Martedì, 15 maggio 2012 @08:01
"Ma vorrei ricordare la luce
che entra dalle grandi vetrate a quest’ora del giorno
e mette in corsivo ogni cosa che tocca:
i piatti, le teiere, le tovaglie immacolate,
così come i morbidi capelli bruni della cameriera
con la camicetta bianca e la corta gonna nera,
quella che ora sorride mentre porta una tazza di riso
e carne affettata con aglio al mio tavolo preferito, nell’angolo."
(Billy Collins)
La luce della sera che mette in corsivo la mia vita. Non una sottolineatura: un morbido corsivo.
La poesia di oggi si intitola "Old Man Eating Alone in a Chinese Restaurant", e il vecchio signore (felice) che mangia nel cinese all’angolo è Billy Collins stesso, il poeta americano che mi piace tanto. I versi sono tratti dalla sua raccolta "Balistica", Fazi. Cliccate sul suo nome per trovare gli altri Buongiorno che gli ho rubato.
domo | Martedì, 15 maggio 2012 @18:04
oggi ho guardato il mare a lungo da una vetrata, i suoi colori filtrati dal vetro inducevano a perdersi, lentamente e silenziosamente, nel suo lento movimento. Oggi ho sorriso molto al mare.
domodelmare@yahoo.it
una a caso | Martedì, 15 maggio 2012 @13:54
....mi piace questa luce del tardo pomeriggio che illumina con sobria eleganza ciò che tocca e lo rende di chiara e rapida leggibilità come un semplice corsivo
LA FAVOLA DEL CUOCO | Martedì, 15 maggio 2012 @08:38
Buongiorno a tutti
Nel primo pomeriggio il racconto....
Ciao
Venerdì, 9 marzo 2012 @08:01
"Quel che ho dimenticato di dirvi in quell’ultima poesia
se avete prestato un minimo di attenzione
è che l’amavo davvero allora.
La luce marittima negli ultimi versi
poteva sembrare artefatta…
e lo stesso si poteva dire
delle molte lune immaginarie
che ho detto ruotavano sul nostro letto mentre dormivamo,
del cosmo racchiuso dalle pareti della stanza.
Ma la verità è che ci piaceva
fare lunghe passeggiate sulle spiagge ventose,
non le spiagge fra il mare di lei
e la terra simbolica di me,
ma le vere spiagge di conchiglie vuote,
mentre il sole sorge e l’acqua viene avanti e ritorna."
(Billy Collins)
Insieme, al mare.
La poesia di oggi si intitola "Aggiunta" ed è tratta dalla raccolta "Balistica", Billy Collins, Fazi. Anche in inglese, come ogni venerdì.
una a caso | Sabato, 10 marzo 2012 @18:43
.."..non più insieme " .... il loro amore è finito Toi,qui m'aimais ,moi qui t'aimais ricirdi ,vecchi ricordi che ci provocano una velata malinconia merci
Giusy | Sabato, 10 marzo 2012 @13:54
Oggi sono molto presente. che mi senta un po' sola? mah..accade.
Centodieci cum laude Lisa. era proprio quel désunis che non mi tornava. Merci
LISA | Sabato, 10 marzo 2012 @12:09
Provo: e il mare cancella sulla sabbia i passi degli amanti solitari...
Giusy | Sabato, 10 marzo 2012 @12:01
Sì, questi versi piacciono anche a me. Mi vengono in mente le parole di una bella canzone francese (ho cercato di tradurle ma non mi viene nulla di decente)...et la mere efface sur le sable les pas des amants désunis...
Anonimo | Sabato, 10 marzo 2012 @00:27
Bellissima buongiorno buona serata!
Voglia di mare | Venerdì, 9 marzo 2012 @11:01
Il testo, soprattutto nella seconda parte, è come una fotografia. Rappresenta, a modo mio perfetto, il mare nelle giornate ventose e un pò fresche..........
una a caso | Venerdì, 9 marzo 2012 @09:11
....su billy collins si è già detto tanto ,ma questi versi mi piacciono ...l'acqua viene avanti e ritorna è di una armonia e semplicità disarmante
Venerdì, 6 gennaio 2012 @17:19
A volte i libri portano ad altri libri. Così ho conosciuto Billy Collins, lui, e i suoi versi che sanno di pioggia, di caffè del mattino, dello stupore sempre intatto della prima neve "a revolution of snow"), e di amore coniugale. L’ho conosciuto quando, intervistando anni fa una scrittrice americana, mi raccontò che, per la sua cena di compleanno, aveva deciso di farlo lei, un regalo a tutti gli invitati. E aveva scelto di mettere accanto al piatto di ogni commensale non un suo romanzo, bensì un libro di Collins. Perché, disse, abbiamo tutti bisogno di amore e di poesia. E’ stata, credo, l’unica cosa memorabile dell’intervista (era l’autrice di un dimenticabile chick-lit, "Libri e amori a Los Angeles": idea carina, la storia di una divorziata che quando è in crisi si chiude a casa, entra nella vasca, stacca il telefono e legge, ma purtroppo il risultato è un romanzo quasi noioso). Ed è andata a finire che mi sono ritrovata anch’io fan di Billy Collins.
