Lisa Corva

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Aperitivi a prenotazione, calze da salone (del mobile) e banche che diventano musei: cronache da Milano.

Venerdì, 29 marzo 2013 @07:36

"Straordinaria la pioggia che ti faceva
scuotere le caviglie fra le buche
di via Solferino. Al domani non penso,
assaporo l’attimo"
(Sebastiano Grasso)
La pioggia a Milano. Mi piace solo se ci sei tu.

E’ possibile scrivere poesie a Milano? Forse. Il Buongiorno di oggi, dal sapore un po’ retrò, è tratto da "La cenere ringrazia della brace e della favilla" (Es).

Finalmente. Finalmente Milano glamcheap non mi fa più arrabbiare: ora, ogni volta che ci torno, da nonpiùmilanese, mi commuove (certi cortili ci riescono ancora), oppure mi diverte. Qualche esempio? Vado a prendere un aperitivo (ah, gli aperitivi milanesi!), con un’amica storica, e scopro che in certi locali trendy, quelli dove prendi un drink e praticamente ceni, bisogna prenotare. Proprio così: si prenota lo sgabello su cui appollaiarsi con il proprio bicchiere, dalle 19 in avanti. (E no, noi non avevamo prenotato: è stato un aperitivo molto breve). Ma poi ci sono anche le banche che diventano musei. Sulle banche e quello che sta succedendo nelle banche, e a causa delle banche, in tutto il mondo preferisco tacere, ma almeno Banca Intesa nel suo ricco palazzo all’angolo di Piazza della Scala ha aperto tutte le sue collezioni d’arte, dai bassorilievi del Canova ai tagli di Lucio Fontana, e un mattino mi sono persa, tra specchi e marmi e i vecchi sportelli con i numeri intarsiati. E, sorpresa, l’ingresso è gratuito. Tra i quadri che mi sono piaciuti di più, quelli che raccontano la Milano d’antan: tutti gli scorci tra Ottocento e Novecento, quando ancora il tram passava accanto al Duomo. E il ritratto di un imprenditore tessile dell’epoca, che tiene in mano, orgoglioso, un cartoncino con il campionario colori (gli antenati di Prada! ora terrebbe in mano, come un trofeo, una it-bag). L’ultimo dettaglio è assolutamente glam cheap: perché in questi giorni a Milano ci sono i press day fashion, dove le giornaliste fintoglam vanno a vedere le collezioni e (a volte) mangiare pasticcini. Da Gallo, insieme alle loro iconiche calze a righe coloratissime, c’erano in anteprima le calze per il Salone del Mobile, con le "facce da salone". Ovvero facce che diventano dei pois colorati. Mi sono piaciute: dite che ormai la mutazione da cronista fintoglam a reporter design è avvenuta?

E oggi, invece di Friday Lisa, auguri di Pasqua: o meglio, come dicono i triestini, "boni ovi"!

Troppo presto, troppo tardi, troppo di te. Ma innamorarsi è esagerare.

Giovedì, 28 marzo 2013 @07:41

"Dodici ore prima, nel suo letto, lo aveva dentro di sé, con la sensazione che fosse tutto troppo presto oppure ormai troppo tardi. Non sapeva ancora se l’uno o l’altro".
(Liza Marklund)
Troppo presto, troppo tardi, troppo di te. Ma innamorarsi è esagerare.

Non vi è mai successo? Una frase, una parola, una notte, e poi ci si ritrova a pensare se è successo troppo presto. O troppo tardi. Ma l'amore è magnete, attrazione, precipitazione, formula chimica dal risultato non prevedibile. Mi piace come l'ha raccontato Liza Marklund nel suo ultimo giallo, "Linea di confine" (Marsilio).

Un pezzetto del tuo cuore, sempre con me.

Mercoledì, 27 marzo 2013 @09:04

"E qua, come un sasso che porto ovunque, c’è un pezzo di cuore altrui che ho conservato da un vecchio viaggio".
(Peter Cameron)
Un pezzetto del tuo cuore, sempre con me.

