Lisa Corva

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Le nostre madri: il primo buio, il buio necessario.

Mercoledì, 24 aprile 2013 @07:08

"Sono diventata madre quando il mio primo figlio era nato da tempo: anni, probabilmente. Non è una cosa che arriva insieme al parto, la maternità. E non la si trova, mai, nella luce, nel buon esempio, nella lista delle cose giuste da fare. Sta nascosta nel buio, nel primo buio: quello dove siamo cresciute. Quello dove, molte di noi, allevano i propri figli. Un posto segreto dove le donne seppelliscono gran parte di loro stesse, per nasconderlo alla vista di una nuova vita, che vorrebbero perfetta. E adeguata. E luminosa. Non lo è.
Tanto vale cominciare a dissotterrare quello che abbiamo messo via. Potrebbe esserci utile. Fuori la rabbia, che sotto pressione diventa esplosiva. Fuori la paura, fuori i ricordi: anche i più duri. Possiamo trovarci di tutto, lì dentro. Di sicuro c’è nascosta anche una bambina, la figlia che siamo state e che saremo per sempre. E’ lei che può dirci qualcosa. E’ lei, la maestra della nostra maternità: di chi ha figli e di chi non ne ha, ma ogni giorno, come tutte, mette al mondo se stessa",
(Stefania Rossotti)
Il primo buio. Il buio necessario.

Il Buongiorno di oggi è l'incipit di un libro scritto da un'amica, appena uscito per Mondadori. Si intitola "Che fine ha fatto il tuo cuore", di Stefania Rossotti (qualcuna di voi ha forse letto il suo libro precedente, "Ti parlo da una vita- Donne che non hanno creduto al silenzio di chi non c'è più"). Ma stavolta Stefania lascia la parola alle figlie, che raccontano le loro madri: madri assenti o troppo presenti, madri che non hanno saputo amare o hanno amato troppo e male, madri soffocanti e madri soffocate. Madri raccontate dalle figlie. Mi piace l'idea di un libro che racconti proprio questo, il primo abbraccio della nostra vita, il primo abbraccio che magari è buio e freddo. Non si parla più di madri: e invece questo libro lo vuole fare, vuole parlare alla bambina che è in noi. Ci invita a tornare indietro e ricordare.

Vi lascio con queste riflessioni e con questi pensieri, e aspetto i vostri commenti. Fino al prossimo Buongiorno, che arriverà dopo il primo maggio: i Buongiorno si prendono una piccola vacanza di primavera, che userò per nuove ispirazioni e nuovi pensieri (e, spero, nuove passeggiate). Ma voi, intanto, scrivetemi.

Il piacere della carta.

Martedì, 23 aprile 2013 @07:17

"La pagina di carta invita al silenzio e alla concentrazione. La pagina web alla connessione e alla deconcentrazione."
(Maurizio Ferraris)
Il piacere della carta.

Ho letto questa frase su carta: un articolo su Repubblica di domenica scorsa. E mi è piaciuto: proprio io, che ho un blog, che twitto i miei Buongiorno in 140 caratteri (e meno), che vivo dentro il mio iPhone; proprio io, che ormai leggo quasi sempre i giornali on line e i libri su Kindle. Mi piace il web, che invita alla connessione, alla rapidità, e anche alla deconcentrazione, certo: la nostra attenzione dura il tempo di un link. Eppure lo scorso weekend ho ripreso in mano un libro "di carta" con una sensazione di sollievo e piacere, come rivedere un’amica in un pigro pomeriggio e non chattarla su whatsapp, come fare una passeggiata in riva al mare. Sì, iI piacere della carta. Il piacere quasi antico, lento, della carta.

Saper sbocciare, ancora.

Lunedì, 22 aprile 2013 @07:44

"Si risveglia la terra dal lungo sonno dell’inverno… Ma non sempre noi abbiamo voglia di rifiorire, di continuare il ritmo della vita: quel ritmo sempre nuovo che, a volte, ci sembra sempre vecchio. Dobbiam mettere in conto anche questa stanchezza, questa polvere che si è posata sulla vita e che non siamo capaci di detergere. Quando la polvere si posa sulle foglie dura poco; il cielo, prima o poi, se n’accorge e manda un acquazzone a lavare la terra; e gli alberi nuovamente risplendono di verde lustro e ripulito. Dovremmo imparare, a questa scuola, a lavarci dalla stanchezza e dalla noia…"
(Adriana Zarri)

Saper sbocciare, ancora.

