Lisa Corva

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Non importa quel che si vince, ma quel che pensi di poter perdere. (Wimbledon e la saggezza dei campi da tennis).

Venerdì, 28 giugno 2013 @08:22

"Ciò che rende speciale qualcosa non è quel che si vince, ma quel che senti di poter perdere."
(Andre Agassi)
Osa! Perché ci sono momenti, nella vita, in cui non puoi aspettare a bordo campo: devi giocare.

Che ne dite di questo Buongiorno tennista? Come vedete, invece di palle sul campo, a Wimbledon ho raccolto qualche ispirazione poetica. Grazie anche all’amica giornalista, fan di Agassi, che mi parlava della sua autobiografia. (Sottovoce, perché alle partite si assiste in religioso silenzio). Quanto al reportage da Wimbledon, con tanto di fragole e panna e bicchieri di Pimm’s (il meraviglioso drink inglese a base di ginger ale, foglie di menta, fettine di mela e arancia), lo troverete giovedì prossimo su Gioia! Vi dico soltanto che, tennis a parte, sono stata invitata a cena in uno dei ristoranti cult londinesi, il Barbecoa di Jamie Oliver, dove ho assaggiato delle ali di pollo marinate e cotte al barbecue, servite con anguria e jalapeños rossi, il peperoncino messicano, deliziose. E che prima di partire sono riuscita ad andare a vedere il Serpentine Pavillion, il padiglione estivo, firmato ogni anno da un’archistar, ai Kensington Gardens, di cui ho scritto su D di Repubblica. Una costruzione bianca, leggerissima e aerea nelle prime luci del mattino. Cibo gourmet e nuove architetture, un abbinamento perfetto. (A proposito di cibo: su Gioia! in edicola, nel mio pezzo su "osare il giallo", troverete non solo moda e design, ma anche una delle mie ricette: una pasta con limoni e foglie di menta... Ma sì: ogni tanto anche la casalinga telematica cucina)

Infine, Friday Lisa: il Buongiorno tennista anche in inglese.

Teoria (e pratica) sui lavori di casa.

Giovedì, 27 giugno 2013 @17:20

"La mia teoria sui lavori di casa è che se l’oggetto in questione non si moltiplica, non puzza, non prende fuoco, non blocca la porta del frigo, può restarsene pure lì. Non importa a nessun altro. Perché dovrebbe importare a te?"
(Erma Bombeck)
Casalinghitudine. Sempre un po’ più difficile, d’estate.

Il mio terzo #spillo su Gioia! parla dei lavori di casa. Non male postarlo felicemente in albergo...

La luna oggi è una pallina da tennis. E cronache da Wimbledon

Mercoledì, 26 giugno 2013 @12:11

"La pallina sembra restare sospesa per un istante brevissimo, una luna lontana e immobile, prima che la racchetta di legno la strappi all’aria elettrica del Centre Court di Wimbledon…"
(Marshall Jon Fisher)
La luna oggi è una pallina da tennis.

Come mai questo Buongiorno sportivo? Perché, per la prima volta nella mia vita, sono a Wimbledon: inviata per Gioia (leggerete il reportage giovedì prossimo sul giornale). E le frasi di oggi sono tratte da un piccolo libro che è la cronaca di un memorabile match del 1937: "Terribile splendore", appena uscito per una piccola casa editrice, la 66th and 2nd di Roma (traduzione di Paolo Cognetti e Federica Bonfanti), e che ho nel mio iPad, qui in viaggio. Ci credete se vi dico che non ho mai visto una partita di tennis in vita mia, e che l'unica cosa che sapevo di Wimbledon è che bisogna vestirsi di bianco?

No, non c’è un’altra forma del mondo che si appoggi al mio cuore, al mio corpo, come fai tu: con la tua impronta.

Martedì, 25 giugno 2013 @08:01

"Tu sei il mio tu più esteso
deposto sul fondo mio. Tu. Non c’è
un’altra forma del mondo
che si appoggi al mio cuore
con quel tocco, quell’orma.
Tu. Tu sei del mondo la mia più cara
forma, figura, tu sei il mio essere a casa
sei casa, letto dove
questo mio corpo inquieto riposa.
E senza di te io sono lontana
non so dire da cosa ma
lontana, scomoda un poco
perduta, come malata,
un po’ sporco il mondo lontano da te,
più nemico, che punge, che
graffia, sta fuori misura.
Mio vero tu".
(Mariangela Gualtieri)
No, non c’è un’altra forma del mondo che si appoggi al mio cuore, al mio corpo, come fai tu: con la tua impronta.


I versi di oggi sono tratti da "Bestia di gioia", Einaudi.

