Lisa Corva

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L’Italia, la primavera e il primo amore dovrebbero bastare a rendere felice anche il più cupo degli uomini.

Venerdì, 30 maggio 2014 @08:30

"L’Italia, la primavera e il primo amore dovrebbero bastare a rendere felice anche il più cupo degli uomini".
(Bertrand Russell)
Oh, Italia. La grande bellezza. Godiamocela.

Mi piace questa frase di Bertrand Russell, aristocratico inglese nato nel 1872; visse quasi un secolo e fu un filosofo, un pacifista e socialista. Nobel nel 1950. (E un piccolo gossip: suo fratello Frank sposò in nozze tardive, e brevissime peraltro perché divorziarono presto, la mia adorata scrittrice Elizabeth von Arnim). Insomma, un uomo che amava l’umanità. E l’Italia, ovviamente. Dunque questo è un piccolo omaggio all’Italia, e alla Repubblica Italiana, per il 2 giugno. Il Buongiorno ritorna martedì 3. Intanto godiamoci l’amore, anche se non è il primo, la primavera, e l’Italia!

Per ritrovare la via della confidenza avremmo dovuto dirci pensieri segreti, ma io non avevo la forza di trovare le parole…

Giovedì, 29 maggio 2014 @14:24

"Erano successe negli anni troppe cose brutte, alcune orribili, e per ritrovare la via della confidenza avremmo dovuto dirci pensieri segreti, ma io non avevo la forza di trovare le parole e lei, che forse la forza ce l’aveva, non ne aveva voglia, non ne vedeva l’utilità."
(Elena Ferrante)
Amiche. Perdersi, ritrovarsi.

Ops! Questo è il Buongiorno di ieri, che arriva in super-ritardo, perché ero in viaggio e il computer si è rifiutato di collegarsi a qualsiasi wifi. Ed è il terzo frammento sfilato dalla trilogia di Elena Ferrante, stavolta dal terzo libro: "Storia di chi fugge e di chi resta" (edizioni e/o). Protagoniste, anche nel frammento di oggi, le due amiche. Anzi, forse la difficoltà di comunicare, di dirsi, di raccontarsi, con il passare degli anni, mentre la vita ci acchiappa e ci travolge e noi cambiamo, ci allontaniamo. Una difficoltà viva, reale, vivida, come l’amicizia.

E lo #spillo? Lo trovate su Gioia in edicola… Insieme a un mio corvapezzo sulla prova bikini!

Non riesco a dormire, ho in testa tutte le parole che lui ha detto, tutte quelle che non vedo l’ora di dirgli io.

Martedì, 27 maggio 2014 @08:07

"E’ notte, non riesco più ad addormentarmi, ho in testa tutte le parole che lui ha detto, tutte quelle che non vedo l’ora di dirgli io."
(Elena Ferrante)
Corrente. Campi magnetici. Innamoramento. Amore.

Il Buongiorno di oggi è ritagliato da "Storia del nuovo cognome " (edizioni e/o), il secondo volume della trilogia – ma io spero che arrivi presto il quarto libro – di Elena Ferrante. #librichemiaspettavano, e sono stati per anni sul tappeto del mio studio, pazienti, un po’ impolverati. Ogni tanto li guardavo e sapevo che sarebbe arrivato il momento. Poi è successo. Un giorno ho sorpreso la mia amica M. – che doveva essere fuori a occuparsi di tutt’altro, bambini, il cantiere della casa nuova, le solite cose a perdifiato di una mamma trafelata – sola a casa, telefonino col silenziatore, tazza di tè, e l’aria colpevole. "Mi mancano trenta pagine e devo assolutamente sapere come finisce", mi ha detto. M., che legge pochissimo (anche se i miei libri se li è letti tutti devotamente). Il libro era l’ultimo della trilogia di Elena Ferrante. Incuriosita, ho dissotterrato "L’amica geniale", ed eccomi qui, centinaia di pagine dopo, completamente addicted. E’ bello quando i libri (e le amiche) hanno ancora il potere di sorprenderci.

