Lisa Corva

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Ciò che fa notte dentro di noi, può lasciare stelle.

Venerdì, 31 ottobre 2014 @08:39

"Ciò che fa notte dentro di noi, può lasciare stelle"
(Victor Hugo)
Perché il dolore, la sofferenza, la paura lasciano, a volte, una scia di stelle.

Il Buongiorno di oggi è una frase tratta da "Novantatrè", l’ultimo romanzo di Victor Hugo. "Novantatrè" è il 1793, anno buio durante la Rivoluzione Francese. Mi è piaciuto incontrare queste parole ora, quando i giorni si accorciano e il calendario ci ricorda, con più malinconia, chi non c’è più: quel buio da cui siamo venuti e dove andremo, quella notte dove però brillano, speriamo, delle stelle. Ma è anche un invito a non aver paura della notte. Perché il dolore, la sofferenza, la paura lasciano, a volte, una scia di stelle.
E leggete com'è bello Buongiorno di oggi – che è anche una Buonanotte – in originale, in francese, in Lisa globish, nella parte rosa del mio blog. Bonjour.

Passano le nuvole, cariche di notizie.

Giovedì, 30 ottobre 2014 @08:44

"Passano le nuvole, cariche di notizie.
La lettera che non è arrivata si accartoccia nella mia mano."
(Nazim Hikmet)

Il mio cuore è sulla punta delle mie ciglia…

Il Buongiorno di oggi è di un poeta che amo molto: Nazim Hikmet, il comunista romantico rivoluzionario, morto a Mosca nel 1963, in esilio, dopo anni di prigione e lotte nella sua patria, in Turchia. Un uomo che credeva. Nell'amore, nella democrazia, nella forza delle parole. Per scoprirlo, un libro prezioso, le "Poesie d'amore" edite da Mondadori. Un Oscar da tenere sul comodino. Il Buongiorno di oggi è anche il mio #spillo su Gioia! di questa settimana. Buoni cieli e buone nuvole a tutti.

Sull’anima neppure un ghiacciolo.

Mercoledì, 29 ottobre 2014 @09:34

"Qui le notti sono lunghe e scure, le giornate – brevi, e il silenzio straordinario – tutto si è coperto di ghiaccio in attesa dell’inverno, ma continua a non esserci neve. Il vento del sud disorienta anche l’aurora boreale. L’autunno è strano e inquieto come la primavera. Le navi sono partite, gli uccelli volati via, sull’Enisej neanche un ghiacciolo, e sull’anima – neppure. Com’è bello quando, persino in natura, non si segue un piano".
(Ariadna Efron)
Sull’anima neppure un ghiacciolo.

Il Buongiorno di oggi viene da lontano. Viene dal 12 ottobre 1953, dalla Siberia, dov’era confinata Ariadna Efron, figlia di una delle poetesse più intense del Novecento, Marina Cvetaeva. E dal suo epistolario con Boris Pasternak, altro grande magnetico poeta (nonché autore del Dottor Zivago, libro cult, libro da Nobel, a lungo proibito in Russia). Per tutte le donne al confino, all’esilio, che sull’anima non hanno neppure un ghiacciolo e continuano a credere nella poesia, nella forza della poesia, della democrazia, dell'amore, della luce. Per noi e la terra che aspetta l’inverno. La lettera è tratta da "Le tue lettere hanno occhi, 1948-1957" (Rosellina Archinto Editore).

Perché, mamma, non mi hai detto che ero arrivata all’ultima pagina del libro della mia vita?

Martedì, 28 ottobre 2014 @10:01

"Perché, mamma, non mi hai detto che ero arrivata all’ultima pagina del libro della mia vita?"

