Lisa Corva

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Gli amori impossibili sono quelli che non dimentichiamo, ci girano intorno tutta la vita.

Lunedì, 29 giugno 2015 @08:10

"Pure, l’amore che volevi l’avevo io da darti;
l’amore che volevo – lo dissero i tuoi occhi
sciupati e diffidenti – l’avevi tu da darmi.
Si sentirono, si cercarono i nostri corpi;
pelle e sangue compresero".
(Costantino Kavafis)
Gli amori impossibili sono quelli che non dimentichiamo, ci girano intorno tutta la vita.



Il Buongiorno di oggi è lo #spillo della settimana su Gioia. Tratto da "Le poesie", Einaudi, a cura di Nicola Crocetti.

La luce piena dell’estate.

Martedì, 23 giugno 2015 @08:15

"Sul fiume, del colore dell’ardesia, si riversava la luce. Una luce morbida, un’indolenza divina. In lontananza il ponte nuovo scintillava come una dichiarazione d’intenti, come un’affermazione che in una lettera costringe chi legge a soffermarsi."
(James Salter)
La luce piena dell’estate.

Eccomi qui, in quest’estate che è appena cominciata, che ho aspettato in barca, quest’anno, in una laguna che non conoscevo, quella di Grado (dove, mi dicono, andava Pasolini: una laguna malinconica, acqua ferma e monti all’orizzonte, che mi ha ricordato il Lago Inle in Birmania; acqua così diversa da quella delle isole che mi piacciono, le isole della Dalmazia, del Mediterraneo, dove adesso c’è, ubriacante, il profumo dell’elicriso). Rieccomi qui davanti al computer a scegliere un Buongiorno che celebri l’estate, estate di pienezza, estate di luce, ma anche di ombre e penombra, il mare all’orizzonte (questa è l’estate che mi piace).
E il Buongiorno di oggi è una frase di luce, tratto da uno dei romanzi che più mi ha colpito quest’anno, "Una perfetta felicità" (Guanda, traduzione di Katia Bagnoli). L’ho scelto anche perché l’autore, lo scrittore americano James Salter, è scomparso da pochi giorni: aveva appena compiuto 90 anni, un bell’uomo intenso, bellissimo nelle foto da giovane, sguardo catturante, un ex aviatore. Ci sono così pochi scrittori così maschi e magnetici, vero? E Salter è un uomo che ha avuto e amato, un uomo che ha goduto della pienezza della vita. Per questo mi è piaciuto il libro, le acque del libro, del fiume accanto a cui sorge la casa del libro, New York sullo sfondo; ma anche la spiaggia e le dune del mare di Amangasett, lunghe estati, una donna con un costume anni Cinquanta e un mare sfavillante in copertina.
Questo Buongiorno inaugura l’estate; e d’ora in avanti, fino a settembre, i miei Buongiorno arriveranno sparsi, come gocce di pioggia d’estate. Tornerò di sicuro ogni giovedì per raccontarvi lo #spillo settimanale su Gioia. Ma i Buongiorno saranno sparsi perché d’ora in avanti, fino a settembre, chiudo di più il computer: è tempo di viaggiare, leggere, studiare e preparare interviste per lavoro (interviste e corvapezzi che leggerete più avanti); ma anche e soprattutto pensare, guardare tramonti, collezionare albe, nuotare, camminare a piedi nudi. Quello che auguro a voi.
Scrivetemi, dalla vostra estate: vi leggo, vi aspetto.

Non doveva succedere. E invece è successo. Quella luce sulla lama del coltello: il nostro amore.

Venerdì, 19 giugno 2015 @09:14

Il Buongiorno di oggi è una storia. Una storia di amore tagliente come la lama di un coltello, una storia che ho ascoltato, e scritto, e che è stata pubblicata qualche mese fa su Gioia. Innamorarsi della persona sbagliata. A volte succede. A volte ci si taglia, come con una bellissima, affilata lama lucente.

