Lisa Corva

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Come avrebbe potuto spiegare le ombre dentro di lei, quelle che le permettevano di vedere nel buio?

Venerdì, 19 maggio 2017 @11:22

"Come avrebbe potuto spiegare le ombre dentro di lei, quelle che le permettevano di vedere nel buio?"
(Liza Marklund)
La necessità dell’ombra.

Che bello il libro da cui ho tratto questa frase, che è anche il mio #spillo su Gioia di questa settimana: "Ferro e sangue" (Marsilio), un thriller magistrale, l’ultimo di Liza Marklund, una delle mie gialliste preferite. Protagonista, Annika, che è cresciuta (meglio: invecchiata), insieme a me. Nei primi gialli era una mamma trafelata, reporter di "nera" in un quotidiano, detective per caso, complicata e dura, come ci sembrano gli inverni a Stoccolma, dove vive (sia lei che la sua autrice). Ma in questi quindici anni Annika è cambiata; si è disamorata e re-innamorata, ha divorziato, ha molte cicatrici, vere e virtuali; e il suo lavoro? Bè, come il mio, il suo lavoro non c’è quasi più: il giornale è dentro un telefonino. Bello seguirla. Bello capire che le ombre sono necessarie, nella vita.

Gli amori impossibili, quelli che ci girano intorno tutta la vita.

Mercoledì, 17 maggio 2017 @09:06

"Questo mai-amore che ha cambiato tutto, ma non è andato da nessuna parte".
(André Aciman)
Gli amori impossibili, quelli che ci girano intorno tutta la vita.

Questa frase, che è anche il mio #spillo su Gioia, è tratta dall’ultimo libro di André Aciman, uno dei miei scrittori preferiti. Questa è l’intervista che gli ho fatto e che è uscita su D di Repubblica qualche settimana fa.

Bisogna ringraziare André Aciman, perché il suo ultimo romanzo, Enigma Variations (esce il 18 maggio per Guanda, con il titolo Variazioni su un tema originale ), ci regala un lusso: quello di pensare all’amore, al desiderio, nelle nostre vite. Seguire la storia di Paul (cinque racconti, cinque momenti di seduzione e incantamento nella vita del protagonista), vuol dire infatti pensare a noi, al prisma del desiderio che cambia e trascolora tutto. Vuol dire accettare che l’amore possa essere fluido: per un uomo, per una donna, poi di nuovo per un uomo, chissà.
L’altro che è terra sconosciuta, confine da attraversare; a volte finalmente approdo, il sollievo di sentirsi a casa. Forse nessuno meglio di Aciman, che vive da sempre "displaced", in esilio, poteva raccontarlo: lui, che è nato ad Alessandria d’Egitto (e i suoi ricordi, insieme alla partenza forzata della sua famiglia, sono diventati il suo primo libro, Ultima notte ad Alessandria ), che ha vissuto da ragazzo in Italia (è da qui che vengono il sole, il mare e lo struggimento del suo bestseller, Chiamami col tuo nome ), che infine è arrivato a New York (e le vie, gli incontri del destino di Manhattan sono tutti in Notti bianche ). Con il nuovo libro, però, Aciman tocca un punto sensibile del mondo e dell’amore oggi. Paul, il protagonista, desidera e si strugge prima per un altro uomo, poi per una donna, di nuovo per un uomo… Perfettamente "fluid gender". Ma è davvero possibile?
"Oggi la gender identity è diventata un discorso politico. Anzi, "politically correct". Ma io penso che quando sono in gioco i nostri corpi, i nostri desideri, il "correct" non abbia senso. E’ irrilevante".

