Lisa Corva

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Primavera. Il cuore vuole partire.

Martedì, 31 marzo 2015 @08:35

"E’ fortunato ad avere ancora un’età in cui si può partire."
(Patrick Modiano)
Primavera. Il cuore vuole partire.

Il Buongiorno di oggi è tratto dal romanzo "Viaggio di nozze" (Frassinelli), del Nobel Letteratura Modiano.

A proposito del Mudec, il nuovo museo di Milano, di un teschio tatuato sul cuore e di donne prima di noi.

Lunedì, 30 marzo 2015 @08:54

A Milano c’è un nuovo museo, il Mudec, aperto tra qualche polemica di archistar (Chipperfield) e madri che fanno le domande proibite in conferenza stampa (la mamma della direttrice, come una scenetta meritevole di un film di Woody Allen). Ma non importa, perché a me piace lo stesso. Mi piace che in questa Milano che sta cambiando si aprano nuovi musei; mi piace averlo visto in anteprima, in un pomeriggio di marzo, quando la direttrice, Marina Pugliese, che è la stessa del Museo del Novecento in Piazza del Duomo, mi ha accompagnato su per la scalinata luminosa e sotto, nel deposito ancora chiuso (raccoglie tutte le collezioni di arte che viene da uno, anzi molti "altrove", un po’ come al Museo di Quai Branly a Parigi). Mi piace pensare che da oggi, dentro l’ex Ansaldo, in via Tortona, ci sia un nuovo spazio aperto alla cultura e alle culture. Mudec, Museo delle Culture appunto: http://www.mudec.it
E mi piace anche ricordare qui il mio primo incontro con Marina Pugliese: ci siamo conosciute per un’intervista nel 2011. Abbiamo chiacchierato guardando Piazza del Duomo dall’alto, dalla terrazza di Giacomo, quello che allora era il nuovissimo ristorante del Museo del Novecento. Milano che cambia. E da allora, ogni volta che passo per Piazza del Duomo, alzo gli occhi verso la nuvola-neon di Fontana, che ha cambiato davvero, come diceva lei, la piazza. La mia intervista la trovate qui: http://www.lisacorva.com/it/view/472/

Ho ripensato spesso a quel teschio tatuato sul cuore, nato da un grande dolore, che qui è inutile raccontare (tutti abbiamo dei grandi dolori, che portiamo tatuati sulla pelle, visibili magari solo a noi). Ma adesso Marina Pugliese mi piace come l’ho vista al Mudec, quando, girando nei sotterranei dei depositi (la collezione che vedrete in futuro, quella che è l’anima del museo), ci siamo accorte di un pezzo che in qualche modo le assomigliava: un busto di donna, una donna orientale, probabilmente dei primi del Novecento, di un luminoso colore tra il verde e il giallo, il sorriso calmo, quasi zen.
Non solo. Nella mostra "Mondi a Milano", c’è Selvaggio, un "abito da spiaggia" di Anita Pittoni, donna mito dimenticata della moda, stilista e creatrice triestina degli anni Trenta e Quaranta. Donne prima di noi. Sorrisi dal passato, per il futuro.

Che cosa ci tiene lontane da quell’uomo che potrebbe essere l’amore della nostra vita?

Venerdì, 27 marzo 2015 @08:26

Che cosa ci tiene lontane da quell’uomo che potrebbe essere l’amore della nostra vita?

Il Buongiorno di oggi è l’incipit della mia intervista alla scrittrice irlandese, Maggie O’ Farrell, che trovate su Gioia di questa settimana.
Che cosa ci tiene lontane da quell’uomo che potrebbe essere l’amore della nostra vita, e che magari in questo momento vive in un altro continente, o ci sfiora in metropolitana? Ma soprattutto, quali strade ci portano verso di lui? L’amore come destino, come magnete, l’amore prima che nasca l’amore: è "La distanza fra noi" (Guanda), il nuovo romanzo di Maggie O’ Farrell...
La mia intervista continua qui: http://www.gioia.it/news/1511/il-libro-della-settimana-la-distanza-fra-noi

Buone letture, buon weekend.

E davanti a loro la vita risplendeva, come in una notte buia una riva piena di luci.

