Lisa Corva

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Come se l’amore fosse un cielo sempre blu.

Giovedì, 29 gennaio 2015 @07:41

"Come se l’amore fosse
di un blu cupo e sconcertante,
lavato da tutti i temporali."
(Mariella Mehr)
Come se l’amore fosse un cielo blu.

Il mio Buongiorno di oggi, tratto dal piccolo libro bianco Einaudi che raccoglie le poesie di Mariella Mehr, è anche il mio #spillo su Gioia. L'amore, questo cielo a volte in tempesta a volte blu.

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Mi sveglio e dico: sono perduta.

Mercoledì, 28 gennaio 2015 @09:05

"Mi sveglio e dico: sono perduta.
E’ il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.

Signore, abbi pietà di me
- è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto."
(Nina Cassian)

Precipitando dentro un nuovo giorno.

Ancora Nina Cassian per il Buongiorno in bilico di oggi, mentre gennaio lentamente srotola verso la fine. "C’è modo e modo di sparire" (a cura di Ottavio Fatica, Adelphi). Un'antologia di poesie che non mi stanco di raccomandare.

Gratta un amore e troverai un nemico.

Martedì, 27 gennaio 2015 @08:57

"Gratta un amore e troverai un nemico."
(Dorothy Parker)
Sotto la vernice.

E’ lei, la tagliente Dorothy Parker, che scrisse, tra l’altro: "La prima cosa che faccio la mattina è lavarmi i denti e affilarmi la lingua". E in effetti, a volte se gratti ("scratch a lover and find a foe", è l’aforisma originale) sotto la vernice di un amore, di qualcuno che un tempo hai amato o che ti ha amato, trovi delusioni, rabbia, piccinerie e fastidio… Trovi un nemico. A volte, certo. Ma ci voleva l’affilata Dorothy per dirlo così bene. E se ancora non avete letto nulla dell’ironica, snob intellettuale della New York anni Trenta, sappiate che Astoria – piccola casa editrice milanese dalle copertine chic e rosse – sta ritraducendo i suoi libri. Il prossimo è "Dal diario di una signora di New York": http://www.astoriaedizioni.it

La logica ti porta da A a B, l’immaginazione ti porterà ovunque.

Lunedì, 26 gennaio 2015 @09:29

"La logica ti porta da A a B, l’immaginazione ti porterà ovunque."
(Albert Einstein)
Il coraggio della fantasia.

Non so se Einstein abbia detto veramente questa frase (le fonti sono dubbie), o se ci piace solo, appunto, immaginarlo. Ma in ogni caso è lunedì e mi piace l’idea di una porta aperta sull’immaginazione e la fantasia. Che possono portare ovunque, di sicuro altrove.

Gennaio che sbadiglia.

Venerdì, 23 gennaio 2015 @10:16

"E ancora il giorno addormentato sbadiglia con la sua melodia della pioggia."
(Else Lasker-Schüler)
Gennaio che sbadiglia.

Sì, i giorni di letargo del grigio gennaio. Gennaio che sbadiglia. Per fortuna ci sono amici che regalano pezzetti di poesia: grazie dunque al mio amico Olaf, che via skype dall’ancor più grigia Berlino, mi ha mandato un frammento di Else Lasker-Schüler. Così ho avuto una scusa per provare a tradurre i versi e per studiare lei, di cui conoscevo vagamente solo il nome. Nata a Berlino nel 1869, sotto i grigi cieli di Berlino, se ne andò, giusto in tempo (era ebrea) in Palestina, dove arrivò negli anni Trenta. Lì visse, da poetessa eccentrica e senza un soldo, pur al sole di Gerusalemme, e contando sull’aiuto di amici pietosi che le mandavano soldi dall’Europa: una vera vita bohème. E lì morì, proprio in un giorno di fine gennaio del 1945. Chissà se le mancavano, tra le altre cose, i grigi cieli tedeschi del Nord.
Intanto, sapete cos’ho scoperto? La sua corrispondenza con il pittore Franz Marc, uno degli artisti del gruppo Blaue Reiter (con Kandinskij e Paul Klee), pubblicata anche in Italia, in un libro Einaudi ora immagino introvabile, "Lettere al cavaliere azzurro". Lui, il pittore, le mandava cartoline acquerellate con i suoi animali fantastici, lei rispondeva con le sue lettere visionarie, forse un po’ oppiacee (faceva uso di oppio, pare, ma la poesia a volte non è, del resto, oppio naturale?). E intanto penso: come si scriverebbero ora, Franz ed Else? Lui le manderebbe foto (o magari disegni poi fotografati) su whatsapp e lei risponderebbe al volo telematico? Rimangono, oggi come allora, i giorni grigi e sbadiglianti di gennaio. Li trovate – in tedesco – in Friday Lisa.