Non doveva succedere. E invece è successo. Non doveva succedere perché era sbagliato, perché era sul filo tagliente di una lama, perché era pericoloso. E proprio per questo è successo. Ma ancora adesso, ora che sono qui a cercare di rimettere insieme i frammenti della mia vita, o meglio buttarli via, per ricominciare altrove, in un altro modo; ancora adesso mi dico: è stato bellissimo. Crederci, intendo. Quella luce sulla lama del coltello. E il coltello era il nostro amore.
Lui era il migliore amico di mio marito. Cresciuti insieme, scuola insieme; poi, due strade divise. Luca, mio marito (il mio ex marito, dovrei dire), è entrato nell’azienda di famiglia. Fabio, il suo amico di sempre, è partito: università, stage, un lavoro a Milano. Due vite completamente diverse, ma erano legatissimi. Così è stato Fabio, per me quasi uno sconosciuto, il nostro testimone di nozze; arrivato da Milano, all’ultimo momento, in ritardo, quasi più in ritardo della sposa. Di quel giorno, di lui, non ricordo niente: solo un viso sulle foto. Ero troppo occupata ad essere felice. Era il mio matrimonio, esattamente come l’avevo desiderato: in campagna, mazzi di lavanda ovunque, anche ricamati sul vestito. Un prodigio dell’organizzazione di mia suocera, uno dei motivi per cui ho deciso di dire di sì a Luca: mi piaceva tutto di lui, la sua stabilità, la sua sicurezza, la sua famiglia, i cugini e i nipoti, quella suocera tornado stile "non-preoccuparti-ci-penso-io". Da lei andavo a farmi insegnare le ricette di casa, che ricopiavo diligente su un quaderno comprato apposta. Per me, cresciuta con una madre che non cucinava mai, che passava da un fidanzato all’altro, che dimenticava tutto, le chiavi, i documenti, anche di venire a prendermi a scuola, Luca era la famiglia che avevo sempre desiderato.
Poi Fabio è tornato. Ha lasciato Milano, ed è tornato nella piccola, pigra città dove abitiamo. Ha cominciato a venire a cena. Lui, il suo sorriso beffardo, le mille cose da raccontare, l’aria fresca e veloce della grande città; il modo che aveva di prendermi in giro, di stuzzicarmi, "la bella Alice nel Paese delle meraviglie". E poi: "Fabio, la trovi anche a me una moglie bella come la tua Alice?". Finiva che invitavamo sempre qualcuno, ragazze portate da lui o da noi, possibili fidanzate, "il casting moglie perfetta", lo chiamavamo. Fabio mi faceva ridere. Mi facevano ridere i suoi commenti, i racconti del perché con questa o con quest’altra era stato un fallimento, le strizzate d’occhio; mi toccavano le sue improvvise malinconie… Intanto io e Luca cercavamo di avere un figlio, che non arrivava; intanto andavo da mia suocera a scrivere ricette, imparavo a fare marmellate, ho fatto per la prima volta in vita mia la conserva di pomodori, io che sono cresciuta in una casa dove a volte mancavano anche le scatole di pelati, con una dispensa desolatamente vuota.
Fino a quella sera. A tavola, da noi. Fabio racconta dell’ennesimo appuntamento fallimentare, io rido e gli dico: "Ma insomma, cosa c’è che non va con te?". Lui mi guarda. Dritto negli occhi, come non faceva mai. Risponde, serio: "Forse il problema è che mi sono innamorato della persona sbagliata". In quel momento ho capito. Ho visto il lampo di luce, quella luce magnetica e tagliente, e ho capito: ho capito gli sguardi, i sorrisi, i complimenti, l’ironia trattenuta, il modo che aveva di aprirmi la porta, di sfiorarmi come per caso, di seguirmi con gli occhi. La notte stessa mi ha mandato un messaggino, lui che non mi chiamava mai: "Vediamoci".
Ci siamo visti. Pensavo di andare a pranzo con lui e chiarire, ascoltarlo, dirgli mi dispiace, ti passerà; o forse non pensavo niente. Pensavo di andare a pranzo con lui e invece siamo andati a letto insieme, subito, con quel desiderio bruciante che con mio marito non avevo mai sentito, quella fame, quella lama di coltello, quella voglia di dirgli: toccami, stringimi, fammi male. Sono stati mesi di febbre, di precipizio; mesi bellissimi, in cui ho vissuto e camminato quasi sonnambula. Esistevo solo per lui. Bugie su bugie e solo una cosa contava: vederlo.
Me ne sono andata di casa una mattina, mentre mio marito era al lavoro; vigliacca, non ho avuto il coraggio di affrontarlo. In una valigia ho messo solo qualche abito, ma arrivata alla porta sono tornata indietro e ho preso, non so perché, anche il mio quaderno di ricette. L’anello di fidanzamento, la fede, li ho lasciati sul tavolo, insieme a una lettera scritta in fretta, in cui gli chiedevo perdono. E’ stato uno scandalo senza fine. Sono state scenate e pianti, e pettegolezzi impietosi, e il marchio del doppio tradimento; e mia suocera che, incontrata per strada, mi ha guardato con dolce disprezzo e si è girata. Sono stati mesi orribili, ma io ero come drogata, drogata da quell’amore, non mi interessava più niente, solo io, solo lui. E il bambino che doveva nascere. Sono rimasta incinta subito: pazza di felicità.
Poi il bambino è nato. Ed è morto: il giorno dopo, in ospedale. Inutile spiegare perché… Non voglio ricordare. Ma sono morta dentro anch’io. Tornata a casa, ho passato settimane chiusa nel buio della camera da letto. Pensavo: è un segno, ho sbagliato. Pensavo: non voglio più vivere. Non volevo che Fabio mi toccasse, mi dava fastidio tutto, mi giravo dall’altra parte, non volevo parlare, non volevo spiegare, niente. E poi me ne sono andata, di nuovo. Sono andata dall’unica persona che sapevo non mi avrebbe giudicato: mia madre. E’ da poco che sto meglio. Ieri ho tirato fuori il quaderno e ho ripreso a cucinare, una ricetta alla volta. Ci provo. Ricomincio da qui.

