Lisa Corva

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Ci sono mesi che hanno un colore. Settembre è stato azzurro.

Lunedì, 30 settembre 2013 @10:15

"Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l’amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno"
(Bertolt Brecht)
Ci sono mesi che hanno un colore. Settembre è stato azzurro.

I versi di oggi sono tratti dall'antologia "Poesie d’amore del Novecento", Mondadori. Ma la poesia di Brecht è così bella che ve l'ho ricopiata tutta. La traduzione è di Roberto Fertonani.

Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l'amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
c'era una nube ch'io mirai a lungo:
bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.

E da quel giorno molte lune
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell'amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
E pure certo, so cosa il tuo pensiero.
Pure il suo volto più non lo rammento,
questo rammento: l'ho baciato un giorno.

Ed anche il bacio avrei dimenticato
senza la nube apparsa su nel cielo.
Questo ricordo e non potrò scordare:
era bianca e scendeva giù dall'alto.
Forse i susini fioriscono ancora
e quella donna ha forse sette figli,
ma quella nuvola fiorì solo un istante
e quando riguardai sparì nel vento.

Musei che compiono gli anni, mosto e Leberknödelsuppe: cronache d’autunno da Graz.

Domenica, 29 settembre 2013 @21:34

Di cosa sa l’autunno? Di mosto, forse: che ho bevuto tutto il weekend, in Austria, a Graz. Dove sono stata per la festa dei dieci anni della Kunsthaus, uno dei miei musei preferiti (come architettura: lo metto insieme al Guggenheim di New York e al Guggenheim di Bilbao). Mosto, dunque, che in Austria si chiama "Sturm" ed ha un color rosso lampone (ma dà leggermente e allegramente alla testa).
Graz è una citta che mi piace molto: piccola, romantica ma non troppo, e piena di piccole sorprese. La Kunsthaus, innanzitutto, il museo-oloturia, o astronave spaziale, sul bordo del fiume Mur, che è stato costruito esattamente dieci anni fa, quando Graz è stata capitale europea della cultura (e adesso ospita, oltre ad una festa di compleanno, due belle mostre: una di architettura in giro per il mondo, e una super-ironica e colorata di Romuald Hazoumè, un artista del Benin che raccoglie soldi "per i poveri bianchi"…). Guardatelo qui: http://www.museum-joanneum.at/en/joanneum/universalmuseum-joanneum-1
Ma a Graz c’è anche uno shopping center in pieno centro, il K&O, con una terrazza su cui sedersi a bere Sekt (le bollicine locali), guardando i tetti rossi della città; c’è un’isola di vetro in mezzo al fiume, costruita da un artista, VIto Acconci. C’è una piazza con, adesso che è autunno, un mercato con zucche e uva fragola e un piccolo caffè tra i banchetti di fiori e frutta; si chiama "Die süße Luise", la dolce Luisa, è stato aperto da un gruppo di ragazze, e ci si siede a bere caffè, tè e mangiare, per l’appunto, dolci (il mio era una cheesecake con cioccolato bianco e mirtilli, decisamente non dietetica).
A Graz ci sono palazzi con decorazioni barocche, panetterie che vendono Bretzel (il pane croccante a forma di fiocco che adoro), e oltre alla Wienerschnitzel puoi ordinare i Gebackene Leber, bocconcini di fegato impanati e fritti, o la Leberknödelsuppe, il brodo con gnocchi di fegatino (a me l’arte fa venire fame, a voi no?).

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Rossetti (e profumi) perduti.

Venerdì, 27 settembre 2013 @09:33

"Perché ci sono rossetti, e creme, e profumi, che hanno questo potere, pensa la ragazza dalle unghie blu. Li tiriamo fuori dalla scatola luccicante, li proviamo per caso, perché sono un regalo, perché li troviamo nel bagno di un’amica. E poi, come un amore, entrano nella nostra vita – e non ce ne siamo neanche accorte. Come un amore, più di un amore. Il rossetto diventa il piccolo gesto antidepressivo nelle giornate buie, quelle in cui non si ha il coraggio di affrontare niente: la pioggia, il freddo dentro e fuori, il traffico, un capo collerico. Giornate buie: illuminate all’improvviso da un lampo di rosso, e quante volte l’ha fatto anche lei: quel lampo di luce che ci passiamo sulle labbra, e che ci rende immediatamente più belle, potenti, determinate, impermeabili alla pioggia e alle pozzanghere della giornata... Poi ci sono i profumi, aromaterapia portatile; le creme, carezze sulla pelle quando nessuno ci accarezza. E infine i disastri imprevedibili, quando il talismano che ci accompagna da anni – quello che ci ha tenuto compagnia, accarezzato, consolato – non si trova più. Fuori produzione, dice la commessa della profumeria, soavemente inconsapevole della ferale notizia. Provi magari in un’altra città, una città più grande, una città più piccola; provi in un magazzino, provi on line, provi a chiedere alla profumeria all’angolo o quella in centro. Ma il rossetto è introvabile, la crema ha variato composizione, il profumo è stato ritirato dal commercio, persino il deodorante ha cambiato elementi attivi e, semplicemente, non sa più di noi. E adesso come faremo? Come faremo ad alzarci al mattino, a uscire di casa senza la sicurezza di quel gesto – il rossetto sulle labbra, qualche goccia di profumo sui polsi – che ci rende forti, sicure, protette?".