Sentirsi insieme protettori e protetti: uno dei sentimenti più belli che siano concessi all’essere umano.

Giovedì, 22 gennaio 2015 @08:37

"Spero che tu ti senta insieme protettore e protetto, poiché è uno dei sentimenti più belli che siano concessi all’essere umano."
(Mario Benedetti)
L’abbraccio dell’amore.

Conoscevo Mario Benedetti, poeta nato e vissuto a Montevideo, in Uruguay (ma figlio di immigrati italiani), e se cliccate sul suo nome - in verde - trovate due Buongiorno che gli ho sfilato. E dunque, quando Nottetempo, piccola ma battagliera casa editrice di Roma (la stessa di "Mal di pietre", ricordate il libro-passaparola di Milena Agus di qualche anno fa?), ha pubblicato "La tregua", il suo romanzo, e sul web hanno cominciato a girare entusiaste recensioni… Bè, cosa potevo fare se non leggerlo? E quindi l’ho letto, trascinata dentro un amore un po’ alla Buzzati, molto vintage, tra un uomo vedovo, impiegato e annoiato, e una ragazza che comincia a lavorare nel suo ufficio (quante cose demodé: essere "impiegato", ormai quasi un sogno in tempi di precarietà anche a 50 anni; il "vedovo solitario"; e una lenta Montevideo anni Cinquanta, con caffè polverosi, giornate di pioggia, incontri nei tram). Mi è piaciuto? Diciamo che mi è piaciuto e mi ha irritato allo stesso tempo, esattamente come "Stoner", il bestseller da cui mi aspettavo tanto e che mi ha lasciato commossa ma perplessa. Stessi protagonisti: due uomini sulla cinquantina e un sogno d’amore in quella che una volta si chiamava mezz’età. Un sogno d’amore quando ormai non sembrava più possibile… Ma una cosa è certa: se "Stoner" (di John Edward Williams, Fazi) vi ha toccato, procuratevi subito una copia di "La tregua". A proposito, la frase di oggi è quella che il protagonista dice, nel lungo monologo interiore che è il libro, a uno dei figli con cui si scontra e litiga… Ed è anche il mio #spillo della settimana su Gioia. Bellissimo, vero? Sentirsi insieme protettori e protetti: quando succede è un piccolo miracolo.

Quei giorni in cui senti che stai scadendo.

Mercoledì, 21 gennaio 2015 @09:46

"La coperta color mostarda era di un tessuto sintetico che doveva essere stato progettato per esperimenti di elettricità statica, e su un piccolo vassoio pieno di macchie, accanto a delle bustine di caffè solubile sopravvissute a generazioni di indifferenza, c’erano tre confezioni monodose di latte che, scadendo in un futuro remoto, facevano sembrare la sua, di scadenza, ancora più imminente."
(Edward St Aubyn)
Quei giorni in cui senti che stai scadendo.

Una stanza d’albergo in cui non vorremmo mai trovarci, una vita in un’impasse, le bustine di caffè solubile… "Senza parole" è anche il titolo del feroce romanzo Neri Pozza (con la traduzione di Luca Briasco) che sto leggendo, ambientato in una Londra snob e cinica, intorno a un premio letterario inesistente, ma molto simile al Booker Prize. C’è di che farsi passare la voglia di scrivere un altro libro!