Di sera ci sono le lucciole nel mio giardino. Ogni sera mi sembra una piccola magia.

Giovedì, 18 giugno 2015 @08:19

"Il prato si era riempito di lucciole. Era la prima volta in vita mia che le vedevo e mi sembrava una magia. A un certo punto un bambino con cui avevo giocato per tutto il tempo si è avvicinato con le mani chiuse a conchiglia e mi ha detto di stare ferma. Ha dischiuso leggermente le mani davanti al mio viso, illuminandolo con la luce di una mezza dozzina di lucciole. Volevo vederti ancora un po’, ha detto. Io sono scappata via".
(Enrico Remmert)
Estate, piccole magie.

Di sera ci sono le lucciole nel mio giardino. Ogni sera mi sembra una piccola magia.

Per raccontarlo rubo le parole a uno scrittore italiano, e le trasformo nel mio #spillo della settimana su Gioia. Sono sfilate dal suo romanzo "Strade bianche" (Marsilio).

Tanta vita. E quelle notti, quelle mattine in cui, nel silenzio del mondo, ci ripensiamo.

Mercoledì, 17 giugno 2015 @08:02

"Oggi non dormirai. Tanto è il chiarore alla finestra.
Sulla città s’innalzano i fuochi d’artificio.
Non dormirai, sono accadute troppe cose.
Su te vegliano i libri, in file ordinate.
A lungo penserai a ciò che è accaduto
e a ciò che non è stato. Oggi non dormirai."
(Adam Zagajewski)
Tanta vita. E quelle notti, quelle mattine in cui, nel silenzio del mondo, ci ripensiamo.

Il Buongiorno di oggi è di un poeta polacco e viene da un libro già pieno di sottolineature: "Dalla vita degli oggetti" (Adelphi, a cura di Krystyna Jaworska).

L’importanza di saper cadere.

Martedì, 16 giugno 2015 @09:00

L’importanza di saper cadere.