L'avete riconosciuto? Oggi il Buongiorno è una pagina dal mio ultimo libro, "Ultimamente mi sveglio felice": uscito un anno fa. L'ho scelta come Buongiorno di oggi (e quindi, niente Friday Lisa, perché non ho il coraggio di tradurla), perché esattamente tra una settimana, venerdì 4 ottobre, alle 18, parleremo di rossetti e profumi perduti in un posto speciale: Drogheria 28, a Trieste. Una vecchia drogheria trasformata in libreria antiquaria, dove tra volumi e stampe sono state messe in vetrina anche le confezioni di ciprie e rossetti trovate nella drogheria abbandonata... Con me ci sarà Arianna Boria, amica e giornalista de Il Piccolo, ad ascoltare le vostre storie, a pensare a tutto quello che può raccontare un semplice rossetto. Dunque, vi aspetto: venerdì 4 ottobre, a Trieste, Drogheria 28, via Ciamician 6. E' in Cavana, una delle mie zone preferite a Trieste, proprio sopra piazzetta Hortis.

S’innamorò come s’innamorano sempre tutte le donne intelligenti: come un’idiota.

Giovedì, 26 settembre 2013 @08:54

"S’innamorò come s’innamorano sempre tutte le donne intelligenti: come un’idiota."
(Angeles Mastretta)
Ma del resto, è possibile innamorarsi in modo intelligente?

Questo è uno dei miei Buongiorno preferiti, ed è anche il mio #spillo su Gioia! di questa settimana. E' tratto da un vecchio libro di racconti della scrittrice messicana: "Donne dagli occhi grandi" (Giunti).

"No, ti prego, non farlo. Ascoltami". Lena, Caravaggio, e quando i quadri parlano.

Mercoledì, 25 settembre 2013 @09:35

"No, ti prego, non farlo. Ascoltami.
Non chiamarmi madonna pure tu che stai leggendo queste parole, perché mi guardasti nei quadri suoi e pensi di sapere già chi io sia.
Ascoltami.
Io ho un nome: Lena. Et una vita vera, che ti vorria raccontare.
Stanotte.
Perché stanotte non voglio e non posso dormire. Domani, il giorno appresso, o magari solo tra poche ore, torna a casa l’uomo che ho amato, e che amo et adoro. Ancora, per sempre".

I quadri parlano? Sì. Anche i quadri del Seicento. I quadri di Caravaggio, ad esempio, hanno parlato e sussurrato per anni alla mia amica Alessandra Masu, storica dell’arte e curiosa di donne, che ha raccontato – basandosi su ricerche d’archivio – la storia di Lena, modella e, forse, amante di Caravaggio. Il Buongiorno di oggi, senza firma e un po’ diverso dal solito, è proprio la voce di Lena, ed è l’incipit del libro di Alessandra, che presenterà domani a Roma, accanto alla sua eroina: ovvero nella sagrestia della chiesa di Sant’Agostino, dove è custodita la tela della Madonna dei Pellegrini. Per cui posò, appunto, Lena. Il libro si intitola "Lena che è donna di Caravaggio", EtGraphiae Editrice: http://www.etgraphiae.it . Domani, alle 19.30. Romani e romane, siete invitati.

Forse era così la gioia, vista da dentro: una valle di luci, un vento etereo.

Martedì, 24 settembre 2013 @07:46

"Forse era così la gioia, vista da dentro: una valle di luci, un vento etereo".
(Barbara Kingsolver)
La luce che cerco con te.

Vi ho già detto, vero, che "La collina delle farfalle" (Neri Pozza, con la bella traduzione di Massimo Ortelio), da cui ho tratto la frase di oggi, è uno dei migliori romanzi che io abbia letto negli ultimi mesi? Una giovane donna imprigionata in una vita troppo stretta, mutamenti climatici e una pacifica invasione di farfalle arancioni. La vita, la vita che ci sorprende.

E’ autunno. Chiudo la porta. Il piacere caldo di stare a casa.

Lunedì, 23 settembre 2013 @08:30

"Il sole ci aveva sfiancati, resi febbrosi; ora la nebbia ci placa, ci fa rientrare in noi. Le finestre aperte sono come finestre chiuse, non offrono visioni ma solo tende di grigio. E’ tempo di chiuderle e riscoprire la casa… Autunno di silenzio ritrovato, di concentrazione densa, di solitudine calda, di meditazione, di preghiera, di te."
(Adriana Zarri)
E’ autunno. Chiudo la porta. Il piacere caldo di stare a casa.

Il Buongiorno autunnale di oggi è tratto da "Quasi una preghiera" (Einaudi), della teologa Adriana Zarri. Cliccate sul suo nome per leggere altre sue meditazioni stagionali.

Era come avere di nuovo 15 anni. Ma era solo Facebook.

