Lisa Corva

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Le stelle di cui abbiamo bisogno.

Mercoledì, 26 aprile 2017 @14:17

"Per essere bambino
ci vuole apprendistato
di stelle nel giardino
non basta essere nato"
(Filippo Strumia)
Le stelle di cui abbiamo bisogno.

Il Buongiorno di oggi è anche il mio ultimo #spillo su Gioia, ed è tratto da "Marciapiede con vista" (Einaudi), uno dei piccoli libri bianchi Einaudi di poesia che mi piacciono tanto.

Gaia e le favole del buongiorno (ma anche della buonanotte).

Domenica, 23 aprile 2017 @12:26

Ho sempre desiderato conoscere qualcuno che, nella vita, si occupi di favole. Poi ho conosciuto lei, Gaia Stock: allegra, ironica, mamma di tre figli maschi, rossetto vivace, una casa sempre aperta a Trieste per feste memorabili, un gatto e un cane. E le sue favole. Ovvero, le favole che da anni pubblica come editor per Edizioni EL, la casa editrice fondata dalla madre. I suoi libri li trovate qui: http://www.edizioniel.com , e sicuramente ne avete già qualcuno a casa. Le mitiche "Favole al telefono" di Rodari, ad esempio! Ma ne ho approfittato per farle qualche domanda in più. E’ lei il mio nuovo LisaIncontra: stavolta, non scarpe nè abiti, ma fiabe. Che, a volte, è la stessa cosa.

Libri: farli, amarli. Tu hai tre figli maschi; ma a una bambina che libro regaleresti, e perché?
- Non esistono buoni libri per bambine o per bambini. Esistono buoni libri e basta. E un buon libro per bambini è certamente un buon libro anche per adulti.
Ad un bambino regalerei prima un libro di fiabe classiche, perché credo ancora molto nelle loro funzioni iniziatiche (ben descritte da Propp nella sua "Morfologia della fiaba"). Poi gliele farei rileggere stravolte nelle centinaia di versioni moderne in cui grandi maestri della letteratura e dell'illustrazione si sono divertiti a ribaltarne storie e contenuti (ad esempio i Cappuccetti di Bruno Munari). Infine selezionerei quelli che credo siano i grandi classici della letteratura mondiale, man mano a seconda dell'età. Dai classici per ragazzi passando ai classici per adolescenti fino ad arrivare ai classici per l'età di passaggio. Poi spererei che il suo gusto prendesse una direzione personale che, qualsiasi essa sia, andrebbe bene. Come sottofondo, per tutta la crescita: Gianni Rodari.

Il libro che più ti è piaciuto da piccola.
"Il richiamo della foresta" di Jack London. Il primo libro da grandi che ho letto, e il primo libro che ha fatto sentire grande anche me. Perché parla più di avventure interiori che di avventure vere e proprie: un’esperienza intensissima che mi ha conquistato completamente. Da allora non ho mai smesso. Ha rappresentato per me il libro dell’innamoramento, della svolta. Il libro che tutti dovrebbero incrociare nella vita.

E "Piccole donne" della Alcott, libro che io ho perdutamente amato?
"Piccole donne" non mi aveva mai fatto impazzire. Ma rimane praticamente il bestseller nei nostri adorati Classicini, quindi sono io la strana!

Scegli uno dei vostri libri, quello di cui sei più fiera.
Sicuramente vado fierissima della collana Sirene che curavo (non da sola…) tantissimi anni fa, quando biografie per ragazzi sulle grandi donne della Storia sul mercato non ce n'erano. Né in Italia, né all'estero. È stata una collana antesignana e piuttosto fallimentare. Alcuni titoli li abbiamo ancora a catalogo, in nuove edizioni. Sono stati libri che abbiamo profondamente voluto e profondamente amato. Noi e tutte le nostre autrici (erano quasi tutte donne). Un esperimento editoriale che ha segnato la mia crescita professionale. Da tutti i punti di vista.

