Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Leggo in te la primavera.

Venerdì, 28 febbraio 2014 @07:26

"L’inchiostro verde crea giardini, selve, prati,
fogliami dove cantano le lettere,
parole che son alberi,
frasi che son verdi costellazioni.

Lascia che le mie parole scendano e ti ricoprano
come una pioggia di foglie su un campo di neve,
come la statua l’edera,
come l’inchiostro su questo foglio.
Braccia, cinture, collo, seno,
la fronte pura come il mare,
la nuca di bosco in autunno,
i denti che mordono un filo d’erba.
Segni verdi costellano il tuo corpo
come il corpo dell’albero le gemme.

Non t’importi di tante piccole cicatrici luminose
guarda il cielo e il suo verde tatuaggio di stelle".
(Octavio Paz)

Leggo in te la primavera.

Grazie a Hermione, lettrice del blog e vera fan dei miei libri, che mi ha spedito, tempo fa, questa poesia, in risposta a un mio Buongiorno. Mi è tornata in mente adesso, che dappertutto leggo i segni di una timida primavera. Octavio Paz è stato uno scrittore e diplomatico messicano, Nobel per la Letteratura nel 1990. In Friday Lisa, le sue parole in originale.

E intanto ricordatevi di comprare Gioia, con il mio reportage-pagode dalla Birmania!

Non vedevo l’ora di fuggire dall’infelicità di mia madre.

Giovedì, 27 febbraio 2014 @07:16

"Non vedevo l’ora di fuggire dall’infelicità di mia madre".
(Ruth Reichl)
L’infelicità è contagiosa? Forse, a volte, quella della madre. E allora, per una figlia, è un corpo a corpo serrato. La voglia disperata di essere un’altra: un’altra donna, non come lei.

Forse avete riconosciuto Ruth Reichl, a cui avevo già sfilato dei Buongiorno. E' stata una delle più famose food writers americane: spiritosa e brillante, ha scritto, una decina di anni fa, libri di ricette, e di critica gastronomica, da leggere come romanzi ("La parte più tenera" e "Confortatemi con le mele"). Ma c’è un suo libro che non parla di cibo: parla di sua madre, che non era assolutamente una cuoca – anzi era famosa per cercare di avvelenare i figli con budini di cioccolato ammuffiti - e di tutto quello che le ha insegnato. Con un contro-esempio. Spingendo sua figlia a ribellarsi, a non assomigliarle, a non commettere gli stessi errori. "Mai come mia madre" (Ponte alle Grazie), mi ha commosso e colpito: un atto d’amore, un grazie a una madre che non c’è più.

Questo è il mio #spillo su Gioia di questa settimana. Compratemi, c’è anche il mio reportage in Birmania: con una foto dell’autrice avventurosamente in barca sul fiume, verso le pagode!

A te capita spesso di osservare le cose immobili, in attesa che ti rivelino il loro segreto.

Mercoledì, 26 febbraio 2014 @09:28

"A te capita spesso di osservare le cose immobili in attesa che ti rivelino il loro segreto."
(Julia Deck)
Fermati, prova a guardare.

Alla fine l’ho letto pure io. Dopo che, nelle ultime settimane, continuo a sentire di amiche fidate (nelle letture almeno!), che leggono rapite "Viviane Élizabeth Fauville" (Adelphi, con la traduzione di Lorenza Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco), libro d’esordio della parigina Julia Deck, mi sono decisa. E l’ho letto anch’io. Velocemente, perché è vero che è un libro che ti prende: a partire dalla coltellata che la protagonista assesta al suo psicanalista, stufa di lacrime (sue) e di sorrisini (dello psicanalista). Non preoccupatevi, non vi rovino la trama, perché l’omicidio è nelle prime pagine. Il noir comincia dopo, quando la protagonista si muove per una Parigi grigia, quasi in trance, in metropolitana, con la sua bambina (già, è mamma di una bimba di pochi mesi). Consigliato soprattutto a chi ama i noir. O forse a chi vorrebbe accoltellare il proprio psicanalista...

0 commenti

C’era un presagio di pioggia nel vento, folate lievi che le soffiavano in faccia, e lontano, in mare, la sirena di una nave.

Martedì, 25 febbraio 2014 @09:29

"C’era un presagio di pioggia nel vento, folate lievi che le soffiavano in faccia, e lontano, in mare, la sirena di una nave".
(Margaret Forster)
Presagio di primavera.

