Lisa Corva

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Il sabato è un tappeto.

Sabato, 30 novembre 2013 @11:23

Passavamo sulla terra leggeri. Il nome della collezione di tappeti di Antonio Marras, il talentuoso stilista sardo, presentata a Milano durante l’ultimo Salone del Mobile, non è solo una frase di grande forza poetica. Ma è anche un omaggio in codice: è, infatti, il titolo dell’ultimo libro di Sergio Atzeni, scrittore sardo morto ancora giovane, travolto da un’onda, che Marras ama molto. Un libro che racconta secoli di tradizione sarda con il ritmo della leggenda. Non è un caso. La forza di Marras, anche nei suoi anni come direttore creativo di Kenzo, affonda le radici in Sardegna: è ad Alghero che è nato, è qui ha il suo quartier generale. Qui ha ritrovato e ripensato i tappeti della tradizione, quelli lavorati a "pibiones", una particolare tessitura a telaio, a grani o acini d’uva, quasi in rilievo.
"Il tappeto è carico di simbologie, quasi sacro", spiega Marras. "Metafora della scrittura, della musica, della preghiera e della guerra, luogo-non luogo, in cui si entra, si prega, si ama, si pensa, si vola, si passa leggeri". E, per lei, anche un ricordo d’infanzia? "Certo: sui tappeti giocavo, disegnavo, ritagliavo, incollavo, volavo tra immagini. Voleva dire isolarmi dal mondo, in un giardino sempre nuovo, tra piante e uccelli magici, esseri straordinari che mi trasportavano lontano. A volte li appendevo verticalmente e lo spazio si chiudeva in una stanza che mi proteggeva, un nido quasi. Ma contemporaneamente si apriva all’infinito".
I suoi tappeti, oggi, sono tessuti a mano dalle artigiane di Dorgali, Villamassargia e Samugheo, custodi della tradizione; e per realizzarne uno occorre più di un mese. Ma perché solo black and white? "Perché esprimono i contrasti, gli ossimori, il doppio di cui la Sardegna e ciascuno di noi è fatto. Io, in particolare, mi rivedo in questa Sardegna di luci e ombre, bianchi e neri, appunto. Nei miei tappeti, in verità, ritorna anche un fil rouge, qualche lampo del rosso carminio che caratterizza il mio lavoro e i "ligazzos rubios" che mi tengono ancorato alla mia terra e alla realtà".
www.antoniomarras.it

Questa è l'intervista che ho fatto allo stilista sardo Antonio Marras per i suoi tappeti, e che è uscita su Elle Decor di ottobre. Mi piace rileggerla oggi, l'ultimo weekend di novembre, perfetto per stare a casa: un weekend caldo e morbido come un tappeto.

Da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri.

Venerdì, 29 novembre 2013 @10:29

"All’improvviso mi sembra che una delle differenze tra la gioventù e la vecchiaia potrebbe essere questa: da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri".
(Julian Barnes)
O un passato diverso per noi? La vita è anche come la racconti.

Il titolo, bellissimo: "Il senso di una fine". Ancora più bello in inglese: The sense of an ending. Un titolo che mi è entrato dentro un anno fa, quando il breve romanzo dell’inglese Julian Barnes è uscito per Einaudi, e ho cominciato a sentirne parlare. Il libro migliore che io abbia letto quest’anno, dicevano gli amici… Quello, e "Stoner". Libri con un passaparola (lapsus: stavo scrivendo un passaporto) di malinconia, entrambi. Così, alla fine, l’ho letto, qualche giorno fa. Li ho letti entrambi. Due libri così diversi da me. Due libri che – lo ammetto - non consiglierei mai. Ma che mi hanno fatto pensare: perché entrambi contengono, appunto, il senso della fine. Uno sguardo di bilancio, di stupore quasi, verso il passato, verso una vita che non è esattamente la vita che si vorrebbe aver vissuto. E una sottile domanda: la vita è quello che viviamo, o è come la raccontiamo?

Intanto, oggi, Friday Lisa: il Buongiorno anche in inglese. E seguitemi su Twitter, per avere il Buongiorno, in diretta, ogni mattina.