Anche il Buongiorno di oggi è tratto dall'ultimo libro di Peter Cameron, "Il weekend"(Adelphi).

Anche il tuo non esserci mi scalda.

Martedì, 26 marzo 2013 @07:49

"Non ti invento nei luoghi
che adesso senza te non hanno senso.
Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è più vero,
più del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue.
Perché cercare allora se il tuo influsso
già sento su di me lieve
come un raggio di luna alla finestra".
(Rainer Maria Rilke)
Anche il tuo non esserci mi scalda. Perché sei, sempre, accanto a me.

Il Buongiorno di oggi fu dedicato da Rilke a Lou Andreas Salomé, da Poesia d’amore del Novecento, Crocetti.

La mappa del cuore.

Lunedì, 25 marzo 2013 @07:31

"Forse amiamo il posto in cui viviamo perché non abbiamo altra soluzione, come in famiglia. Ma dobbiamo scoprire dove e perché amarlo."
(Orhan Pamuk)
La mappa del cuore.

Sto leggendo un libro che è una dichiarazione d’amore a una città: "Istanbul", del premio Nobel Orhan Pamuk, Einaudi.

Fiorisci, è primavera.

Venerdì, 22 marzo 2013 @09:11

"E venne un momento in cui il rischio di rimanere chiusi in un bocciolo era più doloroso del rischio di sbocciare".
(Anaïs Nin)
Fiorisci. E’ primavera.

Ieri, quando sono arrivata alla libreria della mia presentazione a Gorizia, ho trovato una busta verde che mi aspettava. Dentro, una lettera , una vera lettera scritta a mano. Ve la ricopio perché mi ha fatto molto piacere. "Ciao Lisa, siamo tre studentesse di Ctf, Chimica e tecnologie farmaceutiche a Napoli, che ti seguono da quando ancora i tuoi Buongiorno venivano pubblicati su City! Ancora oggi non possiamo fare a meno di collegarci al tuo blog, per leggere le tue poesie e citazioni, sperando ogni volta di trovare qualcosa che ci rappresenti. Ovviamente abbiamo letto il tuo libro e ci è piaciuto molto. Oggi volevamo proporti noi un buon pomeriggio, nell’impossibilità di essere a Gorizia. Secondo il principio di Le Chatelier, un sistema chimico dell’equilibrio, se perturbato aumentandone la temperatura, raggiunge un nuovo stato di equilibrio rompendo dei legami e formandone dei nuovi. Così, il cambiamento della temperatura, in primavera, perturba alcuni equilibri amorosi rompendo dei legami. L’amore non è altro che una reazione chimica, e in quanto tale il suo equilibrio può essere perturbato. Che sia proprio la primavera la causa della rottura di tanti legami? Antonella, Graziella, Alessia".

E io che pensavo che la primavera portasse semplicemente a sbocciare… Grazie alle misteriose studentesse di chimica per questo buon pomeriggio chimico. E ad Anais Nin per la frase, tratta dai suoi Diari: la sensuale, erotica, chiacchierata scrittrice del Novecento che non ebbe paura di sbocciare. E, come ogni venerdì, il Buongiorno anche in lingua originale: Friday Lisa.

La primavera è la lettera che ti scrivo.

Giovedì, 21 marzo 2013 @08:00

"La primavera è la lettera che ti scrivo."
(Nasos Vaghenàs)
Ma quando ti scrivo, è sempre primavera.

Oggi, due date da festeggiare. L’inizio della primavera (ieri, l’equinozio astrale), e la giornata mondiale della poesia (bello, vero, il Buongiorno di oggi? è tratto dal Meridiano Mondadori "Poeti greci del Novecento"). E oggi, per festeggiare, sarò a Gorizia, con l’amica scrittrice Widad Tamimi, che ha scritto "Il caffè delle donne": alla libreria Ubik, corso Verdi 119, alle 18. Per parlare, spero, di irreversibilità dell’amore, di petali e di caffè al cardamomo.

Lasciarsi andare, caduta libera, senza rete. Amare è il piacere di rinunciare al controllo.

