Lisa Corva

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Perché in una città cerco sempre il vento, e l’acqua.

Giovedì, 28 febbraio 2013 @08:32

"Impossibile dire quante volte ho pensato a questi fiumi, quante volte li ho sognati, quante notti ho sentito il loro richiamo, quando attraversavo città addormentate alla ricerca dell’acqua, alla ricerca del movimento dell’acqua, città addormentate, città asciutte, prive di un fiume…"
(John von Düffel)
Perché in una città cerco sempre il vento, e l’acqua.

In questi giorni sono di nuovo a Vienna, per lavoro. E mi rendo conto che, tra le vecchie pasticcerie e i caffè sempre affollati (anche se magari c'è chi legge più iPad che giornali), tra i palazzi imperiali, la neve che si scioglie piano per terra e i ristoranti con serra (ieri abbiamo pranzato nel ristorante ricavato nella vecchia Borsa, in mezzo a un negozio-vivaio di fiori e splendidi giacinti blu), ebbene, tra tutto questo cerco sempre, istintivamente, l'acqua. Quello che mi è sempre mancato a Milano. Il vento e l'acqua della città dove sono nata, Trieste, che una volta era il porto di questo impero. E c'é l'acqua a Vienna, quella del Donaukanal, i canale del Danubio, dove si affacciano nuove architetture. Il vento, e l'acqua.

La quieta consapevolezza di te.

Mercoledì, 27 febbraio 2013 @07:24

"Ma nello stesso tempo avevo la consapevolezza quieta che alla fine della strada saremmo stati insieme."
(Eshkol Nevo)
La quieta consapevolezza di te.

Non voglio parlare di elezioni, voglio parlare dei vestiti di Anna Karenina. Ecco perché.

Martedì, 26 febbraio 2013 @09:42

"Il vellutino nero del medaglione stringeva il collo con tenerezza particolare. Questo vellutino era una meraviglia e a casa, guardandosi il collo nello specchio, Kitty aveva sentito che quel vellutino parlava. In tutto il resto potevano ancora esserci dubbi, ma il vellutino era una meraviglia. Kitty sorrise anche qui, al ballo, dopo avergli dato un’occhiata nello specchio."
(Lev Tolstoj)
Quel velluto che parla, e gli abiti che ci danno coraggio.

No, non voglio parlare di elezioni. Non per vigliaccheria o per indifferenza, anzi. Voglio invece parlarvi di abiti. Non dei vestiti da red carpet indossati per la notte degli Oscar. Ma di Jacqueline Durran, meritato Oscar per i costumi di Anna Karenina. Che non sono ispirati alla moda e ai merletti dell’epoca, la San Pietroburgo di fine Ottocento, ma una rivisitazione di Dior e Balenciaga degli anni Cinquanta (e un trionfo di gioielli floreali di Chanel). Brava Keira Knightley, anche se non è l’Anna Karenina che mi aspettavo (pessimo invece Vronskji con quei suoi baffetti); brava l’inglese Jacqueline, che ci ha fatto sognare. Non è la prima volta che veste Keira: sono suoi gli abiti di "Orgoglio e pregiudizio"; e di "Espiazione" (l’abito verde, lungo e scivolato della scena della libreria è uno dei più sexy e azzeccati della storia del cinema). Più volte nominata agli Oscar, non ha mai vinto, fino ad oggi. E questo è l'insegnamento: non arrendersi, continuare a fare bene il proprio lavoro, continuare a credere nelle nostre idee e in quello che facciamo. Vale per gli abiti, e per la politica. Forse, a volte, anche in amore. E poi ci sono sempre quei pezzetti di velluto che ci danno coraggio. Indossiamone uno, oggi, ed usciamo.

Le pietre dormono sotto la neve con sogni verdi nel cuore.

Lunedì, 25 febbraio 2013 @08:06

"Le pietre dormono sotto la neve con sogni verdi nel cuore."
(Olav H. Hauge)
Abbiamo sempre dei sogni verdi nel cuore, quando nevica. Sogni verdi di cambiamento. Amore. Ed elezioni.

Vi ho già citato, più volte, questi versi del poeta norvegese Hauge (tratti da "La terra azzurra", Crocetti). Ma non sono mai diventati un Buongiorno. Forse aspettavano oggi: perché ci sono parole che ci aspettano. Oggi, giorno di neve, di attesa. Del cuore. E delle elezioni.

