Lisa Corva

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Quand’ero bambino, uscivo di casa e parlavo col mare.

Lunedì, 30 giugno 2014 @08:28

"Ti ho mai raccontato dell’isola bianca? Era piccolissima, circondata da scogli bianchi come il ghiaccio, e noi ragazzi facevamo a gara a chi ci arrivava per primo a nuoto. Quand’ero bambino ci abitavo proprio di fronte. Uscivo di casa e parlavo col mare."
(Cynthia Collu)
Conversazioni con le isole.

Un altro dei #librichemiaspettavano. Dopo la trilogia (ma presto arriva il quarto libro, in autunno, sempre per e/o) di "L’amica geniale", dalla pila polverosa di libri ho tirato fuori "Una bambina sbagliata", Mondadori, di Cynthia Collu. Un romanzo del 2009 che mi piaceva, per il titolo e per la copertina: una bimba con le mani che coprono gli occhi. E il libro, che mi ha aspettato tutti questi anni, aveva in effetti una storia potente, e dolorosa, da raccontare. La storia di una bambina "sbagliata", nata a Milano da un amore di immigrati – perché gli immigrati all’epoca eravamo noi, gli italiani stessi – e quindi da un padre sardo che porta nel cuore il suo mare e la sua isola, una madre pugliese bellissima che non sa quasi leggere e scrivere, e parla un italiano abbacinato, un altro dialetto-lingua. La "bambina sbagliata", nata da un amore ma non amata, cresce nella periferia grigia degli immigrati, a Quarto Oggiaro; cresce tra i palazzoni e i campi. Cresce e legge, cresce e sogna. Una Milano che non c’è più: non dimentichiamola.

Lady Serpentine: ovvero il mio incontro con Julia Peyton-Jones, la donna dietro i Serpentine Pavilions a Londra.

Domenica, 29 giugno 2014 @12:11

E’ una delle donne più potenti dell’arte contemporanea oggi: quasi una Thatcher dell’arte contemporanea. Ho incontrato e intervistato Julia Peyton-Jones, e sono rimasta davvero, come dicono gli inglesi, "impressed". Ecco la mia intervista, uscita su D di Repubblica settimana scorsa: mi piace l’idea di metterla on line adesso, in contemporanea con l’inaugurazione dell’ultimo Serpentine Pavilion a Londra. Peccato non esserci...

Parliamo di donne con Julia Peyton-Jones, la lady dietro la Serpentine Gallery di Londra. Ha mai avuto una figura femminile di riferimento, un’ispirazione per la sua formidabile carriera? "Sì: le donne del fregio del Partenone al Museo di Pergamon, a Berlino" risponde. "Dee forti, combattenti, coraggiose. Le ho viste anni fa e sono rimasta folgorata". Donne di marmo sublime, donne vincenti che vengono dal passato. Quelle di oggi, del resto, le conosce bene: l’archistar Zaha Hadid, ad esempio, a cui diede l’incarico per il primo Serpentine Pavilion nel 2000 (e che quest’anno ha disegnato la Serpentine Sackler, così le gallerie nel parco sono diventate due). Oppure Marina Abramovic, vera icona, ora ospite "live" (con la performance "512 Hours", dall’11 giugno fino al 25 agosto). Alla Peyton-Jones piacciono i rischi. Ma, come le donne del Partenone, si assicura di avere abbastanza lance per portare avanti la sua battaglia. E abbastanza soldi: tutto si regge sulle sue abilità di "fundraiser". Nei party con cui inaugura, ogni giugno, il Pavilion – quest’anno firmato dall’architetto cileno Smiljan Radic – si affollano celeb che di solito vediamo sul red carpet. Il suo padiglione preferito? "L’ultimo: quello su cui stiamo ancora lavorando", risponde senza sbilanciarsi, con un sorriso. Per lei l’arte contemporanea è glam, può essere persino un profumo: "Serpentine" è stato lanciato questa primavera insieme a Comme des Garçons, una fragranza unisex, con flacone e packaging disegnato da un’artista ovviamente, la superstar Tracey Emin. Di Julia Peyton-Jones, o meglio della sua vita privata, non si sa niente: non è sposata, non ha figli. Ma se dovesse scegliere un’opera d’arte, un dipinto, uno solo, dentro il quale vivere? "Una tela di Vermeer, "La donna in blu" che è al Rijksmuseum di Amsterdam. Perché è molto architettonico, nella composizione, e assolutamente contemporaneo. Una ragazza, in piedi davanti a una grande mappa geografica, legge una lettera". D’amore? "Chissà", sorride; ma si vede che non è convinta. Le sue donne forti hanno altro da fare che perdere tempo con lettere d’amore.

