Lisa Corva

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Credo in un caos profondamente ordinato, scuro e lucente: il mondo, e il mio amore per te.

Lunedì, 31 marzo 2014 @08:48

"Quando lui apre la scatola vedi qualcosa di scuro e brillante, un caos ordinato di schegge, rifiuti, un pizzico di immondizia e penne e ali di farfalla, frammenti e totem di memoria, mappe di un esilio, documentazione e perdita. E allora dici, chinandoti: il mondo!"
(Michael Chabon)
Credo in un caos profondamente ordinato, scuro e lucente: il mondo, e il mio amore per te.

Il Buongiorno di oggi è legato a un film: "Grand Budapest Hotel", di Wes Anderson (che ho visto ieri sera, e in Italia esce ad aprile). Non vi racconto nulla: ma andate, uscirete sorridendo. Un film che ha il ritmo perfetto delle parole di Chabon, lo scrittore pirotecnico americano, fan e amico di Anderson (sono anche la chiusa di un articolo su di lui, uscito su Repubblica). Quando i film sono piccole magie.

Sugli alberi spuntano le foglie, come qualcosa che sta per essere detto.

Venerdì, 28 marzo 2014 @08:16

"Sugli alberi spuntano le foglie
come qualcosa che sta per essere detto;
i germogli freschi si allentano e si distendono
in una verdezza simile al dolore"
(Philip Larkin)
Incerta, tenace primavera. A volte anche sbocciare è una fatica.

Il Buongiorno di oggi, del poeta inglese Philip Larkin, è tratto da "Finestre alte" (Einaudi). Larkin, un poeta non facile, quasi un poeta tweed, con una nota di cinismo e di malinconia anni Sessanta (il periodo in cui scrisse); un poeta che ho conosciuto obliquamente, perché fu grande amico e sostenitore di una delle mie amate scrittrici inglesi, Barbara Pym. Di nuovo, Inghilterra anni Cinquanta e Sessanta. Di lì viene forse la fredda ma tenace primavera della poesia che trovate, come ogni venerdì, in originale: Friday Lisa.

Lontano, in alto, un piccolo aeroplano gioca come un delfino.

Giovedì, 27 marzo 2014 @10:06

"Si smorzano le voci degli uccelli.
La luna si mette in posa per le foto,
luccicano le umide guance delle vie.
Il vento porta il profumo di campi verdi.
Lontano, in alto, un piccolo aeroplano
gioca come un delfino."
(Adam Zagajewski)
Lasciati andare al profumo della primavera.

La poesia-primavera di oggi è anche il mio #spillo della settimana su Gioia. Ed è tratta dall'antologia del poeta polacco "Dalla vita degli oggetti", Adelphi, tradotta da Krystyna Jaworski. Ricordate "la gioia sconosciuta delle città straniere"? E' sempre lui.

Cronache da Torino. Voce del verbo moda: petite robe noire, amiche maglione e il guardaroba glam cheap.

Mercoledì, 26 marzo 2014 @12:28

Il lusso dell’imprevidenza, dell’imprudenza economica. Restano solo dei debiti e venti franchi fino alla prossima entrata di denaro? Bene, dieci franchi si trasformano in uno scampolo di "faille" per confezionare a mia sorella, che sta per compiere diciott’anni, un bel vestito da sera – alla faccia delle zie, sempre azzimate secondo il loro gusto antico, che quel vestito, ricavato con gli ultimi soldi, non lo digeriranno mai. E gli altri dieci franchi vengono investiti in un Balzac integrale, "perché bisogna assolutamente che le ragazze leggano Balzac il prima possibile".
(Françoise Giroud)
Il lusso dell’imprudenza. Il lusso della bellezza.

