Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Quel che mi insegnano i prati.

Mercoledì, 13 maggio 2020 @21:19

"Vuoi sapere come passo il tempo?
Cammino sul prato davanti, fingendo di strappare erbacce, ciuffi di trifoglio selvatico… In realtà sto cercando coraggio, qualche indizio che la mia vita cambierà"

(Louise Glück)
Quel che mi insegnano i prati.

In queste settimane in cui "frequento" molto i prati (una delle fortune del mio lockdown), mi è tornata in mente una raccolta di poesie "da giardino", perché sono i fiori che parlano, e la voce narrante del poeta-giardiniere: si intitola "L’iris selvatico", dell’americana Louise Glück (Giano Editore), e mi era stata regalata anni fa. Così ho cercato il piccolo volume arancione nella mia libreria, e ho cominciato a sfogliarlo. Tante pagine sottolineate. E questa, che mi è piaciuta molto, per quel guardare nel prato, non tanto in cerca di erbacce ma in cerca di "coraggio, qualche indizio che la mia vita cambierà". Ovvero, un quadrifoglio. Io i quadrifogli non li cerco mai (non penso di averne mai neppure trovato uno), ma in questi mesi ho trovato fiori che avevo dimenticato (gli ultimi: gli azzurri non ti scordar di me), erbe di campo da mangiare (il tarassaco, l’aglio orsino), la bellezza semplice e assoluta delle margherite. La poesia finisce con "Vuoi vedere le mie mani?/ Vuote ora come alla prima nota./ O si trattava sempre/ di continuare senza un segno?". Però, in realtà, i segni li ho trovati. Forse dei segni si trovano sempre. Per cambiare direzione.

Ecco intanto la poesia in originale, bellissima:

You want to know how I spend my time?

I walk the front lawn, pretending

to be weeding. You ought to know

I'm never weeding, on my knees, pulling

clumps of clover from the flower beds: in fact

I'm looking for courage, for some evidence

my life will change, though

it takes forever, checking

each clump for the symbolic

leaf, and soon the summer is ending, already

the leaves turning, always the sick trees

going first, the dying turning

brilliant yellow, while a few dark birds perform

their curfew of music. You want to see my hands?

As empty now as at the first note.

Or was the point always

to continue without a sign? 

0 commenti

E’ questo che aspetto: un tuo bacio.

Venerdì, 10 giugno 2011 @09:17

"Ti sei seduto accanto al letto
e mi hai guardato.
Poi mi baciasti - cera bollente sulla mia fronte.
Volevo che lasciasse un segno:
è così che ho capito quanto ti amavo"

(Louise Glück)

E’ questo che aspetto: un tuo bacio. Ed è questo che voglio: che lasci il segno.

Louise Glück è una poetessa americana, Premio Pulitzer. I versi di oggi (traduzione, imperfetta, mia) sono tratti dalla sua poesia "The Encounter": una delle poesie più sensuali ed erotiche che io abbia mai letto. Peccato tagliuzzarla: più che un Buongiorno dovrebbe essere una Buonanotte…

Dunque, ho dimenticato qualcosa? Certo, ormai lo sapete, ma io cocciuta e noiosa lo ripeto: oggi, Friday Poetry. Il Buongiorno lo trovate anche nella parte globish del blog. Diffondetemi!

Una sciarpa rossa.

Martedì, 9 novembre 2010 @07:48

"C’è sempre qualcosa che si può fare con il dolore.
Tua madre lavora a maglia.
Fa sciarpe in tutte le tinte di rosso.
Erano per Natale, e ti hanno tenuto al caldo
mentre lei si risposava
e poi divorziava
e si risposava
e ti portava con sé."

(Louise Glück)

Una sciarpa, certo: per avvolgersi nella consolazione. O almeno, provarci.

(Questi versi sono tratti da "Love poem" della poetessa americana Louise Glück. La traduzione è mia. E c'era davvero qualcosa di consolatorio nel lavorare a maglia, vero?)

Speak to me, aching heart.

Giovedì, 7 ottobre 2010 @07:35

"Parlami, cuore in pena: perché stai piangendo
al buio, nel garage
col tuo sacco della spazzatura?
Non tocca a te farlo
a te spetta
svuotare la lavastoviglie…
E’ questo il modo di comportarsi
con tuo marito, non rispondere
quando ti chiama?
E’ questo il modo in cui
il cuore si comporta
quando è scheggiato:
vuole stare da solo
con la spazzatura?"

(Louise Glück)

Vuole stare, semplicemente, al buio.

(Si intitola "Midnight" ed è una poesia dell’americana Louise Glück. L’ho tradotta io e ahimé si sente, se penso al bellissimo incipit, "Speak to me, aching heart"…)

Aspettare, nel buio.

Martedì, 9 febbraio 2010 @07:14

"Sedevo al buio sotto al portico di casa tua.
Tutto mi era chiaro:
se tua moglie non voleva lasciarti andare
era la prova che non ti amava.
Se ti avesse amato
non avrebbe voluto che tu fossi felice?"
(Louise Glück)

E’ insensato e tragico e meraviglioso, sai, essere l’altra donna. Non lo scegli. Ti capita. Un giorno ti svegli e ti scopri così: quella che aspetta nel buio.