Ask a woman. Perché domenica vorrei più donne a cui chiedere un’Italia migliore.

Venerdì, 22 febbraio 2013 @08:44

"In politica, se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi a un uomo. Se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi a una donna"
(Margaret Thatcher)
Ma non ci sono abbastanza donne a cui chiedere. Non abbastanza.

Non mi è mai stata molto simpatica Margaret Thatcher (tranne che nel film The Iron Lady, dov'era una strepitosa Meryl Streep). Ma vi lascio queste sue parole, vere o non vere, e un pensiero per le elezioni di domenica: dove, come al solito in Italia, ci saranno pochissime donne che ci rappresentano, pochissime donne da votare. Un'occasione persa, per la democrazia e per il nostro Paese. Dove le donne - ricordiamolo - possono votare solo dal 2 giugno 1946, giorno in cui l'Italia scelse tra monarchia e repubblica. Così tanta strada ancora da fare.

Come ogni venerdì, Friday Lisa: il Buongiorno di oggi anche in inglese.

Parole forti per spezzare il ghiaccio. Libertà.

Giovedì, 21 febbraio 2013 @09:41

"Quando parlano nei caffè
di amori, di libertà e cose simili,
come dire loro dell’amore distrutto
che resiste perfino nell’isolamento,
della giustizia che si fa nel caos
di migliaia di insulti e violazioni,
come dire loro della libertà che si conquista solo
dalle profondità di carceri asfissianti
che imprigionano ogni ora della nostra vita…"
(Titos Patrikios)
Parole forti per spezzare il ghiaccio. Libertà.

La poesia di Maram al-Masri di ieri è la voce di una donna che si batte, adesso, per la libertà del suo Paese, una Siria insanguinata dalla guerra civile. E anche la poesia di oggi, scritta nel 1963, tratta da "Poeti greci del Novecento" (Meridiani Mondadori), parla di questo: di amore e libertà, di prigione e paura e speranza. È stata scritta da Titos Patrikios, che fu compagno di carcere negli anni Cinquanta, in Grecia, di Ghiannis Ritsos, uno dei miei poeti preferiti. Parole forti per spezzare il ghiaccio. Non dimentichiamocelo, così vicino alle elezioni. Il nostro voto è libertà. Quanti hanno lottato, e sono morti, per questo.

Non so come cancellare, dal cuore, l’impronta della tua mano.

Mercoledì, 20 febbraio 2013 @07:32

"L’intravidi quel pomeriggio,
che sgusciava via come un ladro,
attento a non lasciare tracce dietro di sé…
Strappò le sue lettere,
e sul suo corpo
cancellò ogni impronta.
Dimenticandosi
che non ci sono crimini perfetti".
(Maram al-Masri)
Mi strappo di dosso tutto quello che sa di te. Ma non so come cancellare, dal cuore, l’impronta della tua mano.

Grazie a Hermione che mi ha segnalato la nuova poesia di Maram al-Masri, la poetessa siriana (ora in esilio in Francia) che apre, come sapete, anche il mio ultimo romanzo. Ci sono impronte incancellabili. Per questo diventiamo ciò che siamo.

Tutto quello che possiamo fare con il dolore. Trasformarlo in coraggio.

Martedì, 19 febbraio 2013 @07:45

"La sua allegria, nient’altro che dolore divenuto coraggio."
(Joseph O’ Connor)
Tutto quello che possiamo fare con il dolore. Trasformarlo in coraggio.

Un’amica mi ha riportato un romanzo che le avevo prestato tempo fa, "Una canzone che ti strappa il cuore", Guanda (e infatti se cliccate sul nome dell’autore trovate i vecchi Buongiorno che avevo ritagliato dal libro). L’ho aperto, e c’era questa frase, che avevo sottolineato. Ora è anche vostra.

Ogni volta. Ma poi, strato dopo strato, a pelle nuda, finalmente ci sei tu.

Lunedì, 18 febbraio 2013 @07:48

"Come a ogni conversazione bisogna di nuovo sbucciare via le sue difese prima di arrivare allo strato vero."
(Eshkol Nevo)
Ogni volta. Ma poi, strato dopo strato, a pelle nuda, finalmente ci sei tu.