Giovedì, 26 marzo 2015 @15:04

"E davanti a loro la vita risplendeva, come in una notte buia una riva piena di luci."
(Nina Berberova)
Così mi sembra la vita, quando sono insieme a te.

La frase di oggi, che è anche il mio #spillo su Gioia, è di Nina Berberova, di cui forse molti qui nel blog hanno letto "Il giunco mormorante", piccolo necessario libro Adelphi.

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A proposito del reading al Caffè San Marco, di amiche maglione e di una ragazza dai capelli turchini.

Mercoledì, 25 marzo 2015 @09:00

Volevo parlarvi, ieri a Trieste, di amiche perdute, di amiche disamiche, di schegge nel cuore. E invece mi sono ritrovata a parlare di amiche maglione. Forse perché voi che eravate in sala, tra gli stucchi e i decori ancora lucenti di un secolo fa, in una serata di fine marzo con molti presagi di primavera ma con l'aria ancora fredda, questo mi avete ricordato: che le amiche sono tali anche se ci accompagnano solo per un pezzo di strada, che i maglioni che abbiamo amato sono belli anche se non li indossi più, se ora ti pizzicano, se però ci hanno scaldato, ci hanno accarezzato. E che bisogna circondarsi di cose che ci accarezzino. Emozioni, maglioni, libri, parole, storie. Per questo mi ha fatto piacere quando, a fine reading, si è avvicinata una ragazza - dovrei dire una donna - dai capelli turchini, sapete quei capelli molto trendy adesso, di striature che a me sembravano turchine? (Ok, d'accordo, forse era la luce). E mi ha detto: non mi conosci, ma sono venuta per dirti grazie. Perché ti seguo da quando ho letto il tuo primo libro, il libro rosa, ed ero anch'io un'aspirante madre, e non ti ho più lasciato. Anche questi sono fili e maglie che scaldano, anche me: pensare che le mie parole possano commuovere, consolare, divertire, far sognare o sperare. Grazie.

Come una scheggia di vetro nel cuore.

Martedì, 24 marzo 2015 @07:09

"Per lungo tempo, quel che provavo per lei era come una scheggia di vetro nel cuore: mi faceva male ogni volta che mi muovevo."
(Emily Chenoweth)
Come una scheggia di vetro nel cuore.

La frase di oggi è dell’americana Emily Chenoweth, e viene da un libro particolare: "The Friend Who Got Away", uscito molti anni fa, dove venti donne raccontano delle loro amiche perdute. L’ho scoperto perché Jenny Offill, una delle curatrici, debutta adesso in Italia: è appena uscito il suo "Sembrava una felicità" per una neonata nata casa editrice milanese, NN Editore. E parla di un’altra dissoluzione, quella di un matrimonio.
Di schegge di vetro nel cuore - ma anche di amiche che fanno bene - parlerò oggi a Trieste alle 18, al Caffè San Marco, per l'incontro organizzato dal Circolo dei Lettori. Vi aspetto!

La parola fine esiste. Perché ho bruciato tutto quello che ero quand’ero con te.

Lunedì, 23 marzo 2015 @08:23

"Alla vecchia amica cerchi di spiegare
che tu sei sola, solo azzurro, solo sole
che brucia i semi di quello che sei stata
tu cerchi di spiegare, ma non puoi."
(Francesca Genti)
La parola fine esiste. Perché ho bruciato tutto quello che ero quand’ero con te.

Così termina "Lunare", la poesia che mi ha mandato Francesca Genti per il mio reading e i miei pensieri su amiche/disamiche. La leggerò per intero domani, al Caffè San Marco, alle 18, a Trieste. Forse solo in poesia è possibile pensare a certe amiche perdute, finite sulla luna. Pianeti sempre più lontani.

Mi piace guadagnarmi la mia primavera.

Venerdì, 20 marzo 2015 @08:26

"Mi piace guadagnarmi la mia primavera. Mi piace soffrire per tutto un lungo, grigio, deprimente inverno e poi vedere i primi crochi in un prato. E capire che l’inverno è finalmente finito."
(Sienna Miller)
Crochi e primule: i primi sorrisi della primavera.

