Lisa Corva

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Lui che mi salva dal mio buio, mi rimette sui binari dritti che portano al mattino, al caffé, alla vita.

Giovedì, 28 gennaio 2016 @09:50

"Una notte Gi mi ha raccontato che la madre di Wendy in Peter Pan, quando metteva a letto i figli, puliva i loro pensieri, li riordinava nei cassetti; quelli brutti in fondo, quelli buoni in superficie. Gi, nell’ora del mio pensiero senza le parole per dirlo, fa così con me, mi salva dal mio buio, mi rimette sui binari dritti che portano al mattino, al caffé, alla vita."
(Valentina Diana)
Qualcuno che ti salva dal tuo buio.

Conoscevo Valentina Diana, schiva poetessa piemontese, per le sue poesie (se cliccate sul suo nome in verde trovate quelle che le ho sfilato in questi anni). Non mi aspettavo un romanzo lieve come "Mariti – o le imperfezioni di Gi", uscito da poco per Einaudi: una storia di salvataggio coniugale, un amore tardivo, fatto di case strette, litigi in macchina, bancomat da usare con cautela, e momenti di felicità da Zara Home. Brava Valentina, che sa accarezzare il quotidiano. Un pezzetto del suo libro ora è diventato il mio #spillo settimanale su Gioia.

Tuo padre mi ha conquistato con le lettere.

Mercoledì, 27 gennaio 2016 @10:08

"Tuo padre mi ha conquistato con le lettere".
(Péter Gárdos)

Il Buongiorno di oggi è solo una frase, una piccola frase tratta da un piccolo, delicato libro-testimonianza, che vi consiglio: "Febbre all’alba", Bompiani. La storia vera di un giovane uomo che conquista una ragazza, una lettera dopo l’altra. Niente di strano, direte voi; anche in questi tempi telematici, le parole servono a sedurre; magari non sono di carta, sono mail o whatsapp, ma accarezzano lo stesso. Però l’eccezionalità della storia è che quel giovane uomo è un ungherese, entusiasta socialista, sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale; è in un campo profughi nella gelida Svezia, ha pochi mesi di vita, almeno secondo il medico che lo cura. Ma vuole disperatamente ancora vivere, amare e vivere… E scrive 117 lettere, ad altrettante ragazze ungheresi rifugiate in Svezia, come lui: vorrebbe conoscerle, qualcuna risponderà?
L’incredibile storia è raccontata (e tradotta in italiano da Andrea Rényi) dal figlio, regista ungherese, che dalla storia dei genitori ha tratto anche un film. Un invito a sognare, sperare, scrivere… e ricordare, oggi che è il Giorno della Memoria.

Mare al mattino. Mi fermerò qui.

Martedì, 26 gennaio 2016 @09:14

"Mare al mattino, cielo senza nubi
d’un viola splendido, riva gialla; tutto
grande e bello, fulgido nella luce.
Mi fermerò qui".
(Costantino Kavafis)
Svegliarsi al mare. Fermarsi qui.

Lui, nato e morto con negli occhi il mare di Alessandria d’Egitto, è il poeta di Itaca, potente poesia sulla vita come viaggio. Il mare è il mio orizzonte; Trieste, anche d’inverno. I versi di oggi sono tratti dalle sue poesie tradotte da Nicola Crocetti e pubblicate da Einaudi.

Quei passi che ci suggerisce la luna.

Lunedì, 25 gennaio 2016 @09:58

"Era un male di luna
quel passo lasciato indietro
fermato sul vortice di seta
al ballo stretto in sorriso"
(Gabriela Fantato)
Quei passi che ci suggerisce la luna.

Avete visto la luna piena di queste notti? Non pensate anche voi che ci suggerisca nuovi passi di vita, nei sogni, senza che ce ne accorgiamo? I versi di oggi sono tratti da una piccola antologia Einaudi, "Nuovi poeti italiani 6".

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Cresce l’inverno sbattendo le persiane. A chi è in ascolto – tu piaci.

Giovedì, 21 gennaio 2016 @09:49

"Cresce l’inverno sbattendo le persiane.
Porta i suoi venti intrattabili e
trampolini di gelo da cui cadiamo giù
rotti strappati un poco bastonati
dalle sue bassezze e giornatacce
senza uscite. Facinoroso inverno
rigonfio di parole sussurrate.
Prolifico arsenale. Granaio delle voci.
A chi è in ascolto – tu piaci".
(Mariangela Gualtieri)
Ascolto l’inverno.