A volte basta solo un paio di occhiali più forti per guarire chi è innamorato.

Martedì, 20 gennaio 2015 @08:57

"A volte basta solo un paio di occhiali più forti per guarire chi è innamorato".
(Nietzsche)
Miope, astigmatico amore.

Nietzsche, proprio lui, il filosofo di fine Ottocento, è il mio Buongiorno di oggi. Mia traduzione non proprio filosofica, dalla sua constatazione, che è: "Mitunter reicht schon eine stärkere Brille, um den Verliebten zu heilen".

Sul tuo silenzio avrei potuto costruire una città.

Lunedì, 19 gennaio 2015 @09:01

"Sul tuo silenzio avrei potuto costruire una città.
Nulla si muoveva, edificavo a vuoto,
un vuoto scintillante di fulmini ispirati.
Una volta costruii perfino un pianeta
dai monti sericei, a forma di uccelli dormienti,
con tre cascate e in ognuna avevo confitto
sette pesci viola e da qualche parte, ricordo,
avevo sepolto in quel suolo inventato un oggetto
per noi, soltanto nostro,
ch’era l’essenza stessa del pianeta, la sua fonte di uranio. Oh
il tuo silenzio – ma forse ero io a non sentire,
forse in quel mentre tu cantavi o ridevi o urlavi
e il silenzio non era che una forma speciale
del tuo canto, del tuo riso, delle tue urla,
forse il tuo silenzio era in realtà quel pianeta sconosciuto, popoloso
e io non costruivo in un vuoto scintillante
ma cercavo solo di proteggere qualcosa di esistente,
come si protegge un malato di malaria
con una coperta, con un’altra ancora, con il cappotto,
con quattro cuscini finché non scompare – ma non ti amo."
(Nina Cassian)
Il tuo silenzio.

"C’è modo e modo di sparire", è il bel titolo dell’antologia che raccoglie le poesie di una vita: quella di Nina Cassian, rumena di nascita, scomparsa da poco a Manhattan. Editore Adelphi, a cura di Ottavio Fatica, un libro da riprendere in mano in queste giornate d’inverno. E mi piace questa tagliente poesia di oggi, che fa parte delle sue "Lettere": sette lettere in poesia a un amore perduto (tutte finiscono con quel ""ma non ti amo", ripetuto, insistito, come a convincersi), e quei silenzi, quei silenzi che spesso vogliamo a tutti costi interpretare, "edificare", e che in realtà sono "pianeti conosciuti e popolosi", ma senza di noi.

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L’uomo al tavolo accanto, la cui voce era come un sogno che non sapeva di aver sognato.

Venerdì, 16 gennaio 2015 @10:48

"L’uomo al tavolo accanto, la cui voce era come un sogno che non sapeva di aver sognato."
(Susan Glaspell)
Quel che incontriamo in sogno.

Il Buongiorno di oggi è tratto da un racconto di Susan Glaspell, scrittrice americana di inizio Novecento, tratto da: "The Persephone Book of Short Stories". 460 pagine di racconti di scrittrici, nel libro-gioiello di una delle mie case editrici preferite, Persephone Books. La frase in inglese, in Friday Lisa. Il libro, qui: http://www.persephonebooks.co.uk/the-persephone-book-of-short-stories.html

Perché sai, su quest’ardente pietra dell’anello che mi hai donato splende una città illuminata con lampioni verdi.

Giovedì, 15 gennaio 2015 @10:12

"Perché, sai, su quest’ardente pietra dell’anello che mi hai donato
splende una città illuminata con lampioni verdi."
(Ghiannis Ritsos)
Guardati la mano, cosa indossi oggi? Un anello o tanti anelli, un bracciale… Che segreti custodiscono, che ricordi fanno luccicare?