La frase di oggi è dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, dal suo libro "Neuland" (Neri Pozza). L’ho conosciuto a Tel Aviv, durante il mio primo reportage design, che trovate su Elle Decor in edicola.

Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso.

Venerdì, 15 febbraio 2013 @08:15

"Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso".

Questa frase è senza autore. O forse no. L’ho vista ricamata su cuscini, scritta a mano su un pezzo di carta a quadretti e fotografata, postata su Facebook e vagante su web. L’ho vista è mi è piaciuta, uno slogan di rivoluzionaria gentilezza in questi tempi così poco gentili. Così ho provato a cercare l’autore. Che, pare (ma chissa se è vero, se non è una leggenda web), sia una donna: Anne Herbert, pacifista americana, che lo scrisse una sera su una tovaglietta di carta in un ristorante a Sausalito, in California. Una sola frase – non è una scrittrice, non è una poetessa – che ha girato, come un incantesimo, tutto il mondo. Erano i primi anni Ottanta, dice la leggenda web. E io me la immagino, la ragazza californiana, magari con i jeans a zampa d’elefante e un gilet lavorato a crochet, reduce di manifestazioni e della spiaggia, con sogni e voglia di cambiare il mondo, magari solo con un piccolo gesto di gentilezza. Si può? Si può. La gentilezza rivoluzionaria è l’arma della straordinaria Aung Saan Suu Kyi, premio Nobel per la pace (leggete qui la sua frase che è diventata un mio Buongiorno: http://www.lisacorva.com/it/view/799/ ). Crediamole.

E, come ogni venerdì, Friday Lisa. Il mio Buongiorno in inglese. Basta cliccare nella parte english del sito.

Perché l’amore era guardare una persona e vederci una carta geografica del futuro, tutte le strade possibili, le deviazioni, le città inesplorate.

Giovedì, 14 febbraio 2013 @09:17

"E solo allora aveva capito, pensò mentre l’aereo atterrava, e vedeva le luci della periferia fuori dal finestrino; solo allora aveva capito che cosa fosse l’amore. L’amore era guardare una persona e vederci una carta geografica del futuro, tutte le strade possibili, le deviazioni, le città inesplorate. Non era forse questo che aveva visto, che aveva voluto disperatamente, ossessivamente vedere nell’uomo che l’aveva portata sul Molo Audace? E lì c’era anche il brivido, certo. Il brivido di tutto quello che poteva essere, e non sarebbe stato. Dell’impossibile. In lui aveva visto una carta vasta come il mondo, con tutte le autostrade dove non sarebbero mai entrati insieme, i pedaggi non pagati, le metropolitane mai prese, le luci mai viste dall’alto di un grattacielo; e tutte le porte chiuse di appartamenti dove non avrebbero mai vissuto. Sì – chiuse gli occhi – l’amore era questo. Era anche questo. Le porte chiuse e le città sconosciute e gli aeroporti dove, con lui, non sarebbe mai atterrata. Ma l’amore era anche, e soprattutto, un battito del cuore. Era una strada, una strada fosforescente e luminosa; una strada sola che pulsava lungo tutta la carta geografica e illuminava, generosamente, il buio ".

Sì, oggi è San Valentino, festa zuccherosa. E oggi mi cito: questa è una pagina tratta da "Ultimamente mi sveglio felice", Dalai. Il mio ultimo libro.

Giacinti. Ovvero perché, se in un freddo giorno d’inverno nessuno ti regala dei fiori, è meglio comprarseli da soli.

Mercoledì, 13 febbraio 2013 @08:32

"Se in un giorno di inverno grigio ed apparentemente interminabile riceveremo un piccolo mazzo di giacinti, accompagnati da due righe che dicano: "Cara signora, mi sembra che questi siano i primi giacinti della stagione: glieli mando, per ricordarle che la primavera è vicinissima"…".
(Irene Brin)
Giacinti. Ovvero perché, se in un freddo giorno d’inverno nessuno ti regala dei fiori, è meglio comprarseli da soli.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Dizionario del successo, dell’insuccesso e dei luoghi comuni", un piccolo manuale di galateo scritto da Irene Brin tra gli anni ’50 e ’60, e ripubblicato da Sellerio. Altri tempi. Quando gli uomini mandavano fiori e non whatsapp. Che invidia! Ma i giacinti ci sono ancora: approfittiamone.