Mi fa piacere ricordare che voi siete arrivate prima del pur coloratissimo e allegro "Storie della buonanotte per bambine ribelli" (Mondadori), il bestseller di adesso. Tra le vostre Sirene c’è Peggy (Guggenheim), Frida (Kahlo), Artemisia… Tutte donne eccezionali. E le bambine di oggi hanno bisogno di icone, di miti, oggi più che mai.
Ma il mio Sirene preferito forse è "Corale Greca": Penelope, Lisistrata, Medea… Lo stiamo per ripubblicare in un’edizione straordinaria, con nuove illustrazioni di Sara Not.

La tua icona femminile, o comunque una donna che ammiri.
Emma Bonino, una donna curiosa, aperta, intelligente.

So che ti piace giocare con la moda, quindi dimmi: borse o scarpe? Scarpe, senza dubbio.
Flats, mezzo tacco o tacchi alti? Sui tacchi alti mi sto impegnando negli ultimi anni, e devo dire che li trovo divertenti; ma se fosse per me flats tutta la vita! (purtroppo per il mio compagno che mi vorrebbe in tacchi alti anche mentre cucino). Ho una collezione di ballerine a punta che mi imbarazza! Purtroppo imbarazza anche lui…
Non hai mai sognato di uscire senza la borsa?
Ogni tanto lo faccio, metto l’indispensabile in tasca, ma me lo posso permettere veramente poche volte e solo per uscite brevi… Certo, se esco la sera metto l’indispensabile in microborsine un po’ chic a tracolla o, molto raramente, in pochette a mano.
Non esci mai di casa senza…
Cellulare, banale… Ma porto sempre con me il profumo solido di Diptyque, un rossetto (anche due!), un paio di occhiali da sole. Oltre ad una quantità enorme di chiavi, qualche sacchetto per il cane, un manoscritto da leggere non-si-sa-mai, fazzoletti, un "moment", un paio di sigarette… continuo o posso smettere?
La frase (mantra, slogan, verso di una poesia) che più ti riassume.
Il concetto "Less is more", fatto mio studiando Ludwig Mies van der Rohe.
Un abito (ma un oggetto o un gioiello) con una storia dentro, che non butterai mai, e perché.
Un pendentif in pasta di vetro di Amalric Walter raffigurante una libellula, regalo dei miei genitori. Oggetto che amo moltissimo e che impreziosisce qualsiasi mise, anche la meno "pensata".

Il tuo posto del cuore. Quello dove ti senti più tu.
Il bosco. Il mare l’ho sempre avuto al mio fianco e lo do un po’ per scontato, certamente sbagliando perché sono consapevole che non potrei farne a meno. Il bosco, invece, non vivendolo quotidianamente mi emoziona davvero. È il mio posto, il mio habitat.

La tua libreria preferita al mondo.
Mi è sempre piaciuta la libreria dentro la Biennale di Venezia, l’edificio stupendo disegnato da James Stirling ai Giardini.
Che, tra l'altro, per la Biennale di quest'anno (che apre il 13 maggio) diventa un contenitore d'arte: ospiterà i libri che hanno ispirato la pratica degli artisti invitati. Bellissimo, vero?

Ma torniamo ai libri. Dimmene uno che hai amato, riletto, stropicciato, regalato.


Non ho mai riletto un libro due volte. Libri che ho amato perdutamente e che ho ripetutamente regalato: "Everyman" di Philip Roth, "Anime alla deriva" di Richard Mason, "L’odore del sangue" di Goffredo Parise, "L’amico ritrovato" di Fred Uhlman, "Norwegian Wood" di Haruki Murakami, "L’anno del pensiero magico" di Joan Didion, "Paula" di Isabel Allende, "Lolita" di Vladimir Nabokov, "La versione di Barney" di Mordecai Richler, "La lingua salvata" di Elias Canetti, "Franny e Zooey" di J.D. Salinger, "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway, "I dolori del giovane Werther" di Goethe, "L’avversario" di Emmanuel Carrère, "Le età di Lulù" di Almudena Grandes… Più tutto Joseph Roth e, soprattutto, tutto Arthur Schnitzler.

