Lisa Corva

La guerra dietro i vetri.

Martedì, 22 marzo 2011 @07:22

"Oggi è tutto sospeso a un pezzo di legno
sulla scena regna la desolazione
la guerra ha disperso persone
che solo l’assenza riunisce.
La tenda sta calando
sull’ultimo fremito del giorno
la luna è una pastiglia di aspirina
i villaggi sono bucati come la memoria
il cielo è un cappello per gli aerei
gli uccelli non hanno più un luogo
riverso le ali dietro ai vetri
e come loro mi spezzo."

(Dunya Mikhail)

Così ci spezza, la guerra.

Ricordate "Ho disegnato una porta/ e mi sono seduta dietro di lei/ pronta ad aprirla/ non appena arrivi"? Era il Buongiorno del 7 maggio 2009: versi di Dunya Mikhail, come quelli di oggi (tratti dalla bella antologia di poetesse arabe "Non ho peccato abbastanza", Mondadori). Dunya Mikhail è nata a Baghdad; adesso vive negli Stati Uniti. La guerra che lei racconta è quella che ha visto in Iraq, ma è così diversa da quella della Libia?

Ho disegnato una porta.

Giovedì, 7 maggio 2009 @12:24

"Ho disegnato una porta
e mi sono seduta dietro di lei
pronta ad aprirla
non appena arrivi".
(Dunya Mikhail)

So che devo aspettare. Non posso fare nient’altro, adesso. So che verrai, so che tornerai; so che entrerai da quella porta, quella porta che ho disegnato nella mia vita; alzerai lo sguardo e io ci sarò, e tu ci sarai. Devo solo imparare, imparare ad aspettare.

(Le parole di oggi sono della poetessa Dunya Mikhail, che e’ nata a Baghdad ma vive negli Stati Uniti, e sono tratte dall’antologia "Non ho peccato abbastanza", Mondadori).

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole e della poesia. Schegge di luce da trasformare in sms, da ricopiare sull’agenda, da far viaggiare per il mondo via web. Per questo mi trovate qui ogni giorno.

Troverete la mia rubrica di City, i miei articoli fintoglam per Grazia, le mie interviste. Ma soprattutto troverete me. E quando chiudete il computer, aprite uno dei miei libri!

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, come può testimoniare rassegnato il consorte, dal profumo di rose.