Non un Buongiorno, oggi, ma un addio. La frase di oggi è di Reyhaneh Jabbari, 26 anni, impiccata a Teheran perché uccise l’uomo che voleva violentarla. O forse no, forse non è questa la storia: rimane il fatto che una ragazza di 26 anni è stata uccisa per ordine di un tribunale, e queste sono le sue parole, in una lettera alla madre, l’ultima persona che ha visto, prima di essere impiccata, sabato scorso, mentre noi facevamo altro: passeggiavamo tra i boschi o per i viali di un parco, aprivamo libri, ci fermavano nel caffè preferito, ci rifugiavamo, la sera, nell’abbraccio di chi amiamo. Dando tutto questo per scontato. Dando la vita per scontata. Forse per questo – a prescindere da qualsiasi giudizio politico, che comunque ho, con rabbia e dolore, per qualsiasi governo o presunto tale che si permette di decidere della vita dei suoi cittadini – forse per questo la frase di Reyhaneh mi ha talmente colpita. Perché mi ha ricordato le lettere dei condannati a morte – di tutti i Paesi, di tutte le guerre, anche delle nostre, della Resistenza; biglietti scritti in fretta, magari pieni di errori, di sgrammaticature, di paura e di coraggio. La frase di addio di Reyhaneh - anzi la lettera, che ha fatto il giro del mondo via web e giornali - mi ha commosso perché dice qualcosa a tutti noi: dice di amare, vivere, combattere, abbracciare chi amiamo, dirglielo, bere un caffè ed essere grati anche di questo. Per Reyhaneh e tutte le ragazze uccise, anche quelle che non hanno potuto o saputo scrivere l’ultima lettera. Le bambine siriane in fuga o nei campi o morte nella guerra civile, le ragazze curde che fanno resistenza contro gli integralisti islamici, le ragazze della Nigeria sequestrate e scomparse (ricordate #bringbackourgirls?), colpevoli solo di essere andate a scuola… Bambine e ragazze che comunque non hanno potuto scrivere, i loro capitoli, nel libro della loro vita, stracciato a metà.

The last great adventure is you. (Perché l’ultima grande avventura sei tu).

Lunedì, 27 ottobre 2014 @10:54

"The last great adventure is you"
(Tracey Emin)
L’ultima grande avventura sei tu. Credici, puoi. L’audacia è magia.

Il Buongiorno di oggi l’ho raccolto a Londra, mi è venuto incontro nella libreria di uno dei miei luoghi preferiti, la Serpentine Gallery nei Kensington Gardens (ricordate la mia intervista a Julia Peyton-Jones su D Repubblica, a proposito dei Serpentine Pavilions in mezzo al parco? http://www.lisacorva.com/it/view/1332/ ). La frase è di Tracey Emin, l’artista inglese famosa per le sue frasi-dichiarazioni al neon, ed è anche il titolo di una sua mostra appena aperta a Londra. Quante cose-neon ho visto, tra Londra e Parigi; che incredibile caleidoscopio di arte, design, emozioni (e anche, sì, pause-tè, a Londra ancora più pericolose perché comprendevano scones, marmellata di lamponi e Devonshire cream, una versione non meno calorica della panna). Quante cose nel caleidoscopio, compresa la coda degli scoiattoli nei Kensington Gardens, coda che sembrava iridescente, con luccichii di verde, quasi come la ruota di un pavone. Perché le meraviglie-neon sono ovunque, anche in un parco. Basta fermarsi a guardare.
Intanto, il Buongiorno di oggi è un augurio, è un buon lunedì, buon autunno; una frase-neon che non ci abbandoni. Non lasciamo che qualcun altro scriva il libro della nostra vita. Scriviamole al neon, queste parole di incoraggiamento: che facciano luce, anche nei momenti più bui.

La Ragazza dallo Sguardo Prezzante a Parigi e un ‘blouson en croco’ da diecimila euro (più o meno).

Venerdì, 24 ottobre 2014 @10:47

Bè, sapete che il blog mi è mancato? Mi siete mancati voi, mi sono mancati i Buongiorno. Mi è mancato questo piccolo spazio quotidiano di meditazione: usare una frase, un verso di una poesia, per illuminare un pezzo della nostra vita. Ma ora rieccomi qui, dopo due settimane vagabonde tra Londra e Parigi, glamcheap al cubo (sì, sì, mi invidio da sola…!).
Il Buongiorno ricomincerà lunedì. Intanto, piccola confessione: a Parigi sono andata a toccare dal vero il "blouson en croco" da diecimila euro di cui ho parlato nel numero di ottobre di How To Spend It… E ne ho trovato un altro leggerissimo in pitone che costava "solo" 2500 euro. (Io in tasca ne avevo sì e no dieci, da vera Ragazza dallo Sguardo Prezzante, esattamente come nel mio romanzo "Glam Cheap"). Ecco, comunque, la mia rubrica. Seguitemi su How To Spend It, presto in edicola il numero di novembre: il lusso a volte è anche guardare, non solo possedere. E ho un debole, come sapete, per le cose belle, anche perché le cose più belle della vita sono gratis, non hanno cartellino del prezzo. A cominciare da un tramonto d’autunno, dalla meraviglia di camminare e sentire le foglie nei parchi frusciare sotto i piedi.