Che bello, ho trovato un sacco di titoli in comune (vedi "La versione di Barney" e "Norwegian Wood"), ma anche libri che forse mi aspettano, come Philip Roth e Parise. E possibili riletture: Schnitzler!
L’ultimo libro, invece, che ti ha fatto ridere?


Un libro di filastrocche cattive che pubblicheremo tra qualche mese. L’autrice, la poetessa Donatella Bisutti, ha raccontato piccoli episodi di teneri animaletti o fiorellini o tondi e dolci vegetali che finiscono, in un modo o nell’altro e sempre per un peccato del protagonista, tragicamente. Alcuni sono esilaranti. Ieri in treno, ridevo sola.

Scarpe, o un abito, o un gioiello che hai visto in un quadro o in un film e le avresti rubate…
Tanti anni fa, un abito Valentino che ho visto in un servizio di moda: ho pensato, questo è l’abito più bello che mai sia stato creato. È rimasto là, nei miei pensieri, e basta. Non ho neanche tenuto la fotografia… E poi tutti gli abiti e gli accessori di Tilda Swinton, in qualsiasi contesto io la abbia vista: film, servizi fotografici, vita privata. Per me, è lei la donna più elegante oggi (insieme a Inès de la Fressange che ha stile più classico, però, quasi banale!)

Dopo anni a Venezia, ora vivi a Trieste: se ti veniamo a trovare, dove ci porti?
Sul Molo Audace. Ci vado quando posso di mattina, prima delle otto, per far correre un po’ il cane. Il cielo e il mare hanno ogni giorno un colore diverso, ma così diverso da sembrare incredibile. È uno spettacolo straordinario. La bellezza così variabile, giorno dopo giorno, rende indescrivibile l’esperienza che, proprio per la sua reiterata unicità, diventa ancora più magnifica. Se andarci una volta vale 10 in bellezza, andarci 100 volte vale molto più di 10 x 100. È la mutevolezza dei fattori l’ingrediente fondamentale del suo fascino.

Concordo. Molo Audace, luogo del cuore, di favole, incontri e storie.

Si deve credere nella possibilità della felicità per essere felici.

Martedì, 18 aprile 2017 @09:01

"Si deve credere nella possibilità della felicità per essere felici."
(Lev Tolstoj)
Ci vuole coraggio anche per essere felici.

Sì, lo sapete: sto rileggendo (per la quarta volta! nella mia bella edizione Einaudi) "Guerra e pace". Ed è da queste pagine che ho sfilato la frase di oggi, che è anche il mio #spillo di Gioia questa settimana.
A proposito di felicità, avete letto D di Repubblica questo weekend? La cover story – ovvero la storia di copertina – è la mia intervista ad Ana Roš, la cuoca slovena che è la Best Female Chef 2017, appena premiata come cuoca migliore del mondo. Il suo ristorante, Hiša Franko, è tra le montagne di Caporetto, eppure la sua ispirazione, dice, è il vento di mare. I sapori dell’Istria dove passava le estati da piccola. Il pesce che compra ogni giorno nella vicinissima laguna di Grado e che mischia a erbe di campo, a trote dell’Isonzo, a formaggi di "malghe vive" di montagna. "Io lo sento, questo vento di mare che arriva e cambia tutto". Anche questa è felicità.

Colomba e la possibilità dei papaveri.