Il Buongiorno di oggi sono riflessioni della teologa Adriana Zarri, e sono tratte da "Quasi una preghiera" (Einaudi). Stanchezza di primavera. E voglia di pioggia tiepida che ci lavi di dosso la polvere, voglia di verde nuovo, e pulito.

Quand’è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta?

Venerdì, 19 aprile 2013 @08:09

Quand’è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta?

Il Buongiorno di oggi è una frase scritta – in inglese – su un muro. L’ho vista, fotografata (il mio iPhone ormai è diventato un diario tascabile), e quanto alla risposta, ci sto ancora pensando. Forse è arrivato il momento di ricominciare a fare qualcosa per la prima volta.

Oggi, Friday Lisa: il Buongiorno in Lisa globish. E la foto via Twitter. Seguitemi su Twitter...

Sento la tua tenerezza avvicinarsi alla mia terra.

Giovedì, 18 aprile 2013 @07:54

"Sento la tua tenerezza avvicinarsi alla mia terra."
(Neruda)
Mappature del cuore.

Ma le stelle lo sanno.

Mercoledì, 17 aprile 2013 @09:12

"E poi venne la notte, e le stelle erano l’ultimo indizio che ci eravamo amati…"
(Tasos Livaditis)
Ma le stelle lo sanno.

Anche il Buongiorno di oggi è tratto dall’antologia "Poeti greci del Novecento", Mondadori.

Ero fatta per essere aquilone.

Martedì, 16 aprile 2013 @08:01

"Ero fatta per essere aquilone."
(Odisseas Elitis)
Dentro ho nuvole e cielo.

Il Buongiorno di oggi è tratto dall’antologia "Poeti greci del Novecento", Mondadori.

Quando clicchi per sbaglio su: invia.

Lunedì, 15 aprile 2013 @08:55

"Borough Wines non accetta responsabilità per: bei momenti, brutti momenti, incidenti a catena, separazioni, liti coniugali, senso di colpa, rimpianti, auto-compatimenti, crisi di pianto alle 4 del mattino, singhiozzi, scelte sbagliate del guardaroba. Promesse, promesse non mantenute, vetri rotti, ossa rotte. Tatuaggi, piercing e bambini non previsti. Perdita di memoria, chiavi e libido. Sconosciuti sul divano (scusa, come hai detto che ti chiami?). Perdere cuccioli, perdere l’ultimo treno, svegliarsi a West Ruislip e poi Epping… e poi di nuovo a West Ruislip. Di nuovo. Incontri con lampioni della luce. Cliccare per sbaglio su: invia".

Poesia casuale al mercato: il mercato è quello di Borough Market a Londra (il vecchio mercato ristrutturato accanto al Tamigi), e il Buongiorno di oggi è ricopiato dal cartello di uno stand di vini (e lo trovate, in originale, in Lisa globish). Mi piace quando le parole mi aspettano in luoghi totalmente inaspettati, in questo caso tra bottiglie, formaggi e patate. Mi piace molto la parte finale: non vi è mai capitato di cliccare per sbaglio su "send"?


Milano, cronache dal Salone: abiti che non invecchiano, lampi di luce e vecchie armature.

Venerdì, 12 aprile 2013 @07:03

"Ci sono abiti che continuano a ringiovanire invece di invecchiare"
(Roberto Juarroz)
Piccole magie del guardaroba.

