Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

L’arte non è imitazione: deve rendere visibile l’interno occulto delle cose. (E le mie cronache dalla Biennale 013).

Venerdì, 31 maggio 2013 @20:07

"L’arte non è imitazione. Deve rendere visibile l’interno occulto delle cose".
(Paul Klee)
Mi piace l'arte quando parla di ciò che è invisibile.

Ho ripensato a questa frase di Paul Klee qui a Venezia, nei mille padiglioni della Biennale. L'interno occulto delle cose che, stavolta, in Biennale, seguendo l'ispirazione del Palazzo Enciclopedico - il titolo scelto dal giovane curatore Massimiliano Gioni - vuol dire anche fantasmi nascosti, incubi, ossessioni, ripetizioni quasi oniriche. Perché grande spazio è stato dato all'art brut o raw art: arte fatta da non artisti, casette costruite nei garage, disegni ossessivi, prigionieri messicani che disegnano sui "paños", fazzoletti di stoffa... Incubi inscatolati per liberarsene. Come Ai Weiwei, l'artista dissidente cinese, che è stato mesi e mesi agli arresti domiciliari, e che ha portato nella Chiesa di San Antonino se stesso in miniatura, in grandi scatole scure, con scene della sua prigionia: sempre guardato a vista da due soldati, anche sul wc. O le case da bambola non nostalgiche ma liberatorie, in cui un artista rumeno, Andra Ursuta, ha riprodotto la casa povera e sporca della sua infanzia, per liberarsene. Anche questo è l'interno occulto delle cose.
Per questo non perdetevi il Museum of Everything http://www.museumofeverything.com/ la collezione di art brut, o arte di outsider, di un giovane collezionista inglese, James Brett: che mostra a Venezia solo un artista della sua collezione, Zinetti. Ma il Museum of Everything, che a Venezia è nel bellissimo spazio della vecchia Serra ai Giardini, é un luogo allegro e colorato: qui i sogni e gli incubi vengono liberati, i disegni appesi come biancheria ai fili, i fogli di notes segreti diventano magliette, tazze, tovaglie per la cucina... E il ricavato va anche in charity, per finanziare workshop d'arte per chi ha problemi psichiatrici. L'arte è libertà. Non dimentichiamolo.

(La frase di Paul Klee è anche in originale in Lisa Globish).

Il vento è cessato e sotto gli alberi c’è la luce soprannaturale che segue la pioggia.

Giovedì, 30 maggio 2013 @10:34

"Il vento è cessato e sotto gli alberi c’è la luce soprannaturale che segue la pioggia."
(Marguerite Duras)
La luce, dopo la pioggia.

La pioggia mi ha raggiunto ieri all'improvviso a Venezia, a Riva degli Schiavoni, mentre tornavo dalla Biennale. Ovviamente non avevo nè impermeabile nè ombrello, ma un paio di infradito rosa che avevo la sensazione si disfassero a ogni scroscio (non vi succede, a volte, con le scarpe preferite?). Ho continuato lo stesso a camminare, sentendomi incongrua con i miei pantaloni bianchi estivi, il mio spolverino a pois e le infradito in disfacimento, e in piazza San Marco mi sono fermata, abbagliata da un momento magico: la luce soprannaturale dopo la pioggia, in una delle piazze più belle del mondo. (Le infradito si sono disfatte, ma la luce è nel mio cuore). E la frase di oggi è tratta da "L'amante", Feltrinelli.

Dipingi, guarda, vivi, ti grida la luce! Le mattine di Venezia.

Mercoledì, 29 maggio 2013 @09:31

"La mattina questa luce si affaccia ai vetri della tua finestra, ti schiude l’occhio come fosse una conchiglia, ti chiama all’aperto e si mette a correre davanti a te strimpellando con i suoi lunghi raggi – come un ragazzino scatenato che batte il bastone contro la cancellata di un giardino o di un parco – su arcate, portici, comignoli di mattoni rossi, santi e leoni. Dipingi, dipingi!, ti grida la luce, scambiandoti per un Canaletto, un Carpaccio, un Guardi, oppure perché non si fida, non è tanto sicura che la tua retina sia capace di trattenere tutto ciò che lei ti squaderna davanti…"
(Iosif Brodskij)
Dipingi, guarda, vivi, ti grida la luce! Le mattine di Venezia.