Il Buongiorno di oggi non è una poesia, è un titolo. Il titolo del capitolo di un romanzo – uno di quei gialli page-turner – che sembrano fatti apposta per i pomeriggi e le sere d’estate, specie quando piove. Sto parlando di "La verità sul caso Harry Quebert", di Joël Dicker (Bompiani), super-bestseller di qualche anno fa, che ho letto solo adesso. Quasi 800 pagine scritte da un ragazzo di 28 anni di Ginevra, ma ambientate nel Maine; un delitto e due scrittori. Un po’ cheap a volte, ma perché no, quando piove? E un piccolo insegnamento: su quanto sia importante, nella vita, saper cadere. Accettare le sconfitte. Inciampare, non solo perché c’è un ostacolo sulla tua strada, ma magari perché qualcuno ti ha spinto. Però, alla fine, saper rialzarsi. Saper cadere.

Per fondere di nuovo l’inseparabile, salpando insieme a me dal Molo Audace.

Lunedì, 15 giugno 2015 @09:02

"Ho disposto alcuni treni per attrezzare la stazione,
un adeguato numero di navi per il porto,
ribattezzato il Molo Audace col vecchio nome di San Carlo.
Sono poche ancora le locomotive a carbone,
cingono la città a corone di fumo ebbro,
il bestiame si spaventa al passaggio delle merci e del lavoro.
S’ingalluzziscono i levantini e fanno i conti gli ebrei,
i dalmati ammiccano al vessillo del Lloyd Austriaco,
agli sloveni e ai boemi Micheze e Jacheze scandiscono le ore.
Sbavando i buoi trascinano enormi marmi
al ritmo delle seghe, e di scalpelli, martelli e punteruoli,
da sottocoperta escono cataste di sacchi di caffè.
Da Miramare la barca svetta come un bianco cigno,
un giovane poeta con l’amata va remando:
doveva esserci per fondere di nuovo l’inseparabile
salpando insieme a me da Molo San Carlo".
(Miroslav Košuta)
Torno indietro nel tempo, partendo dal Molo Audace.

A volte i Buongiorno mi vengono incontro per caso, per coincidenza. Come la poesia di oggi, che è così bella che l’ho trascritta intera: era sul domenicale del Sole24Ore, letto ieri ai tavolini del Caffè San Marco a Trieste (e tratta da "La ragazza dal fiore pervinca", Del Vecchio Editore, con la traduzione di Tatjana Rojc; lui è un poeta sloveno di Trieste, che non conoscevo, nato in Carso, a Santa Croce).
Bella la poesia, vero? E’ bello quando le parole riescono a farti viaggiare nei secoli e nel tempo. E’ bello quando ci sono parole che riescono a sorprenderti, per caso, al tavolino di un caffè rimasto intatto dalla Mitteleuropa; è bello quando passi il finesettimana a mostrare la tua città a un’amica che non la conosceva, un’amica che viene da un altro mare, e a ripassare con wikipedia sul telefonino cose che dovresti sapere, vedi l'antico nome del Molo (il Molo San Carlo cambiò nome in onore del cacciatorpediniere Audace, il primo a entrare in città nel 1918, alla fine della prima guerra mondiale); è bello quando proprio da quel Molo Audace prendi una barca per andare a prendere il sole e fare il bagno nel porto, alla Diga che è come una di quelle isole di legno vittoriane che c’erano un secolo fa in città. E’ bello quando l’inseparabile si fonde ancora. Trieste.

Quegli uomini interruttore: switch off/switch on. Come li amiamo, come li odiamo.

Giovedì, 11 giugno 2015 @08:51

"E infatti lui riappare in qualsiasi momento, senza che sia possibile prevedere quando, come se fosse rimasto nascosto dietro un palo e all’improvviso tirasse fuori la testa per sorprenderla nella luce dorata di una giornata che sta finendo, chiama di notte da un caffè vicino, o le viene incontro una mattina all’angolo della strada, per sparire sempre allo stesso modo…"
(Maylis de Kerangal)
Quegli uomini che appaiono, e scompaiono. Quegli uomini interruttore: switch off/switch on. Come li amiamo, come li odiamo.

