Lisa Corva

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Non lasciare che qualcun altro scriva il libro della tua vita.

Giovedì, 25 luglio 2013 @09:05

"A volte la sua vita le sembrava un errore, niente di drammatico, un semplice sbaglio, come se a un incrocio avesse dovuto proseguire e fosse entrata lentamente nel posto sbagliato, nella città sbagliata, nello Stato sbagliato; come se avesse riportato gli occhi sul libro che stava leggendo dopo aver guardato fuori dalla finestra, e avesse scoperto che qualcuno aveva voltato pagina".
(Cathleen Schine)
Ma non lasciare che qualcun altro scriva il libro della tua vita…

No, non penso che ci sia miglior augurio di questo: è anche un viatico per quest’estate. La frase di oggi, tratta dal romanzo "Tutto da capo" (Mondadori), è anche il mio #spillo di oggi sul nuovo numero di Gioia in edicola (ma di Cathleen Schine qualcuno si ricorda il romantico, lieve bestseller di più di dieci anni fa, "La lettera d’amore", Adelphi?).

Da domani i Buongiorno vanno in vacanza. Per me saranno isole e mare, e tempo per leggere, scrivere e cercare… nuovi Buongiorno. Intanto mi potete trovare ogni giovedì su Gioia; ma anche su Elle Decor (questo mese un intero reportage su "acqua", tuffandoci in architetture, suggestioni e design) e su D di Repubblica. E poi, ovviamente, mi trovate nei miei libri.
Buona estate! Buone isole (anche se rimanete in città, perché anche la città è un'isola, d'estate) e buone ispirazioni per il libro della vostra vita.

Isole. L’estate è un’isola.

Mercoledì, 24 luglio 2013 @08:36

"Isole che ho abitato
verdi su mari immobili.
D’alghe arse, di fossili marini
le spiagge ove corrono in amore
cavalli di luna e vulcani"
(Salvatore Quasimodo)
Isole. L’estate è un’isola.

Il Buongiorno di oggi sa di Mediterraneo: sono i versi di Salvatore Quasimodo, nostro grande poeta fieramente siciliano; nacque a Modica nel 1901. Mi piacciono quei cavalli di luna e i vulcani. Mi piacciono le isole.

A proposito di royal baby e di aspiranti madri.

Martedì, 23 luglio 2013 @17:22

Anche voi nella follia del royal baby? Ma mentre gli occhi di tutti sono puntati sull'erede d'Inghilterra, un appello alle aspiranti madri. Una mia cara amica, e collega giornalista, Marina Speich, che ovviamente ha letto il mio primo libro, "Confessioni di un'aspirante madre", sta scrivendo sulla possibilità di congelare gli ovociti in giovane età.
Per alcuni si tratta di una "seconda rivoluzione sessuale" che permette in un certo senso di fermare l'orologio biologico alle donne e renderle fertili anche dopo essersi realizzate nel lavoro, magari dopo i 40 anni, quando invece le donne fanno molta più fatica a diventare mamme naturalmente. Qualcuno di voi l'ha fatto? Se avete voglia di raccontare la vostra storia, potete scrivere qui, o direttamente a Marina: speich@mondadori.it

E chissà cosa ne penserebbe Emma, la protagonista di "Confessioni di un'aspirante madre"...

Vorrei un’altra vita, una vita parallela, da vivere insieme a te.

Martedì, 23 luglio 2013 @08:41

"Non ho mai saputo il tuo nome. Entrasti un pomeriggio,
per sbaglio, a domandare se ero io un’altra persona –
un sole che improvvisamente aggiungeva calce ai muri,
un incendio capace di divorare il cuore del mondo.
Non ti mentii: mi alzai e ti condussi alla porta giusta
come un veliero trascina i sogni in mare; ma,
prima di lasciarti, ti dissi ancora che in quel pomeriggio
mi sarebbe piaciuto molto chiamarmi un’altra cosa – o
essere un gatto, per poter avere più di una vita".
(Maria do Rosário Pedreira)
Vorrei un’altra vita, una vita parallela, da vivere insieme a te.

Sì, è lei, la poetessa portoghese che mi piace tanto e che ho conosciuto a Lisbona. Dei suoi versi sono finiti anche nel mio ultimo libro. Questi sono tradotti da Mirella Abriani e sono tratti dalla raccolta "I nomi inutili". Cliccate sul suo nome, in verde, per leggere gli altri Buongiorno, bellissimi.

Quel gioiello che porto sempre con me. E i libri dell’estate 2013.

Lunedì, 22 luglio 2013 @08:14

"Da quella mattina nello studio, quando le sue dita gentili l’avevano sfiorata per allacciarle il pesante fermaglio, non è passato giorno che Anna non abbia portato lo splendido medaglione nascosto sotto i vestiti. Non ha dormito una sola notte senza avvertirne il peso rassicurante fra i seni. E’ diventato liscio come una pietra di fiume, caldo come il cuore che gli pulsa contro".
(Jennie Fields)
Quel gioiello che porto sempre con me.