Stamattina mi sono svegliata a Venezia. Sono arrivata ieri, e rimango qualche giorno, per l'opening della Biennale: giornate in cui Venezia si trasforma, accoglie la "art crowd" da tutto il mondo, artisti, curatori, galleristi, critici, giornalisti... E poi feste in luoghi inaspettati, come l'ex piscina sull'isola di San Giorgio, dove sono stata ieri sera. Per me che adoro il peoplewatching, oltre che l'arte contemporanea, un vero spettacolo. E se Brodskij, il poeta russo che amava Venezia (le frasi di oggi sono tratte dal suo piccolo libro che è un omaggio alla città, "Fondamenta degli incurabili", Adelphi), sentiva il grido di "dipingi, dipingi!", io sento "guarda! e racconta". Quello che so fare, quello che mi piace fare: guardare, raccontare. Pensa con i sensi, senti con la mente, come il titolo di una Biennale di qualche anno fa. A presto, dunque, per cronache veneziane.

E questa primavera, che ci porta fredde notti di luna e mal di tempo.

Martedì, 28 maggio 2013 @07:27

"Sbarcai una notte di maggio
in un gelido chiaro di luna
dove erba e fiori erano grigi
ma il profumo verde.
Salii piano un pendìo
nella daltonica notte
mentre pietre bianche
segnalavano alla luna.
Uno spazio di tempo
lungo qualche minuto
largo cinquantotto anni"
(Tomas Tranströmer)
E questa primavera, che ci porta fredde notti di luna e mal di tempo.

I versi di oggi sono dell'ermetico poeta svedese, nonché ermetico premio Nobel del 2011.

Ma l’ombra non esisterebbe senza la luce.

Lunedì, 27 maggio 2013 @08:15

"Questa mattina il sole è passato improvvisamente
dall’altra parte della via - sono così in ombra
le case quando di loro si perde il nome di
qualcuno, così scuri i cuori di quelli che
restano là dentro per abitare il dolore."
(Maria do Rosário Pedreira)
Ma l’ombra non esisterebbe senza la luce.

Volevo parlarvi di Lisbona, oggi. Volevo parlarvi dell'ostello design in un vecchio palazzo, delle giacarande viola in fiore in tutta la città, degli azulejos e delle rose del mio giardino preferito. quello del palazzo seicentesco del Marques de Fronteira, dove le ceramiche tappezzano i viali; volevo parlarvi della fila per mangiare i "pasteis de Belen" (i mitici pasticcini caldi ripieni di crema, nella vecchia pasticceria tappezzata di azulejos azzurri, ormai una specie di Disneyland: ma sono meravigliosi lo stesso); della gigantesca scultura-installazione di bottiglie verdi di Joana Vasconcelos, l'artista che rappresenterà il Portogallo alla Biennale quest'anno, scultura gioco che riflette la luce, davanti al museo di Belen. Volevo parlarvi di un incontro con una poetessa, quella dei versi di oggi, al caffè del museo Gulbenkian, una piccola oasi di ceramiche, quadri e tappeti, immersi in un giardino moderno e silenzioso, nel mezzo della città. Volevo parlarvi di tutto questo, della luce di Lisbona; ma sto andando al funerale di una ragazza che non ha saputo trovare la luce, che ha scelto l'ombra. La sorella di un'amica, una ragazza bella e dolce che leggeva spesso questo blog. Si chiamava Serena. Per lei i versi di oggi, perché non ci sarebbe luce senza ombra, perché spero abbia trovato la pace.

Ogni viaggio comincia dal nome: quello del sogno, della destinazione.

Venerdì, 24 maggio 2013 @08:10

"Prima di un luogo c’è il suo nome. E anche
il viaggio fin là, che è un altro luogo
più discontinuo e innominabile".
(Maria do Rosario Pedreira)
Il viaggio comincia dal nome: quello del sogno, quello della destinazione.

Forse è proprio così: il viaggio, ogni viaggio, comincia dal nome, il nome del luogo che ci aspetta, dove sogniamo di andare. Io oggi parto per Lisbona, un viaggio di amiche, dove spero di incontrare anche la poetessa a cui ho sfilato i versi di oggi. Cliccate sul suo nome per leggere i suoi altri Buongiorno - e uno è tra le pagine del mio ultimo libro, che le porterò.