Non vedevo l’ora di incontrare Armand Hadida, il proprietario e "inventore", insieme alla moglie Martine, di tutte le boutiques L’Eclaireur a Parigi, non solo perché sono tra i miei negozi preferiti al mondo, ma anche perché è proprio lì, che a più di 40 anni, mi sono decisa e ho comprato il mio primo paio di jeans (ero sempre stata stranamente refrattaria all’indumento). Da allora sono arrivata al quarto jeans, mentre i negozi Eclaireur si moltiplicano e cambiano location, sempre con il solito inarrivabile chic, e sempre diversi l’uno dall’altro, fin dal primo, inaugurato nel 1980. Ognuno è una sorpresa, anche l’ultimo, che è aperto solo il weekend (da venerdì a lunedì), a Saint-Ouen, all’interno del "marché aux puces" settimanale, e che ha aperto una nuova frontiera dello shopping. "Un ibrido, forse più una galleria d’arte e design", spiega Hadida. "Certo, ci sono profumi e accessori, ma la maggior parte della moda in boutique non è da toccare: appare sugli schermi giganti, che funzionano da specchio". La magia delle nuove tecnologie: un altro gioco-shopping per L’Eclaireur. Perché la boutique di Place des Victoires, ad esempio, è super-segreta, non ha vetrine, bisogna suonare al citofono per farsi ammettere, come in un club clandestino; e dentro c’è anche, quasi come dentro una cassaforte, un "cabinet des curiosités" con pezzi unici di design e antiquariato. Mentre il negozio nel Marais al 12 di rue Malher, è dedicato solo agli uomini, in un decoro "raw" e industriale (ma l’ingresso alle signore non è vietato, anzi). A pochi passi, sempre nel Marais, in rue de Sevigné, le signore hanno invece a disposizione ben 500 metri quadri, tra le installazioni dell’artista belga Arne Quinze. Non basta: volendo si può fare shopping direttamente in albergo, se si scende al Royal Monceau, capolavoro dell’eclettico Philippe Starck, dove è stato aperto l’angolo Royal Eclaireur. Tra tutti questi negozi, come scegliere? Su che capi puntare per l’autunno? Hadida risponde: "Su quelli che io chiamo vestiti "intelligenti". Come i trench di Herno, in tessuto super-tecnico, che prendono pochissimo posto in valigia; perfetti in qualsiasi stagione". In boutique si trovano sia da uomo, che da donna (1180 euro). "Ma anche il blouson in coccodrillo di Isaac Sellam, prodotto in esclusiva per noi, magnifico perché il coccodrillo è trattato in modo da risultare leggerissimo, quasi carta velina. Un capo "intemporel", senza tempo". Nelle varianti nero, grigio o rosso (10.800 euro). Poi, il design. Che per L’Eclaireur è soprattutto Fornasetti, tanto che Hadida, che si è appassionato dei pezzi del creativo milanese trent’anni fa, a Fornasetti ha dedicato un prezioso angolo del suo negozio Boissy d’Anglas, in Faubourg Saint-Honoré. "Qui abbiamo ricostruito, con l’aiuto di disegni originali e la consulenza del figlio Barnaba, una vecchia pasticceria milanese ormai distrutta. E ora è possibile prendere un caffè o un aperitivo, tra le scimmie che sono la mia passione". Firmati dall’onirico Fornasetti ci sono piatti (da 210 a 300 euro), candele profumate in contenitori decorati (395 euro)… "Ma per i nostri clienti pensiamo anche a pezzi d’arredo su misura", dice Hadida. Immagino sia stato contento della mostra che la Triennale di Milano ha dedicato a Fornasetti per il centenario, "Cent’anni di follia pratica", e che si è chiusa a febbraio? "Certo, eravamo – con emozione - al vernissage. E le anticipo che tra pochi mesi la mostra arriva a Parigi, al Musée des Arts Decoratifs". Lei, i suoi negozi, l’inafferrabile chic parigino… Già, lo charme parigino per lei cos’è? Un abito, un profumo, un dettaglio di moda? "Parigi per me è camminare ai bordi della Senna, la sera, poco prima del tramonto. L’acqua che scorre sotto il Pont des Arts e il Pont Neuf, che circonda l’île Saint-Louis: è qui, lungo il fiume, che si sente scorrere il sangue nelle vene di Parigi". Acqua che presto scorrerà fino a Los Angeles: è lì, oltreoceano, che è prevista l’apertura del prossimo Eclaireur, il primo all’estero, nel 2015. www.leclaireur.com/