Mi piace quell’inverno che sbatte le persiane, come la bora a Trieste. Mi piace svegliarmi e vedere fiori di ghiaccio sulla finestra (ancora più se non devo uscire subito). Mi piace l’inverno perché ha in sé la promessa segreta della primavera.
Il Buongiorno di oggi è tratto dal piccolo libro bianco Einaudi "Le giovani parole" della poetessa italiana, ed è il mio #spillo su Gioia. Non perdetevi questo numero del giornale! Trovate anche un mio reportage su Lubiana, capitale della Slovenia, città dove ascolto l’inverno.

Eisblume. Stamattina sono un fiore di ghiaccio.

Martedì, 19 gennaio 2016 @08:50

"Noi viviamo in un’epoca in cui i fiori di ghiaccio appaiono molto raramente sulle finestre, anche nei paesi freddi. Ma quando non c’era ancora il riscaldamento centralizzato e le finestre erano fatte con vetro fuso pieno di impurità, intorno alle minuscole irregolarità presenti sulla superficie non uniforme della vetrata "crescevano" i motivi formati dai cristalli di ghiaccio… I poeti e gli scienziati romantici tedeschi, in un’epoca in cui i due ambiti non erano ancora isolati, rimasero affascinati da quelle forme e continuarono a chiedersi se fossero davvero vive, create dalla mano di Dio, oppure una mera imitazione, un accidente, una costellazione casuale di cristalli che sembravano, ma sembravano soltanto, essere vivi".
(Adam Gopnik)

Stamattina mi sono svegliata e sul vetro della mia finestra c’era un ricamo di brina. Bellissimo e luminoso. Non proprio gli Eisblumen, i fiori di ghiaccio che avevano affascinato i tedeschi all’inizio dell’Ottocento, come spiega Adam Gopnik in un libro-racconto che sto leggendo adesso, "L’invenzione dell’inverno", Guanda; adesso che è così bello leggere mentre fa freddo fuori. L’inverno visto, come racconta Gopnik, al caldo dietro una finestra.

Lì cosa c’è, in che paese siamo? Quello è il dolore, e noi lo attraversiamo.

Lunedì, 18 gennaio 2016 @10:13

"Lì cosa c’è, in che paese siamo?
Quello è il dolore, e noi lo attraversiamo."
(Vittorio Lingiardi)
Perché siamo fatti (anche) di buio, come ci ricorda, ogni anno, l’inverno.

I versi di oggi sono tratti da "Alterazioni del ritmo", Nottetempo. Non sempre si riesce ad attraversare il buio e il dolore. A volte, nel buio, affondiamo. Anche se mi sembra impossibile, in una giornata di sole come questa su cui ho aperto gli occhi.

Bene, pensavo di non scriverlo, e invece mi sono ritrovata in mano uno dei bicchieri verdi che mi ha regalato e, come ogni mattina da quando è successo, non posso non pensare a lei. E’ passata una settimana da quando si è uccisa Irena, una mia carissima amica. Amica di tutta una vita, persa e poi ritrovata; lei con il suo sorriso, le sue trecce post-hippy, la sua voglia di ballare scalza e di innamorarsi, ancora. La voglio ricordare così, con quell’energia, quella leggerezza. Un matrimonio complicato e un divorzio irrisolto, due figli già grandi, tanti problemi anche di soldi, eppure – ogni volta che la vedevo, noi con le nostre vite così diverse – mi colpiva di lei, e glielo dicevo, quella leggerezza quasi adolescenziale, quel non lamentarsi mai, quell’energia che la spingeva avanti, nonostante gli inciampi e le difficoltà, magari a piedi scalzi, in quelle "mazurke clandestine" che le piacevano tanto. E poi. E poi una domenica di gennaio, un volo, giù dalla finestra, un attimo di disperazione o forse di follia, un attimo per passare dalla luce al buio. Era nata d’estate, Irena, la leggera Irena, come me. Questo gennaio con così tanto buio l’ha inghiottita. Io la ricordo qui, nel mio spazio pubblico e privato, ancora incredula. E la immagino nella luce.

L’amore che acceca, l’amore che illumina.

Sabato, 16 gennaio 2016 @14:55

"Vi sono innamorati che guardano nell’amore come nel sole, e divengono semplicemente ciechi; mentre ve ne sono altri che con stupore scoprono per la prima volta la vita quando l’amore la illumina."
(Robert Musil)
L’amore che illumina, l’amore che ti illumina.