Non amo particolarmente Sienna Miller. Ma quando ho letto la sua intervista, all’attrice inglese ormai star hollywoodiana, su Vogue America di gennaio, e ho letto le sue parole sulla primavera… Bè, non sono bellissime? Il sollievo con cui vediamo i primi crochi dopo un inverno particolarmente grigio e "miserable" (che non è miserabile, ma quasi). Quel sollievo è anche mio.
Buona primavera, dunque: con le parole di Sienna Miller in inglese, in Friday Lisa.

E domani, se andate in edicola, ricordate: sono su Gioia, col mio #spillo; su How To Spend It di marzo, con il mio topshop da Ragazza dallo Sguardo Prezzante, stavolta a Padova; su Elle Decor di marzo, con un reportage su Vienna e uno sulla primavera digitale; ma soprattutto domani mi trovate "in allegato" a Repubblica con il nuovo DLui. Cosa c’è dentro? Tre corvapezzi. Sorpresa…

In tutta quella tempesta dell’anima giunse la primavera.

Giovedì, 19 marzo 2015 @09:19

"In tutta quella tempesta dell’anima giunse la primavera."
(Karl Ove Knausgård)
La nebbia, la solitudine, la malinconia, l’inverno, l’inverno del cuore; e poi solo la voglia di accogliere, e abbracciare, il disgelo inarrestabile della primavera.

In omaggio alla primavera, che comincia – almeno da calendario, domani, 20 marzo, equinozio di primavera – un Buongiorno che ha dentro tutto il disgelo dei paesi nordici, così ben raccontati nel libro da cui l’ho sfilata: "La morte del padre", del norvegese Karl Ove Knausgård (Feltrinelli, traduzione di Margherita Podestà Heir). 505 pagine (ed è solo il primo volume) che parlano, in un qualche modo, della morte del padre appunto… Val la pena di leggerle, 505 pagine che parlano di questo, con pagine e pagine che raccontano magari solo di una festa di Capodanno tra teenager con le birre in un sacchetto di plastica? Sì. Vale la pena – e non ci credevo neppure io – ma il vikingo norvegese ha una forza trascinante: ti tira dentro il suo mondo, ed è come spiare un ragazzo e poi un uomo che cresce, dal buco della serratura. E’ un Bildungsroman oversize, l’avventura di un ragazzo che diventa uomo. Le feste, il guardarsi allo specchio, le ragazze e i turbamenti, il sesso, l’indecisione e l’alcol, e un bellissimo inaspettato passaggio in cui, da studente, va ad intervistare il poeta norvegese Olav Hauge, a cui ho rubato tanti Buongiorno. Capisco perché Knausgård sia diventato un tale bestseller; e, chiusa la cinquecentesima pagina, aspetto anch’io il prossimo volume. Intorno a un uomo.

Sogno fiori sensibili e sensitivi, boccioli che si aprono quando li sfioro, foglie che si illuminano al mio passaggio.

Mercoledì, 18 marzo 2015 @09:17

Sogno fiori sensibili e sensitivi, boccioli che si aprono quando li sfioro, foglie che si illuminano al mio passaggio.

E’ una passeggiata in un giardino, un qualsiasi giardino di questa incerta primavera? No: è l’attacco del mio corvapezzo su Elle Decor di questo mese, sui fiori digitali, installazioni e opere d’arte, compresa la mia amata Pipilotti Rist e i suoi petali e foglie di luce, stavolta in una galleria d’arte che è un’ex fattoria nel Somerset. Fiori digitali che nascono non dalla terra, ma da algoritmi. Fiori fatti di luce che sbocciano davvero quando ci avviciniamo. Cercateli e cercatemi su Elle Decor (e a proposito, nel numero c’è anche un mio reportage su Vienna). E buone passeggiate in questa sempre più vicina, vibrante primavera.

Cronache dalla Svizzera: a proposito di musei design, viadotti-città, e bicchieri d’acqua da eurostress.

