Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Incantesimo semplice. Mi giro e provo a guardarti come se fosse davvero la prima volta.

Domenica, 31 maggio 2020 @10:54

"Non avere ricordi ha dei vantaggi:
posso baciarti come il giorno che ti ho conosciuto,
dirti il futuro e non essere creduta,
cancellare i segni di ogni storia che non sia la nostra".
(Marilena Renda)
Incantesimo semplice. Mi giro e provo a guardarti come se fosse davvero la prima volta.

Grazie a Marilena Renda, giovane poetessa italiana (si può dire giovane poetessa? si può), nata in Sicilia, vive a Bologna: ci siamo conosciute qualche mese fa a Milano, in un matrimonio-spettacolo di amici, con molte emozioni. Mi ha regalato delle sue poesie ancora inedite, che sta raccogliendo con il nome Fate Morgane (su madri, isole e miraggi). Insieme c’era quest’altra poesia molto bella, dedicata, immagino, a sua figlia, ancora piccolina:

"Ti dico le parole che ti piacciono, forse le vorrai ripetere,
sei triste, vorrei chiederti, arrabbiata col linguaggio
non vuoi dire aereo, elefante, nemmeno gelato,
sai che i bambini non rinunciano facilmente
alla gioia, in Siria, appallottolano le foglie
per fare una palla, e anche se dormono per terra,
dove capita, protetti solo dal fiato degli alberi,
fermi come escrescenze, totem toccati dal sacro,
non dimenticano le parole, le aspettano di nascosto,
aspettano che tornino, silenziose, dalle tane."

0 commenti

Piaceri ritrovati: la passeggiata.

Venerdì, 29 maggio 2020 @09:07

"Chi non è mai, almeno un poco, polvere, patria, silente serata di primavera?" 

(Boris Pasternak

Piaceri ritrovati: uscire a passeggiare. L’aria profuma di libertà e primavera.

Libertà ritrovata, un piacere semplice: quello di uscire a passeggiare, verso sera. Il profumo sottile dei giardini, degli alberi. Non so i nomi: acacia, tiglio? Le parole invece arrivano dalla Russia degli anni Trenta: grazie Pasternak.

Ti tengo in mano, mio paesaggio del cuore.

Mercoledì, 27 maggio 2020 @09:26

"Com’è bello questo piccolo paesaggio

Questi due scogli questi pochi alberi

e poi l’acqua e poi il fiume

com’è bello

Pochissimo rumore un po’ di vento

e molta acqua

E’ un piccolo paesaggio di Bretagna

può stare nel palmo della mano

quando lo si guarda da lontano"

(Jacques Prévert) 
Ti tengo in mano, mio paesaggio del cuore.

Prévert, che leggevo da ragazza, su dei tascabili Newton Compton con le copertine dai disegni un po’ psichedelici anni Settanta. Il titolo del primo era proprio il titolo di quegli anni: "Poesie d’amore e di contestazione". Prévert, che nasce con l'inizio del secolo scorso, nel febbraio del 1900. E quel piccolo paesaggio di Bretagna è il suo, dell'infanzia, delle vacanze d'estate in campagna, nel paese da cui viene il padre. E poi una casa molto bohème, quella di rue du Château a Parigi, dove vive, negli anni Venti, i gloriosi anni Venti parigini, con il pittore Yves Tanguy e Marcel Duhamel. Casa atelier aperta a tutti, dove passano, a volte vivono per un periodo, scrittori e artisti, molti surrealisti: Aragon, Queneau, Giacometti, Breton... Anni di sperimentazioni, Prévert comincia a lavorare per il teatro, per il cinema, scrive canzoni.
E poi c'è questo piccolo paesaggio da tenere in mano, e io sul palmo della mano tengo, come sempre, una piazza con orizzonte di mare: quella di Trieste.
Ecco la poesia in francese:


Comme il est beau ce petit paysage
Ces deux rochers ces quelques arbres
et puis l’eau et puis le rivage
comme il est beau
Très peu de bruit un peu de vent
et beaucoup d’eau