Avete anche voi, vero, un gioiello da cui non vi staccate mai, neppure d’estate?

Mentre ci pensate, ecco i libri per l’estate 2013. I miei consigli per quest’estate sono tre: un giallo, un romanzo appena uscito, un classico da leggere o rileggere. Cominciamo con il romanzo appena uscito: "Un amore più forte di me", di María Dueñas (di cui vi ho parlato venerdì 16 luglio: http://www.lisacorva.com/it/view/1112/ ); ma anche il libro da cui ho tratto il Buongiorno di oggi, ovvero "L’età del desiderio", di Jennie Fields, Neri Pozza. Un libro per tutte le fan di Edith Wharton, quelle che si sono commosse con "L’età dell’innocenza". Ma anche per capire, con questa biografia sentimentale, che bisogna sempre avere il coraggio di amare: così come accadde alla scrittrice americana, che solo a 46 anni, infelicemente e gelidamente sposata, scoprì il sesso. E il desiderio.
Il giallo? E’ "La casa dello spirito dorato", di Diane Wei Liang (Guanda), protagonista una giovane detective, Mei Wang, nella Pechino di oggi. Ma, se non l’avete mai letta, consiglio anche la mia detective preferita, Annika, reporter svedese scontrosa; l’ultimo scritto da Liza Marklund, "Linea di confine", Marsilio, è strepitoso. E il classico da leggere o rileggere? "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar (Feltrinelli), da cui ho tratto tanti dei miei ultimi Buongiorno.

E infine, ecco i libri che consiglio sempre:
Regalerei, e ho regalato, solo a donne però, il longseller "Per puro caso" di Anne Tyler (Ne ho già parlato nel blog: era nel post "Quando soffia il vento del Nord", del 2 agosto 2010: http://www.lisacorva.com/it/view/265/ ). Ma anche i libri di Elizabeth von Arnim (cominciando da "Il padre" e "Il giardino di Elizabeth" o l'ultimo, "Una principessa in fuga", tutti Bollati Boringhieri) e di Jane Austen. Ho regalato spesso, a persone per me importanti, un piccolo libro Adelphi, che è una riflessione sulla libertà individuale e sull'amore: "Il giunco mormorante", di Nina Berberova. E, in passato, i libri di una sofisticata scrittrice inglese che ho molto amato, Antonia Byatt : "Possessione" (una grande storia d'amore, anzi due, parallele: una giovane studiosa negli anni Novanta a Londra che scopre, trovando una lettera in un manoscritto, il segreto amore di una poetessa dell'Ottocento) e "Le storie di Matisse" (Einaudi).
Ad amici maschi ho regalato "Un uomo vero", di Tom Wolfe (Mondadori), "Middlesex" di Jeffrey Eugenides (Mondadori, e mi è molto piaciuto anche "La trama del matrimonio"), ma anche "La donna giusta", di Sándor Márai (Adelphi). A un caro amico gay, "Chiamami con il tuo nome", André Aciman, Guanda. E per tutti, dello stesso autore, lo struggente "Notti bianche" (Guanda), un libro sulla magia preziosa dell'incontro, su quel momento in cui tutto può ancora succedere.
Mi piace molto anche Peter Cameron, e tra i suoi libri, tutti Adelphi, preferisco "Quella sera dorata" e "Un giorno questo dolore ti sarà utile".
Ad amiche in cerca di leggerezza, "Diario di una lady di provincia", di Lady Delafield e "Un giorno di gloria per Miss Pettigrew", di Winifred Watson (Neri Pozza, anche se li amo di più nella versione inglese). E, sempre ad amiche, per ripensare alle donne che sono venute prima di noi, "La nonna vuota il sacco", di Irene Dische (Neri Pozza), una saga al femminile con humor che parte da Berlino negli anni Venti e finisce in America, e "Il meglio della vita", di Rona Jaffe (Neri Pozza), una sorta di Sex and The CIty anni Cinquanta.

E, ovviamente, consiglio e regalo i miei libri!

Buona estate di lettura.

Giallo, provaci se hai coraggio!