Mercoledì, 20 marzo 2013 @08:21

"Quando sei stato solo come lo sono stato io, sei triste, certo, senza nessuno al fianco, ma hai il controllo pressoché totale della tua vita. Poi incontri qualcuno – insomma, capita una cosa come questa, e uno si sente, ti senti… Io sento di perdere il controllo. E questo mi spaventa".
(Peter Cameron)
Lasciarsi andare, caduta libera, senza rete. Amare è il piacere di rinunciare al controllo.

Finalmente un nuovo romanzo di Peter Cameron, l’autore di "Un giorno questo dolore ti sarà utile" e "Quella sera dorata" (entrambi Adelphi, due libri che ho molto amato). Dunque grazie a Cameron, che ho incontrato e intervistato a Manhattan (cliccate sul suo nome per leggere l’intervista), per "Il weekend", da cui ho tratto questo Buongiorno, e grazie all’Adelphi che mi ha permesso di leggerlo in anteprima: il libro esce oggi. E grazie a tutti quelli che ci regalano frasi poetiche e poesie. Perché forse è vero, come mi ha scritto un’amica proprio stamattina, che la poesia ci aiuta perché ci offre un "pensiero laterale": una frase che ci regala uno sguardo diverso e obliquo sulla vita, una prospettiva improvvisamente diversa su ostacoli e problemi. O, semplicemente, su quello che confusamente viviamo. Uno sguardo obliquo di improvviso sollievo, consapevolezza e felicità. Funziona davvero? Mi piace pensarlo oggi, giornata internazionale della felicità.

Tu. Bruci. Mi scaldi, o mi scotti. Ma posso saperlo solo se mi avvicino.

Martedì, 19 marzo 2013 @07:48

"Lui irradiava calore, come una stufa. Lei rimase dov’era, anche se si stava scottando."
(Liza Marklund)
Tu. Bruci. Mi scaldi, o mi scotti. Ma posso saperlo solo se mi avvicino.

Che brava Liza Marklund. Che brava, a raccontare il mondo che cambia (e il matrimonio, le delusioni, il divorzio, i nuovi amori, i bambini) nei suoi gialli. Ho appena finito l’ultimo, "Linea di confine" (Marsilio): dove la giallista svedese ci porta, anzi porta Annika, la sua bionda, dura, fastidiosa protagonista, giornalista in un giornalismo che cambia, fino in Somalia. Il confine del mondo, il confine dei rifugiati e del terrorismo, il confine della paura, quello dove è rimasto prigioniero suo marito, ostaggio casuale di un gruppo di terroristi islamici. Che brava, Liza Marklund, a raccontarci tutto questo, con empatia, ma senza retorica e senza un cedimento. E un pensiero a chi di rifugiati si è occupata tutta la vita: Laura Boldrini, ex portavoce dell’agenzia Onu per i rifugiati politici, ora nuovo presidente della Camera. Un sorriso che mi piace.

Giovedì 21 marzo sarò a Gorizia: presenterò il mio ultimo romanzo, "Ultimamente mi sveglio felice", alla Libreria Ubik, corso Verdi 119, alle 18. Insieme all'amica scrittrice Widad Tamimi, che parlerà del suo "Il caffè delle donne" (Mondadori). Due scrittrici, due libri, e forse la primavera.

Cronache da Salisburgo: quando le poesie ti aspettano dentro un parco.

Lunedì, 18 marzo 2013 @07:58

"Una fontana canta. Nubi stanno
nel vivo azzurro, delicate, chiare.
Persone assorte e zitte a sera vanno
Per il vecchio giardino a passeggiare.
Degli avi il marmo s’è ingrigito. Passa
Uno stormo d’uccelli, via, lontano.
Gli occhi morti un silvestre fauno abbassa
su ombre che svicolan nel buio vano".
(Georg Trakl)
Nubi nel vivo azzurro. Presagio di primavera.