E, come ogni venerdì, Friday Lisa, stavolta in portoghese.

Lo sapevi, vero? È tutta colpa della primavera.

Giovedì, 23 maggio 2013 @08:39

"Tutte le mie poesie sulla primavera
rimangono incompiute.
Colpa della primavera che va sempre di fretta, colpa della mia voglia che indugia.
Per questo sono costretta
quasi ogni poesia sulla primavera
a concluderla
con la stagione autunnale"
(Kikì Dimulà)
Lo sapevi, vero? È tutta colpa della primavera.

I versi di oggi sono di una poetessa nata ad Atene nel 1931, e sono tratti da "Poeti greci del Novecento", un Meridiano Mondadori.

Il cuore segreto delle cose.

Mercoledì, 22 maggio 2013 @08:28

Il cuore segreto delle cose.

Il Buongiorno di oggi non è il verso di una poesia, neppure la frase di un libro. Ma mi risuona dentro da qualche giorno: da quando, dopo il mio reading alla Stazione Rogers, siamo andati fuori a cena, e la giovanissima, simpatica ("cocola", come si dice a Trieste) cameriera, si è inserita nella conversazione (adoro quando succedono queste cose, e a Trieste, città di libri, di confini e di "babezi", di chiacchiere, succede spesso) e ci ha consigliato, anzi declamato il suo libro preferito, "Il cuore delle cose", di un giapponese, Soseki Natsume. Non l'ho letto, forse non lo leggerò mai. Ma le parole mi sono rimaste dentro. Qual è il cuore segreto delle cose?

L’armadio degli abiti dimenticati, e il mio primo swap party.

Martedì, 21 maggio 2013 @08:07

"Si veste con vecchi indumenti europei, con broccati recuperati, con vecchi tailleur fuori moda, vecchie tende, vecchie sottovesti, vecchi ritagli, vecchi stracci di alta moda, vecchie volpi tarmate, vecchie lontre, la sua bellezza è così, strappata, freddolosa, singhiozzante e da esule, niente è della sua misura, tutto le va grande ma le sta bene, ci nuota dentro, così snella, in vestiti troppo larghi per lei ma tuttavia belli. Lei è così, mente e corpo: tutto quello che tocca partecipa indefettibilmente della sua bellezza."
(Marguerite Duras)
La bellezza degli abiti dimenticati.

È la prima volta che ritaglio frasi dallo stesso libro, per due giorni di fila, ma non ho saputo resistere alla tentazione. Perché domani parteciperò al mio primo swap party. Ovvero un aperitivo, a Milano (da Orti & Commenda alle 18.30, http://www.orticommenda.it/home.html - venite anche voi?) dove portare quel che non mettiamo più, di cui ci siamo disamorate o che semplicemente non ci sta più, non ci "appartiene" più, per... scambiarlo. Swap appunto. Idea geniale in tempi di recessione. Io ho rovistato nel mio guardaroba, e decidere è stato difficile! Perché certo, il mio armadio è pieno di abiti dimenticati. Cappotti finiti in fondo all'armadio, camicie di cui mi sono pentita appena le ho portate a casa, scarpe che ho comprato anche se erano della misura sbagliata perché erano in saldo e mi piacevano... Ma poi c'è anche quella maglia regalata da un'amica a cui vogliamo bene, e che chissà, forse un giorno metteremo; l'abito con cui siamo state felici, e anche se sono passati vent'anni ed è completamente fuori moda, non osiamo separarcene... E alla fine ho recuperato un paio di guantini rossi di pelle con dei bottoncini sul fianco, e una sciarpa verde. Sono curiosa di vedere con cosa li baratteró! E, se sciarpa e guanti non piacessero a nessuna? Allora li posso sempre portare da Bivio,http://www.biviomilano.it/ il nuovissimo negozio-non negozio aperto da un'amica americana, di rivendita moda usata (30% subito o 50% come buono acquisto). Mi piace lo slogan: "tieni ciò che ami, porta solo ció che pensi possa essere amato da qualcun altro". Non lasciamo gli abiti poco amati nell'armadio.

L’aria era azzurra, si toccava con la mano. Azzurra.