Si fermò ad aspettarmi e quando la raggiunsi mi diede la mano. Questo gesto cambiò tutto tra noi per sempre.

Lunedì, 26 maggio 2014 @08:05

"Lei riteneva di fare una cosa giusta e necessaria, io mi ero dimenticata ogni buona ragione e di sicuro ero lì solo perché c’era lei. Salivamo lentamente verso il più grande dei nostri terrori di allora, andavamo a esporci alla paura e interrogarla. Alla quarta rampa Lila si comportò in modo inatteso. Si fermò ad aspettarmi e quando la raggiunsi mi diede la mano. Questo gesto cambiò tutto tra noi per sempre".
(Elena Ferrante)
Come nasce un’amicizia. A volte, solo da un gesto.


Due bambine, un rione poverissimo di Napoli alla fine degli anni Cinquanta, due bambole, uno scantinato. Sono le prime pagine di "L’amica geniale" (edizioni e/o), di Elena Ferrante, uscito nel 2011. Un altro dei #librichemiaspettavano. Uno dei libri più potenti che ho letto quest'anno.

Il dolore passa, la bellezza resta.

Venerdì, 23 maggio 2014 @08:09

"Il dolore passa, la bellezza resta".
(Renoir)
Affidati alla bellezza del mondo, anche nella disperazione.

Pierre-Auguste Renoir, pittore impressionista. Forse solo un pittore poteva vedere nella bellezza del mondo un conforto costante, per l’anima e il cuore. E Renoir l’ho riscoperto qualche anno fa, a Parigi, in una mostra alla Gare d’Orsay: "L’impressionisme et la mode". Gli abiti – anche da uomo – del Musée de la Mode Galliera accostati alle grandi tele impressioniste, soffuse di luce e di fiori. Per gli uomini abiti scuri, dimessi, giacche nere a redingote, bastoni da passeggio (scomparsi dal guardaroba maschile, così come gli ombrellini vezzosi contro il sole, da quello femminile); per le donne pizzi, volants, grandi gonne imbastite, fiocchi enormi. In mostra anche un ritratto di Renoir da giovane, dipinto dall’amico Bazille nel loro atelier, ad appena 26 anni, una cravatta blu che è l’unica macchia di colore, l’aria pensosa, o forse solo romantica. Era il 1867. La moda è cambiata, il mondo anche. Le donne, che al tempo dell’Impressionismo potevano dipingere ma timidamente (poche eccezioni, come Berthe Morisot), e non potevano studiare pittura (a Parigi, infatti, nel 1868 fu fondata l’Académie Julian, scuola privata, visto che le ragazze non potevano entrare alle Belle Arti, soprattutto per "colpa" delle lezioni di pittura dal vero, di modelli dal nudo), ora studiano arte, votano, possono divorziare, entrare in politica, viaggiare, scegliere cosa fare della loro vita; possono vestirsi con fiocchi e pizzi ma anche con un paio di pantaloni scuri, se vogliono. E la moda non è un dettaglio. è necessaria frivolezza: decidere come vestirsi, senza corsetti, bustini o, ahimé, il velo, è segno di libertà. Il mondo è magnificamente cambiato: è più libero. E la bellezza ci sa confortare sempre, come pensava Renoir.

Oggi, venerdì, il Buongiorno anche in Friday Lisa: in originale, e dunque in francese.

Quando se n’è andato, di lui mi è rimasto solo me stessa.

Giovedì, 22 maggio 2014 @19:58

"Quando se n’è andato
di lui mi è rimasto
solo me stessa".

(Hoda Ablan)

Ma è abbastanza, è tutto per ricominciare. Così, prova: ricomincia da te.

Hoda Ablan è una poetessa yemenita. I versi sono tratti da una delle più belle raccolte che abbia mai letto e sfogliato: "Non ho peccato abbastanza", un’antologia di poetesse arabe contemporanee. (Mondadori).

