Lisa Corva

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Tengo i giorni chiari, quelli scuri li rendo al destino.

Giovedì, 31 ottobre 2013 @10:13

"Tengo i giorni chiari, quelli scuri li rendo al destino."
(Zsuzsa Bànk)
Tieni i giorni chiari. Tieni la luce, l’amore, la consolazione. Tieni tutto dentro di te.

Il Buongiorno di oggi è anche per i prossimi giorni, giorni bui di novembre, di pensieri, di ricordi, di raccoglimento. E di silenzio. E' una frase della scrittrice ungherese Zsuzsa Bànk, tratta dal suo romanzo "I giorni chiari" (Neri Pozza). Ed è anche il mio #spillo su Gioia in edicola oggi.

Battaglie e battaglie: sei stanco ormai. Chiudi gli occhi, per incontrare in fondo a te stesso l’altro buio conciliatore.

Mercoledì, 30 ottobre 2013 @08:38

"Battaglie e battaglie: - sei stanco ormai.
Resta qui, dunque, un po’ prima della fine.
Chiudi gli occhi, per incontrare in fondo a te stesso
l’altro buio conciliatore"
(Ghiannis Ritsos)
Questo buio conciliatore.

I versi di oggi sono di Ritsos, uno dei miei poeti preferiti, e sono tratti da "Pietre, ripetizioni, sbarre", Crocetti Editore. Mi piacciono queste parole, versi per la stanchezza di certi giorni di novembre. Parole anche per i prossimi giorni, i giorni in cui chiudiamo gli occhi e pensiamo a chi non c’è più.

Forse si comincia a morire proprio quando si smette di credere che quel che solo ogni tanto succede potrebbe succedere sempre.

Martedì, 29 ottobre 2013 @10:05

"Forse si comincia a morire proprio quando si smette di credere che quel che solo ogni tanto succede potrebbe succedere sempre."
(Massimo Gramellini)
Speranze.

Grazie alla mia amica Valeria che legge sempre Gramellini sulla Stampa e ogni tanto me lo segnala (questa è la frase finale di un suo Buongiorno in cui raccontava di un amore perduto, e ritrovato, dopo 65 anni). Grazie a chi ci insegna a credere comunque ai sogni.

Siamo amiche nostro malgrado.

Lunedì, 28 ottobre 2013 @08:47

"Siamo amiche nostro malgrado."
(Cathleen Schine)
Non affinità elettive.

Mi è piaciuta la frase di oggi. Non solo perché viene da un libro che ho appena letto e che continuo a consigliare, un vero comfort book: "Che ragazza!" (Mondadori, e cliccate sul nome dell’autrice per saperne di più). Ma anche perché è così ironica e lucida! Non vi siete mai rese conto di avere un’amica, un’amica vera, magari da vent’anni o più, a cui siete legate senza avere nulla in comune se non quell’amicizia? Un’amica con cui magari litigate, vi accapigliate, vi infastidite per il commento sbagliato sempre al momento giusto… Eppure, nonostante a volte vorreste tirarvi piatti, libri o telefonini in testa, continuate a volervi bene. Le non affinità elettive.

Perché quando una donna esce da una stanza si porta dietro tutto quello che, dentro quella stanza, è accaduto.

Venerdì, 25 ottobre 2013 @07:51

"Ricordati sempre che quando un uomo esce da una stanza, lascia tutto lì dentro… Mentre una donna si porta con sè tutto quello che, dentro quella stanza, è accaduto".
(Alice Munro)
Le case, le emozioni, la vita dentro.

Il Buongiorno di oggi è di Alice Munro, canadese, 82 anni, il nuovo Nobel per la letteratura.

Oggi, Friday Lisa, il Buongiorno anche in inglese.

Sotto le tue dita io sono una castagna bruna.

Giovedì, 24 ottobre 2013 @08:15

"Sotto le tue dita io sono una castagna bruna.
Così respira in tasca ai bambini.
E la buccia, che punge tanto,
l’ha rotta l’amore
con colpi verdi".
(Jan Skàcel)
Raccogli una castagna, oggi, infilala in tasca. Piccolo, lucido talismano d’autunno.

È uno dei miei Buongiorno preferiti per l'autunno. Sono a Milano con la pioggia, Milano città avara di natura, ma con piccole meraviglie d'autunno: le foglie gialle che disegnano quadri sui marciapiedi color grigio petrolio e lucenti di pioggia, castagne selvatiche cadute per terra, da raccogliere, e tenere in tasca, talismano.
Questo è anche il mio #spillo su Gioia in edicola!

Solo questo: il tuo sorriso mi fa sentire più sicura.