Mentre questo è il corvapezzo che scrissi sui miei primi jeans: http://www.lisacorva.com/it/view/10/

Una delle tappe d’obbligo che la vita ci impone: quella di essere abbandonati o abbandonare.

Giovedì, 23 ottobre 2014 @17:50

"Una delle tappe d’obbligo che la vita ci impone: quella di essere abbandonati o abbandonare".
(Goliarda Sapienza)
Bivio. Incroci. Strade. Quante, anche quest’autunno.

E’ il mio #spillo oggi su Gioia!, ed è una frase tratta da uno dei "libri che mi aspettavano", che è anche uno dei romanzi che più ho amato quest’anno: "L’arte della gioia", di Goliarda Sapienza (Einaudi). Cliccate sul suo nome per saperne di più.

Ajoutez deux lettres à Paris: c’est le paradis. Il mio Buongiorno oggi è da Parigi.

Martedì, 21 ottobre 2014 @09:33

"Ajoutez deux lettres à Paris: c’est le paradis".
(Jules Renard)

Se aggiungete due lettere a Parigi avrete il paradiso… Lo so, in italiano il gioco di parole non funziona, eppure mi ha fatto sorridere vedere questa frase ieri sera, nella vetrata illuminata di un piccolo albergo chic come sanno esserlo solo a Parigi, l’Hotel Paradis, mentre raggiungevo un mio amico per cena nel ristorante proprio accanto, il Vivant, pochissimi tavoli, maioliche sulle pareti, il chiasso rumoroso e luminoso dei locali "branché", alla moda. Ebbene sì: sono a Parigi, arrivata ieri, direttamente da Londra, sempre per lavoro – lavoro glamcheap che quest’autunno mi porta in posti scintillanti e luminosi! La settimana prossima ritorno a casa: da lunedì, vi arriveranno le mie cronache da Londra, le bellissima caleidoscopica Londra, e da Parigi che mi ha accolto adesso con i suoi tetti d’ardesia. Ma intanto, mi leggete, vero? Avete letto il reportage Vienna su Living, di cui sono molto fiera? E mi avete trovato nella nuova rivista uscita sabato in allegato con Repubblica, DLui? Con un archistar a parlare di macchine…
Intanto, il mio Buongiorno da Parigi è quello che vedo in questo momento dalla finestra: tetti grigio ardesia, finestre con le persiane bianche che si aprono su mini balconcini, il cielo grigio perla di Parigi, il Marais qui sotto che mi aspetta. Bonjour Paris!

Se solo avessi saputo, chiederei di riavere indietro il mio cuore.

Venerdì, 17 ottobre 2014 @09:47

"Se solo avessi saputo
Chiederei di riavere indietro il mio cuore
Non posso più sopportare il fuoco, il bruciore"

La città mi parla. Stavolta è Londra che mi parla, anzi Frieze, la fiera d’arte superglam, o meglio l’Ikea per milionari, che si chiude in questi giorni a Londra. E questa frase - tra tutte le frasi che ho letto per la città e sotto le opere d’arte, frasi dipinte, scarabocchiate, illuminate di neon – mi ha colpito e mi è rimasta in testa. La regalo a voi.