Ora, finalmente, in Italia è uscita una sua raccolta, "Balistica" (Fazi). Non una delle migliori, purtroppo. Ma con un doppio piacere: il testo a fronte. E la scusa per intervistarlo, lui, uno dei "poets laureate" più amati d’America. Poeti laureati: ovvero un incarico ufficiale che dura due anni, copiato dagli inglesi, che un tempo in questo modo commissionavano componimenti per l’incoronazione o la morte di un re. Poeti laureati: quelli a cui accennava Montale, "che si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi, ligustri o acanti". E concludeva: "Io, per me, amo i limoni". Ma anche Billy Collins, come Montale, preferisce i limoni. O l’ossobuco.
Una delle sue più belle poesie si intitola "Ossobuco": un elogio della cucina italiana, del matrimonio, e delle calde serate casalinghe in cui "il leone della contentezza appoggia una zampa calda sul mio petto". Ma l’ossobuco le piace davvero?
"Ovviamente! Mia moglie ha fatto un corso di cucina in Italia, e questo è uno dei piatti che ha imparato. Adoro l’Italia; uno dei miei più bei ricordi è di un reading che ho tenuto a Ravenna, nello spazio teatrale ricavato nel monastero di Santa Chiara, a quanto pare una delle chiese preferite da Dante. Non credo mi capiterà di sentirmi più vicino "fisicamente", a lui, di così".
I suoi sono libri da tenere accanto a letto; da leggere piano, la sera, prima di addormentarsi. Ma sul suo comodino, che cosa troviamo?
"Un’antologia Oxford di prosa umoristica, i racconti di P.G. Wodehouse, e il saggio di Helen Vendler sulle poesie Emily Dickinson. Ah sì, e una piccola radio bianca con tre paperette di plastica sedute sopra. Mi chiedo se a volte lì non faccia troppo caldo per loro".
Leggo da "Dettaglio": "Si faceva tardi nell’anno/il cielo era basso e nuvoloso da giorni,/e io bevevo un tè in una stanza di vetro/con una donna senza bambini,/un cancello dal quale nessuno era entrato nel mondo"… Un’immagine dura, forte. Lei non ha figli?
"No, e mi sembra che in America non diventare genitori sia molto più diffuso, e in qualche modo normale: o perlomeno, non tragico. In quei versi volevo spiegare che non avere figli può essere appunto un’opzione, una possibilità; non è una condizione da compatire".
Qual è il suo posto del cuore nel mondo?
"Le sembrerà banale, ma in genere è quello dove mi trovo. C’è un haiku giapponese in cui il poeta dice quanto gli manchino le montagne anche quando è in montagna; il che rivela l’assurdità – e la frenesia – di desiderare sempre un luogo migliore. Ma se dovessi scegliere un posto, uno solo, dove stare per sempre, sceglierei un tavolino all’aperto di uno dei caffè in Piazza del Campo a Siena. Il cameriere saprebbe chi sono, ovviamente, e mi basterebbe un cenno per farmi portare un’altra grappa".
Cliccando su Billy Collins, trovate i Buongiorno che gli ho sfilato nel tempo.
Ma soprattutto, come ogni venerdì, trovate il post di oggi anche in inglese: stavolta, tutta l’intervista. Vi ricordo poi che iscrivendovi a Twitter avrete ogni giorno Daily Lisa, direttamente sul vostro telefonino!
donteZ | Sabato, 12 maggio 2012 @03:51
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Fiorenza | Martedì, 10 gennaio 2012 @18:50
per un errore avevo postato male pure io. L'osso buco sarà stato un pretesto e la poesia di sicuro bella. ma se un conoscitore dell'Italia parla di ossobuco di caffè e di grappa di zampa calda sul cuore allora per me quella zampa calda forse voleva mettersela sullo stomaco per digerire l'ossobuco. la licenza poetica ha i suoi diritti. Come vedete, mai invettive da parte mia.
annetta | Lunedì, 9 gennaio 2012 @16:05
per errore ho postato il mio commento sulla maternità sotto il brano del 4 gennaio, sperando anch'io di non attirare ulteriori invettive sulla mia testolina di non mamma per liberissima scelta...