Che cos’è la vita, se non ti fermi un attimo a ripensarla?

Lunedì, 24 giugno 2013 @09:28

"Che cos’è la vita, se non ti fermi un attimo a ripensarla?"
(Goliarda Sapienza)
Con il primo caffè del mattino. Sospesa silenziosa felicità.

Le parole sono di Goliarda Sapienza, scrittrice siciliana che visse a Roma, nel suo "Il vizio di parlare a me stessa" (Einaudi). Un libro che raccoglie i suoi taccuini degli anni Settanta e Ottanta.

How high the moon, e il mestiere di astromoglie.

Domenica, 23 giugno 2013 @10:07

Astromogli. Ovvero il libro della giovane scrittrice americana Lily Koppel che è uscito proprio in questi giorni: "The Astronaut Wives Club" (Grand Central), la storia vera delle mogli dei primi astronauti americani, quelli del Mercury Seven. Ci piace perché ci riporta indietro agli anni Sessanta, ai sogni cosmici, ai primi uomini nello spazio… e alle donne che restavano a terra.
Perché allora il dovere di una moglie era di rimanere a terra, ovviamente: nel campus della Nasa, a sorridere davanti ai fotografi e per le cover di "Life", e consolarsi con abitini "cosmo style". Non è la prima volta che Lily Koppel rovista nei cassetti della storia: cinque anni fa ha scritto "Il diario di cuoio rosso" (Cairo), partendo da un vero e proprio diario ritrovato nello sgombero di una casa a Manhattan; diario di una giovane donna degli anni Trenta, che Lily ha poi ritrovato, ormai novantenne, per raccogliere i suoi ricordi e ridarle voce. "Anche stavolta sono partita da un’immagine del passato", racconta Lily. "Una vecchia foto delle astromogli nei loro abiti anni Sessanta, con meravigliose acconciature quasi da astronavi. Da lì ho deciso di raccontare la loro storia: le ho ritrovate, incontrate, intervistate…". Cosa copieresti dalle astromogli? "La moda: e il look futurista degli stilisti di quegli anni, come Courrèges, Rudi Gernreich e Pierre Cardin. Io farei follie per qualsiasi cosa di Courrèges: i buffi Eskimo, ovvero i suoi occhiali da sole bianchi; un vestito al ginocchio; o i cappelli che sembrano caschi spaziali al femminile. Per ora, mi sono comprata un abito di Lisa Perry, una stilista di New York, di ispirazione "space age", che non vedo l’ora di indossare per il lancio del mio libro". Ma tu ti senti più astronauta o più astro moglie? "Le astromogli, abitini e glam a parte, hanno fatto una vita abbastanza "costretta": erano i mariti che andavano nello spazio. E quindi, visto che anche mio marito scrive, direi che possiamo fare a turno per il "lancio orbitale", a seconda di chi è al momento sulla rampa di lancio". Non male come augurio per le donne di oggi, astronaute e astromogli insieme.

In omaggio alla luna piena di queste notti, il mio primo articolo su Gioia!, uscito settimana scorsa.

Perché c’è sempre qualcuno per cui siamo il primo giorno d’estate.

Venerdì, 21 giugno 2013 @08:03

"Mia prima figlia sei stata la mia colomba, la mia estate,
il sollevarsi dei cieli, il ritirarsi delle acque,
il mio patto d’alleanza con la terra."
(Eavan Boland)
Perché c’è sempre qualcuno per cui siamo il primo giorno d’estate.

Oggi, che è il solstizio d'estate, i versi sono di una poetessa irlandese, tratti dalla sua raccolta "Tempo e violenza", Le Lettere (traduzione a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti). Cliccando sul suo nome potete leggere gli altri Buongiorno che le ho sfilato. E, come ogni venerdì, Friday Lisa: li trovate anche in inglese. Chi mi segue su Twitter li riceve ogni mattina sul telefonino...
E a tutti, buon primo giorno d'estate!

Credici: a te, a me, alla possibilità dell’amore.

Giovedì, 20 giugno 2013 @08:21

"Ti aspetto con gioia come se tu fossi un intero paese e completamente nuovo"
(Marina Cvetaeva)
Questo viaggio chiamato amore. Perché crederci – credere a te, a me, alla possibilità dell’amore – è come passare un confine, quel confine invisibile tra me e te. Credici, allora: e prendimi per mano.