Il Buongiorno di oggi è la pagina di un libro che mi è molto piaciuto, "Storia di una donna libera", di Françoise Giroud (Neri Pozza). L’ho scelta e letta durante il mio incontro, "Glam Cheap – Vestirsi chic senza ridursi sul lastrico", al Circolo dei Lettori, perché quell’impudenza e imprudenza mi sembra quasi la mia. Gli ultimi soldi per un abito e per un libro. Sarebbe d'accordo Stella, la protagonista del mio romanzo, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante; e anche Benedetta, la protagonista del mio terzo libro, con le sue "amiche maglione". Parole cucite insieme: perché ho letto, oltre alla Giroud, dei pezzetti dei miei libri. Ma soprattutto, insieme a tutte le presenti, abbiamo stilando un piccolo elenco di quello che ci vuole nel guardaroba glam cheap & recessionista. Eccolo qui:

1) Un piccolo abito nero e chic alla Coco Chanel, come consiglia l’icona di moda Ines de la Fressange. Lei ce l’avrà di sicuro firmato, ma i piccoli abiti neri si trovano vantaggiosamente anche in saldo da Zara o H&M. Basta saper scegliere e saper accessoriarli (vanno bene anche con stivaletti borchiati). E d'estate, un piccolo abito bianco invece di quello nero.
2) Un paio di jeans. Io che ho comprato il mio primo paio dopo i 40, e ci ho scritto sopra anche un pezzo di moda - eccolo qui http://www.lisacorva.com/it/view/10/ - mi sono dovuta riconvertire. Ora sono al paio numero 4, e li possiedo anche con glitter, e inserti quasi pitonati. Con somma perplessità del Consorte.
3) Un cachemire. Chic anche se bucato. Ho fatto "show and tell" e ho mostrato il mio cardigan grigio amatissimo, rammendato, e purtroppo di nuovo bucato. Eppure non riesco a separarmene.
Tutto qui? Poi abbiamo proceduto per alzata di mano, e tra i suggerimenti che più mi sono piaciuti c’era:
4) La camicia bianca, iconica;
5) Le paperine rosse (questo è stato il contributo di una magnifica bambina, a cui ho dovuto chiedere cosa sono le paperine: sono le ballerine. Io ne avevo un paio verdi, e spero che le siano piaciute). Diciamo che il guardaroba glam cheap non è tale senza un paio di it-shoes o una it-bag. Traduzione: un paio di scarpe che ci facciano camminare sicure nel mondo, anche se sono tacco 12; e una borsa per infilarlo dentro, il nostro mondo.
Aggiungo l’ultimo, fondamentale, capo:
6) Un abito che porta dentro la memoria di un giorno. Può essere qualsiasi cosa: un maglione, una sciarpa, una giacca, un cappotto. Un abito che abbiamo messo a un primo appuntamento, un foulard ereditato dalla mamma o dalla nonna, o semplicemente un vestito con cui siamo state felici.

Poi, certo, avrei tante cose da dirvi su Torino. Sui tajarin, sui plin, sulla Pinacoteca Agnelli al Lingotto (uno dei posti che amo di più nella città), sul primo Eataly che è accanto al Lingotto (bellissimo, in un'ex fabbrica), sull’archeologia industriale, ovvero le ex acciaierie Fiat che sono diventate il Parco Dora, sul nuovo quartiere bohème di San Salvario, ma questo alla prossima puntata.

Intanto vi anticipo che tornerò a fare l’autrice glam cheap a Milano, stavolta, durante il Salone del Mobile: il 12 alle 12, data facilissima da ricordare, sarò a Milano Vintage Week: http://www.milanovintageweek.com/it/ Segnatevi l’appuntamento, vi aspetto!

Primavera. La città è fatta di apparizioni.

Martedì, 25 marzo 2014 @07:48

"Ancora non se n'è andato l'inverno,
e il melo appare
trasformato d'improvviso
in cascata di stelle odorose".
(Pablo Neruda)
Primavera. La città è fatta di apparizioni.

Bivio. Io e le mie possibilità.