Sabato, 20 luglio 2013 @10:34

Chi osa il giallo? Sì: perché il giallo è un colore da osare. Un colore-dichiarazione: giallo come i taxi a Manhattan, come i vecchi metri da sarta e le Pagine Gialle, gli evidenziatori fluo e le copertine dei vecchi gialli Mondadori. Ops: forse non a caso abbiamo citato quasi tutte gradazioni di giallo che non ci sono più. Quelle per sempre vivide nel nostro immaginario. Ma non esistono più le Pagine Gialle, i metri da sarta ormai sono stati riciclati in braccialetti fashion... E nella moda? Chi osa, anche tra le celebrities, un abito yellow viene subito impietosamente paparazzata: perché è vero, è un colore che in genere sta malissimo, troppo carico per chi è pallida, troppo appariscente per chi è bruna; e poi, così difficile da abbinare.
Eppure. Eppure il giallo piace, ancora, e sempre di più, in nuove declinazioni. Soprattutto adesso, che l’estate ci abbraccia: perché è un colore vivo e primario, quello del sole disegnato dai bambini, dei limoni della Costiera Amalfitana. Anzi, piccola nota per le più golose: perché non provare una pasta che prevede succo e scorza di limone? Garantita: la trovate nel box. Mentre nell’erboristeria con salotto Melissa (www.melissatorino.com), nuovo cult di Torino, potete comprare e ordinare gelatine zuccherose di cedro, melone, oppure salvia e limone. Ottime varianti al nostalgico ghiacciolo al limone che, si sa, è sempre più buono in spiaggia.
Non solo. Il giallo è, a sorpresa, amato da architetti e designer, per la sua forza happy: Philippe Starck, il designer francese che disegna di tutto, dagli hotel iper-trendy alle sedie cult, l’ha appena usato per la Peugeot city bike di Bordeaux, l’incrocio tra bici e scooter che fa parte del progetto di bike sharing della città. Nika Zupanc, bella e giovane designer slovena, osa il giallo per Konstantin, la sua buffa macchinina per bambini (www.nikazupanc.com). Non solo. Il giallo diventa una papera over-size, proprio come le paperette gonfiabili da mettere in vasca, che ha galleggiato, scultura gonfiabile, buffa e improbabile, nel golfo di Hong Kong (dopo essere stata anche ad Osaka e Sydney). Un’idea dell’artista Florentijn Hofman (http://www.florentijnhofman.nl/dev/ ), che aveva già scelto il giallo per il suo gigantesco coniglio di 13 metri, una buffa citazione di quelli di pezza dei bambini, quasi scaraventato a gambe all’aria per le strade della città di Orebro, in Svezia. I designer che amano giocare amano, evidentemente, il giallo: eccolo nella giraffona che sfonda il tetto nell’asilo Giraffe Childcare, a Parigi, ad esempio (è un progetto degli architetti Hondelatte Laporte, che immagino si siano molto divertiti). O nel museo Enzo Ferrari di Modena. E – segnatevi l’indirizzo se le vostre vacanze prevedono come meta la Croazia – nel nuovo ostello design di Spalato, che si chiama Goli Bosi: www.gollybossy.com: un gioco di parole, perché in croato "goli bosi" vuol dire nudi e scalzi. Le camere, e ci sono anche le suite private, come sempre nei nuovi ostelli design, sono rigorosamente sui toni del bianco e del giallo. Come il sole che vi accoglie fuori dalla porta.
E nella moda? Osiamo o no? L’unica soluzione, come sempre nella moda, è: provarci. Un vestito effetto evidenziatore può diventare un’ottima alternativa all’abito bianco passepartout per l’estate. Come abbinarlo? Semplice: con una sana abbronzatura. Chi non è ancora andata al mare, o non si sente così coraggiosa, può invece puntare sull’accessorio. Una borsa gialla, è il dettaglio-caramella che mette un flash d’estate in tutto il guardaroba. Benissimo anche le scarpe: infradito, o zeppe… Forse per questo, aprendo il mio armadio alla ricerca di note yellow, non ho trovato neppure un abito, ma un paio di sandali e due borse dimenticate. Il bello degli armadi durante la recessione è anche questo: offrono sempre delle sorprese colorate. La mia è una tracolla color granita al limone che non vedo l’ora di indossare, in quest’estate finalmente arrivata.

Questo è il mio primo articolo di moda & uscito su Gioia qualche settimana fa. Raccontatemi i vostri "gialli" e seguitemi su Gioia!

Summer architecture: un’eco-piscina in mezzo al fiume, a Manhattan.