Questa frase mi ha fatto pensare alla mia città, Trieste. Certi giorni di incerta primavera, il mare in lontananza, le sirene delle navi nel porto. E invece è il mare inglese, e il libro da cui è tratto è "Lasciando il mondo fuori" (La Tartaruga), che ho cominciato qualche giorno fa. La storia di un quadro, dalla pittrice che l’ha dipinto a inizio Novecento, mentre passa di mano in mano. Sono arrivata al terzo proprietario, e mi piace moltissimo. Un ritmo pacato, un’incerta primavera.

Ho sempre usato la pittura come un’ispirazione di antipittura, è un desiderio di contraddizione.

Lunedì, 24 febbraio 2014 @08:21

"Ho sempre usato la pittura come un’ispirazione di antipittura, è un desiderio di contraddizione."
(Carla Accardi)
Ispirazioni, e contraddizioni.

Femminista e astrattista, due parole che non sentivo da tempo. Le ho rilette ieri insieme alla notizia della morte di Carla Accardi, che tra poco avrebbe compiuto 90 anni. Nata a Trapani, arrivò a Roma nel dopoguerra, e diventò una delle pioniere dell’astrattismo in Italia. Fu anche una delle prime femministe: insieme a Carla Lonzi (che, forse non a caso, era una critica d’arte), scrisse nel 1970 il Manifesto di Rivolta Femminile. Sulla copertina, un pugno chiuso dentro il simbolo del sesso femminile (e del pianeta Venere); sembrano passati secoli. E invece no. Ma se tornano di moda i wrap dress, o i pantaloni a zampa d’elefante, perché non possiamo riappropriarci di queste parole – astrattista, femminista – farle di nuovo nostre? E ricominciare a pensare? O meglio: non avere paura di pensare?

Il vento freddo delle stelle.

Venerdì, 21 febbraio 2014 @09:43

"Sopra lo stagno bianco
sono emigrati gli uccelli selvatici.
A sera soffia dalle nostre stelle un vento ghiaccio.

Sopra le nostre tombe
si curva la fronte fracassata della notte.
Sotto le querce noi ci culliamo
su un battello argenteo.

Sempre ancora risuonano i muri bianchi della città.
Sotto archi di spine,
o mio fratello, ci arrampichiamo noi, cieche lancette, verso mezzanotte".
(Georg Trakl)

Il vento freddo delle stelle.

Georg Trakl, un poeta austriaco di inizio Novecento, che leggevo prima dei vent’anni. Bello riscoprirlo adesso, con la traduzione di Gilberto Forti, in un piccolo volume Adelphi, "Sebastian in sogno". Trovate il vento freddo delle stelle, in tedesco, in Friday Lisa.

Baciare qualcuno per la prima volta è sempre una specie di miracolo, un viaggio inebriante lungo le rapide di uno strano fiume.

Giovedì, 20 febbraio 2014 @10:33

"Baciare qualcuno per la prima volta è sempre una specie di miracolo, un viaggio inebriante lungo le rapide di uno strano fiume."
(Peter Cameron)
E io, io aspetto il tuo bacio, lo sai.

Questo è il mio #spillo di oggi sul nuovo Gioia in edicola, tratto dell'ultimo romanzo dello scrittore americano: "Andorra" (Adelphi). Cliccate sul suo nome, troverete altre frasi che gli ho sfilato, e la cronaca-intervista del nostro incontro a New York.

Voleva stare dentro, voleva un interno da fare proprio.

Mercoledì, 19 febbraio 2014 @09:53

"Era consapevole di un cambiamento in se stessa, non soltanto nel tempo. Voleva stare dentro, voleva un interno da fare proprio. Quattro pareti e un pavimento. Essere di nuovo al chiuso e avere ordine e certezza per escludere la distrazione."
(Margaret Forster)
Una stanza tutta per me.