Stavolta il Buongiorno di oggi mi aspettava in un parco: Mirabell Park, a Salisburgo, dove sono andata a passeggiare sabato, con uno dei miei più vecchi amici: l’artista tedesco Olaf Nicolai, che portava una sua performance, L’Escalier du Chant, al museo d’arte moderna della città (un posto incredibile, un rettangolo di cemento arrampicato su un colle, dove si arriva con una funivia dentro la roccia; e in cima, un caffè design fatto di vetrate, con corna molto austriache appese sul soffitto, dove sedersi a guardare il fiume, i monti innevati, il barocco della città). Ma torniamo a Trakl. Andiamo a fare una passeggiata al parco, dice il mio amico storico, un eterno amico (proprio come quello nel mio ultimo libro, ricordate?). Una passeggiata tra le statue di Mirabell Park, un parco minuscolo e cittadino, barocco e silenzioso, con la neve che cadeva testarda e il cielo azzurro, un vero ossimoro di marzo. Sai, continua l’eterno amico, qui a Salisburgo viveva un famoso poeta, forse lo conosci, Trakl? Ma certo: Georg Trakl, uno dei miti malinconici della mia adolescenza. E, senza vergogna, ho cercato di recitare (in tedesco, stupite) i versi che mi ricordavo. E Trakl era lì che mi aspettava, che ci aspettava, dietro l’angolo, su un muro assolato: perché i nostalgici austriaci hanno inciso su pietra i versi che Trakl scrisse proprio passeggiando in questo parco. E siccome siamo, io e l’eterno amico, due incurabili romantici, ci siamo fermati a fotografare i versi con il nostro iPhone. Romantici sì, ma digitali. (La traduzione invece non è mia, ma di Ervino Pocar, del vecchio libro Bur Rizzoli su cui ho scoperto e amato, da adolescente, Trakl.)

Il cuore non ha rughe; ha solo cicatrici.

Venerdì, 15 marzo 2013 @07:30

"Il cuore non ha rughe; ha solo cicatrici".
(Colette)
Queste cicatrici sul mio cuore.

Il Buongiorno di oggi è della scrittrice francese Colette (che visse prima dell’era del Botox, peraltro: Sidonie-Gabrielle Colette morì nel 1954), ed è quello che troverete in Friday Lisa. Seguitemi su Facebook, su Twitter, per avere ogni mattina il mio Buongiorno in diretta. E settimana prossima sarò a Gorizia: presenterò il mio ultimo libro alla Libreria Ubik, corso Verdi 119, giovedì alle 18. Un libro peonia per parlare (anche) di primavera.

L’incandescenza dell’aria, il paese della bontà, e il silenzio della dittatura. Un poeta argentino per il nuovo Papa.

Giovedì, 14 marzo 2013 @09:12

"Non importa se non sai
quand’è che ti tocca l’incandescenza dell’aria.
L’importante è che tu la riceva
e più importante ancora
è che tu apra così il paese della bontà."
(Juan Gelman)
L’incandescenza dell’aria è rivoluzione.

Ho cercato una poesia argentina per il nuovo Papa argentino, dal bel sorriso umile, e appena ho aperto "Valer la pena" (Guanda), raccolta del poeta argentino Juan Gelman, questi versi mi sono venuti incontro. Un augurio, e una parola che nessuno quasi usa più: bontà. E pace e preghiera, come nel discorso di ieri (vi posso dire che mi è piaciuto l'accenno alla Madonna?). Però. Però voglio anche ricordare che il poeta e il Papa sono quasi coetanei (Gelman del 1930, il Papa del 1936), e vengono da un Paese che ha vissuto momenti sanguinosi, di dittatura e silenziose, terribili stragi. L’Argentina è anche il Paese dei desaparecidos e delle madri di Plaza de Mayo. E’ il Paese da cui il poeta del Buongiorno di oggi è dovuto fuggire (ora vive in Messico). Il Paese in cui, alla fine degli anni Settanta, suo figlio è stato sequestrato e ucciso, insieme alla giovane moglie; la ragazza era incinta, la bimba fu data in adozione, come spesso accadeva… E ritrovata, fortunosamente, anni dopo. Non è una pagina di un romanzo, è una vita, varie vite, vite spezzate. E Papa Francesco? Era in Argentina, negli anni della dittatura; è stato fortemente criticato, anche per il suo silenzio, per la sua- forse - collusione. Ora spero che quegli anni e quel silenzio portino a nuove parole e nuove azioni, anche di incandescente bontà.