Mercoledì, 23 ottobre 2013 @10:18

"Non che il mondo sia più sicuro –
eppure, nell’oscurità, ti addormenti al mio fianco, e quando
ti desti la giornata inizia con
te; stupita e irrequieta,
come un primo mattino.
Fare colazione o l’amore.
Pronta al riso,
alla discussione e alla sorpresa.
Non è che il mondo sia più sicuro. Solo questo –
c’è che amo il tuo sorriso"
(Mary Dorcey)
Solo questo: il tuo sorriso mi fa sentire più sicura.

Mary Dorcey è una poetessa irlandese. Ma per il Buongiorno di oggi devo ringraziare Hermione, che mi ha segnalato le sue poesie (tradotte da Crocetti Editore).

L’amore al tempo degli sms. O di whatsapp. E il nuovo libro di Bridget Jones.

Martedì, 22 ottobre 2013 @08:13

"Sms di Roxster: 0; n° di volte in cui ho controllato se era arrivato un sms di Roxster: 4567".
(Helen Fielding)
L’amore al tempo degli sms. O di whatsapp.

Allora l’ho letto. "Un amore di ragazzo" (appena pubblicato da Rizzoli), ovvero "Mad about the boy" (come la bella canzone jazz cantata anche da Dinah Washington), l’ultimo libro e le ultime peripezie di Bridget Jones, che abbiamo così tanto amato, grassotta e pasticciona, mentre conta calorie, va ad appuntamenti disastrosi, ed infine incontra Darcy (soprattutto nel film, dove Darcy è Colin Firth, e Bridget è Renée Zellweger, mai più così convincente). Quanti anni sono passati? Quasi venti: il libro è del ’95, il film del 2001. Bridget è invecchiata, ha bisogno di mettersi gli occhiali per digitare sul telefonino, è mamma single, "attempata" (come Helen Fielding nella realtà) e, come sempre pasticciona. E alla fine mi fa sorridere: anche se. Anche se non riesco a perdonare alla Fielding di aver ucciso Mister Darcy: già, in questo nuovo libro Bridget è, attenzione, vedova. Non solo: dopo qualche anno di solitudine cerca un nuovo amore, e incontra su Twitter un toyboy, un ragazzo tutto muscoli, dal sorriso dolce e dagli sms spiritosi, ma dell’età sbagliata (ma non durerà, come sempre accade con i toyboys).
Per tutte le 460 pagine del libro mi sono chiesta: perché l’hai fatto, Helen? Perché hai ucciso Darcy, perché non ci sai raccontare qualcosa di più vero della vita delle cinquantenni? L’omicidio di Darcy è chiaro: la Fielding ha divorziato nella vita reale. E, visto che nei romanzi possiamo uccidere chi vogliamo, ha deciso di far fuori proprio lui, il marito perfetto. E infatti le pagine sul ricordo di lui, sul dolore della sua assenza, sono le più false… Intendiamoci: alla fine Bridget fa sorridere. Quando aggiunge al diario, insieme alle unità alcoliche e alle calorie (ricordate?), anche il numero di sms inviati, rimasti senza risposte, e il numero di minuti passati a fantasticare su quando e se lui riscriverà. Corteggiamento digitale, la nuova ossessione. Ci fa sorridere, anche se, o proprio perché, ha bisogno di mettersi gli occhiali. Ci fa sorridere anche quando non sa come vestirsi, neppure per andare a prendere i figli a scuola, e decide di ricorrere ahimé a un giornale, ovvero Grazia Uk, con tutte quelle mamme celeb paparazzate mentre arrivano in aeroporto o vanno, appunto, a prendere i figli a scuola… Il look giusto, deduce, è jeans skinny, ballerine, e una sciarpa morbida avvolta con due giri. Corre subito a comprarsela, finché il figlio le dice: mamma, perché sei uscita con uno strofinaccio intorno al collo? Eppure.... Eppure il libro alla fine non funziona. Peccato. Peccato perché, come nel film (anzi nei film, due) arrivati dopo il serial di Sex and The City, o come nei seguiti di Piccole Donne (che delusione, vero, "I ragazzi di Jo?"), vogliamo che le nostre eroine crescano con noi. E allo stesso tempo ci rendiamo conto che è impossibile: devono rimanere lì, forse, icone di quell’età, adolescenti per le Piccole Donne, trent’anni per Carrie e le sue amiche, e per Bridget pasticciona. Siamo noi invece che invecchiamo, e le portiamo nel cuore, giovani per sempre, tanti pezzi di noi, di quello che eravamo.

Ti scelgo ogni giorno. Dolce ripetizione.