Se ci innamorassimo solo delle persone che sono perfette per noi, la gente non perderebbe tanto tempo a parlare d’amore.

Giovedì, 28 novembre 2013 @08:34

"Se ci innamorassimo solo delle persone che sono perfette per noi, la gente non perderebbe tanto tempo a parlare d’amore."
(Amor Towles)
Testardamente amore.

Questa è la frase che ho scelto per il mio #spillo su Gioia in edicola oggi. Ve la ricordate, forse: è tratta da un romanzo che mi era molto piaciuto: "La buona società" di Amor Towles, Neri Pozza. Gli anni Trenta a Manhattan, e una ragazza che cerca il futuro: vita, calze di seta, buoni libri e amore.

Svegliatemi quando finisce novembre. (Per fortuna manca poco).

Mercoledì, 27 novembre 2013 @09:25

"L’anno ha sedici mesi: novembre
dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre
ottobre, novembre, novembre, novembre, novembre."
(Henrik Nordbrandt)

Come sono corte le giornate di novembre, com’è lungo il buio.

Henrik Nordbrandt è un poeta danese. Chi tra voi mi segue dai tempi del Buongiorno su City forse si ricorda questi versi: erano il Buongiorno del 3 novembre 2008. E sono tratti da "Il nostro amore è come Bisanzio", Donzelli editore. Quanto a "svegliatemi quando finisce novembre", è un’autocitazione, una frase che mi piace così tanto che l’avevo infilata nel mio terzo libro, "Ultimamente mi sveglio felice". Mi perdonate la ripetizione? Del resto anche novembre si ripete e sembra non finire mai…

La vita è l’arte dell’incontro.

Martedì, 26 novembre 2013 @10:07

"La vita è l’arte dell’incontro".
(Vinícius de Moraes)
E’ il caso, la coincidenza, il destino. E’ la vita, che ci fa incontrare – non sempre, ma quando succede è bellissimo- chi ci fa vibrare, chi ci sa abbracciare e chi ci fa sorridere. Incontrare un amore, un amico, una persona con cui costruire e inventare un lavoro più bello. Ma anche incontrare un libro, una città, un paesaggio, un raggio di luce attraverso la finestra di novembre. Anche solo una frase che ci illumini la giornata. La vita è l’arte dell’incontro.

Oggi il Buongiorno è sfilato da un samba di Vinícius de Moraes, il poeta e cantante brasiliano. E mi piace come continua: "La vita, amico, è l’arte dell’incontro, malgrado ci siano tanti disaccordi nella vita". Musica di Baden Powell. E’ il Samba Da Benção, il samba delle benedizioni. Ci sono tante versioni, ascoltatelo ad esempio qui: http://www.youtube.com/watch?v=KEAxP_B2wcM

Alla mia destra era seduta una scrittrice. Disse che l’unico argomento degno di conversazione era la solitudine.

Lunedì, 25 novembre 2013 @08:51

"Alla mia destra era seduta una scrittrice. Disse che l’unico argomento degno di conversazione era la solitudine".
(Bruce Chatwin)
La solitudine. O forse il controluce della solitudine, l’orizzonte della solitudine, la via di fuga, la terra promessa: l’amore.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "In Patagonia", di Bruce Chatwin, Adelphi. Quest’anno mi è capitato, per una serie di coincidenze – belle le coincidenze dei libri! – di leggere libri cult che non avevo mai aperto prima: dopo "L’amante" di Marguerite Duras, e "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar, ecco Chatwin.

Il mio desiderio è nel vento di un porto.

Venerdì, 22 novembre 2013 @10:10

"Parto con ogni nave di questo porto,
con ogni goccia rauca di ossigeno tra rauchi fischi…
Se non parto a quest’ora lo farò in un’altra;
le navi cambieranno, non il mio desiderio;
il mio desiderio è a Rotterdam.
In ogni nave di questo porto
ho imbarcato il mio bagaglio;
se anche mi vedessero domani qui nei moli,
sono a bordo;
le navi cambieranno, non il mio desiderio;
cercatemi a Rotterdam, scrivetemi,
il mio desiderio ha il volo del gabbiano
e neve tra le ali".
(Eugenio Montejo)
Il mio desiderio è nel vento di un porto.