Il Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo su Gioia della settimana, è sfilato da "Riparare i viventi", della scrittrice francese Maylis de Kerangal (uscito per Feltrinelli con la bella traduzione di Maria Baiocchi e Alessia Piovanello). Un libro intenso, una delle migliori letture di quest'anno. Cliccate sul nome dell'autrice per saperne di più.

Quando dentro di te vedo il ragazzo che eri.

Mercoledì, 10 giugno 2015 @09:43

"Abby aveva un suo piccolo trucco che usava quando Red si comportava da vecchio strambo e brontolone. Pensava al giorno in cui si era innamorata di lui. "Era uno splendido pomeriggio giallo e verde, con un po’ di arietta…", ricordava, e allora le tornava in mente tutto: la novità, il mondo inedito che le si era aperto davanti come per magia quando si era resa conto che questa persona, che per anni aveva a malapena notato, era in realtà un tesoro. Era perfetto, questo il termine che aveva usato. E appena ci pensava, quel ragazzo dagli occhi limpidi e dal volto tranquillo emergeva dalle rughe e dalle pieghe di Red, dalle palpebre grinzose e dalla guance scavate, dai due profondi crepacci che racchiudevano la sua bocca come parentesi e dalla sua ottusità generale, dalla sua testardaggine, dalla sua irritante convinzione che la semplice logica bastasse a risolvere tutti i problemi della vita, e in quel momento si sentiva indicibilmente fortunata ad averlo incontrato".
(Anne Tyler)
Quando dentro di te vedo il ragazzo che eri.

Nei romanzi di Anne Tyler in genere non succede mai niente. Non succede niente ma succede tutto: è la vita, semplicemente, raccontata con tono pacato e tranquillo, intessuto di malinconia; la vita vista da una città o cittadina della provincia americana, con quei diner, le case con il portico, la vita, le delusioni, i sogni. Anne Tyler l’ho scoperta anni fa, con quel "Ristorante Nostalgia" di cui mi ricordo i piatti cucinati solo perché erano i piatti dell’infanzia, i piatti che fanno tornare indietro nel passato; e quel "Per puro caso", storia di una quarantenne che tornando dalla spiaggia, con solo la borsa del mare e le scarpe da ginnastica, decide di abbandonare tutto, marito e figli, e andarsene lontano, a cercare una nuova vita, anche se finisce non in India ma solo a qualche ora di distanza, nell’addormentata provincia americana, in una cittadina uguale a quella da cui è partita, a leggere libri nella camera di una pensione… Vero long-seller, libro-simbolo di un desiderio al femminile mai dichiarato: voglia di fuga.
Il Buongiorno di oggi è invece tratto dall’ultimo romanzo di Anne Tyler, "Una spola di filo blu" (Guanda, traduzione di Laura Pignatti). Anne Tyler ha 73 anni ormai, vive sempre a Baltimora; sposata, ha avuto due figli, conosce quello di cui parla: la vita coniugale, il tempo che passa e confonde, i figli, i nipoti, i ricordi che si intrecciano, i cassetti troppo pieni di certe case. Ha sempre i capelli lisci tagliati con la frangia, ormai grigia; questo è il suo ventesimo romanzo. Scrivere come cucire, rammendare, con una spola di filo blu. Chissà se ha mai pensato, anche lei, di lasciare tutto, un pomeriggio d’estate, e ricominciare, altrove, anche solo per stare da sola in una camera d’albergo a leggere un libro.

Un giorno nuovo che sembra un enorme regalo impacchettato di arancione, ancora tutto da scartare.

Martedì, 9 giugno 2015 @08:46

"Tutto il mare gigantesco e la sua acqua che non dorme mai, e le onde che arrivano da sempre e per sempre una dopo l’altra, toccano la riva e sembra che finiscono lì, ma invece non finiscono. Solo tornano indietro per farne salire altre e altre e altre, con una spinta che non so da dove viene ma c’è, sta là in fondo e ci manda su e giù, su e giù, in questo abbraccio caldo che non serve voltarsi per sentirlo, ci sta tutto intorno, mentre teniamo gli occhi là davanti, verso quello che ci porta la corrente, verso un giorno nuovo che sembra un enorme regalo impacchettato di arancione, ancora tutto da scartare".
(Fabio Genovesi)
Quei giorni che sembrano regali, ancora tutti da scartare. Vorrei alzarmi ogni giorno pensando così.