Domenica, 22 settembre 2013 @12:13

E dire che a Facebook non volevo neppure iscrivermi. Mi è sempre sembrata una perdita di tempo, una cosa per ragazzini… Ed io non ho più l’età. Né Facebook, né Twitter, né Instagram: è già tanto se sono su Linkedin, pensavo, e anche lì, perché è utile dal punto di vista professionale. Ma chi ha tempo per i social network, se non riesco quasi a vedere gli amici "live", con la vita complicata che faccio, che facciamo tutti… Poi, l’inverno scorso, quando sono stata una settimana a casa con una brutta influenza, mia figlia mi ha creato un profilo (già: sono abbastanza vecchia da avere una figlia su Fb, primo; e non sono molto tecnologica, secondo), e mi ha insegnato un paio di cose. Con un avvertimento: "non chiedermi l’amicizia, mamma, ti dico già di no!". Mi ha fatto ridere: mia figlia ha le idee chiare, molto più di me alla sua età. E’ sveglia e determinata: il più bel regalo che mi abbia fatto mio marito. Perché sì, gli assomiglia tantissimo.
E allora: Facebook. E l’influenza. Accasciata a letto, non riuscivo a leggere, né a guardare un film. Mal di testa, cattivo umore. Però c’era Facebook… Mi ci è voluto poco per diventare una vera "addicted". Ho cominciato ad aggiungere tutti. Le mie amiche (ma guardala, che foto mette sulla bacheca), i musei che più mi piacciono (lo sapevate che c’è anche il Louvre?). Poi, emersa dall’influenza, ho cominciato a postare foto anch’io. No, non di gattini o di piedi al mare con le unghie dipinte (in primavera mi sembrava ci fossero solo quelli, su Facebook, come un’epidemia), ma di… caffè. Mi piace tutto, del rito del caffè. Mi piacciono quelli delle vecchie pasticcerie, con il nome del locale sopra la tazzina; mi piacciono i bar Sport, quelli design, pesino i bicchieri di carta di Starbucks. E mi piace fotografarli. Avete presente quei matti che ormai, anche a cena, fotografano il piatto col cellulare, prima di mangiarlo? Bè, io fotografo caffè. E cappuccini. E li posto sul mio profilo. Lo so, lo so. Non sono più un’adolescente. Ma ho capito una cosa dei social network, in questi pochi mesi di Facebook: che ci fanno sentire come se avessimo quindici anni ancora, e per sempre.
E, per la serie quindici anni, ovviamente è arrivato un lui. E’ apparso nella lista delle "persone che potresti conoscere". Io in realtà non lo conoscevo (avevamo cinque amici in comune, ma io ero sicura di non averlo visto prima in vita mia). Però la sua foto di profilo era un’immagine meravigliosa di cibo. Come resistere? Ho cliccato. Pensando: sarà un "food addicted" come me. Probabilmente trovo qualche ricetta da provare. E invece ho trovato lui, l’uomo che mi ha sconvolto la vita.
E’ successo tutto pian piano e velocemente insieme, come è Facebook, del resto. Prima: la richiesta accettata. Poi, le foto: tante, le mie e le sue, fatte con Instagram, di cibo e soprattutto di vino, bottiglie di vino con sotto tutti i commenti dei suoi amici. Io, non mi vergogno di dirlo, passavo ore a cercare qualcosa di spiritoso da scrivere, ero contenta se lui metteva "like" sotto il mio commento, postavo foto sempre più artistiche di caffè e tazze… Folle? Lo so. Ma su Facebook siamo tutti un po’ folli; e poi, non lo diceva anche Steve Jobs? "Be hungry, be foolish". Siate affamati, siate folli. E questo è stato un pessimo, lungo, freddo inverno; le preoccupazioni sul lavoro, la rata del mutuo sempre più pesante, la crisi, i clienti… E io avevo voglia di giocare, di dimenticarmi, almeno per mezz’ora al giorno, della mia sostenibile pesantezza dell’essere.
Poi, lui mi ha chiesto di uscire. Così, quasi per caso. Sotto la foto di un cappuccio con una stella disegnata col cacao, mi ha scritto: "Bello questo. Domattina?". Lì ho capito che non sapevo quasi niente di lui. Che stavo giocando con un uomo che non avevo mai visto in faccia. Ma di cui mi piacevano le battute, lo spirito ludico, la leggerezza: abbastanza per prenderci un innocuo caffè. Solo che quel caffè non è stato innocuo... Ho bevuto il mio cappuccio al banco, stordita da questo conosciuto/sconosciuto; da quest’uomo che è entrato e mi ha conquistato, solo sorridendomi. Abbiamo parlato; poco. In fondo sapevo già così tante cose di lui: che gli piace la Ribolla gialla e odia il Gewürztraminer… Scherzo. In realtà è stato come se lo conoscessi già. Diabolica intimità digitale. Da lì è scivolato tutto a velocità irrefrenabile. Sms, e poi altri appuntamenti; per il caffè del mattino, per un bicchiere di vino alla sera… Parlavamo. Di cibo, di lavoro, della recessione, molto; delle nostre famiglie, poco (io sposata, lui pure, certo).
Poi una sera mi ha invitato a cena. E io ho detto di no. Ho capito che stava per succedere qualcosa, che volevo che succedesse qualcosa; e allo stesso tempo, non volevo. Ho capito che quest’uomo di cui mi sono piaciute prima le foto, poi le parole, poi il profumo; quest’uomo che sentivo vicino, sempre più vicino, non mi era indifferente. Ma che non volevo tradire mio marito.
Ho smesso di flirtare, perché d’accordo, era un flirt, un corteggiamento, una cotta da teenager; ma se succede a 45 anni e non a 15, ti manca la terra sotto i piedi. Ho smesso di rispondere ai suoi sms e di cliccare sotto le sue foto. Lui deve aver capito. Volevo toglierlo dalla lista degli amici, poi non ho avuto il coraggio… E mi manca, tantissimo, ancora. Perché? Semplice, banale: con lui mi sentivo viva.
Ora sono qui in un caldissimo pomeriggio estivo, nella mia settimana di vacanza, e sento mia figlia che dice al padre: "Ma la mamma non smette mai di giocare con il telefonino? È peggio di me". E mio marito risponde: "Lasciala stare, sta controllando le mail…". Forse sa, forse sospetta. La verità è che non controllo le mail di lavoro, né gli sms che lui non mi manda più; apro Facebook per guardare lui cosa fa, dov’è. Mi manca terribilmente. Perché la vita senza di lui ha meno colori. Perché forse dovrei uscirci, a cena. Perché forse potrei passarci una notte, una notte soltanto. Perché lui era il mio sogno dentro un cellulare; e adesso che non c’è più, mi sembra di non avere più niente da aspettare. Neppure un clic.