(I versi della poetessa Louise Glück sono tratti "West of your cities", antologia di poesia americana, edita da Minimum Fax)

Il mio cuore è una foglia. (E i piaceri dell’autunno).

Lunedì, 26 ottobre 2009 @08:34

"Noah dice che questo è
un errore dei depressi, identificarsi
con un albero, mentre il cuore felice vaga nel giardino come una foglia cadente, figura
di una parte, non del tutto".
(Louise Glück)

Piaceri d’autunno. Cammino tra le foglie secche per terra, adoro il fruscìo che fanno. E così mi sento: una foglia leggera, un cuore leggero, mentre – anche solo nell’attimo in cui cado – sono in armonia con tutto.

(I versi di oggi, lunedì 26 ottobre, sono della poetessa americana Louise Glück e sono tratti da "L’iris selvatico", Giano)

Lo shock dell'ora legale. Come sono più corte e più fredde le giornate, e quanto prima arriva, il buio. Eppure, mentre camminavo facendo fruscìare le foglie secche per strada, mi sono improvvisamente sentita felice. Pensando ai ritrovati piaceri dell’autunno. Il piacere della morbidezza: tirare fuori dai cassetti i maglioni di cachemire, i calzoni di velluto, risentirli sulla pelle. Il piumone sul letto. L’arancione morbido dei cachi (io adoro anche il gelato, di cachi). Le castagne calde nel cartoccio per strada, ma soprattutto i marron glacé (e visto che ci siamo, anche il gelato di castagne). Il tè bollente in una bella tazza, bella anche da tenere in mano: com’è importante, nella vita, una bella tazza che ci aspetta a casa? Una delle mie preferite è il regalo di un'amica e ha delle rose rosse dipinte sul bordo. E il fuoco nel camino (nel mio altrove, tra poco è il momento di accendere il fuoco – non che io sia capace, ma è anche per questo che ci si sposa, giusto? Per avere qualcuno che sa accendere il fuoco per te).

What’s your wish?

Martedì, 15 settembre 2009 @18:28

"Sei accanto a me; la tua mano mi accarezza il viso
come se anche tu avessi sentito –
devi aver capito, in quel momento, quanto ti desideravo.
Lo sapremo per sempre, tu ed io. La prova sarà il mio corpo".
(Louise Glück)

La tua mano. La tua mano sulla mia, sul mio viso: la sento, scotta. Pelle contro pelle, tutto quello che non ci siamo ancora detti. Ma la nostra pelle, parla.

(I bellissimi versi di oggi – non sentite come scottano, come scotta il desiderio? – sono della poetessa americana Louise Glück. La traduzione, imperfetta, vacillante, è mia: il titolo della poesia è "The Encounter", L’incontro)

What’s your wish? No, non è la domanda che mi è stata sussurrata da un ex amore per le strade di Manhattan. (Peraltro, non avrei saputo cosa rispondere). E’ invece quello che la centralinista del W Hotel (dove sono stata invitata per gli ultimi giorni a New York e per le sfilate) risponde automaticamente a chi chiama. Ovvero: mi dica, qual è il suo desiderio? La mia amica newyorkese, che mi stava cercando, è scoppiata a ridere e ha risposto alla centralinista: "a million dollar", poi si è corretta: "peace on earth", pace nel mondo. Alla fine sia lei che la centralinista sono scoppiate a ridere.
L’America è fatta così, benevola, superficiale, quasi stupida a volte, ma alla fine ti strappa un sorriso. Da Starbucks, la famosissima (e ormai in crisi) catena di caffè-nei-bicchieri-di-carta (che per fortuna non è mai arrivata in Italia), che mi piace perché si può comprare il New York Times comodamente alla cassa; ora, quando paghi, ti chiedono il tuo nome. Lisa, ho detto, la prima volta, un po’ stupita. Forse il commesso, colpito da un improvviso colpo di fulmine, voleva invitarmi fuori? Niente di tutto questo. Il nome viene chiesto a tutti: perché poi, quando aspetti al banco il tuo caffè ("espresso solo", si chiama il simil-espresso che ho imparato a ordinare), vieni chiamata per nome, e ti viene porto il tuo caffè. "And have a nice day". Argh.
Altra domanda a cui non riesco ad abituarmi è il "How was your day today?", come va oggi, com’è stata la tua giornata oggi, con cui commesse e commessi ti assalgono nei negozi. Ieri io e la mia amica newyorkese abbiamo tentato di abbozzare delle possibili risposte: "Il ragazzo di cui sono innamorata non risponde ai miei sms", "Ho appena scoperto che mio marito mi tradisce", "Oggi ho un terribile mal di schiena", "Non sopporto mia madre", "Odio il mio capo", e così avanti. Ridevamo per strada. Però, sapete che c’è? E’ bello quando qualcuno ti chiede, anche solo per finta, come va. Soprattutto se lo fa con un sorriso.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.