C’est un petit paysage de Bretagne
il peut tenir dans le creux de la main
quand on le regarde de loin
Mais si on s’avance
on ne voit plus rien
on se cogne sur un rocher
ou sur un arbre
on se fait mal c’est malheureux
Il y a des choses qu’on peut toucher de près
d’autres qu’il vaut mieux regarder d’assez loin
mais c’est bien joli tout de même
Et puis avec ça
le rouge des roses rouges et le bleu des bluets
le jaune des soucis le gris des petits gris
toute cette humide et tendre petite sorcellerie
et le rire éclatant de l’oiseau paradis
et ces chinois si gais si tristes et si gentils…
Bien sûr
c’est un paysage de Bretagne
un paysage sans roses roses
sans roses rouges
un paysage gris sans petit gris
un paysage sans chinois sans oiseau paradis
Mais il me plaît ce paysage-là
et je peux bien lui faire cadeau de tout cela
Cela n’a pas d’importance n’est-ce pas
et puis peut être que ça lui plaît
à ce paysage-là
La plus belle fille du monde
ne peut donner que ce qu’elle a
La plus belle fille du monde
je la place aussi dans ce paysage-là
et elle s’y trouve bien
elle l’aime bien
Alors il lui fait de l’ombre
et puis du soleil
dans la mesure de ses moyens
et elle reste là
et moi aussi je reste là
près de cette fille-là
A côté de nous il y a un chien avec un chat
et puis un cheval
et puis un ours brun avec un tambourin
et plusieurs animaux très simples dont j’ai oublié le nom
Il y a aussi la fête
des guirlandes des lumières des lampions
et l’ours brun tape sur son tambourin
et tout le monde dans une danse
tout le monde chante une chanson.

Quanti desideri congelati nel freezer.

Lunedì, 25 maggio 2020 @08:50

"Nel frigorifero della mia anima
il contenuto è in disordine
scade
senza che nessuno lo apra"
(Saaddiyya al-Mufarrih)

Quanti desideri congelati nel freezer.

I versi di oggi sono di Saaddiyya al-Mufarrih, nata in Kuwait nel 1964, e sono tratti da "Non ho peccato abbastanza", Mondadori, una bella antologia di poetesse arabe contemporanee. Inutile dire che anch’io ho dei desideri congelati nel freezer. Speriamo che non scadano. O di non scadere io.

Azzurrità. Voglio un po' di Grecia nella mia vita.

Sabato, 23 maggio 2020 @10:31

"Non scordiamoli mai – disse – i buoni insegnamenti, quelli dell’arte greca. Sempre l’azzurro
di fianco al quotidiano"
(Ghiannis Ritsos)
Voglio un po’ di Grecia nella mia vita.

Sì, voglio un po’ di Grecia nella mia vita. Ulivi, isole, mare, il biancore accecante delle case, l’azzurrità. Ma anche gli insegnamenti della classicità, gli antichi dei ed eroi, "l’azzurro accanto al quotidiano", appunto. La poesia di Ritsos, tratta da "Pietre, ripetizioni, sbarre" (Crocetti) è così bella che ve la riporto per intero.

"Non scordiamoli mai – disse – i buoni insegnamenti, quelli
dell’arte greca. Sempre l’azzurro di fianco
al quotidiano. Di fianco all’uomo: l’animale e l’oggetto –
un braccialetto al braccio della dea nuda; un fiore
caduto al suolo. Ricordate le belle raffigurazioni
sui nostri vasi di terracotta – gli dèi con gli uccelli e gli animali,
e insieme la lira, un martello, un pomo, la cassa, le tenaglie;
ah, e quella poesia in cui il dio, finito il suo lavoro,
tira dal fuoco i mantici, raccoglie gli attrezzi uno per uno
nella sua cassa d’argento; poi, con una spugna, s’asciuga
il viso, le mani, il collo muscoloso e l’irsuto petto.
Così, pulito e ordinato, esce la sera, appoggiandosi
sulle spalle degli adolescenti d’oro – opera delle sue mani
dotate di forza, pensiero e voce; esce per strada,
più maestoso di tutti, il dio claudicante, il dio lavoratore".
(Ghiannis Ritsos)

L'elasticità del cuore.

Giovedì, 21 maggio 2020 @09:30

"Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova
Ve lo dico dal mio cuore sconosciuto"
(Wislawa Szymborska)
Ma quanto sei elastico, cuore?