Giardini più archistar. È questa dunque la cifra vincente del Serpentine Pavilion, il padiglione "estivo" immaginato e costruito nel cuore dei Kensington Gardens a Londra, e commissionato ogni anno a un diverso architetto celeb. Il nuovo Pavilion, il 14esimo, è stato inaugurato il 26 giugno; avrà all’interno, come sempre, un caffè, e rimarrà aperto, tra eventi di arte, musica e poesia, per quattro mesi, fino al 19 ottobre. E’ progettato dal cileno Smiljan Radic; prima di lui, mostri sacri come Frank O. Gehry, Jean Nouvel, Oscar Niemeyer, e Ai Weiwei, il vulcanico artista e dissidente cinese coinvolto nel 2012 insieme a Herzog & De Meuron per un inedito padiglione "sotterraneo". www.serpentinegalleries.org

Non è vero che quello che è utile è bello. E’ quel che è bello che è utile.

Venerdì, 27 giugno 2014 @14:31

"Non è vero che quello che è utile è bello. E’ quel che è bello che è utile."
(Anna Castelli)
La bellezza – e la sicurezza – degli oggetti.

Una tazza, magari quella che avete in mano adesso, mentre mi state leggendo. Il computer o il telefonino su cui state seguendo questo Buongiorno digitale. La sedia su cui siete seduti. Gli occhiali. L’abito e le scarpe che avete addosso. Ovvero: la bellezza degli oggetti: quelli più utili, banali, che usiamo o indossiamo ogni giorno, la tazza preferita, il cellulare che è il nostro secondo altro cuore pulsante. Non è vero, forse, che è la bellezza ad essere utile, perché ci regala gioia? Mi ha fatto pensare, questa frase, che ho trovato per caso, e che è di una donna che ha dedicato tutta la sua vita agli oggetti: Anna Castelli. Ovvero la donna che, insieme al marito, è stata l’anima di Kartell, il marchio di design in plastica fondato nel dopoguerra. Non la conoscevo, e non conoscevo la sua storia, non sapevo che è stata lei a disegnare quei coloratissimi contenitori Componibili in plastica, nel ’69, ormai super-vintage, e a metterli in produzione; ed è stata lei una delle due donne direttore del Compasso d’Oro, il premio di design industriale fondato esattamente 60 anni fa, su un’idea del mitico Gio Ponti. E’ anche per questo che mi piace scrivere per Elle Decor (dove trovate, sul numero di giugno adesso in edicola, il racconto di tutti i nuovi premiati del Compasso d’Oro di quest’anno, nella mia rubrica "Italian is better"). Mi piace scoprire le storie dietro il design, dietro una tazza o una sedia; mi piace sapere che ci sono idee, emozioni, donne e uomini che ci hanno creduto. La sicurezza e la bellezza degli oggetti.

Visto che è venerdì, e Friday Lisa, un’eccezione. In omaggio a Italian is better trovate il Buongiorno di oggi anche in inglese: tradotto, versione export. E cercatemi in edicola: su Elle Decor, la storia e gli oggetti del Compasso d’Oro.

Un frutto è sempre un bacio dentro l’altare del seme e giugno ride e ride.

Giovedì, 26 giugno 2014 @08:43

"Un frutto è sempre un bacio dentro l’altare del seme
e giugno ride e ride.
Più di febbraio e maggio
si fa sostanza. Per questo il ramo ha dormito".
(Mariangela Gualtieri)
Metti una ciliegia in bocca: finalmente, dopo un lungo sonno, cuore e sensi si risvegliano. Promessa d’estate.

Il Buongiorno di oggi è una ciliegia, anzi una manciata di ciliegie, ed è anche il mio #spillo su Gioia di questa settimana. E' tratto da un piccolo libro bianco Einaudi: "Senza polvere, senza peso". I libri di poesie che mi piace tenere sul comodino.

Allacciami. Sono il tuo bottone.

Mercoledì, 25 giugno 2014 @09:45

"Io ti sbircio
come una scacchiera
di battaglia navale
non so ancora dove
mi affonderai
segnerai una fenditura
con la biro nera
degli occhi
e mi porterai in salvo
su una terra consegnata
un tema della luce
senza crepe: tu m’insegni
il filo la tela
la presa l’abbandono
tenere restare stringere
essere vecchi, piccoli piccoli
tacere buttarsi
contatto immaginazione. Io
imparo, io
mi allaccio."
(Chandra Livia Candiani)

Allacciami. Sono il tuo bottone.

