Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Lo charme, ovvero sentirsi dire di sì, senza aver domandato nulla.

Venerdì, 29 luglio 2016 @10:12

"Lo charme, ovvero sentirsi dire di sì, senza aver domandato nulla."
(Albert Camus)
Poter sempre sentirsi dire di sì!

Poter sempre sentirsi dire di sì! E forse non è questo lo charme, una nuvoletta magica, una specie di incantesimo? Camminare nella vita sentendosi solo dire di sì, sorridere e trovare le porte aperte. Che dite, si può imparare? Se non altro possiamo imparare a sorridere di più. Mi piace comunque questa frase che è lo #spillo su Gioia di questa settimana. E che trovate in originale su Lisa globish. Una frase-incantesimo per quest’estate.

E adesso voglio un nome impronunciato, bianchi tutti i quaderni, e irraggiungibile il mio telefono.

Mercoledì, 27 luglio 2016 @10:01

"E adesso voglio un nome impronunciato,
bianchi tutti i quaderni, persi i crediti,
confusi gli indirizzi e irraggiungibile
il mio telefono. Pretendo siano
cancellate le lettere parola
per parola e gli amici abbandonati
alle loro carriere o alla famiglia,
eccetto uno, forse due, distanti
quanto basta per starmi sottopelle
come un vizio mortale.
Darsi inizio
Così. Smarcarsi. Vivere in levare.
Tu dimmi che divento, cosa vendico
mendicando una voce che non mente
mentre scrivo di me dimenticandomi".
(Andrea Temporelli)

Lo scorso weekend ero a Venezia (ne ho approfittato anche per mettere finalmente piede nella Biennale Architettura, "Reporting from the front", dopo aver intervistato il fascinoso curatore, Alejandro Aravena). Ho dormito da un’amica in una casa veneziana dalla facciata dolcemente rosa che si affaccia su un campo e su una vera da pozzo; ho dormito in lenzuola di lino rosa che non si stirano (meraviglia!) e con un copriletto vintage con petali di fiori di Lisa Corti, un vecchio brand milanese che mi piace ancora molto; siamo andati a fare un giro in barca in laguna e a pranzo su un’isola, alle Vignole (quanto sono buoni i fondi di carciofo veneziani?); ho assaggiato finalmente il mitico "gianduiotto" da Nico alle Zattere, un gelato semifreddo affogato nella panna (però continuo a preferire la Berlina triestina dove la panna è ricoperta di sciroppo al cioccolato). Ma soprattutto, nella casa rosa, ho ritrovato il piacere di curiosare nelle librerie altrui, pensando con sensi di colpa ai miei scaffali così trascurati e caotici. Anche i libri vanno accarezzati… E ho trovato, portato sul mio comodino per la notte, un piccolo libro bianco Einaudi, questo: "50 anni di bianca - 1964-2014", un’edizione in tiratura limitata per festeggiare i cinquant’anni dei piccoli libri bianchi Einaudi di poesia… Aperto a caso, mi aspettava questa poesia, che è diventata il Buongiorno di oggi.

I sorrisi dei girasoli.

Venerdì, 22 luglio 2016 @08:59

"Sei l’unica persona con cui posso parlare dell’ombra di una nuvola, della musica di un pensiero. E di come, quando oggi sono andato a lavorare e ho guardato in faccia un girasole, mi ha sorriso con tutti i suoi semi".
(Vladimir Nabokov)
Tu come un girasole!

Così scriveva Nabokov alla moglie Vera. Una lettera con dentro i girasoli. Che adesso è diventata il mio #spillo su Gioia di questa settimana. I girasoli dell’estate… Sunflowers. Li trovate in originale (e quindi in russo!, grazie a una mia attenta lettrice), con le parole di Nabokov, proprio lui, il dimenticato autore di Lolita, su Lisa globish.

Vorrei tornare a quei pomeriggi d’estate, giocare in una camera in penombra.