Lei, Wislawa. Che viveva "appartata ma non in disparte" a Cracovia. Premio Nobel nel 1996, morta nel 2012. Le sue poesie, i gatti, i graffi nel cuore, la capacità di stupirsi e meravigliarsi (cliccate sul suo nome, in verde, per leggere tutto quello che ho ritagliato e trasformato in un Buongiorno). Se dovessi dire un poeta a cui ritorno sempre, è lei, insieme a Neruda. Forse perché nei loro libri c’è un mondo in cui mi piace stare. E le parole di oggi – che sono tratte da "Un minuto di silenzio" – mi sono tornate in mente pensando a questi mesi di lockdown, questi mesi che ci hanno messo alla prova. Che ci hanno fatto misurare l’elasticità del cuore, e forse tendere ancora un pochino l’elastico, per resistere a tutto.

0 commenti

Ricominciare. Mi troverò per strada.

Martedì, 19 maggio 2020 @09:10

"Partii, lasciandomi alle spalle quel che mi era necessario lasciare – cioè tutto"
(Peter Cameron)
Ricominciare. Mi troverò per strada.

Uno degli incipit più belli (da "Andorra", Adelphi) di uno scrittore che mi piace molto: Peter Cameron. L’ho risentito adesso, lui nel suo lockdown in Vermont, per un articolo che è uscito ieri sul Piccolo di Trieste. Eccolo:

Proprio adesso, che viaggiare è impossibile, e i confini sono chiusi, è intrigante l’idea di una guida a un viaggio impossibile. È "Andorra - Una guida turistica", di Peter Cameron: ricordate i suoi longseller, veri passaparola emozionali, a partire da "Quella sera dorata" (più di dieci ristampe), o "Un giorno questo dolore ti sarà utile"? Questa piccola guida impossibile è invece uno dei nuovi Microgrammi di Adelphi, collana lanciata durante il lockdown: libri brevi, racconti, solo in digitale (l’e-book costa 1,99). Andorra esiste davvero (è un minuscolo stato nei Pirenei orientali), ma non "questa" Andorra. Che lo scrittore americano ha inventato, con tanto di piazza sul mare, e dove ha ambientato il suo romanzo con il passo di un misterioso thriller (intitolato, semplicemente, "Andorra", è uscito per Adelphi nel 2014). Con un incipit indimenticabile: "Partii, lasciandomi alle spalle quel che mi era necessario lasciare – cioè tutto".
Questo il romanzo. La guida invece è un divertissement, con disegni e foto d’epoca "fake", come se in quel paese inventato potessimo andarci davvero. E quindi, prima cosa, dove andare a dormire? All’Hotel Excelsior, come il protagonista del libro: fondato nel 1872, vanta addirittura a sette stelle, e dalle foto sembra perfetto per un film di Wes Anderson. Dentro l’albergo, spiega la guida, a parte la fastosa sala da pranzo c’è una biblioteca. Perché i libri qui sono molto importanti, e infatti c’è la Biblioteca di Andorra, che è in realtà un centro di scambio. "Il sistema è semplice: la gente vi porta i libri che non vuole più e bibliofili qualificati li valutano attribuendo loro un valore (espresso in un certo numero di punti) in base alla rarità, alla qualità e alle condizioni generali". E poi, come in ogni guida che si rispetti, ecco i consigli shopping: "La página pasada", al "numero 12 del porticato", è il negozio giusto per comprare carta artigianale, inchiostri, diari e agende fatte a mano, e ci va infatti il protagonista del romanzo. Cibo? Niente di memorabile, in un paese dove sono tutti magri, anzi "snelli", e l’obesità non esiste. E dove non c’è una lingua ufficiale, perché gli abitanti sono poliglotti. Il surreale continua: in piazza c’è una fontana in memoria dei quattro pescatori scomparsi in mare durante la tempesta del 1819: "rappresentavano l’intero settore ittico andorrano, l’industria ha ricevuto un colpo mortale dal quale non si è più ripresa". E da allora il pesce arriva dall’estero. Già, a proposito, come si arriva ad Andorra? A parte a bordo della fantasia, niente aerei, solo treni: "Ci sono due corse giornaliere: una al mattino e una alla sera. Il treno del mattino proviene da Parigi, quello della sera da Barcellona".
Grazie allora a Peter Cameron che ci porta ad Andorra. Però una curiosità ci è rimasta, e abbiamo intervistato lo scrittore che è dall’altra parte dell’oceano, nel suo personale lockdown. La nostra è una domanda di fuga: quando finirà la pandemia, dove le piacerebbe andare? "Per il momento sono felice di essere esattamente dove sono", risponde. "Sto aspettando la fine della quarantena a Sandgate, un minuscolo villaggio nel Vermont. La primavera è arrivata molto tardi quest’anno, ha nevicato appena una settimana fa. Ma ora è tutto uno sbocciare: qui ci sono piante "perenni", che tornano a fiorire anno dopo anno. E, in questo momento difficile e cupo, vedere foglie e petali che riappaiono mi dà speranza e fiducia". Dunque non ha in mente un viaggio segreto? "Sì, ma è un viaggio nel tempo: mi piacerebbe vedere l’isola di Manhattan com’era cinque secoli fa, abitata solo dai Nativi Americani, prima che arrivassero i colonizzatori europei. È difficile anche solo immaginarla, quand’era solo boschi e foreste. La terra di New York, ora ricoperta da marciapiedi e grattacieli, chissà quale bellezza e mistero ricorda… Ma in fondo, il mio modo preferito di viaggiare è leggere un libro. E in questi giorni di quarantena, siamo fortunati, perché possiamo fuggire aprendo le pagine di un romanzo". Lei è venuto a Trieste per un reading qualche anno fa. Che ricordo ha portato con sé? "Difficile scegliere, tra i momenti che mi ha regalato la vostra bella città. Ma forse direi: piazza Unità. C’è qualcosa di esaltante nelle dimensioni, e nella vicinanza all’acqua: la piazza sembra essere in parti uguali cielo, città e mare. Un giorno sono partito da lì, e sono arrivato, a piedi, al Castello di Miramare: una delle passeggiate più piacevoli della mia vita".