Lunedì, 21 ottobre 2013 @09:15

"Il mattino d’autunno nella vigna
fila per fila nodo per nodo i ceppi si ripetono
sui ceppi, i grappoli
sui grappoli, gli acini
sugli acini, la luce
nella luce, il mio amore.
Il miracolo del rinnovamento, mio cuore,
è il non ripetersi del ripetersi".
(Nazim Hikmet)
Ti scelgo ogni giorno. Dolce ripetizione.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Poesie d’amore", Mondadori, traduzione di Joyce Lussu. Nazim Hikmet, il poeta romantico rivoluzionario.

Sexy sixty. Ovvero: perché non abbiamo bisogno dei toyboys.

Domenica, 20 ottobre 2013 @09:56

Chic over 60. Si può? Si può. Basta guardare – anzi ammirare – giacche e bicipiti dei best dressed che ci piacciono di più in tutto il mondo. Certo, ci sono gli attori. Facile essere eleganti, quando gli stilisti fanno a gara per rivestirti sul red carpet. Eppure, una bella giacca bisogna anche saperla portare: vedi Richard Gere (a 64 anni di nuovo single!); o Jeremy Irons, che di anni ne ha ormai 65. O ancora Pierce Brosnan, muscoloso neo-sessantenne (ha compiuto gli anni a maggio), fascinoso anche senza gli abiti custom-made di James Bond. John Malkovich, attore quando ne ha voglia, è così fashionista che disegna da anni una sua collezione, buffa a partire dal nome, "Technobohemian". "E’ una parola che ho letto in un romanzo italiano non ancora pubblicato", ha dichiarato. "L’ho rubata ma prometto di usarla bene". Sue le incredibili giacche e camicie con print floreale, e una tentazione, il rosa: anche questa un’idea da copiare, visto che si abbina bene ai capelli grigi o bianchi. Non fiori ma righe sono il "trademark" di Paul Smith, lo stilista British (ora 67enne) che è riuscito a portare colore ed ironia nel guardaroba maschile. "You can find inspiration in everything, and if you can’t, look again", è il suo motto, e anche il titolo del suo libro: ovvero, puoi trovare ispirazione ovunque, e se non riesci, guarda meglio. E aggiungi un paio di calze multicolor. Ma in realtà sono pochi gli uomini chic che, passati i 60, osano il colore. E’ meno rischioso affidarsi alla divisa "camicia bianca + giacca nera": come fa da sempre Bernard-Henri Lévy, 64 anni, il filosofo sciupafemmine che ora si è cimentato come curatore d’arte, con una mostra aperta alla ovviamente chic Fondation Maeght in Provenza (fino all’11 novembre). Ma attenzione, la camicia "alla BHL" dev’essere di un bianco sparato, portata aperta e senza cravatta. Oppure c’è la soluzione rocker di "The Boss": Bruce Springsteen, jeans e T-shirt forever. Infine, menzione d’onore agli architetti: quasi tutti in total black, come Jean Nouvel, 68 anni. Perché sempre in nero? Forse la risposta più divertente l’ha data un architetto donna, Odile Decq: "Perché intorno ai lunatici è tutto bianco".

Questo è un articolo di moda o quasi (a proposito: se cliccate sulla parola in verde leggete tutti i miei pezzi fashionisti in archivio), che ho scritto per D di Repubblica e che è uscito settimana scorsa. Per la serie: non abbiamo bisogno dei toyboys (e sì, sto leggendo il nuovo libro di Bridget Jones, ve lo racconterò presto).

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Preferirei essere una superba meteora, ogni mio atomo esploso in un magnifico bagliore, piuttosto che un sonnolento e perseverante pianeta.

Venerdì, 18 ottobre 2013 @09:38

"Preferirei essere una superba meteora, ogni mio atomo esploso in un magnifico bagliore, piuttosto che un sonnolento e perseverante pianeta."
(Jack London)
Forse perchè voglio credere in questa danza cosmica.

Chi l’avrebbe mai detto? Proprio lui, Jack London, di cui avevo letto – da piccola, come tanti di voi immagino – "Zanna Bianca". Ma allora ovviamene non sapevo che fosse nato a San Francisco nel 1876, figlio illegittimo, pare, di un astrologo ambulante irlandese. Partecipò alla corsa dell’oro in Klondike, fece lo strillone di giornale, il pescatore di ostriche, il lavandaio, il cacciatore di foche. Morì a 40 anni dopo aver amato (si sposò due volte), protestato (era un militante socialista), vissuto, scoperto, viaggiato, e aver scritto, tra l’altro, "Il Richiamo della foresta" e "Martin Eden". La frase di oggi è solo attribuita a lui, ma lo rispecchia completamente. Un uomo meteora.

Oggi, Friday Lisa, il Buongiorno anche in inglese. Seguitemi su Twitter: avrete ogni mattina, in diretta, il mio Buongiorno sul vostro telefonino.

Il passato non è mai dove pensi di averlo lasciato.