Il Buongiorno di oggi, questo giorno impacchettato come un regalo, è sfilato dal romanzo di Fabio Genovesi, "Chi manda le onde" (Mondadori), che ha appena vinto il premio Strega giovani. Le onde sono quelle del mare della Versilia, dove abita lo scrittore e anche i protagonisti del libro: una bimba sognante e albina, un bimbo orfano che viene dalla Russia e che conosce tutte le vecchie, dimenticate canzoni italiane, una mamma single e lievissima, un fratello che adora il surf, un uomo senza lavoro che passa da un giorno all’altro senza progetti e senza desideri, finché… Personaggi strampalati e sofferenti che si incontrano e, misteriosamente, trovano una loro felicità: perché ci sono giorni che sono regali. Forse dipende solo da noi?

Area di transito. Il primo aereo, per dove?

Lunedì, 8 giugno 2015 @08:49

"Si mise a girare per l’area di transito dell’aeroporto preso all’improvviso da un’euforia vacanziera. Magari fosse stato lui a dover partire per Barcellona, Atene o Los Angeles!"
(Anna Grue)
Area di transito. Il primo aereo, per dove?

Non vi è mai capitato di essere in aeroporto, o in stazione (ma in aeroporto è più divertente), a guardare il tabellone luminoso delle partenze e a sognare di prendere il primo aereo per molto, molto lontano? A me sì. Ma siccome anche con un libro si può viaggiare, io vi consiglio un giallo, giallo da vacanza, giallo da spiaggia, 400 pagine che appena ho letto, divertendomi. Lei è Anna Grue, e questo, appena uscito, è il suo secondo romanzo pubblicato in Italia: "Il bacio del traditore" (Marsilio). Protagonista, Dan Sommerdahl, "detective calvo", ovvero quarantenne danese belloccio, testa rasata, ex pubblicitario e detective per caso, che qui indaga su un giovane, bellissimo, misterioso truffatore di donne over 50, un ragazzo che le fa innamorare e poi scappa con i soldi… Grazie a Marsilio, che ci porta in Italia il meglio dei gialli nordici (e io sono qui che aspetto una nuova puntata di Asa Larsson, sempre Marsilio: se non avete mai letto i suoi gialli, non fateveli scappare).

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Ogni matrimonio ha i suoi difetti di fabbrica, e anche quelli che sembrano equilibrati, sono tenuti insieme col chewing gum, il fil di ferro e lo spago.

Venerdì, 5 giugno 2015 @08:29

"Ogni matrimonio ha i suoi difetti di fabbrica, e anche quelli che da fuori sembrano equilibrati, sono tenuti insieme col chewing gum, il fil di ferro e lo spago"
(Jenny Offill)
Come si tiene insieme un matrimonio?

Ho solo la domanda, non la risposta. Ma la manutenzione degli affetti è un’arte che si impara solo col tempo. Per ora mi fa sorridere la frase, che è tratta da un libro che mi è molto piaciuto. E, visto che la cosa che più mi piace dopo leggere è intervistare gli autori, ecco l’intervista che ho fatto all’autrice, Jenny Offill, su Gioia in edicola: http://www.gioia.it/news/1784/il-libro-della-settimana-sembrava-una-felicita#.VXE8YzXsm9k.facebook

A proposito di edicola, mi cercate questo weekend? Sarò, oltre che su Gioia, su Arte di giugno, con una serie di microinterviste durante la Biennale (#piacerelisacorva, mi sono molto divertita), su HowToSpendIt insieme al Sole 24Ore (faccio la Ragazza dallo Sguardo Prezzante a Torino, e parlo – anche – di profumi da indossare come un abito), su D di Repubblica. Letture da weekend. Vi aspetto!

Si strugge per dar loro quell’unica frase che ricorderanno per sempre, quella frase che abbraccia ogni cosa.