Questa è una delle storie che ho scritto per Gioia!, e che è uscita alla fine di agosto. Mentre in edicola, su Gioia! di questa settimana, trovate la storia di una ragazza di 17 anni. E di un abbandono: quello del padre. Sono storie ispirate a vite vere, le vite di tutti noi. Così, se avete una storia da raccontarmi, scrivetemi... Raccoglierò la vostra.

Meteo-sentimenti. Le prime nebbie, e l’ultima granita al caffè con panna (doppia), mangiata seduta sui gradini davanti al Pantheon, a Roma.

Venerdì, 20 settembre 2013 @13:28

"Perché la nebbia dell’estate è romantica, e quella dell’inverno è solo triste?"
(Dodie Smith)
Meteo-sentimenti.

Nel mio altrove, c'è già un po' di bruma al mattino. Non a Roma, dove sono per lavoro, e dove ho trovato sole, la meraviglia sempre intatta della fontana dei fiumi del Bernini a Piazza Navona illuminata a mezzanotte, pasta e cacio e pepe mangiata per strada vicino a Campo dei Fiori (ero così entusiasta che ne ho chiesto, al cameriere allibito, una seconda porzione: la trattoria è Da Fortunata, via del Pellegrino, un mito) e stamattina, invece del caffè, una granita di caffè e panna di Tazza d'Oro mangiata sui gradini della fontana davanti al Pantheon. Decisamente, Roma.

Il Buongiorno di oggi è tratto da un libro che ho letto quest'estate e che ho amato molto: "I capture the castle", ovvero "Ho un castello nel cuore", di Dodie Smith. Poco conosciuto in Italia (ma lo trovate pubblicato da Rizzoli), libro cult invece nei paesi di lingua inglese, è il capolavoro della creatrice di "La carica dei 101". La protagonista è Cassandra: con i suoi tre diari, vi conquisterà anche se non avete i suoi meravigliosi, ironici, malinconici 17 anni.

E come ogni venerdì, il Buongiorno di oggi anche in inglese.

Questo giorno come una foglia staccata, solo il silenzio, l’aria e tu.

Giovedì, 19 settembre 2013 @08:09

"Questo giorno
come una foglia staccata
solo il silenzio,
l’aria e tu…"
(Irena Vrkljan)
Questo giorno, un giorno perfetto. Un giorno di luce, di vento, anche se piove: vento di settembre, vento di cambiamento. Perché settembre è voglia di cambiare, certo. Ma con questo giorno, questa foglia nel cuore.

Questo è lo #spillo che ho scelto per Gioia di questa settimana. I versi di una poetessa croata, ora che si avvicina l'autunno.

Era l’infanzia, che non torna più - le more così nere da fare invidia alla notte.

Mercoledì, 18 settembre 2013 @06:55

"Era l’infanzia, che non torna più -
le more così nere da fare invidia alla notte"
(Adam Zagajewski)
Una manciata di more, una manciata di anni.

Sto scoprendo un nuovo poeta: polacco, nato a Leopoli (ora Ucraina, per la serie confini che si muovono), Zagajewski sarà a Pordenonelegge il 22 settembre. E i versi di oggi sono tratti da "Dalla vita degli oggetti", Adelphi.

Un buon matrimonio: complicità, tenerezza e diritto all’errore.

Martedì, 17 settembre 2013 @09:53

"Se reputo infantile l’idea di una coppia aperta a tutte le correnti d’aria, non nutro neppure molta stima per le coppie che sanno di chiuso; e provo solo disprezzo per la coppia all’antica, basata sulla sottomissione della donna all’uomo, o sulla castrazione dell’uomo a opera della donna. Se dovessi enunciare le mie convinzioni in materia, direi: la complicità, la tenerezza e il diritto all’errore".
(Amin Maalouf)
Un buon matrimonio, un matrimonio che dura: complicità, tenerezza e diritto all’errore.

