Lunedì, 12 marzo 2012 @08:45
"Si sporse dalla finestra respirando boccate avide, mentre il sole di marzo le batteva sul capo. Il giardino, uno spiazzo trascurato di erba incolta e grandi alberi, sfavillava di gocce di pioggia; ora la striscia di mare era di un azzurro intenso, con creste di spuma… Una sensazione di gioia si impossessò del suo cuore, un piacere improvviso e travolgente per quelle cose semplici: terra, cielo, sole e vento".
(Elizabeth von Arnim)
Il sole di marzo.
Anche la frase di oggi è tratta dal delizioso "Il circolo delle ingrate" (Bollati Boringhieri). Cliccate sul nome dell’autrice per saperne di più, e trovare altri Buongiorno che sanno di marzo e di primavera.
Martedì, 6 marzo 2012 @08:48
"Anna, in fondo al giardino, guardava oltre la bassa siepe che la separava dal terreno paludoso e dal mare, e pensava di non aver mai visto prima un luogo in cui sarebbe stato tanto facile essere buoni."
(Elizabeth von Arnim)
No, non felici. Buoni, semplicemente buoni. Perché ci sono davvero luoghi così, che pacificano, che carezzano il cuore.
Un luogo in cui essere buoni. Strano concetto, vero? La frase di oggi è tratta dall’ultimo romanzo di Elizabeth von Arnim pubblicato in Italia, "Il circolo delle ingrate" (Bollati Boringhieri), uno dei suoi migliori. Lei la conoscete: anticonformista, ironica, donna dalle mille vite, sorridente scrittrice di inizio Novecento. Che dalla Nuova Zelanda per amore si trasferì nella sconosciuta e isolata Pomerania, ora divisa tra Germania e Polonia, dove scrisse il suo capolavoro, "Il giardino di Elizabeth". Buoni sentimenti, ma non solo: Anna, la protagonista, arriva in Pomerania con una piccola eredità. Siamo nel 1902: lei, che ha 25 anni e secondo i criteri dell’epoca dovrebbe sposarsi e basta, lei che oggi magari sarebbe partita con una Ong per l’Africa o Bagdad, decide di fare quello che può: aprire la sua casa a donne meno fortunate, la sua casa che dà sul mare e i crochi che spuntano in giardino. Lì sarà impossibile non essere buoni, pensa ingenuamente… E invece ci si mette di mezzo, bè, di tutto: invidie e maldicenze, un corteggiatore ottuso, un incendio, un uomo che la ama da lontano, e le donne che arrivano, "il circolo delle ingrate" appunto. Perché è difficile, com’è difficile essere buoni!
Mercoledì, 22 febbraio 2012 @07:30
"Quando, all'etá di venticinque anni, Anna Estcourt cominciò a chiedersi se il piacere ricavabile dalla vita ne compensasse il tedio, accadde una cosa meravigliosa".
(Elizabeth von Arnim)
Forse, oggi? Perché le cose meravigliose accadono all'improvviso, non sono mai segnate sul calendario.
(Questo è l'incipit del nuovo romanzo di una delle mie scrittrici preferite, Elizabeth von Arnim. Si intitola "Il circolo delle ingrate", Bollati Boringhieri, ed è appena uscito in libreria. Per sapere qualcosa in più su di lei, cliccate sul suo nome).
Mercoledì, 17 novembre 2010 @07:53
"Dal momento della tua partenza fino a ieri sera ho camminato staccata da terra. E’ un esercizio alquanto piacevole, come forse già sai. Non solo si cammina in aria, ma lo si fa in una sorta di tramonto sospeso, in un avvolgente bagno di oro liquido che si può toccare e respirare…" (Elizabeth von Arnim)
Così mi sento. In un tramonto sospeso. Dimmi solo una cosa: ci sei anche tu?
E del resto, cos’altro potevo scegliere per oggi, che è il mio onomastico, Sant’Elisabetta d’Ungheria? Una frase di Elizabeth von Arnim, con cui, così volentieri, prenderei un caffè e un marron glacé… O anche un gelato al caco e marron glacé, i miei gusti preferiti in questo momento (nella mia gelateria preferita: Grom). Elizabeth apprezzerebbe. La frase è tratta da "Lettere di una donna indipendente", Bollati Boringhieri.
Martedì, 26 ottobre 2010 @08:50
"Un uomo, lo sapeva ormai da tempo, non doveva mai chiedere alla moglie se qualcosa non andava per il verso giusto, perché c’era il caso che lei glielo dicesse".
(Elizabeth von Arnim)
Ovvero, l’ineffabile, silenziosa saggezza di certi matrimoni.
Finalmente! Finalmente è arrivato il nuovo romanzo di una delle scrittrici che avrei voluto per amiche: Jane Austen, certo, ma soprattutto Elizabeth von Arnim. L’ultimo – ultimo solo in ordine di traduzione – si intitola "Colpa d’amore", pubblicato come tutti gli altri da Bollati Boringhieri. In inglese il titolo era ancora più crudo: "Expiation". Espiazione? Ma sì: apparentemente quella di Milly che a 45 anni si ritrova vedova, e senza un soldo, perché il marito, scoperto che lei aveva un amante, ha voluto vendicarsi, diseredandola… Ma, siccome il libro l’ha scritto l’impertinente von Arnim, non ci sarà espiazione: seguiamo meravigliate Milly, e la sua ironica, malinconica leggerezza, la vera cifra della scrittrice che mi piace tanto. Tutto è cambiato da quel 1929 in cui Elizabeth pubblicò il libro: non esistono più gli abiti da lutto; una donna sposata, e innamorata di un altro, divorzierebbe (in questo caso, con probabile sollievo del rancoroso marito); il marito peraltro non potrebbe diseredarla; e a 45 anni comunque una donna non considera la sua vita finita, scherziamo? E’ l’età di Sarah Jessica Parker! E quindi, a 45 anni, anche nella più nera delle delle crisi, ci si compra un nuovo paio di scarpe e si ricomincia daccapo. Vedi, Elizabeth? Puoi essere fiera di noi. Qualcosa abbiamo imparato.