D’accordo. Però stiamo parlando di sesso. Sembra impossibile poter provare davvero desiderio erotico per un maschio, o per una donna, indifferentemente. Come dichiarano (e praticano) invece molti ragazzi e ragazze oggi. E molte celeb…
"Perché non accettare, invece, questa possibilità di mutevolezza erotica? Cambiamo umore magari nel giro di un’ora; cambiamo gusti, preferenze. Quante volte sono passato dall’adorazione di Dostoevskij a detestarlo e poi amarlo ancora…".
Ma qui stiamo parlando di erotismo, non di gusti letterari.
"Il nostro eros è mutevole e ondivago: tutto dipende da chi incontriamo, dove siamo, persino dalla stagione in cui siamo. Questo è l’enigma del desiderio, indecifrabile anche a noi, fino alla fine. Ci sono giorni in cui posso struggermi per una donna appena conosciuta, pensare continuamente a lei; per poi rivederla, e chiedermi cosa ci avessi trovato. Ma ci sono anche giorni in cui vorrei solo toccare, sfiorare la mano di un uomo, per poi ignorarlo, e poi ancora trovarlo insopportabilmente sexy se, per caso, lo incontro nella subway".
Forse questa mutevolezza quasi primaverile è esagerata, ma è vero che ognuno di noi ha delle storie di desiderio fluido da raccontare. Anche se non in prima persona. C’è l’architetto quarantenne che si innamora solo di ragazze fluid gender (e l’ultima si è tirata indietro perché, guarda caso, ha una partner: donna). O la curatrice d’arte che, dopo un divorzio, ha incontrato l’amore della sua vita: una giovane artista, selvaggia e simpatica, che si dichiara appunto non lesbo, ma fluid gender.
Quindi sì al desiderio fluido?
"Sì. Forse perché vogliamo essere ovunque. Forse perché vogliamo essere tutto. E la vita del resto è troppo, troppo grandiosa: viviamola senza paraocchi".
Dopo la grande rivoluzione femminista degli anni Settanta, dopo la rivoluzione gay (che ha cambiato anche il codice civile), pensi dunque che la nuova rivoluzione nel privato possa essere quella del "fluid genere"?
"Assolutamente sì. E’ un fenomeno nuovo: non credo sia mai esistito prima, nella storia. Sicuramente mai in modo così aperto. Quello che però mi spaventa è che c’è molta inconsapevolezza. E soprattutto, intolleranza. Anche in Occidente. Per non parlare dei Paesi in cui l’omosessualità, o i diritti delle donne, sono condannati e calpestati. Figuriamoci capire e accettare una fluidità di innamoramento e di orientamento sessuale".
Nel primo racconto del tuo libro è commovente il dialogo silenzioso - attraverso gli anni - tra padre e figlio. Il passato, i segreti finalmente svelati. Tu hai tre figli maschi: che messaggio speri di aver passato, a loro, sull’amore?
"Vorrei che i miei figli avessero capito che per quello che riguarda i moti del cuore non ci sono regole – mai! E, ancora più importante, che quando siamo nudi, nel vero senso della parola, senza vestiti, niente è proibito. Sempre che non ci sia violenza o costrizione, ovviamente. Questo è quello che mi ha insegnato mio padre. Questo è quello che sento e credo".
Quest’anno è uscito il film tratto dal tuo bestseller, Chiamami con il tuo nome . Diretto dal "nostro" Luca Guadagnino, applaudito al Sundance Festival e al Festival di Berlino, lo aspettiamo presto in Italia. Ma intanto raccontaci, sei stato sul set?
"Sul set, e nel film: appaio per qualche minuto. E’ stato fantastico, e non solo perché non ero mai stato prima "dentro" una pellicola. Ma anche perché penso che il film sia molto fedele al mio romanzo".