Lunedì, 20 maggio 2013 @08:34

"L’aria era azzurra, si toccava con la mano. Azzurra."
(Marguerite Duras)
Questo azzurro, portarlo dentro.

Oggi riparto da Trieste, e vorrei portarlo dentro, questo azzurro, come sempre. Intanto lo racchiudo dentro un Buongiorno: quello di oggi è sfilato da "L'amante" di Marguerite Duras (Feltrinelli).

Si può divorziare da un giornale?

Domenica, 19 maggio 2013 @13:43

Si può divorziare da un giornale? A me è successo. Dopo vent'anni a Grazia, il primo passo è stato uscire dalle segrete di Segrate: mi sono licenziata nel 2007, quando è uscito il mio secondo libro, "Glam Cheap". Poi, anni da precaria finto-glam, ma sempre sulle pagine di Grazia. E ora, il divorzio è stato sancito: perché ci sono matrimoni, anche ventennali, che finiscono, e a volte non si sa mai davvero di chi sia la colpa. Quindi? Quindi sono uscita a prendere un caffè: in piazza Unità, ieri, con D di Repubblica, dove è uscita per la prima volta la mia firma. Vi ricopio il mio primo articolo, e magari ci vediamo sabato prossimo su D?

Chi l'ha detto che il Belgio è un "plat pays", un paese piatto che di interessante produce solo cioccolatini e direttive europee? Qui invece, per l'esattezza a Bruxelles, c'è lo studio di Vincent Callebaut, che crea, immagina, disegna le sue architetture quasi fantascientifiche. Ed eco-friendly, soprattutto. Quello di cui ha bisogno il mondo in generale e la Cina in particolare, un Paese sovraffollato, congestionato, febbrile. E infatti proprio in Cina, nella nuova frontiera di Shenzen (dove verrà inaugurato in autunno, ricordiamolo per amor di patria, il nuovo areoporto, disegnato dai nostri Massimiliano e Doriana Fuksas), dovrebbe sorgere Asian Cairns. Di che cosa si tratta? Di "farmscrapers", e non "skyscrapers": ovvero non grattacieli, ma fattorie verticali e sopraelevate, veri e propri ecosistemi futuribili (di fronte ai quali anche i due grattacieli-giardino che Stefano Boeri sta terminando per Milano Expo impallidiscono). A Shenzen sono previste ben sei torri, ognuna formata anche da 20 "ciottoli" abitabili, con pannelli solari e pale eoliche. Nuova architettura concettuale per un nuovo habitat urbano. Anzi: per una nuova "urbanità rurale". Non è certo il primo dei sogni architettonici di Callebaut, che ha immaginato anche Lilypad: "floating ecopolis", città galleggiante e anfibia, stessa forma della foglia di una ninfea, per accogliere quelli che lui chiama "rifugiati climatici". Solo sogni? Per ora nulla di quello che il visionario belga ha immaginato è diventato vetro e cemento: tranne Agora Garden, un grattacielo avvitato che richiama la struttura sequenziale del Dna, di cui si è aperto recentemente il cantiere a Taipei, Taiwan. Del resto, il mondo del futuro bisogna immaginarlo, prima di costruirlo… E Vincent Callebaut, che ha 36 anni, e tra i suoi eroi annovera Stanley Kubrick (per "2001 Odissea nello spazio", ovviamente), ha la forza visionaria di un suo grande conterraneo: Magritte. Solo che, invece di quadri con pipe che non sono pipe, immagina grattacieli che non sono grattacieli. Chissà, forse ha ragione lui.

Vedere un cielo in un fiore selvatico.

Venerdì, 17 maggio 2013 @07:44

"Vedere un Mondo in un granello di sabbia
E un Cielo in un fiore selvatico
Tenere l’Infinito nel cavo della mano
E l’Eternità in un’ora"
(William Blake)
Quel che racconta un fiore di campo.

Ero a casa di un’amica, e ho aperto, nel suo scaffale, un libro, a caso: il libro era quello del poeta settecentesco Blake, tradotto da Ungaretti; la poesia è questa. Mi piacciono gli incontri casuali nelle librerie altrui. Mi piacciono i fiori di campo, come i fiori che spuntano in questi giorni nei prati e nei giardini abbandonati delle città.

E, come ogni venerdì, Friday Lisa: il Buongiorno di oggi anche in inglese.