Giusy | Lunedì, 9 gennaio 2012 @13:33
Monsieur de La Palice fa sempre sorridere quando viene nominato! Simona, non mi agito per mimosate o manganellate (virtuali, s'intende) mi infastidiscono invece le invettive perché le trovo di pessimo gusto. Ho "messo le mani avanti" per cercare di evitarle e spero che abbia funzionato. Lisa ha dato un'impronta garbata ed elegante al suo blog, per quale motivo sciuparlo? Mi piace ascoltare e leggere i vari punti di vista anche quando non mi trovano d'accordo.
LISA | Lunedì, 9 gennaio 2012 @09:09
SIMONA e CARLA: non ho letto nè il libro della Strout nè il libro di Gioconda Belli, anche se sono ancora lì, nella pila traballante dei libri che mi aspettano.
Simona | Domenica, 8 gennaio 2012 @18:00
Lisa, mi hanno regalato "Olive Kitteridge" di Elizabeth Strout, non l'ho ancora iniziato, cosa ne pensi? Magari l'hai già commentato e non sono stata attenta. Che fan n°ONE sbadata.
Simona | Domenica, 8 gennaio 2012 @17:56
America-Italia, due modi assai diversi di vedere il destino riproduttivo. Giusy, niente mimosate, stai tranquilla, ma vorrei dire ugualmente la mia. Quando sono stata 7 anni senza riuscire a concepire e quando ho avuto le due interruzioni spontanee, sapete chi/ cosa mi ha aiutato a non cadere nella depressione? Lisa, il suo libro, il suo blog, le numerose amiche virtuali conosciute in rete, la scrittura, un bravo terapeuta e un saggio che consiglio "Donne senza figli" dove, appunto, si dice che la maternità non è indispensabile per essere realizzate. La cosa è molto più semplice da accettare per chi i figli non ne vuole per scelta rispetto a chi non ne può avere per sfiga, ma può essere consolatorio. Io credo che al di là delle situazioni personali di ciascuno, in Italia siamo veramente e troppo "mammocentriche" e "famigliocentriche" con la storia del dono, della volontà del Signore e altre cose che ho sentito in tutti questi anni. Io non mi scandalizzo se qualcuno non vuole avere figli per scelta: la genitorialità è ambivalente (gioie e preoccupazoni), ma non tutto deve ruotare attorno al discorso riproduttivo. Ricordo che nel vecchio blog avevamo cercato le donne famose (non sono starlet e vip) che non avevano avuto figli per scelta o per sfortuna, come a dire "il destino delle donne può essere valido anche senza maternità": consolatorio come un sushi o un cappuccino perfetto. Sulle coppie felici/infelici con o senza prole penso sia tutto relativo: felici/infelici con figli, felici/infelici senza figli. W La Palisse! ;-)
LISA | Domenica, 8 gennaio 2012 @17:20
CARLA: Hugh Grant sarebbe perfetto, ma forse già un po' passé. Che ne dici invece di Michael Fassbender, quello dell'ultimo"Cime tempestose"? Oppure Ryan Goldings? L'ho visto in "Crazy, Stupid, Love", con Julianne Moore, ed era molto, come dire, convincente... Ora lo aspetto in "Le idi di marzo". Certo Hugh per ora non lo batte nessuno, ma dobbiamo pur pensare a un successore!
Giusy | Domenica, 8 gennaio 2012 @17:02
Ah, torno di corsa alla console (stavo facendo altro) desidero precisare che le coppie di amici e conoscenti di cui sotto sono ora felici, serene, e contente e non solo in apparenza, posso garantirlo, o quasi. Senz'altro più serene di me e consorte, sempre un po' preoccupati per i figli, peraltro bravissimi.
Giusy | Domenica, 8 gennaio 2012 @16:45
Sulla risposta alla penultima domanda dell'intervista ho fatto qualche piccola riflessione pensando alle non poche coppie di amici e conoscenti senza figli, per scelta e non. Non ho seguito il loro percorso talmente privato ma ho sempre riflettuto sul mio, quello di madre, per scelta e non.
Non aggiungo altro per non addentrarmi in un campo minato tutto rosa. Se qualcuna vuole insultarmi, bene, sarà l'ultima volta che vi tedio.
carla | Domenica, 8 gennaio 2012 @16:33
io, invece, dopo il bagno profondo del libro Nel paese delle donne ( leggetelo mi raccomando è poetico e politico allo stesso tempo) mi sto rinfrescando con l'ultimo della Kinsella ... e come sempre Lisa Aveva ragione è davvero divertente ( anche se sembra già di vedere il film futuro... cosa ne dici, Lisa, di Hugh Grant nei panni di Sam Roxton ?