La sicurezza di un anello, un talismano per il mondo.

Domenica, 17 maggio 2020 @12:29

"Perché, sai, su quest’ardente pietra dell’anello che mi hai donato 

splende una città illuminata con lampioni verdi" 

(Ghiannis Ritsos
La sicurezza di un anello, un talismano per il mondo.

Ghiannis Ritsos, ben ritrovato. Ghiannis o Yannis (non so mai bene come scriverlo), uno dei grandi poeti greci del Novecento, insieme a Kavafis, e Odisseas Elitis. Poesie che sanno di isole, mare, paesi bianchi, amori in piena luce e, nel suo caso, anche lotta per la democrazia. La poesia di oggi è tratta da "Erotica" (Crocetti Editore), e mi piace questo stringere un anello, anello talismano, passaporto per il mondo. Forse perché io ne ho tanti, di anelli così, anelli che quando li indosso mi fanno sentire più protetta, sicura. E amata.

La meravigliosa stupidità dell’amore.

Venerdì, 15 maggio 2020 @09:40

"Si innamorò come si innamorano sempre tutte le donne intelligenti: come un’idiota".
(Ángeles Mastretta)

Ma perché rinunciarci? La meravigliosa stupidità dell’amore.

Non ricordo più come ho incontrato Ángeles Mastretta. Penso con il suo piccolo romanzo passaparola negli anni Ottanta, "Strappami la vita". Poi l’ho seguita negli anni, e la frase di oggi è tratta dal suo libro di racconti "Donne dagli occhi grandi" (che trovate come gli altri da Giunti). Cosa c’è nelle sue pagine? L’amore, la passione che ci fa fare cose stupide e audaci. E poi i cieli e le nuvole del Messico, dove sono stata, un’estate: Playa del Carmen, le amache sulla spiaggia di Tulum, cenare a piedi nudi sulla sabbia, guardare il mare che è un esperimento infinito di azzurro e turchese, dormire e sentire il rumore dell’oceano, mangiare tortillas e tacos, l’uragano che arriva. I libri sono anche questo, è banale ma è vero: ci fanno viaggiare. Quanto a innamorarsi stupidamente, forse non c’è altro modo…

Quel che mi insegnano i prati.