Mercoledì, 12 aprile 2017 @16:39

Sono tornata da Milano con un nuovo spolverino di Colomba Leddi: è della nuova collezione, a righe verticali marrone e blu. Indossarlo mi rende felice. Avete presente quegli abiti che, una volta addosso, vi trasformano (o almeno così vi sentite), vi mettono il sorriso addosso? Capi magici, non capitano spesso. Quelli che vi fanno sentire subito più alte o più magre, più belle o semplicemente più felici. Così è questo spolverino leggero leggero, che si piega e si mette in borsa (così ho fatto girando durante il Salone del Mobile). In realtà nel mio armadio ci sono tante, tantissime cose firmate Colomba: il little black dress con il ricamo in perline rosse che dice Glam Cheap (e sul retro: l’autrice) che mi aveva cucito per il lancio del mio secondo romanzo, Glam Cheap appunto (l’idea è sua: Colomba è riservata e ironica, un po’ come la sua moda). E poi gli abiti-canotta che metto con i leggings, un cappotto morbido e piumoso con il dettaglio di un ricamo ingrandito, un abito-ortensia, ovvero uno dei miei fiori preferiti…
Oltre che nel mio armadio, Colomba (con i suoi papaveri) la trovate qui: http://www.colombaleddi.it
E in cattedra, più o meno: è course leader BA Fashion Design al NABA, la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano http://www.naba.it .
E la trovate ovviamente in quest'intervista, la mia nuova puntata di LisaIncontra (se cliccate qui trovate le altre puntate!).

Nella tua nuova collezione primavera/estate, che cosa ti piace particolarmente e indosserai?
- Papaveri! Ma anche il classico spolverino di cotone seer-sucker, stavolta a righe bianche e grigie.

Papaveri perché è quello che hai scelto per l’estate: li troviamo su abiti ma anche su tovaglie e cuscini. Tutto in stampa digitale. E’ il tuo trademark. Petali, piume, muschio o foglie, posati su tessuti, fotografati, che diventano stampe per vestiti, calzoni e cappotti. Come ci sei arrivata, da dove è venuta l’ispirazione?
- Per caso?
Ride, ma poi spiega:
- Una volta capita la potenzialità della stampa sperimentata con le fotografie, ho pensato che i dettagli potevano diventare pattern. Il ricamo di un vecchio abito, ad esempio, ingrandito, è diventato il disegno quasi astratto di uno spolverino… E così gli elementi naturali. Felce o petali, i papaveri di quest’anno;o anche le piume di fagiano che avevo comprato in un mercato in Liguria, e che sono finite, digitalizzate, su vestiti e cappotti. Da sempre però sono affascinata dalle fotocopie che si ottengono inserendo tessuti e oggetti nella fotocopiatrice.

I tuoi teli, le tue stampe, ora diventano anche cuscini, tovaglie, tende… E’ la tua nuova Home Collection, che a Milano è in vendita da Hi-Tech e Cargo. Il pezzo di cui vai più fiera?
-La tovaglia-carota e la copertina di voile di cotone imbottito.

Casa: quale stanza ti piace di più? O è forse nel tuo atelier che ti senti più a casa? (Lo chiedo forse perché l’atelier di Colomba, nel cortile di un palazzo del Novecento, è uno dei miei luoghi preferiti a Milano. Ed è aperto anche alle acquirenti curiose: via Revere 3, segnatevi l’indirizzo).
-La sala di casa mia affacciata sul parco, le finestre e la luce che filtra.

Un abito o una donna, nella storia della moda, indimenticabile.
-Gli abiti della Barzini - e la Barzini.
Le risposte di Colomba sono sempre molto succinte, così incalzo: la Barzini chi? In realtà un po’ so chi è. Benedetta Barzini, ex modella, donna eccentrica, quasi icona? Anche e forse ancora di più adesso, che ha 73 anni. Continua Colomba:

- Per me è come una ballerina: un’artista, e infatti adesso fa la performer. Quando sale su un palco – o una passerella – prende la scena, senza fare nulla. Indimenticabili i suoi abiti; e quando ha traslocato mi ha portato un baule con tutti i suoi vecchi vestiti, un vero catalogo di moda.

Il luogo dove ti senti più tu al mondo.
-San Giovanni di Sinis. In Sardegna. Macchia mediterranea, vento, mare e cavalli.