Il Buongiorno di oggi splende come un gioiello. E’ di Ritsos, uno dei miei poeti preferiti, poeta greco del Novecento (cliccate sul suo nome per trovare gli altri Buongiorno che gli ho sfilato). Mi piace molto, ed è per questo che l’ho scelto come #spillo della settimana su Gioia: perché invita a guardare i gioielli che indossiamo ogni giorno, magari automaticamente, senza pensarci; i gioielli talismano, qualunque essi siano: un anello d’oro con una pietra antica (io, che non so distinguere uno zaffiro da uno smeraldo, un brillante vero da uno finto); o un braccialetto di stoffa, un filo di conchiglie comprato su una spiaggia.
Com’è cambiato, profondamente, il nostro rapporto con i gioielli. Un tempo erano, appunto, gioielli: segni di ricchezza, benessere, investimento. O anche romanticissimi pegni d’amore. Come i Lover’s Eye, nel Settecento: acquarelli su avorio, miniature che riproducevano l’occhio della persona amata, e diventavano braccialetti, spille, pendenti. Da portare magari tra le pieghe dell’abito, nascosti, vicino al cuore… (Me ne hanno parlato da Bomba, la boutique romana che è la mia rubrica da Ragazza dallo Sguardo Prezzante su How To Spend It di gennaio, perché hanno deciso di rieditarli: tra maglie in cachemire e marsine in stile settecentesco, lì trovate anche Lover’s Eye contemporanei, fatti da un’artista, su commissione. Incredibile!).
Ma torniamo ai gioielli. Un tempo pegni d’amore o regali da un uomo a una donna – magari anche solo per dimostrare il proprio potere e la propria ricchezza. Regali di fidanzamento, di matrimonio, per la nascita di un figlio. Regali-investimento per un’amante. In un romanzo storico che sto leggendo adesso (un’anteprima, uscirà ai primi di febbraio: "Dimore vuote", Neri Pozza), li incontro nella storia di Huguette Clark, ultima misteriosa discendente di una delle grandi fortune d’America, che visse reclusa in ospedale lasciando case e magioni vuote. Ecco la descrizione dei gioielli che il padre comprò alla madre di Huguette, a Parigi, prima di sposarla, all’inizio del Novecento: "Un braccialetto con trentasei zaffiri e centoventisei piccoli diamanti, un paio di pettinini di tartaruga con trecentoventi diamanti e una collana di perle a due fili, di Cartier, con un fermaglio costituito da un diamante di sette carati".
E adesso? Un braccialetto di zaffiri e diamanti contro un bracciale fatto di stoffa colorata? Perché no. E spesso non è un regalo, ma un auto-regalo: come mi hanno raccontato da Dodo, tempo fa, ora le donne comprano da sé i gioielli, anche non preziosi, che desiderano. Inutile aspettare un fidanzato o marito che magari non c’è, o che non ci pensa proprio, ad entrare in una gioielleria…
E tutte li abbiamo, i talismani. Per questo, quando ho intervistato, per Elle Decor, Francesca Amfitheatrof, il nuovo Design Director di Tiffany (avete presente la nuova collezione con la T di Tiffany?), le ho chiesto, a lei che vive tra i gioielli e disegnando gioielli, quali fossero i suoi bijoux del cuore, quelli da cui non si separerebbe mai. Risposta: "Porto sempre la fede di mia nonna, e un anello di Lalique che apparteneva all’altra nonna. Sono i miei talismani".
Talismani… Li ho anch’io, ovviamente. A partire dall'anello con monetine fuoricorso dell'ultimo capitolo di "Glam Cheap". Un anello che esiste davvero. E i vostri talismani, quali sono?

Tu tienimi, e io mi trasformerò in meraviglia, tra le tue mani, al caldo.

Mercoledì, 14 gennaio 2015 @09:22

"Tu tienimi
e io mi trasformerò in meraviglia
tra le tue mani,
al caldo,
quel caldo che di notte fa crescere il grano.
Porta
il corpo amato,
come vita segreta –
preservata –
sotto lo spesso ghiaccio
della memoria.
Tu tienimi
come guscio di noce
nel pugno
fessura tra i mondi.
C’è silenzio tra te e me
c’è perla.
Ti tengo."
(Chandra Livia Candiani)
Tienimi, al caldo.

