Lisa Corva

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La città mi parla.

Venerdì, 24 novembre 2017 @10:07

"Costeggiare un muro in cemento
ignorare la scritta, pensare
a tutt’altro accorgersi in un solo
momento che si era distratti.
Ricordarsi tardi la scritta:
anche oggi mi mancano tutti."
(Andrea Bajani)
La città mi parla.

La poesia di oggi, che è anche il mio #spillo della settimana su Gioia, è tratta da "Promemoria", Einaudi (sì, uno di quei piccoli libri bianchi di poesie Einaudi). Ed è vero che la città mi parla, spesso. Scritte sui muri, scritte per strada. Le città parlano, basta saperle leggere. Basta saperle ascoltare.

Voglio anch’io una micro-alga che depuri l’aria!

Mercoledì, 22 novembre 2017 @08:12

Oggi non vi parlo di scarpe ma di biodigital architecture. E la prima domanda che ho fatto a Claudia Pasquero, che ho intervistato per D di Repubblica, è stata: ma che cos’è esattamente? Ecco l’intervista. E sono sicura che le micro-alghe poi le vorrete anche voi…

Si è appena conclusa a Tallinn, in Estonia, la prima Biennale dedicata alla biodigital architecture (http://2017.tab.ee ). E, sorpresa, la curatrice è un’italiana: Claudia Pasquero. L’abbiamo intervistata, per capire, innanzitutto, che cosa sia, questa ancora misteriosa architettura biodigitale… "E’ il passaggio dalla "machine à habiter", la macchina per abitare di Le Corbusier, a una "living machine", una macchina viva, o meglio un’architettura viva con cui sia possibile interagire in tempo reale", spiega Claudia, che è nata a Torino, ma vive a Londra, dove ha fondato, con Marco Poletto, ecoLogicStudio http://www.ecologicstudio.com/v2/index.php e dove dirige l’Urban Morphogenesis Lab alla Bartlett UCL (University of Central London). Quindi l’architettura del futuro, per voi, non significa più costruire, o restaurare? "Significa interagire con il cambiamento, sia climatico che di altro tipo. Non è più una fortezza, che protegge e scherma in modo statico dagli agenti esterni: è un’architettura capace di crescere. Ed è quello che proponiamo a Tallinn, dove prendiamo in esame un’intera penisola, quella di Paljassaare. Lì ora c’è un parco ornitologico protetto, ma anche un impianto di depurazione delle acque. Due aree in teoria a contrasto, che però in qualche modo già "dialogano": gli uccelli, ad esempio, vanno più volentieri a cercare cibo tra le acque "artificiali", più calde… Le proposte di intervento fatte finora erano tutte edilizie: costruire. Noi invece abbiamo ridisegnato il centro di depurazione integrandolo nel parco". Come? "Con dei prototipi interattivi: ad esempio, robottini che vivono nell’area, la "leggono" attraverso sensori, metabolizzano i rifiuti, trasmettono dati… Useremo anche dei funghi, dei miceli, per processare i rifiuti organici e produrre materiale da costruzione: in pratica, mattoni che crescono!". Un’architettura fantascientifica: l’avete proposta anche all’Expo di Astana, in Kazakistan. "Lì abbiamo presentato un prototipo di coltivazione di micro-alghe che "mangiano" anidride carbonica e depurano l’aria. E che in futuro, si potrà tenere a casa. Mentre i piccoli robot che interagiscono col territorio è stata la nostra proposta per Solana, in Montenegro: un’area enorme, di saline abbandonate, ora biotopo speciale, che si vorrebbe salvare da speculazioni edilizie. La nostra idea è trasformarla in un Open Aviary: una "voliera" aperta e digitale. I robottini, e i padiglioni di monitoraggio collegati, potrebbero permettere alle acque di fluire, agli uccelli di sopravvivere e ai birdwatchers di esplorare l’area". Il progetto è stato presentato dal Padiglione del Montenegro alla Biennale di Venezia dell’anno scorso, curato da Dijana Vucinic, e ora ha avuto dei fondi europei. Così ci piace l’architettura: quando immagina il futuro, anche senza mattoni.

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Ci sono lettere che hanno dentro una strada.