Buon Anno!
Ps. e che l'anno nuovo ci porti, finalmente, anche il tuo libro!
annetta | Sabato, 7 gennaio 2012 @10:18
@ /povna - incuriosita dal tuo post e da tua zia che diceva "il faillait le lire" sto leggendo l'autobiografia di Edith Warton "Uno sguardo indietro"... un libro bellissimo davvero, un affresco su un mondo e su un ambiente sociale che non esistono più. E a proposito di "libri che tirano libri" i primi capitoli sono interamente dedicati alla biblioteca del padre di Edith, e alle letture sulle quali si formava la cultura dei gentiluomini e delle gentildonne dell'epoca. Una miniera di letture nella quale immergersi dalla testa ai piedi...di certo un pò datate per i nostri tempi ma sicuramente molto più edificanti di tanto ciarpame che ci circonda. Grazie Povna e grazie Lisa per questo preziosissimo spazio che ci concedi di condividere in comodato gratuito :-))
Aminta | Venerdì, 6 gennaio 2012 @20:12
Vero, spesso i libri chiamano libri. Una catena insomma. Certo è che LisaCorva assomiglia più a una miniera che a una catena. Oppure a una catena e una miniera messe insieme perché i minatori formavano una catena umana.
Martedì, 1 novembre 2011 @11:39
I morti ci guardano sempre dall'alto, si dice,
mentre ci mettiamo le scarpe o facciamo un panino,
ci guardano dal fondo di vetro delle barche del cielo
mentre remano lenti attraverso l'eternità.
Osservano le nostre teste muoversi in basso, sulla terra,
e quando ci sdraiamo in un campo o su un divano,
intontiti forse dal ronzio di un caldo pomeriggio,
pensano che stiamo ricambiando il loro sguardo,
e questo fa sollevare loro i remi e li fa restare in silenzio
ad aspettare, come genitori, che noi chiudiamo gli occhi.
(Billy Collins)
Ma oggi, almeno oggi, vorremmo chiudere gli occhi e sentire il loro sguardo scivolarci addosso. Sapere che ci guardano. Sentire un loro abbraccio, ancora.
(No, non è un Buongiorno di City: sono i versi del poeta americano Billy Collins per ricordare chi non c'è più e naviga lento nell'eternità. Cliccate in alto a destra, su English, e leggete come sono belli in inglese).
LISA | Mercoledì, 2 novembre 2011 @10:31
URSENNA, e tu sei ancora down under?
Ursenna | Mercoledì, 2 novembre 2011 @10:11
Servirebbe una poesia anche per gli alluvionati della mia terra: Aulla Lunigiana, Val di Vara e Cinque Terre sono piene di fango, da ricostruire. A volte, anche una poesia aiuta.
Cristina | Mercoledì, 2 novembre 2011 @07:09
Quanti pensieri velati di emozioni e briciole di ricordi ci sarebbero da scrivere in coda a questa poesia.
Versi screziati di nostalgia, ma non crepuscolari. Versi che attraversano i gesti, le cose. Come le venature di una foglia in controluce.
Ne farò un origami da lasciare accanto alla lapide di mia nonna.
Un fiore di carta, tra petali veri, cercando i suoi occhi da quel fondo di vetro, mentre si fa sera e la città s'illumina di vastità e silenzio.
Isa | Mercoledì, 2 novembre 2011 @06:52
Vedere la morte come la fine della vita
è come vedere l'orizzonte come la fine dell'oceano.
David Searles
mi piace pensare che loro ci sono sempre accanto. Grazie lisa per questo bellissimo pensiero. Te lo "rubo" per il nostro social www.stayinme.com
ilariaquarteroni | Martedì, 1 novembre 2011 @19:42
tutti quelli che mi hanno preceduto :mi hanno lasciato possibilità di evoluzioni. mi tengono in un abbraccio di certezze.
Giusy d\'antan | Martedì, 1 novembre 2011 @14:37
Oggi ho raccolto le ultime rose del mio giardino per metterle accanto a diverse foto, tutte importanti per me. Sì: abbracci, consigli appena accennati, raccomandazioni disattese e via di seguito...Rimpianti, da parte mia e inutili ora. Vivono però il ricordo e l'affetto reciproco che equivalgono a una sorta di consolazione.