Giovedì, 17 ottobre 2013 @09:19

"Il passato non è mai dove pensi di averlo lasciato."
(Cathleen Schine)
Ha il brutto vizio di rispuntare quando meno te l’aspetti.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Che ragazza!" (Mondadori, con la traduzione scioltissima di Stefano Bortolussi), il nuovo romanzo della newyorchese Cathleen Schine, che ho letto in anteprima qualche settimana fa e che mi ha messo, veramente, di buonumore. Uno dei suoi migliori dopo "La lettera d’amore", il primo piccolo romantico passaparola Adelphi di più di dieci anni fa. Nel nuovo romanzo c’è di tutto e tutto si tiene miracolosamente insieme, in una di quelle sophisticated comedy alla zia Mame di cui abbiamo tanto bisogno, nei giorni di pioggia dell’autunno. C’è una sorella bellissima, ricca, irrequieta ed eccentrica, un po’ come zia Mame appunto; c’è un bimbo rimasto orfano, suo fratello, anzi fratellastro; c’è la New York upper side, quella delle limousine e dei ricchi pretendenti, ma c’è anche Greenwich Village e i beatnik negli anni Sessanta, l’epoca in cui è ambientato il romanzo; e poi c’è Capri, gli alberi di limoni, le scogliere e i vestiti di Pucci… A me è piaciuto. Romanzo perfetto per rainy days.

Gonne scozzesi e altri pensieri pizzichevoli sul tartan. (E un ricordo di Irene Brin).

Mercoledì, 16 ottobre 2013 @09:31

"Spiegavo i miei desideri con cenni, disegni; pareva che nessuno mi ascoltasse, poi Nada distratta faceva segno di sì, e sopra un modello di carta velina scriveva a lapis il giorno e l’ora della prima prova. Provò sempre dall’alto del tavolone: le sue mani erano intelligenti e leggere, e il grembiule di lana scozzese fu subito pronto, senza difetti. Franska, inginocchiata in terra, accaldata, staccò le ultime imbastiture. Vjera abbandonò la macchina a pedale per suggerire una camicetta lilla; ma Nada mostrò un ritaglio giallo, e si capiva che non c’era da discutere."
(Irene Brin)
La moda prima di H&M.

Bella questa piccola scena da una sarta di paese, vero? Sembrano secoli fa e invece è il 1941, quando Irene Brin (pseudonimo di una delle prime croniste di moda, e non solo, d’Italia) andò nell'allora Jugoslavia con il marito, Gaspero del Corso, prima militare nell’esercito fascista e poi disertore… L’ho trovata (è tratta da "Olga a Belgrado", recentemente ripubblicato da Elliot Edizioni), cercando una frase sul tartan e sullo scozzese tra i miei libri, visto il diluvio di tartan nelle vetrine di quest’autunno. Nelle vetrine, ma non nel mio armadio. Eppure avevo, come tutte le ragazze e bambine degli anni Settanta, delle minigonne scozzesi, che odiavo: pieghettate, con la spilla da balia, un tormento perché la lana mi pizzicava. Alla fine, in uno dei miei tanti traslochi, le ho regalate: e adesso eccomi qui, guardo le foto di sfilata, e mi chiedo: ma perché non ne ho tenuta neppure una? (Risposta: perché le odiavo e mi pizzicavano. Ma non sempre la risposta giusta è quella che ci vogliamo ricordare, quando si tratta di abiti e armadi). Ho chiesto a un’amica, anche lei ex bambina degli anni Settanta, e anche lei ovviamente se le ricorda, quelle minigonne scozzesi: ma a lei non pizzicavano, perché aveva, mi ha spiegato, una morbida sottogonna (c’erano bambine e bambine, gonne e gonne, come sempre). Eppure, nonostante il disamore per il tartan pizzichevole, sono ancora qui che mi chiedo: forse dovrei riprovarci?
Quanti abiti ho amato o detestato, e che ricordo ancora, anche se non sono più nei miei armadi. Penso a Irene Brin, che amava la moda, l’ironia e il bon ton (anche questo scomparso dalle nostre vite e dagli armadi), e che amava i vestiti; mi chiedo come fosse, quel grembiule scozzese di lana, e se l’abbia amato o detestato, in quel paesino in Jugoslavia dove aveva seguito il marito ufficiale (più che Belgrado, lo seguì a Lubiana, nei paesini dell’entroterra sloveno, e persino sull’isola di Susak). Mi chiedo se guardandolo, quel grembiule scozzese, ripensasse alla sarta, morta ammazzata (erano anni di guerra, e partigiani, e sangue improvviso che macchiava gli abiti).
E poi, c’è un suo vestito che mi immagino lucente, un abito con dentro dei sogni: di lamé bianco, foderato di rosso, con un piccolo strascico. Lo indossava una fredda sera di febbraio del 1935 (come racconta Flavia Piccinni nell’affettuosa postfazione da vera fan), quando entrò nel salone delle feste dell’Hotel Excelsior, a Roma. Gaspero era lì. Le aveva portato, tramite Montanelli, le lettere del grande amore della sua vita, Carlo, morto in Abissinia. Parlarono fitto fitto, tutta la sera, di Proust: un coup de foudre, un matrimonio impossibile (lui era gay, anche questa parola sconosciuta all’epoca) ma in qualche modo complice, solido e duraturo. "Gaspero ha accettato di prendermi e di tenermi come sono: una donna vuota, una donna morta". Dopo la Jugoslavia, dopo la fine della guerra, tornati a Roma, il marito galante e impossibile aprì una galleria d’arte moderna, l’Obelisco, che divenne velocemente una delle più celebri di quegli anni; lei scriveva, di moda e galateo, a letto, con la macchina da scrivere sul tavolino della colazione. La bella malinconica Irene Brin, che in realtà si chiamava Maria Vittoria Rossi; e i vestiti che portano sempre dentro il ricordo di un giorno.