Lunedì, 24 marzo 2014 @08:03

"Per prima cosa ho visto tre ragazze,
dopo ho intuito che era una soltanto
moltiplicata.
Finché ho capito che ogni ragazza
ne contiene altre due,
fiore con tre corolle, equazione a tre incognite.
Avere quell’età, significa sostare innanzi a un bivio:
da un lato sta il passato appena prossimo
dall’altro un futuro duale – scelta,
biforcazione, sesso, forbice."
(Valerio Magrelli)
Bivio. Io e le mie possibilità.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Il sangue amaro", Einaudi.

Calde stelle cadono sui campi. Primavera.

Venerdì, 21 marzo 2014 @08:41

"La bora ha spalancato la finestra.
Calde stelle
cadono sui campi.
Primavera.
Primavera.
Un bianco volto risplende nell’aria turchina,
lieve fruscio di seta
nella dolina.
Il cielo di vetro
s’infrange,
su di noi nubi soffici, grigie.
Seta".
(Srečko Kosovel)

Avete letto l’inizio della poesia come Buongiorno di martedì scorso, ma i versi sono così belli, e sono così adatti a questa giornata, che ho deciso di lasciar andare nel vento tutta la poesia. Che, ve lo ripeto, è tratta da "Tra Carso e Caos – Pre/sentimenti", 40 poesie di Kosovel con 13 composizioni costruttiviste di Eduard Stepancic. Il libro è stato appena pubblicato dalla giovane casa editrice triestina Comunicarte: un omaggio, anche, ai venti di confine. http://www.comunicarte.info . E, in Friday Lisa, trovate i versi in originale: in sloveno.

E mi raccomando, se siete a Torino, vi aspetto sabato e domenica: sarò per Voce del Verbo Moda al Circolo dei Lettori (indirizzo super-chic: Palazzo Graneri della Roccia, via Bogino 9: http://www.vocedelverbomoda.it ). Vi aspetto sabato 22 alle 16 (in una conversazione tra petali, cipolle e ispirazione con la mia amica stilista Colomba Leddi), e domenica 23 alle 11, per parlare di guardaroba recessionista (è possibile essere chic senza finire sul lastrico?). Ora vado a mettere il mio abitino nero glam cheap in valigia.


E’ primavera. Comincio lentamente a respirare di nuovo.

Giovedì, 20 marzo 2014 @09:15

"E’ primavera. Comincio lentamente a respirare di nuovo".
(Riikka Pulkkinen)
Finalmente primavera.

Oggi, equinozio di primavera. Finalmente! Oggi, per il mio #spillo su Gioia ho scelto una frase di una scrittrice finlandese, che avevo conosciuto e intervistato a Milano, tratta da un libro delicato, che mi era piaciuto: "L’armadio degli abiti dimenticati" (Garzanti). Dove ci sono due donne, un segreto, un abito giallo. Cliccate sul suo nome per saperne di più.

La Ragazza dallo Sguardo Prezzante. (Sì, proprio lei: con nuove avventure glam cheap).

Mercoledì, 19 marzo 2014 @10:12

"Mi sono ritagliata una bella specializzazione. Sono una "prezzatrice" abilissima. Ho sviluppato una competenza incredibile nel riconoscere – e prezzare – qualunque capo di abbigliamento. Do del tu alle borse firmate come se fossero mie carissime amiche. La Bouvier di Gucci, la Gaucho di Dior, la Kelly o la Birkin di Hermès… Non le ho mai viste da vicino, ma non importa, le conosco intimamente, e soprattutto so recitare a memoria il cartellino del prezzo. E dire che di moda non ho mai capito nulla. Mi sono laureata con una tesi sul "Casting di Mr. Darcy", ovvero le fortune cinematografiche di Jane Austen. Il mio sogno è sempre stato quello di scrivere di libri e viaggi, e una borsa per me è sempre stata solo un accessorio con la zip dove infilare le chiavi di casa e gli occhiali da sole. E, naturalmente, il mio romanzo preferito".