Vorrei che nevicasse, nei miei sogni stanotte. Vorrei la neve, e vorrei te.

Martedì, 12 febbraio 2013 @08:51

"Anche nei nostri sogni nevica, ma una sola volta nella vita."
(Orhan Pamuk)
Non ho mai sognato la neve. Vorrei che nevicasse, nei miei sogni stanotte. Vorrei la neve, e vorrei te.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Neve", Einaudi. La storia di un poeta espatriato in Germania che torna a Kars, una piccola cittadina dimenticata, al confine tra Turchia, Armenia e Georgia. La neve cade, lui si reinnamora di un vecchio amore, gli integralisti islamici sono in rivolta, degli uomini vengono uccisi, e la neve cade, cade. Lui cerca di scrivere una poesia sulla neve. Un libro lento, forse troppo. Ma è la neve.

Sii dolce con me. Regalami la nostalgia della tua dolcezza.

Lunedì, 11 febbraio 2013 @08:08

"Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare leggere".
(Mariangela Gualtieri)
Sii dolce con me. Regalami la nostalgia della tua dolcezza.

I versi di oggi sono tratti da "Bestia di gioia" (Einaudi), piccola bianca antologia della poetessa italiana Mariangela Gualtieri. Cliccate sul suo nome per leggere gli altri Buongiorno che le ho sfilato.

Provo a scrivere il tuo nome. Scrivo sull’acqua. Scrivo sul corpo.

Venerdì, 8 febbraio 2013 @08:29

"Qui giace chi aveva il suo nome scritto sull’acqua".

Provo a scrivere il tuo nome. Scrivo sull’acqua. Scrivo sul corpo.

Il Buongiorno di oggi è di Keats. O meglio: è la frase che Keats, il giovane poeta inglese morto a Roma nel 1821, volle scritta sulla sua tomba, senza neppure il suo nome. L'ho letta ieri, al cimitero dei non cattolici, un luogo di calma, pietre e cipressi nel mezzo del caos di Roma, accanto alla Piramide Cestia. Davanti alla tomba ho ripensato a Keats come lo immaginò Jane Campion qualche anno fa in "Bright Star", un film di luce e leggerezza, un giovane poeta che si innamora di una ragazza che cuce vestiti e sentimenti. Ripensavo alle farfalle del film, ai prati fioriti. Agli stranieri che sono venuti a Roma per caso e qui sono rimasti, come Henrik Christian Andersen, lo scultore norvegese, amico di Henry James, che lasciò poi alla città l'atelier costruito da lui nel 1920, tra Piazza del Popolo e il Lungotevere: http://www.museoandersen.beniculturali.it/ . Ci sono stata ieri, perché un amico, Luca Lo Pinto, ha curato una mostra (aperta fino a fine febbraio) facendo "dialogare" le grandi, bianche, eroiche statue di Andersen con maschere e opere colorate di Luigi Ontani, artista fiorentino ora settantenne. E lì, in quest'atelier straordinario e quasi dimenticato dal tempo, ho visto, proprio ieri pomeriggio, il mio Buongiorno di ieri: un uomo e una donna che si abbracciano stretti, come se volessero rinchiudersi nel guscio e rinascere. Così, cent'anni dopo, una statua è diventata un verso di una poesia e una foto nel mio iPhone e un post su Facebook... Come viaggiano le poesie e le emozioni, attraverso i secoli.

A Roma sono stata anche in un "museo" speciale, quello del cibo: ovvero Eataly, a Ostiense. Tre piani di pasta e caffè e dolci, ristoranti slow food, pizze e carpacci: il meglio della produzione gastronomica e golosa in Italia. Quasi, appunto, un museo: da mangiare. Ero stata anni fa nel primo Eataly, in un luogo ancora più suggestivo, l'ex fabbrica Campari a Torino. Ma questo, tra i gasometri e i magazzini di Ostiense, ha un suo fascino quasi fantascientifico. Un'altra Roma. E per me, una nuova Roma.

E, come ogni venerdì, Friday Lisa.

Voglio chiudermi in un guscio con te e rinascere.