Il Buongiorno di oggi è tratto dal romanzo "I disorientati", Bompiani, del libanese Maalouf. Mi ha fatto pensare che una coppia, per resistere nel tempo, non ha bisogno solo di amore. Ma anche di complicità, tenerezza, e quell'inaspettato, verissimo, diritto all'errore.

Quei giorni in cui hai nel cuore un unico comando: scappa.

Lunedì, 16 settembre 2013 @08:47

"Le giovani cassiere del supermercato l’avrebbero guardata dall’alto in basso, battendo con le unghie laccate sul registratore; avrebbero guardato con aria di commiserazione la farina d’avena e i piselli surgelati di una famiglia rovinata, scambiandosi un’occhiata eloquente: è quella lì. Com’erano orgogliose della loro normalità. Ma forse un giorno anche loro avrebbero esaurito le scorte di speranza, insieme ai suoi surrogati più scadenti, e si sarebbero ritrovate nel cuore un unico comando: scappa".
(Barbara Kingsolver)
Quei giorni in cui hai nel cuore un unico comando: scappa.

Come mettere in un libro una giovane mamma intrappolata in una vita che le sta stretta, e un cataclisma climatico? Come parlare d’amore, di matrimonio, e di riscaldamento globale? C’è riuscita Barbara Kingsolver in "La collina delle farfalle", Neri Pozza, il romanzo appena uscito da cui ho tratto il mio Buongiorno di oggi. Quattrocento pagine a ritmo incalzante, su e giù dalla collina della provincia americana dove arrivano milioni di farfalle arancioni in fuga dal Messico… E dove una giovane mamma pensa di scappare, almeno per un mattino: la aspetta un uomo, in un capanno tra i boschi, un uomo che non è suo marito. Ma poi, incontra le farfalle. E capisce, pagina dopo pagina, che ci sono molti modi di ribaltare la propria vita, non necessariamente tra le braccia di un uomo. Bravissima Barbara Kingsolver, che non conoscevo. Il suo libro è come una scia luminosa e inaspettata di farfalle.

Musei che ballano, edifici magnetici e altre (vertiginose) architetture.

Sabato, 14 settembre 2013 @19:15

Oggi, su D di Repubblica, un mio articolo su architettura e vino: e su una cantina che è quasi un taglio estremo sulle colline del Chianti, quella di Antinori, raccontata dall'architetto che l'ha immaginata e progettata. Mi piace seguire le tracce di architetture visionarie intorno al mondo: ecco qualche "viaggio", sempre su D, degli ultimi mesi. Voyages autour de ma chambre, ma sempre bellissimi viaggi.

MUSEI CHE BALLANO. Un museo sulla spiaggia, che balla a ritmo di samba e bossanova. E’ il nuovo Museum of Image and Sound che si regala il Brasile, sulla spiaggia di Copacabana. E il progetto è di Diller, Scofidio + Renfro, ovvero lo studio americano che ha immaginato la visionaria High Line, la passeggiata sopraelevata e design a Manhattan, nonché l’Ica, l’Institute of Contemporary Art, di fronte all’oceano, a Boston. La samba però stavolta sembra perdere il ritmo. L’apertura del museo era prevista per la fine del 2013, ma i ritardi si sono accumulati, e soprattutto i costi sono lievitati. Un altro segno del Brasile che vacilla tra crisi e sogni grandiosi (la costosissima Coppa del mondo di calcio del 2014, nonché le Olimpiadi del 2016). Il museo peraltro è pensato in grande: non solo è sulla spiaggia, ma prevede un cinema open air sul tetto, e un ristorante panoramico in terrazza. Sulla facciata, un motivo decorativo a zig zag che cita i motivi portoghesi della "passeggiata a mare" proprio di fronte. Dentro, piani interi dedicati alla musica brasiliana e ai riti del Carnevale, ma anche alle telenovelas: l’ultima, "Avenida Brasil", ha raccolto 80 milioni di persone davanti agli schermi, e per la sera della puntata finale, la "presidenta" Dilma Rousseff ha preferito spostare un appuntamento politico. Riuscirà il museo a ballare la sua samba di fronte al mare? Gli architetti sono quelli giusti: perché, tutto sommato, sono riusciti a costruire una nuvola. L’hanno fatto in Svizzera, nel 2002, con Le Nuage; ovvero Blur Building, un’installazione sul lago di Neuchâtel, creata per l’Expo.02, dove si arrivava camminando su una passerella sospesa. Il trucco? Più di 30mila augelli che vaporizzavano l’acqua lacustre, creando una specie di effetto nebbia. Per cui l’impressione era proprio quella di entrare dentro ad una "nuvola mobile". Il segreto? "Ci piace flirtare con quello che ci circonda", risponde la serissima Liz Diller, che ha fondato lo studio con il marito, Ricardo Scofidio. Crediamole. Ci ha fatto entrare in una nuvola, sarà ben capace di costruire un museo che balla. Qui i "rendering": http://www.dezeen.com/2009/08/14/museum-of-image-and-sound-by-diller-scofidio-renfro/