Ci sono libri che ci aspettano. L’altro giorno, ho trovato per terra, nel mio studio, nella pila abbandonata di "libri che aspettano" una copia già un po’ polverosa di "Lasciando il mondo fuori" (La Tartaruga), scritto nel 2006 dall’inglese Margaret Forster, e tradotto nel 2011 (ora credo che sia già introvabile). L’ho preso, spolverato, ho cominciato a leggere… Ed eccomi qui, dentro il libro, dentro altri mondi.
E’ la storia di un quadro e di sei donne, nel tempo. Nella frase di oggi è Gwen John che parla, la prima protagonista, la ragazza che l’ha dipinto, nei primi del Novecento (un’artista che visse davvero, tra Londra e Parigi, quando le donne non avevano ancora l’autorizzazione sociale per diventare artiste). Poi il quadro passerà di mano in mano… Per ora sto seguendo le tracce di Gwen, i suoi carnet di viaggio, la sua voglia, appassionata, totalizzante, di dipingere, e imparare a dipingere. Lascia Londra con pochissimi soldi, e con un’amica artista, Dorelia; dormono prima nei campi, nei fienili, poi, quando il vento si fa freddo, prendono in affitto una stanza a Bordeaux. Il sogno è arrivare fino a Roma, ma si fermeranno a Parigi, dove Gwen, per mantenersi, comincia a posare per Rodin (poi diventerà la sua amante). Mi piace il tono pacato del libro (Margaret Forster è nata nel 1938, è una scrittrice vecchio stile, e ha già guardato nelle pieghe dei vestiti e della vita delle donne, ad esempio della poetessa Elizabeth Barrett Browning). E mi piacciono, nel libro, queste ragazze di inizio Novecento che cercano una loro strada, un loro posto nel mondo, o magari – semplicemente – una stanza tutta per sé, in cui dipingere, come fa Gwen. Già. Un tempo le ragazze, certe ragazze, disegnavano, per capire il mondo. Ora magari sono Instagram girls, fotografano e postano subito su Twitter. Ma la voglia di capire, di scoprire - credo - è la stessa.

Dovità, percheità, eterninquisire… Oh no. Datemi delle parole che mi facciano volare.

Martedì, 18 febbraio 2014 @08:55

"Oh, le piccole parole interrogative della mia vita, saltellanti
e capriolanti, volanti, elusive e cinguettanti sin dall’infanzia
come uccellini, come tenui grilli.
Ma ne feci maturando pesanti parole di risposta
come pesanti anatre e bene ingrassate galline
accoccolate, che mai più potranno sollevarsi e volare.
Essenza, qualità, quiddità. E gallinacei ancora più pesanti:
dovità, percheità, coscienza, eterninquisire e morire."
(Yehuda Amichai)
Datemi delle parole che mi facciano volare.

l Buongiorno di oggi sono dei versi tratti dall’antologia "Poeti Israeliani", Einaudi (a cura di Ariel Rathaus). Yehuda Amichai nacque in Germania, fuggì nel 1935 dalle persecuzioni razziali con i genitori, e morì a Gerusalemme nel 2000.

Ricordò che aveva paura di innamorarsi proprio per questo struggente dolore dell’attesa.

Lunedì, 17 febbraio 2014 @08:34

"Ricordò che aveva paura di innamorarsi proprio per questo struggente dolore dell’attesa".
(Orhan Pamuk)
Amare, aspettare.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Neve", Einaudi. Un libro che sto leggendo, piano, da più di un anno. Capita anche a voi, con certi libri? Li tenete sul comodino e leggete ogni tanto qualche pagina. Mi piace riprenderlo in mano, oggi che nel mio altrove nevica.

Tutto quello di cui hai bisogno è amore. Ma qualche cioccolatino ogni tanto non potrà certo farti male.

Venerdì, 14 febbraio 2014 @09:42

"Tutto quello di cui hai bisogno è amore. Ma qualche cioccolatino ogni tanto non potrà certo farti male".
(Charles M. Schulz)
Se non è amore, almeno oggi sia cioccolato.

San Valentino: ma secondo i Peanuts! La frase di oggi è del meraviglioso mondo di Lucy e Charlie Brown, ed è, ovviamente – Friday Lisa! – anche in inglese.

E adesso lo sai, il posto caldo, il tuo posto al sud sei tu.

Giovedì, 13 febbraio 2014 @09:40

"E quando trovi il coraggio di raccontarla, la tua storia, tutto cambia. Perché nel momento stesso in cui la vita si fa racconto, il buio si fa luce e la luce ti indica una strada. E adesso lo sai, il posto caldo, il tuo posto al sud sei tu."
(Ferzan Ozpetek)
Ricordati. La forza per camminare, per ricominciare, per cambiare strada, è sempre, sempre dentro di te.