Giovedì, 16 novembre 2017 @08:37

"Leggo di nuovo la lettera come se, continuando a leggere, potessi trovare la strada del ritorno. Poi la ripiego e la metto via."
(Dawn Tripp)
Ci sono lettere che hanno dentro una strada? Rileggo il tuo messaggio nel telefonino, come se contenesse una mappa per tornare da te. 

La frase di oggi, che è anche il mio #spillo della settimana su Gioia, è sfilata da "Georgia" di Dawn Tripp (Neri Pozza), la biografia appassionata di Georgia O’ Keeffe, grande artista del Novecento. E in quel brano c’è Georgia, ci sono le lettere che riceve da Alfred Stieglitz, l’uomo che la scoperse, che amò – un amore forte, bruciante, tormentato – per tutta la vita.
Ma, anche se non riceviamo più lettere di carta, non è forse rimasto lo stesso, questo nostro cercare una "mappa" dentro gli sms, i whatsapp, le mail? Parole digitali che - a volte - studiamo come se avessero dentro un messaggio da decifrare. Come se avessero dentro una strada che non troviamo più. Che facciamo fatica a trovare.


E infine, niente mappe ma giornali: cercatemi in edicola su How To Spend It (in allegato con Il Sole 24 Ore da domani). A parte il mio solito topshop glamcheap in giro per il mondo (che però mi diverto molto a cercare), ci sono due pezzi a cui tengo molto. Il più scenografico è sui gioielli! E le donne che li creano, in Italia e nel mondo. Un articolo che brilla, se non altro per i diamanti che ci sono dentro! Mentre sabato cercatemi su DLui in allegato a Repubblica: c'è il mio incontro con Rem Koohlaas, una delle interviste più difficili della mia vita, con una vera archistar. L'uomo che ha disegnato la Fondazione Prada a Milano, e la sua torre d'oro.

La felicità è un paesaggio.

Giovedì, 9 novembre 2017 @07:36

"Lei apparteneva a quel dolore come si appartiene al temporale o al vento."
(Novita Amadei)
Ma io voglio appartenere alla felicità: l’alba che alleggerisce le notti insonni, il vento che soffia via i dispiaceri, la neve che in una notte copre di bianco e rende pulito e nuovo tutto. La felicità è un paesaggio.

Non capita anche a voi di leggere un libro, un libro che non ti convince, eppure ci sono delle frasi che ti segni, che ti rimangono dentro? Così è successo a me con il romanzo di Novita Amadei "Finché notte non sia più" (Neri Pozza). E dunque la ringrazio, perché la sua frase è anche il mio #spillo di questa settimana. E sì, la felicità è una vocazione, forse. E un paesaggio.

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L’autunno è questo camminare nei viali, tra le foglie.

Giovedì, 2 novembre 2017 @08:00

"L’aria odorava di autunno, anche se non saprei dire esattamente che odore fosse: foglie, terriccio bagnato, muffa e il ricordo dei falò che bruciavano nei giardini sul retro delle case."
(Edna O’ Brien)
L’autunno è questo camminare nei viali, tra le foglie.

Il mio #spillo della settimana su Gioia è tratto da "Country girl –Un’autobiografia" (Elliot), ovvero i ricordi, ammassati come in una bella libreria in disordine, coi libri anche per terra (sì, penso anche alla mia, di libreria), della scrittrice irlandese Edna O’ Brien. Di suo, della ragazza ribelle e scandalosa che fuggì dall’Irlanda rurale e arrivò nella swinging London, avevo letto, tantissimi anni fa, "Ragazze di campagna" e "Ragazza dagli occhi verdi", storie di ragazze in fuga, un po’ come lei. Storie di formazione, in cerca di un altro destino. E la sua autobiografia (ora ha 86 anni) era tra i #librichemiaspettano già da tempo. Ma l’ho ripresa in mano solo adesso, tornata da Dublino. Non ero mai stata in Irlanda, e ci sono andata a ottobre, per la prima volta, in una Dublino che avevo solo immaginato; Dublino che per me era la mamma irlandese di una cara amica, i nomi irlandesi quasi fiabeschi dati alle figlie (Aingelda, Fedelma, Sinead), la teiera d’argento sempre calda con il tè sempre pronto. E così ho ripescato il libro, ormai un po’ impolverato. Ma quest’aria che odora d’autunno è anche la mia, quando cammino nei viali accanto a casa: odore di foglie, terriccio bagnato; l’odore della sera e dell’inverno che si avvicina.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.