E’ lei, Stella, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante. (Ed è una pagina del mio libro, "Glam Cheap – Una vita in offerta speciale", uscito nel 2007 per Sonzogno, ahimè sempre più attuale). Stella è tornata, sempre più glam cheap, e vi aspetta a Torino: perché saremo lì, a Voce del verbo moda. Vi aspetto sabato 22 marzo alle 16, per parlare di cipolle e petali che diventano abiti insieme alla mia amica stilista Colomba Leddi (che mi disegnò l’abito di Glam Cheap, ispirato a quello della copertina del libro!); e domenica 23 alle 11, per parlare di "Vestirsi chic senza ridursi sul lastrico". Possibile? Possibile.
Vi aspetto! A Torino, questo weekend, al Circolo del Lettori:
http://www.vocedelverbomoda.it/vestirsi-chic-senza-ridursi-sul-lastrico/

Il vento, che porta stelle di primavera.

Martedì, 18 marzo 2014 @08:31

"La bora ha spalancato la finestra.
Calde stelle
cadono sui campi.
Primavera.
Primavera".
(Srečko Kosovel)
Il vento, che porta stelle di primavera.

Srečko Kosovel. Nome (quasi) impronunciabile. Un poeta sloveno del Carso, il Carso pietroso che circonda dall’alto Trieste, la mia città; Carso di ciclamini, muretti, pietre scabre e vento. Un poeta legato ai miei sedici anni: le prime poesie sue che ho letto erano il regalo di un ragazzo romantico, e sloveno, come lui. Da allora sono passati molti venti e molte pietre; e una sorpresa, quando ieri ho scoperto che è stato appena rieditato un suo libro: "Tra Carso e Caos – Pre/sentimenti", 40 poesie di Kosovel nella traduzione di Darja Betocchi, e 13 composizioni costruttiviste (il movimento a cui aderì il giovane poeta) del pittore Eduard Stepancic. Ed è della piccola, giovane casa editrice triestina Comunicarte: http://www.comunicarte.info . Tra l’altro, oggi è un poetico anniversario: Kosovel nasce il 18 marzo 1904 (e muore giovanissimo, a 22 anni) a Sežana, allora impero austro-ungarico, oggi Slovenia. Ma le stelle di primavera sono le stesse.

Sapevo cosa volevo diventare: una donna indipendente. Gli abiti me l’hanno permesso.

Lunedì, 17 marzo 2014 @08:44

"Da ragazza non ho mai pensato di diventare una stilista, ma sapevo cosa volevo diventare: una donna indipendente. Gli abiti me l’hanno permesso".
(Diane von Furstenberg)
Il potere di un abito.

L’avrà pronunciata davvero, questa frase, Diane von Furstenberg? Penso di sì, perché è una frase che ho trovato più volte nelle sue interviste: la stilista americana, a capo di un impero che porta il suo nome (DVF, ovviamente), crede, fortemente crede, nell’empowerment. Non potere e basta, ma fiducia in sé, nelle proprie capacità, nel saper fare. E mi piace la dichiarazione, che ha due letture: gli abiti le hanno permesso di diventare indipendente (di più: ricca, potente stilista), ma gli abiti che ha inventato, ovvero i wrap dress, hanno permesso a lei e a tutte le donne di vedersi, sentirsi, più forti e indipendenti. Per questo mi è piaciuto rivedere i suoi mitici wrap dress in "American Hustle", addosso alla bravissima Amy Adams, e scriverci sopra un pezzo per Gioia, uscito qualche settimana fa:
Wrap dress. Gli abiti-vestaglia ma super fascianti (come dice il nome, appunto), lanciati da Diane von Furstenberg negli anni Settanta, gli anni in cui è ambientato il film. E che sono riusciti a trasformare Amy in una bomba sexy, complice peraltro una scollatura vertiginosa. Eppure i wrap dress, che festeggiano i 40 anni in una mostra a Los Angeles - "Journey of a dress", il viaggio di un vestito, fino all’1 aprile - sembrano difficili: proprio perché sono molto, troppo fascianti. Ma è proprio questo il punto: sono abiti studiati per trovare, ed esibire, la giusta dose di "confidence and sexiness", di sicurezza in sé e sensualità, come sottolinea Michael Wilkinson, il costume designer di "American Hustle". Basta vedere come li portano due donne completamente differenti: Kate Middleton, icona di leggerezza; e Michelle Obama, fiera della sua taglia XL. Abiti che esaltano la femminilità. Ed era proprio questo l’intento di Diane von Furstenberg, quando li inventò: abiti di jersey sexy ma comodi e veloci, non-stiro, con cui andare in ufficio, pigiarsi in metropolitana, fare carriera. Perché l’emancipazione femminile passa anche per la moda. Abiti da "empowerment", per sentirsi sicure di sé. "Ho sempre voluto vivere la vita di un uomo dentro il corpo di una donna": questa la filosofia di DvF. Ma per farlo, bisogna scegliere un abito che dichiari al mondo: sì, sono femmina. Impariamo da lei, allora, e da Amy Adams.


