Lisa Corva

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Preferisco disegnare piuttosto che parlare. Disegnare è più veloce, e lascia meno spazio alle bugie.

Venerdì, 28 novembre 2014 @08:41

"Preferisco disegnare piuttosto che parlare. Disegnare è più veloce, e lascia meno spazio alle bugie."
(Le Corbusier)
Da quando tempo non prendi in mano una matita?

Sarà vero che il disegno lascia meno spazio alle bugie? Non ne sono sicura… Anche il disegno, persino gli schizzi di un grande architetto come fu Le Corbusier, è un modo di raccontare e interpretare il mondo. Però mi piace questa frase per oggi, anche come viatico per il mio nuovo viaggio: parto per Miami Design e Miami Art Basel, un viaggio che ho sognato da tempo, da quando ho letto il romanzone di Tom Wolfe, "Le ragioni del sangue", ambientato proprio lì… Il grande circo del design e dell’arte contemporanea sulla spiaggia oceanica di Miami, tra ricchissimi collezionisti, cinici e affannati (a volte anche affamati) galleristi, e perfetti outsider come me. I Buongiorno riprenderanno al mio ritorno (a proposito: quello di oggi lo trovate in originale, in Friday Lisa). Ma intanto mi trovate ogni giovedì su Gioia!, ogni sabato (o quasi) su D di Repubblica… E sul How To Spend It del Sole24Ore con la mia rubrica da Ragazza dallo Sguardo Prezzante. Che a Miami sicuramente andrà in tilt.

Il buco che ho nel cuore ha la tua forma.

Giovedì, 27 novembre 2014 @07:41

"Il buco che ho nel cuore ha la tua forma."
(Jeanette Winterson)
Il buco che ho nel cuore sei tu.

Il mio Buongiorno oggi è anche lo #spillo della settimana su Gioia. Davvero uno spillo, un graffio, una cicatrice, come è a volte l’amore.

Perché ogni discorso sul mondo, alla fine, è un discorso sull’amore.

Mercoledì, 26 novembre 2014 @09:28

"Per quanto ormai scrivessi e ragionassi in lungo e in largo di autonomia femminile, non sapevo fare a meno del suo corpo, della sua voce, della sua intelligenza. Fu terribile confessarmelo, ma seguitavo a volerlo, lo amavo più delle mie stesse figlie… Ero incapace di essere ‘io’ il modello di me stessa. Senza di lui non avevo più un nucleo a partire dal quale espandermi fuori dal rione e per il mondo, ero un mucchio di detriti."
(Elena Ferrante)
Perché ogni discorso sul mondo, alla fine, è un discorso sull’amore.

E dunque l’ho finito. Ho finito anche il quarto volume dell’Amica geniale: la "Storia della bambina perduta", di Elena Ferrante (edizioni e/o), da cui è tratto questo passo. Quarto e ultimo volume: qui finiscono le storie intrecciate di Lila e Lenù, le amiche del rione, le bambole perdute, l’uomo di cui entrambe si innamorano… Qui, in questo quarto volume, che avrei desiderato non di 450 pagine, ma di almeno il doppio: perché avrei voluto che Elena Ferrante – chiunque sia – mi raccontasse di più di quegli anni, degli anni Settanta e del femminismo, delle Brigate rosse e di Mani Pulite, di come fa una donna a perdersi per un uomo, e ritrovarsi, trovarsi, costruire e costruirsi. Perché ogni discorso sul mondo, alla fine, è un discorso sull’amore.

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Nebbie e malinconia, strade di novembre.

Martedì, 25 novembre 2014 @08:38

"Abitavamo in quegli anni calamitosi e frenetici in una remota provincia del nord Italia, in una piccola città rossa e nebbiosa circondata tutt’attorno da alte mura di pietra."
(Giorgio Bassani)
Nebbie e malinconia, strade di novembre.