Martedì, 19 luglio 2016 @16:23

Ricordate? Quei pomeriggi d’estate a giocare in una camera in penombra, perché fuori fa troppo caldo, perché i grandi dormono, perché il mare è lontano, perché non si può ancora uscire da soli? La sensazione è ancora quella: le tapparelle abbassate, le persiane socchiuse, il sole bruciante fuori, dentro il silenzio. Non ricordo i giochi, però: ricordo vagamente bambole, Barbie, giochi di cortile, ma non i giochi solitari. Ricordo ore passate a leggere vecchi Topolini, questo sì. E libri, che mi hanno sempre fatto compagnia. Di una cosa sono sicura: non ho mai giocato con mio fratello (l’unico che ho!), perché è molto più piccolo di me e da piccoli ci siamo sempre abbastanza ignorati. Forse per questo mi è piaciuto intervistare questi fratelli creativi e celeb (per Vogue, l’articolo è uscito lo scorso giugno), e scoprire quante opere d’arte, piatti gourmet, graffiti o sedie nascono da un’antica abitudine. Quella di sapere giocare insieme.

E se fosse un modo per giocare insieme, come da bambini? Riprodurre il cerchio magico dell’infanzia, amplificarlo; farlo diventare arte, design, una sedia o un quadro, persino una ricetta gourmet? Succede alle coppie di fratelli che abbiamo intervistato. Succede ai designer francesi Bourollec, Ronan e Erwan, che dopo gli ultimissimi Kiosques, i chioschi modulari presentati alle Tuileries, ora sono in una mostra "diffusa" in quattro sedi a Rennes, che li celebra e li racconta (fino al 24 agosto, www.bourollec.com). Il loro segreto? "Non c’è un segreto", rispondono. "Siamo cresciuti insieme, con la stessa profonda intesa e comprensione del colore e della forma. Il primo a trasformare tutto questo in design è stato Ronan, che è il più grande: abbiamo cinque anni di differenza". Come nascono i vostri progetti? Chi ha l’idea, chi la realizza? "E’ impossibile rispondere. Tra noi è tutto profondamente intrecciato. Creiamo – e litighiamo – davvero insieme". Un intreccio colorato come la loro iconica Vegetal Chair, che sembra fatta di rami, entrata nella Vitra Collection.
Una sedia o, magari, una ricetta? I fratelli Costardi, nati a Vercelli, hanno iniziato nella cucina dell’albergo di famiglia che porta il nome della mamma: Hotel Cinzia (www.hotel-cinzia.com/). E ora, sono due chef stellati Michelin. "La formula, per citare il titolo di un libro che ci piace molto, del sociologo De Masi, è: "La fantasia e la concretezza". Io sono più fantasia, lui più concretezza", dice Christian. "Anche nella costruzione di un piatto mio fratello è più matematico, quasi scientifico". La ricetta di cui siete più fieri? "Il riso al pomodoro", risponde Manuel. "Ricordo di un piatto mangiato e rimangiato da bambini, quasi odiato a un certo punto… Poi reinventato, messo in lattina e amato". Christian continua: "E poi quello al pomodoro è il primo risotto che è entrato nella nostra lattina, il nostro oggetto-immagine, un omaggio ad Andy Warhol e alla sua pop art". La cosa più bella di lavorare insieme? "Avere un altro me che lavora con me!", riassume Christian. "Sapersi capire con gli occhi: non servono parole, basta uno sguardo", dice Manuel. Il che, in cucina ma non solo, non è male.