Il Buongiorno di oggi è una poesia di Chandra Livia Candiani, tratta dalla sua antologia "La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore", un piccolo libro bianco Einaudi, che è una delle più belle sorprese poetiche del 2014. Mi piace quello stare al caldo, ora che è inverno. Quella vita segreta sotto lo spesso ghiaccio della memoria.

Sono prigioniera di un armadio. Liberatemi!

Martedì, 13 gennaio 2015 @10:00

"Il tempo, si sa, passa per tutti e anche noi invecchiammo. Incurvati e con qualche chilo in più, assumemmo un aspetto che sarebbe sembrato improbabile, se non comico, ai giovani che eravamo stati un tempo, proprio mentre nostro figlio si allungava a vista d’occhio. Accumulammo oggetti, grandi quantità di cose di plastica, libri illustrati, monopattini, tricicli, biciclette, calzature e indumenti e arnesi di ogni genere, inutili ormai, ma che non riuscivamo a buttar via. Io e Connie varcammo la quarantina in rapida successione, e pur sapendo che non avremmo mai più avuto bisogno di uno sterilizzatore o un cavallo a dondolo, non riuscivamo a liberarcene; e poi c’erano il pianoforte, il trenino elettrico, il castello, l’aquilone…"
(David Nicholls)
Sono prigioniera di un armadio. Liberatemi!

Il Buongiorno di oggi è tratto dall’ultimo romanzo di David Nicholls, "Noi" (Neri Pozza, traduzione di Massimo Ortelio). Giocattoli, vestiti che non metteremo mai più ma non riusciamo a regalare, bicchieri spaiati, tazze scheggiate ma che finiscono in fondo all’armadio, tovaglie per tavoli che non abbiamo più… Quando le case ci tolgono ossigeno e gli armadi ci tengono in ostaggio è il tempo di fare ordine. Propositi e desideri di gennaio.

E a proposito di desideri: su How To Spend It di gennaio, in edicola per tutto il mese con Il Sole 24 Ore, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante (moi!) è a Roma, alla boutique Bomba. Lì hanno creato la valigia Sintesi, un guardaroba "no season" di poco più di 5 chili, 50 capi per 150 possibili combinazioni… Leggetemi e capite perché lo desidero fortissimamente! Non sarebbe una fantastica liberazione dagli armadi?

Il martello del tempo.

Lunedì, 12 gennaio 2015 @08:13

"E quando li ebbe davanti capì che quell’uomo non era il ragazzo che aveva appena visto, bensì il padre, il ritratto, quasi identico, di quello che sarebbe diventato quando il martello del tempo l’avesse lavorato per una ventina d’anni, bellissimo a sua volta e ancora così giovane che un qualsiasi altro pomeriggio l’avrebbe seguito per il semplice gusto di vederlo camminare, di spiare il suo profilo a un semaforo".
(Almudena Grandes)
Il tempo che scolpisce, leviga, accarezza. Distrugge. Crea.

Il Buongiorno di oggi è sfilato dall'ultimo libro della scrittrice spagnola "I tre matrimoni di Manolita" (Guanda, con la traduzione di Roberta Bovaia). Madrid negli anni '40, guerra civile, fame e terrore. E inaspettato amore.

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Vivere non è abbastanza, disse la farfalla. Bisogna avere il sole, la libertà, e un piccolo fiore.

Venerdì, 9 gennaio 2015 @12:08

"Vivere non è abbastanza, disse la farfalla.
Bisogna avere il sole, la libertà, e un piccolo fiore".
(Hans Christian Andersen)
Una farfalla-filosofia per il Nuovo Anno. Battito d’ali, leggerezza e luce.

(E le parole di Hans Christian Andersen in inglese, in Friday Lisa).

Libertà.

Giovedì, 8 gennaio 2015 @11:08

Libertà.