Per il mio secondo #spillo su Gioia volevo un’altra frase con la parola "gioia" dentro. E ho scelto una voce che conoscete: quella di Marina Cvetaeva, poetessa russa degli anni Venti, appassionata, sognatrice, rivoluzionaria. La frase è tratta da una sua lettera a Rilke, e dall’epistolario "Il settimo sogno", Editori Riuniti (un epistolario a tre, tra lei, Rilke e Pasternak: e il sottotitolo è "Lettere 1926", perché le lettere furono scritte tutte nell'arco dello stesso anno: il 1926, appunto).
E oggi, cercatemi sul secondo numero di Gioia! C’è il mio pezzo su Venezia e la Biennale, raccontata... con tacchi bassi o tacchi a spillo.

Verde il mattino, arancione il tuo amore. Lo mordo come fosse un’albicocca.

Mercoledì, 19 giugno 2013 @07:08

"Nel mattino verde
volevo essere cuore.
Cuore.

E nella sera matura
volevo essere usignolo.
Usignolo.

(Anima,
fatti color d’arancia.
Anima,
fatti color d’amore)".

(Federico García Lorca)
Il tuo amore. Lo mordo come fosse un’albicocca.

(Verde il mattino in cui mi sono svegliata. Arancione l'amore e le prime albicocche. E i versi di oggi sono tratti da "Poesie d'amore", di Lorca, Guanda. Con testo a fronte. En la mañana verde, quería ser corazón).

E tutte le stelle di vetro della felicità e della bellezza splendevano nella polvere della stanza.

Martedì, 18 giugno 2013 @09:06

"E i bicchieri erano vuoti
e la bottiglia spaccata
E il grande letto era aperto
e la porta serrata
E tutte le stelle di vetro
della felicità e della bellezza
splendevano nella polvere
della stanza in disordine
E io ero ubriaco morto
e tutto una vampa di gioia
e tu ubriaca viva
nuda tra le mie braccia"
(Jacques Prévert)
Ubriaca di te.

Mi piacciono quelle stelle di vetro luccicanti, di felicità e bellezza, che splendono anche nella polvere di una stanza in disordine. Mi piace la finestra aperta sull'estate che arriva. Mi piace l'amore quando ubriaca.

Mal di luna. Mal di te.

Lunedì, 17 giugno 2013 @12:13

"Mi duole in petto la bellezza, mi dolgono le luci
nel pomeriggio arrugginito; mi duole
questo colore sulla nube – viola plumbeo,
viola repellente; il mezzo anello della luna
che brilla appena – mi duole. E’ passato un battello.
Una barca; i remi; gli innamorati; il tempo.
I ragazzi di ieri sono invecchiati. Non tornerai indietro.
Serata grigia, luna sottile – mi fa male il tempo"
(Ghiannis Ritsos)
Mal di luna. Mal di te.

La curva dei tuoi occhi. Quando chiudi gli occhi, vorrei solo baciarti.

Venerdì, 14 giugno 2013 @07:28

"La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore,
girotondo di danza e di dolcezza"
(Paul Eluard)
La curva dei tuoi occhi. Quando chiudi gli occhi, vorrei solo baciarti.

Eluard, il poeta, come Prévert, dei ragazzi che si baciano in piedi sulle porte della notte, dei fiammiferi accesi nel buio per baciarti, dell'amore quando è meraviglia e stupore.

(E, come ogni venerdì, Friday Lisa: il Buongiorno di oggi anche in originale).

Gioia! Metti il punto esclamativo.

Giovedì, 13 giugno 2013 @08:32

"E’ la saggezza dell’erba in continuo rinnovamento, dell’erba bella e verdeggiante, dell’erba trapunta di splendore vivente che è entrata in me; la saggezza di un mattino ricolmo della gioia del presente".
(Elizabeth von Arnim)
La saggezza della primavera! Lasciala entrare dentro di te, mentre cammini per le strade di giugno.

L’avete riconosciuta? Sì, è proprio lei, Elizabeth von Arnim, la leggera e ironica scrittrice dei primi nel Novecento, una delle mie scrittrici preferite. Ho scelto lei (e queste frasi tratte dal suo romanzo "Un incantevole aprile") per il Buongiorno di oggi, che ritorna su carta: lo troverete infatti su Gioia. Con un nome diverso: non un Buongiorno, ma uno Spillo, uno di quegli spilli con cui le sarte fermavano i tessuti, o quegli spilli con cui appuntiamo le frasi che ci piacciono su una bacheca… Da oggi mi troverete in edicola, nel nuovo Gioia, che riprende il punto esclamativo, come quando nacque, nel 1937. Gioia dunque! Buona giornata con il punto esclamativo, a tutti voi. A proposito, io sto andando in edicola... Vi aspetto lì!

Tu, la mia destinazione.