Più che fratelli, gemelli, e lo dichiarano anche nel nome d’arte: sono gli OSGEMEOS, ovvero i brasiliani Gustavo e Otávio Pandolfo. Ora anche a Milano, con "Efêmero" al Pirelli HangarBicocca di Milano, il loro primo grande, anzi gigante - mille metri quadri - murale in Italia (fino al 23/4/2017, www.osgemeos.com.br/). "Siamo nati nel 1974 e si può dire che abbiamo cominciato a giocare insieme già nella pancia di nostra madre…", sorridono, i due della street art internazionale."E poi abbiamo continuato, nelle vie del quartiere dove siamo cresciuti, a São Paulo. Non abbiamo mai molto amato computer o videogame. Anzi, abbiamo iniziato presto a costruirci da soli i nostri giocattoli, con cartone e legno. Finché abbiamo scoperto i graffiti". Il lavoro di cui siete più fieri? "Tutto quello che facciamo insieme per noi è speciale. Anche e soprattutto il fatto di creare insieme: creare qualcosa di magico, ludico, mistico, che offriamo a chiunque voglia volare via".
Giocare insieme: da piccoli, da grandi. E’ un tema che ritorna nei fratelli, quasi come se l’immaginario, il mondo dei primi giochi, ci plasmasse e indirizzasse per sempre. "Con la potenza di un vulcano in eruzione: è un film che ci impressionò da piccoli, Krakatoa, un film che non abbiamo mai dimenticato ("Krakatoa, a est di Giava, su un disastro dell’Ottocento", del 1969, ndr). L’abbiamo disegnato per mesi, da bambini, fianco a fianco sullo stesso tavolo; ed è diventato poi l’ispirazione per uno dei nostri primi lavori insieme, negli anni Novanta", racconta Olaf Nicolai, che insieme al fratello Carsten è uno dei grandi nomi tedeschi dell’arte contemporanea. Nati nell’ex Ddr, cresciuti in quella che allora era Karl-Marx-Stadt, da anni vivono a Berlino. Hanno lo stesso gallerista, Eigen + Art (www.eigen-art.com/), e insieme, per l’appuntamento di giugno di Art Basel, la fiera d’arte più importante del mondo, quest’anno dal 16 al 19 giugno, hanno immaginato lo stand della galleria. Carsten (che tra l’altro è conosciuto anche come Alva Noto, e ha composto la musica per il film Oscar "The Revenant" insieme a Ryuichi Sakamoto) ha progettato lo stage; Olaf la struttura a "tenda". Poche mostre insieme, per i due fratelli della conceptual art. Ma un’intesa profonda: "Ci capiamo al cento per cento, abbiamo gli stessi gusti", dice Carsten. "Se vado a casa di mio fratello, sui suoi scaffali ci sono i libri, i dischi che piacciono anche a me", continua Olaf. "Ma forse proprio per questo non possiamo lavorare insieme. Siamo troppo simili". E infatti, spiega, il poster di una delle loro mostre era un Giano bifronte: nella mitologia, il dio a due teste che guarda il futuro e anche il passato. Per i fratelli Nicolai anche un simbolo: due fratelli uniti che guardano e creano in direzioni opposte.
Infine, un fratello e una sorella. E quindi il maschile e il femminile, nei giochi e nella creatività: sono Mary-Linn e Carlo Massoud, nati e cresciuti a Beirut. Forse da lì, dall’infanzia in una città straordinaria, distrutta ma prepotentemente viva, bombardata e ricostruita, nascono i camion e le ruspe in miniatura del progetto Beirut 8 (per ricordare le sette ricostruzioni). "Giochi da maschiacci, quelli della nostra infanzia", dicono, "e giochi inventati, con gli altri nostri due fratelli. Per noi medio-orientali, del resto, la famiglia è molto importante. Per questo ci piace così tanto lavorare insieme". Hanno esposto recentemente all’Armory Show di New York, al Salone del Mobile di Milano. Ma da designer, compiti divisi: Carlo disegna, Mary-Linn crea i prototipi in ceramica. "Poi guardiamo, discutiamo, e… litighiamo. Però il bello di essere fratelli, o forse semplicemente di essere noi, è che in pochi minuti ogni litigio è dimenticato". O magari diventa una piccola ruspa design.


Sii forte. Puoi.