Hai nello sguardo come un vento che trascina.

Mercoledì, 21 maggio 2014 @09:46

"Hai nello sguardo come un vento che trascina."
(Goliarda Sapienza)
Ma cosa c’è negli occhi delle persone che amiamo? Nei tuoi vedo il mare, le luci di notte, il mare quand’è calmo.

Anche il Buongiorno di oggi è tratto da "L’arte della gioia" (Einaudi). Ora smetto! E da lunedì un altro dei #librichemiaspettavano e da cui sono rimasta stregata.

Come potevo sapere che la felicità più grande era nascosta negli anni apparentemente più bui della mia esistenza?

Martedì, 20 maggio 2014 @08:42

"Come potevo sapere che la felicità più grande era nascosta negli anni apparentemente più bui della mia esistenza?".
(Goliarda Sapienza)
La luce, il buio.

Avete presente quando un libro vi piace così tanto che lo sottolineate tutto; leggete in fretta perché volete sapere come va avanti e allo stesso tempo non volete che finisca? Bene: a me è successo con "L’arte della gioia", da cui sfilo, come ieri, un Buongiorno. (E con altri due libri di cui vi parlerò presto).

Bisognava essere liberi, approfittare di ogni attimo, sperimentare ogni passo di quella passeggiata che chiamiamo vita.

Lunedì, 19 maggio 2014 @08:26

"Ma bisognava essere liberi, approfittare di ogni attimo, sperimentare ogni passo di quella passeggiata che chiamiamo vita. Liberi di osservare, di studiare, di guardare dalla finestra, di spiare fra quel bosco di palazzi ogni luce che dal mare si insinua fra le imposte…"
(Goliarda Sapienza)
La vita è l’orizzonte. Lontano, le luci del mare.

Ebbene sì. Ci sono #librichemiaspettano. Come "L’arte della gioia" (Einaudi), da cui ho tratto il Buongiorno di oggi. Ne sento parlare da anni, da una cara amica, Marina; ma, non so perché, prima mi è capitato tra le mani "Il vizio di parlare a me stessa", una raccolta di pensieri, di pagine di diario, che conoscete dai Buongiorno. Poi, qualche settimana fa, eccomi qui, dentro "L’arte della gioia", dentro una storia tutta siciliana di vulcani e mare e silenzi e rivoluzioni, che comincia il primo gennaio del 1900, quando nasce Modesta, la protagonista, in uno spazio fangoso di miseria e povertà, circondata da canneti e sole: "La luce mi fa bruciare gli occhi. Sempre, quando esco dalla stanza, la luce mi brucia gli occhi, quando entro invece il buio mi acceca". E poi. E poi invece per Modesta ci saranno conventi e omicidi, donne da amare e donne da uccidere, uomini a cavallo che arrivano di notte, il passo sensuale, il corpo, il sesso, l’amore. Ci sarà la ricchezza, anche e soprattutto quella dei libri. E luce, luce, la luce del mare. E la luce del piacere, senza inibizioni: è quella l’arte della gioia del titolo. Ma che libro straordinario, potente, un libro che è stato a lungo dimenticato: Goliarda Sapienza, siciliana davvero come la sua protagonista (nacque a Catania nel 1924 da una famiglia, e una madre, socialista e rivoluzionaria), terminò il romanzo nel 1976, ma non trovò mai un editore. Finché il suo compagno ne pubblicò alcune copie con Stampa Alternativa, alla fine degli anni Novanta; e poi il libro fu tradotto ed elogiato in Germania, in Francia… Sì, ci sono #librichemiaspettano. E anche libri che aspettano di essere pubblicati. Ora lo trovate in una bella edizione pocket Einaudi, con in copertina una donna sdraiata, al sole della gioia, con un costume da bagno anni Trenta. Forse è un libro che aspetta anche voi.