E ora sei qui, da sempre simile al vento, ai fiori, ai vulcani.

Martedì, 15 ottobre 2013 @08:59

"E ora sei qui, da sempre
simile al vento, ai fiori, ai vulcani.
Alle origini."
(Giuseppe Conte)
E ora, sei qui.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Poesie d’amore del Novecento", Oscar Mondadori.

Ti ascolto, città.

Lunedì, 14 ottobre 2013 @08:41

"A volte non mi va di tornare a casa. Esco dall’ufficio o da una festa o dal posto in cui mi ero fermato a bere un caffè nel pomeriggio e, d’impulso, mi ritrovo a fare una lunga passeggiata… E’ la città che mi interessa. La città dopo una giornata piena. La città nei pomeriggi di pioggia. La città quando ti prendi un giorno libero, ti alzi all’ora sbagliata, o scendi a una fermata non tua e vaghi per strade poco familiari e all’improvviso ti ritrovi in un cinema di cui non avevi mai immaginato l’esistenza e non vedi l’ora di entrare".
(André Aciman)
Ti ascolto, città.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "New York, abbagliante", uno dei saggi, o "passeggiate su carta", tratto da "Città d’ombra" (Guanda). Aciman lo conoscete. Cliccate sul suo nome per scoprire le sue interviste e tutti i Buongiorno che gli ho ritagliato.

A proposito di linoleum in cucina, sottili cinture dorate, e del Nobel ad Alice Munro.

Venerdì, 11 ottobre 2013 @10:15

"Le vite degli altri sono noiose, semplici, meravigliose e insondabili – grotte profonde con un pavimento di linoleum da cucina."
(Alice Munro)
Ma nella mia vita vorrei camminare scalza: parquet che scricchiola, cotto antico e poroso, morbidi tappeti.