Poi succede. La fine di un amore.

Mercoledì, 13 marzo 2013 @08:07

"Poi è accaduto qualcosa che non so capire
qualcosa in agguato da tempo
una crescita della ragione, una sproporzione di fatti e di incertezze

ora non posso più ridurre il mio amore al tuo nome -
tu non sei più una pianta traboccante di gemme
ma uno smorto giardino
condannato all’abbandono."
(Daniela Attanasio)
Poi succede. La fine di un amore.

Ci sono amori che finiscono così, per tristezza, per mancanza di cure, come giardini abbandonati. I versi di oggi sono tratti da "Nuovi poeti italiani" (Einaudi), un’antologia di voci al femminile. Ma succede anche nelle amicizie; ci sono amiche che perdiamo, nella vita, proprio così: "è accaduto qualcosa che non so capire/ qualcosa in agguato da tempo.../ una sproporzione di fatti e di incertezze". A voi non è mai capitato?

L’indicibile tristezza dei lacché.

Martedì, 12 marzo 2013 @10:08

"Eppure la vita tra le pareti di palazzo le appariva di una palese volgarità, sempre invasa da lacché e funzionari di ogni ordine e grado, da troppo cibo, troppi abiti, dallo spreco, corrotta da un febbrile sciupìo di tempo, da una spaventosa mancanza di intimità, da un’indicibile tristezza".
(Elizabeth von Arnim)
L’indicibile tristezza dei lacché.


La von Arnim scrisse "Una principessa in fuga" nel 1905: libro apparentemente frivolo, su una giovane principessa che fugge dalla corte e dai lacché, in cerca di un solitario cottage tra le rose e della vera se stessa (troverà molte cose, ma non quelle che si aspettava). Una favola ironica, e quanti lacché, anche oggi: che non hanno più "i polpacci inguainati di seta bianca", ma digitano forsennati sui loro cellulari. (E sì, ogni riferimento è voluto). Io intanto ho finito il romanzo, appena tradotto da Bollati Boringhieri, con una dorata sensazione di buonumore e leggerezza. Grazie Elizabeth, come sempre.

L’ombra leggera dell’eternamente perduto è quella del crepuscolo.

Lunedì, 11 marzo 2013 @09:00

"Siamo prigionieri dell’inesplicabile e dell’eternamente perduto
e il rimorso è il nostro unico modo per tornare alla purezza infantile –
vecchio amico che sei partito, so che t’incontrerò in
qualche sogno o all’improvviso per strada quando tutto sarà perduto,
donne che abbiamo amato mentre fuori dalle finestre rinforzava la pioggia
poi tenendoci per mano abbiamo attraversato il ponte,
mentre i vostri capelli bagnati splendevano nel tramonto –
(Tavos Livaditis)
L’ombra leggera dell’eternamente perduto è quella della sera.

Versi che sanno di pioggia, oggi, come il mattino in cui mi sono svegliata. Sono tratti da "Poeti greci del Novecento", un Meridiano Mondadori.

Non conosco oggetti d’amore che ti ricambino meglio dei libri e un giardino. Lo scrisse Elizabeth von Arnim, con cui vorrei prendere un tè, oggi, 8 marzo.

Venerdì, 8 marzo 2013 @07:47

"L’amore per i libri è una vera benedizione. Tutti dobbiamo amare qualcosa, e io non conosco oggetti d’amore che ti ricambino meglio dei libri e un giardino".
(Elizabeth von Arnim)
Questo sogno oggi: un libro, un giardino, un giorno dolce di primavera.

