessariamente), e (molto) sense of humor. Per questo mi piacciono le frasi flash di donne ironiche. E, per la serie donne dimenticate, non conoscevo Kathleen Winsor, un’americana che scrisse un bestseller negli anni Quaranta, un bestseller da milioni di copie, una specie di "Cinquanta sfumature di grigio" ambientato però nell’Inghilterra del 1660, quella della Restaurazione. Titolo: "Forever Amber", dal nome della protagonista. Più di 900 pagine di guerre e sesso (sesso per l’epoca, almeno); 900 pagine di avventure per Amber, un’orfana, una ragazza bella, spregiudicata e determinata a sopravvivere, battersi, lottare per amore.
Ma anche la storia di Kathleen è da romanzo: faceva la centralinista, venne licenziata (era il 1938, piena Recessione), e, visto che era a casa, cominciò a leggere per pura noia un testo storico sulla Restaurazione, appunto, di cui si stava occupando il marito. Da lì l’idea di raccontare quelle pagine di storia a modo suo, con una protagonista ribelle e contemporanea. Grande successo e grande scandalo, il libro diventa un film a Hollywood, lei divorzia, si risposa, sposa l’avvocato che aveva seguito il suo divorzio… Insomma, Forever Amber!


La speranza è quella cosa piumata che si posa sull’anima.

Lunedì, 10 dicembre 2012 @08:12

"La speranza è quella cosa piumata
che si posa sull’anima
canta melodie senza parole
e non smette mai"
(Emily Dickinson)
Non arrenderti. Sogna. Spera. Osa. La speranza ti accarezza.

Oggi, nel calendario del passato, è un giorno speciale: come ci ricorda il "doodle" di Google, è il compleanno di Ada Lovelace, figlia di Lord Byron, una delle prime matematiche della storia a studiare una possibilità di programma di computer, tramite gli algoritmi, ancora prima che esistesse il computer (nacque a Londra il 10 dicembre 1815). Ma è anche il compleanno di Emily Dickinson (nacque ad Amherst, in America, il 10 dicembre 1830). Ed io voglio ricordare Emily, la solitaria visionaria Emily, con i versi di oggi; mi piacciono così tanto che li trovate anche in "Ultimamente mi sveglio felice". Poesia talismano.

Piccolo gioco fashionista: mi diverte immaginare che ad Emily (e forse anche ad Ada) sarebbero piaciuti gli abiti-con-piume di Colomba Leddi. Guardateli: basta cliccare su "il mondo di Lisa". Io vorrei un morbido cappotto speranza con le piume…

In omaggio a Emily, il Buongiorno di oggi è anche in inglese. Con le sue parole.

Oscar Niemeyer e la sensualità delle curve.

Venerdì, 7 dicembre 2012 @08:34

"Gli angoli retti non mi attraggono. E neppure le linee dure e inflessibili create dall’uomo. Quello che mi piace sono le curve libere e sensuali. Le curve che troviamo nelle montagne, nelle onde del mare, nel corpo della donna che amiamo".
(Oscar Niemeyer)
Se la vita è una curva. Una carezza.

Ho lavorato per vent’anni in Mondadori, a Milano (per la precisione: a Segrate), in uno dei più begli edifici disegnati da Niemeyer; e anche se alla fine erano diventate le "segrete di Segrate" ricordo ancora lo stupore, la meraviglia di quando ci sono entrata la prima volta. Voglio lavorare qui, ho pensato; qui tra queste linee, questo specchio d’acqua, questi vuoti e questi pieni, questa curva inaspettata. Per questo mi piace ricordarlo, lui, l’architetto brasiliano morto a 103 anni, il comunista immaginifico che amava le onde, le belle donne e le cose belle. Che disse: "L’architettura è stata il mio modo di portare avanti le mie idee: la semplicità, un mondo eguale per tutti, guardare alla gente con ottimismo, il sapere che tutti hanno un talento. Non voglio altro che una diffusa felicità. Perché dovrebbe essere un male?"

Come ogni venerdì, Friday Lisa: il Buongiorno in inglese (e stavolta anche in brasiliano, le parole di Niemeyer). Seguitemi su Twitter, su Fb (basta iscriversi agli aggiornamenti), e, ovviamente, compratemi e regalatemi per Natale! I miei libri vi aspettano. SONO IN RISTAMPA! Grazie a voi e al vostro passaparola.

E questo weekend, piccola ma scintillante recensione sul TTL, il Tuttolibri della Stampa, a firma di Mia Peluso. Comincia così: "Secondo Lisa Corva, le ragazze di oggi sono Piccole Donne Reloaded, più facili a identificarsi con la modaiola Amy che con Jo, idolo delle passate genarazioni. Un po' Amy e molto Jo è la ragazza dalle unghie blu, figlia di una figlia dei fiori... Lasciandosi dietro una scia di brillantini, ragiona di poesia e amore, affetti e realizzazione del sé, in un linguaggio vivace, ironico e pensoso, cercando il suo posto in questo mondo pasticciato e amaro".

L’arancione mi ha salvato dalla malinconia.

Giovedì, 6 dicembre 2012 @09:13

"Nei cieli liquidi, amniotici, notturni
sfrecciavano pianeti, robot, astronavi.
Erano, questi colori, qualcosa di meraviglioso.
Soprattutto quando lottavano i robot.
Lʼarancione mi ha salvato dalla malinconia.
Pezzi di pianeti si staccavano, se li tiravano addosso,
anche le stelle venivano mangiate.
Così per tutti i giorni, eternamente. Andando.
Fino a che si sprofondava nellʼinverno.
Le luci rinnovate del Natale, di nuovo, mi salvavano dal Male".
(Francesca Genti)
Questo solo: le luci del Natale.