Mercoledì, 13 maggio 2020 @21:19

"Vuoi sapere come passo il tempo?
Cammino sul prato davanti, fingendo di strappare erbacce, ciuffi di trifoglio selvatico… In realtà sto cercando coraggio, qualche indizio che la mia vita cambierà"

(Louise Glück)
Quel che mi insegnano i prati.

In queste settimane in cui "frequento" molto i prati (una delle fortune del mio lockdown), mi è tornata in mente una raccolta di poesie "da giardino", perché sono i fiori che parlano, e la voce narrante del poeta-giardiniere: si intitola "L’iris selvatico", dell’americana Louise Glück (Giano Editore), e mi era stata regalata anni fa. Così ho cercato il piccolo volume arancione nella mia libreria, e ho cominciato a sfogliarlo. Tante pagine sottolineate. E questa, che mi è piaciuta molto, per quel guardare nel prato, non tanto in cerca di erbacce ma in cerca di "coraggio, qualche indizio che la mia vita cambierà". Ovvero, un quadrifoglio. Io i quadrifogli non li cerco mai (non penso di averne mai neppure trovato uno), ma in questi mesi ho trovato fiori che avevo dimenticato (gli ultimi: gli azzurri non ti scordar di me), erbe di campo da mangiare (il tarassaco, l’aglio orsino), la bellezza semplice e assoluta delle margherite. La poesia finisce con "Vuoi vedere le mie mani?/ Vuote ora come alla prima nota./ O si trattava sempre/ di continuare senza un segno?". Però, in realtà, i segni li ho trovati. Forse dei segni si trovano sempre. Per cambiare direzione.

Ecco intanto la poesia in originale, bellissima:

You want to know how I spend my time?

I walk the front lawn, pretending

to be weeding. You ought to know

I'm never weeding, on my knees, pulling

clumps of clover from the flower beds: in fact

I'm looking for courage, for some evidence

my life will change, though

it takes forever, checking

each clump for the symbolic

leaf, and soon the summer is ending, already

the leaves turning, always the sick trees

going first, the dying turning

brilliant yellow, while a few dark birds perform

their curfew of music. You want to see my hands?

As empty now as at the first note.

Or was the point always

to continue without a sign? 

0 commenti

Il buco che ho nel cuore sei tu.

Lunedì, 11 maggio 2020 @11:52

"Il buco che ho nel cuore ha la tua forma."
(Jeanette Winterson)
Il buco che ho nel cuore sei tu.

In questi mesi di pandemia ogni tanto mi tornano in mente delle frasi, delle schegge di romanzo o di poesie. Che magari erano dei miei Buongiorno su City o degli Spilli su Gioia. Mi risuonano e le cerco. Ecco, allora, oggi, la scrittrice inglese Jeanette Winterson, di cui ho letto - per ora – un solo libro: "Perché essere felice se puoi essere normale?" (Mondadori), titolo ironico per la sua autobiografia, il corpo a corpo con una madre difficile, il complicato coming out come omosessuale. Buchi nel cuore, dunque. Persone che abbiamo perduto, o che ci hanno ferito; persone che non vogliono o non possono tenerci vicino. Buchi e graffi nel cuore. Chi non ne ha?

Svegliarsi con la primavera impigliata tra i capelli.

Sabato, 9 maggio 2020 @10:38

"Svegliarsi con la primavera impigliata tra i capelli"
(Anna Toscano)
Ma cosa fare dei sogni rimasti sul cuscino?

Ho incontrato questi versi per caso, su Facebook. Anche se l’autrice, in realtà, Anna Toscano, non posta parole ma soprattutto foto della sua Venezia sotto incantesimo. Mi sono arrivati tradotti in un’altra lingua da un’amica… Così viaggiano le poesie, oggi ancora di più: digitali. E così viaggiano le emozioni. Anna Toscano non l’ho mai conosciuta, non so quasi nulla di lei, tranne quello che ho visto in questi mesi (avete mai pensato che quello che postiamo su Facebook o su Instagram offre un’altra e diversa immagine di noi, un’ombra, un Doppelgänger?). Intanto, in questi mesi ci siamo "frequentate" nelle nostre perimetrate bacheche Facebook che sono, a volte, finestre sul mondo. Spero di conoscerla presto, quando sarà possibile sedersi di nuovo al caffè in un campo veneziano, a parlare di incantesimi.