Mi piacciono, come sapete, le storie che raccontano gli abiti: per questo sono molto contenta di essere stata invitata, il prossimo weekend, a Voce del verbo moda, il festival torinese di moda e letteratura: http://www.vocedelverbomoda.it Sarò quindi a Torino, al Circolo dei lettori, sabato 22 alle 16, per presentare l’amica stilista Colomba Leddi; e ancora domenica 23 alle 11, per parlare di Glam Cheap. Partendo dal mio libro, una conversazione semi-seria su come vestirsi chic senza ridursi sul lastrico. Vi aspetto!

La gioia sconosciuta delle città straniere. E cronache da Varsavia, tra bar mleczny e arte nel parco.

Venerdì, 14 marzo 2014 @08:49

"Nelle città straniere c’è una gioia sconosciuta,
la fredda felicità di un nuovo sguardo."
(Adam Zagajewski)
Nelle città straniere, dove possiamo essere altro da noi.

Grazie a Elena, lettrice del blog, che mi ha mandato dei versi che – vera coincidenza poetica – collegano i due poeti polacchi che ho portato con me in viaggio. Perché questi versi di Zagajewski (tratti da "Dalla vita degli oggetti", Adelphi, e tradotti da Krystyna Jaworski) sono dedicati a Zbigniew Herbert, ovvero i poeti dei miei ultimi Buongiorno.
E quello sguardo freddo e felice di chi viaggia è il nostro. Il mio, nei giorni appena passati a Varsavia.


Varsavia, Polonia. Ci sono arrivata con poche immagini (il bambino del ghetto di Varsavia, mani alzate) e qualche verso in tasca, anzi nel mio iPhone. Ho trovato una vista dalla mia camera d’albergo, la prima notte, che riassume per me la città: il gigantesco palazzo della scienza e della cultura, regalo staliniano del 1955; proprio davanti, la silhouette curva di un nuovissimo grattacielo da archistar, quello di Daniel Libeskind (sì, lo stesso che sta costruendo, sul terreno di ground zero a Manhattan, il nuovo One World Trade Center, e che è polacco, figlio di ebrei polacchi sopravvissuti allo sterminio), con accanto un grande shopping center a bolle illuminate. Questa è Varsavia per me: il passato dell’Ottocento completamente distrutto (la città è stata rasa al suolo, a cominciare dal ghetto), e ricostruito dopo il 1944 praticamente uguale, quasi Disneyland, ossessivamente; ma soprattutto i palazzi e la vita soviet con, accanto, la nuova ricca Varsavia che costruisce grattacieli e futuro. E se tutta la città è piena di Starbucks e sushi bar, è anche vero che i "bar mleczny", le vecchie latterie soviet dove si mangiano a poco prezzo "pierogi" (i ravioloni polacchi, ripieni di funghi e cavoli, o formaggio), sono state salvati, restaurati, e ancora adesso c’è la fila a ora di pranzo, vecchie signore con la borsa della spesa e ragazzi con il telefonino in mano. L’amica Klara mi ha portato in quello che si chiama "Prasowy", ovvero "per la stampa" (accanto c’era la sede di un giornale). Mentre a Mysia 3, indirizzo un tempo cupo, il vecchio palazzo-ministero della censura è stato trasformato in un concept store di design e moda, con caffè all’ultimo piano. Una bella vendetta della storia. E poi? Poi l’arte: il museo di arte moderna dentro un vecchio negozio di mobili anni Sessanta, ad esempio. E il centro di arte contemporanea all’interno di un castello, in un parco cittadino, motivo del mio viaggio a Varsavia: www.csw.art.pl/ e http://csw.art.pl/index.php?lang=eng . Perché il direttore, Fabio Cavallucci, è un italiano, trasferito qui (anche) per amore: di un’artista polacca, Katarzyna Kozyra, e dell’arte polacca in generale. Il castello Ujazdowski nel parco ha un bistrot e un ristorante iper-design che non stonerebbero a Berlino o Londra, e in questo momento ben tre mostre. Quella che mi è piaciuta di più è quella appena inaugurata, "A few grams of red, yellow, blue", ovvero i colori della bandiera nazionale della Romania, visto che è una collettiva di giovani artisti rumeni. Mitteleuropa forever.

