Lisa Corva

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Il tempo sospeso.

Domenica, 31 gennaio 2021 @10:57

"Il tempo passò, trasformando tutto in ghiaccio.
Sotto il ghiaccio, il futuro si agitava.
Se ci cadevi dentro, eri morto.
Era un tempo
di attesa, di azione sospesa.
Vivevo nel presente, che era
quella parte di futuro che potevi vedere.
Il passato fluttuava sopra la mia testa,
come il sole e la luna, visibili ma mai raggiungibili"
(Louise Glück)
Devi imparare ad aspettare.

L’ultimo giorno di gennaio, e dalla mia finestra vedo, leggerissima, la neve. Siamo nel ghiaccio dell’inverno, ma anche nel ghiaccio di questo tempo di "suspended action": forse per questo mi sono così piaciuti i versi di Louise Glück, la poetessa americana ultimo Nobel Letteratura.
Sono tratti dalla raccolta "Averno" (Il Saggiatore), con la traduzione di Massimo Bacigalupo. E con il testo a fronte. Ecco l’originale:

"Time passed, turning everything into ice.
Under the ice, the future stirred.
If you fell into it, you died.

It was a time
of waiting, of suspended action.

I lived in the present, which was
the part of future you could see.
The past floated above my head,
like the sun and the moon, visible but never reachable".

La luce dentro la parola coraggio.

Domenica, 24 gennaio 2021 @15:54

"Perché c’è sempre luce,
se solo abbiamo il coraggio di vederla,
se solo abbiamo il coraggio di essere luce".
(Amanda Gorman)
La luce dentro la parola coraggio.

Riconoscete i versi? Sono della giovane poetessa americana che mi ha conquistato alla cerimonia inaugurale presidenziale di Biden. La traduzione, imperfetta, è mia, quindi ve li riporto in inglese, sono i versi finali della poesia :
For there is always light
If only we are brave enough to see it
If only we are brave enough to be it.

Anche dentro l'anello che indossava Amanda c'è una poesia, ne ho scritto per il Sole24Ore, ecco qui:
Fashion Poetry: il giallo di Amanda. Perché negli occhi, della cerimonia di giuramento di Biden, 46esimo presidente degli Stati Uniti, ci sono rimasti due colori: il purple, viola/indaco di Kamala Harris, prima donna e prima persona black vicepresidente degli Stati Uniti, il suo sorriso e la nostra commozione; ma anche il giallo-energia del cappotto Prada indossato da un’apparizione, Amanda Gorman. Appena 22 anni, la giovanissima "poet laureate", chiamata dalla moglie di Biden a leggere un suo componimento, ha conquistato tutti. E su Instagram, in poche ore, è balzata oltre i 2 milioni di followers. Come resisterle? Non solo per le parole, di forza e speranza: "The Hill We Climb", il poema quasi rap finito il giorno dell’assalto al Campidoglio, parla di equità, unità e futuro, nel giorno in cui "una ragazzina black, discendente di schiavi, figlia di una mamma single, può sognare di diventare presidente degli Stati Uniti, e intanto recitare per quello nuovo".
La forza della poesia. Ma anche di un gioiello talismano. Un piccolo capolavoro di oreficeria, l’anello Aviary che portava al dito: una gabbia d’oro con dentro un uccellino di giada, corallo e calcedonio. Regalo di Oprah, scelto anche per l’allusione a un libro-mito, per le donne black e non solo: "I Know Why The Caged Birds Sing", l’autobiografia di Maya Angelou. Un uccello in gabbia che riesce a cantare.
Ci piace ricordare che di Aviary, e del brand che l’ha creato, Of Rare Origin, abbiamo parlato su HowToSpendIt qualche anno fa, quando l’abbiamo scoperto in uno dei negozi di lusso e bellezza che scegliamo nel mondo. Dietro, un sogno e un’impresa al femminile: una madre, Leslie, e due figlie, Octavia e Thea Giovannini-Torelli, che parlano (anche) italiano grazie al padre. Felici di quest’anello che le ha portate alla ribalta.
"Durante i mesi difficili della pandemia ci siamo inventate un "trunk show" in giro per l’America, per boutique e clienti private; insieme ai nostri gioielli, dolci italiani e un Aperol Spritz Bar", ci hanno raccontato. "Amanda Gorman indossa il nostro Aviary Ring che, come tutti i nostri gioielli, è disegnato da noi a New York, ma fatto a mano in Italia. Che Amanda sia un vero segno di speranza per tutti!".
Perché a volte basta il gioiello giusto per affrontare con decisione il futuro. Lo sa Amanda, ma anche Lady Gaga, che indossava una spilla oversize a forma di colomba, Schiaparelli come l’abito haute couture. Mentre Kamala, che per il giuramento ha scelto lo stilista americano Christopher John Rogers, ha messo al collo un filo di perle, come fa dal giorno della laurea. I gioielli della vita, per la vita.