Sono stata a Ferrara. Riporto con me nebbie e malinconie, la salama al sugo e i cappellacci di zucca e il Castello Estense che si specchia nell’acqua, la bici che scivola per le strade del ghetto e i giardini chiusi e segreti, i gioielli di corallo delle Madonne e dei bambini a Palazzo dei Diamanti e il fruscio delle vesti rinascimentali delle donne che qui vivevano e amavano, come Marfisa d’Este… Porto dentro tutto alla rinfusa. Riporto da Ferrara anche il Buongiorno di oggi, trovato proprio lì, in una libreria Feltrinelli, dove sono entrata cercando i libri di Bassani. "Il giardino dei Finzi-Contini", "Gli occhiali d’oro": libri letti e dimenticati, film di cui ho solo un vago ricordo – come "Gli occhiali d’oro", di cui poi ho scoperto che le scene al mare sono state girate nel "mio mare", quello di Opatija o meglio Abbazia, all’epoca del film ancora Yugoslavia. Ho aperto "Il romanzo di Ferrara", il volume morbido Feltrinelli che raccoglie romanzi e racconti, l’opera di una vita; ho aperto a caso, cercando qualche frase che mi parlasse, che mi raccontasse la città. Ed eccola, Ferrara come la ricordavo e come l’ho ritrovata, remota, "rossa e nebbiosa". Una città che è, semplicemente, una via: corso Ercole I d’Este. Perché, come mi ha detto la persona che ho intervistato – Maria Luisa Pacelli, la brava e giovane direttrice di Palazzo dei Diamanti che ci sta preparando molte mostre e sorprese d’arte per l’anno prossimo – qui c’è la "via più bella del mondo". Così sosteneva un vecchio amico della madre, quando parlavano della piazza più bella, il palazzo più bello al mondo… La cinquecentesca Ercole I d’Este, che va dal Castello alla casa del boia, e alle mura che delimitano e racchiudono la città, la via larga e antica di ciottoli su cui scivolare in bici, via di case dai mattoni rossi basse e racchiuse - che a me hanno ricordato, non so perché, le case di Antigua, in Guatemala, con all’interno sempre l’ombra e i fiori del patio - la via dove adesso c’è il "suo" Palazzo dei Diamanti. (A proposito, abbiamo parlato anche delle mostre future: la prima, che aprirà in primavera, si intitola, perfetta per me che come sapete adoro le rose e uso solo profumi alla rosa, "Rosa di fuoco", nome in codice di Barcellona anarchica all’inizio del Novecento, e troverete dei Picasso del periodo blu). Insomma, sono tornata pensando: so qual è la piazza più bella – piazza Unità a Trieste, ovviamente! – ma non so però qual è, per me, la via più bella del mondo…

Come chi mira in ciel fisso le stelle… Gaspara, poetessa del Cinquecento, e #AstroSamantha.

Lunedì, 24 novembre 2014 @08:55

"Come chi mira in ciel fisso le stelle…"
(Gaspara Stampa)

Che cos’avrebbe pensato una poetessa del Cinquecento di una donna nello spazio? Lo so, l’accostamento, oltre che interstellare, è bizzarro. Forse perché sono appena tornata da Ferrara, terra dell’Orlando Furioso… Ma oggi, il giorno delle "gesta" di #AstroSamantha, ovvero Samantha Cristoforetti, la prima italiana nello spazio, ho voglia di tornare indietro, indietro di secoli, indietro a un’Italia senza twitter e senza astronavi, senza televisione e senza automobili, un’Italia dove le donne che studiavano, scrivevano, amavano erano più rare delle astronaute.
Torno a Gaspara Stampa, poetessa italiana del Cinquecento, una delle poche e grandi poetesse del Rinascimento, quella che scrisse "Arsi, piansi, cantai; piango, ardo e canto". Nata a Padova, dopo la morte del padre si trasferì a Venezia con la madre e i fratelli. Bella e colta, amante del conte Collaltino di Collato (davvero, si chiamava così!) per cui compose centinaia di poesie: ora, certo, chissà quanti whatsapp gli avrebbe scritto, si sa che le donne innamorate sono grafomani… Così innamorata e così ossessionata che entrò nell’Accademia dei Dubbiosi con il nome di Anaxilla: dal fiume Piave, Anaxus, che passava per le terre del suo adorato conte. Ma cos’erano le stelle, il cielo, per Gaspara Stampa? Forse nient’altro che metafore del suo amore: "Io assimiglio il mio signor al cielo/ meco sovente. Il suo bel viso è ‘l sole; gli occhi, le stelle". O forse viaggi lontani con ippogrifi, stelle che governavano il mondo con le misteriosi leggi dell’astronomia e dell’astrologia… Stelle che guardava, di notte, quando cercava rime in laguna.
Eppure. Eppure mi piace pensare che Gaspara si sarebbe entusiasmata per una sua coetanea, una donna come lei, nel cosmo: l’avrebbe immaginata volante con fruscio di sete e crinoline; avrebbe lasciato le rime d’amore e di nostalgia per scrivere di astri, e avventure, di donne pacifiche guerriere che conquistano lo spazio. Un pensiero stellare, dunque, per le donne di oggi, e di allora. Quelle che guardano in alto.