Il mio Buongiorno di oggi, che è anche lo #spillo di Gioia in edicola, è tratto da "Rosso Istanbul" (Mondadori), il primo libro, o forse racconto "su carta" del regista Ferzan Ozpetek. E tra poco, il 6 marzo, esce il suo nuovo film, "Allacciate le cinture". Che ho visto in anteprima…
E a proposito: su Gioia di questa settimana trovate anche la mia piccola intervista a Peter Cameron, sul suo nuovo libro, "Andorra" (Adelphi). Uno scrittore che conoscete, credo, anche dai tanti bellissimi Buongiorno che gli ho sfilato.

In mattinata si manifestarono due o tre malinconie...

Mercoledì, 12 febbraio 2014 @10:11

"In mattinata si manifestarono
due o tre malinconie
a cui nel pomeriggio
sopraggiunse una terza,
a sera quando si temeva
che le malinconie si tramutassero
in tristezza irreversibile,
la memoria senza nostalgia
cominciò a produrre anticorpi".
(Vito Riviello)
Antidoti per la malinconia.

Ieri ero triste, proprio come in questa poesia: anzi, malinconica. Attraversata da malinconie come nuvole di pioggia. Succede, vero? E poi ci sprofondiamo dentro, come in una tempesta: la maliconia di quello che non è stato e non sarà mai più, di quello che non abbiamo avuto e non avremo più. Ma poi, a fine giornata, un’amica mi ha mandato una poesia. Questa, che è diventata il Buongiorno di oggi (così ho scoperto un nuovo poeta, Vito Riviello, nato a Potenza ma di fatto romano; la poesia è tratta da "Animalità diffuse", di una piccola casa editrice, Pulcino Elefante). L’ho letta e riletta e solo adesso mi sembra di aver capito la chiusa finale: è la memoria senza nostalgia, che ci salva. La memoria di tutto quello che abbiamo vissuto, e avuto; ma senza nostalgia, che è il dolore dell’impossibile ritorno. La memoria e la gratitudine. (Grata anche di avere delle amiche che a distanza hanno le antenne per capire e accogliere la malinconia). E poi, certo, la speranza. Che è il mio Buongiorno.

Pensavo alle cose che mi erano successe negli anni e a quanto poco avessi fatto succedere io.

Martedì, 11 febbraio 2014 @08:02

"Pensavo alle cose che mi erano successe negli anni e a quanto poco avessi fatto succedere io".
(Julian Barnes)
Ma oggi no. Oggi voglio pensare a quello che posso ancora far accadere.

Dopo "Stoner", un altro libro passaparola che mi ha lasciato abbastanza fredda: "Il senso di una fine" (Einaudi). Ma la frase di oggi è bella, fa pensare. E forse, fa agire.

Cronache milanesi: a proposito di Fornasetti, tartufi low cost, spaghetti giapponesi, e borse che parlano.

Lunedì, 10 febbraio 2014 @08:36

"Ho così vestito di vestigia ceramiche, mobili e cose e ho così riposto in ogni opera un messaggio, un piccolo racconto certe volte ironico, senza parole evidentemente, ma udibile da chi crede nella poesia".
(Piero Fornasetti)
I racconti di piatti, mobili, ombrelli e città. Ascoltiamoli.