Giovedì, 4 giugno 2015 @09:04

"Legge per loro, ogni sera, come se le annaffiasse, come se smuovesse la terra intorno ai loro piedi. Ci sono storie che non ha mai sentito, e altre che conosce dall’infanzia, quei passaggi obbligati per tutti. Qual è il vero significato di queste storie, si domanda, che parlano di creature che non esistono nemmeno più nell’immaginazione: principi, tagliaboschi, onesti pescatori che vivono in una casupola. Vuole che le sue bambine abbiano una vita antica e una moderna… Le sta preparando per questo viaggio. E’ come se vi fosse un’ora soltanto, e in quell’ora tutte le vettovaglie debbano essere raccolte, tutti i consigli offerti. Si strugge per dar loro quell’unica frase che ricorderanno per sempre, che abbraccia ogni cosa, che indicherà loro la vita, ma non la trova, non riesce a individuarla".
(James Salter)
Le fiabe ci preparano al mondo. Non smettere di raccontarle.

Il Buongiorno di oggi (che trovate anche su Gioia in forma abbreviata: è il mio #spillo della settimana) è tratto da "Una perfetta felicità" (Guanda). Mi piace quel padre che racconta le fiabe della buonanotte alle sue bambine, "come se smuovesse la terra intorno a loro e le annaffiasse", fiabe come radici.

Libri da leggere mangiando una mela, e altri comfort books.

Mercoledì, 3 giugno 2015 @06:46

"Adorava i romanzi vittoriani. Gli unici tipi di libri che puoi leggere mentre mangi una mela".
(Stella Gibbons)

Non è buffa questa frase di Stella Gibbons, che in questo momento è una delle mie scrittrici inglesi preferite? Mi ha fatto venire in mente Jo, di Piccole Donne, che mangia una mela e legge libri sull’albero. Anzi no, scusate, non era un albero, ho appena controllato: era la soffitta, dove Jo si avvolgeva in un vecchio scialle, su una vecchia poltrona, con una provvista di mele. E dei libri su cui commuoversi, ovviamente.
Io, a dir la verità, non mangio mele quando leggo. Bevo infinite tazze di tè. Quindi potrei dire che i miei romanzi preferiti sono quelli che posso leggere bevendo tè? Perché ognuno ha le sue perversioni. Il Consorte ama i libri d’azione (gialli, thriller, gialli storici e fantascientifici, non indago) e ormai si è convertito a Kindle. Io, in genere, preferisco la carta e le tazze di tè. E ho pensato a quelli che sono i comfort books proprio ieri, quando un’amica mi ha chiesto una lista: una lista di libri "feel good", che finiscano bene, per la madre di un’amica che doveva andare in ospedale. Così mi sono messa a pensare. Quali sono i libri che ci fanno sentire avvolte e al sicuro, che ci fanno sorridere, che ci distraggono e ci fanno sperare? No, non sono tanti. Nella mia lista personale ho messo Stella Gibbons, che trovate anche in italiano. Ecco i titoli: "Lo scapolo" (Elliot), il delizioso "I segreti di Sible Pelden" e "La fattoria delle magre consolazioni" (Astoria), che in inglese è il più accattivante "Cold Comfort Farm", da cui è tratta la citazione del mio Buongiorno. E ancora, visto che i miei comfort books sono soprattutto certa letteratura inglese anni 30 e 40, "Un giorno di gloria per Miss Pettigrew" di Winifred Watson (Neri Pozza) e "Diario di una Lady di provincia" di Lady Delafield (Neri Pozza). O la saga anni Venti di Lucia di Edward F. Benson (in Italia pubblicata da Fazi: "Lucia a Londra" e "La regina Lucia"). Ma soprattutto tutta Elizabeth von Arnim che è Bollati Boringhieri, o meglio i più lievi: "Un'estate da sola", "Una principessa in fuga", "Due gemelle in America"… E "Zia Mame" di Patrick Dennis, Adelphi, esilarante e folleggiante America anni 50, che ho regalato più volte!

E voi, avete dei comfort books da aggiungere?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.