Ci sono dei sentimenti che le donne indovinano, nonostante la cura che gli uomini si danno per seppellirli

Venerdì, 21 novembre 2014 @07:28

"Ci sono dei sentimenti che le donne indovinano, nonostante la cura che gli uomini si danno per seppellirli".
(Honoré de Balzac)
Quello che gli uomini non dicono.

Ho letto Balzac per anni. Ho letto Balzac così tanto (complice anche un mio amico francese, François, che me ne ha regalati per anni appunto, le edizioni Flammarion che si sbriciolano quasi tra le mani ma a cui sono affezionata), che non saprei indicare il mio romanzo preferito, si mescola tutto, come forse voleva lui, che ambiva a una immensa Comédie Humaine. Ho letto Balzac per anni e mi è sempre stato simpatico per quel suo scrivere di notte, bevendo caffè, con una strana vestaglia-palandrana, perseguitato da debiti e creditori (molto glam cheap anche lui). Così, quando sono inciampata, per caso, in questa frase (tratta dal "Colonnello Chabert"), l’ho subito ricopiata e ve la regalo. Grande Balzac. Forse è ora di rileggerlo. Intanto, leggetelo in originale in Lisa globish. E buon weekend!
E… mi leggerete questo weekend? Oggi un mio nuovo topshop da Ragazza dallo Sguardo Prezzante sul nuovo How To Spend It in edicola con il Sole24Ore: stavolta a New York.

L’amore, quell’amore che sa sciogliere il ghiaccio.

Giovedì, 20 novembre 2014 @09:08

"Nell’amore
togliamoci
esausti il gelo
dai capelli"
(Mariella Mehr)
L’amore, quell’amore che sa sciogliere il ghiaccio.

La poesia di oggi - che è anche il mio #spillo su Gioia di questa settimana - è tratta da un piccolo libro bianco Einaudi: "Ognuno incatenato alla sua ora". Mariella Mehr è nata a Zurigo nel 1947.

Ho deciso di indossare ogni giorno il mio sorriso migliore.

Mercoledì, 19 novembre 2014 @09:09

"Ho deciso di indossare ogni giorno il mio sorriso migliore".

Stavolta il mio Buongiorno non viene da un libro di poesia o da un romanzo, non è un graffito letto per strada o su web. Ma è la frase di un’amica con cui stavo chiacchierando (anzi "chattando", visto che viviamo separate da fiumi, chilometri, confini) stamattina. L’ho vista di recente in un posto assurdo ma a suo modo bello: il Bistrot Centrale della Stazione Centrale di Milano, al mattino presto (lei è una pendolare ed era l’unico modo per incontrarci). E come al solito sono rimasta colpita da – come posso dirlo? – la sua luminosità. La cura con cui si veste, i dettagli (quel mattino erano delle sneakers con una gonna lunga e plissettata), il trucco (io mi metto solo il rossetto e anche quello molto stropicciato), la luce irradiante. E’ una persona-radiatore (avete presente il Buongiorno che ho rubato a Julian Fellowes, "Il mondo si divide in fogne e radiatori"?). E stamattina, mentre parlavamo di stanchezza e impegni e fretta e discorsi da lunedì mattina anche se è mercoledì, quando le ho detto che lei però è sempre così bella "nonostante", mi ha detto, semplicemente: "Io ho deciso di indossare ogni giorno il mio sorriso migliore". So che è vero, e voglio provare a farlo – sempre – anch’io. Non è mai troppo tardi. Grazie, Valeria.

Sulle mie scarpe, polvere e nostalgia.

Martedì, 18 novembre 2014 @09:11

"Saremmo giunti in tempo se la nostra nostalgia non si fosse fusa con la polvere delle strade."
(Adam Zagajewski)
Sulle mie scarpe, polvere e nostalgia.

Il Buongiorno di oggi sono i versi in cammino di un poeta polacco, e sono tratti da "La vita degli oggetti" (Adelphi, a cura di Krystyna Jaworska).

Essere amati è essere nocciolo dentro un frutto, protetti dentro buccia di mondo.

Lunedì, 17 novembre 2014 @08:41

"Amare
essere amati
pelle con pelle
respiro
passo
dentro buccia
di mondo."
(Chandra Livia Candiani)
Essere amati è essere nocciolo dentro un frutto, protetti dentro buccia di mondo.