Sono stata poco tempo fa a Trieste e facendo un giro nel cimitero di sant'Anna sono passata davanti a una lapide sormontata da una piccola scultura in pietra carsica: un bambino nudo con le braccia e il visino protesi verso il cielo. Nessun fiore, erba secca intorno, quanto dolore sotterrato per sempre.
edw | Martedì, 1 novembre 2011 @13:24
Beh! M'hai colpito al cuore con queste parole...
Non posso andare al cimitero oggi, a commemorare i morti, mia madre, mio padre, mio fratello, tutti scomparsi prematuramente.
Oggi che non posso muovermi, per i postumi d'un intervento chirurgico, mi piace pensare che siano loro a guardarmi dall'alto.
Grazie davvero!
Venerdì, 21 ottobre 2011 @09:09
"Quella chiara mattina di ottobre
ero solo in cerca di un doppio espresso
e di una dose singola di antidepressivo,
eppure lì, sulla spiaggia della zona protetta
con le barche a remi capovolte,
mi sono sentito come se stessi passeggiando con Jane Austen…"
(Billy Collins)
In questa chiara mattina di ottobre, aspettando che ricominci il futuro.
(Il Buongiorno di oggi è tratto dalla poesia High, che trovate nella raccolta "Balistica", di Billy Collins, appena uscita per Fazi, con testo a fronte. Billy Collins, americano, è uno dei miei poeti preferiti!)
Vi ricordo anche che cliccando sul nome dell'autore, troverete automaticamente in archivio gli altri Buongiorno; che il venerdì trovate sempre sulla parte globish il Buongiorno in inglese; e che con Twitter potete avere Daily Lisa direttamente sul vostro telefonino, ogni mattina!
Susy_Anne | Venerdì, 21 ottobre 2011 @14:30
Che bello poter passeggiare con Jane Austen cercando o aspettando il proprio futuro...
Ps: Bellissima iniziativa quella che cliccando il nome dell'autore si possano trovare gli altri buongiorno dedicati.. ;) appena avrò un cellulare che funzioni decentemente spero di poter ricevere i tuoi buongiorno anche con il telefonino eheh :)
LISA | Venerdì, 21 ottobre 2011 @11:53
LUCA: che bello avere i colori di una chiara mattina di ottobre!
Luca | Venerdì, 21 ottobre 2011 @11:26
Procopio è il cognome della mia compagna di classe delle scuole elementari: Procopio Marina.
Una ragazza solare coi colori di una chiara mattina di ottobre.
Procopio | Venerdì, 21 ottobre 2011 @10:36
Un nome come un altro
Del resto tantissimi su questo blog usano dei nickname strani
LISA | Venerdì, 21 ottobre 2011 @10:26
Continuo a non capire il perché del nickname Procopio!
Procopio | Venerdì, 21 ottobre 2011 @09:56
Per Lisa:
Quando si "vive" l'amore è sempre tutto bello
LISA | Venerdì, 21 ottobre 2011 @09:50
Immagino che non sia il tuo vero nome, e dunque perché questo nickname? Ci sarà una bella storia dietro...
Procopio | Venerdì, 21 ottobre 2011 @09:49
Per Lisa:
Si, Procopio
LISA | Venerdì, 21 ottobre 2011 @09:37
PROCOPIO?
Procopio | Venerdì, 21 ottobre 2011 @09:20
Il passato è passato e quindi vive solo nei nostri ricordi
Il futuro è qualcosa che potrà avvenire…
In questa chiara mattina di ottobre mi vivo il presente
Con te
Venerdì, 20 maggio 2011 @06:17
"Basta, voglio andare via, lontano dalle rive del linguaggio,
una barca senza nessuno a bordo,
persa in mare,
niente lettere, niente vocabolario,
neppure un nome dipinto sulla prua.
Nient’altro che silenzio, quel silenzio che scende
ogni volta che esco con un notes
e una nuvola improvvisa getta un’ombra sulla mia pagina."
(Billy Collins)
Finalmente, silenzio.
I versi di oggi sono del poeta americano Billy Collins, che mi piace molto, e sono tratti da "The Art of Drowning", University of Pittsburgh Press. Traduzione, molto imperfetta, mia.
Trovate, come ogni venerdì, i versi anche in originale nella parte globish del sito: Friday Poetry!
una a caso | Venerdì, 20 maggio 2011 @14:30
Chy , questi versi di Collins non ti hanno certo rallegrato ... c'è il sole ....... esci , vedrai quante anime sole ci sono . scrivere aiuta e Lisa è una ottima amica ciao
Giusy d'a | Venerdì, 20 maggio 2011 @14:12
Belli questi versi. In quanto alla traduzione, se lo dice Lisa...a me sembra perfetta, ma parlo da incompetente. Una' stretta al cuore' per questo commento, rattrista leggere parole un po' oscure, almeno per me, e cariche di dolore, di fatica esistenziale. La poesia parla di una barca e di un mare nel quale cercare silenzio, Chy parla di sassi che intralciano la risalita. Spero tanto che questa ragazza possa riscoprire il benefico silenzioso rumore del mare, a bordo di una affidabile barca.