(La frase fa parte di un lavoro di Naeem Mohaiemen, Archival Prints on Rice Paper, in mostra a Frieze. La trovate in originale in Lisa English. Quanto a riavere indietro il proprio cuore, meglio un cuore ustionato che un cuore raggelato, non pensate?).

Il suo non era proprio un sorriso: era la luce del sole quand’è dietro le nuvole, in un giorno sussurrato e racchiuso.

Venerdì, 10 ottobre 2014 @08:37

"Il suo non era proprio un sorriso: era piuttosto la luce del sole quand’è dietro le nuvole, in un giorno sussurrato e racchiuso".
(Stella Gibbons)
Il tuo sorriso, una sussurrata promessa di luce.

Non ho scelto la frase di oggi a caso: è tratta dal bel romanzo "Starlight", Vintage Books, di una delle scrittrici British anni 30 e 40 che sto scoprendo adesso, e l’ho scelta anche in inglese - la trovate su English Lisa - come viatico portatile. Perché oggi parto ancora, stavolta per Londra: ma siccome sarà un viaggio glamcheap, molto trafelato, molti appuntamenti, con il laptop in borsa per lavorare, non credo che riuscirò a scrivervi molti Buongiorno… Però guarderò, anche la luce del sole dietro le nuvole (molto inglese!), e vi racconterò presto. Intanto seguitemi: su Elle Decor di questo mese, su Gioia ogni settimana (questa settimana c'è un corvapezzo a cui tengo particolarmente, su tutti gli intrecci tra arte e moda), su D di Repubblica ogni sabato, su How To Spend It ogni mese insieme al Sole24Ore, e, mi raccomando, il corvareportage da Vienna su Living del Corriere della Sera. Mi cercate in edicola?

L’aria era fredda, il cielo molto azzurro, un giorno di quelli che si vorrebbero versare in un bicchiere e bere d’un fiato.

Giovedì, 9 ottobre 2014 @08:04

"Era il 9 ottobre. L’aria era fredda, il cielo molto azzurro, un giorno di quelli che si vorrebbero versare in un bicchiere e bere d’un fiato."
(Åsa Larsson)
Ottobre, aria cristallina d’autunno da respirare.

Sì, è lei, Åsa Larsson, la mia nuova giallista preferita, ricordate? Questo è il suo Buongiorno, che viene dalla Lapponia; la terra dove si rifugia, indaga, si innamora la sua Rebecka (i gialli sono tutti Marsilio). Ed è anche il mio #spillo su Gioia. A proposito, questo numero di Gioia! non perdetevelo, perché c’è un corvapezzo a cui tengo molto, su tutti gli intrecci di moda e arte. Non solo le it-bags disegnate da artisti (sì, ci sono anche quelle), ma le fondazioni, le collezioni, le mostre… Tutti i miei innamoramenti di questi ultimi anni. Cosa volere di più da oggi. Un giorno di ottobre da bere, un giallo da leggere, un giornale di cose belle per sognare.

Un riccio di castagna dorato si staccò da un albero nascosto e atterrò sul marciapiede con un suono lieve.

Mercoledì, 8 ottobre 2014 @08:47

"Il cielo era di un azzurro radioso, ma l’aria immobile era fredda. Un riccio di castagna dorato si staccò da un albero nascosto e atterrò sul marciapiede con un suono lieve".
(Elizabeth Jenkins)
I colori e l’aria immobile di ottobre.

E’ vero che l’aria di ottobre è immobile… Sembra trattenga il respiro, in attesa dell’inverno. La frase di oggi è sfilata da un piccolo libro anni Cinquanta che mi è molto piaciuto, "La lepre e la tartaruga", Astoria http://www.astoriaedizioni.it . Casa editrice che ha un grande merito: come Persephone Books a Londra (di cui vi ho parlato ieri), pubblica libri introvabili o mai tradotti in Italia, quasi sempre di donne, quasi sempre inglesi, quasi sempre anni Trenta e Quaranta. Pagine vintage che amo molto, anche per la sottile ironia che le pervade. Sottile come la luce di ottobre. "La lepre e la tartaruga", in realtà, è un’eccezione: più che ironia, tagliente e trasparente lucidità. E’ un piccolo grande libro sul matrimonio, sull’invecchiare, sui sentimenti che si sgretolano, su una cinquantenne single e anonima vestita di tweed che, incredibilmente, sa catturare il cuore di un uomo.