Mercoledì, 14 luglio 2010 @07:37
"Con che intensità desiderava di nuovo essere importante per qualcuno! Per una persona soltanto, nell’intimità, senza che nessuno lo sapesse o vi badasse. In un mondo così affollato, non sembrava pretendere troppo: chiedeva solo una persona, una tra tutti quei milioni, tutta per sé. Qualcuno che avesse bisogno di te, che ti pensasse, che fosse ansioso di vederti… Oh, com’era forte il desiderio di sentirsi preziosi!"
(Elizabeth von Arnim)
E il bisogno di un abbraccio.
(La frase di oggi, di Elizabeth von Arnim, è tratta dal suo romanzo "Un incantevole aprile", Bollati Boringhieri)
Mercoledì, 16 giugno 2010 @09:25
"Era una sensazione che conosceva già, perché l’aveva provata in primavere così fugaci, quando sembrava che i gigli e i filadelfi s’affrettassero a fiorire tutti in una notte, ma era strano riviverla dopo cinquant’anni. Avrebbe voluto commentarla con qualcuno, ma si vergognava. Era così assurda per la sua età! Eppure, sempre più spesso, provava questa sensazione ridicola, come se presto avesse dovuto mettere le prime gemme".
(Elizabeth von Arnim)
Che voglia di sbocciare, ancora.
(Quella che parla è una delle quattro donne inglesi che in una Londra piovosa degli anni Venti decidono di affittare un castello in una Liguria all’epoca romantica ed esotica, in cerca di "glicine e sole"…Lei è la più anziana, la più burbera, la più delusa. Ma anche quella che, con grande stupore, si sente improvvisamente sbocciare. Perché la voglia di allargare le foglie sotto la pioggia, respirare, aprire i petali al sole ci prende e sorprende a tutte le età… La frase è tratta da "Un incantevole aprile" della mia amata Elizabeth von Arnim, Bollati Boringhieri)
Venerdì, 14 maggio 2010 @07:53
"E’ la saggezza dell’erba in continuo rinnovamento, dell’erba bella e verdeggiante, dell’erba trapunta di splendore vivente che è entrata in me; la saggezza di un mattino di maggio ricolmo della gioia del presente". (Elizabeth von Arnim)
La saggezza della primavera. Impariamola, ripassiamola, mentre camminiamo per le strade di maggio.
(Conoscete ormai la mia passione per Elizabeth von Arnim, la scrittrice di inizio Novecento, e i suoi libri. La frase di oggi è tratta da "Un incantevole aprile", Bollati Boringhieri, come le frasi che ho usato per i Buongiorno di City del 16, 23, 30 aprile)
Giovedì, 11 marzo 2010 @07:37
"Gli uomini pubblici pagano caro il prezzo del successo diventando vittime dei nervi a casa, e le loro mogli, il cui dovere è di essere sempre amabili, possono essere paragonate al ferro da stiro caldo e distensivo che scorra su una camicia appena lavata, con movimenti abili e persistenti, così da spianare ogni grinza".
(Elizabeth von Arnim)
Ma non vorremmo forse tutti trovare la sera, a casa, qualcuno che ci stiri e ci accarezzi?
(Elizabeth von Arnim è una delle mie scrittrici preferite, una donna che – all’inizio del Novecento – ha saputo vivere tante vite. Con ironia e leggerezza. La frase di oggi è tratta dal suo romanzo "Lettere di una donna indipendente", Bollati Boringhieri. Ma se non avete mai letto niente, vi consiglio di cominciare con "Un incantevole aprile" oppure "Il padre". Libri che sorridono. E ci fanno sorridere)
Lunedì, 28 settembre 2009 @08:52
Milano Glam Cheap. Tra una it-bag e un paio di scarpe tortura mi sembra di aver visto Stella, o mi sono sbagliata? Intanto guardo le prime foglie d’autunno per terra, le prime castagne cadute nel parco, e penso al mio altrove straniero con la frase che ho scelto per City di oggi, lunedì 28 settembre:
"Settembre. C’è un non so che in questo mese che mi ricorda marzo e i primi giorni d’aprile, quando la primavera ancora esita sulla soglia e il giardino trattiene il respiro in attesa. C’è nell’aria la stessa dolcezza, il cielo e l’erba paiono uguali ad allora; ma le foglie raccontano una storia diversa, e il rampicante che si colora di rosso sul muro della casa si avvicina in fretta al suo ultimo e più splendido momento di gloria".
(Elizabeth von Arnim)
Autunno.
(Elizabeth von Arnim, come probabilmente già sapete, è una delle mie scrittrici preferite. La frase di oggi è tratta da Il giardino di Elizabeth, Bollati Boringhieri: la storia – ironica, appassionata – del suo giardino in Pomerania. Erano gli anni Venti, in Germania, e lei veniva da lontano, dalla Nuova Zelanda…)

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole e della poesia. Schegge di luce da trasformare in sms, da ricopiare sull’agenda, da far viaggiare per il mondo via web. Per questo mi trovate qui ogni giorno.
Troverete la mia rubrica di City, i miei articoli fintoglam per Grazia, le mie interviste. Ma soprattutto troverete me. E quando chiudete il computer, aprite uno dei miei libri!
Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, come può testimoniare rassegnato il consorte, dal profumo di rose.