EDIFICI MAGNETICI. Tre gatti romani a Shangai. Anzi uno: si chiama così lo studio 3Gatti fondato nel 2004 da Francesco Gatti. "Ho aggiunto un 3 davanti", spiega, "perché è il mio numero preferito. E perché cerco due soci". Ma anche senza soci, lo studio del quarantenne italiano a Shangai è in rapida crescita, mixando ispirazioni d’arte contemporanea all’architettura. Così è nato il museo dell’automobile a Nanjing, un origami in scala urbana; i Twin Magnets a Xian, quasi luminescenti; mentre il progetto per la nuova facciata del Madrid Pavillion, all’Expo di Shangai, ha una copertura che sembra fatta di ombrellini, con un meccanismo interno che li fa aprire o chiudere a seconda della luce. Ombrellini che, spiega Francesco Gatti, qui le donne usano davvero per proteggersi dal sole. Ma perché la Cina? "Nel 2004 ero in fuga", dice l’architetto. "Cercavo il posto più lontano e il più diverso possibile da Roma: la mia città mi ricordava un amore finito". Un motivo inaspettatamente romantico… E della Cina, adesso, cosa ti piace? "Per un architetto stare qui è fantastico. Perché, purtroppo o per fortuna, si sta costruendo tantissimo. E i clienti sono sufficientemente ingenui da permettere disastri o opportunità creative meravigliose". Dell’Italia cosa ti manca? "I romani". Un architetto che per te è fonte di ispirazione? "Scelgo un artista, più che un architetto: il cinese Ai Weiwei. Lo ammiro anche per il suo impegno etico, in un Paese difficile come questo". Tra i tuoi progetti, quello che ti sta più a cuore? "Non è sempre l’ultimo lavoro, quello a cui teniamo di più? Per me è il "Bubble Building". Una proposta forse un po’ troppo bizzarra che abbiamo fatto a un nostro cliente, per ristrutturare un vecchio palazzo nel centro di Shangai. Abbiamo pensato a una nuova facciata con dei gonfiabili in corrispondenza di ogni locale, che si gonfiano/sgonfiano interattivamente a seconda delle persone presenti in ogni ambiente, e del conseguente aumento/decremento del sistema di ventilazione". Se volete curiosare: http://3gatti.com

FAVOLE DA UN GOLFO ALL'ALTRO. Da Trieste all’Iran: gli architetti Waltritsch A+U, in collaborazione con Rndr Studio, hanno vinto un concorso internazionale per un complesso di ville private sul Mar Caspio, a nord di Teheran. Il progetto? La monumentale, e allo stesso tempo aerea, Reyhan Gate: la porta d’entrata. Sembra l’entrata del castello di una fiaba: da dove viene l’ispirazione? "Forse dalle favole che leggo a mia figlia Greta", dice Dimitri Waltritsch. "Abbiamo appena visto "Azur e Asmar" di Ocelot, cartoni animati che insegnano la tolleranza e il mix di culture, con un bimbo arabo e uno biondo che crescono insieme. Un buon augurio per il nostro progetto". Un progetto che è stato un po’ una sfida. "Sì: provarci a quattromila chilometri di distanza, in una cultura che non è la tua, ed avendo a disposizione, come punto di partenza, solo poche righe in inglese (tutto il resto in persiano), è stata una sfida positiva. Non hai familiarità con usi e costumi, ma nemmeno pregiudizi". Mai stati in Iran? "Mai, purtroppo. Ci siamo concessi di reinterpretare liberamente l’architettura e la tradizione iraniana e islamica. Ci interessavano le forme e la luce dell’architettura persiana, così come la tradizione tessile della regione". Avete scelto, come materiali, cemento bianco e acciaio corten: perché? "Il primo forma un parallelepipedo di base, il secondo svetta ad instaurare un dialogo con l’orizzonte, le montagne e il cielo. Un unico elemento di decorazione, liberamente tratto dalla tradizione persiana, si propone in rilievo sulle colonne di cemento, e perfora le pale di corten producendo un gioco di forme, motivi, ombre e riflessi". Per l’architetto Waltritsch, che è nato a Gorizia, ha studiato allo Iuav di Venezia e si è specializzato al Berlage Institute di Rotterdam, è il primo progetto oltreoceano. Ma si sa, per chi è nato in zone di frontiera (anche a Gorizia, unica città italiana, c’era un muro, quasi come quello di Berlino, a dividerla da Nova Gorica nell’ex Jugoslavia), i confini esistono innanzitutto per essere superati. Ed ecco il sito: http://www.wapu.it

Non odiare i tuoi errori. Semplicemente, camminaci sopra.

Venerdì, 13 settembre 2013 @08:29

"La mia vita è disseminata di errori. Sono come ciottoli che, alla fine, diventano una buona strada".
(Beatrice Wood)
Non odiare i tuoi errori. Semplicemente, camminaci sopra.

Per il Buongiorno di oggi devo ringraziare un’amica. Mi ha regalato questa frase di un’artista americana della ceramica, che arrivò a 105 anni. Quindi, sulla saggezza, crediamole.
E, come ogni venerdì, Friday Lisa: il Buongiorno di oggi in inglese.

Nessuna lettera d’amore è stata mai scritta invano.