Rimanere neutrali, estranei, indifferenti alla mafia, vuol dire comunque farne parte: la mia intervista a Maddalena Rostagno.

Sabato, 17 maggio 2014 @08:13

Delitto Rostagno: ieri, la sentenza, dopo 25 anni di menzogne e piste inesistenti. Questi i titoli dei giornali su Mauro Rostagno, l’uomo dalle tante vite (rivoluzionario di Lotta Continua, idealista, pacifista, giornalista e fondatore di Saman, comunità per il recupero dei tossicodipendenti), che fu ucciso in Sicilia nel 1988.

Ricordo questa pagina di storia italiana a modo mio: con un’intervista che feci anni fa (quando ancora scrivevo per Grazia), a sua figlia, Maddalena Rostagno.

Questo libro è tante cose insieme. E’ il ritratto di un padre che non c’è più, attraverso gli occhi di una bambina; è un atto d’accusa alla mafia; è un viaggio attraverso l’Italia degli anni Settanta, quella del centro sociale Macondo, di Lotta Continua e delle comunità hippy e post-hippy. E’ il ricordo, continuo, straziante, fermo nel tempo, di un ultimo sguardo: quello tra Maddalena, la figlia, e Mauro, il padre, uno sguardo qualsiasi, un mattino come tanti, senza sapere che quel giorno, proprio quel giorno, il 26 settembre del 1988, un uomo, un padre, sarebbe stato ucciso, e la vita di quella figlia sarebbe cambiata per sempre. Così è nato "Il suono di una sola mano" (Il Saggiatore): il libro scritto da Maddalena Rostagno, insieme ad Andrea Gentile, per non dimenticare, e per raccontare a chi in quegli anni non c’era. Uscito nel 2011: proprio quando, 23 anni dopo, è iniziato il processo per l’omicidio di Mauro Rostagno: l’ex leader di Lotta Continua, che in Sicilia, in un baglio in campagna, aveva fondato Saman, una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, e in Sicilia è stato ucciso.

Maddalena, perché questo libro?
"Per "ravvivare la memoria", in un momento nel quale ricordare tutto, ogni piccolo dettaglio, è davvero importante. I processi si fanno nelle aule, non fuori; ma l’attenzione pubblica conta, conta eccome: è anche grazie a quest’attenzione, e a una raccolta di firme partita nel 2008, che si è arrivati alla riapertura del processo. Ma il libro l’ho scritto anche per me stessa, come valvola di sfogo, per stare "più composta" in aula".

In fondo è come se raccontasse suo padre a una ragazza che ha vent’anni adesso, che non ha mai sentito parlare di lui, nè di Lotta Continua, di Saman, di Macondo…
"Forse ho scelto Andrea come compagno di avventura e di scrittura anche per questo, per cercare di "arrivare" anche a chi è nato dopo Mauro, dopo la sua morte".

Il suono di una sola mano è quello della meditazione, secondo una favola zen che le raccontò suo padre. E’ anche il titolo del libro. Non è troppo ermetico?
"Lei trova? Ma io credo che dopo aver letto quella storia, che riporto nel libro, si possa capire benissimo chi fosse davvero Mauro".

Nel libro racconta che, il giorno del funerale lei, che aveva appena quindici anni, volle una colonna sonora precisa, per il tragitto in auto dalla chiesa al cimitero: "The
sound of silence" di Simon & Garfunkel, ripetuta venti volte, in loop. Questo libro è anche un modo per rompere il silenzio?
"Non solo. Mio padre era musica. Di ogni canzone posso dire se l’ho sentita con lui o senza di lui. Che fosse la chitarra, uno stereo o un concerto sentito dal vivo al parco, la musica era una costante nella nostra vita. E sono tante, troppe le canzoni che me lo ricordano: Sultans of Swing dei Dire Straits, è una delle prime".