In Friday Lisa, la poesia di Zagajewski in inglese, non in polacco, per farla viaggiare più velocemente nel mondo. E, visto che mi piace tanto, lì trovate tutta la poesia in italiano.

Qualsiasi vento è vento di mare… Ogni via in cui tira vento è la viuzza di un porto.

Giovedì, 13 marzo 2014 @09:51

"Qualsiasi vento è vento di mare, e qualsiasi città, anche la più continentale, nelle ore di vento – è marittima. C’è odor di mare, no, ma: c’è aria di mare, l’odore lo aggiungiamo noi. Anche il vento del deserto è di mare, anche quello della steppa è di mare. Giacché al di là di ogni steppa e di ogni deserto – c’è il mare, l’oltredeserto, l’oltresteppa… Ogni viuzza in cui tira vento è la viuzza di un porto".
(Marina Cvetaeva)
Fermati. Chiudi gli occhi: sei altrove.

Le parole di oggi forse le avete riconosciute: sono della russa Marina Cvetaeva, una delle mie poetesse preferite del Novecento. Poetessa che conosceva la steppa, le città – eppure in ogni vento, come me, ritrovava il mare. Ed io, ad ogni giornata di vento, ovunque io sia, mi sento tra le vie della città dove sono nata. Nostalgia di Trieste e della bora.
Le parole di oggi (tratte da un libro che la Cvetaeva scrisse sul suo incontro con la pittrice Gončarova: "Natalja Gončarova- Ritratto di un’artista", Edizioni delle donne, a cura e con traduzione di Luciana Montagnani) sono anche il mio #spillo della settimana su Gioia.

Sei capace di costruire un mondo nuovo, con quello che trovi?

Mercoledì, 12 marzo 2014 @11:40

"Nulla di speciale
Cartelloni colori
Chiodi colla
Carta spago

Il signor artista
Costruisce un mondo
Non dagli atomi
Ma da quel che avanza"
(Zbigniew Herbert)

Sei capace di costruire un nuovo mondo con quello che trovi? Con gli avanzi, i detriti, i pezzi spaiati. Con quello che trovi. La bellezza è nel tuo sguardo.

Il Buongiorno di oggi è di un poeta che (ancora) non conosco, ed è un regalo della mia amica Klara. L'ho conosciuta a Vienna un anno fa, a un viaggio design. L'ho rivista ieri a Varsavia, dove vive. Ha 26 anni, è laureata in storia dell'arte, lavora e sta costruendo una Polonia nuova. Ieri mi ha fatto vedere la "sua" Varsavia, e le ho raccontato dei miei Buongiorno. Hai un poeta preferito, le ho chiesto? Dei versi per il mio Buongiorno di domani? Ed eccoli. La traduzione è a doppio salto - lei mi ha mandato i versi in inglese e ci siamo confrontate su una parola in polacco - comunque, eccoci qui. È bello scoprire un Paese, un nuovo paesaggio - e nuovi grattacieli - dalla finestra, di cui vi racconterò presto, e tornare con un poeta in tasca.