Sabato, 20 luglio 2013 @08:14

Il sogno è quello di un’eco-piscina a Manhattan: una vera e propria piscina galleggiante, con acque del fiume filtrate. Ma è anche uno dei più grandi progetti civici di "crowdfunding", di "finanziamento dal basso", al mondo: perché tutti possono partecipare. Basta comprare, semplicemente mandando una mail, una piastrella, su cui verrà scritto il proprio nome, che verrà davvero inserita nei lavori di costruzione di +POOL (è questo il nome del progetto). Molto meglio che dare il proprio nome a una stella, almeno ci si può fare il bagno dentro! E costa solo 25 dollari (ma chi vuole, ovviamente, può donare molto di più). L’eco-piscina, che ha la forma di una croce, sarà divisa in quattro parti: Kids, per i bambini; Sports, per gare acquatiche; Lap, a corsie; e Lounge, più relax. Il primo passo sarà la costruzione di un Float Lab, una specie di laboratorio galleggiante, per sperimentare il filtraggio delle acque dell’East River. E l’obiettivo finale, sempre che la raccolta fondi delle 70mila piastrelle preventivate riesca davvero, è di aprire la piscina entro il 2016, giusto in tempo per i Giochi Olimpici a NYC. Intanto +POOL sta raccogliendo le forze e l’entusiasmo di giovani creativi americani: gli ideatori, con i loro studi Family e Playlab, hanno trent’anni, e sono riusciti a coinvolgere la Columbia University, oltre a blog di architettura come Architizer e Archdaily. Non solo: il loro progetto è supportato dal visionario New Museum sulla Bowery, il museo d’arte contemporanea disegnato da un’archistar, la giapponese Kazuyo Sejima (con il suo studio SANAA); e diretto, ci piace ricordarlo, da Massimiliano Gioni, che è anche il giovane curatore della Fondazione Trussardi, e, soprattutto, della Biennale di Venezia di quest’anno. Insomma: creatività chiama creatività. E noi tutti sogniamo di fare splash guardando la skyline di Manhattan. Per vedere il progetto e partecipare: www.kickstarter.com/newmuseum

Questo è l’articolo che ho scritto, qualche settimana fa, per D di Repubblica. Nel frattempo il finanziamento "dal basso" ha raggiunto il primo step: si farà il Floating Lab! Ma tutti siamo ancora in tempo a partecipare. E’ bello, vero, quando l’architettura ha la forza del sogno e coinvolge tutti? Intanto, su D di questa settimana, di edicola oggi, un mio altro archi-pezzo, stavolta su un italiano in Cina.

Quei giorni azzurri e quel sole dell’infanzia.

Venerdì, 19 luglio 2013 @08:47

"Quei giorni azzurri e quel sole dell’infanzia."
(Antonio Machado)
Quei giorni azzurri, l’estate dei bambini.

Le parole di oggi sono del poeta spagnolo Machado, morto nel 1939 in esilio in Francia (erano gli anni del generalissimo Franco e della guerra civile spagnola). Quando morì, in tasca gli furono trovati i suoi ultimi versi, questi. Mi hanno commosso, anche perché parlano di esilio, di struggimento per una patria lontana: ma la patria lontana può anche essere, semplicemente, l’infanzia.
Ho trovato questi versi incastonati dentro un romanzo che ho appena finito di leggere: "Un amore più forte di me" (Mondadori), brutta traduzione del titolo originale, Misión Olvido. Dell’autrice, María Dueñas, avevo molto amato il debutto, "La notte ha cambiato rumore", meritato bestseller: la storia di Sira, una sarta-spia, una specie di Coco Chanel incrociata con James Bond che passa informazioni cucendo messaggi in codice sui cartamodelli, tra Madrid, il Marocco protettorato spagnolo e la Lisbona degli anni Trenta… Ora ha scritto un libro meno potente, ma che ho letto con vero piacere. La storia di una quarantacinquenne come tante, una docente universitaria spagnola, che il marito lascia, all'improvviso, per una donna più giovane; lei allora cerca un motivo qualsiasi per andarsene, per lasciare la Spagna, per provare a dimenticare, e si ritroverà in California; a mettere le mani in un archivio dimenticato, sulle tracce di una missione francescana dell’Ottocento, Missione Oblio, appunto. Che è un titolo metafora per tutte le storie che incontrerà, per gli uomini del presente e del passato che le faranno capire che la "sua" missione non è quella dell’oblio, ma dell’accettazione, per ricominciare.
Come ogni venerdì, Friday Lisa: i versi di oggi in originale, quindi in spagnolo.

Non ho bisogno di tempo per sapere come sei: conoscersi è luce improvvisa.

Giovedì, 18 luglio 2013 @10:15

"Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa".
(Pedro Salinas)
Quando ti innamori è così: luce improvvisa.

Li ricordate questi versi di Pedro Salinas? Il poeta spagnolo degli anni Trenta. Sono tratti da "La voce a te dovuta", Einaudi. E sono il mio #spillo su Gioia! di oggi. Amore, penombra, luce.

Non scordiamoli mai – disse – i buoni insegnamenti, quelli dell’arte greca. Sempre l’azzurro di fianco al quotidiano.