Cronache di confine da Trieste, e dalla Stazione Rogers.

Giovedì, 16 maggio 2013 @12:54

"Crederci, sai, a volte è come passare un confine".

Quasi non l’ho riconosciuta, quando è stata letta nell’affollatissima Stazione Rogers: perché è con questa frase tratta dal mio ultimo libro, "Ultimamente mi sveglio felice", che si è chiusa la chiacchierata di un’ora ieri a Trieste. Un’ora di botta e risposta e di risate, perché il mio "presentatore", Pierluigi Sabatti, uno di quelli che una volta si chiamavano fini intellettuali e adesso chissà, è un uomo davvero divertente. Una chiacchierata sui confini della mia vita, che lui ha tracciato nel suo discorso, sorprendendo anche me: il confine che ho attraversato, scrivendo, dal giornalismo ai romanzi al blog; il confine del molo Audace, molo sospeso nel mare, e di Trieste, città di mille confini; il confine del primo bacio, quello che ci porta da un amore immaginato a un amore vero, e che è quello che sogna la protagonista del mio romanzo, nel suo appuntamento ventoso sul molo Audace, appunto; il confine di chi prima ama le donne e poi gli uomini (ma è reversibile?); i confini immaginari delle mie protagoniste: perché nell’ultimo romanzo Benedetta incontra e sfiora anche Emma, protagonista di "Confessioni di un’aspirante madre", e Stella, protagonista di "Glam Cheap"… E i miei confini personali, scrittrice recessionista e in viaggio, da quando non lavoro più nelle segrete di Segrate.
Nel pubblico, come ha riassunto un’amica triestina, "babe e babazze": signore ottantenni elegantissime con doppio filo di perle e/o scarpe da ginnastica, ragazze con le unghie blu… Abbiamo parlato (anche) di che profumo possa avere una città (il profumo di Trieste? difficile, è quello della bora). E di Piccole Donne reloaded, del dilemma di sentirsi più Jo o più Amy. C’è chi – una bella ragazza bionda - ha confessato di averlo letto 23 volte, il libro della Alcott: ognuno ha le sue perversioni, e noi inguaribili romantiche certo abbiamo delle perversioni particolari. Un grazie particolare a Lis@, lettrice del blog, che è venuta con le unghie blu, come da implicito dress code in omaggio al libro, e con del tè alla rosa per me, l’autrice che usa solo profumi alla rosa. Mi ha molto commosso. E’ anche questo un confine: quando le parole escono dalla carta ed entrano nel cuore; quando chi legge incontra chi scrive.

Il molo Audace e altri confini sentimentali.

Mercoledì, 15 maggio 2013 @07:21

"E poi, dopo tanto camminare e tante parole e tanto zucchero, si sono ritrovati al punto di partenza. L’inizio, o la fine del molo, insomma dipende da come lo guardi. Sono alla fine del molo al tramonto; e mentre Maglia a Righe le sta raccontando che lì davanti, nell’Ottocento, c’erano delle isole galleggianti, dove i triestini dell’epoca andavano in barca, a fare bagni di mare o semplicemente a bere un bicchiere; lei si fa vicina, molto più vicina. Non dovrebbe essere il momento giusto per un bacio, pensa, per questo sospirato primo bacio, adesso, prima che faccia completamente buio, e prima che lei sia completamente congelata? Non si potrebbero lasciare un attimo da parte le isole galleggianti, per affascinanti che siano? Quasi per telepatia lui tace. Guarda fisso davanti a sé, ed è vicino, così vicino. Non potrebbe almeno chiederle se ha freddo, diciamo per educazione, e passarle il braccio sulle spalle? Non si usa più? Così la ragazza dalle unghie blu ha pensato – o meglio non ha pensato, il pensiero l’ha attraversata, l’ha spinta, aiutato sicuramente dall’ennesimo refolo di bora...".

Sì, è una pagina del mio ultimo libro, "Ultimamente mi sveglio felice". E' l'incontro sul molo Audace, a Trieste, tra la ragazza dalle unghie blu, e un uomo conosciuto su Facebook, che porta una maglia a righe. Ed è ripensando a questa scena che ho trovato il titolo della chiacchierata di oggi: "Borders. Il molo Audace e altri confini sentimentali". Perché anche il primo bacio, in fondo, è un confine sentimentale. Vi aspetto, oggi, alle 18.30 a Trieste, alla Stazione Rogers.