Sei uno scrittore, ma anche un appassionato lettore. Qual è il più bel romanzo che hai incontrato sull’amore?
"La Principessa di Clèves di Madame de La Fayette e Un nido di nobili di Turgenev. Entrambi raccontano amori difficili, amori incompiuti".
Vorresti che un lettore, una lettrice, chiudesse il tuo nuovo libro e pensasse…
"Questo libro ha cambiato la mia vita. Ha cambiato il modo in cui penso all’amore. Ha cambiato la persona che voglio essere, la prossima volta che mi innamoro".
L’Italia: per te, un tuo altrove. L’isola del Sud assolata dove inizia il nuovo romanzo. Ma anche il mare e i sentieri di una Bordighera vintage in "Chiamami con il tuo nome". L’Italia ti chiama sempre?
"Vorrei poter dire che il mio cuore appartiene all’Italia. Ma è troppo facile: è il mio corpo, in realtà, che le appartiene. Perché è lì che, a 14 anni, i miei sensi si sono accesi per la prima volta. Così quando voglio scrivere di questo - di sensualità, desiderio, struggimento - è all’Italia che penso. E, visto che ho sempre vissuto in esilio, se penso a un posto dove vorrei riposare per sempre, è il cimitero acattolico a Roma".
Bellissimo: un angolo della capitale dimenticato dal tempo e dal traffico, accanto alla Piramide Cestia, che accoglie anche Keats…
Nel libro c’è una frase toccante: "This never love that altered everything but went nowhere". Ma lo struggimento di un non-amore, un amore che non porta da nessuna parte, che non diventa mai neppure un bacio, ha senso?
"Io penso che la parte più importante della nostra vita - anche sentimentale - accada nella nostra testa. Desiderare qualcuno vuol dire fantasticare su questa persona. Forse per questo gli amori incompiuti, gli amori impossibili sono quelli che durano di più".
L’ultima domanda forse avrebbe dovuto essere la prima: perché questo titolo? Un riferimento all’opera musicale di Edward Elgar, Enigma Variations?
" Sì, certo. Ma c’è una sottotraccia. Normalmente, quando un musicista compone delle variazioni -penso a Bach, a Beethoven - parte da un tema principale, su cui, appunto, varia. Non per Elgar. Qui non c’è un tema originario, solo le 14 variazioni. Sappiamo però che ognuna era dedicata a una persona che gli stava a cuore. Lo stesso è il mio libro: cinque variazioni intorno a un’assenza. Variazioni, infine, perché così siamo noi: nomadi. Mutevoli. Non decifrabili anche per noi stessi, fino alla fine".
Enigma fu anche una celebre operazione di spionaggio durante la seconda guerra mondiale…
"Sì, quando gli inglesi riuscirono a decriptare il codice segreto dei tedeschi. E questo ci insegna che quando riusciamo a scoprire - o pensiamo di averlo fatto - il segreto di una persona, bisogna tacere. Se scopri la password di chi ti interessa, non dirglielo. La cambierebbe subito".

Ritrovarsi, anche senza toccarsi.

Sabato, 6 maggio 2017 @14:33

"La prima volta non fu quando ci spogliammo
ma qualche giorno prima,
mentre parlavi sotto un albero.
Sentivo zone lontane del mio corpo
che tornavano a casa."
(Franco Arminio)
Quando sono vicino a te.

Questi versi aerei, che sono diventati il mio #spillo su Gioia di questa settimana, sono un regalo del mio amico Mauro Q., spacciatore di poesie. E sono di Franco Arminio, un poeta che non conoscevo (sono tratti da "Cedi la strada agli alberi", Edizioni Chiarelettere).
E’ suo, di Mauro Q. intendo, anche il commento che è il mio titolo oggi. Mi ha fatto pensare, quando l’ha scritto. Perché è vero, ci si può ritrovare, toccare, anche senza toccarsi.

Scopri poesie mentre passeggi.

Mercoledì, 3 maggio 2017 @09:14

"Scopri poesie mentre passeggi.
Aleggiano spensierate intorno alle teste
di ragazze primaverili e scompigliano
i loro lunghi capelli."
(Marko Pavček)
Primavera, il vento porta poesie.

Il Buongiorno con vento di primavera di oggi (che è anche il mio #spillo su Gioia) è tratto da "Meni je lep ta svet - A me piace questo mondo" (ZTT-EST Editore), una raccolta di poesie a tre voci, di Tone, Marko e Saša Pavček. Voci dalla Slovenia, un padre, un figlio e una figlia: la poesia come codice genetico. Traduzione di Jolka Milič. Dentro c’è un vento di primavera che è anche, credo, quello del mio mare.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.