Chy | Venerdì, 20 maggio 2011 @13:05
Ormai è passato + di 1 anno da quando scivolando (e ancora non ho capito se forse quell'inciampo fui proprio io a cercarlo) feci cadere il primo sasso...bè da lì è iniziata la frana della mia vita e che ormai mi sta completamente soffocando...so che devo trovare le forze per continuare ad aggrapparmi a qualsiasi appiglio in questa devastante e continua discesa, ma in questo momento desidero solamente ascoltare nient'altro che il silenzio assordante della mia anima consapevolmente sola...
Lunedì, 12 luglio 2010 @10:04
"Ma cosa ci importa del resto del giorno
il languore del pomeriggio,
l’improvviso balzo nella sera,
la notte con i suoi conosciuti profumi,
le sue stelle a punta?
Questo è il meglio: scostare le lenzuola
i piedi sul pavimento freddo,
e svegliarsi per la casa a ritmo di espresso".
(Billy Collins)
Estate, luce e caffè.
(I versi del poeta americano Billy Collins sono tratti da "Picnic, lightning", University of Pittsburgh Press. Traduzione purtroppo mia. Purtroppo perché mi sono arrovellata per settimane sull'ultimo verso, "buzzing around the house on espresso", ma "ronzare" per la casa mi sembrava così fastidioso, che mi sono presa una licenza poetica e ho preferito un più fresco svegliarsi. E mi piace l'idea di mettere i piedi sul pavimento freddo, adesso che fa così caldo... Mi vengono in mente certi pavimenti di terracotta in Toscana, un piacere camminarci scalzi)
woland | Martedì, 13 luglio 2010 @10:36
Licenza poetica, lo hai detto anche tu traducendo il tutto con "svegliarsi".
E se un insetto ronza, un uomo (o una donna) potrebbero saltellare, per analogia.
Neanche io lo faccio quando bevo il caffè, ma potrei saltellare aspettando che sia pronto. Per la contentezza.
Comunque come non detto. La traduzione è tua e va benissimo così.
Ciao.
LISA | Martedì, 13 luglio 2010 @09:38
WOLAND: però "buzzing around" non è saltellare, è proprio ronzare, e tu quando bevi il caffè al mattino saltelli? Io, ehm, no.
LISA | Martedì, 13 luglio 2010 @09:22
Allora, congelamento degli ovociti. Ho finito il libro, "Un giorno" di David Nicholls (che in effetti è un filmone formato romanzo), e ho capito di cosa parlava la Bignardi nella sua rubrica "Se Emma avesse congelato gli ovuli". (A proposito: con il romanzo non c'entra molto, è una di quelle domande che ci facciamo alla fine di un libro che ci è piaciuto, tipo: ma perché il/la protagonista non ha fatto, non ha detto... La Bignardi si pone un problema di ovociti, io un problema di baci non dati e lettere non spedite, chi lo legge capirà perché). Ma torniamo agli ovociti e al congelamento: per ora - vista anche la legge italiana che lo prevede per chi è single, soprattutto se ha problemi di salute, come ha ricordato Simona - è solo una possibilità, un'idea, che la Bignardi porta ai suoi estremi, pensando forse a quel che si fa e si discute in America. Ovvero: perché non congelare gli ovociti quando sono ancora "freschi", "giovani", quando l'età biologica per diventare madri è quella giusta, ma l'età biologica non ci ha portato invece il compagno e possibile padre giusto? Una specie di assicurazione maternità per il futuro. (Nei limiti, Sabrina, delle possibilità di successo della fecondazione degli ovociti crioconservati: successo in percentuale non altissimo). E dunque, che cosa ne penso? Ritorno a quel che scrive la Bignardi: e se Emma, la protagonista del romanzo inglese, avesse congelato gli ovuli, la sua vita sarebbe stata diversa? Forse no, probabilmente no, Sabrina. Ma il tuo romanzo, il romanzo della tua vita, lo devi scrivere tu. Informati, ma ricordati che sono possibilità per ora abbastanza sperimentali.
woland | Martedì, 13 luglio 2010 @07:31
proposta per l'ultimo verso:
"e saltellare per casa a suon di caffè"
ciao!