Forse basterebbe questo, come Buongiorno di oggi, dopo la sparatoria di ieri a Parigi, dopo #JeSuisCharlie e le matite portate in piazza, alzate in alto, democrazia e libertà d’espressione. Ma di tutte le immagini che sono girate per il mondo e su web, quella che mi ha toccato di più è un Charlie Brown su una panchina, disperato, la testa tra le mani: "Je suis Charlie", dice semplicemente la scritta. E’ un brutto giorno per chi sogna e per chi pensa che una matita e un sorriso possano e debbano cambiare il mondo. Insieme ai Peanuts, insieme a Charlie Hebdo, insieme a chi disegna e chi sorride, libertà.

L’ultimo riverbero del giorno e il primo bagliore di vetrine che s’accendono.

Mercoledì, 7 gennaio 2015 @10:02

"Nell’ora che le donne sono belle
all’ultimo riverbero
del giorno e sotto il primo
bagliore di vetrine che s’accendono"
(Giorgio Vigolo)
In quell’intercapedine del tempo, in cui una verità può anche balzarci agli occhi.

Grazie a Mauro Q., spacciatore di poesie, che ha attinto alla sua biblioteca e mi ha mandato il primo regalo poetico del 2015: tratto da "All’ultimo riverbero, Nuove poesie 1957-1966", di un poeta romano che non conoscevo. Anche il commento è suo, dello spacciatore... Mi piace quell’intercapedine del tempo, l’ora magica della twilight. E le vetrine che si accendono? Mi piacciono anche quelle, ricordi di saldi glam cheap.

Donne che corrono coi lupi (e volano sulle scope).

Martedì, 6 gennaio 2015 @11:57

"Spesso canta il lupo nel mio sangue
e allora l’anima mia si apre
in una lingua straniera.
Luce, dico allora, luce di lupo,
dico, e che non venga nessuno
a tagliarmi i capelli"
(Mariella Mehr)
Wolfslicht. Donne che corrono coi lupi (e volano sulle scope).

Ancora dei versi di questa poetessa svizzera (sempre da "Ognuno incatenato alla sua ora", Einaudi); una poetessa che ha dentro di sé ghiacci e acque scure. E il titolo di un libro che fu un bestseller tanti anni fa (e che, ammetto, non ho mai letto): un elogio, oggi che è il giorno della Befana, alla selvaggeria delle donne, quand’è capacità di correre con i lupi, con la luce dei lupi. "Oft singt mir der Wolf im Blut", è il verso originale: "spesso canta il lupo nel mio sangue". Selvaggeria, coraggio, audacia. Correre coi lupi e volare a bordo di una scopa.

Gennaio. La saggezza dell’inverno.

Lunedì, 5 gennaio 2015 @09:28

"Prendi il ramo del vischio
nella tempesta di neve, veloce,
perché il linguaggio dell’inverno porti in giro le gemme"
(Mariella Mehr)
Gennaio. La saggezza dell’inverno.

Dalla mia finestra nel mio angolo di mondo oggi vedo: neve, neve che si scioglie, sole, cielo azzurro, una nuvola come zucchero filato, freddo, pensieri sul futuro. Ovunque voi siate è questo che vi auguro, come lo auguro a me stessa: imparare dall’inverno il raccoglimento e la saggezza.

La poesia di oggi è tratta da un piccolo libro Einaudi: "Ognuno incatenato alla sua ora".

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Un nuovo anno: di porte che si aprono, nuovi sogni e nuovi mari.

Giovedì, 1 gennaio 2015 @11:36

"E’ quel sogno che portiamo in noi
che qualcosa di miracoloso avvenga
che debba avvenire
che il tempo si apra
che il cuore si apra
che le porte si aprano
che la roccia si apra
che le sorgenti scaturiscano –
che il sogno si apra
che un mattino penetriamo
in una baia di cui nulla sapevamo".
(Olav H. Hauge)
Un nuovo anno: di porte che si aprono, nuovi sogni e nuovi mari.

Ricordate Olav H. Hauge? Il poeta e - altrettanto poeticamente - giardiniere norvegese, che scrisse il bellissimo "Le pietre dormono sotto la neve con sogni verdi nel cuore"? I versi di oggi sono anche il mio #spillo su Gioia. Questo è un Buongiorno 2015!
Il Buongiorno invece riprenderà lunedì 5 gennaio.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.