Non solo sedie e it-lamps. Durante il Salone del Mobile mi sono ritrovata inaspettatamente in mezzo a giacche davvero iconiche (cronista di moda una volta, cronista di moda per sempre?), ovvero alla mostra Little Black Jacket: le foto della piccola giacca sfrangiata, e nera, di Chanel, indossata da celeb di tutto il mondo, attori, attrici, cantanti, artisti... Il tutto nella Rotonda di via Besana, dove non entravo da anni (l'antico cimitero dell'ospedale). Tra le foto, una frase: quella che è diventata il Buongiorno di oggi. Ed è vero. Perché ci sono abiti che non invecchiano mai, che diventano dei veri classici: un piccolo abito nero (anche se non Chanel), un impermeabile color sabbia (anche se non Burberry), un paio di jeans... O il cappotto color cammello, un vecchio cappotto Max Mara, che un'amica, visto il freddo milanese, ha tirato fuori dal fondo dell'armadio. Il cappotto è ancora bellissimo, e in una tasca, ridendo, ha trovato un ciuccio e un disegno di suo figlio, che ormai vai a scuola.

Ci sono abiti che non invecchiano, e che, anche se si sgualciscono, conservano intatta quella freschezza e quel potere magico di farci sentire speciali. Abiti, ma anche sedie, lampade, poltrone.... Ci sono musei fané che riscopriamo e che acquistano nuova luce, perché, incredibilmente, basta un'installazione design contro una collezione di armature e spade per regalare uno sguardo nuovo. È successo ieri sera, al party per l'inaugurazione del nuovo design shop di Rossana Orlandi (il negozio design che più mi piace a Milano), dentro uno dei vecchi musei milanesi in cui torno sempre, il Bagatti Valsecchi: due fratelli e collezionisti che, nell'Ottocento, avevano deciso di ricreare a casa loro un pezzo di Medioevo.
E infine, a volte basta un sorriso di qualcuno che non conosciamo per dare luce alla pioggia: mi è successo ieri sera, entrando alla presentazione di un libro nel negozio di Paul Smith, quando una ragazza si é avvicinata e mi ha detto:"Ma tu sei Lisa Corva? Grazie, io ti leggo sempre, ogni mattino...". Grazie a te, ragazza sconosciuta. Il tuo sorriso è stato un piccolo lampo di luce nella folla design.

Tentativi di botanica degli affetti.

Giovedì, 11 aprile 2013 @08:57

Tentativi di botanica degli affetti.
(Beatrice Masini)
Tentativi di coltivare il tuo amore per me.

Il Buongiorno di oggi in realtà è un titolo, di un romanzo uscito per Bompiani. Ho intervistato l'autrice, Beatrice Masini, per il mio pezzo sui fiori che è in edicola su Elle Decor di questo mese. Fiori: fiori sui tappeti, nelle installazioni d'arte, nei giardini, sugli abiti... Flower power.

- Bella l'idea della protagonista del suo romanzo, Bianca, un'acquarellista di primo Ottocento che deve ritrarre, stagione dopo stagione, il giardino di uno scrittore. So che per la villa e il giardino si è ispirata alla casa di Manzoni; per la pittrice a chi ha pensato, da chi è stata ispirata?
Ho pensato alle Women of Flowers, le donne che in età vittoriana dipingevano e ritraevano fiori, spesso usando uno pseudonimo maschile per poter lavorare, senza ricevere riconoscimenti. Un po' per vendicarle, la mia Bianca invece è una donna che vede rriconosciuto il suo talento fin da subito e ne fa uso per mantenersi: è sola al mondo ma sa fare bene una cosa rara.
- Tentativi di botanica degli affetti. Titolo bello ed enigmatico. Ce lo vuole spiegare?
Tanto la botanica è rassicurante nel definire fiori e piante, tanto l'animo umano - e quello di Bianca soprattutto - è confuso davanti ai sentimenti delle persone: e lei ha la pretesa di capire che cosa provano gli altri quando non sa nemmeno comprendere ciò che succede nel suo cuore. Di qui una serie di complicazioni e di guai.
- Fiori, e perché non possiamo farne a meno. Perché, ogni primavera, ci stregano? Perché, secondo lei, basta un fiore o un giardino per farci felici, soprattutto se abitiamo in città, dove i fiori sono così pochi?
Perché fiori e giardini ci chiedono di essere il meglio di noi: pazienti, attenti, gentili.