Sabrina | Lunedì, 12 luglio 2010 @22:30
Per Simona: grazie mille per le informazioni che mi hai dato. Nella mia famiglia ci sono stati casi sia di tumori in giovane età che di menopausa precoce, anche per questo vorrei considerare l'ipotesi del congelamento. Ad ogni modo mii informerò bene prima di fare qualsiasi cosa, grazie mille!
Simona | Lunedì, 12 luglio 2010 @17:58
Per Sabrina: il congelamento degli ovuli è una pratica che viene fatta con l'obiettivo di preservare la fertilità in caso di menopausa precoce o di chemioterapia per debellare un tumore alle ovaie; gli ovociti vengono prelevati PRIMA di effettuare una chemio o nel caso la donna abbia gli esami che "minacciano" una menopausa precoce. Ovviamente nessuno obbliga, ma sono delle possibilità che la scienza offre nel caso la donna lo voglia. Per quanto riguarda l'orologio biologico penso che si possa fare anche in questo caso anche se in Italia non è pratica diffusa ed è il motivo che più ingolosisce i media: tumori e menopausa precoce per qualche giornalista non sono argomenti che "tirano", meglio l'orologio biologico, ma questo è un mio parere. Cmq dovresti andare da una brava gine e farti prescrivere l'esame dell'FSH l'ormone che stabilisce "a che punto sei" e ricordati che ogni donna ha una propria età ovulare che talvolta nn corrisponde a quella anagrafica. Se vuoi avere informazioni più precise raccontando la tua storia e i motivi che ti spingono a questa scelta contatta www.sosinfertilita.it, il centro della Provincia di Milano che fornisce gratuitamente informazioni su queste tematiche. La presidente è la bravissima Rossella Bartolucci, amica del sito di Lisa. In bocca al lupo e stai serena, ciao!
Sabrina | Lunedì, 12 luglio 2010 @17:23
Oggi scrivo perchè vorrei chiedere una cosa a voi che scrivete sul blog, in seguito all'articolo scritto dalla Bignardi su Vanity Fair di questa settimana. Io non sono ancora un'aspirante madre, principalmente perchè non sono fidanzata, ma aspetterei comunque ancora un po' per avere un bambino. Ho sempre seguito poco i discorsi tra le aspiranti madri proprio perchè non mi ci ritrovo (almeno non ancora), ma la Bignardi ha parlato della possibilità di congelamento degli ovuli possibilmente prima dei 30 anni e in effetti mi iinteressa, perchè per ora l'orologio biologico non lo sento, ma un occhio al futuro preferisco buttarlo per varie ragioni, anche in seguito alle esperienze di persone che conosco. Qualcuna di voi l'ha fatto? Cosa ne pensate? Lisa, cosa ne pensi?
Lila | Lunedì, 12 luglio 2010 @13:39
Cosa ci importa del resto del giorno se ora ciò che sentiamo è un buonissimo profumo di caffè che ci invita a vivere? A svegliarci nell'attesa di un presente migliore...sì, Lisa, mi piace l'idea.
Mercoledì, 16 settembre 2009 @09:21
"C’è l’improvviso silenzio della folla
quando un giocatore è immobile, nello stadio
e il silenzio dell’orchidea.
Il silenzio del vaso che sta cadendo
poco prima che tocchi il pavimento…
Il silenzio quando ti stringo a me,
il silenzio della finestra sopra di noi,
il silenzio quando ti alzi e ti allontani."
(Billy Collins)
E il silenzio nel quale scrivo queste parole; il silenzio in cui, in questo momento, entrano nella tua vita: mentre tu, stai leggendo.
(Anche Billy Collins è un poeta americano. I versi di oggi – un’altra vacillante traduzione mia – sono tratti da un volume che ho appena comprato a New York, "The trouble with poetry". Un poeta poco conosciuto in Italia, che ho scoperto assolutamente per caso, anni fa, intervistando una scrittrice di chick-lit americana; mi raccontava che a una cena aveva fatto trovare a tutti gli ospiti, accanto al piatto, un suo libro. Perché tutti abbiamo bisogno di poesia nella vita, mi ha detto. Mi ha così incuriosito che mi sono segnata il nome e sono andata a comprarmi qualcosa di suo. E, davvero, non è bellissimo quell'immagine così semplice, "il silenzio dell’orchidea"?)