La poesia di oggi è così bella che non ho avuto cuore di ritagliarla: ed eccola, è il vostro Buongiorno. E’ tratta da "La bambina pugile, ovvero La precisione dell’amore", un piccolo libro bianco Einaudi, della poetessa italiana Chandra Livia Candiani. A cui ho già ritagliato altri lievissimi versi.

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Essere libera vuol dire anche accettare di perdere.

Martedì, 24 giugno 2014 @08:57

"Essere libera vuol dire anche accettare di perdere."
(Françoise Giroud)
Non avere paura.

Il Buongiorno di oggi è tratto da un bel libro-autobiografia di cui vi ho già parlato: "Storia di una donna libera" (Neri Pozza). Cliccate sul suo nome per saperne di più.

Sopra tutti loro calava il tramonto e l’aria, chissà come, sapeva di liquirizia.

Lunedì, 23 giugno 2014 @08:07

"Sopra tutti loro calava il tramonto e l’aria, chissà come, sapeva di liquirizia."
(Giorgio Fontana)
Le mie isole sanno di liquirizia e di elicriso. E poi salvia e mare e sole e terra. Estate.

Eppure il Buongiorno di oggi non viene da un’isola (anche se è su un’isola che ho festeggiato il primo giorno di quest’estate, e ho raccolto il giallo, profumato elicriso che sa vagamente di liquirizia, ma da un bel romanzo tutto ambientato a Milano: "Morte di un uomo felice", del trentenne Giorgio Fontana (Sellerio). Un romanzo pacato, saggio, con il passo lento di un giudice negli anni del terrorismo, con il passo lento dei pensieri e di certe sere d’afa a Milano. Una sorpresa. Mi è piaciuto, molto.

Brilla, l’estate selvaggia, brucia tutto, uomini e cose, nella sua placida crudeltà.

Venerdì, 20 giugno 2014 @10:00

"Brilla, l’estate selvaggia,
il seno colmo di rose;
brucia tutto, uomini e cose,
nella sua placida crudeltà".
(Theodore de Banville)
Petali e il fuoco del tramonto, campi di grano e vento che cambia l’orizzonte: comincia l’estate.

Ho trovato per caso questi versi ottocenteschi del poeta francese Theodore de Banville. Tradotti da me, ma li trovate – in francese – in Friday Lisa. Piccolo omaggio al solstizio di domani e all’estate che sta per riverberare.

I piaceri di giugno, e la saggezza delle margherite.

Giovedì, 19 giugno 2014 @09:21

"La vita è una situazione ammirevole, non credi anche tu? Denota un tale ingegno avere un mese di giugno ogni anno e un mattino ogni giorno, per non parlare degli uccelli, di Shakespeare, e del proprio lavoro… Vedi quanto bene mi ha fatto un pomeriggio tranquillo al sole con le margherite?"
(Elizabeth von Arnim)
I piaceri di giugno, e la saggezza delle margherite.

Elizabeth von Arnim, lo sapete già; una delle mie scrittrici preferite. Cliccate sul suo nome per scoprire tutti i Buongiorno petalo che le ho ritagliato e i suoi romanzi di inizio Novecento (tutti Bollati Boringhieri). La frase di oggi è tratta da "La storia di Christine". Ma se non avete mai letto nulla, cominciate con "Un incantevole aprile", o "Il padre", o ancora "Il giardino di Elizabeth", tra i suoi migliori.

Guardo le nuvole riflesse nelle finestre e mi meraviglio di come anche la mia tristezza possa rendermi felice.

Mercoledì, 18 giugno 2014 @07:49

"Osservo le nuvole riflesse nelle finestre scorrevoli e mi meraviglio di come anche la mia tristezza possa rendermi felice."
(Donna Tartt)
Dolce malinconia.

Il Buongiorno di oggi è tratto dal romanzo che ha vinto il Pulitzer quest’anno: "Il cardellino", di Donna Tartt, Rizzoli (traduzione di Mirko Zilahi de’ Gyurgyokai). Quasi 900 pagine intorno a un quadro: il cardellino del titolo (che è poi un dipinto del 1560). Ma anche di Manhattan, solitudine, la fatica di crescere e di amare. Bello.

La felicità le scorre dentro come un torrente in primavera.

Martedì, 17 giugno 2014 @07:44

"La felicità le scorre dentro come un torrente in primavera".
(Åsa Larsson)
La felicità è un disgelo.