Non è mai troppo tardi per imparare un nuovo alfabeto.

Mercoledì, 10 aprile 2013 @10:10

"In qualche modo è come se, con i miei oggetti, io creassi un nuovo alfabeto. E forse, adesso, sono arrivato alla lettera L. Del resto, puoi scrivere e comporre parole anche con poche, pochissime lettere".
(Ron Gilad)
L'alfabeto del design.

La frase di oggi è di un designer, e come poteva essere altrimenti, visto che sono nello slalom eventi del Salone del Mobile di Milano? E ieri sera, sotto la pioggia design (pioggia metaforica e reale), un incontro inaspettato. In un meraviglioso chiostro nascosto a Brera (gli showroom del Fuorisalone sono spesso in palazzi dimenticati e inaspettati, una vera caccia al tesoro e riscoperta di Milano), dove un brand di tappeti esponeva i nuovi prodotti, appesi nella notte, ho incontrato per caso Ron Gilad, l'astro nascente del design internazionale, che ho conosciuto e intervistato qualche mese fa a Tel Aviv. Dalla luce del suo atelier (lo trovate, insieme alle bellissime foto di Giorgio Possenti e alla mia intervista, su Elle Decor di aprile, appena uscito), al buio luminoso di una pioggia milanese. Abbiamo chiacchierato nel buio del chiostro, tra i colori dei tappeti e tra i colori dei nuovi progetti, e mi è venuta in mente una sua altra frase: "Un giornalista giapponese mi ha detto che l’effetto che fanno i miei oggetti è fermarti: con un punto di domanda". Punti di domanda che, con lui, diventano sedie lillipuziane che reggono divani, tavolini trasparenti e lampade fantasma; un alfabeto dell’assurdo. Perché è bello quando il design, e l'arte, ti rassicurano e ti consolano; ma anche quando ti stupiscono e ti fermano, con un punto di domanda.

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La sicurezza degli oggetti e il piacere del design.

Martedì, 9 aprile 2013 @08:41

"Gli oggetti diventano antichi quando hanno superato di essere vecchi, ma questa è una qualità di pochi esempi selezionati. Quando diventano antichi ridiventano patrimonio attuale, e possiamo farne uso pratico e quotidiana consumazione culturale".
(Ernesto Nathan Rogers)
La sicurezza degli oggetti. Il piacere quotidiano del design.

Questa è una frase che l'architetto Ernesto Nathan Rogers (piccola parentesi: la stazione di servizio e pompa di benzina che disegnò sulle Rive a Trieste, affacciata sul porto, ora si chiama Stazione Rogers ed è un bar e piccolo centro culturale), scrisse nei primi anni Sessanta a proposito della chaise longue di Le Corbusier. Mi piace pensare alla sicurezza degli oggetti, e al quotidiano piacere del bello e del design, proprio oggi, che sono a Milano, nella pioggia (reale e metaforica) del Salone del Mobile. Non più sfilate, ma eventi fuorisalone! Ma il buffo è stato ieri sera, a un appuntamento cerniera, al confine tra moda e design: al cocktail di Prada per i mobili Oma. Bellissima location, quadri-quasi video di orizzonti cittadini un po' anni Cinquanta. I mobili presentati? Non belli e già dimenticati. Ma il senso del bello, magari, è solo nel senso della città. La città che cambia.

Sms nuvola e altri cieli di primavera.

Lunedì, 8 aprile 2013 @07:54

"Eccolo: appare il suo nome, come una nuvola, galleggia sul video dell’iPhone. Lei lo accarezza. «Buonanotte.» È come una nuvola davvero, una delle nuvole dei suoi cieli, una nuvola soffice tutta per lei, stanotte, qui. Si rifugia dentro la nuvola e per un attimo si sente leggera, così leggera".

Il Buongiorno di oggi è tratto dal mio ultimo libro, "Ultimamente mi sveglio felice". Mi è venuto in mente oggi, insieme all'uomo che fotografa cieli, l'uomo di cui si innamora la protagonista del mio romanzo, mentre guardavo le immagini delle nuvole in mostra al Leopold Museum a Vienna: Magritte, Klimt, Turner, pittori e fotografi e... nuvole. La mostra si intitola Wolken, ovvero, semplicemente, nuvole: http://www.leopoldmuseum.org/en/exhibitions/49/clouds . Clouds. Come i cieli che ci sorprendono a primavera.