Compito a casa: esci e impara a guardare.

Martedì, 11 marzo 2014 @07:46

"Compito a casa
per il giovane poeta

non descrivere Parigi
Leopoli e Cracovia

descrivi la tua faccia
a memoria
non allo specchio

allo specchio puoi confondere
verità e suo riflesso.

non descrivere un angelo
descrivi l'uomo
che hai incrociato ieri"

(Tadeusz Różewicz )

Compito a casa: esci e impara a guardare.

Quello che sto facendo io a Varsavia. I versi e l'invito di oggi sono tratti dall'antologia "Le parole sgomente" (Metauro Edizioni), del poeta polacco Różewicz, a traduzione e cura di Silvano De Fanti.

Dalla mia finestra, vedo la Polonia.

Lunedì, 10 marzo 2014 @07:29

"Da dove viene?", mi chiese.
"Dalla Polonia", confessai.
"Oh, beato lei, beato lei!", esclamò in preda a genuino entusiasmo mediterraneo. "Il lutto! Soprabiti neri. Gioielli funebri. Versi commoventi sulla morte di un soldato. Ne ho sentito parlare, ne ho sentito parlare. Nebbia, stoppie e cavalleria. Croci nei campi. Un migliaio di valorosi. Trombe, segnali e il silenzio. Bello, bello. Lei è un uomo fortunato…"
(Adam Zagajewski)
Oggi sono, per la prima volta, in Polonia.

Per l'esattezza, a Varsavia. E prima di partire ho aperto il libro di un poeta polacco, cercando qualche parola che mi accompagnasse nel viaggio, verso questo Paese di cui so così poco. No, non l'amata Szymborska. Ma "Tradimento" di Zagajewski, Adelphi. Dalla mia finestra su Varsavia, oggi, il sole.

Solo una donna libera è una donna felice.

Venerdì, 7 marzo 2014 @08:04

"Io sono una donna libera. Sono stata, e dunque posso essere, una donna felice… Esiste qualcosa di più raro al mondo?"
(Françoise Giroud)
Solo una donna libera è una donna felice.

Quale miglior augurio per l’8 marzo?, che lo festeggiate o no. (Io festeggio, certo, anche solo con un rametto di mimose, che peraltro mi piacciono: mi piace celebrare, e avere delle occasioni per farlo). E la frase di oggi è straordinaria: è l’incipit di un libro appena uscito per Neri Pozza. Il racconto, anzi sarebbe meglio dire lo sfogo autobiografico (non fu pubblicato che molto dopo la sua morte), di Françoise Giroud, "Storia di una donna libera". Chi era Françoise Giroud? La sto scoprendo adesso, pagina dopo pagina. Nata in Svizzera da emigrés turchi ed ebrei, è stata in realtà una vera parigina: cominciò a lavorare a 14 anni (il padre, un giornalista, morì ancora giovane) in un negozio di libri antichi a Parigi, poi entrò nel cinema, e poi ancora divenne partigiana, militante, infine giornalista. E, più tardi, politica. E’ stata lei a fondare il mitico Elle nel 1945, e L’Express, nel 1953, insieme al suo compagno. Questa frase, di forza e di vitalità, che apre il libro, è stata scritta dopo che aveva tentato di suicidarsi: dopo l’abbandono forzato (forzato, perché fu lei ad andarsene, ma li amava tutti e due) sia del suo compagno, che del suo giornale. E che forza anche in quelle parole: "sono stata, e dunque posso ancora essere, una donna felice". Perché solo una donna libera può essere felice. Non dimentichiamolo.
In Friday Lisa, il Buongiorno di oggi in lingua originale.