Martedì, 17 marzo 2015 @08:42

Sì, sono appena tornata dalla Svizzera. Ho approfittato di un viaggio stampa al Vitra Design Museum, dove veniva inaugurata una nuova mostra, "Making Africa", e ho aggiunto un paio di giorni da un’amica storica, un’amica maglione, che da anni vive lì, nel paese del cioccolato. Cosa mi è piaciuto della Svizzera? Il cioccolato, certo. Certe mitiche vecchie pasticcerie, con i nomi che fiiscono in vezzosi diminutivi (Sprüngli, tanto per dirne una) che ti avvolgono la scatola di praline in carta retro e ti mettono pure un fiocchetto. E il cioccolato in questo momento è l’unica cosa abbordabile, in questa Svizzera da eurostress. A Zurigo il cameriere impassibile del bistrot della Kunsthaus, il mega-museo locale, mi ha chiesto 3 franchi e 50 (ovvero 3 euro e 50), per un bicchiere di pregiata Acqua del Sindaco, ergo acqua di rubinetto. Ho tentato di protestare ma non c’è stato nulla da fare. Aiuto!
Acqua eurostress a parte, mi sono goduta tutto. I cigni sul lago di Lucerna e di Zurigo, il ponte di legno medievale a Lucerna, le case affrescate, certo, le montagne e i trenini (le montagne da lontano, perché non sono una grande amante delle vette), insomma la Svizzera da cartolina, quella che trovate sulle scatole dei cioccolatini. Con delle sorprese: alla Kunsthaus di Zurigo, lo sguardo attento e vivace di una bambina pittrice, Anna Waser: tra Chagall e maestri gotici c’è anche il suo autoritratto. Era il 1691, lei aveva appena 11 anni, e si dipinse con i pennelli in mano, e in un angolo, la tela con il ritratto del maestro. Perfetti i dettagli dei bottoni gioiello, il colletto ricamato, la cuffietta nera luterana, e soprattutto lo sguardo: determinazione e creatività.
Ma la Svizzera che più mi ha conquistato è quella design. A Zurigo, ad esempio, il vecchio viadotto ferroviario è stato completamente riprogettato, e adesso sotto le arcate ci sono negozi, caretti, ristoranti; sopra, con vista su ciminiere, una passeggiata sopraelevata che mi ha ricorato tanto la High Line a New York. Lì accanto, uno de negozi più design al mondo, quello della Freitag, avete presente? Borse fatte con i copertoni di camion riciclati. E anche il negozio non è da meno, è fatto di container di lamiera colorata impilati uno sopra l’altra.
E poi il Vitra Design Museum: http://www.design-museum.de/en/information.html , anche se tecnicamente non è in Svizzera ma già in Germania, a pochi chilometri da Basilea e dal confine, a Weil am Rhein: quella che è tuttora la fabbrica Vitra (sedie soprattutto, vere icone, dalla Panton colorata di Verner Panton alle poltrone di Charles e Ray Eames, coppia nella vita e nel lavoro negli anni 50), è diventata un archivio open air di archistar. Edifici firmati tutti da grandi architetti, da Frank O. Gehry a Herzog & de Meuron a Zaha Hadid, che ospitano mostre, eventi, conferenze… Un piacere per gli occhi.
Ed è buffo come, scrivendo di architettura, tutti questi nomi di architetti mi sembrino familiari, come amici: anche Chipperfield, di cui ho visto in anteprima a Milano il nuovo Mudec, il Museo delle culture, che apre nell’ex Ansaldo, zona Tortona, il 27 di marzo: http://www.mudec.it . Con due mostre, una sull’Africa (sarà l’anno dell’Africa questo, visto il nuovo direttore della Biennale Arte? Okwui Enwezor, lo stesso che ha inaugurato la mostra al Vitra), e una mostra sui Nuovi Mondi. La direttrice è Marina Pugliese, tosta e simpatica, la stessa direttrice del Museo del Novecento: mi ha raccontato entusiasta del nuovo museo, abbiamo camminato tra le luci e le bacheche ancora vuote, non vedo l’ora di tornarci.
C’è un altro archivio open air di archistar, in realtà, ed è a Basilea: è il campus di Novartis, colosso farmaceutico. Anche lì Gehry, Tadao Ando, Herzog & de Meuron, Chipperfield… Lo guardavo dall’alto, una sera, da una casa di amici architetti in cui sono stata invitata a cena. Devo tornare in Svizzera, quindi, e non solo per il cioccolato.