Noi torniamo sempre all’acqua.

Martedì, 14 maggio 2013 @07:18

"Si erano già detti addio quando lei gli chiese: e adesso dove andrai? All’acqua. All’acqua? Noi torniamo sempre all’acqua, disse lui".
(John von Düffel)
Noi torniamo sempre all’acqua.

Il Buongiorno di oggi è tratto da un romanzo che ho letto anni fa, "Noi torniamo sempre all’acqua", Mondadori. Il titolo è bellissimo ed è esattamente come mi sento io: che domani, tornerò all’acqua, il mio golfo, Trieste.

E in particolare sarò alla Stazione Rogers a Trieste per una chiacchierata sui miei libri. Il 15 maggio alle 18.30. Il titolo? "Borders. Il molo Audace e altri confini sentimentali". http://www.stazionerogers.eu/ Vi aspetto!

L’amore, uno dei punti dove il segreto e il sacro ancora s’incontrano.

Lunedì, 13 maggio 2013 @07:18

"Di fronte all’amore, la logica umana è impotente, come in presenza delle rivelazioni dei Misteri: non s’è ingannata la tradizione popolare, che ha sempre ravvisato nell’amore una forma di iniziazione, uno dei punti ove il segreto e il sacro s’incontrano".
(Marguerite Yourcenar)
Tu, il mio segreto.

Ho appena finito di leggere, con ammirazione, "Memorie di Adriano" (Einaudi): capolavoro di Marguerite Yourcenar, memorie di un imperatore e di un uomo.

E intanto, ripeto il mio invito per mercoledì 15: sarò alla Stazione Rogers a Trieste - la vecchia pompa di benzina disegnata dall'architetto Rogers, trasformata in piccolo centro culturale e caffè - per una chiacchierata sui miei libri. Alle 18.30. Il titolo? "Borders. Il molo Audace e altri confini sentimentali". Qui come arrivare: http://www.stazionerogers.eu/ Vi aspetto!

Gli orecchini di Peggy e il gala al Gritti: 24 ore glam a Venezia.

Venerdì, 10 maggio 2013 @08:05

"Indossai un orecchino di Calder e uno di Tanguy, per dimostrare la mia imparzialità tra l’arte surrealista e quella astratta".
(Peggy Guggenheim)
Arte e capricci. Basta un orecchino.

Grande Peggy. Peggy Guggenheim l’ereditiera, la collezionista, la donna dagli occhiali a farfalla che amava uomini, quadri, begli abiti e Venezia, non necessariamente in quest’ordine. L’ereditiera che per l’inaugurazione della sua galleria d’arte, a New York nel 1942, si mise gli orecchini creati da due grandi artisti del Novecento proprio per lei: dei mini "mobiles" di Alexander Calder, e dei micro- quadri surrealisti di Yves Tanguy. Orecchini che ho visto, anzi rivisto, e invidiato da vicino: perché sono appena tornata da Venezia, da 24 ore assolutamente glam in laguna. L’occasione era l’invito al gala per l’opening del Gritti Palace http://www.thegrittipalace.com/it , uno degli alberghi storici di Venezia, ora completamente restaurato: e tutto, dagli specchi istoriati, ai lampadari di Murano, al wallpaper di Rubelli in ogni stanza, su cui è un piacere passare la mano, tutto ora riluccica, un fané reloaded. Il Gritti si affaccia sul Canal Grande: da una parte guarda la Guggenheim Collection, ovvero la casa dove abitava la mitica Peggy (che al Gritti festeggiò i suoi 80 anni, e infatti una delle suites è dedicata a lei); dall’altra la meraviglia barocca della Chiesa di Santa Maria della Salute. E il gala? Bè, il gala è cominciato con un aperitivo proprio sulla terrazza del Guggenheim, per poi continuare con un concerto quasi jazz sulla terrazza "les pieds dans l'eau" del Gritti, cena tra stucchi e specchi, e una giovanissima deejay tatuata che ha passato la notte a farci ballare su vecchie hit degli anni Ottanta… Con i tacchi, certo: perché quando c'è una barca che ti aspetta, a Venezia, ci si può permettere anche uno stiletto.
E’ stato bellissimo svegliarsi in laguna, prendere un caffè guardando la cupola della Salute e far finta – almeno per 24 ore – di essere spudoratamente ricca. Quasi Peggy. Certo, mi mancavano gli orecchini: uno di Calder, uno di Tanguy. Se fossero miei, potrei venderli all’asta e vivere felice di rendita per il resto dell’anno. Ma prima, ovviamente, li indosserei, per una serata magica in laguna.