Sarà perché sono nata a Trieste, che mi piacciono le poesie che parlano di porti, di mare, di viaggi? I versi di oggi, del poeta venezuelano Eugenio Montejo, sono tratti da
"La lenta luce del tropico" (Le lettere). Mi piace leggerli adesso, che sono tornata da porti di frontiera e dalle frontiere del mondo. E oggi, Friday Lisa: la poesia di oggi anche in originale.

Qualunque cosa tu debba fare, falla subito. Le condizioni sono sempre impossibili.

Giovedì, 21 novembre 2013 @09:25

"Qualunque cosa tu debba fare, falla subito. Le condizioni sono sempre impossibili".
(Doris Lessing)
Il momento di osare è adesso.

Ancora delle parole di Doris Lessing, la scrittrice "Nobel con carciofo" appena scomparsa. Ed è anche il mio #spillo di questa settimana su Gioia!, dove ho scritto un piccolo articolo su: 5 cose da sapere su di lei. Mi/ci trovate in edicola.

Ed ecco una parola come una città abitata, dove forse arriverò domani.

Mercoledì, 20 novembre 2013 @09:09

"Da questa matita si diparte una strada di grafite
e sulla strada passeggia una lettera, come un cane,
ed ecco una parola come una città abitata
dove forse arriverò domani".
(Nina Cassian)
Seguo le mie parole, seguo quello che scrivo. Sarà pur sempre una strada.

I versi di oggi sono tratti da "C’è modo e modo di sparire" (Adelphi): la raccolta, appena pubblicata, di una poetessa da scoprire. Nata 88 anni fa in Romania, chiese asilo politico in America quando ne aveva già 60, e si ritrovò, sola, negli Stati Uniti, contando solo sull’aiuto di amici scrittori e intellettuali, e sulle sue parole: tanto che cominciò anche a scrivere poesie in inglese. Non sapeva ancora che avrebbe incontrato un amore tardivo: l’uomo che ha sposato e con cui vive da 15 anni. A proposito di strade di grafite.

La notte ha gli occhi aperti.

Martedì, 19 novembre 2013 @10:05

"Perché ti ho e non ti ho
perché ti penso
perché la notte ha gli occhi aperti
perché la notte passa e dico amore…"
(Mario Benedetti)
Ti ho e non ti ho. Ti penso. Quando la notte ha gli occhi aperti.

I versi di oggi sono tratti da "Difesa dell’allegria" (Pagliai Polistampa), una piccola antologia che mi ha fatto scoprire il poeta uruguayano.

Ricordati che quel libro che ti annoia a 20 o 30 anni, ti aprirà delle porte quando ne avrai 40 o 50. (Doris Lessing e i libri che ci aspettano).

Lunedì, 18 novembre 2013 @10:14

"Ricordati che quel libro che ti annoia a venti o trent’anni, ti aprirà delle porte quando ne avrai quaranta o cinquanta".
(Doris Lessing)
Certi libri ci aspettano. Sono sugli scaffali, non ancora letti, e aspettano solo noi.