Ancora un Buongiorno sfilato da un piccolo libro bianco Einaudi di una bravissima poetessa italiana: "La bambina pugile".

Affinché la luce risplenda così intensamente, ci dev’essere il buio

Venerdì, 14 novembre 2014 @07:01

"Affinché la luce risplenda così intensamente, ci dev’essere il buio"

(Francis Bacon)

Non aver paura del buio.



Il Buongiorno di oggi è di un pittore, Francis Bacon. Nato cent’anni fa a Dublino. E definito dalla Thatcher: "Quell’uomo che dipingeva quadri spaventosi". Un po' sono d'accordo anch'io... Ma mi piace questa frase che insegna a non temere i fantasmi e il buio. Leggetela in inglese, in Lisa globish!

Dalla finestra vedo uomini, case, giardini, un arcobaleno.

Giovedì, 13 novembre 2014 @08:42

"Dall’alta finestra vedo
uomini, case, giardini,
l’arcobaleno,
un trattore arancione,
un gatto,
un secondo arcobaleno.
E tu?"
(Ghiannis Ritsos)

E tu, dove sei? A quale finestra ti stai affacciando adesso? E soprattutto, dimmi: mi cerchi con lo sguardo, mi vedi? Vedi me, che ti aspetto?

Quando ho scelto lo #spillo di questa settimana per Gioia, non pensavo che, più che arcobaleni, dalla finestra si vedessero ombrelli, alluvioni, inondazioni. Ma alla fine smetterà pure di piovere, arriveranno gli arcobaleni… Ghiannis Ritsos, grande poeta greco del Novecento, è uno dei miei poeti preferiti. Cliccate sul suo nome per scoprire tutti gli altri Buongiorno che mi/ci ha regalato.

Il dolore è un paese dove piove di continuo.

Mercoledì, 12 novembre 2014 @08:11

"Subito dopo il suo funerale mi sentii come quando all’improvviso si mette a piovere forte, ti guardi intorno e non trovi un posto dove ripararti."
(Elena Ferrante)
Il dolore è un paese dove piove di continuo.

Ebbene sì, sto leggendo il quarto (e temo ultimo) libro dell’Amica geniale. Si intitola "Storia della bambina perduta", ed è, come tutti gli altri, firmato dalla misteriosa Elena Ferrante per edizioni e/o. Una saga contemporanea che, nel frattempo, sta conquistando, ed è davvero un prodigio, i solitamente indifferenti (ai libri italiani) lettori di lingua inglese: pagine e pagine di recensioni entusiaste sul Guardian, il New York Times, il Financial Times… #ferrantefever, è l’hashtag. FerranteFever anche per me. Lo leggo con furia, questo ultimo libro, e poi lo metto da parte; voglio finirlo e non voglio. E sono grata, perché raramente i libri scatenano tali emozioni, volere e non volere, amare e abbandonare, un po’ come l’amicizia arruffata e cupa e luminosa di Lila ed Elena, nel romanzo. Come l’amore e il disamore per un uomo che qui, in questo quarto libro, straborda ad ogni pagina. Ma finora la parte che più mi ha colpito è il corpo a corpo con la madre. Madre da cui la protagonista, Elena, fugge: non vuole essere come lei, una madre del rione, una "vaiassa" napoletana; non vuole essere una donna sciatta, prigioniera del marito e dei figli, prigioniera della casa e del quartiere. Che pagine violente, dure, bellissime, quando Elena scopre il tradimento dell’uomo che ama, e vorrebbe distruggere tutto, urlare, picchiarlo, stracciarsi le vesti; scopre dentro di sé le donne del rione, le donne della sua città, le donne prima di lei, quelle da cui è fuggita. Ma è fuggita davvero? Sì, lo vediamo, la accompagniamo nell’Italia che cambia, quella del femminismo e degli anni Settanta, nell’Italia dei sogni e della rivoluzione. E poi la mamma di Elena muore: è la pagina del suo funerale, i funerali in cui piove sempre anche se c’è il sole, in cui ci si sente più soli, al freddo, davanti alla morte. Eppure Elena ha con sé un’eredità preziosa: no, non la selvaggeria "da femmina" da cui fugge. Ma un braccialetto della madre e un viatico, una frase che la madre le sussurra quasi di sbieco in ospedale, " tu sei tu, mi fido", questa frase empowering, questa fiducia nella figlia nonostante o forse proprio per i litigi, "questa idea mi lavorò dentro e finì per aiutarmi". Ed è questa in fondo l’eredità più preziosa che ci possono lasciare le madri: la fiducia, l’autostima. Nonostante la pioggia esistenziale. A proposito: la frase di commento non è mia, ma è di Simon Van Booy, un mio vecchio Buongiorno del 27 gennaio 2010, tratto dal libro "L’amore arriva d’inverno" (Ponte alle Grazie). L’amore, la pioggia, il dolore, i libri, il futuro.