A New York sono andata al cinema. Quello che in realtà volevo vedere era "Bright Star", il nuovo film di Jane Campion, la regista australiana che ci ha regalato, anni fa, "Lezioni di piano"; ma soprattutto lo stregante "Ritratto di signora", lo ricordate, dove John Malkovich e Nicole Kidman ci raccontavano sullo schermo il romanzo di Henry James? Con un finale aperto, come speravo. Bene. Dopo anni di silenzio, Jane Campion si è ritrovata per le mani un libro di poesie: di Keats. E ha portato sullo schermo una storia d’amore demodé e romantica, quella che legò il poeta inglese (morto ad appena 25 anni) a una giovanissima ragazza. Nei giorni passati ho letto moltissimi articoli, ma purtroppo il film esce quando sarò già partita… Coincidenza poetica, però, che mi piace: l’idea che una regista che ho molto amato si sia chiesta, anche lei, quale sia il potere e il senso della poesia.
Invece sono andata a vedere "Julie and Julia", un vero film Hollywood, e una storia vera. Quella di una ragazza americana, insoddisfatta del lavoro e della sua vita, che decide di aprire un blog e cucinare, per un anno intero, tutte le ricette di una cuoca-mito, sconosciuta a noi ma amatissima in America soprattutto negli anni Sessanta: Julia Child. Il film è un continuo saltare dalla New York di oggi alla Parigi anni Cinquanta, dove un’incredibile Meryl Streep scopre la consolazione del cibo e della cucina… E confesso: vedendo la blogger che apre il suo laptop in un angolo della casa disordinatissima alle ore più impossibili, scrive e si chiede, ma ci sarà qualcuno che mi legge?, mi sono identificata. E commossa.
Michaela | Sabato, 19 maggio 2012 @01:10
Carissima Lisa, è un piacere fare la tua conoscenza! Guarda un pò che coincidenza: anch'io l'altra sera ho visto il film con Meryl Streep e mi è piaciuto molto. Alla fine mi sono commossa ma un giorno ti spiegherò il motivo di persona:))-
E' un piacere leggerti! A presto Michaela
ilaria quarteroni | Domenica, 8 gennaio 2012 @02:42
"dai miei ricordi appuntati su fogli di carta di riso:oggi proprio oggi,giorno del tuo compleanno,ti penso,senza nessuna pretesa,semplicemente così,nel silenzio profondo che ci avvolge,un pensiero d'amore e di vita..." ilari@
anna | Martedì, 22 settembre 2009 @07:34
No,lui nn mi legge.Gli lascio scritte dappertutto,ma niente.Gli ho lasciato un "ti amo" sulla polvere dello specchietto della vespa.L'avrà cancellato distratto.
LISA | Giovedì, 17 settembre 2009 @09:46
Per URSENNA: non conoscevo The Names, mi hai incuriosito e l'ho letta on line. Un po' retorica ma non è male. La mia preferita di Collins si intitola invece Aristotle. Bellissima. Per MARINA che non mette le infradito: grazie! Ma da dove mi leggi?
Lila | Mercoledì, 16 settembre 2009 @16:03
Cara Lisa la poesia di oggi è molto bella ma quella di ieri mi ha colpito in modo particolare, mi ha fatto rivivere il brivido delle premesse, del bacio che precede il magico gioco dell'amore. Mi piacciono molto i tuoi racconti newyorkesi anche se io la mitica NYC non l'ho mai vista (in viaggio di nozze sono andata in Grecia). Non so se ci andrò, se mi risposerò o se, sorpresa delle sorprese, vincerò una somma tale di permettermi di vedere questa grande città ma ti ringrazio perché intanto tu mi permetti di sognare...p.s. perdonami i punti di sospensione ma in questo caso sono necessari. Mi raccomando attendo altre tue cronache.
Ursenna | Mercoledì, 16 settembre 2009 @15:59
Avevo letto la poesia di Billy Collins "The Names" ai tempi dell'11 settembre ma chissà perchè non ero andata molto oltre.
Questi post fanno venire voglia di New York. Un occhio alla tesi, un occhio ai last minute.
E certo, che c'è qualcuno che ti legge!
MiriamRosaGialla | Mercoledì, 16 settembre 2009 @11:23
Cara Lisa,
i tuoi post da NYC sono sempre più ispirati, sarà che lì ti/ci senti/iamo a casa? E' meravigliosa la passione che letteralmente trasuda dalle tue parole, passione per la città, per il giornalismo, per la vita.
By the way, domenica scorsa al Festivaletteratura di Mantova ho realizzato un piccolo-grande desiderio: ho conosciuto Arrigo Levi, frrma storica del giornalismo italiano, e ancora quanta passione, a 84 anni!
marina | Mercoledì, 16 settembre 2009 @09:35
Non mi perdo un tuo buongiorno,anche se non indosso le infradito........leggerti mi dà la carica per combattere la giornata..amarla e divorarla...... sapere poi che ci sarai anche domani mi strappa il sorriso giusto.. NON SPARIRE..