La mia storia con Doris Lessing, la scrittrice Nobel Letteratura che è appena scomparsa a Londra, a 94 anni, è fatta di libri perduti o letti nel momenti sbagliato. Perduti come "Il sogno più dolce", quello che mi è piaciuto di più, dove il sogno più dolce è quello dell’ideale socialista, e di una donna a Londra negli anni Sessanta (ricordo ancora la copertina, lucida, rossa, Feltrinelli, il piacere tattile del libro: a chi l’avrò prestato?).
E poi libri nel momento sbagliato, come "Il diario di Jane Somers", o che mi aspettano ancora, come "Il taccuino d’oro", da cui è tratta la frase di oggi.
"Il taccuino d’oro", ovvero "The Golden Notebook", mi aspetta da anni. E' il romanzo che lei scrisse nel 1962, e che mette insieme quattro quaderni in cui la protagonista, Anna, appunta e scrive (o meglio riscrive) la sua vita. Taccuino nero, la vita di Anna in Rhodesia (ora Zimbabwe, dove è cresciuta la Lessing, nata invece in quello che adesso è Iran), rosso (da militante comunista), giallo (un romanzo che è anche il suo amore spezzato), blu (sogni e ricordi). Tutti insieme in un quinto, possibile taccuino d’oro… Mi aspetta perché, come ipotizza la frase di oggi, forse non è ancora arrivato il momento di leggerlo. Un libro cult per molte intellettuali inglesi, da quella che fu definita una "femminista riluttante", forse ormai datato, e per questo ancora più interessante. Del libro (in Italia pubblicato da Feltrinelli), ho una copia vintage: trovata on line, degli anni Settanta, me l’ha regalata un’amica che vive in America. Avevo provato a leggere le prime pagine ma poi ho abbandonato… Forse perché le donne sono andate avanti, come la Lessing aveva sperato? O forse perché non è ancora arrivato il momento di leggere quel libro, di aprire quelle porte? L’ho ripreso in mano ieri, cercando qualche sottolineatura della precedente proprietaria (a volte, è una magnifica meta-lettura, cercare le sottolineature di altri). E invece niente… Il libro aspetta proprio me.
E intanto voglio ricordare Doris Lessing nel memorabile video di quando le comunicarono di aver vinto il Nobel, nel 2007: fece cadere le borse della spesa davanti a casa, e disse "Oh Christ". http://www.youtube.com/watch?v=vuBODHFBZ8k E rilasciò le sue dichiarazioni seduta sui gradini, col figlio che teneva in mano un improbabile carciofo.

Tutto stava dormendo come se l’universo fosse uno sbaglio.

Sabato, 16 novembre 2013 @19:16

"Everything was sleeping as if the universe were a mistake".

"Tutto stava dormendo come se l’universo fosse uno sbaglio".

Non un Buongiorno ma un Buonasera: che in realtà è il titolo di una mostra appena aperta a New York. Ma è una frase che mi sta sussurrando dentro perché, come accade sempre nelle Finis Terrae del mondo, ci sono luoghi dove tutto sembra tacere. A cominciare dal ronzìo del wifi e del telefonini.
E sì, sono appena tornata da un punto estremo del mondo. Dove? Ve lo dirò tra un paio di settimane… E vi dirò anche dove trovarmi: in edicola!
Intanto posso dirvi che questa mia Finis Terrae ho visto: baretti torrefazione anni Cinquanta, tutti specchi e cameriere vintage, dove il caffè si beve in piedi, come ancora adesso in certe torrefazioni a Trieste; vecchi 45 giri attaccati come decorazione ai muri; villaggi di frontiera da dove partivano gli esploratori (e in genere non ritornavano); signore eleganti che arrivavano secoli fa, migranti di lusso, e oltre a costruirsi palazzi con bow windows in memoria della patria perduta mettevano una taglia sugli indigeni (prima sull’orecchio, poi sui genitali, così almeno vuole la leggenda); animali prima solo immaginati che, almeno così ti illudi, ti guardano con una certa sorpresa (animali poi rivisti sotto forma di cioccolatini e dolcetti, nei baretti della Finis Terrae; o come peluche da portare a casa e da comprare in areoporto, Made in China ovviamente); la luna rovesciata, perché ero in effetti dall’altra parte del mondo; profumi e vento di avanzata primavera, mentre qui è autunno.
Ho visto che lì dove il mondo finisce, tace improvvisamente, e poi ricomincia. Quasi come se avesse inghiottito una poesia.

C’è modo e modo di sparire. Solitudine e piccole felicità.

Giovedì, 14 novembre 2013 @19:59

"Posso stare da sola.
So stare da sola.
Scrivo a lume di tè".
(Nina Cassian)
Piccole felicità. Un libro, una penna, un computer, una tazza di tè.

Nina Cassian è una scoperta: una poetessa rumena, anticonformista, un po' Charles Simic, che vive adesso, ormai ultra ottantenne, in America. Il Buongiorno - che è anche lo #spillo di Gioia in edicola da oggi, è tratto dalla sua antologia, "C’è modo e modo di sparire", appena pubblicata da Adelphi.
Il titolo è anche il mio Buongiorno di oggi, ora che - in uno dei tanti areoporti del mio viaggio di ritorno -ho trovato un wifi. Sono stata dall'altra parte del mondo, dove adesso è primavera, anzi sarebbe più giusto dire fino alla fine del mondo, in un viaggio che vi racconterò presto.