Amare, lottare, lavorare. Sognare.

Domenica, 17 gennaio 2021 @09:12

"Scrivi parole diritte e chiare,
amare, lottare, lavorare"
(Gianni Rodari)
Aggiungo: sognare.

Per questo inizio 2021, ho scelto Rodari. Non solo perché sono parole che incoraggiano ad andare avanti. Ma anche perché mi ha fatto piacere seguire il centenario di un grande, nelle conversazioni e nel lavoro di un’amica, Gaia Stock, che nella sua casa editrice - Einaudi Ragazzi - ha il prezioso archivio dello scrittore. "In casa editrice sapevamo bene che il 2020, prima o poi, sarebbe arrivato: ne parlavamo sommessamente da anni, un po’ spaventati, un po’ elettrizzati. Raggiunta la data del centenario vero e proprio, 23 ottobre 2020, cent’anni dalla nascita di Rodari, per festeggiare abbiamo sognato in grande. Forti del sostegno delle parole di Rodari che non ha mai perso l’occasione di incoraggiare i sognatori, i costruttori di realtà non ancora conosciute, i romantici visionari".
Così ha scritto Gaia in un libro appena uscito, "Rodari A-Z" (Electa), impaginato da un maestro del graphic design, che ho avuto il piacere di incontrare e intervistare, Leonardo Sonnoli. Io per conto mio ho festeggiato Rodari regalando a Zeno, il mio simpatico nipotino, figlio di mio fratello (cuore di zia, ma è davvero simpatico), due Rodari meravigliosi: "Favole al telefono", e "Il pianeta degli alberi di Natale", entrambi con le illustrazioni di un altro genio, Bruno Munari. Ma ho pronto – per quando sarà finita la pandemia e potremo rivederci – "Cento Gianni Rodari –Cento storie e filastrocche. Cento illustratori" (Einaudi Ragazzi anche questo, grazie Gaia!). Vi segnalo poi il sito curato da Gaia Stock, che è ancora in crescita: 100giannirodari.com
Intanto, sogniamo, progettiamo.


Suona la campanella

scopa scopa la bidella,

viene il bidello ad aprire il portone,

viene il maestro dalla stazione

viene la mamma, o scolaretto,

a tirarti giù dal letto…

Viene il sole nella stanza:

su, è finita la vacanza.

Metti la penna nell’astuccio,

l’assorbente nel quadernuccio,

fa la punta alla matita

e corri a scrivere la tua vita.

Scrivi bene, senza fretta

ogni giorno una paginetta.

Scrivi parole diritte e chiare:

Amare, lottare, lavorare.
(Rodari)

Stavolta voglio però esagerare, in onore ai costruttori di sogni: ecco l’intervista che ho fatto a Sonnoli per il Piccolo di Trieste. Dove abbiamo parlato, anche, di mio nonno.