Mettere radici prima dell’inverno. Nella luce dorata di ottobre.

Martedì, 7 ottobre 2014 @09:27

"Il mese era ottobre, un mese di giorni che si accorciavano, ma di luce dorata dall’alba al tramonto. Non rimaneva molto tempo prima dell’arrivo dell’inverno, e lui cominciò a mettere radici".
(Elisabeth de Waal)
Mettere radici prima dell’inverno. Nella luce dorata di ottobre.

Il Buongiorno di oggi viene da un libro sorprendente e delicato, che sto leggendo in questi giorni, ritrovando la mia Vienna (e anche la Vienna che non conosco). Si intitola "The Exiles Return", un piccolo libro-gioiello di Persephone Books (ve ne ho già parlato, vero? http://www.persephonebooks.co.uk La casa editrice inglese che fa ristampe di libri fuori commercio, in genere di donne, in genere degli anni Trenta e Quaranta). Ma questo, che si intitola "The Exiles Return", non era mai stato pubblicato: è arrivato a Edmund de Waal, il nipote di Elisabeth, scritto a macchina, insieme a un fascio di lettere della nonna. Un nipote speciale: de Waal, ceramista inglese, scrisse qualche anno fa un libro che forse avete letto, il commovente "Un’eredità di avorio e ambra" (Bollati Boringhieri), sulla storia della sua famiglia e su una collezione di "netsuke" giapponesi. (Cos’ ho scoperto anche cosa sono i "netsuke": micro-sculture tradizionali giapponesi, legate con un cordoncino al kimono, a cui venivano legati porta-tabacco o porta-spezie). Dentro, nelle pagine di "Un’eredità di avorio e ambra", c’è anche la nonna: nata Elisabeth von Ephrussi a Vienna nel 1899, in una ricca famiglia ebrea, che perse tutto con la guerra (era lì, nella stanza guardaroba della elegantissima mamma, che venivano conservati i netsuke, con cui i bambini avevano il permesso di giocare mentre la mamma si abbigliava per la sera). Ma sto divagando. Elisabeth non finì in un campo di concentramento, come molti suoi concittadini ebrei dell’epoca; una delle prime donne laureate dell'epoca, lasciò l'Austria, sposò un olandese, de Waal appunto, con cui visse prima a Parigi, poi in Svizzera e infine in Inghilterra. Anni di esilio, terra d’esilio che poi diventò nuova patria e nuova lingua (questo libro, infatti, è stato scritto in inglese, e non in tedesco, la sua lingua madre).
Elisabeth tornò a Vienna qualche anno dopo la fine della guerra, la seconda guerra mondiale che aveva annientato la storia della sua famiglia. Tornò per cercare di recuperare qualcosa, i dipinti, i tappeti, i ricordi; tornò con i "netsuke", salvati – perché considerati poco preziosi – uno per uno nel grembiule, dalla loro cameriera e tata. Tornò negli anni che racconta nel libro, in un autunno dorato, cercando di riconoscere la "sua" Vienna tra i palazzi bombardati, le vite sparpagliate: e sono vite di esiliati che ritornano, un professore universitario, una ragazza nipote di migranti, un ricco mercante, quelle che racconta nel libro. Storie e destini che si intrecciano tra le strade del Ring. Strade di Vienna dimenticate dove uno dei protagonisti ritorna e cammina, cercando di mettere radici, come nella frase originale in inglese: "The month was October, a month of shortening days but of golden light from sunrise to sunset. There was not much time before winter set in, yet in that time he would start growing his roots".


Vienna, Vienna… A proposito: trovate un mio articolo/reportage su Vienna, la nuova Vienna, su Living in allegato con il Corriere della Sera, da oggi. Dunque ci vediamo in edicola, per un viaggio insieme a me?

Tempo delle lacrime. Tempo di nessuno. Tempo per me.