Le amiche maglione, e le amicizie che si strappano.

Lunedì, 16 marzo 2015 @10:45

"Un’amicizia tra donne è come un continuo rammendo; è un maglione, anzi tanti maglioni; è il sospiro di sollievo con cui, il primo giorno d’autunno, apriamo l’armadio e loro sono lì, che ci aspettano. Sono maglioni di shetland, che pizzicano un pò, come amiche dal carattere pungente, non risparmiano critiche taglienti; sono i pull modaioli, che amano stare in vetrina, sotto gli occhi di tutti, amiche-energizzanti… E poi c’è il cardigan comprato per caso in un giorno di pioggia in campagna o in una città straniera. faceva così freddo e non avevamo niente di caldo in valigia. Un cardigan, poi. Chi li mette più? E invece quel maglione comprato per caso diventa il nostro preferito, non sappiamo più farne a meno: anche quando perdiamo uno, due bottoni, quando la lavatrice lo strapazza, quando è liso e sciupato sui gomiti, quando qualche tarma si permette di bucarlo. Ma pazienza. E’ il maglione che ci mettiamo quando siamo tristi, quello in cui stiamo più comode; quello che portiamo sempre in aereo per dormirci dentro, quando il viaggio è troppo lungo. E’ l’amica che chiamiamo quando la vita ci fa sentire al freddo. Quella che sa come consolarci, sempre".


Il Buongiorno di oggi è una pagina del mio terzo romanzo, "Ultimamente mi sveglio felice". Una pagina sulle amiche maglione che vedo spesso circolare – anche senza il mio nome! – su web. La riscrivo qui perché sto raccogliendo storie, come pezzetti di stoffe che voglio cucire insieme, per il mio prossimo reading a Trieste (il 24 marzo, al Caffè San Marco, ore 18, organizzato dal Circolo dei Lettori). Ma anche perché sono appena tornata dalla Svizzera, dove – insieme a un viaggio stampa per il Vitra Design Museum, di cui vi racconterò presto – ho visto un’amica, una vecchia amica maglione; e ho pensato a un’altra amica, che vive anche lei nella stessa città, un’amica/disamica, amica perduta, che non vedo più. Amiche perdute. Scrivetemi le vostre storie, i vostri pensieri, le vostre malinconie, ma anche il vostro sollievo. A volte i maglioni pizzicano, a volte non ci vanno semplicemente più. Vi aspetto.

Le storie segrete degli abiti.

Martedì, 10 marzo 2015 @09:29

"I vestiti che ci proteggono, che ci fanno sorridere, che ci servono da uniforme, che ci aiutano a dichiarare la nostra identità o le nostre aspirazioni, che indossiamo perché ci ricordano qualcuno – in tutti questi vestiti sono criptate le storie delle nostre vite. Tutti noi abbiamo un ricordo in miniatura, ancora vivo in un pezzo del nostro guardaroba".
(Emily Spivack)
Le storie segrete degli abiti.