Sapete già che mi piace molto Francesca Genti. Ma forse non sapete che ha creato, insieme a un'altra giovane poetessa, Manuela Dago, quella che ha chiamato buffamente "capanna editrice", ovvero Sartoria Utopia. Dove ordinare piccoli libri coloratissimi di poesia contemporanea, cuciti a mano, gialli e arancione e verde: per salvarci dalla malinconia.
http://sartoriautopia.freshcreator.com/ita/home

Coglierò per te l’ultima rosa del giardino, la rosa bianca che fiorisce nelle prime nebbie.

Mercoledì, 5 dicembre 2012 @08:23

"Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma ancora così dolce
che fa tremare.
E’ un ritratto di te a trent’anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.
(Attilio Bertolucci)
Sei la mia rosa d’inverno.

Rose d’inverno. Cliccate su "il mondo di Lisa" per vedere i miei petali, quando fuori è tutto bianco di nebbia o di neve.

Il sogno non è diverso dall’azione, come molti pensano.Tutte le azioni degli uomini un tempo sono state sogni.

Martedì, 4 dicembre 2012 @09:45

"Il sogno non è diverso dall’azione, come molti pensano. Tutte le azioni degli uomini un tempo sono state sogni. Un giorno tutte le azioni diventeranno un sogno".
(Theodor Herzl)
Osa: sogna.

Ho letto questa frase appesa, come un quadro, in una stanza: nella stanza di un romanzo, però; dentro "Neuland" di Eshkol Nevo (Neri Pozza). Le parole viaggiano, diventano altro, come sogni.

Con un sms-nuvola nel cuore.

Lunedì, 3 dicembre 2012 @09:00

"Con un sms-nuvola nel cuore".

Sì, è una frase dal mio ultimo libro. L’ho scelta come Buongiorno di oggi, perché sono passati vent’anni esatti dal primo sms (che, tra parentesi, signica "Short Message Service", me l'ero dimenticato), mandato il 3 dicembre del 1992 dal giovane ingegnere Neil Papworth. Diceva semplicemente: "Merry Christmas". Forse avrebbe scritto qualcosa di più elaborato, immagino, se avesse saputo che sarebbe passato alla storia…
Ma voi ce l’avete un sms nel cuore? O meglio nel telefonino? Un sms che non volete cancellare, un sms prezioso e quasi fosforescente? O il vostro sms del cuore è quello che deve ancora arrivare?


Piaceri semplici di dicembre (uscendo dal letargo di novembre).

Domenica, 2 dicembre 2012 @14:24

Vi ricordate "svegliatemi quando finisce novembre"? Ecco, finalmente novembre è finito e posso uscire dal letargo. Letargo vero, perché mi sono accorta che non ho elencato i piaceri semplici di novembre, e forse non è un caso (d’accordo, il melograno e la prima cioccolata calda, come mi ha fatto notare qualcuna di voi, ma non basta!). E dunque, eccoci ai piaceri semplici di dicembre. Aggiungete i vostri!

La prima neve. Mentre vi scrivo guardo fuori dalla finestra, è la prima neve, la rivoluzione della neve. Bianco. Finalmente.
Le luci nel buio. Le città si illuminano di piccole e grandi luci, quelle del Natale. Quelle che ci fanno sentire meno soli nel buio dell’inverno. E le luci del fuoco nel camino o nella stufa, o anche, semplicemente, di una candela profumata. In queste notti così lunghe.
Una ghirlanda di pino. Oppure delle pigne raccolte e messe sul tavolo, o ancora delle palle di Natale di lana tricottata, o ancora un albero, per chi lo fa… Che sia un trionfo di Christmas decoration oppure no, non importa: mettete, a casa, almeno un piccolo segno che parli del Natale.
Rosso. Un berretto di lana, una borsa, un paio di calze, una sciarpa… Qualcosa di rosso che illumini dicembre.
Home made. C’è la recessione, d’accordo. Ma c’è anche il tempo per preparare dei regali home made: io, che sono una casalinga solo telematica, l’anno scorso ho molto amato dei regali fatti a mano da amiche-maglione: biscotti, marmellate, un paio di pantofole colorate create con tessuti riciclati tagliati a strisce, e un librino con su scritto HappyEverything dove segnare i miei pensieri e i miei progetti. E’ ancora sul mio tavolo e mi sorride.
Un biglietto scritto a mano. Io, che non so fare nulla, né biscotti né marmellate, scriverò a mano un biglietto a persone che non sento da tempo o a persone che porto sempre nel cuore: una frase, una foto, un disegno, un sorriso su carta, da usare come segnalibro. Un pegno d’affetto e di carta nell'era degli sms .
Jingle bells & film di Natale. Non è forse bello rivedere i film di Natale mentre si avvicina il Natale? Un’overdose di buoni sentimenti, quasi una doppia cioccolata con panna. E’ tanto tempo che non rivedo "La vita è meravigliosa" di Frank Capra con James Stewart, forse è il momento, anche perché è ambientato durante un momento di bancarotta e recessione… Ma forse uno dei miei preferiti è "Love Actually", con Hugh Grant, Keira Knightley e Colin Firth. Ma aggiungo anche due piccoli film non blockbuster sul Natale, storie che si intrecciano e commuovono: il primo è norvegese, del 2010, "Hjem til Jul- Tornando a casa per Natale", di Bent Hamer; il secondo è polacco, "Listy do M. -Lettere a Babbo Natale ", di Mitja Okorn, del 2011. Se per caso li trovate... due addobbi per l'albero dei film! E tra un film e l'altro, una colonna sonora quasi jazz con tutte le migliori canzoni americane di Christmas e dintorni, dagli anni Cinquanta in avanti. Sanno sempre un po' di cannella e di Fifth Avenue e di Hollywood, quindi perché no?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.