Se ci fosse un buco spazio-temporale per tornare indietro nel tempo, diciamo per un pomeriggio, mi ci infilerei volentieri per andare a prendere un tè con Elizabeth von Arnim, che, come sapete (lo so, lo so che lo sapete!), è una delle mie scrittrici preferite. Possibilmente, nel suo giardino in Pomerania, in quel Nord ora tra Germania e Polonia, dove, all’inizio del Novecento, passeggiava, litigava con i fiori, con il giardiniere, con l’Uomo della Collera (il marito) e scriveva libri (il Buongiorno di oggi è tratto da "Un’estate da sola"). Ma visto che non è possibile, non mi rimane che attendere che Bollati Boringhieri, con cura e precisione quasi stagionale, ci regali i suoi libri: ieri è uscito l’ultimo tradotto, "Una principessa in fuga". Sulla copertina, guarda caso, una ragazza in un giardino. Mi sembra un bel regalo per l’8 marzo: che, come tutte le feste, anche quelle più desuete o kitsch, mimosamente mi piace.

E, come ogni venerdì, Friday Lisa: il Buongiorno anche in inglese.

Il cioccolato è qualcosa con cui hai una relazione clandestina.

Giovedì, 7 marzo 2013 @08:15

"Il cioccolato non è una cosa che puoi prendere o lasciare, che può piacerti moderatamente. Il cioccolato non è qualcosa che ti piace. Non è nemmeno qualcosa che ami. Il cioccolato è qualcosa con cui hai una relazione clandestina".
(Geneen Roth)
Un amante cioccolatino.

Chi l’avrebbe detto che una dietista poteva essere spiritosa. Eppure la frase di oggi, di una nutrizionista americana, mi ha fatto davvero ridere. Food power, dunque. E’ anche il titolo dell’articolo che è appena uscito su Elle Decor di marzo, in cui mi sono divertita a cercare nuove chicche (nel vero senso della parola) gourmet. Dal nuovo ristorante trendy milanese (Pisacco, consiglio), ma anche il fenomeno del "restaurant for a day", di cui mi ha parlato per la prima volta Eszter, un’amica di Budapest, che è arrivato anche in Italia (www.restaurantday.org: ovvero, aprire un ristorante "pop up", solo per un giorno, in un parco, nel cortile di casa, un ufficio, ovunque); un blog di ricette ispirate ai look da sfilata (www.tasteofrunway.com) e il nuovissimo film goloso che esce oggi, "La cuoca del presidente", e che avevo visto in anteprima a Milano, con la mia amica gourmet Olivia che ovviamente conosceva ogni ricetta del film… E' la storia (quasi) vera della cuoca di Mitterrand, che si trovò catapultata all’Eliseo, lei, i suoi tacchi, e le collane di perle vintage girate a torchon. Conquistò il presidente con tartufi e le ricette dell’infanzia. Il potere del cibo è anche questo: i sapori di quando eravamo bambini, il comfort food.
E i cioccolatini, bè, i cioccolatini arrivano molto dopo, e sono la nostra relazione clandestina. (Io comunque cedo tutti i cioccolatini di questo mondo per una vera cioccolata calda, o del gelato al cioccolato. Ognuno ha le sue perversioni).


Non siamo capaci di essere mare?

Mercoledì, 6 marzo 2013 @08:06

"Se questo è amore, mi dico. Ma sì,
questo è l’amore che conosciamo. Ora.
Amore appiccicato, che incolla
quel poco di ala modesta sulla schiena.
Amore legato. In cui si ripete la solfa
del tu e dell’io. Non siamo capaci
di essere insieme acqua e moto,
sale e onda, unica impresa spettacolare.
Come il mare laggiù, lo vedi?"
(Mariangela Gualtieri)
Davvero non siamo capaci di essere mare?

I versi di oggi sono tratti dall'antologia "Bestia di gioia", Einaudi. Cliccate sul nome della poetessa per leggere gli altri Buongiorno che le ho sfilato.

Questo posso e voglio imparare: la forza della paziente attesa.