Come sempre, il Buongiorno di oggi anche in inglese: Friday Lisa.


E un invito: mercoledì prossimo, 15 maggio, sarò alla Stazione Rogers a Trieste - la vecchia pompa di benzina disegnata dall'architetto Rogers, trasformata in piccolo centro culturale e caffè - per una chiacchierata. Alle 18.30. Qui come arrivare: http://www.stazionerogers.eu/ Quindi, se passate per le Rive...

Il giardino era fiorito, tutte le porte erano aperte sul cielo azzurro di maggio.

Giovedì, 9 maggio 2013 @08:55

"Il giardino era fiorito, tutte le porte erano aperte sul cielo azzurro di maggio."
(Anna Maria Ortese)
Ed è la saggezza dell’erba in continuo rinnovamento, dell’erba trapunta di splendore vivente che è entrata in me; la saggezza di un mattino di maggio ricolmo della gioia del presente.

Il Buongiorno di oggi è di Anna Maria Ortese, dell'ermetica Ortese di cui riesco a leggere solo pezzetti sparsi di prosa (e questo è tratto da una pagina aperta da "Alonso e i visionari", Adelphi, che leggeva un amico). Ma non c'è nulla di ermetico, invece, nelle parole di Elizabeth von Arnim, un Buongiorno di qualche anno fa che riprendo oggi, perché la saggezza dei mattini di maggio è un piccolo prodigio che si ripete, sempre, ancora, ogni primavera.

È meglio sbagliarsi nella speranza che avere ragione nella disperazione.

Mercoledì, 8 maggio 2013 @14:16

"È meglio sbagliarsi nella speranza che avere ragione nella disperazione"
(Amin Maalouf)
Prendimi per mano, e aiutami a sperare.

Il Buongiorno di oggi è la frase di un romanzo che ho appena finito di leggere: "I disorientati", dello scrittore libanese Amin Maalouf, Bompiani. E oggi mi sono svegliata nella speranza di una giornata meravigliosa: e soprattutto, mi sono svegliata nella luce morbida della laguna di Venezia. A presto, con le mie cronache veneziane.

Ad occhi chiusi gli occhi sono straordinariamente aperti.

Martedì, 7 maggio 2013 @07:08

"Ad occhi chiusi, gli occhi sono straordinariamente aperti."
(Marisa Merz)
Pensa con i sensi. Senti con la mente.

Il Buongiorno di oggi è di un'artista: Marisa Merz, che - notizia di ieri - riceverà il Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia di quest’anno, la 55esima. Ed è il titolo di una sua mostra. Ma anche la frase di commento non è mia: era il titolo della 52esima Biennale, nel 2007. Parole per l'arte, l'arte ci presta le parole.

L’amore non corrisposto, l’amicizia respinta o tradita. I nostri sogni a volte opachi.

Lunedì, 6 maggio 2013 @07:49

"Quando si saranno alleviate sempre più le schiavitù inutili, si saranno scongiurate le sventure non necessarie, resterà sempre, per tenere in esercizio le virtù eroiche dell’uomo, la lunga serie dei mali veri e propri: la morte, la vecchiaia, le malattie inguaribili, l’amore non corrisposto, l’amicizia respinta o tradita, la mediocrità d’una vita meno vasta dei nostri progetti e più opaca dei nostri sogni: tutte le sciagure provocate dalla natura divina delle cose".
(Marguerite Yourcenar)
L’amore non corrisposto, l’amicizia respinta o tradita. I nostri sogni a volte opachi.

Ci sono classici che ci aspettano: io, ad esempio, sto leggendo solo adesso "Memorie di Adriano", Einaudi, da cui ho sfilato il Buongiorno di oggi.

Il mio cuore si chiude come un fiore notturno. E altre storie di giardini.