Giovedì, 7 febbraio 2013 @09:16

"Voglio chiudermi in un guscio con te e rinascere."
(Manuela Dago)
Rinascere. Ma solo insieme a te.

Manuela Dago è, insieme a Francesca Genti, una delle "poetesse artigianali" di Sartoria Utopia. Cliccate sul suo nome per saperne di più!

Ci sono città, e tramonti, con il punto esclamativo. Roma!

Mercoledì, 6 febbraio 2013 @08:09

"Un romantico a Roma. Proposte 1965: un giro sull’ultimo
modello Fiat, una gita organizzata
a Ostia, l’opera alle Terme
di Caracalla (tutto esaurito) e la sera
una terrina enorme di spaghetti
in un ristorantino accanto al Tevere, in mezzo
a operai italiani e un mezzo litro
di vino acre, che brucia lo stomaco infiammato
mentre un tramonto color del sugo di pomodoro
tinge i muri che s’incupiscono
del ragguardevole palazzo dirimpetto
a Roma, oh, Roma!"
(Natan Zach)
Ci sono città, e tramonti, con il punto esclamativo. Roma!

Sono a Roma, oggi, per lavoro. E, anche se in questo momento piove, mi aspetto molto dal tramonto di stasera... Intanto, rileggo il mio Buongiorno: versi scritti negli anni Sessanta dal poeta israeliano Natan Zach. Sono tratti dalla sua antologia Einaudi.

La mia città, e un presagio di primavera.

Martedì, 5 febbraio 2013 @07:33

"Sono convinto che a Vienna, quando non siete sferzata dal vento, vi riesca di avvertire la primavera. Le città spesso percepiscono le cose in anticipo, attraverso il chiarore della luce, un’imprevista morbidezza delle ombre, un bagliore alla finestra – il leggero sentimento di imbarazzo nell’essere una città… Per mia esperienza, solo Parigi e (in maniera ingenua) Mosca assorbono per sé l’intera natura della primavera, come fossero un paesaggio agreste."
(Rainer Maria Rilke)
La mia città, e un presagio di primavera.

Il Buongiorno di oggi viene da una lettera di Rilke che de Waal, l’autore di "Un’eredità di avorio e ambra" (Bollati Boringhieri) ritrovò nelle carte di famiglia: era indirizzata a sua nonna, Elisabeth Ephrussi. Ed erano gli Anni Venti. Niente male, vero, avere una corrispondenza con un poeta? (Il che mi fa sempre pensare alle corrispondenze di oggi. Grazie a Internet scriviamo molto, molto di più, che siano mail o sms o whatsapp; ma tutto è digitale, tutto andrà perso… O no?). In ogni caso, ho finito il libro, che mi è molto piaciuto. E in ogni caso, nelle città, in questi giorni, appena spunta il sole, c’è un presagio di primavera.

Perché, quando mi innamoro di una città, mi innamoro soprattutto dei caffè dentro i musei. (Cronache da Vienna, senza Sachertorte).

Lunedì, 4 febbraio 2013 @09:28

"E poi si ricorda. All’improvviso è di nuovo in un ascensore così. E’ tutto di legno, le porte vetrate e istoriate; c’è persino una ribaltina di velluto rosso dove sedersi. Lo sa perché aveva provato a salirci in piedi, su quella ribaltina rossa, per arrivare al tasto dei piani: era così piccola, allora. Però sapeva contare, questo se lo ricorda; persino leggere, anche se non andava ancora a scuola. Sapeva contare tutti i piani, 1, 2, 3, fino al 6; ma l’ultimo piano, quello dove bisognava andare, cominciava con la D. "D come David", diceva all’uomo che la prendeva in braccio per farle schiacciare il tasto; "No, D come Dach", rispondeva lui, ogni volta. Perché erano a Vienna, e David era viennese, e parlava un italiano ingarbugliato, e Dach voleva dire "tetto", così le aveva spiegato lui, così le aveva spiegato la mamma. Perché la casa era all’ultimo piano: sul tetto.
Quanto tempo sono state, in quella casa? Benedetta ricorda solo che c’era la neve, e che David, l’uomo del tetto che si diceva Dach, la mattina apriva il grande portone e la faceva scivolare fuori sulla slitta, una piccola slitta di legno; la trascinava per quelle strade innevate e gelate. Ricorda che sopra la casa, in alto, proprio sul tetto che si realtà era il Dach, c’era un grande cervo; dalla finestra si vedeva il cervo maestoso, avrebbe potuto sporgersi e salirci sopra, volare sopra la città, quasi una renna di Babbo Natale".