Mercoledì, 17 luglio 2013 @08:09

"Non scordiamoli mai – disse – i buoni insegnamenti, quelli
dell’arte greca. Sempre l’azzurro di fianco
al quotidiano. Di fianco all’uomo: l’animale e l’oggetto –
un braccialetto al braccio della dea nuda; un fiore
caduto al suolo. Ricordate le belle raffigurazioni
sui nostri vasi di terracotta – gli dèi con gli uccelli e gli animali,
e insieme la lira, un martello, un pomo, la cassa, le tenaglie;
ah, e quella poesia in cui il dio, finito il suo lavoro,
tira dal fuoco i mantici, raccoglie gli attrezzi uno per uno
nella sua cassa d’argento; poi, con una spugna, s’asciuga
il viso, le mani, il collo muscoloso e l’irsuto petto.
Così, pulito e ordinato, esce la sera, appoggiandosi
sulle spalle degli adolescenti d’oro – opera delle sue mani
dotate di forza, pensiero e voce; esce per strada,
più maestoso di tutti, il dio claudicante, il dio lavoratore".
(Ghiannis Ritsos)
Azzurrità.

Non c’è nessuno che sappia parlare d’estate e d’eterno – d’azzurrità, in fondo – meglio dei poeti greci. La poesia di oggi è del mio preferito, Ritsos: cliccate sul suo nome per leggere gli altri sensuali Buongiorno che, nel tempo, gli ho sfilato. I versi di oggi, con l'allusione al dio Efesto, sono tratti da "Pietre, ripetizioni, sbarre" (Crocetti Editore), a cura di Nicola Crocetti.

Persiane. Sole alto. Penombra. Estate. Estate. Estate.

Martedì, 16 luglio 2013 @09:03

"Dico: persiane, e d’un colpo sono altrove. Trasportata laggiù, nell’indolenza meridiana d’una strada. Il sole è allo zenit, sembra di stare in un forno, a parte qualche refolo di vento. Chi percorre la strada a piedi, va in cerca dell’ombra o si sta rifugiando dentro qualche casa. E le case s’incurvano verso il proprio interno, respirando soltanto attraverso le fessure delle persiane."
(Ilma Rakusa)
Persiane. Sole alto. Penombra. Estate. Estate. Estate.

Le frasi di oggi sono tratte da "Il mare che bagna i pensieri", Sellerio. E' un libro particolare, i ricordi di una poetessa, tradotto purtroppo malamente. Un libro che sto leggendo a pezzetti, e che probabilmente piace solo a me, perché sono ricordi mitteleuropei: Ilma Rakusa nacque nel 1946 in quello "spazio geografico" tra Trieste e Cracovia, a Rimaszombat, prima Ungheria ora Slovacchia, dove "l’ago della bussola interiore indica l’est". E poi, con i genitori, scivola tra le lingue e le città: Budapest, Lubiana, Trieste… E infine Zurigo. Le frasi sulla penombra del Mediterraneo sono i suoi ricordi, di ragazzina che ha vissuto a Trieste, portata poi a Nord. Dove non ci sono persiane.

Un vestito talismano, un libro, un mondo migliore: il velo rosa di Malala, per tutte noi.

Lunedì, 15 luglio 2013 @08:52

"Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo".
(Malala Yousafzai)
Basta un libro per cambiare il mondo. Crediamoci.

Avete sicuramente letto o visto tutti il discorso di Malala, venerdì 12 luglio, davanti all’Onu: la ragazza pakistana sedicenne che i Talebani hanno cercato di uccidere l’anno scorso, sparandole alla testa mentre tornava a casa dalla scuola. Per punizione: perché studiava; e perché scriveva, sul suo blog, che le bambine hanno diritto di studiare. Mi ha commosso, come a tutti. Anche quel velo rosa indossato per parlare di fronte al mondo: fu di Benazir Bhutto, primo ministro del Pakistan, assassinata nel 2007. Insieme a lei vorrei ricordare un altro bambino pakistano coraggioso: Iqbal, il bambino operaio sfruttato, venduto a cinque anni a un commerciante di tappeti, il bambino schiavo che si ribellò, fuggì, raccontò la sua storia a tutto il mondo: e fu ucciso nel '95, a soli 12 anni. Malala e Iqbal, dunque.
I vestiti talismano. E un blog e un libro per credere in un mondo migliore.

A proposito di Wimbledon, di fragole e panna, e di white dress party.