Lei si chiama Maddalena. Ma suo padre la chiamava Kusum: Kusum Ma Santosh, "fiore di contentezza". Un nuovo nome per una nuova vita: alla fine degli anni Settanta, infatti, avete vissuto in un ashram in India.
"Sono stati due anni meravigliosi. Scoprire a quell’età che il mondo non è solo quello che conosci sotto casa tua è importante. E poi il verde indiano, dopo aver visto l’India, ha un’altra intensità rispetto al nostro verde".

Mi ha colpito un piccolo dettaglio, la cravatta di Naj Oleari (che andava così di moda tra le ragazze milanesi agli inizi degli anni Ottanta) che comprò per suo padre a Milano: strano regalo, per un ex sessantottino, ex arancione, che all’epoca si vestiva solo di bianco…
"Era un gioco, tra me e Mauro: serviva a ricordargli quanto io cercassi "normalità", anzichè la nostra quotidianità fuori del comune".

Lei si augura che chi legge questo libro lo chiuda, e pensi…
"Che rimanere neutrali, estranei, indifferenti alla mafia, vuol dire comunque farne parte".

Lo stile è un modo semplice di dire cose complicate. (E un flash su Berlino style).

Venerdì, 16 maggio 2014 @09:24

"Lo stile è un modo semplice di dire cose complicate".
(Jean Cocteau)
Perché anche una giacca parla. Purtroppo.

Il mio Buongiorno di oggi è di Jean Cocteau, esteta, poeta, scrittore, artista, regista, drammaturgo… Francese multi-talento e sperimentatore. Nato nel 1889, morto nel 1963. Lo trovate, in francese ovviamente, in Friday Lisa.

Ma vi aggiungo anche uno dei miei pezzi di moda per Gioia. Stavolta non Milano né Parigi, ma… Berlino.

La berlinese chic non ha paura del freddo. La berlinese chic non ha paura neppure dello chic. Forse è tutto lì il segreto delle ragazze spericolate di Berlino (spericolate perché è difficile essere fashion sottozero, e andando quasi sempre in bici), che ora viene raccontato in "La berlinese" (L’ippocampo), da Angelika Taschen e Alexa von Heyden. (Sì, la stessa casa editrice che ha pubblicato il mitico libro rosso de "La parigina", di Ines de la Fressange). Anche questo manuale di stile foto, disegni, e una piccola guida ai caffè dove rifugiarsi tra un vernissage e l’altro; perché è l’arte, non dimentichiamolo, il vero cuore pulsante della città. Ma chi sono le berlinesi? Sono quasi tutte delle "nuove arrivate", vere nomadi contemporanee, spiegano le autrici del libro. Adorano l’incompleto, perché a Berlino c’è sempre un cantiere aperto da qualche parte, e questo feeling si sente anche nella moda: abiti di seta con orli scuciti, stivaloni vissuti, e lo smalto rosso sulle unghie, se c’è, è già un po’ smangiato… Se ci provassi io sembrerei semplicemente, come dire, sciatta; ma accanto alla Porta di Brandenburgo ha un suo meraviglioso perché. Altro segreto: il no-logo. Le berlinesi non portano nulla che abbia il logo in vista: quindi niente it-bags, né occhiali firmati. Invece amano i maglioni, tutto ciò che è tricottato e knitwear; collezionano sciarpe, sciarpone e "beanies", i berrettoni di lana. Indispensabili!
Poi, certo, ci sono i momenti glam. Il red carpet della Berlinale, ad esempio, ovvero il festival di cinema, ogni febbraio. Ci sono concept store che sembrano gallerie d’arte, come Murkudis, dentro una vecchia fabbrica: www.andreasmurkudis.com/. Però alla vera berlinese piace la moda hand-made, come gli abiti e le borse di feltro di Christine Birkle, in vendita da Hut Up, il suo negozio-atelier dentro uno dei cortili più belli di Berlino, gli Heckmann Höfe: www.hutup.de
E lo stile sottozero di Berlino per me rimarrà sempre la mia amica Hila, che arriva, in una gelida mattina di febbraio, al caffè dove abbiamo appuntamento, in bici, sotto i primi fiocchi di neve della giornata: avvolta in due sciarpone, berretto calato sopra gli occhi, anfibi da militare. Bellissima. Quasi un’installazione (non per niente anche lei lavora nel mondo dell’arte). Sì, questa per me è Berlino. Un consiglio? Scopritela durante la Berlin Biennale, che quest’anno cade dal 29 maggio al 3 agosto (http://www.berlinbiennale.de ): decine di gallerie, show ed eventi da girare in bici, ovviamente. Ma con una sciarpa in borsa. A Berlino non si sa mai.