Sono in ritardo! Sono in ritardo con tutto, con il racconto dell’incontro al Circolo dei Lettori, con i Buongiorno, con i miei appuntamenti, con il lavoro… La bora, che mi ha portato a Trieste, mi ha scompigliato capelli e vita. Scherzo… Ma non troppo. Sono in viaggio per lavoro in questi giorni, e quindi i Buongiorno mi scappano di mano, scompigliati dal vento. Arriveranno a raffiche, finché non torno a casa, settimana prossima. Ma in fondo marzo è così, vero? Marzo pazzerello.
Faccio un passo indietro, intanto, per raccontarvi del reading sul guardaroba sentimentale al Caffè San Marco. Abbiamo parlato di tutto, tra i tavolini e gli stucchi dorati di cent’anni fa. Abbiamo parlato delle storie cucite dentro gli abiti, e cucite anche dentro i romanzi. Di Erin McKean, che ha scritto un libro dove la protagonista, una giovane ventenne sempre in jeans, scopre che la nonna, che aveva un negozio vintage, infilava nelle tasche di certi abiti la loro storia, proprio così, come se fossero gli abiti a raccontare, e parlare ("Le bugie hanno le gonne corte", titolo assurdo di un romanzo lieve e sorridente Piemme, che in originale era "The Secret Lives of Clothes"). Ho raccontato della finlandese Riikka Pulkkinen, che mi disse, quando la intervistai, che dopo aver consegnato il suo romanzo all’editore ("L’armadio dei vestiti dimenticati", Garzanti) si regalò un viaggio a New York e proprio lì, camminando per strada, vide in vetrina di un negozio vintage un abito giallo estivo, anni 50, esattamente uguale a quello che aveva scritto nel libro. Quasi un’apparizione. Non osò non solo comprarlo, ma neppure provarselo… Abbiamo parlato di quando le artiste usano i vecchi abiti e li trasformano in opere d’arte: come il mio mito Pipilotti Rist che trasforma le mutande in lampadari o in un'installazione nella campagna inglese (in una galleria d'arte nel Somerset, appese ai fili come biancheria, ma illuminate); o Kaarina Kaikkonen: camicie usate, raccolte man mano nei mercatini dall’artista finlandese, una specie di mare di tessuti in cui tuffarsi e perdersi, dentro l’ex fabbrica di Max Mara a Reggio Emilia. Un’installazione che ora è entrata a far parte della Collezione Maramotti, nell'ex fabbrica appunto, e che tutti possono vedere (la location è bellissima).
Ho parlato di una giovane americana, Emily Spivack (quella del Buongiorno di oggi), ossessionata dalla vita segreta degli abiti come me, che ne ha raccolto le storie, li ha fotografati e riuniti in un libro: "Worn Stories" (Princeton Architectural Press), da cui ho tratto la frase di oggi. C’è di tutto, ci sono maglioni scuciti e tailleur fatti con pezzi di stoffa sopravvissuti all’Olocausto, occhiali da sole e abiti da sposa tagliati per metterli ancora; ci sono tutti i motivi per cui non riusciamo a regalare o buttare un abito del cuore, e se lo facciamo, non importa, perché lo teniamo per sempre dentro, inciso dentro. Quell’abito che porta sempre la memoria di un giorno.
Ho letto anche un pezzettino del mio Glam Cheap (ricordate? Il mio secondo romanzo, con un abito nero in copertina, Sonzogno, da leggere subito se non l'avete ancora letto!), ma soprattutto ho ascoltato le vostre storie, le storie dei vostri abiti; e forse vi ho fatto venire voglia di guardarli in un altro modo, gli abiti nell’armadio. E aspetto le vostre storie per il secondo appuntamento con il Circolo dei Lettori al Caffè San Marco: che sarà martedì 24 marzo, sempre alle 18. Il tema? Amiche/disamiche (sì, lo so, la parola non esiste, l’ho inventata adesso). Partendo da "L’amica geniale" di Elena Ferrante, ma non solo, storie di amicizie che finiscono. Un tema che mi è molto caro, così poco indagato e raccontato; abbiamo sempre pensato che un’amica sia per sempre (almeno io lo pensavo), invece non è così. A volte anche le amicizie finiscono, con uno strappo, come certi amori. Aspetto qui le vostre storie…

Ci sei anche quando non ci sei. Il silenzio è pieno di te.

Giovedì, 5 marzo 2015 @09:45

"Piena di te è la curva del silenzio."
(Pablo Neruda)
Ci sei anche quando non ci sei. Il silenzio è pieno di te.

Neruda come #spillo: su Gioia di questa settimana. Il silenzio è pieno di vento: la bora, che mi aspetta a Trieste oggi, al Caffè San Marco, con il Circolo dei Lettori, per parlare di guardaroba sentimentale. E tornerò, bora permettendo, anche il 24 marzo.

Nostalgia di giacche, cravatte, camicie col monogramma. Amo gli uomini sartoriali. Anche se sono in jeans.