La vita a cui pensiamo ogni giorno e la vita non vissuta.

Martedì, 11 novembre 2014 @07:32

"La vita a cui pensiamo ogni giorno e la vita non vissuta, la vita vissuta a metà e la vita che vorremmo avere imparato a vivere mentre abbiamo ancora tempo, quella che se potessimo vorremmo riscrivere e quella di cui sappiamo non esiste alcuna traccia scritta e che magari non verrà mai scritta, la vita che speriamo altri possano vivere molto meglio di noi, intessuta con un unico filo sul quale viene avvolta una cosa così semplice come il desiderio di essere tutt’uno con il mondo, di trovare qualcosa invece del nulla e, dopo averlo trovato, non lasciarselo sfuggire mai più, fosse anche solo un rametto di lavanda".
(André Aciman)
La vita che. Afferrala. Sa di lavanda.

André Aciman lo conoscete: uno dei miei scrittori preferiti (ma cliccate sul suo nome per scoprirlo meglio). Il Buongiorno di oggi è tratto dal suo "Città d’ombra" (Guanda, traduzione di Valeria Bastia).

Il mondo si divide in fogne e radiatori.

Lunedì, 10 novembre 2014 @07:57

"Il mondo si divide in fogne e radiatori."
(Julian Fellowes)
C’è chi irradia calore, positività, affetto. Chi invece prosciuga energie. Ed è un concentrato di invidie, rancori, negatività: sentimenti da buttare nella spazzatura.

Ha ragione Julian Fellowes, lo snobbissimo sceneggiatore di Donwton Abbey (nonché del film Gosford Park)? Temo di sì. In ogni caso ho letto questa frase nel suo romanzo "Un passato imperfetto" (Neri Pozza), e mi ronza in testa da quando ho chiuso il libro. Così ve la regalo come Buongiorno di oggi. Sperando che nella vostra vita ci siano più radiatori che, ehm, fogne.

Se non ci metti troppo, ti aspetterò tutta la vita. (Ovvero: perché adoro Oscar Wilde).

Venerdì, 7 novembre 2014 @09:54

"Se non ci metti troppo, ti aspetterò tutta la vita".
(Oscar Wilde)
Saper aspettare, e saper andarsene!

Stamattina mi sono svegliata affamata di sense of humor, come se fosse un biscotto: uno dei Digestive che mi piacciono tanto. Forse perché il viaggio a Londra mi ha lasciato il piacere delle sarcastiche e affilate battute inglesi. Forse perché sul mio comodino c’è un libro very British in questo momento, e perché non vedo l’ora di ricominciare a guardare Downton Abbey (il libro che sto leggendo è proprio un vecchio romanzo dello snobbissimo Julian Fellowes, l’aristocratico sceneggiatore del mio adorato serial tv: "Un passato imperfetto"). Forse perché mi è venuto da ridere nei giorni scorsi vedendo che Benedict Cumberbatch, lo straordinario protagonista di Sherlock Holmes sulla Bbc, ha annunciato il suo fidanzamento con un trafiletto sul Times, come da polverose imbattibili regole inglesi. Forse perché oggi sono in edicola con IlSole24Ore: nuove avventure della Ragazza dallo Sguardo Prezzante sul How To Spend It italiano. In ogni caso, che dire? Meno male che nei giorni di pioggia c’è sempre una tazza di tè e un Oscar Wilde a salvarci. E il Buongiorno in originale, leggetelo in Lisa globish.

Ti vedo meglio al buio, non mi occorre una luce. L’amore per te - è un prisma. Oltre il violetto.

Giovedì, 6 novembre 2014 @09:10

"Ti vedo meglio al buio
Non mi occorre una luce
L’amore per te - è un prisma
Oltre il violetto"
(Emily Dickinson)
A occhi chiusi, ti penso. Amore ultravioletto.