Giovedì, 12 settembre 2013 @09:12

"Nessuna lettera d’amore è stata mai scritta invano".
(Nicolas Barreau)
Nessuna. Neppure la tua. Perché in fondo, quando scrivi, scrivi sempre un po’ anche per te.

Ricordate la frase di oggi? E’ diventata il mio #spillo su Gioia! in edicola. Perché, da vera grafomane nonché Incurably Romantic, io ci credo.

La tristezza di sua madre, un segnale di sottofondo, come un sonar.

Mercoledì, 11 settembre 2013 @09:40

"Con lei sua madre non aveva mai simulato. Le trasmetteva una tristezza costante, un segnale di sottofondo che rimaneva stazionario. Lo diffondeva in modo furtivo, senza parole. Eppure lei lo percepiva, come si può percepire la presenza di una montagna. Inamovibile, insormontabile".
(Jhumpa Lahiri)
La solitudine delle madri.

Ci sono libri di cui è difficile raccontare la trama. Ma che ti catturano e che ti portano nel loro mondo, che entra a far parte di te, anche se è lontanissimo, e non solo geograficamente. Così è per "La moglie" di Jhumpa Lahiri (Guanda), che esce domani. I mondi sono due: l’oceano di Rhode Island, in America; e una "lowland" (era questo il titolo originale del romanzo), una pianura paludosa e acquitrinosa vicino a Calcutta.
Due mondi e due fratelli, che nascono accanto a quella palude con i rifiuti ma anche i gigli, a Calcutta, crescono insieme, studiano insieme, costruiscono insieme la prima radio per captare i segnali di un mondo lontano. E all’improvviso quel mondo arriva, sono gli anni Settanta e ci sono i Naxaliti, dei rivoluzionari comunisti, e una protesta soffocata nel sangue di cui noi, in Occidente, non abbiamo mai saputo niente. C’è un fratello che resta, e uno che parte per l’America, per studiare gli oceani. E c’è una moglie, una ragazza che rimane intrappolata tra loro due: quella che è nel titolo italiano. Perché in fondo la protagonista è lei, e il suo segnale di tristezza, come un sonar.
Jhumpa Lahiri, che è brava e bella, bellissima (perché non dirlo? è davvero stupenda), ha saputo raccontare lo spaesamento e l’essere in bilico tra i Paesi. Forse perché lo è lei stessa: bengalese, nata a Londra, vive a New York, dove ha sposato un giornalista del Guatemala ed ha avuto con lui due bambini. Non solo: questo libro è stato scritto a Roma, dove ha vissuto nell'ultimo anno. Una donna che cammina nel mondo, senza rimanere intrappolata nelle paludi. La seguo dal suo debutto, un toccante libro di racconti, "L’interprete dei malanni". Brava Jhumpa. Leggetela.

Ci sono abiti, nella memoria, che per sempre ti ricorderanno il mare.

Martedì, 10 settembre 2013 @09:41

"Mia madre si vestiva di chiaro. Sul suo abito da spiaggia, bianco e senza maniche, erano impresse delle navi, velieri, intonate al mare. Il bolero aveva lo stesso motivo. Mi piaceva contare quelle navi…"
(Ilma Rakusa)
Ci sono abiti, nella memoria, che per sempre ti ricorderanno il mare. Qual è il tuo?

L’aria ormai sa di pioggia e del sole dolce di settembre. Sabato e domenica ero a Trieste, e oltre a vedere una spettacolare mostra di Kounellis nell’ex Pescheria (relitti di barche appoggiate sui vecchi banconi di marmo e pietre appese al soffitto, la poesia e il senso della fine), sono andata al mare. Per questo mi sono piaciute le frasi di oggi, tratte dalla breve autobiografia "mitteleuropea" "Il mare che bagna i pensieri", Sellerio; anche perché sono i ricordi di estati nel mio mare, a Trieste. Di quando l'autrice era piccola, negli anni Cinquanta, e c'erano "gli abiti da spiaggia", prima, molto prima, di parei e caftani.
E tra poco bisognerà mettere via gli abiti che sanno di estate: per me, è un "little white dress", un leggerissimo abito corto di cotone indiano, con le maniche a pipistrello, che mi ha regalato anni fa un’amica indiana, e che metto sempre e solo sull’isola. Un abito che sa di estate, come altri che non ci sono più. Alcuni me li ricordo ancora: ricordo il colore e la sensazione del tessuto, un lino color aragosta, un lino bianco con i bottoni rivestiti di stoffa. Gli abiti dell’estate. E il vostro, qual è?

Oggi ti regalo il mio silenzio.

Lunedì, 9 settembre 2013 @08:47

"I sentimenti si nutrono di segreti. Si tace perché la passione possa sopravvivere e dirsi tutto è il tradimento più imperdonabile. Per questo scrivere una storia d’amore significa scrivere una Storia del silenzio."
(Nicoletta Polla Mattiot)
Oggi ti regalo il mio silenzio.