Domenica, 14 luglio 2013 @08:46

Per chi non ha letto il mio corvareportage da Wimbledon, che è uscito su Gioia ormai due settimane fa:

Confesso subito: sono andata a Wimbledon senza aver mai visto una partita di tennis in vita mia. L'unica cosa che sapevo è che uno dei tennisti più piaciosi del momento è Nadal (peraltro inspiegabilmente eliminato nei primi giorni, come Federer); che il dress code è total white, molto chic; che si mangiano fragole e panna, si beve Pimm's (storico drink inglese a base di ginger ale, foglie di menta e frutta), e, attenzione, caffé: il nostro Lavazza è uno degli sponsor. Così a Wimbledon ora si respira l'aroma rivitalizzante dell'espresso: un milione di caffè serviti in quindici giorni!
Ne so un po' poco, dite, per presenziare ad uno degli eventi sportivi più esclusivi al mondo? Ma no. L'importante, come sempre nella vita, è l'abito giusto. Così eccomi qui, con un vestito color avorio, e tre libri appena usciti sull'argomento. Perché, a parte il guardaroba, bisogna anche… studiare.
Prima scoperta: il dress code si riferisce solo ai giocatori, che sono da sempre, appunto (o meglio dal 1877), vestiti solo di bianco. Io comunque vado lo stesso orgogliosa del mio abitino candido, e mi consola pensare che anche Kate Middleton, icona di stile reale, si è sempre presentata così a Wimbledon. Altro segnale di stile? I cappelli di paglia rétro con nastro nero; indossati però solo dagli uomini.
Seconda scoperta: il silenzio. Il tennis non è uno sport chiassoso, niente a che vedere con la passione selvaggia e caciarona che scatena il calcio. Qui si fanno le code in silenzio, a partire da "The Queue", quella disciplinatissima per entrare, e si assiste ai match (nei 19 "courts", ovvero i campi, grandi e piccoli, di cui è composto Wimbledon) in perfetto silenzio, punteggiato e ritmato dagli "aaah" e "oooh", dagli applausi, e dallo "swoosh" sibilante della racchetta che colpisce la palla. E’ tutto così sospeso che sembra quasi di sentir l'erba crescere... E la terza scoperta è questa. Perché, come racconta "Tennis" (Adelphi), non solo "ogni tennista ha un suo sound inconfondibile", ma forse è l'erba la vera protagonista di Wimbledon. Erba inglese curatissima e quasi luminosa (sarà la pioggia?), che non dev’essere alta più di 8 millimetri. Se ne occupa l’eroico, maniacale giardiniere a cui il libro dedica un intero racconto: Twynam.
Ma Wimbledon è anche un balletto fatto di rituali, coreografia perfetta tra raccattapalle, arbitri e giudici (tutti in divisa disegnata da Ralph Lauren, scusate se è poco).
Come all'Opera, niente chiacchiere tra il pubblico, e attenzione, perché se esci dal Centre Court non puoi più rientrare finché non termina il set. Io chiacchiero sottovoce lo stesso con la mia vicina di posto, che mi cita entusiasta brani dell’autobiografia di Agassi, e mi stila una classifica dei più belli e bravi del tennis adesso: tolti gli eliminati, il serbo Djokovic al primo posto; segue l’inglese Andy Murray, con qualche riserva (che invece ha vinto! ndr). Tutti così stilosi in bianco. Il che mi fa venire in mente: non potremmo convertire mariti e fidanzati ad un look total white, almeno adesso che è estate? Così, per portare uno "swoosh" di Wimbledon anche a casa.

Quanto al look total white, sono stata davvero a un "white dinner party", dove il dress code era abiti bianchi per tutti, uomini e donne. E' stato organizzato dal Fai di Trieste, venerdì scorso, in un posto davvero particolare, dove non ero mai stata: nelle ex lavanderie, sui giardini e al limitare del roseto, dell'ex ospedale psichiatrico di San Giovanni, quello "aperto", negli anni Settanta, da Basaglia.

Le mele che maturano nel buio. E tutto quello che accade, quando hai gli occhi chiusi.

Venerdì, 12 luglio 2013 @08:10

"Un quartiere,
all’imbrunire.
Le cose si preparano
a succedere
lontano dagli occhi.
Stelle e falene.
E bucce che pendono dai frutti.
Ma non ancora.

Un albero è nero.
Una finestra è gialla come il burro.
Una donna si china a prendere una bimba
che le è corsa tra le braccia
in questo momento.

Le stelle salgono in cielo.
Le falene sfarfallano.
Le mele maturano al buio."
(Eavan Boland)
Le mele che maturano nel buio. E tutto quello che accade, quando hai gli occhi chiusi.

Il Buongiorno di oggi è di una poetessa irlandese, tratto dalla sua raccolta "Tempo e violenza", Le Lettere. Cliccate sul suo nome per vedere gli altri versi che lo ho sfilato. E, come ogni venerdì, Friday Lisa: le parole di oggi in lingua originale.

Il primo caffè del mattino. Sospesa felicità.

Giovedì, 11 luglio 2013 @08:58

"Avevi l’abitudine di andare ogni mattina a spiare l’arrivo della luce in giardino. Con in mano la prima tazza di caffè, coglievi la fortuna di esistere, di risvegliarti con la natura qui, in questo angolo del pianeta, di rianimarti e di toccare terra, prima di affrontare lo sforzo di vivere… Respiri avidamente il giorno nuovo, inedito, e capisci che questo, niente più di questo rappresenta ancora la felicità: bere l’aria scura".
(Colette Nys-Mazure)
Il primo caffè del mattino. Sospesa felicità.