Quella notte fecero l’amore, amandosi in quel modo che è un altro Paese, un Paese a sé stante, né mio né tuo.

Giovedì, 15 maggio 2014 @08:22

"Quella notte fecero l’amore, amandosi in quel modo che è un altro Paese, un Paese a sé stante, né mio né tuo."
(Nadine Gordimer)
E’ questo dunque l’amore: attraversare un confine. Entrare in un Paese sconosciuto. Ma entrarci insieme.

La storia di una ragazza occidentale che si innamora di un ragazzo islamico: una storia di amore e di confini. E’ quella raccontata da Nadine Gordimer, scrittrice sudafricana, Nobel per la letteratura nel 1991, in "L’aggancio", Feltrinelli, da cui ho tratto il Buongiorno di oggi.

Ecco, guarda ti regalo questa luce, dopo la pioggia...

Mercoledì, 14 maggio 2014 @08:27

"Ecco, guarda ti regalo questa
luce, dopo la pioggia,
luce lavata smarrita
in un mondo annegato…"
(Chandra Livia Candiani)
Ti regalo questa luce.

Il Buongiorno di oggi è tratto da un piccolo libro bianco Einaudi di una poetessa italiana che mi piace molto: "La bambina pugile", Einaudi.

A proposito di Nigeria, #bringbackourgirls e scrittrici africane che vogliono che il mondo cambi.

Martedì, 13 maggio 2014 @08:52

"Non pensiate che non veda le sfide che mi attendono. La gente dirà che sono una donna di seconda mano. Gli uomini mi feriranno e scherniranno, ma non mi fermeranno. Rimarrò nella terra dei vivi. Sono tornata e il mondo si schiude davanti ai miei occhi come un uovo aperto a metà".
(Lola Shoneyin)
Raccogli la sfida per le piccole donne che verranno.