Solo al Nord, forse, i torrenti scorrono con questa foga. Solo una scrittrice che viene dal Nord, forse, sa rendere la felicità con il disgelo. E infatti il Buongiorno di oggi è di una giallista svedese che sto scoprendo adesso, su consiglio di un’amica appassionata di thriller: Åsa Larsson. Bravissima. Protagonista: una donna, l'avvocato Rebecka. E le terre della Lapponia. Il libro è "Il sangue versato" (Marsilio). E per fortuna ne ha scritti altri…

Siamo così. Siamo quello che manca in tutte le spiegazioni.

Lunedì, 16 giugno 2014 @07:23

"Mentre io parlo, tu
guardi la giacca
buttata sul divano,

ma non lo trovi lì
quel che vuoi dire.
C’è un altro posto.
Se ti volti a rispondere
arriva anche a me, la luce.

Mentre le cose
Ti vengono nella voce
E ti scaldano, più le ascolto
Più sento come sei via.
E anch’io, anch’io sono là.
Siamo così. Siamo quello che manca
in tutte le spiegazioni."
(Umberto Fiori)

Siamo le fessure, gli intersizi, lo spazio intermedio, il non detto, il rumoroso silenzio, quello che poteva essere e non è stato.

I versi di oggi sono tratti da "Poesie" di Umberto Fiori, Oscar Mondadori.

Il glicine mi ha svegliato stamattina, e c'era tutto giugno nel giardino.

Venerdì, 13 giugno 2014 @06:51

"Il glicine mi ha svegliato stamattina
e c'era tutto giugno nel giardino"
(Ann Mc Gough)
Quale fiore ti ha svegliato stamattina?

E, visto che è Friday Lisa, insieme ai versi di oggi in inglese vi regalo uno degli ultimi rami fioriti del mio gelsomino.

Ma che liberazione, che sollievo, diventare altro.

Giovedì, 12 giugno 2014 @08:36

"Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.
Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?
Perché tutta la nostra bruciante nostalgia
dovrebbe rimanere avvinta nel pallore gelato e amaro?
L’involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.
Cosa c’è di nuovo che consuma e dirompe?
Certo che fa male, quando i boccioli si rompono, male a ciò che cresce
e a ciò che racchiude."
(Karin Boye)
Ma che liberazione, che sollievo, diventare altro.

Karin Boye è stata una poetessa svedese di inizio Novecento.

Può essere una città, un colore, un’ora del giorno. Il chiodo su cui il tuo destino tende a impigliarsi e strapparsi.

Mercoledì, 11 giugno 2014 @08:59

"Può essere una città, un colore, un’ora del giorno. Il chiodo su cui il tuo destino tende a impigliarsi e strapparsi."
(Donna Tartt)
La vita è fatta di strappi. A volte, di rammendi.

Il Buongiorno di oggi è tratto dal romanzo che ha vinto il Pulitzer quest’anno: "Il cardellino", di Donna Tartt, Rizzoli (traduzione di Mirko Zilahi de’ Gyurgyokai). Cominciato con molta perplessità (non solo per la mole, quasi 900 pagine; ma anche per il titolo, che in inglese è bellissimo, The Goldfinch, ma in italiano ha un che di ridicolo), e finito con molta commozione. Di cosa parla? Di un cardellino innanzitutto; un piccolo quadro, che è il nucleo di tutto il romanzo (un quadro che esiste davvero, dipinto da Carel Fabritius nel 1654 a Delft). Parla di un attentato a Manhattan in un museo, di un ragazzino che rimane senza madre, della difficoltà di crescere, di fidarsi e affidarsi, di amare. E della potenza quasi magica, salvifica, dell’arte: fosse anche solo un quadro.

Cara amica, ti odio. Anzi no.

Martedì, 10 giugno 2014 @09:02

"Capii che ero arrivata fin là piena di superbia e mi resi conto che – in buona fede certo, con affetto – avevo fatto tutto quel viaggio soprattutto per mostrarle ciò che lei aveva perso e ciò che io avevo vinto. Ma lei se ne era accorta fin dal momento in cui le ero comparsa davanti e ora, rischiando attriti coi compagni di lavoro e multe, stava reagendo spiegandomi di fatto che non avevo vinto niente, che al mondo non c’era alcunché da vincere, che la sua vita era piena di avventure diverse e scriteriate proprio quanto la mia, e che il tempo semplicemente scivolava via senza alcun senso, ed era bello solo vedersi ogni tanto per sentire il suono folle del cervello dell’una echeggiare dentro il suono folle del cervello dell’altra".
(Elena Ferrante)
Cara amica, ti odio. Anzi no.