Ieri, con la pioggia battente sul tetto, e delle nuove tisane da provare (quella di ieri: al melograno e arancia), ho passato un perfetto pomeriggio autunnale: a rileggere i racconti di Alice Munro. Lei, la scrittrice canadese che, a 82 anni, è il nuovo Nobel Letteratura 2013 (e anche la tredicesima donna a vincerlo).
Non riprendevo in mano un suo libro da anni, forse decenni: un po’ come Katherine Mansfield, è una voce che avevo dimenticato. Ho riletto il mio racconto preferito, "The Bear Came Over The Mountain": la storia di una coppia e di un lungo matrimonio. Ma poi lei, occhi azzurri e un misterioso sense of humor, comincia a mettere dei bigliettini sui cassetti per capire dove sono le posate e i coltelli, non trova più la strada di casa, inizia a perdere la memoria e se stessa. Nella casa di cura dove viene ricoverata "in prova", nel giro di poche settimane non riconoscerà più suo marito, e si invaghirà di un altro ricoverato… La storia è raccontata attraverso lo sguardo di lui, del marito, attonito e amorevole: gesti di tenerezza e di pietà.
Poi, nel Meridiano Mondadori dedicato a lei, ho riletto a caso qualche racconto. E ho capito perché la Munro, che mi piace, per quei capelli bianchi e il sorriso di una donna che nel freddo Canada ha avuto quattro figlie e due matrimoni e ha sempre scritto, tenacemente, racconti brevi, magari in cucina, tra una bimba che piange e una lavatrice… Ho capito perché non è nel mio sangue, perché non è me. Perché lei racconta, magistralmente, con pietà, proprio quelle "vite monotone ma straordinarie" con il pavimento di linoleum. Ma non è il mio sguardo, non è uno sguardo che ho fatto mio. A me piace il parquet che scricchiola, i tappeti morbidi e sfilacciati, il cotto antico e poroso e morbido di certe case toscane. Io lo voglio buttare via, quel linoleum, non conservarlo in un racconto.
Un altro esempio: in "Nemico, amico, amante…" (uno dei racconti che ho riletto ieri, e che dà il titolo ad una raccolta), una donna, nel Canada remoto dopo la seconda guerra mondiale, va in un piccolo negozio di provincia a comprare un vestito per sposarsi. E’ un’orfana, che ha vissuto facendo la badante e la domestica; una donna dalle mani sciupate, abituata a non guardarsi allo specchio, che a quarant’anni si concede un inaspettato sogno d’amore (basato su un equivoco, ma lei ancora non lo sa), e cerca un abito in cui essere felice. Pensa a un tailleur ruggine, o verde bosco, si stupisce di quelle foglie d’acero di carta messe in vetrina, mentre lei le foglie è abituata a spazzarle via. Pensa a un tailleur di cui controlla l’orlo, per vedere che sia ben cucito, e la fodera, e i bottoncini in velluto sulla manica, per lei vero lusso. Non prova neppure quegli abiti bianchi e spumeggianti, sogni proibiti. E alla fine la proprietaria la convincerà a comprare un abito sobrio, ma che le sta bene: un vestito di lana marrone, marrone come i suoi occhi, le spiega (e lei non aveva mai pensato a un colore che tirasse fuori la bellezza dei suoi occhi); con una piccola cintura dorata intorno alla vita, così non avrà bisogno di indossare gioielli, aggiunge. E’ quella piccola cintura dorata che mi commuove. E’ la gentilezza della proprietaria del negozio, la cura con cui sceglie l’abito adatto e lo avvolge nella carta velina, con un doppio nastro. E’ in quel negozio che io sarei rimasta, a guardare gli altri abiti, a capire di che materia sono intessute lane e sogni. La Munro invece ci porta fuori, fuori dal negozio, fuori dal racconto, verso strade polverose, inevitabili delusioni, piccole felicità e linoleum in cucina. Io vorrei rimanere con quella cintura dorata.


E, visto che è venerdì, Friday Lisa: il Buongiorno di oggi anche in inglese.

Al suono ipnotico della lavatrice.

Giovedì, 10 ottobre 2013 @09:43

"Al suono ipnotico della lavatrice
lavo le mie macchie
curo le ferite
trasformo il dolore in cicatrice".
(Francesca Genti)
Non sarebbe meraviglioso potersi mettere in lavatrice, uscirne pulite e profumate? Senza più le macchie dei rimpianti, delle malinconie, del disamore. E stenderci fuori ad asciugare, respirando l’ultimo tiepido sole.

La conoscete già, Francesca Genti, giovane e bravissima poetessa che vive a Milano. E, da vera casalinga telematica, questa del Buongiorno di oggi è una delle sue poesie che più preferisco. Per questo l'ho scelta per il mio #spillo su Gioia di questa settimana. Pensando anche al Richiamo della Lavatrice e ad Emma, l'eroina del mio primo libro... Ve la ricordate, Emma, l'aspirante madre, e la lavatrice che sussurra?

Autunno, il calore di mani che si intrecciano.

Mercoledì, 9 ottobre 2013 @08:50

"E’ bello, Signore, l’autunno; e non è triste come qualcuno può pensare. E’ come la sera, come il tramonto; e il tramonto s’incrocia con l’aurora. Dall’altra parte della terra il sole che qui si cela dietro l’orizzonte, là emerge dalla notte. Così l’autunno ha un suo corrispondente in una lontana primavera".
(Adriana Zarri)
Autunno, il calore di mani che si intrecciano.

L’intrecciarsi della sera con il tramonto, dell’autunno con una lontana primavera; ma anche l’intrecciarsi di mani calde nei primi freddi. Camminare mano nella mano. Il Buongiorno di oggi è della teologa Adriana Zarri, ed è tratto, come le altre frasi che le ho sfilato, da "Quasi una preghiera" (Einaudi).

I grandi libri, come le grandi città, ci fanno sempre trovare cose che pensiamo esistano solo dentro di noi.

Martedì, 8 ottobre 2013 @08:23

"Imparai a leggere ed amare i libri proprio come imparai a conoscere e ad amare Roma: non solo scorgendo passaggi segreti ovunque, ma anche trovando nei libri più cose che mi riguardavano di quanto probabilmente ve ne fossero, perché tutto ciò che leggevo mi sembrava già dentro di me… I grandi libri, come le grandi città, ci fanno sempre trovare cose che pensiamo esistano solo dentro di noi."
(André Aciman)
I grandi libri ci raccontano di noi.

