Lisa Corva

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Non sai mai quanto a fondo una persona ti si è conficcata nel cuore finché non cerchi di strapparla via.

Sabato, 25 febbraio 2017 @10:35

"Non sai mai quanto a fondo una persona ti si è conficcata nel cuore finché non cerchi di strapparla via."
(Eshkol Nevo)
Tu: spina, bruciatura, impronta digitale. Se penso a te fa male.

Ho conosciuto Eshkol Nevo, bello e bravo scrittore israeliano dagli occhi azzurri, proprio a Tel Aviv. Abbiamo bevuto insieme un caffè alla Tazza d’Oro – stesso nome della mia torrefazione preferita a Roma, dove vado sempre in pellegrinaggio a prendermi una granita con caffè e doppia panna; stesso nome ma altra latitudine, altri paesaggi fuori dalla porta, altri colori. L’unica cosa, forse, è la voglia di raccontare - e ascoltare - di chi si siede a un caffè. La frase di oggi è anche il mio #spillo su Gioia. E tutti i romanzi di Eshkol Nevo sono pubblicati, in Italia, da Neri Pozza.

Intorno ad Artemisia: con Alessandra parliamo di donne, arte, amore, e dei colori del giorno.

Mercoledì, 22 febbraio 2017 @08:18

E’ il mio nuovo LisaIncontra: perché a Roma, dove sono appena stata, ho rivisto Artemisia. Ne parlo come se fosse un’amica, e in fondo lo è: ma è anche una delle prime e delle più grandi pittrici della storia. E che emozione rivedere la sua Aurora, che prima era a casa della mia amica Alessandra Masu, ed ora fa parte della mostra "Artemisia Gentileschi e il suo tempo" (a Palazzo Braschi-Museo di Roma fino al 7 maggio). Artemisia, dunque.

- Chi è Artemisia per te? Raccontacela come se la raccontassi a una persona che non ne ha mai sentito parlare…
Artemisia Gentileschi, la prima artista star della storia dell’arte italiana, per me è semplicemente "Artemisia". Una stella da ammirare e seguire, ma in un clima affettuoso, non accademico, ‘tra donne’.

- Un pezzo della vita di Artemisia che trovi ammirabile, o straordinario?
Donna appassionata (una sua lettera all’amante Francesco Maria Maringhi comincia: "Sono Artemisia e ardo d'amore "), artista e brava manager di se stessa, di Artemisia rispetto e stimo soprattutto la consapevolezza del suo talento e del valore del suo lavoro. Che difese con grinta e e coraggio, in un ambiente prevalentemente maschile e maschilista, come in una famosa lettera del 1649 al suo aristocratico collezionista messinese, don Antonio Ruffo: «il nome di donna fa stare in dubbio finché non si è vista l’opera ma farò vedere a Vostra Signoria che cosa sa fare una donna». E, sempre a lui, diceva per fugare ogni dubbio sulla sua abilità: «Ill.mo S.r. Mio l’opere saran quelle che parleranno…»; e ancora: «lei vedrà in effetti che questo talento che me ha dato Iddio de questa poca vertù la spenderò in qualche parte».
In un’altra lettera, di risposta a Ruffo che le aveva chiesto di mandargli un disegno/bozzetto per un’opera che voleva affidarle: "che poi voglia fare disegno e mandarlo io ho fatto voto colendissimo di non mandar mai più disegni de mio, perché mi è stato fatto bellissime burle, et in particolare hoggi al presente me ritrovo haver fatto un desegno dell’anime del Purgatorio al Vescovo di Santa Gata, il quale disegno per spender manco lo fanno fare a de un altro pittore, et quello pittore lavora sopra le fatiche meie, che fusse homo io non so come se passerebbe perché quando è fatta l’inventione, et stabilito con li suoi chiari et uscuri, e fundati sui loro piani tutto il resto ei baia (…)".
In pratica Artemisia dice che non intende ‘regalare’ le sue invenzioni perchè vengano eseguite – e addirttura storpiate- da qualche artista meno bravo e più a buon mercato di lei. Quanto ai suoi compensi, chiude la lettera con una nota esplicita:
"P.s. Avverta vostra Signoria Illustrissima che quando io domando un prezzo non fo all’usanza di Napoli che domandano trenta e po’ danno per quattro. Io so’ romana e perciò voglio procedere sempre alla romana".