Mercoledì, 12 giugno 2013 @08:58

"E’ sempre stato incerto il mio cammino fino a te;
tanti mesi di pietre e spine, di
cattivi presagi, di rami che graffiavano la
carne come tridenti, di voci che mi
dicevano che non valeva la pena continuare, che
il tuo sguardo era già una menzogna; e il mio
cuore sempre così sordo a tutto questo..."
(Maria do Rosário Pedreira)
Tu, la mia destinazione.

Un altro Buongiorno sfilato alla poetessa portoghese Maria do Rosário Pedreira (cliccate sul suo nome, in verde, per leggere gli altri). Questo è tratto dalla rivista Poesia del Marzo 2009, Crocetti Editore, che contiene le traduzioni dei suoi "Tutti i nomi dell’amore". E che mi ha regalato a Lisbona, al caffè del Museo Gulbenkian, quando ci siamo conosciute. Incontri.

Amarti, è vedere il mondo attraverso i tuoi occhi.

Martedì, 11 giugno 2013 @07:43

"Io penso che quando ami qualcuno, quando ami davvero qualcuno, cominci a vedere il mondo attraverso i suoi occhi".
(Chimamanda Ngozi Adichie)
Amarti, è vedere il mondo attraverso i tuoi occhi.

A volte i Buongiorno mi vengono incontro dalla pagina di un giornale. Ieri sera stavo leggendo Vogue America (uno dei miei femminili preferiti), e mi sono fermata sull’intervista a Chimamanda Ngozi Adichie, la bella scrittrice nigeriana-americana, di cui in Italia sono già stati pubblicati due libri, "L’ibisco viola" e "Metà di un sole giallo" (e no, non ne ho letto neppure uno, ma mi ispira il terzo. "Americanah", storia di una ragazza nigeriana in un college a Philadelphia, stretta tra due civiltà e due amori). La frase di oggi è l’ultima dell’intervista. Come non raccoglierla?

Si apre e distende giugno, come un campo di papaveri.

Lunedì, 10 giugno 2013 @08:40

"Il mese di giugno si distese all’improvviso nel tempo con serietà ed esattezza."
(Neruda)
Si apre e distende giugno, come un campo di papaveri.

Posti dove vorrei essere adesso: il nuovo Serpentine Pavillion a Londra.

Domenica, 9 giugno 2013 @19:26

Giardini più archistar. È questa la cifra vincente del Serpentine Pavillion, il padiglione temporaneo immaginato e costruito dalla galleria d'arte Serpentine, regalo e sorpresa nel mezzo dei Kensington Gardens a Londra, e commissionato ogni anno ad un diverso architetto celeb. Quest'anno - viene inaugurato esattamente l'8 giugno - tocca a Sou Fujimoto, che ha disegnato una costruzione aerea e trasparente; quasi una nuvola (ma in lattice), che ospiterà anche un caffè. Per il quarantenne giapponese, noto soprattutto per i suoi progetti di case e spazi privati, un bel riconoscimento internazionale.
Già, perché con il Serpentine Pavillion si sono cimentate vere e proprie archistar. Un'altra giapponese, innanzitutto, ovvero Kazuyo Sejima con il suo studio Sanaa; una delle prime donne, insieme a Zaha Hadid, a vincere il Pritzker Prize, considerato ormai una specie di Nobel dell'architettura, nonché la prima donna a dirigere una Biennale Architettura. E poi mostri sacri come Oscar Niemeyer, o Frank Gehry; Jean Nouvel, che per il padiglione osò un fiammeggiante rosso; Peter Zumthor, l'ascetico svizzero che qui ha collaborato con Piet Oudolf, il progettista degli spazi verdi della High Line a Manhattan, la passeggiata sopraelevata più trendy e famosa al mondo (e un altro must per chi ama i giardini urbani). Infine Ai Weiwei, il vulcanico artista e dissidente cinese, coinvolto nel 2012 insieme a Herzog & De Meuron, per un inedito padiglione "sotterraneo". Insomma: le più grandi archistar che si prestano ad un gioco effimero e meravigliosamente estivo. Perché il Serpentine Pavillion - che prevede anche eventi, mostre, concerti, conferenze - viene smantellato a ottobre.
Dietro tutto questo, una donna: Julia Peyton-Jones, l'ambiziosa direttrice della Serpentine Gallery dal 1999. Che forse non a caso, per il padiglione inaugurale, quello del 2000, scelse una donna architetto che è diventata una vera icona, Zaha Hadid.

Questo è l'articolo che è uscito ieri su D La Repubblica. Qui potete vedere le foto del padiglione appena inaugurato: http://www.dezeen.com/2013/06/04/serpentine-gallery-pavilion-2013-by-sou-fujimoto/

Se non sei qui, niente lo è.