L’ultimo libro che ti ha fatto ridere, o piangere.
-Non ricordo mai i titoli dei libri...

La tua passione: scarpe o borse?
-Scarpe. La borsa è sempre la stessa: la Trio Bag di Céline.

Non sogni mai di uscire di casa leggera, senza la borsa, solo con quello che riesci a infilare in tasca?
-Ma no, la mia borsa è molto piccola, ed è a tracolla...

Apri il tuo armadio per noi: c’è qualcosa da cui non ti separeresti mai?
-Il grande golf di cachemire blu che ho comprato da Egg, a Londra.

Una donna che ammiri, e perché.
-Le donne che esprimono umanità, le donne che sanno raccontare.

C’è una frase, un aforisma, un mantra con cui ti identifichi?
-Domani è un altro giorno.

Un momento di semplice, quotidiana felicità: per te, cos’è?
-Il pane fresco.

Il tuo segno di stile?
-Il cappotto!

L’ultima cosa che hai comprato?
-Sneakers.

Milano per te: un tuo luogo del cuore.
- Il Conservatorio. Dove ho studiato flauto, per dieci anni. Ma soprattutto il cortile del Conservatorio, dove passavo ore...

Se tu non vivessi a Milano, vorresti vivere a…
-Parigi: per quella tinta grigia su quel cielo lì, nel Marais. O forse New York, più facile di Parigi.

L’artista di cui tu collezioneresti le opere, se potessi.
-Seurat. Uno di quei piccoli paesaggi rettangolari, con piccole figure, che ho visto a Londra. Mi piace molto anche il formato.

Qualcosa che tua mamma, o tua nonna, indossavano, e che ti ricordi ancora perfettamente.
-I gemelli di mia nonna: ovvero il twin-set di cachemire. Perfetti, una vestibilità che ora non trovi più. Li aveva in blu e in grigio.

Hai una figlia. Qual è il messaggio, o insegnamento, che speri di averle passato?
-"Vai tra". E’ la risposta che mi dà Teresa quando le dico, ad esempio: "ma non devi studiare? "Vai tra", ovvero nel loro gergo: "Vai tranquilla". A dir la verità è una cosa che dice lei a me, non io a lei, ma è così buffa!

Ti scrivo qui, per non perderti.

Lunedì, 10 aprile 2017 @06:25

"Come fa a morire il nostro amore
se sta scritto
su queste pagine."
(Rupi Kaur)
Ti scrivo qui, per non perderti.

Il mio Buongiorno di oggi, che è anche il mio #spillo su Gioia, è tratto da "Milk and Honey" (TRE60 Edizioni) di Rupi Kaur. Indiana e canadese, lunghi capelli neri, ha cominciato a postare i suoi versi, e i suoi disegni, su Instagram, e ora ha più di un milione di followers. Sto leggendo il suo libro e la sto seguendo anch’io. Non so se mi piace… Ma mi piace quando la poesia viaggia nel mondo. Anche dentro un telefonino.
E mi piace la poesia di oggi. L'idea (la speranza) che se scrivi di un amore, dentro un notes, dentro un diario, dentro un blog, non lo perdi. In fondo un po’ è vero. Scrivere per non perdere, per non perdersi.

E se l’archistar fosse un serial killer? Comincia il Salone a Milano, e io ho appena letto un giallo (anche) design.