Questo è il mio nuovo #spillo su Gioia: frasi di una poetessa belga, nata nel 1939.

Il cielo mutevole di Trieste. Poter sempre averlo dentro, questo vento di continua primavera.

Mercoledì, 10 luglio 2013 @08:28

"Forse il cielo ha molta parte in questo, un cielo continuamente mutevole e perciò tipico, unico: tutto può mutare da un momento all’altro. Prima, magari, è plumbeo; poi per un soffio di bora si allarga e tutto cambia. Le nubi sono spazzate via e torna il sole e si ha così una primavera continua anche nel cuore dell’inverno, o dell’estate, o dell’autunno. Questa varietà rafforza il sentimento della frontiera. Un mondo in fondo precario, provvisorio, all’incrocio tra nord e sud, est e ovest. Ma questo significa anche ricchezza, ricchezza di umori: porta odori, profumi di altre parti. Il profumo della resina e delle bacche del Carso si mescola con quello del mare, la campagna con la città".
(Fulvio Tomizza)
Il cielo mutevole di Trieste. Poter sempre averlo dentro, questo vento di continua primavera.

Le frasi di oggi sono tratte da un libro appena uscito: "La Trieste di Tomizza" (Comunicarte Edizioni), quattro itinerari e cento immagini intorno allo scrittore, a cura di Stella Rasman e Patrizia Vascotto. Lo trovate, e potete ordinare, qui. E' una piccola, giovane, casa editrice triestina: http://www.comunicarte.info/edizioni/

Quando non ci sei. L’ombra della tua assenza è qualcosa nel vento.

Martedì, 9 luglio 2013 @07:07

"Nominarti.
Non è la poesia della tua assenza,
solo un disegno, una crepa in un muro,
un che d’amaro, qualcosa nel vento."
(Alejandra Pizarnik)
Quando non ci sei. L’ombra della tua assenza è qualcosa nel vento.

Nata a Buenos Aires nel 1936, figlia di immigrati russi, e lì morta suicida nel ’72, Alejandra Pizarnik è stata una poetessa argentina. I versi di oggi sono tratti da "L’altro sguardo", un’antologia delle poetesse del Novecento, Oscar Mondadori.

La forza del non.

Lunedì, 8 luglio 2013 @07:28

"Chiedo la forza del tirarsi indietro
la forza d’ogni rinunciante, la forza
d’ogni digiunante e vegliante
la forza somma del non fare
del non dire del non avere del non sapere.
La forza del non, è quella che chiedo.
Non non non: che parola splendida
questo non"
(Mariangela Gualtieri)
Saper dire no.

Ancora dei versi della poetessa italiana Mariangela Gualtieri. Questi sono tratti da "Senza polvere, senza peso", Einaudi.

Visionaria spazzatura. E altre archi-utopie.

Sabato, 6 luglio 2013 @19:13

Oggi, su D di Repubblica, trovate un mio articolo sul progetto utopico di una piscina galleggiante a Manhattan, con l'acqua filtrata del fiume. Intanto vi copio quello che ho scritto, sempre per D di Repubblica, su un altro visionario progetto: da un inceneritore rifiuti, una pista da sci. In costruzione a Copenhagen. Mi piace l'architettura quando immagina e costruisce il futuro.

"Amager Bakke è il perfetto esempio di quello che mi piace chiamare "hedonistic sustainability", sostenibilità edonistica", dice Bjarke Ingels, il giovane (ha 38 anni) architetto danese, visionario fondatore di BIG. "Ovvero, l’idea che la sostenibilità ambientale non sia un peso; anzi, che una città sostenibile possa davvero migliorare la nostra qualità di vita. E dunque, un impianto di smaltimento rifiuti che diventa anche pista da sci è il miglior esempio di una città e di un edificio che sia sostenibile dal punto di vista ecologico, economico e sociale". Dopo il concorso, vinto nel 2011, e dopo ritardi e polemiche, finalmente il cantiere di Amager Bakke, nella periferia di Copenhagen, è partito. A fine lavori la città si ritroverà con un nuovo, super-eco impianto di smaltimento rifiuti (che sostituisce il precedente, vecchio di quarant’anni; ed è "waste-to-energy", perché trasformerà i rifiuti in energia), sul cui tetto si snoderanno 31mila metri quadri di piste da sci, a vari livelli. Spazzatura ludica: un nuovo successo per Bjarke. Che, dopo aver fondato il suo BIG - Bjarke Ingels Group nel 2006, ora si ritrova con più di cento collaboratori tra Copenhagen e New York. Insomma: pensa in grande ("big", come l’acronimo che dà il nome al suo studio), e lavora in grande, con decine di cantieri aperti in tutto il mondo. Progetti ludici, spesso, come Superkilen, aperto l’estate scorsa a Copenhagen: 30mila metri quadri di parco urbano multietnico, con arredi urbani delle quasi 60 diverse nazionalità di chi abita nell’area: dalla fontana del Marocco alla piovra-scivolo dal Giappone, dai neon dal Qatar e dalla Russia ai bidoni della spazzatura tipici British. Superkilen è a tre colori: rosso per la piazza, verde per il parco, nero per il mercato. "Da ragazzo, in realtà, sognavo di diventare un fumettista: e disegnare graphic novels", dice Bjarke, che infatti ha voluto a fumetti il suo libro di architettura. Il titolo? E’ anche il suo motto: "Yes is more".
Qui per vedere i "rendering", cioè gli schizzi al computer, dei progetti: http://www.dezeen.com/2013/03/05/amager-bakke-waste-to-energy-plant-by-big/
e
http://www.dezeen.com/2012/10/24/superkilen-park-by-big-topotek1-and-superflex/