Trieste è un segno grafico. Trieste è una mappa da percorrere e decifrare, anche cercando i segni del passato. Così è almeno per Leonardo Sonnoli, nato a Trieste nel 1962, oggi uno dei più noti graphic designer in Italia, e nel mondo. "Sono culturalmente, profondamente, triestino, anche se quello che mi lega alla città è un rapporto di amore e odio", dice. "Quando ho terminato gli studi – ho studiato all’Isia di Urbino, dove insegno adesso – e pur avendo cominciato a lavorare con il bravissimo Pierpaolo Vetta, ho accettato l’offerta di lavoro che mi portasse il più lontano possibile dal golfo". Ora Sonnoli vive a Rimini; un altro mare, ma sempre un mare davanti agli occhi. "Prima di essere accettato all’Isia, a Trieste avevo studiato all’Istituto tecnico industriale Alessandro Volta, lo stesso frequentato da Dudovich: anche se io, a dir la verità, imparavo a saldare tubi". Dal cacciavite al disegnare l’immagine di una grande fiera d’arte contemporanea come Artissima a Torino, o "impaginare" l’ultimo libro di Bulgari, c’è un bel salto. "Vengo da una famiglia benestante ma impoverita. Dopo la morte, in pochi anni, di mio nonno e mio padre, per un periodo siamo andati avanti – io, mio fratello Pierpaolo, e mia madre – con la sola pensione sociale di mia nonna. Stavamo in un appartamento dove pioveva dentro, nel vero senso della parola. Senza riscaldamento. E con lo sfratto. Quante volte ho invidiato le persone al caldo, con un bicchiere in mano, dietro le grandi vetrate che vedevo passando davanti al Savoia Excelsior.... Così, quando sono tornato a Trieste con i miei figli, sono sceso proprio al Savoia. Una volta, anche al Duchi d’Aosta, dove ho preso una stanza con vista su piazza Unità. Diciamo che mi sono tolto la soddisfazione". Ma com’è passato dai tubi alle invenzioni grafiche? "Sono cresciuto con l’arte. Mia madre dipingeva. A casa, nel corridoio dove io e mio fratello giocavamo a pallone, c’era una natura morta del triestino Bruno Croatto, ce l’ho ancora davanti agli occhi. Mia nonna mi ha sempre incoraggiato a studiare; mio fratello, più grande, appena ha cominciato a guadagnare mi ha aiutato… Mi hanno spinto ad andare avanti. Sa i momenti di felicità che ho passato da Smolars, tra i quaderni e le matite, cartoleria dei sogni? Ma la mia vera scuola è stata la città. Andavo a vedere mostre in gallerie d’arte che oggi non ci sono più, e senza magari capirci niente: la galleria Planetario in via Diaz, che esibiva un artista che mi colpì profondamente, Emilio Scanavino. La galleria Torbandena, la Tommaseo. Erano gli anni Settanta: pur essendo Trieste, allora come oggi, provincia dell’impero, c’era vita, curiosità, fermento. Andavo al museo Revoltella, ancora oggi uno dei miei luoghi del cuore: e rivedere le opere di Timmel, di Sofianopulo, e Mirella Sbisà, ogni volta mi riconcilia con la città. Testimonianza di una capacità triestina di fare le cose, interpretare il mondo". Come Pierpaolo Vetta, prima suo mentore, poi socio. "Gli sarò per sempre grato perché è lui che mi ha fatto conoscere la storia della grafica in città, e mi ha incoraggiato a studiare. Così ho scoperto, ad esempio, che Trieste era stata sfiorata dalle avanguardie; qui si sono tenute le prime serate futuriste. E quando si è trattato di fare la tesi all’Isia, ho pensato alla grafica triestina anni Venti e Trenta, post Dudovich per capirci. Mi interessava Marcello Claris, che aveva disegnato le pubblicità della gioielleria Cavallar, tra cui una famosa: "La sveglia che ti sveglia, la sveglia Cavallar". Però alla fine ho scelto lui, Urbano Corva. Cercai sull’elenco del telefono il suo nome; conobbi la vedova, Augusta, andai a trovarla, a vedere i disegni e l’archivio. Gli sono in qualche modo debitore di un segno, un gusto". Un’educazione alla grafica, all’illustrazione, all’arte, che a Trieste passa anche per i robivecchi… "Ho delle copertine straordinarie di libri, anche disegnati da Urbano Corva, trovate proprio dai rigattieri. Andavo spesso nella bottega di via Malcanton, ma le giravo un po’ tutte; compravo cose che ho capito bene solo dopo. In questo ringrazio Trieste, città borghese , città anziana, che svuotava armadi e soffitte. Era una continua scoperta". Molte di quelle illustrazioni, poster, copertine, adesso sono nella sua grande libreria; sono materia per lezioni, conferenze, nuovi lavori. E Trieste, dimenticata? "Ci torno, ogni tanto, con i miei figli. Li porto nei luoghi della mia infanzia. A mangiare le paste crema a Basovizza. Al mare a Grignano Uno, dove passavo tutte le mie feste di compleanno. Ma adesso è parecchio che non torno". La prossima volta può scendere a un nuovo albergo ricavato in un palazzo stupendo, l’ex Ras di Berlam, di inizio Novecento. Il caffè, al primo piano, è in stanze che sono uno spettacolo di stucchi e decori. Sonnoli ride, ma è un riso amaro: "Le conosco bene quelle stanze. Ci andavamo io e mio fratello, a chiedere comprensione per lo sfratto: la Ras era proprietaria dell’immobile dove abitavamo; sì, la casa dove pioveva dentro". Trieste mappa di storie, destini e segreti.