Conosci quel posto tra il sonno e il risveglio, quel posto dove puoi ancora ricordare che stavi sognando?

Venerdì, 5 aprile 2013 @10:17

"Conosci quel posto tra il sonno e il risveglio, quel posto dove puoi ancora ricordare che stavi sognando? Quello è il luogo dove ti amerò sempre. Dove ti aspetterò per sempre".

Oggi il Buongiorno viene direttamente da una favola: è Campanellino che parla a Peter Pan, in una nuvola di scintille. Ma quel luogo magico tra il sonno e il risveglio è di tutti noi: è il luogo di quello che poteva accadere e non è accaduto, di quello che forse sarà. Dei desideri sospesi.

E, come ogni venerdì, Friday Lisa: basta cliccare su Lisa globish.

Cronache da Roma: cacio e pepe reloaded, e altre ossessioni food.

Giovedì, 4 aprile 2013 @08:34

"Tamami, quando mangi qualcosa di buono, sorridi proprio come una bambina".
Mentre il mio fidanzato pronunciava quelle parole, il suo viso ha assunto un’espressione che era la quintessenza della dolcezza. Sembrava un’altra persona rispetto a quando è tutto nervoso e corrucciato in ufficio.
"Anche tu", gli ho risposto semplicemente. Il buon cibo ci tiene legati saldamente l’uno all’altra.
(Ito Ogawa)
Il piacere del cibo.

Oggi, come Buongiorno, non una poesia, non una frase, ma il dialogo di un racconto: tratto da "La cena degli addii" di Ito Ogawa (Neri Pozza). Mi piace la delicatezza della giovane scrittrice giapponese, di cui avevo già letto "Il ristorante dell’amore ritrovato": una storia di una madre, di una figlia, e del cibo che "cura". "La cena degli addii" è invece una raccolta di racconti, tutti intorno al tema del cibo: la granita per una nonna in ospedale e, nel racconto da cui ho tratto il dialogo, una giovane coppia a cena in un ristorante cinese, e una proposta di matrimonio…
Mi piace questa frase proprio oggi, tornata da Roma (un blitz romano per lavoro) come una vera migrante, con nella valigia solo cibo: una confezione di pasta meravigliosa (dei mezzi paccheri di Gragnano), comprata da Eataly, il super-store di food a Ostiense dove sono tornata a cena, insieme a una confezione di salsa siciliana al finocchietto selvatico (ma da Eataly, come sempre, mi sarei comprata tutto); vero casatiello napoletano regalato da un amico, e pastiera napoletana fatta in casa. Per non parlare delle fettuccine cacio e pepe. Così come a Vienna ordino sempre Wienerschnitzel, una vera ossessione food (mi dico che è una "field research", per confrontare il tipo di cottura, il burro, l'insalata di patate a lato e trovare la migliore, ognuno ha le sue scuse golose); così a Roma non riesco a resistere a cacio e pepe. Peccato non poterne mettere una porzione in valigia.

La paziente attesa della primavera.

Mercoledì, 3 aprile 2013 @08:13

"Io mi accontento di aspettare, come aspetta la gemma. Nemmeno lei fa dei trattati di botanica: si limita ad attendere il risveglio del sole"
(Adriana Zarri)
La paziente attesa della primavera.

Le parole di oggi sono della teologa Adriana Zarri e sono tratte da "Quasi una preghiera", Einaudi.

Riaverti, com’eri.

Martedì, 2 aprile 2013 @09:06

"E’ molto difficile commemorare i morti, pensò. Evocarne il ricordo senza indulgere al proprio dolore: quasi impossibile. Non li riavremo mai indietro incontaminati dalla nostra sofferenza".
(Peter Cameron)
Riaverti, com’eri.

La frase di oggi è tratta dall'ultimo libro di Peter Cameron, "Il weekend" (Adelphi).

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.