Il Buongiorno di oggi è di un’amica, ed è anche l’incipit di un articolo che Nicoletta ha scritto sull’ultimo D di Repubblica, intorno a un romanzo, Storia del silenzio, di Pedro Zarraluki. Non è un caso: Nicoletta si occupa da anni – tenacemente, silenziosamente – dell’importanza del sottovoce, del senza parole. E ha fondato l’Accademia del silenzio, che sta facendo anche un censimento delle oasi acustiche nel mondo. Per scoprirne di più: www.ascoltareilsilenzio.org/ e www.lua.it/accademiasilenzio/

Io, che sono una chiacchierona, ogni tanto vengo conquistata dalla tenacia e dal mistero di chi tace: ne parlo insieme a Nicoletta, con le immagini delle splendide architetture e installazioni del silenzio, su Elle Decor di settembre, adesso in edicola.

Il cuore all’improvviso.

Venerdì, 6 settembre 2013 @08:36

"E qualche volta trova il tempo di andare a ovest,
verso County Clare, lungo Flaggy Shore,
a settembre o ottobre, quando il vento
e la luce si azzuffano così che da una parte
l’oceano è selvaggio di schiuma
e bagliori, e all’interno fra le pietre
la superficie di un lago color ardesia è illuminata
dal lampo terrestre di uno stormo di cigni,
le piume scompigliate, bianco su bianco,
le teste dall’aria testarda
sommerse o affioranti o indaffarate sott’acqua.
Ma non pensare di parcheggiare e cogliere la scena
più completamente. Non sei né qua né là,
una fretta per cui passano cose note e ignote
mentre forti morbide raffiche colpiscono l’auto di sbieco
e sorprendono il cuore all’improvviso
e lo aprono con un soffio".
(Seamus Heaney).
Il cuore all’improvviso.

Non sono mai stata in Irlanda, non ho mai letto nulla di Seamus Heaney. Ma quando il poeta irlandese, settimana scorsa, è scomparso, ho cominciato a leggere qualche suo verso. Mi piace questa poesia, "Postscript"; mi piace il vento, il mare burrascoso dell’autunno, e quel cuore che all’improvviso.

Come ogni venerdì, Friday Lisa: trovate il Buongiorno di oggi in lingua originale in Lisa globish. E seguitemi su Twitter per avere il mio Buongiorno ogni mattina sul vostro telefonino…

Nel mezzo dell’inverno ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate.

Giovedì, 5 settembre 2013 @08:10

"Nel mezzo dell’inverno ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate."
(Albert Camus)
Tieni quest’estate stretta dentro di te, non lasciare che finisca. Portala dentro il tuo inverno.

Forse la ricordate, questa frase sfolgorante di Camus. Ma mi piace così tanto che l’ho scelta come #spillo di Gioia di questa settimana, oggi in edicola.

A volte si apre un abisso tra martedì e mercoledì, ma ventisei anni possono passare in un istante.

Mercoledì, 4 settembre 2013 @09:39

"A volte si apre un abisso tra martedì e mercoledì, ma ventisei anni possono passare in un istante. Il tempo non è una linea diritta, è piuttosto un labirinto, e se stai vicino al muro nel posto giusto puoi sentire i passi affrettati e le voci, puoi sentire te stesso camminare dall’altra parte".
(Tomas Tranströmer)
Quella voragine del tempo tra un martedì e un mercoledì.

Tranströmer, ovvero l’ermetico poeta svedese, Nobel nel 2011. Avevo letto qualcosa di suo subito dopo il Nobel, e non mi aveva catturato. Ma poi, sull’isola baltica da cui sono appena tornata, avevo un libro sul comodino, sfilato dallo scaffale della mia amica: le poesie e le prose di Tranströmer appunto, tradotte in inglese. Mi sono piaciute. Come queste frasi che sono il Buongiorno di oggi, tratte da "Answers to letters": intorno a una lettera arrivata ventisei anni prima e ritrovata in un cassetto. Mi piace perché è questo in fondo il tempo: non lineare, ma un misterioso imprevisto labirinto. Dove a volte, tra un qualsiasi martedì e un mercoledì, si spalanca un abisso.

Profonda estate è quando la pigrizia diventa rispettabile.

Martedì, 3 settembre 2013 @08:56

"Profonda estate è quando la pigrizia diventa rispettabile".
(Sam Keen)
Il piacere legalizzato dell’estate: hai il permesso di oziare!

Questo era il mio ultimo #spillo su Gioia. (Giovedì in edicola, il prossimo). Lo so, lo so: sono i primi giorni di settembre, siamo già – quasi tutti – tornati al lavoro… Ma non possiamo concederci il permesso di oziare? Tutto sommato è ancora estate!

L’odore del verde dopo la pioggia a Ferragosto è amaro come la seta del papavero stropicciata fra le dita.

Lunedì, 2 settembre 2013 @09:06

"L’odore del verde dopo la pioggia a Ferragosto è amaro come la seta del papavero stropicciata fra le dita."
(Goliarda Sapienza)
Stropicciala come seta, senti che profumo ha: la fine dell’estate.

E' settembre, e insieme alla pioggia (nel mio pezzettino di mondo stanotte ha piovuto), ecco tornare i Buongiorno: la frase di oggi è tratta "Il vizio di parlare a me stessa" (Einaudi). Il libro che raccoglie i taccuini degli anni Settanta e Ottanta della scrittrice e pensatrice, riscoperta da poco, Goliarda Sapienza.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.