Il Buongiorno di oggi l’ho raccolto in una mostra, "Cento anni di follia pratica", alla Triennale di Milano: un omaggio ai cent’anni dalla nascita di Piero Fornasetti http://www.fornasetti.com/it/ , designer visionario di quando ancora non si usava la parola designer, di cui mi ricordo i piatti con visi di donne onirici, metafisici, inquietanti, nel suo negozio di Brera. Andavo a scuola al Parini, molte mie amiche abitavano lì vicino, e io ci passavo sempre davanti, anche se non credo di essere mai entrata: in quegli anni l’attrazione magnetica erano le palmette e i fiori di Naj Oleari.
Ci sono voluti anni per apprezzare la "follia pratica" di Fornasetti, quell’humor anni Cinquanta e Sessanta di una Milano che si scopriva nuova e creativa. Un po’, forse, come sta succedendo adesso, o almeno così sembra – mi voglio illudere? – a me che non ci vivo più. Potenza dei grattacieli di Porta Nuova, forse, della nuova Feltrinelli Red in piazza Gae Aulenti, dove vado a curiosare tra i libri (peccato, i miei non ci sono) e a bere caffè. E dei nuovi locali glam cheap: ad ogni giro milanese ne scopro qualcuno di nuovo. Ceresio 7, ad esempio, il nuovo ristorante-con-piscine (due, addirittura), in stile anni Settanta, sul tetto dell’ex edificio Enel che era proprio dietro la mia vecchia casa, e che ora ospita la showroom di moda dei Dsquared. Sono salita sul tetto, a prendere un caffè (il menu sembrava invitante, ma non esattamente a portata di tasche recessioniste), e ho pensato a tutto quello che è successo da quando non vivo più a Milano, non solo a me, ma anche alla città. E poi, in via Solferino, accanto a Pisacco, in questo momento il mio ristorante preferito, ecco Zazà Ramen, http://zazaramen.it/it/ , piccolo ristorante design e low cost, almeno per Milano: dove si mangiano solo i "ramen", spaghetti giapponesi in brodo, deliziosi, con verdure, uova o carne… E il tartufo low cost, possibile? Sì: da Tartufotto, in pieno centro; http://www.tartufotto.it , aperto da un pool di piccoli golosi produttori toscani, dove ho mangiato un uovo di Paolo Parisi con crumble di patate, fonduta di pecorino e tartufo bianco. Slurp. Il tutto guardando fuori dalla vetrata i tram e la pioggia di Milano.
E poi, ancora: il boom di California Bakery http://www.californiabakery.it che negli ultimi mesi ha aperto ancora nuove sedi; ho provato quella accanto a Sant’Ambrogio, dove alle dieci del mattino ho divorato, senza vergogna, un’intera bagel calda e croccante con uovo e avocado sentendomi a Manhattan, con caffè all’americana, chiacchierando con un’amica (la stessa che, nei ritagli di tempo, cuce con ritagli di stoffa bellissime pochette hand-made, e me ne ha regalata una con una peonia, quella che c’è sulla copertina del mio ultimo romanzo; scopritela qui http://plazadelavirgen.blogspot.com ). Borse e borsette che parlano… Ce ne sono, a Milano: una l’ho trovata da 10 Corso Como, lo store superchic che forse vi ricordate dai miei primi libri, dove ormai è impossibile comprare qualcosa, ma dove si può andare a curiosare. Io ho trovato la borsetta metallica e silver di Benedetta Bruzziches, la giovane ragazza-imprenditrice che ha costruito, senza arrendersi, un piccolo impero di borse. Dentro la sua, nel negozio più scintillante di Milano, una frase altrettanto scintillante: "Remember to dream big". (Peccato per il prezzo, c’era uno zero di troppo). Dal glam al cheap, anzi al free: la mostra Wunderkammer http://www.gallerieditalia.com/it/eventi/wunderkammer alle Gallerie d’Italia (ovvero la collezione d’arte, da Canova a Boccioni, della ex Banca Commerciale Italiana: Wunderkammer chiude il 2 marzo; le gallerie invece sono sempre aperte, e con ingresso gratuito, in piazza della Scala).
Continuo? Certo, potrei continuare. Ma questi sono gli indirizzi glam cheap che volevo passarvi. Fino al prossimo giro milanese. Fino ai prossimi oggetti e alle prossime storie cucite dentro un piatto o una borsa.

I fiori e la solitudine e la natura non ci deludono mai, pensò; non chiedono nulla e ci confortano sempre.

Venerdì, 7 febbraio 2014 @10:20

"I fiori e la solitudine e la natura non ci deludono mai, pensò; non chiedono nulla e ci confortano sempre."
(Stella Gibbons)
Le piccole cose che.