Incontri, baci, castagne calde, foglie rosse per terra: i regali di novembre.

Mercoledì, 6 novembre 2013 @07:40

"Ti ha portata novembre. Quanti mesi
dell’anno durerà la dolceamara
vicenda di due sguardi, due voci?"
(Luciano Erba)
Incontri, baci, castagne calde, foglie rosse per terra: i regali di novembre.

I versi di oggi sono tratti da "Poesie d’amore del Novecento", Mondadori.

Sarò in viaggio in questi giorni, all'estero, per lavoro, e non sono sicura di trovare un wifi. Quindi non so quanto spesso riuscirò a mandarvi i miei Buongiorno... Però potete leggermi su Gioia (il mio #spillo, e non solo, anche un pezzo ironico fashion sullo stile delle parigine, sarà in edicola sul numero di domani), e su D di Repubblica, sabato prossimo.

Il sapore di un nuovo azzurro.

Martedì, 5 novembre 2013 @08:25

"E al di là della notte
mi aspetterà
spero
il sapore di un nuovo azzurro."
(Nazim Hikmet)
Al di là della notte, ci sei tu.

E' ancora lui, Hikmet, il poeta turco, romantico e rivoluzionario che mi piace tanto.

Quel che ho imparato sull’amore. (E Ozpetek, che debutta con un libro, romantico come i suoi film).

Lunedì, 4 novembre 2013 @10:25

"Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati. Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incendio che un cuore d’inverno. Ho imparato che è possibile amare due persone contemporaneamente. A volte succede: ed è inutile resistere, negare, o combattere".
(Ferzan Ozpetek)
Quel che ho imparato sull’amore.

Il Buongiorno di oggi è tratto dal primo libro scritto da un regista che mi piace molto, Ferzan Ozpetek (Il mio film preferito? Forse "La finestra di fronte"). Si intitola "Rosso Istanbul" (Mondadori): un piccolo libro che esce questa settimana, in bilico tra ricordi, autobiografia e storie intrecciate nella metropoli sul Bosforo, pasticcerie anni Cinquanta, Gezi Park e il profumo dei tigli a primavera. Un libro che ho avuto per le mani in anteprima, e che mi ha fatto ripensare, con dolcezza, a quello che ho imparato sull’amore.

Grand Tour Italia: marrons glacés milanesi, focaccia di Recco e tajarin al tartufo. Slurp.

Domenica, 3 novembre 2013 @20:55

Un’Italia golosa e ipercalorica, in bilico tra nostalgie e stupore del nuovo: questi i miei ultimi dieci giorni. Ve li racconto…

Il mio Grand Tour Italia è cominciato con la Milano che non è più mia, dove ho passato più di una settimana per lavoro. Milano non più mia, ma sempre glam cheap: in piazza XXV Aprile, la panetteria trendy Princi (dove si apre il mio secondo libro, "Glam Cheap" appunto, con Stella, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante, ricordate?) è chiusa per lavori, così come l’ex Teatro Smeraldo, dove aprirà presto uno dei miei luoghi cult, Eataly, tempio del cibo italiano. Milano che cambia, vertiginosamente; Milano dei cantieri. A pochi passi di distanza, piazza Gae Aulenti, in fondo a Corso Como, nuovissima e sopraelevata; ci sono andata a passeggiare col Consorte in una domenica grigia come sanno esserle solo le domeniche milanesi. Ma che emozione vedere i grattacieli che crescono, i nuovi negozi che aprono; e proprio sulla piazza, ancora quasi vuota, dedicata a Gae, una delle grandi designer italiane, ci siamo fermati a prendere un caffè alla nuova Libreria Feltrinelli Red, che è molto più di una libreria. Come suggerisce il nome, Red - ovvero Read, Eat, Dream - è anche bar, caffè, ristorante, e frasi sui muri colorati (la mia preferita: "cercando la parola si trovano i pensieri", di Joseph Joubert, scritta in stampatello bianco su un muro grigio, quasi uno dei miei Buongiorno da leggere e rileggere con un caffè). Sosta anche da Pisacco, http://www.pisacco.it , il nuovo ristorante design e gourmet ma (abbastanza) low cost, in via Solferino. E il piacere di comprare i marrons glacés nelle vecchie pasticcerie storiche, come Cucchi, che resiste testarda…
Il vecchio e il nuovo intrecciati perfettamente, in una Milano sotto la pioggia e le foglie d’autunno. Il vecchio e il nuovo anche a Brera: a Palazzo Cusani, proprio davanti all’Accademia di Brera, è stata inaugurata la nuova mostra della Fondazione Trussardi http://www.fondazionenicolatrussardi.com , che mi piace perché, sotto la direzione di Massimiliano Gioni (il giovane curatore della Biennale di quest'anno), offre alla città, ogni anno e da dieci anni, incredibili mostre d’arte contemporanea, e gratis. Quella di quest’anno è di Allora & Calzadilla, nelle sale affrescate e dorate del seicentesco Palazzo Cusani, normalmente chiuso al pubblico, perché sede del comando militare dell’esercito. Ed è questo che mi piace della Fondazione Trussardi: con le sue mostre, ogni anno, ci porta in luoghi di Milano assolutamente nascosti inaspettati (la mia mostra preferita erano le installazioni e i video onirici, colorati, sensuali di Pipilotti Rist nell’ex cinema teatro Manzoni, rimasto agli anni Cinquanta. Video e petali sul soffitto, sulla platea e sulle scale, meraviglioso).