Ebbene sì, sto andando avanti (lentamente!), a leggere "L’uomo senza qualità", da cui è tratta questa bella frase, che ho subito trasformato nello #spillo di Gioia, il primo del 2016. L’amore, la luce, le pagine, l’inverno che ha dentro di sè la promessa della primavera. L’amore che acceca certo, ed è meraviglioso anche quello, l’amore che fa perdere l’equilibrio, vero? Ma a me piace l’amore che illumina e scalda, l’amore che accarezza come il sole quand’è buono.
E a proposito di luce. Sono tornata a casa dopo una lunga settimana tra Firenze e Milano. Tra le scoperte di Firenze, il Mercato Centrale con una installazione multicolor di Michelangelo Pistoletto, vetrate di luce all’interno del mercato ottocentesco. Mi piace tanto l’arte insieme al cibo: guardatela qui: http://www.mercatocentrale.it
E a Milano, invece, una nuova libreria con bar, Verso Libri, accanto alle Colonne di San Lorenzo, dove mi sono persa tra tutti i #librichemiaspettavano con musica jazz in sottofondo e un cappuccino che arriva al piano di sopra col montacarichi. Insomma, un anno nuovo di scoperte, di amore e di luce. E’ cominciato…

Che bello scoprire che ci piace andare nella stessa libreria.

Venerdì, 8 gennaio 2016 @12:42

Andar per librerie. Lo faccio ancora, anche adesso che compro libri su Amazon e magari li leggo digitali. Mi piace ancora andar per librerie, perché penso sempre che lì, in quei labirinti di carta e sogni e storie, ci sia il #librochemiaspettava, proprio me. E che aspettava solo di essere trovato, aperto, annusato (il profumo della carta: ho un’amica che fa così, sempre, con i libri, prima di leggerli: li apre a caso e li annusa).
Quindi che bello scoprire, parlando, che ci piace andare nelle stesse librerie. E’ successo mentre intervistavo Scott Schuman, ovvero Sartorialist, il blogger e fotografo che ha reso famoso lo street style e che continuo a seguire su Instagram (l’intervista la trovate sul numero di gennaio di How To Spend It Italia, in edicola da oggi con Il Sole 24 Ore). Le sue librerie preferite a NYC sono anche le mie. "Strand, un vero cult, anche per i volumi rari e usati; McNally Jackson, che ha un bel caffè", mi ha detto. "A Manhattan compro libri: perché, confesso, alle scarpe riesco a resistere, ai libri no". E infatti nel suo appartamento newyorchese ci sono in bella vista, non solo negli scaffali ma anche impilati per terra accanto ai divani, libri, soprattutto di fotografia e di storia delle città.
Molte delle mie librerie preferite sono state chiuse, soprattutto a Milano (anche se, visto che nei prossimi giorni sarò a Milano, spero di andare a vederne una nuova nuova, una libreria-bar in zona Ticinese, Verso). Invece a Trieste c’è, da qualche anno, una nuova splendida libreria dentro uno dei miei caffè preferiti, il centenario Caffè San Marco. Per sfogliare i #librichetiaspettano mentre bevi un caffè. Qual è la vostra libreria preferita? Raccontatemelo...

Comincia con la neve, la storia che parla di te.

Lunedì, 4 gennaio 2016 @09:36

"Comincia con la neve, la storia che parla di te. Ho provato a farla cominciare in tanti altri modi. L’ho fatta cominciare con il caldo, con la luce, in un altro paese – più selvatico, più sporco, più povero – in un altro letto, non in questo. Ma ogni volta uno zoom mi riporta a quella casa…" (Julie Myerson)

Il Buongiorno di oggi è tratto da un romanzo Einaudi che ho letto e perduto (o forse regalato, o forse lasciato in un bookcrossing). Di quel romanzo ricordo solo questa frase, che è stata anche un mio remoto Buongiorno su City, tanti anni fa. Ci sono frasi che ci rimangono dentro, vero? E riappaiono – le sentiamo dentro; vengono quasi riattivate. Magia della poesia, magia delle parole. La frase mi è ritornata in mente stamattina: sono tornata nel mio altrove dopo un inizio d’anno (molto calorico!) a Napoli, mi sono affacciata dalla finestra, ed è tutto bianco di neve. Ci sono storie che iniziano così, con la neve. Ci sono anni che iniziano così, con la neve.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.