Storie di amicizia. Se avete mai avuto un corpo a corpo con un’amica, uno di quei rapporti intricati di tenerezza e fastidio, invidia e consolazione, leggete la Ferrante, questo è il libro per voi. Sto parlando ovviamente della trilogia dell’Amica geniale, di Elena Ferrante (il Buongiorno di oggi è tratto dal secondo volume, "Storia del nuovo cognome", sempre edizioni e/o), che – notizia fantastica – non sarà più una trilogia: in autunno esce il quarto volume, che si intitolerà "Storia della bambina perduta". Non vedo l’ora. Intanto, per chi è a Roma, ne verranno letti dei passi durante "Letterature - Festival internazionale di Roma", in Piazza del Campidoglio a Roma. Proprio oggi. Chi legge è la bella e brava Jhumpa Lahiri, scrittrice bengalese-americana, di cui forse qualcuno sul blog ha letto "La moglie", e di cui avevo molto amato i racconti, a cominciare da "L'interprete dei malanni". Perché la misteriosa e segreta Elena Ferrante non compare mai in pubblico...

Empowerment of aesthetics, e ubriacarsi di luce acquamarina: cronache dalla Biennale Architettura.

Lunedì, 9 giugno 2014 @08:18

"Eravamo a Venezia ad aprile, ed io ero ubriaca di luce acquamarina."
(Antonia S. Byatt)

Sono appena tornata dall’opening della Biennale Architettura a Venezia (per questo niente Buongiorno venerdì: sono stata risucchiata dal caleidoscopio Biennale), e sono tornata con due frasi. La prima è di una delle mie scrittrici preferite, Antonia S. Byatt, l’autrice del mitico "Possessione" ed è una frase letta per caso nella vetrina di una libreria, di notte, camminando per le calli, un libro-gioiello aperto sull’incipit di un suo racconto: "We were in Venice in April and I was drunk on aquamarine light". L’altra frase era una scritta al neon: "Empowerment of aesthetics", ai Giardini della Biennale, davanti al Padiglione Danimarca. La bellezza rende davvero più forti? Di sicuro le Biennali sono sempre un’occasione di bellezza, un luna park, un caleidoscopio multicolor… Anche durante gli opening (ma non solo), per l’altrettanto caleidoscopico peoplewatching. A quest’opening della Biennale mi hanno colpito certe bellissime giacche da uomo – da architetto?- destrutturate e di lino (vabbè, visto che c’ero ho guardato anche i maschi che le indossavano); e poi, le ho contate, ben cinque borse di Issey Miyake, la Bao Bao fatta a rombi, molto architettonica, molto colore, molto divertente. It-bag design: http://shopbaobaoisseymiyake.com (e no, prima che me lo chiediate, la it-bag che costa come un affitto non ce l'ho).
Cos’altro porto con me di questa Biennale? Il Padiglione Innesti/Grafting (nel senso di innesti di architettura nei tessuti della città) curato da Cino Zucchi, all’Arsenale: una passeggiata visiva attraverso Milano, Milano bombardata dopo la guerra e Milano di Portaluppi, ma anche Milano di oggi, la cttà che cresce attorno a Piazza Gae Aulenti: emozionante. Il Padiglione Montenegro http://treasures-in-disguise.net : quattro archi-edifici dell’ex Jugoslavia abbandonati, scelti e studiati da un gruppo di architetti internazionali, ricostruiti in modellino, con un wallpaper che riproduce lo stato attuale di degrado ma anche di bellezza da salvare, Yugo Reloaded. La dichiarazione d’intenti di Rem Koolhaas, il curatore, in Fundamentals: tutto il Padiglione Centrale, dove ogni stanza era dedicata a uno dei fondamenti dell’architettura: scale, porte, finestre, balconi, persino una stanza dedicata ai wc (sì, avete letto bene, partendo da un esemplare dell’antica Roma).
E poi i gadget: quello di "Across Chinese Cities - Beijng" era, con tocco di autoironia, una mascherina antigas per sopravvivere nelle inquinatissime città cinesi; quello del Padiglione Austria, un catalogo che è un piccolo buffo archivio dei Parlamenti in tutto il mondo, misure comprese (nel padiglione ricostruiti come modellini, tutti bianchi, appesi alle pareti in ordine alfabetico: un archivio architettonico dei centri di potere); quello del Padiglione Nordico uno scotch azzurro con su scritto "Forms of Freedom", di nuovo parole in libertà. Ma i più belli forse erano i coloratissimi quaderni della Biennale stessa: gialli, azzurri, rossi, con T-shirt abbinate. Un bellissimo lavoro di una grafica olandese, Irma Boom.
La Biennale Architettura http://www.labiennale.org/it/architettura/ è aperta fino al 23 novembre: andateci! Dentro il luna park dell’architettura. E Venezia al suo meglio, con tante mostre – anche d’arte antica - che non sono purtroppo riuscita a vedere, e la magia acquatica della laguna.