Il mattino è un tuo bacio. Anche solo via sms.

Giovedì, 6 marzo 2014 @09:00

"Col nuovo mattino
il mondo mi bacia
sulla tua bocca, donna".
(Juan Ramón Jiménez)
Il mattino è un tuo bacio. Anche solo via sms.

O forse via whatsapp, dovrei dire… Tutte possibilità che all’epoca di Juan Ramón Jiménez, poeta spagnolo nato nel 1881 e morto nel 1958, non esistevano. All’epoca c’erano ancora bigliettini, scritti a mano e infilati in tasca, o nella cassetta delle poste. Nostalgia? No. Perché le parole d’amore e i baci trovano sempre un modo di viaggiare. I versi di oggi, che sono anche il mio #spillo della settimana su Gioia, sono tratti dall’antologia "Poesia d’amore del Novecento", Crocetti. E se li volete di carta, comprate Gioia e ritagliate lo spillo arancione! Già, a proposito di Gioia: nessuno qui ha comprato e visto il mio pagode-reportage su Gioia, il viaggio in Birmania che è uscito settimana scorsa?

Finalmente! Abbraccia, vivi, ama.

Mercoledì, 5 marzo 2014 @09:22

"Si corrono incontro a braccia spalancate
esclamano ridendo: Finalmente! Finalmente!
Entrambi indossano abiti invernali,
cappelli caldi,
sciarpe,
guanti,
scarpe pesanti,
ma solo ai nostri occhi.
Ai loro, sono nudi".
(Wislawa Szymborska)
Non coprirti. Abbraccia, vivi, ama.

Grazie al mio amico Mauro Q., spacciatore di poesie. Che mi ha mandato mesi fa questi versi postumi di una poetessa mito, Wislawa Szymborska (cliccate sul suo nome per leggere le sue altre meravigliose poesie), con un solo commento: vivi, ama, ciao. Ed è questo il mio Buongiorno di oggi.

La Parigi che le mostrò era una città di memorie sensuali, che brillava nel buio.

Martedì, 4 marzo 2014 @08:10

"La Parigi che le mostrò era una Parigi di panorami e di strade, la vista del palazzo delle Tuileries, verso place des Vosges, rue Jacob e rue des Francs-Bourgeois, i grandi viali con i negozi di lusso – il prezzo del paradiso -, la Parigi dei piaceri comuni e la Parigi dell’insolenza, la Parigi che dà per scontato che si sappia qualcosa o che non si sappia assolutamente niente. La Parigi che le mostrò era una città di memorie sensuali, che brillava nel buio".
(James Salter)
Quelle città che brillano nei ricordi, che brillano nel buio.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Tutto quel che è la vita" (Guanda). La storia di un editor in America subito dopo la seconda guerra mondiale; il suo mondo di libri e scrittori, le case che ha sognato, le donne che ha amato. La storia di una vita.

La grande bellezza è un abito azzurro.

Lunedì, 3 marzo 2014 @09:04

La grande bellezza, e un abito azzurro. La grande bellezza è un abito azzurro.

Il Buongiorno di oggi sono due immagini: un film e un abito. Il film è "La grande bellezza", che mi è molto, molto piaciuto, nella sua sontuosa decadenza, nella sua nostalgica malinconia. E che con grande fierezza da italiana, italiana che crede in una rinascita per l’Italia (anche politicamente, diciamolo) ho visto vincere l’Oscar come miglior film straniero. E poi c’è un abito color azzurro, azzurro baby: l’abito di Prada (anche qui, posso?, fierezza italiana) che ha indossato agli Oscar la messicana/kenyota Lupita Nyong’o, premiata come miglior attrice non protagonista per "12 anni schiavo". Il suo abito lievissimo, lungo fino ai piedi, mi ha fatto venir voglia di cieli di primavera e di grandi bellezze. E di comprarmi almeno una camicia azzurra azzurra, un colore che non si trova quasi più.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.