E’ inutile credere a quel che una persona dice quando è innamorata, ubriaca o candidata alle elezioni.

Venerdì, 5 luglio 2013 @07:17

"E’ inutile credere a quel che una persona dice quando è innamorata, ubriaca o candidata alle elezioni."
(Shirley MacLaine)
La meravigliosa stupidità dell’amore.

Mi piace la saggezza ironica di certe attrici! Trovate la battuta puntuta di Shirley MacLaine anche in originale, in Friday Lisa, come ogni venerdì. E seguitemi su Twitter: riceverete ogni mattino l'incipit del Buongiorno, in diretta mattutina.

Il mio segreto, sei tu.

Giovedì, 4 luglio 2013 @07:39

"Non esiste una vita trasparente. Ogni donna ha un segreto, per piccolo che sia. Tutte ne hanno almeno uno".
(Marcela Serrano)
Quel segreto è una piccola vibrazione di luce nel mio cuore. E’ qualcosa che non confesso neppure a me stessa. Ma lo leggo ovunque: nel mio cellulare, nel fondo della mia tazzina di caffè. Quel segreto, sei tu.

Forse ve la ricordate, questa frase di Marcela Serrano, scrittrice cilena: è tratta da "Noi che ci vogliamo così bene", Feltrinelli. Un romanzo di una decina d'anni fa: quattro amiche, quattro vite, segreti e amori che si intrecciano. E' anche il mio #spillo su Gioia!, in edicola oggi. Dove troverete anche il mio reportage da Wimbledon. Più abiti e Pimm's che tennisti, vi avviso...

Quel che ti dirò adesso, sarà vero per sempre.

Mercoledì, 3 luglio 2013 @07:54

"C’è una pace grandiosa
al centro del campo e il verde
dell’erba promette:
quello che dirai adesso
sarà vero per sempre.
Allora dice parole identiche
al verde, poi canta il nome della terra, e sente
che tutto sprigiona e combacia."
(Mariangela Gualtieri)
Quel che ti dirò adesso, sarà vero per sempre.

I versi di oggi sono tratti da "Senza polvere senza peso", di Mariangela Gualtieri, Einaudi. Una piccola raccolta della poetessa italiana nata a Cesena nel 1951.

Eppure, quanta voglia di te.

Martedì, 2 luglio 2013 @07:06

"Assente, il tuo volto si dilata tanto da colmare l’universo. Passi allo stato fluido, quello dei fantasmi. Presente, si condensa; e raggiungi la concentrazione dei metalli più pesanti, l’iridio, il mercurio. Mi fa morire, quel peso, cadendomi sul cuore."
(Marguerite Yourcenar)
Eppure, quanta voglia di te.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Fuochi", Bompiani. Traduzione di Maria Luisa Spaziani, che è una poetessa: e, nella traduzione, si sente.

Siamo fatti di stelle. Margherita Hack e la poesia cosmica.

Lunedì, 1 luglio 2013 @08:33

"L’astronomia ci ha insegnato che non siamo il centro dell’universo, come si è pensato a lungo e come qualcuno ci vuol far pensare anche oggi. Siamo solo un minuscolo pianeta attorno a una stella molto comune. Noi stessi, esseri intelligenti, siamo il risultato dell’evoluzione stellare, siamo fatti della materia degli astri".
(Margherita Hack)
Siamo fatti di stelle.

E’ morta a Trieste, a 91 anni, la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, la "scienziata della porta accanto", atea e democratica, atea e con il senso dell’infinito. Quello che più mi ha colpito, romanticamente? Scoprire che Margherita Hack era sposata da 70 anni: con Aldo, il marito che conobbe ai giardini, a Firenze. Erano bambini e giocavano insieme. Non si sono lasciati più.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.