- Cosa ti piace soprattutto del tuo quadro, l'Aurora? Il gesto, la luce, il colore, la metafora dell’alba?
Mi piace, anzi lo amo, per le stesse ragioni per cui fu ammirato in passato, come si legge nella prima descrizione del quadro, della fine del Seicento: "In Casa Giovan Luigi Arrighetti, nobile fiorentino, è un bel quadro di mano dell’Artemisia, in cui rappresentò ella in proporzione poco meno di naturale l’Aurora vaga femmina ignuda con chiome sparse, e braccia stese inalzate verso il cielo, ed essa in atto di sollevarsi sul suo Orizonte, nel quale veggonsi apparire i primi Albori, e di portarsi a sgombrare alquanto le fosche caligini della notte. La figura per la parte dinanzi è tutta graziosamente sbattimentata in modo, che non lascia però di far mostra della bella proporzione delle membra, e del vago colorito, restando solamente percossa dalla nascente mattutina luce dalla opposta parte, e veramente ell’è opera bella, e che fa conoscere fino a qual segno giungesse l’ingegno, e la mano d’una tal Donna".
Amo questo quadro per la sua grande forza compositiva, l’ispirazione poetica e soprattutto perchè è una prova ambiziosa delle capacità di Artemisia. Che si auroritrae, in un nudo realistico, come Aurora, cioè colei che porta al mondo i colori del giorno. Una pala d’altare profana, dedicata a se stessa.

- Perché, e come, ti sei appassionata all’arte al femminile?
Vivendo con Aurora, davvero. Ma già all’università avevo cominciato a occuparmi di storia delle donne e del collezionismo al femminile. Per esempio, ho scoperto che le due prime committenti del giovane Raffaello a Perugia furono due donne: Atalanta Baglioni e Alessandra degli Oddi.

- E perché secondo te è importante studiare/guardare/ammirare l’arte delle donne nei secoli?
Perchè è una storia ancora tutta da ricercare, tutta da scrivere e perchè –in questo lavoro che è un po’ una missione - abbiamo bisogno di modelli e ispirazione.

- Il tuo quadro/scoperta più amato?
Aurora è una scoperta del mio primo marito, Maurizio Marini, che per primo lo ha giustamente attribuito ad Artemisia. Ma posso dire di essere stata io, con i miei studi e quelli che ho promosso con la mia associazione culturale "Artemisia Gentileschi", che ho capito il vero, complesso significato del quadro. Invece il primo quadro che ho comprato è una santa Teresa in meditazione di Giulia Lama, pittrice veneziana del Settecento. Allieva di Piazzetta, non fu ammessa al ‘sindacato’ dei pittori veneziani e lavorò tutta la vita come pittrice, ma con la qualifica ufficiale di ‘ricamatrice’!?

- Un quadro/opera di un’artista che ameresti aggiungere alla tua collezione…
Vorrei tanto acquisire sia un’opera di Lavinia Fontana, magari uno dei suoi ritratti romani, ma anche rintracciare e acquistare un ritratto della cerchia del pittore fiorentino del Seicento Carlo Dolci, passato per un’asta tanti anni fa e oggi irreperibile. Si tratta di un ritratto di pittrice, che credo sia un autoritratto della figlia dell’artista, Agnese.

- Ti sei comprata uno smalto per le unghie del colore dell’alba nell’Aurora: anche questo è un modo per "appropriarsi" di un quadro?
Sì, come ascoltare la musica che ascoltava Artemisia, mangiare il cibo che le cucinò la madre o l’amica Tuzia, profumarsi come facevano lei e le sue clienti. Secondo me, per studiare e capire gli artisti e le opere del passato, è importante trovare una chiave di comunicazione profonda, che passa dai dettagli più intimi della vita quotidiana. La loro e la nostra.

- Se Artemisia vivesse adesso, come te la immagini?
Una specie di Marina Abramovič con una sensualità più dolce e mediterranea.

Qui trovate Artemisia: http://www.museodiroma.it/mostre_ed_eventi/mostre/artemisia_gentileschi_e_il_suo_tempo
E qui l'Aurora:
https://www.wikiart.org/en/artemisia-gentileschi/aurora-1627

Viaggiare è ascoltare il mondo.

Giovedì, 16 febbraio 2017 @07:11

"Perché viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è sempre la via più utile e più breve per arrivare a se stessi."
(Jan Brokken)
Viaggiare è ascoltare il mondo.

Il Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo su Gioia, è tratto da "Anime baltiche" di Jan Brokken (Iperborea), il libro-viaggio nelle Repubbliche Baltiche che ho letto andando in Estonia. Viaggiare è ascoltare il mondo.

Perché la promessa segreta dell'inverno è sempre la primavera.