Questo è il mio Buongiorno oggi: il silenzio della mattina nella casa vuota; una passeggiata nella neve; comprarmi dei giacinti d’inverno. Piccole cose che non chiedono nulla e ci confortano sempre. E un libro, certo. Come quello di Stella Gibbons da cui ho tratto il Buongiorno di oggi: "Westwood", Vintage Books. Stella Gibbons. Ovvero una scrittrice inglese, una di quelle scrittrici inglesi anni Trenta che adoro; l’ho scoperta anni fa, per caso, guardando un film che vorrei tanto rivedere: "Cold Comfort Farm", tratto dal suo bestseller, "La fattoria delle magre consolazioni" (lo trovate anche in italiano, tradotto da una piccola casa editrice al femminile, Astoria: http://www.astoriaedizioni.it/autori/gibbons.html ).
Ho poi letto, con grande piacere e divertimento, "I segreti di Sible Pelden" (sempre Astoria), e adesso, in inglese, "Westwood", che è il nome di una casa, nella Londra dei raid aerei e dei bombardamenti, ma anche il nome di un sogno. Quello di una ragazza, la protagonista, iper-sensibile e iper-passionale, che cerca di capire, di crescere, di amare. Leggetelo in inglese, in Friday Lisa, il Buongiorno di oggi. E se vi capita, leggete il libro. Delicato, completamente diverso dai suoi altri romanzi e dal tono ironico e auto-ironico per cui lei era famosa. Una riflessione sul diventare adulti, anche, magari, grazie ai fiori.

La casa che ho sognato.

Giovedì, 6 febbraio 2014 @08:28

"Nella sua mente, seppure in modo confuso, immaginò una casa sua. Inspiegabilmente la vedeva in autunno. Pioveva, i vetri delle finestre erano appannati e lui aveva acceso il fuoco per scaldarsi.
Decise di cercarla".
(James Salter)

Quanta voglia di casa.

Il Buongiorno di oggi - che è anche il mio spillo su Gioia - è tratto da un libro che mi ha incuriosito perché è, pare, tra quelli regalati da Obama lo scorso Natale: "Tutto quel che è la vita" (Guanda). La storia di un uomo in America subito dopo la seconda guerra mondiale; il suo mondo di libri e scrittori, le case che ha sognato, le donne che ha amato. La storia di una vita.

Vorrei disegnarti la mappa del mio cuore.

Mercoledì, 5 febbraio 2014 @08:26

"Avrebbe voluto disegnarle una mappa della propria vita, mostrarle dov’era stato e com’era fatto. Avrebbe voluto raccontarle cose che non aveva rivelato a nessun altro."
(Diane Wei Liang)
La mappa del mio cuore.

Il Buongiorno di oggi viene in realtà da un giallo, una scrittrice cinese che dopo Tien An Men vive in Inghilterra, e una donna detective nella Pechino di oggi: "La casa dello spirito dorato" (Guanda). Mi è molto piaciuto.

0 commenti

Quella cosa strana e terribile e meravigliosa. L’amore.

Martedì, 4 febbraio 2014 @08:06

"Stoner si accorse che stava tremando. Imbarazzato com un ragazzino, girò intorno al tavolo e si andò a sedere accanto a lei. Incerte, impacciate, le loro mani si strinsero nervose e per un lungo istante restarono seduti e immobili, come se il più piccolo gesto potesse sottrarli a quella cosa strana e terribile che tenevano insieme in quella stretta".
(John Williams)
Quella cosa strana e terribile e meravigliosa. L’amore.


Il Buongiorno di oggi è tratto da un libro passaparola che, come vi ho già raccontato, mi ha fatto piangere malgré moi, ma che nonostante tutto non raccomanderei: "Stoner", di John Williams (Fazi). La storia di un uomo, un docente di letteratura in un'America di provincia negli anni Cinquanta, la sua vita imperfetta, i suoi rimpianti. Un libro dimenticato e improvvisamente ripubblicato, che in pochi anni sta conquistando migliaia di persone, tra l’America e l’Italia.

L’arte dell’attesa.

Lunedì, 3 febbraio 2014 @08:24

"Il pomeriggio è il tempo intermedio.
Coloro che amano non hanno il coraggio di annunciarsi.
Coloro che sono amati si fanno aspettare.
L’attesa dilata innaturale le sedie,
schiaccia il telefono come un’alta temperatura,
i muri divengono pneumatici, tanto che invano
ci sbatti la testa, nessun dolore ti risveglia;
l’universo intero è anestetizzato".
(Nina Cassian)
L’arte dell’attesa.



I versi di oggi sono di una poetessa rumena, quasi novantenne, che ora vive in America, ed è la raccolta di poesie che più mi ha incuriosito ultimamente: "C’è modo e modo di sparire", a cura e con traduzioni di Ottavio Fatica (Adelphi).

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.