Ecco il mio #spillo su Gioia di questa settimana. Emily Dickinson, dall’Ottocento a noi. La poesia è un prisma senza tempo.

Ti sei innamorata dell’idea di essere innamorata, nient’altro.

Mercoledì, 5 novembre 2014 @08:07

"Ti sei innamorata dell’idea di essere innamorata, nient’altro".
(Almudena Grandes)
Incantesimo.

Il Buongiorno di oggi è sfilato dalle 750 pagine di un libro che ho divorato in un lungo weekend, "I tre matrimoni di Manolita" (Guanda, con la traduzione di Roberta Bovaia). Ed è anche l’ultimo libro di Almudena Grandes, la scrittrice spagnola allegra e battagliera, che seguo da quando ho scoperto le quattro amiche di "Atlante di geografia umana" (e da quando ci siamo incontrate, anni fa, a Milano, e abbiamo parlato – guarda caso – anche di moda. All’epoca erano i colori esagerati degli abiti di Ágatha Ruiz de la Prada). Come sempre Almudena scrive e scrive, e trascina; come sempre all’inizio è facile perdersi tra i personaggi, ma poi è talmente tumultuosa la storia, il ritmo, le strade, il cibo, la penombra e l’amore, l’amore… Poche scrittrici – anzi pochi scrittori – come Almudena sanno scrivere di sesso e sensualità senza essere ridicoli. Lei riesce. Riesce a parlare di pelle, e desiderio, e sperdimento, rendendo esattamente quello: il sudore, i corpi, la vertigine. Brava Almudena. Anche in questo romanzo, a cui mi sono accostata con diffidenza, e che ha un unico difetto: le pagine faticose e noiose di prologo storico. Brevissimo, però. E poi siamo lì: siamo a Madrid negli anni 40, anni di guerra civile, di fame e di terrore. E di inaspettato amore.

Lo sbriciolìo della parola amore.

Martedì, 4 novembre 2014 @08:10

"Che esista l’acqua
che esistano le cose
il sasso la faina
la carezza
il vento
che esista il vuoto
smisurato
l’amore dello spazio
lo sbriciolìo
della parola amore,
il suo crepitare
non dà tregua se
amore è direzione"
(Chandra Livia Candiani)
Anche in briciole. Amore.

La poesia di oggi è tratta da un piccolo libro bianco di una delle più talentuose poetesse italiane adesso: "La bambina pugile, ovvero La precisione dell’amore" (Einaudi).

Storia di un’amica perduta.

Lunedì, 3 novembre 2014 @07:49

"A partire dall’ottobre 1976 e fino a quando, nel 1979, non tornai a vivere a Napoli, evitai di riallacciare rapporti stabili con Lila. Ma non fu facile. Lei cercò quasi subito di rientrare a forza nella mia vita e io la ignorai, la tollerai, la subii".
(Elena Ferrante)
Storia di un’amica perduta.

Ci sono amicizie come case buie dove ci manca la luce e l’aria. Ci sono amicizie dove ci troviamo per caso e per affetto, e che alla fine ci soffocano, ci impigliano, ci infastidiscono; ma non vogliamo o non sappiamo dirlo. Ci sono amiche che vorremmo diverse, più gentili, più affettuose, più vicine; forse, semplicemente, le vogliamo così diverse, che non le vogliamo più. Ci sono amiche di cui sentiamo oscuramente l’invidia, la gelosia, la critica, la distanza; o forse quelli sono i sentimenti che noi proviamo, e non vogliamo o non riusciamo ancora ad ammettere. Ci sono amiche che perdiamo per strada, e per sempre. Amicizia e fastidio. Amicizia e rimpianto. Amicizia e disamore.
Brava Elena Ferrante, sin dalle prime pagine di "L’amica geniale" (e/o), uno dei "libri che mi aspettavano", e che poi ho letto, divorato, seguendo le protagoniste per tutta la trilogia; brava Elena Ferrante, chiunque sia questa scrittrice misteriosa, per aver saputo guardare e raccontare con lucidità e chiarezza un’amicizia, senza sconti, senza retorica. E finalmente è uscito il quarto volume, "Storia della bambina perduta". Non ce l’ho ancora: mi arriverà tra qualche giorno. Ma intanto mi sono fatta fotografare e spedire da un’amica, che lo sta già leggendo, un’amica che ho contagiato su questa lettura virale, la prima pagina. Mi piace quest’intreccio; questo meditare, insieme, sull’amicizia.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.