Lunedì, 6 ottobre 2014 @08:31

"Quella pista
che attraversa il mio
corpo

una strada
di raggelato
dolore

neri
i margini feriti
della notte

tempo di nessuno
tra
le lacrime"

(Mariella Mehr)

Tempo delle lacrime. Tempo di nessuno. Tempo per me.

La poesia di oggi è tratta da un piccolo libro Einaudi appena uscito: "Ognuno incatenato alla sua ora". Una nuova poetessa che sto scoprendo, nata a Zurigo nel 1947.

Mercati technicolor, navi e gru nel porto, e case che trattengono il respiro: cronache da Rotterdam.

Venerdì, 3 ottobre 2014 @09:57

Dunque, Rotterdam. Rotterdam di cui non sapevo nulla, tranne quello che avevo scritto su D di Repubblica sul nuovissimo Markthal, appena inaugurato (e, certo, Erasmo da Rotterdam: ricordato in città nelle insegne di bar, caffè, in una statua, e di cui, confesso, nonostante gli anni ormai remoti di liceo classico, continuo a non sapere nulla). Rotterdam che ho scoperto svegliandomi al mattino: fuori dal mio letto d’albergo, candido, enorme, appoggiato a una grande finestra, la luce grigia e perlacea del Nord.
Rotterdam città di architetti: non solo il giovane studio MVRDV, che ha firmato il pirotecnico progetto del Markthal, ma anche di Rem Koolhaas. Proprio lui, il burbero archi-star che ha curato l’ultima Biennale Architettura, e che sta collaborando con Miuccia Prada (anche per la nuova città della moda che aprirà nella febbricitante Milano Expo nel 2015). Città di architetti, di architetture, di grattacieli anche buffi, come le casette triangolari e quasi capovolte sul canale accanto al mio albergo… Città nuova. Perché Rotterdam è stata completamente rasa al suolo nel 1940 dalla Luftwaffe, una mattina di maggio: come ho scoperto (ma quante cose non so, ho dimenticato, ho rimosso), nel primo pomeriggio di pioggia, al caldo sotto il mio piumone bianco, guardando le foto del passato e i video in bianco e nero su youtube. Per non dimenticare…
Per questo, forse, per le bombe che hanno cancellato una città ma non la sua anima, mi è tanto piaciuta Rotterdam. Città integrata e civile, progetti di orti sul tetto, ragazze con il velo in bicicletta, tanti migranti ormai cittadini, forse ora alla terza o quarta generazione: perché da qui, da Rotterdam, partivano le navi per Giava e Sumatra e le colonie, tornavano con il tè e le spezie. Qui, a bordo acqua, nel porto, c’è ancora il New York Hotel, con un caffè vintage ma assolutamente contemporaneo, una ragazza assorta davanti al suo laptop, un ragazzo che legge un libro, una famiglia con le bimbe bionde e le treccine, dei signori con il giornale: quello che mi piace nei caffè, qui ancora di più, perché da qui - da dove ci si imbarcava per New York- partivano navi e sogni.
Per questo, forse, mi sono piaciute certe case che trattengono il respiro, due capolavori del Modernismo. La fabbrica van Nelle, anni Venti, a bordo della città, ora sotto protezione Unesco, dove un tempo si preparavano confezioni di te, tabacco e caffè, e che ora è stata salvata e divisa in tanti uffici, open space, di creativi e dot.com. Ma soprattutto la Villa Sonneveld, costruita negli anni Trenta proprio da uno degli uomini che fecero carriera nella fabbrica e che voleva una villa perfetta, moderna, "come in America"… E dove, mi ha raccontato con gli occhi che le brillavano una ragazza di Rotterdam, si sono trasferiti da un giorno all’altro, lasciando tutto nella vecchia casa, pentole e tappeti, portando solo qualche vestito e i giocattoli dei bambini; che sogno, lasciare tutto e ricominciare una nuova vita!
Tutto è rimasto quasi come allora a Villa Sonnefeld, come a Villa Necchi a Milano: case che trattengono il respiro. Ci sono le tazze per il tè sul tavolo (di vetro opalino, un incredibile color limone o pioggia nella limonaia, anche queste moderniste); ci sono le confezioni di detersivi in cucina, i giornali degli anni Trenta posati in salotto… La matita appuntita e le forbici sul tavolo da lavoro, e sul tavolino-boudoir della padrona di casa, un erbario! Non ne vedevo da quando avevo dieci anni. Bei tempi, vero, quelli in cui ci si poteva permettere di vivere lentamente, raccogliere fiori e foglie e tenere un erbario? Oa magari la giovane padrona di casa posterebbe semplicemente foto di foglie su Instagram. Ma forse l'erbario possiamo farlo anche adesso… Trovare il tempo di raccogliere una foglia per terra e portarla a casa, ammirarla nella sua autunnale perfezione.