Venerdì, 7 giugno 2013 @06:55

"Ho fame di te, di averti vicino. Vorrei trovare le parole per resisterti, ma alla fine c’è una sfera chiusa. La cosa buffa è che tu non sei qui, niente lo è".
(Petrit Halilaj)
Se non sei qui, niente lo è.

Petrit Halilaj non è un poeta, ma un artista (giovanissimo: ha 27 anni; nato in Kosovo, la sua casa è stata distrutta durante la guerra, vive, anche, a Berlino). Queste frasi erano all’ingresso della sua installazione alla Biennale di quest’anno, all’Arsenale: la prima volta che la Repubblica del Kosovo ha un suo padiglione. Parole prima di entrare in una costruzione quasi tonda, una sfera chiusa, fatta di terra umida e rami. Quasi una metafora di certi momenti in cui siamo chiusi nel nostro desiderio d’amore: che sa di terra umida e buio. La tentazione, a volte, è di rimanerci dentro.

Come ogni venerdì, Friday Lisa: il Buongiorno di oggi in originale, così come l'ho letto alla Biennale di Venezia.

Chi non è mai, almeno un poco, polvere, patria, silente serata di primavera?

Giovedì, 6 giugno 2013 @08:17

"Chi non è mai, almeno un poco, polvere, patria, silente serata di primavera?"
(Boris Pasternak)
Polvere: quella delle strade delle città, le città che si svegliano alla luce dell’estate che arriva. Patria: parola antica che non sappiamo più pronunciare, patria perduta, patria ritrovata, patria per cui scendere in piazza. Silente serata di primavera: lasciamoci avvolgere dolcemente, stasera.

Quanto mi piace camminare verso sera per le strade di città, in primavera, quando l’aria è fresca, porta i profumi dei giardini, le peonie, le rose, il gelsomino, i tigli. Ieri sera ripensavo alle parole di Pasternak, parole che arrivano da lontano, dalla Russia degli anni Trenta (era un Buongiorno di carta, su City, del 16 aprile 2009) e non ho saputo resistere: rieccole, eccole on line. Per tutte le sere avvolgenti di primavera.

Ed è il più dolce dei miei baci quello che ti fa cadere dolcemente all’indietro.

Mercoledì, 5 giugno 2013 @09:02

"Ci guardiamo con occhi tranquilli che s’ingrandiscono con la vicinanza, e quindi è il più dolce dei miei baci quello che ti fa cadere dolcemente all’indietro."
(Neruda)
Cado. Tienimi tu.

Come sempre, la primavera – anche questa tardiva primavera - mi fa venire voglia di rileggere Neruda.

Tutto cambia, ma non la voglia di cambiare il mondo. Tutto cambia, ma non la rivoluzione. (A proposito di Hikmet e di #occupygezy).

Martedì, 4 giugno 2013 @08:51

"Sono tra gli uomini
amo gli uomini
amo l’azione
amo il pensiero
amo la mia lotta
sei un essere umano
nella mia lotta
ti amo"
(Nazim Hikmet)
Tutto cambia, ma non la voglia di cambiare il mondo. Tutto cambia, ma non la rivoluzione.

Ieri, cinquant’anni fa, moriva Nazim Hikmet, il comunista rivoluzionario, il romantico poeta militante che fu prima imprigionato e poi esiliato dalla Turchia (morì infatti a Mosca). Cosa farebbe oggi Hikmet, se fosse a Istanbul? Scenderebbe in piazza, ne sono sicura, e scriverebbe delle poesie: twittandole #occupygezy. Perché tutto cambia, ma non la voglia di cambiare il mondo. Tutto cambia, ma non la rivoluzione.

Ma forse questa inesplicabile fedeltà era fedeltà a me stessa.

Lunedì, 3 giugno 2013 @08:37

"Ma forse questa inesplicabile fedeltà era fedeltà a me stessa."
(Marguerite Duras)
O forse, essere fedeli a se stessi prevede ogni giorno un necessario tradimento.


Che cosa vuol dire, davvero, essere fedeli a se stessi? Troppa fedeltà non significa forse chiudersi rigidamente al mondo, al nuovo, alla possibilità di evoluzione e cambiamento? Come diceva Hanif Kureishi, in un libro che non riesco a dimenticare, "Se non si lasciasse niente o nessuno, non ci sarebbe spazio per il nuovo. Forse ogni giorno dovrebbe prevedere almeno un’infedeltà essenziale o un tradimento necessario". Forse.
In ogni caso, le parole di Marguerite Duras di oggi sono tratte da "L’amante", Feltrinelli.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.