Ascolto in questa notte 
il letargo invernale.

Domenica, 10 gennaio 2021 @10:46

"Ascolto in questa notte

il letargo invernale.

Pioggia sui monti". 

(Kobayashi Issa)
Dormo. O forse raccolgo forze, idee, desideri.

In questo letargo obbligato della pandemia, mi sono tornati in mente i versi di Kobayashi Issa (1763-1828), uno dei più famosi poeti, e pittori, giapponesi, tratti da "Il grande libro degli haiku", Castelvecchi. È considerato uno dei quattro grandi maestri di haiku. Conosciuto soprattutto come Issa, che vuol dire "tazza di tè": bello, vero?

Te lo ricordi il primo bacio?

Domenica, 3 gennaio 2021 @10:00

Te lo ricordi il primo bacio? Ve l’avevo chiesto in un sondaggio su Instagram. Così, per giocare. Mi avete scritto i vostri ricordi (ma c’è stato anche chi, il primo bacio, proprio non se lo ricordava): il bacio umido come una lumaca, il bacio di prova all’amico di sempre, quello di notte in piazza Navona o di nascosto in un armadio... Ecco, come promesso, il racconto che ho scritto ispirato alla storia "vincitrice", che mi ha raccontato Valentina. Su Instagram è tutto impaginato con i colori Pantone del 2021 (Ultimate Gray, il grigio della pandemia, e Yellow Illuminating, la luce del futuro), su idea di Valeria Settembre! Così il primo Buongiorno dell’anno è un racconto. E un bacio! Buon anno - e buoni baci - a tutti. Aspetto i vostri.

1998
Finisce il millennio, anche se non so ancora bene cosa sia un millennio. So solo che ho cinque anni ma sono già un po’ innamorata di te. Il gioco di questo pomeriggio è che io e mia sorella ti abbiamo chiuso in un armadio, poi a turno entriamo al buio e ti diamo un bacio. Un bacio vero, per imparare. Lei è più grande e più bulla, e quindi sta molto più tempo con te. Io sono la sorella piccola dentro e fuori dall’armadio.

2011
Facebook: "persone che potresti conoscere". Ma sei tu! Ci scambiamo i cellulari, mi dai appuntamento, ci vediamo. Sei tu il regalo per i miei 18 anni? In ogni caso, ci ri-baciamo. Un bacio timido: sa un po’ d’infanzia e un po’ d’avventura.

2019
Anni che non ti sento, che non so più niente di te. Poi swipe, eccoti apparire su Tinder… Mi hai visto anche tu, vero? Non è un caso, se mi mandi un whatsapp il giorno dopo. Ci rivediamo, per curiosità, e perché se è questo che vuole il destino, allora vuole di sicuro che ci baciamo ancora.

2040
I baci si danno con un chip sulla punta delle dita, perché lo smartphone ormai è incorporato nella mano: arrivano direttamente sottopelle. Io sono a casa, tu anche; divisi da chilometri galassie e pandemie, e bè… ci ribaciamo. A occhi chiusi. Sembra quasi come stare di nuovo al buio dentro quell’armadio.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.