Venerdì, 3 maggio 2013 @07:30

"Il mio cuore si chiude come un fiore notturno"
(Neruda)
Tutte le mattine del mondo, ancora: per sperare e sbocciare.

Storie di fiori e giardini. E il piacere di scoprirne di nuovi. Quando ho intervistato Anna Scaravella, la landscape designer che ha scritto "Dal paesaggio al giardino" (Electa), all'interno del mio articolo sui fiori su Elle Decor di aprile, che è ancora in edicola (compratelo e sognate insieme a me!), una delle mie prime domande è stata: qual è il più bel giardino d'Italia? Villa Lante a Bagnaia, ha risposto (casualmente, la stessa risposta di Francesca Marzotto Caotorta, l'inventrice di Orticola, la festa chic dei petali che si apre tra poco, per il 18esimo anno, a Milano). Villa Lante... Confesso: non ne avevo mai sentito parlare. L'ho googlata, ho capito che era vicino a Viterbo, e quando - settimana scorsa - sono andata a Roma per lavoro, ho convinto un'amica ad accompagnarmi. Il piacere dell'amicizia e dei giardini; di chiacchierare con un'amica seguendo sentieri immaginati e disegnati secoli fa.
Ed ecco l'intervista con Anna Scaravella, che mi ha fatto sognare giardini sconosciuti.

Un giardino da visitare assolutamente, in Italia?
"Villa Lante: a Bagnaia, un borgo a 70 chilometri da Roma. Nasce qui l'arte del giardino in Europa, perché la geometria rinascimentale non sta ferma, ma diventa emozione prospettica in movimento. La chiave è l'invenzione dell'architetto che non costruisce una sola grande villa, ma due piccole, e in mezzo fa correre un'asse che taglia la luce come una lama e diventa la spina dorsale del progetto. Ancora oggi, ogni zona del giardino è in mutamento continuo: all'ombra, in penombra, al sole. La zona d'ombra, in alto, emerge come natura spontanea; la più bassa, assolata è la "natura ordinata"; quella di mezzo raccorda le prime due. Per la prima volta il giardino non è un corollario all'edificio, ma opera d'arte autonoma. Poi c'è l'acqua: dalla fonte nascosta nel bosco al parterre acquatico c'è una corsa di spazio e luce che trasforma un elemento naturale, l'acqua, in simbolo intellettuale. Bagnaia è un manifesto della nostra cultura".

E invece, il suo giardino del cuore, tra quelli disegnati da lei?
"Il giardino che mi sta appassionando e che verrà ultimato questa primavera è Formentera.  E' un'isola magica e non mi sono neppure accorta che i lavori sono durati quasi due anni. C'è una villa contemporanea, appena costruita, un grande terreno e tre preesistenze: un bosco di pini d'Aleppo,una vigna e uno straordinario esemplare di carrubo. Ho studiato la flora spontanea, ho percorso l'isola in auto, a piedi e in bicicletta fotografando le saline, le distese di ginepro modellate dal vento, i campi  con i fichi allevati come fossero un gigantesco fungo per proteggere gli animali dal sole, gli ulivi. Con una vecchia Land Rover ho cercato fichi, carrubi, olivi, mandorli in terreni che sarebbero stati edificati e dove le piante dovevano essere tolte. Li ho trapiantati in giardino e ora ne costituiscono l'ossatura principale. E' stata reimpiantata la vigna e grandi macchie di timo, rosmarino, lentisco, ginepro e olivastro formano un disegno astratto. C'è un grande orto con cespugli  di melograno e nella corte-soggiorno all'aperto cresce il giardino degli agrumi. Non verrà seminato un prato ma si lascerà che i semi spontanei colonizzino il terreno".


Come ogni venerdì, il Buongiorno di oggi anche in inglese: Friday Lisa.
E una domanda: il vostro giardino del cuore, invece, qual è?

Tu. La mia porta aperta sulla pioggia e le stelle.

Giovedì, 2 maggio 2013 @09:54

"Perché non posso dimenticarla? Non era forse come se fosse stata aperta una porta in una stanza chiusa e attraverso ad essa fossero apparsi la pioggia, i lampi e le stelle?"
(Erich Maria Remarque)
Tu. La mia porta aperta sulla pioggia e le stelle.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "L’obelisco nero", Bompiani.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.