Tutti avete visto la campagna #BringBackOurGirls. Forse avete anche voi pubblicato la vostra foto con un cartello e un #hashtag, come Michelle Obama, per chiedere il rilascio delle ragazze nigeriane sequestrate dagli estremisti islamici, ragazze la cui unica colpa è quella di voler studiare. Forse avete visto anche voi la foto di quelle ragazze ricoperte dal velo, nel video fatto circolare dai terroristi. Nigeria. Della Nigeria non so nulla, tranne – come spesso mi accade – quello che mi raccontano i libri. Ad esempio "Piccola ape" (Bompiani), di Chris Cleave, la storia tragica e bellissima di una bambina nigeriana in fuga in Inghilterra, salvata dal machete dei terroristi, un libro che mi aveva profondamente straziato e commosso.
Ma il Buongiorno di oggi è la frase finale di un libro di una scrittrice che in Nigeria ci vive tuttora, Lola Shoneyin, che dopo aver studiato in Inghilterra è tornata a casa. Ed è tratto da "Prudenti come serpenti" (66th and 2nd, una casa editrice di cui, ogni volta, mi meravigliano i libri, con copertine acquarellate, splendide e delicate, come gioielli). Nel libro, Lola Shoneyin (che si è sposata, ha avuto quattro figli, insegna e lotta per le piccole donne del suo Paese) racconta la storia di Bolanle, una ragazza sveglia e laureata, che però decide di diventare la quarta moglie di un ricco poligamo. Nigeria, Paese di ricchezze e di analfabetismo, e di poligamia, tuttora; Lola lo sa, perché sua nonna era la prima moglie, infelice, di un ricco nobile nigeriano. E sua madre questo le ha insegnato: la poligamia va combattuta. Sono le donne, anche, ad accettare le sfide, lottare, cambiare, senza arrendersi. Il futuro dell’Africa passa per le donne? "Io ci credo", risponde la scrittrice, che avevo intervistato mesi fa. E che mi aveva ricordato, molto prima di #BringBackOurGirls: "Non dimentichiamoci che ci sono aree del mio Paese – come nello Stato di Zamfara – dove solo il 5% delle ragazze tra i 5 e i 16 anni sanno leggere e scrivere". La libertà passa per l’istruzione: non è un caso se anche Malala, la bimba pakistana che tentarono di uccidere perché difendeva il diritto delle bambine del suo Paese di andare a scuola, è stata una delle prime ad aderire a #BringBackOurGirls. "E se mi chiede cos’è successo oggi all’eroina del mio libro", dice Lola, "le rispondo: Bolanle è tornata in Università, sta facendo un PhD".
Posso chiudere con una piccola notazione di necessaria, politica frivolezza? La stretta al cuore nel vedere le ragazze sequestrate coperte dai veli grigi. Via tutti i tessuti colorati, i print splendidi che sono il vanto e la meraviglia delle donne africane. Con la scrittrice ne avevamo parlato: "Adoro la moda e tutto quello che disegna Duro Olowu: mi piace l’idea che questo stilista parta dai print tradizionali. Appena compirò 40 anni – quest’anno - mi vestirò solo con questi tessuti. Se vivi in Nigeria, devi scegliere abiti che facciano respirare". Già, respirare. Anche la moda a volte è respiro, è ossigeno. Quanto hanno lottato, le donne prima di noi, per lasciarci la libertà di decidere come vestirci, cosa studiare, dove vivere. Quante piccole donne aspettano che lottiamo ancora, per loro. #BringBackOurGirls e onore alle donne che non si arrendono.

Perché le tue amiche non ti adorano nonostante i tuoi difetti, ti adorano per i tuoi difetti.

Lunedì, 12 maggio 2014 @09:09

"Perché le tue amiche non ti adorano nonostante i tuoi difetti, ti adorano per i tuoi difetti, e secondo Balzac era questa la forma d’amore più vera".
(Tania Kindersley e Sarah Vine)
Se sei un’amica. Se hai un’amica.

Il Buongiorno di oggi è tratto da una specie di piccolo manuale sulla femminilità oggi, scritto con grande ironia da, guarda caso, due amiche! Due giornaliste inglesi: "All’indietro sui tacchi a spillo", Einaudi. Il titolo? E' un celebre "bon mot": Ginger Rogers ha fatto tutto quello che faceva Fred Astaire; però all’indietro, e sui tacchi a spillo.

Scoprire vuol dire vedere quello che tutti hanno visto, e pensare quello che nessuno ha pensato.

Venerdì, 9 maggio 2014 @09:36

"Scoprire vuol dire vedere quello che tutti hanno visto, e pensare quello che nessuno ha pensato".
(Albert von Szent- Gyorgyi)
Per andare dove nessuno è stato, non serve viaggiare.

Nome ora sconosciuto ai più (anche a me): eppure Albert von Szent- Gyorgyi, scienziato ungherese, ma anche militante antinazista durante la guerra, scoprì la vitamina C e vinse il Nobel per la Medicina nel 1937. Morì in America dov’era emigrato. E quindi trovate la sua frase in inglese, in Friday Lisa. Un invito a nuovi territori. A pensare fuori dai confini.

Quella sera ero bellissima. Lo so, perché lo vidi nei suoi occhi.

Giovedì, 8 maggio 2014 @08:38

"Quella sera ero bellissima. Lo so, perché lo vidi nei suoi occhi."
(Nuala O’ Faolain)

E’ così. Così facile, così incomprensibile, così misterioso: lo sguardo carezzevole di chi ci ama ogni volta ci trasforma, ci fa risplendere. Amore è magia.