La neve di marzo è come

la tua orma sulle mie lenzuola,

una euforia interrotta

l’eco di un silenzio

La neve a marzo è prendere

la panna con le mani,

leccare il cucchiaio dell’impasto 

uvette sparse sul tavolo.

Marzo con la neve è assopirsi

nel calore della tua parte di letto,

e svegliarsi con la primavera

impigliata tra i capelli.

0 commenti

Certo, quando ci incontreremo, le foreste dei nostri giorni rinnoveranno le foglie.

Giovedì, 7 maggio 2020 @10:33

"Certo, quando ci incontreremo
le foreste dei nostri giorni rinnoveranno le foglie".
(Adonis)

Ci aspetta ancora la nostra stagione.

Adonis è nato in Siria nel 1930, ed è considerato forse il più grande poeta vivente di lingua araba. È il suo pseudonimo: nasce in realtà come Ali Ahmad Said Esber, primo di sei figli, in una famiglia di contadini. Non andò a scuola, ma il padre gli insegnò a leggere, gli passò l'amore per la poesia, mentre lavoravano insieme nei campi. A 14 anni recitò dei versi che aveva composto al presidente della Siria in visita al villaggio vicino, e questi gli chiese cosa desiderava: studiare, rispose. Così, il presidente lo aiutò a studiare a Damasco. Fuggì a Beirut nel 1956, dopo essere stato un anno in prigione per attivismo politico, e ora vive a Parigi. Vite migranti... I versi di oggi sono tratti da "Cento poesie d’amore", Guanda.
E ieri un'amica giornalista, Gabriella Grasso, mi ha mandato l'ultima domanda di un'intervista che gli fece: "Abbiamo parlato tanto di politica, ma abbiamo dimenticato la poesia. Lei scrive che il poeta è quanto di più lontano ci sia dal potere. Ma cosa può fare la poesia per l'umanità?'" Così risponde Adonis:
«La cultura imperante è fondata sulle risposte: la religione ha le sue, la scienza ha le sue. Ma la forza dell'essere umano non è quella di dare risposte, bensì di porre domande: sul mondo, su se stesso. Ed è ciò che fa la poesia. La poesia resta sempre dalla parte dell'uomo, dell'umano, cioè dalla parte delle domande. Nemmeno l'amore è una risposta, anzi è un interrogarsi continuo, perché due persone che si amano non fanno che porsi domande, perché l'amore non è mai totalmente perfetto, è sempre da ricreare. Ed è questo che fa la poesia: ricrea continuamente il mondo. Come l'amore».

Intanto, non è bello pensare che, quando finalmente rivedremo chi amiamo, metteremo foglie?

0 commenti

Il giorno uno di noi due.

Martedì, 5 maggio 2020 @09:03

"Quando ti incontravo, nelle serate in mezzo agli altri, mi sembrava di essere un compasso. Mi sentivo inchiodata in un punto, con l’anima che ti seguiva ovunque tu andassi. Tenendoti a distanza".
(Stefania Rossotti)
Quando la distanza che ci separa da un amore è solo la forza del filo che ci lega.

Mi è ritornato tra le mani questo libro, di un’amica: "Il giorno uno di noi due" (Mondadori), Milano, un amore. È uscito due anni fa, e questa è l'intervista che le avevo fatto, per Gioia, giornale che nel frattempo ha chiuso...