Martedì, 4 aprile 2017 @12:41

E se l’archistar fosse un serial killer? Comincia il Salone del Mobile a Milano, e io ho appena letto un giallo che parla (anche) di design. Si intitola "La ragazza di prima" di J.P. Delaney (Mondadori). Protagonista, un architetto, James Monkford. Anzi, la casa perfetta che ha progettato a Londra. Non ci abita, ma la affitta: a un prezzo ridicolo, basta obbedire alle sue regole. Che vogliono dire anche ordine totale, niente oggetti personali, niente disordine. E un test attitudinale per essere scelti. Lui è, ovviamente, bello e sexy. E la ragazza che viene scelta come inquilina se ne innamora. Anche la seconda ragazza, che arriva dopo la morte misteriosa della prima…
Confesso: io, che sono ossessionata dal decluttering, ma ahimé non riesco a buttare via niente, forse adorerei lasciarmi tutto alle spalle (armadi straboccanti compresi), ed entrare, con una sola micro-valigia, in una casa bella e asettica, come fanno le ragazze nel romanzo. Ma poi riuscirei a tenerla ordinata? Come reagirei a un uomo, pur supersexy, che mi controlla, mi chiede di tenere in ordine le cose in bagno, di pulire la doccia perché l’acqua lascia tracce di calcare; un uomo che fa cadere "per caso" la mia vecchia teiera un po’ kitsch perché non è abbastanza design? Ma non vi voglio svelare troppo della trama. Mi ha così incuriosito che ho voluto intervistare l’autore…

Mi dica la verità: si è ispirato a qualche architetto "reale", per il protagonista del suo libro? Io ho pensato a Peter Zumthor: è stato un Pritzker Prize (che è il Nobel dell’architettura), ma così minimalista che persino io, appassionata di archistar, quando sono stata nella spa nelle montagne svizzere che ha disegnato, a Vals, mi sono sentita quasi… in un lager.

- Peter Zumthor, sicuramente! Ma anche l’italiano Claudio Silvestrin e l’inglese John Pawson.

Certo: Silvestrin cura l’immagine dei negozi Armani, e il progetto forse più famoso dell’inglese John Pawson è… un monastero nella Repubblica Ceca. Minimalismo chic.
Torniamo all’architetto sexy del libro, seducente ma ossessionato e ossessionante, che sceglie tutto con cura, dalle posate alle lenzuola. C’è qualcosa che piace anche a lei?


-Mi piacciono i divani disegnati da Piero Lissoni e le posate 98 di Renzo Piano. Ma uno dei temi del libro è che se ti lasci troppo prendere dalla ricerca della perfezione diventi pazzo… Quando ho cominciato a scrivere questo romanzo, io e mia moglie abbiamo avuto un bimbo con una grave malattia genetica, simile all’autismo. E’ qualcosa che ribalta forzatamente tutte le tue idee sulla bellezza e la perfezione. Ed è anche il motivo per cui mi sono sentito così coinvolto da questo libro, e ci ho messo così tanto per scriverlo: 15 anni.

Io però, che vivo nel caos, che ho abbandonato il bestseller di Marie Kondo sull’arte magica del riordino dopo poche pagine, perché mi sentivo in colpa, sono attratta da una casa così ordinata…

- Io penso che il caos sia vita. Tutta l’umanità, in fondo, è "clutter", caos. E quanto alle case, se nel tuo appartamento tuo figlio non può disegnare sulle pareti, bè, forse hai l’appartamento sbagliato.

(Con buona pace dell’amica che mi ha regalato Marie Kondo, forse oggi riesco a guardare il mio caos con altri occhi. Forse).

Aprivo solamente le finestre della mia camera ed entravano l’aria color blu, l’amore e i fiori.

Lunedì, 3 aprile 2017 @08:00

"Aprivo solamente le finestre della mia camera ed entravano l’aria color blu, l’amore e i fiori."
(Marc Chagall)
Voglia di leggerezza, di felicità, delle promesse della primavera.

Questa frase di Chagall – che è anche il mio #spillo su Gioia di questa settimana - sembra uno dei suoi quadri, vero? C’è la leggerezza, l’aria di mare (all’epoca, dalla Russia viveva già tra Costa Azzurra e Provenza, prima a St Jean Cap Ferrat e poi a Vence), i baci e i fiori. C’è tutto quello per cui vale la pena di vivere. Mi piace in questi giorni in cui apro le finestre, per far entrare la primavera. Leggetela anche in francese, in Lisa globish.

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Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.