Il mese di giugno si distese all’improvviso nel tempo, come un campo di papaveri.

Giovedì, 5 giugno 2014 @07:20

"Il mese di giugno si distese all’improvviso nel tempo, come un campo di papaveri".
(Neruda)
Si apre e distende giugno, pigramente, al sole. Trionfo di oro e rosso, come un campo di papaveri. Una meraviglia e un invito: sboccia anche tu.

Ricordate queste parole di Neruda? Sono il mio #spillo su Gioia di questa settimana. Giugno e papaveri.
Io invece sto andando a Venezia all'opening Biennale Architettura, vi racconterò.

Sapeva esattamente che ora fosse osservando l’aprirsi e il richiudersi dei fiori.

Mercoledì, 4 giugno 2014 @08:39

"Arrivata alla sua nona estate, senza che nessuno gliel’avesse mai insegnato, Alma sapeva esattamente che ora fosse osservando l’aprirsi e il richiudersi dei fiori."
(Elizabeth Gilbert)
Donne petalo. Impariamo dai fiori.

E’ proprio lei, Elizabeth Gilbert, la ragazza americana che, insoddisfatta della sua vita, scappò per un anno prima in Italia (per mangiare), poi in India (per pregare), e infine a Bali (dove trovò un nuovo amore). La sua fuga è stata un colpo di bacchetta magica. Non solo il libro che scrisse dopo, "Mangia, prega, ama" di Elizabeth Gilbert, è diventato un super-bestseller e un film con Julia Roberts, ma le ha permesso di cambiare davvero vita. E’ diventata milionaria, e adesso, nella sua nuova casa con giardino, e con il suo (nuovo) marito, si dedica a fughe quotidiane: scrivere. Il nuovo romanzo, "Il cuore di tutte le cose", è appena uscito per Rizzoli, e parla di una donna dell’Ottocento, una botanica che si appassiona della vita segreta dei muschi, in fuga anche lei fino ai mari del Sud. L’ho letto e - inaspettatamente per me che non amo i romanzi storici – mi è molto piaciuto.

L’oro scuro e la prova costume.

Martedì, 3 giugno 2014 @06:34

Tutto qui? Ci sentiamo davvero pronte? Ultima strategia: chiudere gli occhi e lasciarsi andare all’oro scuro. E’ in un bel romanzo che sto leggendo, con colpevole ritardo: "L’amica geniale" (bestseller, e primo della trilogia di Elena Ferrante, edizioni e/o). La protagonista, nata in un poverissimo rione di Napoli, va al mare per la prima volta a quindici anni, con un costume cucito dalla madre. Siamo alla fine degli anni Cinquanta, e non ci sono soldi, solo speranze. Lenuccia sbarca a Ischia con tutte le ansie, le paure, il senso di inadeguatezza che proviamo noi ogni estate: a dimostrazione del fatto che non è il bikini nuovo, di lycra ultima generazione, e non cucito a mano da una mano maldestra, che fa necessariamente la differenza. Il vero miracolo lo fa il mare: il mare bacia la goffa Lenuccia, la trasforma, la fa sentire bella, abbronzata, sicura di sé. Torna e si sente diversa, più forte: "il viso, le braccia, le gambe erano come dipinti d’oro scuro". E’ questa la vera cura beauty, ricordiamocelo.



Niente firma, perché il Buongiorno di oggi l’ho scritto io: è un pezzettino del mio articolo su Gioia di questa settimana, sulla ahimé stagionale prova costume. Ma tra consigli e autoironia, sono riuscita a infilare, come vedete, anche un pezzettino del #librochemiaspettava e da cui ho sfilato i miei ultimi Buongiorno. Per la serie: ossessioni! E una notizia arrivata in diretta dalla casa editrice, edizioni e/o: il quarto libro di Elena Ferrante uscirà in autunno. Per sapere cosa accadrà a Lenuccia e Lina.


Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.