Vi ricordate André Aciman? Uno dei miei scrittori preferiti, quello che ci ha regalato "Notti bianche" e "Chiamami col tuo nome", lo scrittore che ho incontrato e intervistato a Manhattan, la città dove abita, dopo la perduta Alessandria (cliccate sul suo nome per leggere il nostro incontro). Ora è uscito in Italia un volume che raccoglie i suoi scritti di nostalgia, di ricordi e di "displacement": "Città d’ombra", Guanda. Da lì ho tratto il Buongiorno di oggi.

A Trieste, poesie di confine disegnate a colori in stazione. E la cronaca dei miei rossetti vintage.

Lunedì, 7 ottobre 2013 @09:51

"Sbarazzo il cuore della frontiera.
Sulla mia tavolozza un mazzo di stelle"
(Paola Pisani)
Poesie di frontiera, tra addii e arrivi. Per attraversare tutti i confini.

E’ successo a Trieste, esattamente nei giorni del mio reading: Elisa Vladilo, amica artista, ha colorato il pavimento della Stazione Centrale di Trieste a grandi strisce di rosso, giallo e arancione. Dove donne di tutto il mondo (ma che vivono a Trieste), e in tutti gli alfabeti, hanno scritto versi di poesia, tra i colori. Bello, vero? L’intervento di public art si chiama "Rime d’origine" e, camminando tra i colori e le poesie, ho raccolto il Buongiorno di oggi. Quanto a Elisa, che negli anni ha "ricucito" confini e "impacchettato" il Molo Audace a Trieste, e che continua a dipingere di colore le città, la trovate qui: http://www.elle.it/Elle-Decor/Una-citta-dipinta-di-blu e http://www.elisavladilo.it

E dunque, sono stata a Trieste per il mio reading vintage in drogheria. Vestita anch’io assolutamente vintage: un tailleur nero che apparteneva a mia mamma, con ricamati dei glitter neri su nero; gli orecchini di perle della nonna; e un incredibile soprabito color verde, di shantung di seta, ricoperto di strass luminosi sul colletto e sul bordo delle maniche tagliate a tre quarti. L’avevo comprato in un negozio di seconda mano a Boston, anni fa, prima ancora di immaginare la mia nuova eroina vestita di glitter e di strass…Ed è quello che vedete nelle foto della pagina verde del blog, scattate in piazza Unità a Trieste.
Tocchi vintage e romantici al reading. Prima di tutto il posto, che è una vecchia drogheria, abbandonata per anni, recuperata da Simone Volpato (che è anche un editore, oltre a scovare libri e disegni d’antiquariato) e da sua moglie Michela Messina, storica d’arte e di moda. Abitano proprio di fronte alla drogheria, in via Ciamician 6 a Trieste, e a furia di vederla chiusa hanno cominciato a immaginare di ridarle vita… Ed ecco quindi Drogheria 28 (perché il palazzo è del 1928), con i vecchi scaffali di legno, ripuliti e rilucidati, e in vetrina, tra i libri e le grafiche d’antan, anche le vecchie confezioni di cipria e di rossetti, e i vecchi manifesti pubblicitari trovati in magazzino. Eccola qui: http://www.simonevolpatoeditoria.it/menu.php?id=71 Che dite? Location perfetta per il mio reading. Michela Messina, che aveva al collo un foulard di Mila Schön (la stilista di cui ci fu una mostra a Trieste, perché nacque all’inizio del Novecento a Traù, ora Trogir, in Dalmazia, ed il motivo per cui ci siamo conosciute), ci ha raccontato dei primi rossetti della storia. Mentre Arianna Boria, giornalista del Piccolo, lei sì vera esperta di vintage, amica sin dal mio primo libro (è così che ci siamo conosciute!), ha raccontato di Benedetta, del rossetto perduto, del profumo di desideri sospesi, e ha letto una pagina dal suo personale Piccole Donne: una vecchia, amata copia cartonata del 1965 che ha portato al reading. Ma le storie sono arrivate anche da tutte le ragazze (ragazze anche di ottant’anni, certo), arrivate nella drogheria antiquaria: c’era chi aveva trovato un portarossetto d’argento (ce l’avevo anch’io da esibire! anche se ormai i rossetti di ricambio non si trovano più), chi il profumo dei sedici anni di cui conserva ancora una micro-boccetta (Madame Jolie di Balmain), chi ha mostrato il kit senza cui non esce di casa, con tre rossetti che mette uno dopo l’altro. Quanti talismani, quante schegge di luce nella nostra vita, o anche semplicemente in borsetta.

Quei rossetti e quei profumi che ci raccontano storie del passato. Aspetto le vostre.