Il Buongiorno di oggi non è una frase, ma una pagina del mio ultimo libro, un pezzettino di "Ultimamente mi sveglio felice". L’ho scelta perché ho passato il weekend da amici a Vienna, e sono tornata a casa loro, che è proprio la casa descritta nel libro: con un cervo sulla facciata… Siamo entrati in ascensore e ho chiesto: a che piano? D, Dach, ha risposto la mia amica, stupita, non te lo ricordi che abitiamo nel sottotetto? E infatti: Dach, tetto. Mi è venuto da ridere: nonostante l’avessi messo nel libro, me l’ero dimenticato. Succede così, a volte, con pezzi di mondo che ci ispirano, frammenti delle "vite degli altri", curiosità e ispirazione… Li raccogliamo, come conchiglie o ciottoli raccolti sulla spiaggia, li teniamo in tasca, e poi ce ne dimentichiamo. Comunque, ero stranamente emozionata mentre, nel vecchio ascensore, ho schiacciato il tasto di Dach.

Il mio weekend a Vienna è stato un weekend senza Sachertorte, ma con molte Wienerschniztel (passione del Consorte e, ormai, anche mia). E’ stato un weekend in cui ho scoperto che, come al solito, quando mi innamoro di una città, sento il suo cuore battere più forte nei caffè dei musei: stavolta è stato il caffè del Mak, il museo di arti applicate, con un enorme lampadario fatto di vecchie bottiglie di vetro. Ma mi è piaciuto anche un caffè-installazione, ovvero il ristorante e roof top bar dell’albergo disegnato da Jean Nouvel sul canale del Danubio, dove, all’ultimo piano, si beve o si cena con una vista straordinaria sulla città e sullo Stephansdom illuminato: grandi vetrate su Vienna, sulla Vienna del futuro; e sul soffitto, l’installazione della video-artista Pipilotti Rist, grandi foglie d’autunno colorate, e video di petali e colori che si riflettono nel tuo bicchiere. E poi una grande mostra al Leopold, il museo dentro il MQ, Museumsquartier, un vero e proprio quartiere di musei, caffè, workshop e librerie, in quelle che erano le scuderie imperiali. Il Leopold è il museo che raccoglie il meglio della sensualità di Vienna durante la Secessione, i dipinti di Schiele e Klimt; stavolta però mi ha stupito con una grande mostra su uomini nudi nella storia dell’arte. Proprio così, "Nackte Männer": c’è Schiele, certo, e uno straordinario schizzo di Klimt con un abbraccio tra un uomo e una donna, preludio al famosissimo bacio; ma anche quadri pop e buffi e irriverenti; e accanto agli eroi dell’antichità, i calciatori ritratti nudi in uno stadio, vestiti solo di calze e scarpe. E palloni, certo, nei colori della bandiera francese. (E' "Vive la France", del 2006, di Pierre & Gilles). Klimt si sarebbe molto divertito. Io, confesso, pure.

Equilibrismi.

Venerdì, 1 febbraio 2013 @08:17

"Ginger Rogers ha fatto tutto quello che faceva Fred Astaire: però all’indietro, e sui tacchi a spillo."
Equilibrismi.

Il Buongiorno di oggi è una fantastica battuta, ma senza autore: uno di quei "bon mots" che qualcuno pronuncia, e che poi fanno in giro dei salotti, delle televisioni, dei giornali, del web… Ho inciampato nella frase perché è diventato il titolo di un libro spiritoso, una raccolta di pensieri sul femminile: "All’indietro sui tacchi a spillo. L’impossibile arte di essere donna", di Tania Kinderley e Sarah Vine (Einaudi). Per la serie ridiamoci su, come sanno fare solo le inglesi. E cerchiamo di non cadere dai tacchi.

Tra un equilibrismo e l'altro (ci sono equilibrismi professionali, sentimentali, esistenziali), ricordate che mi potete seguire su Twitter e su Facebook. E in inglese: come oggi, come ogni venerdì, Friday Lisa.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.