Intanto, ecco l’articolo che ho scritto per D di Repubblica, proprio sul nuovissimo Markthal. Domani cercatemi su D, nuovi corvapezzi! Mentre oggi, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante è sul secondo numero di How To Spend It.

Non era ancora aperto (la data ufficiale è il 1 ottobre) e già c’è chi ha chiesto di sposarsi dentro. Del resto il Markthal, il nuovo mercato technicolor di Rotterdam http://markthalrotterdam.nl/en/ ha tutte le carte in regole per diventare una nuova icona in Europa: anche perché è stato progettato da uno degli studi di architettura e urban planning più smart dell’Olanda, MVRDV: http://www.mvrdv.nl . Mercato coperto, certo: perché nei Paesi Bassi le nubi minacciano spesso, e perché è nella grande tradizione europea, anche di quelli "reloaded". Pensiamo al Mercado della Boqueria a Barcelona, San Miguel a Madrid, per non parlare del fenomeno Eataly. Anche Markthal pensa in grande: 10mila metri quadri di superficie, aperto 7 giorni su 7 fino alle otto di sera, 96 unità di frutta e verdura e 15 tra ristoranti e negozi di specialità. Ma il vero punto di forza dell’archi-mercato olandese non sta nelle mele o nelle carote, bensì nell’enorme arco, alto 40 metri, all’interno decorato per 11mila metri con petali, foglie, fiori e frutta oversize. Persino un bruco! Un gioco-arcobaleno che richiama il flower power di Pipilotti Rist, ma è invece firmato degli artisti Arno Coenen e Iris Roskam. Un enorme "murale" tecnologico in 3D, partendo da un cielo che in realtà è un cavolfiore… Non solo: nel mercato ci si potrà anche abitare, con più di 200 appartamenti, e penthouse, in affitto o in vendita. Non è la prima volta che gli architetti di MVRDV si misurano con spazi reinventati: a Schiedam, sempre in Olanda, hanno trasformato una cappella neoclassica, con aggiunte design in fiammante rosso, nella sala d’entrata del museo di arte moderna. E il loro futuro "art depot" per il museo Boijmans Van Beuningen a Rotterdam assomiglia a una grande ciotola rovesciata, tutta specchiata, con in cima un rooftop garden. Ma sempre e ovunque, colori. La forza dell’arcobaleno in architettura.

Non possiamo resistere, senza tenerezza.

Giovedì, 2 ottobre 2014 @10:39

"La maggior parte delle persone non sa amare né lasciarsi amare, perché è vigliacca o superba, perché teme il fallimento. Si vergogna a concedersi a un’altra persona, e ancor più ad aprirsi davanti a lei, poiché teme di svelare il proprio segreto… Il triste segreto di ogni essere umano: un gran bisogno di tenerezza, senza la quale non si può resistere".
(Sándor Márai)
Tenerezza. Come sopravvivere, senza?

Mi piace molto questa frase di Sándor Márai, che è anche il mio #spillo della settimana su Gioia!. Una frase forte sulla paura di amare e la forza della tenerezza, tratta da uno dei romanzi che più mi sono piaciuti del grande scrittore ungherese del Novecento, "La donna giusta" (Adelphi). Voglia di tenerezza, certo, ancora più in queste prime giornate di ottobre. Voglia di casa e di abbracci dove abitare.
A proposito di casa… Io sono tornata da Rotterdam, e domani arriveranno le mie cronache dalle luci grigie del Nord.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.