Dopo i marrons glacés milanesi, la focaccia di Recco: sapevate che me l’ero dimenticata? Mi ero dimenticata il formaggio che si scioglie sotto la crosta croccante della focaccia… E dire che, quando vivevo a Milano, il mare più vicino era il weekend in Liguria, a casa da amici: e quindi il pitosforo in fiore, e la focaccia, sempre. Siamo tornati, e la focaccia ci aspettava, ordinata dagli amici di sempre in un’osteria di un carrugio. E ci aspettava anche Portofino, dove non mettevo piede da secoli: un’emozione, ritrovarsi in una delle più belle piazze del mondo. Anche se, ammetto, continuo a pensare che Piazza Unità a Trieste, la mia piazza nella mia città, è molto più bella: se non fosse che non ci sono le trofie col pesto… Le abbiamo mangiate, ovviamente, seduti a fare un po’ di people-watching. Anche se forse dovrei dire bag-watching: davanti a me sono passate, una dopo l’altra, solo Gucci, Vuitton, Hermès… Sentivo Stella, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante, che ridacchiava. (Altro dilemma che mi ha colto a Portofino: ma esisterà, dopo i 50, una via di mezzo tra rifatte e sfasciate? E no, non sto parlando di borse).

Infine, il tartufo. Affettato sui tajarin, ovvero i tagliolini tipici piemontesi; presentati nel piatto affogati, temo, in mezzo chilo di burro. Così siamo stati viziati da amici che vivono a Torino (ci hanno portato al ristorante, e sono stati eroici non solo perché hanno pagato il conto, ma anche perché non amano assolutamente il tartufo!). Torino che non amo e non capisco, ma che stavolta mi ha stupito. Per una passeggiata di vera archeologia industriale a Parco Dora, ovvero il parco contemporaneo che sta sorgendo nelle ex acciaierie Fiat: tra le colonne e lo scheletro della vecchia fabbrica, di una suggestione mozzafiato, ora ci sono giardini, percorsi sopraelevati che mi hanno ricordato la High Line a New York, piste da skateboard e campi da basket per i ragazzi… E sullo sfondo, la vecchia ciminiera è diventata il campanile della chiesa moderna progettata da Mario Botta. A proposito, non solo tartufi: un'idea che piacerebbe a Stella. Ovvero "Pilou, la colazione del giorno prima del lunedì". Due ragazze slicenziate o meglio precarie, che si sono inventate la consegna a domicilio del brunch: ogni domenica, muffins e minitorte salate, bustine di tisane profumate, piccole golosità in sacchetti di carta colorati e portati direttamente a casa. Con, ogni domenica, una frase o una poesia pinzata al sacchetto. I nostri amici ci hanno sorpreso così stamattina... L'Italia che mi piace. Nostalgica, certo, ma anche creativa, nuova e golosa.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.