Lisa Corva

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Cronache baltiche: sull’isola di Pippi Calzelunghe.

Lunedì, 26 agosto 2013 @16:52

E’ stata una lunga estate di isole. Quelle del Mediterraneo, che mi accolgono sin da piccola con olivi, alberi di carrube, il profumo dell’elicriso e scogli sull’acqua chiara.

Ma, quest’anno, inaspettatamente, anche un’isola nel Mar Baltico: perché sono stata a Gotland, l’isola di Pippi Calzelunghe. Lì abita, da qualche anno, una mia amica ungherese, che si occupa di dirigere un centro di arte contemporanea: il Baltic Art Center (visto che l’isola è, appunto, nelle acque baltiche, tra Svezia e, poco più in là, Estonia). Per me, che arrivavo direttamente dal sole e dalla barca, scalza o quasi per tre settimane, un tuffo improvviso nel Nord.
Cos’ho trovato? I buffi ricordi di Pippi, innanzitutto, che proprio qui, a Visby, cittadina sul mare ma tutta circondata e chiusa da mura bianche, un po’ come Carcassonne, entrava sul suo cavallo. Ho trovato fiori ovunque, le ultime rose, i cardi, i papaveri tardivi. Pecore nelle campagne, ricci nei giardini. Ho fatto il bagno in un mare freddo, nero e sconosciuto, poco salato, con le alghe scure che disegnano ricami sui ciottoli. Ma quando c’è il sole (e in questi giorni c’era sempre), il mare risplende dorato, come lo smalto d’oro che avevo messo sui piedi, per festeggiare la fine dell’estate.
Ho trovato caffè in grandi tazze a righe bianche e rosa, o bianche e azzurre. Pane caldo a inizio di ogni pasto, servito con burro che sembra panna. Un dolce caldo e croccante fatto di riso e zafferano, servito con panna (ovviamente) e marmellata di bacche rosse.

E poi ho trovato una storia. Quella di Karolina. La storia mi è venuta incontro quasi per caso, da una cartolina che la mia amica teneva sullo scaffale, tra i libri: la riproduzione di un dipinto dell’Ottocento, dove una donna dall’aria burbera e severa, con un abito grigio e accollato, guarda poco convinta una (sua) scultura. Mi piacciono, come sapete, le storie di donne artiste: da Artemisia in avanti. Ma questo dipinto mi incuriosiva e mi inquietava: era firmato da un uomo, William Benedicks Bruce, e la donna sembrava dipinta con sguardo davvero poco carezzevole… Chi era William? Il fratello? Un amico?
Così ci siamo messe sulle tracce di Karolina. O Caroline. E siamo arrivate, in bici, seguendo una strada tra foresta e mare, a casa sua: Brucebo ("bo", ho scoperto, in svedese, vuol dire villaggio, o nido, o magione…). Chi erano, dunque, William e Caroline? Due artisti. Lei, una delle prime donne a studiare scultura in Svezia alla fine dell’Ottocento. Ricca, e con grande voglia di viaggiare e sperimentare. Lui, un pittore canadese. Si erano conosciuti in Francia, vicino a Giverny, in una delle comunità di artisti dell’epoca. Si erano innamorato, scelti. E sposati. Avevano viaggiato tanto… Anche a Venezia, e Capri, come dei personaggi usciti da un racconto di Henry James (a proposito, quest’estate ne ho letto uno bellissimo, il diario di un uomo di cinquant’anni, che torna a Firenze e ripensa a un amore non vissuto…). Ma torniamo a Caroline e Bruce, che dopo viaggi, e carnet di disegni, e alberghi in giro per il mondo, decidono di costruirsi una casa. Su quest’isola. Una casa di legno, gialla, nella foresta, ma con grandi finestre che danno verso il mare; e, proprio sulla spiaggia, un capanno di legno che è il loro atelier. Lui dipinge, lei scolpisce. Non hanno figli… Lui morirà ancora giovane, di un infarto, prima dei cinquant’anni. Lei rimarrà trent’anni in questa grande casa, scrivendo diari con la sua matita sottilissima, leggendo e lavorando. E alla sua morte lascia tutto il patrimonio a una fondazione, quella di Brucebo appunto, che ogni anno ospita due artisti "in residenza": uno dal Canada, e uno dalla Svezia (quest’anno erano due ragazze). Nella villa è tutto come allora: i tappeti usati come tende, i pennelli sul tavolo… E un custode che sembrava uscito da un libro: un artista svedese, biondo, sorridente, trentenne, che ha deciso di vivere e dipingere lì.
Che dire? Storie da Pippi Calzelunghe. Storie baltiche.

I Buongiorno ritorneranno il primo lunedì di settembre: il 2. Nel frattempo, trovate i miei #spilli (e altro) su Gioia ogni giovedì, i miei articoli su D di Repubblica di sabato (ma non ogni sabato!), e ogni mese, su Elle Decor. E ovviamente mi trovate - anzi trovate le mie eroine, Emma, Stella e Benedetta, in libreria...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.