Mercoledì, 4 marzo 2015 @08:59

"L’effetto, già sorprendente, che quell’uomo fosse stato messo insieme da un buon sarto."
(Mary McCarthy)
Nostalgia di giacche, cravatte, camicie col monogramma. Amo gli uomini sartoriali. Anche se sono in jeans.

Mary McCarthy scrive questo racconto, "L’uomo con la camicia Brooks Brothers", nel 1941 (insieme ad altri, è stato pubblicato di recente in Italia nella raccolta "Gli uomini della sua vita", Minimum Fax). E’ un incontro casuale, in un treno; un’avventura, l’avventura di una notte, raccontata con quella sfacciataggine, quell’anticonformismo che in quegli anni faceva ancora scandalo. Come il libro che la rese celebre, "Il gruppo", vero libro scandalo degli anni ’60, su un gruppo di otto amiche (lo trovate in Einaudi, io l’ho letto per caso da ragazzina, trovato a casa di una zia grande lettrice, e poi ritrovato a New York, usato, da Strand Books, e riletto con la stessa ammirazione, una specie di pre Sex and The City). Ma torniamo a quel racconto, a quella ragazza newyorchese bohémienne, un po' Dorothy Parker, che viaggia da sola e quell’uomo che sembra uscito dall’atelier di un sarto, camicia col monogramma compresa (sì, ha anche quella). Tutto di quel racconto mi piace, è archeologia dei sentimenti, è modernariato dell’amore; eppure quanto è passato? Neppure un secolo. Ora in treno non si incontra quasi più nessuno, nessuno viaggia più di notte con il vagone letto; ora si viaggia in macchina o in aereo, assorbiti dal proprio cellulare; la protagonista non si metterebbe certamente le giarrettiere, che poi non trova più dopo la notte di cui si è già pentita (e allora che fa? si toglie le calze e rimane a gambe nude), giarrettiere anch’esse ingoiate dal passato. Eppure… Eppure ancora adesso ci sono delle cose che ci piacciono, di certi uomini; forse quell’aria "sartoriale", anche se indossano solo una T-shirt e un paio di jeans. (Per la cronaca, quell’uomo sul treno di sartoriale ha solo l’aria, come scopre amaramente la protagonista: e in più, sposato. Sempre meglio diffidare).

Di questi e altri piccoli brani di "guardaroba sentimentale" parlerò domani, giovedì 5 marzo, al Caffè San Marco di Trieste, a un incontro organizzato dal Circolo dei Lettori. Alle 18. Se siete in città, benvenuti.

Superando il confine del giorno.

Martedì, 3 marzo 2015 @09:08

"Il sole era appena calato e il cielo era ancora azzurro. Prima che si accendessero i lampioni, volevo godermi il mio momento preferito della giornata. Non completamente giorno, ma non ancora buio, dà un senso di tregua e di calma e invita a prestare orecchio agli echi che vengono da lontano".
(Patrick Modiano)
Superando il confine del giorno.


Anche il Buongiorno di oggi è tratto da "Viaggio di nozze" (Frassinelli, con la traduzione di Leonella Prato Caruso), del Nobel Letteratura Patrick Modiano. Elogio della "twilight", un’ora di confine.

Quel fuoco bianco nell’aria, promessa di rinascita, presagio di primavera.

Lunedì, 2 marzo 2015 @09:52

"Poi malgré tout è fine febbraio o marzo:
la primavera non c’è ancora,
c’è, trepidante, quella luminosa nebula,
quel fuoco bianco nell’aria,
quella velatura bianca e argento,
tutto ciò che desidera il senso ci sia
in questa piega dell’anno, tutto,
la prima barca,
il primo verde dei salici,
la prima ruota d’acqua
alla virata dell’armo.
C’è tutto,
tutto incredibilmente."
(Mario Luzi)
Quel fuoco bianco nell’aria, promessa di rinascita, presagio di primavera.

Miracolo a primavera. Si intitola così la poesia di Mario Luzi, poeta fiorentino del Novecento che conosco così poco. Bello trovare per caso questi versi "in questa piega dell’anno", con "quel fuoco bianco nell’aria", i primi crochi nei giardini, le prime gemme sugli alberi, e nonostante la nebbia di questo mio mattino, la pioggia, il freddo, un presagio di primavera.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.