Lunedì, 13 febbraio 2017 @09:13

"Laggiù è eterno inverno, scrisse una volta William Blake a proposito di un luogo senza amore".
(Adam Gopnik)

Nel mio altrove è ancora inverno. Ma per questo mio Buongiorno, che ho sottolineato nelle pagine di "L’invenzione dell’inverno", il libro-saggio di Adam Gopnik (Guanda), ho scelto dei giacinti. Giacinti blu che ho comprato e che stanno fiorendo in questi giorni. Il loro profumo – lieve, delicato, persistente – mi ricorda che la promessa segreta dell’inverno è sempre la primavera.

Da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro. E’ quello il punto a cui bisogna arrivare.

Venerdì, 10 febbraio 2017 @10:03

"Da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro. E’ quello il punto a cui bisogna arrivare".
(Franz Kafka)
Segui la freccia. Non perdere la direzione.

No, non mi sono messa a rileggere Kafka… Anche se potrei! Il Buongiorno di oggi (che è anche il mio #spillo su Gioia di questa settimana) è tratto dai suoi "Aforismi di Zürau", o meglio dal Calendario Neri Pozza, una delle mie case editrici preferite.
Può essere inquietante sapere che non c’è modo di tornare indietro, è vero. Ma mi piace l’idea della freccia, il non perdere la direzione. Quasi una freccia interna, dentro di noi.

Quando le città cambiano pelle, o forse sei tu che cambi.

Martedì, 7 febbraio 2017 @10:19

"Amava il modo in cui Milano si lasciava plasmare dal percorso scelto, cambiando pelle dove tutti vedevano solo una coltre monotona di palazzi. Occorreva solo tenacia: quella città che tanto stancava i suoi amici (e che tanto aveva stancato me, al punto da averla abbandonata) per lui custodiva sempre un margine di incanto che gli apparteneva, persino una sorta di mistero".
(Giorgio Fontana)

C’è una dichiarazione d’amore per Milano in tutti i romanzi di Giorgio Fontana (compreso il primo, il più bello, "Morte di un uomo felice"; Sellerio come l’ultimo, "Un solo paradiso", da cui ho tratto questo Buongiorno). Milano, che non è più la mia città. Già: quando le città cambiano pelle, o forse sei tu che cambi.
Ci sono stata qualche giorno fa, a Milano, due giorni che sembravano l’incipit di un romanzo, o di un racconto: perché sono stata invitata a dormire in albergo (il Senato Hotel, accanto a Piazza Cavour, dove all’entrata c’è una parete tutta d’oro fatta di foglie di gingko biloba, che mi ha messo allegria nella giornata uggiosa di pioggia), e la sera a cena all’ultimo piano della nuovissima Fondazione Feltrinelli (che impressione! Vivevo proprio qui all’angolo, e qui, dove ora c’è il palazzo progettato dalle archistar Herzog & de Meuron, c’era Ingegnoli, il vivaio dove andavo a comprare le piante e i fiori per la mia terrazza). Milano che cambia. E soprattutto svegliarsi a Milano, in albergo, in quella che una volta era la mia città. E’ stato bello! E, come nell’incipit di un romanzo, avevo la sensazione che potesse succedere di tutto…
La cena era un invito Cos (negozi che adoro), per presentare il loro prossimo evento al Salone, questo aprile: al Cinema Arti, lo Studio Swine di Londra progetterà un’installazione multisensoriale, bolle in cui immergersi… Mi piace l’idea, arte e design con cui sognare e giocare. Anche questa è, nonostante la pioggia, Milano.

Colleziono frammenti di te.

Sabato, 4 febbraio 2017 @15:29

"Colleziono memorie d’istanti
fiori secchi e conchiglie segnagiorni"
(Mara Amorevoli)
Colleziono frammenti di te.

Si sa: gli italiani amano scrivere poesie. Forse più scrivere che leggere, ma non importa. L’importante è il gesto creativo di condensare un’emozione, una vita, un’immagine, in poche parole. Per questo è interessante leggere poesie di sconosciuti: i versi di oggi (che sono anche il mio #spillo su Gioia) sono tratti da un piccolo volume, "Blu" (Edizioni Clichy), che mi è arrivato in regalo da una fiorentina, amica del mio spacciatore di poesie Mauro Q. Mi sono piaciute quelle conchiglie che ci ostiniamo a raccogliere nelle spiagge che incontriamo. Quei frammenti di vita, come una poesia.

A proposito! Nello stesso numero di Gioia c'è un mio corvapezzo sulla dolce Vienna: tutti gli indirizzi (e le ricette) per scoprire Vienna da un caffè all'altro, da una Sachertorte a uno strudel di mele. Un corvapezzo goloso. Vi aspetto in edicola!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.