Venerdì, 4 ottobre 2013 @09:13

"L’unica cosa che la consola, quando la luce scivola via, quando fa freddo e si sente ancora più sola, è sentire, a volte, il profumo della nonna. Capita per caso mentre cammina, o è seduta in un bar, in coda per l’autobus. Dura sempre il tempo di un respiro. Quasi impercettibile, non fosse che Benedetta lo conosce da sempre. Le signore che lo usano hanno spesso un rossetto che tende all’arancione, lo stesso che portava lei. E quel profumo. «Spuma di Sciampagna», si chiamava, un sapone da poco che la nonna comprava e teneva nell’armadio delle lenzuola, per profumarle. E il talco, che conservava in bagno. Chissà se lo fanno ancora. Chissà se la nonna l’aveva mai assaggiato, del vero champagne. Ma ogni volta che incrocia quel profumo, o un’anziana signora con il rossetto vagamente arancione, sorride, perché è come se la nonna le volesse far sapere di essere ancora qui".

Il Buongiorno di oggi è una pagina del mio ultimo libro, "Ultimamente mi sveglio felice". Mia nonna non usava rossetto arancione, e neppure Spuma di sciampagna: sono frammenti di ricordi rubati ad altre persone... Come sempre fa chi scrive. Oggi, però, a Trieste, alla Drogheria 28 in via Ciamician 6 (che è una libreria antiquaria ma... profumata), vi aspetto per raccontarvi e per ascoltare storie di cosmetici del cuore. Alle 18. Storie e profumi perduti. Storie che aspetto anche qui. Scrivetemi!

Le rose arrugginite dell’autunno. Una è per Mr Darcy. (E una domanda: Helen Fielding, perché l’hai fatto?)

Giovedì, 3 ottobre 2013 @09:53

"Le rose arrugginite dell’autunno
osservano lo spazio bianco dalla pioggia –
la pioggia cuce il cielo alla terra
con mille brividi e punti."
(Maria Pawlikowska)
Come sono belle, anche se arrugginite, le rose dell’autunno. Come si abbandonano, nei giardini, alla pioggia. Regalati delle rose, oggi. Solo per te.

I versi di oggi, di una poetessa polacca, sono anche il mio #spillo su Gioia!

Niente rose per Helen Fielding, non dopo quello che ha combinato: proprio lei, la creatrice di Bridget Jones, che ci ha fatto ridere e sognare e innamorarci tutte di Mr Darcy (forse perché nel film tratto dai romanzi, ricordate?, era Colin Firth, molto Jane Austen-style), ora torna con un nuovo libro. Si intitola "Mad about the boy", e la protagonista è ancora Bridget, stavolta mamma di due bambini e… vedova! Che si innamora di un toy boy, un ragazzo più giovane di lei. Allora, cara Helen, capisco ma non troppo. Bridget ti ha regalato il successo, i soldi, in qualche modo anche l’amore (la Fielding, che ora ha 55 anni, quasi come la sua eroina, si è sposata last minute e ha avuto due figli). Certo, ti sei anche separata; ma per vendetta dovevi proprio uccidere Mr Darcy? Questo, mi dispiace, non si fa. #boycott #helenfielding E comunque, sappilo, per noi Mr Darcy non morirà mai.

Fissava il buio, dividendo il fiume della disperazione in tanti affluenti, nella speranza di scovarne uno navigabile.

Mercoledì, 2 ottobre 2013 @08:58

"Lui le aveva dato la buonanotte con fredda cortesia e si era girato sul fianco piombando nel sonno, mentre lei fissava il buio, dividendo il fiume della disperazione in tanti affluenti, nella speranza di scovarne uno che fosse navigabile".
(Barbara Kingsolver)
Le buie correnti della notte.

Vi ho già detto che "La collina delle farfalle", di Barbara Kingsolver (Neri Pozza), è uno dei libri migliori che ho letto negli ultimi mesi? Da lì ho sfilato la frase di oggi.

E, a proposito di libri, vi ricordate, vero, che vi aspetto venerdì a Trieste, in una drogheria antiquaria, per parlare di rossetti vintage? Leggete qui l'articolo che è uscito sul Piccolo, il quotidiano di Trieste: http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2013/10/01/news/rossetti-vintage-tra-vecchi-libri-in-drogheria-1.7843183

Io vado sognando strade nella sera.

Martedì, 1 ottobre 2013 @09:28

"Io vado sognando strade nella sera."
(Antonio Machado)
In cammino. Per le strade dell’autunno.

Il Buongiorno di oggi, nella traduzione di Claudio Rendina, è tratto dall’antologia di Machado pubblicata da Newton Compton Editori. Ricordate "Quei giorni azzurri e quel sole dell'infanzia"? Anche quelli erano dei suoi versi: del poeta spagnolo morto nel 1939 in esilio in Francia. Cliccate sul suo nome per saperne di più.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.