Chiudi il libro e pensi: valeva la pena di vivere un amore così, così indicibile? Non rispondetemi: prima leggete "Il giorno uno di noi due", di Stefania Rossotti. Che in 120 pagine tocca cose che dentro di noi tacciono, sono silenziose: che cosa sia l’amore, innanzitutto. La storia, lieve e malinconica come una carezza, comincia in una Milano anni Sessanta fatta di terrazze dove si stende la biancheria sullo sfondo dei primi grattacieli, dove le chiamate sono a gettone. E poi velocissimi gli anni Settanta, anni di battaglie, di slogan e manifestazioni… Lui e lei si incontrano, bambini, e non si lasceranno mai più. Ma fanno un patto: del loro amore non dovrà mai sapere niente nessuno. Per proteggerlo: dal mondo, da tutti. Si sposeranno, avranno figli, case, traslochi, ma non insieme. Il loro rimarrà per sempre un amore nascosto e invincibile: per loro, sarà sempre il giorno uno.

- Il tuo è un libro su un amore mai svelato a nessuno. Ma anche sul nostro spazio sacro. Possibile, in questo nostro mondo dove tutto è istantaneo e condiviso sui social?
"Siamo tutti tenuti in vita da un segreto. Se non ci fosse, in ognuno di noi, qualcosa di inaccessibile agli altri, cadremmo a pezzi al primo dolore".


- Vivere un grande amore "che ti incolli sempre alla vita nel punto in cui è più vera, fa più male". Un caso, un dono, una possibilità che magari ci neghiamo?
"Un talento, credo. Oppure soltanto un desiderio".
- Nel libro c’è molta Milano, la tua Milano. Raccontaci un tuo luogo segreto, un luogo del cuore.
"C’è un posto dove vado a dire grazie o a chiedere perché. Ma è segreto, appunto".

- Vorresti che una donna - o un uomo - finisse il tuo libro e pensasse?
"Questa storia è la mia storia. Che poi vuol dire: so che cos’è l'amore".



Cerco parole nuove per il dopo.

Domenica, 3 maggio 2020 @10:04

"Da tempo cercavo una frase utile per il dopo.
Volevo trovare il modo di raccontare
tenendo acceso ogni frammento.
Ora seduta qui, dentro una notte urbana
senza vento, circondata dal buio e dal
silenzio, posso iniziare a ricordare."
(Daniela Attanasio)
Cerco parole nuove per il dopo.

Vecchi libri riaperti a caso: i versi di oggi sono di una poetessa italiana, dalla sua raccolta "Il ritorno all’isola", che è quella siciliana di Ginostra (Nino Aragno Editore). Mi piace quella "notte urbana senza vento", e quel cercare parole per il "dopo". Io spero in un post pandemia dove accadono davvero cose nuove, spero in un futuro - anzi un presente - più solidale, democratico, ecologico; e se non succederà, facciamolo succedere.

0 commenti

Mi piace quel che avviene di trovare nel lavoro, l’occasione di scoprire se stessi.

Venerdì, 1 maggio 2020 @11:09

"Non amo il lavoro, nessuno lo ama; ma mi piace quel che avviene di trovare nel lavoro, l’occasione di scoprire se stessi"
(Joseph Conrad)
Io ho imparato, scrivendo, che sono - siamo - fatti a strati. Scrivere è svelare, non solo raccontare. E tu che cos’hai scoperto, di te, lavorando?

Il Buongiorno di oggi viene da "Cuore di tenebra" (Einaudi), un piccolo classico che mi aspettava da anni, ancora incellofanato, nella pila dei #librichemiaspettano. Lo sto leggendo adesso. E quest’osservazione, che mi ha fatto molto pensare, è del protagonista, su un barcone su un fiume oscuro in Africa… Ho pensato che sono fortunata: il mio lavoro è raccontare il mondo, fuori e dentro di noi. Scrivendo, scopro nuovi universi – anche dentro di me. E ho scoperto, di me, che sono fatta a strati. Mi raccontato cos’avete scoperto di voi, lavorando? (Ah: io mai come adesso ho scoperto che mi piace lavorare. Forse perché non ho quasi più lavoro… Ma ho comunque, sempre, la scrittura).
E a proposito di Conrad, che non conoscevo e di cui non avevo mai letto nulla: mi affascina l'idea che prima navigò (quasi vent'anni), e poi scrisse. Non solo. A nove anni, davanti a una carta geografica dell'Africa, mise l'indice sulla "macchia bianca" (o "blank space") che ne segnava la zona allora inesplorata e disse: quando sarò grande, andrò lì. Era il Congo, dove andò effettivamente nel 1890.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.