Martedì, 5 marzo 2013 @07:32

"La forza della paziente attesa, come il febbraio attende il marzo e si protende verso la primavera. Tutto pareva morto e tutto rivivrà. Sotto alle foglie secche crescerà l’erba verde, sui rami brulli gonfieranno le gemme e nasceranno foglie e fiori. Ma l’inverno fu pure necessario…"
(Adriana Zarri)
Questo posso e voglio imparare: la forza della paziente attesa.

Le parole di oggi sono della teologa Adriana Zarri e sono tratte da "Quasi una preghiera", Einaudi. Mi piacciono perché sono "quasi una preghiera", appunto, ma anche un insegnamento: la forza della paziente attesa, una lezione che possiamo imparare dalla natura, dagli alberi, dall'inverno. Una paziente attesa che non è fatta di ozio, ma di speranza, energia e fiducia. E' difficile aspettare, saper aspettare, in un mondo fatto di fretta, anche digitale. E' difficile capire quando aspettare e quando, invece, rinunciare. Ma a volte (e a volte anche in amore), è l'unica strada. Imparare ad avere fiducia in sé, nella propria forza sommessa e nascosta, nella rinascita. Imparare dagli alberi di marzo.

Cronache da Vienna: desideri sospesi, bustine di zucchero e it-lamps (vi presento la Caboche).

Lunedì, 4 marzo 2013 @08:37

"Alla fine quello che conta è solo quello che abbiamo fatto e vissuto, non quello che abbiamo desiderato."
(Arthur Schnitzler)
Alla fine, quello che conta sei tu.

Ho letto questa frase su una bustina di zucchero, al caffè del MAK, il Museo di arti applicate di Vienna. Letta e discussa con i miei compagni di tavola: e ho capito di non essere d’accordo. Perché noi siamo anche quello che abbiamo desiderato, non solo quello che abbiamo fatto o vissuto. I desideri, soprattutto quelli sospesi (quelli che racconto nel mio ultimo romanzo) sono quelli che ci muovono, sono parte integrante dei nostri sogni e della nostra vita. Desideri sospesi, dunque; bustine di zucchero; e anche lampade. Da cronista fintoglam ho imparato a riconoscere le borse, anzi le it-bags (con sconcerto del Consorte che ogni tanto strattono, per strada: guarda, quella è l’ultima Chanel, è una Lady Dior...). Ma chi l’avrebbe detto che esistevano anche le it-lamps? Quella che mi segue dappertutto è la Caboche di Patricia Urquiola, designer spagnola che ora inventa e crea da Milano. La versione contemporanea del lampadario a gocce, ma di plastica: la sua Caboche, per Foscarini, è fatta di 189 sfere in polimetilmetalicrato (ho studiato, vero? i curiosi la trovano qui: http://www.foscarini.com/prodotti_dett.php?id=76&lang=it ). Mi piace anche perché, come mi ha raccontato Patricia Urquiola in un’intervista, l’ispirazione viene da un braccialetto di bachelite vintage che aveva trovato in un negozio in Belgio (mentre fuori il marito guardava nervosamente l’orologio e le ripeteva che erano in ritardo: una bella giustificazione a perder tempo tra le cose vecchie che offrono nuova ispirazione). Comunque ormai la Caboche la riconosco ovunque, per strada, sui giornali, e nella mia camera d’albergo a Vienna ne avevo una appesa al soffitto. Ho preso l’iPhone e ho scritto alla mia capa di Elle Decor: ho una Caboche che mi guarda. Forse è il caso di cominciare a preoccuparsi.

Il tuo viso, la mia nostalgia.

Venerdì, 1 marzo 2013 @08:18

"Non riesco più ad essere sereno
Ogni giorno devo portare il tuo viso nella mia nostalgia,
son dunque tuo"
(Hermann Hesse)
Il tuo viso sfuma nella mia nostalgia di te.

Un Buongiorno in tedesco oggi, e un Buongiorno nostalgico, come si addice a Vienna, una città dove la nostalgia scivola leggera per ogni via, per ogni strada. La traduzione, imperfetta, è mia. E in Friday Lisa lo troverete in originale.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.