Venerdì, 15 luglio 2016 @09:14

"E’ una guerriera. Non lasciarti ingannare perché ha una figura esile e si veste da donna."
(Anne Holt)
Sii forte. Puoi.

Il Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo della settimana su Gioia, è tratto da un giallo: "La porta chiusa", Einaudi. La trama, curiosamente, anche se è un libro scritto nel 2009, è sul rapimento del nuovo presidente degli Stati Uniti: che è, guarda caso, una donna. E forse una donna presidente degli Stati Uniti ce l’avremo davvero, se penso alle elezioni imminenti e a Hillary Clinton…
In ogni caso, la norvegese Anne Holt in questo momento è la mia giallista preferita (dopo Åsa Larsson, pubblicata da Marsilio, di cui aspetto il nuovo thriller… O Liza Marklund, sempre Marsilio. Ma quanto sono bravi i giallisti nordici? Scrivono, più che gialli, romanzi contemporanei).
Altri libri dell’estate? Io vi raccomando i migliori che ho letto quest’anno: sicuramente "Purity", di Jonathan Franzen (Einaudi), un romanzo potente, straordinario, politico, ma con dentro anche le nevrosi - e la magia, quando accade- dell’amore. E poi "La donna che scriveva racconti" di Lucia Berlin, Bollati Boringhieri (se associate la seria casa editrice solo all'opera omnia di Freud, sbagliate: sono Bollati Boringhieri anche tutti gli imperdibili romanzi di Elizabeth von Arnim). E ancora, una nuova scoperta tra le mie scrittrici inglesi anni Trenta: Angela Thirkell (in italiano è tradotta da Astoria, che ringrazio anche perché propone e traduce la per me meravigliosa Stella Gibbons). Infine, un libro delizioso che mi ha fatto ridere (succede così raramente! un po' come il mitico "Zia Mame", sempre Adelphi), il racconto autobiografico di un’infanzia a Corfù alla fine degli anni Trenta, di un bambino che sarebbe diventato un grande zoologo: "La mia famiglia e altri animali", di Gerald Durrell, Adelphi. Infine, perché non leggere (o regalare, se l'avete già letto) uno dei miei libri? Ma sì, oso proporvelo. Anche perché ho ordinato in libreria - e appena regalato a un'amica - il mio "Glam Cheap".

Un amico è una strada silenziosa.

Venerdì, 8 luglio 2016 @09:57

"Un amico
è una strada
silenziosa."
(Giancarlo Consonni)
Perché un amico sa camminare con te.

Lo #spillo di questa settimana su Gioia è tratto da uno dei piccoli libri bianchi di poesie che mi piacciono tanto: "Filovia", Einaudi. Dedicato alle amiche e agli amici che sanno esserci. Che sanno accompagnarti lungo la strada.

Mi piacciono soprattutto i libri che si possono mandare giù in un boccone, come cioccolatini, con piacere colpevole.

Venerdì, 1 luglio 2016 @08:30

"Adoro i libri. E mi piacciono soprattutto i libri che si possono mandare giù in un boccone, come cioccolatini, con piacere colpevole."
(Isabel Colegate)
Libri e cioccolato, due piaceri a cui non rinunciare mai.

Questa frase, tratta dal romanzo "La battuta di caccia", SuperBeat Edizioni (avete presente? Uno di quei romanzi intermedi, che un po’ ti piacciono un po’ no) è anche il mio #spillo della settimana su Gioia. E descrive perfettamente il piacere di certi libri che si divorano come cioccolatini, appunto. Quali? Io ci metto i miei preferiti delle mie scrittrici inglesi di inizio Novecento (da Elizabeth von Arnim a Nancy Mitford e Stella Gibbons), e certi gialli, preferibilmente nordici (in questo periodo, dopo Åsa Larsson che è pubblicata da Marsilio, mi sono appassionata ad Anne Holt, Einaudi).
E voi?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.