Il Buongiorno di oggi (che è anche il mio #spillo su Gioia) è di una scrittrice irlandese, Nuala O’ Faolain, scomparsa nel 2008. Non era bella, non era chic, non era ricca: seconda di nove figli, cresciuta tra fame, liti e alcol in una famiglia cattolica e poverissima di Dublino, riuscì a salvarsi, a diventare una giornalista, ad andare a Londra, grazie all’amore per le parole e per i libri (che raccontò nel libro autobiografico "Sei qualcuno?", Guanda). La frase di oggi è invece tratta da "L’isola nel cuore", sempre Guanda. A parlare è una donna over 50 che lascia Londra e torna, dopo tanti anni, a casa, nella sua terra, nella sua isola, l’Irlanda appunto. Il racconto lucido, a tratti impietoso, a tratti struggente, di un venire a patti con il proprio corpo, il corpo che invecchia, il corpo sfatto e irriconoscibile; con il desiderio di amare, di essere amate, ancora.

Non era un sì, nemmeno un no, era un niente. Mentre la speranza della felicità futura era tutto.

Mercoledì, 7 maggio 2014 @08:05

"Non era un sì, nemmeno un no, era un niente. Mentre la speranza della felicità futura era tutto".
(Rosa Matteucci)
Quel tutto che ci siamo promessi?

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Le donne perdonano tutto tranne il silenzio" (Giunti).

Se amore è la distanza che ci chiama.

Martedì, 6 maggio 2014 @12:16

"Se amore è la distanza che ci chiama".
(Valerio Magrelli)
Amore atlante, mappa, orizzonti.

Il Buongiorno di oggi è semplicemente il titolo di una poesia: sfilata dal piccolo libro bianco Einaudi "Il sangue amaro", di Valerio Magrelli.

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Alza gli occhi, alza lo sguardo. Il mondo è fuori.

Lunedì, 5 maggio 2014 @08:27

"O a scuola, certe mattine
dalla penombra
di un’aula a pianterreno
lassù, nel quadrato sereno
chiuso fra i tetti di Milano,
una facciata bianca di sole
che guarda via,
da un’altra parte, lontano".
(Umberto Fiori)
Alza gli occhi, alza lo sguardo. Il mondo è fuori.

Buongiorno! Questo non è solo il mio #spillo della settimana su Gioia, di un poeta italiano che conosco e ammiro, Umberto Fiori (poeta e voce anni Settanta: ricordate Stormy Six e "Stalingrado"?). Ma, e non è un caso, perché sono entrambi milanesi, e amici da tempo, il libro da cui sono tratti i versi di oggi, "Poesie 1986-2014" (Oscar Mondadori) ha in copertina un dipinto di Marco Petrus. Petrus, l’amico pittore di cui sono appena stata all’opening della mostra in Triennale, a Milano. "Atlas", fino al 2 giugno (http://www.triennale.it/it/mostre/future/3429-atlas : e ingresso libero, molto glam cheap!).
Architettura dipinta e astratta: per imparare ad alzare gli occhi, ad alzare lo sguardo. Così come fa Petrus. Anche con i suoi "upside down": quando si innamorò di Trieste (e i dipinti divennero una mostra memorabile all’ex Pescheria), mi disse: "Sto camminando per la città cercando di conoscerla meglio: le case, le rive, le strade. E, vista la sua storia particolare, città di confine, città incrocio di culture, vorrei far dialogare tipi diversi di architettura, un fregio di un palazzo asburgico insieme alla curva di una casa degli anni Trenta". Una città capovolta: in fondo, un altro modo di guardare la città. Gli scorci dal basso in alto che vedete in mostra in Triennale sono Milano, o sono forse qualsiasi città. Anche la vostra. Un nuovo sguardo: provate anche voi.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.