"Siamo capaci di riannodarci, di riprendere i fili della conversazione dopo un silenzio di mesi, come se fossimo un lavoro a maglia, o un ricamo non finito"
(Janet Street-Porter)
La nostra amicizia: una sciarpa, un maglione.
Dove trovo le parole del Buongiorno? Nei libri, certo. Ma a volte anche in metropolitana (in quella di Parigi, mi aspettava, scritta sui muri della Gare du Nord, una frase di Marcel Jouhandeau sul leggere i visi come romanzi), in aereo (tra i giornali distribuiti all’imbarco, ecco un articolo su un mercatino del Mozambico, federe e domestica felicità, insieme alla storia di una borsa), oppure leggendo un giornale al caffè mentre un’amica è in ritardo. La frase di oggi, infatti, è di una giornalista inglese, l’ho letta per caso sull’Independent a Londra, un mese fa, mentre ero in un ristorante super-trendy ad aspettare un’amica per il brunch. Mi piacciono i locali dove ci sono i giornali a disposizione nelle stecche di legno, come nei vecchi caffè viennesi. Mi piace trovare parole per strada, rovistare in borsa cercando una penna, e segnarle. Mi piace quando le parole sembrano aspettarci.
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DaniGammon | Domenica, 25 dicembre 2011 @02:48
Io non vorrei che la riflessione sul nesso mammeblogger e pubblicità , portasse in secondo piano un effetto nuovo.Le madre parlando, facendolo imparano ed insegnano, del loro essere ed imparare a fare le madri.E siccome il blog, è una dimensione “pubblica” e testuale:i testi dei blog, sono parole scritte, che restano in rete e restano consultabili a lungo, sono linkabili, copiabili, discutibili, consivisibili, argomentabili, confutabili ….E’ una narrazione fluida dei percorsi possibili delle maternità , a partire da una esperienza diretta.Questo è il dato necessario e rilevante.
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LISA | Lunedì, 28 novembre 2011 @08:31
Parole. Le parole dei carcerati. E quelle dei castelli abbandonati: che bella notizia, SIMONA, tienici aggiornate! Ma come ti vestirai per la presentazione? Da castellana reloaded come nella foto sul blog?
Simona | Domenica, 27 novembre 2011 @15:14
Ciao Lisa, stamattina ho assistito aun reading di poesie molto speciali: quelle dei carcerati del carcere di massima sicurezza di Opera. Un reading accompagnato da un'orchestra di fiati che mi ha parecchio commossa. I carcerati di Opera frequentano un laboratorio di poesia e di scrittura narrativa che è attivo da 15 anni ed è portato avanti da volontari. Attraverso le parole questi uomini riescono a buttare fuori la sofferenza e a dare un senso alla loro prigionia. E' stata una bellissima esperienza. Le poesie sono state pubblicate in due raccolte: "Le case da lontano" ed. Tempo Libero e "Confesso che amo -Parole d'amore dal carcere" Ed. LietoColle. Un modo inconsueto per far luce sulle condizioni delle carceri italiane.
Giò | Domenica, 27 novembre 2011 @09:14
"Le parole …
… Tutto quel che vuole, sissignore, ma sono le parole che cantano, che salgono e scendono…
Mi inchino dinnanzi a loro…
Le amo, mi ci aggrappo, le inseguo, le mordo, le frantumo…
Amo tanto le parole… Quelle inaspettate…
Quelle che si aspettano golosamente, si spiano,
finché ad un tratto cadono… Vocaboli amati…
Brillano come pietre preziose, saltano come pesci d’argento,
sono spuma, filo, metallo, rugiada…
Inseguo alcune parole… [...]
Le afferro al volo, quando se ne vanno ronzando, le catturo, le pulisco, le sguscio,
le preparo davanti il piatto, le sento cristalline, vibranti, eburnee, vegetali, oleose, come frutti, come alghe, come agate, come olive… [...]
Tutto sta nella parola… […]
Hanno ombra, trasparenza, peso, piume, capelli, hanno tutto ciò che s’andò loro aggiungendo da tanto rotolare per il fiume, da tanto trasmigrare di patria,
da tanto essere radici…
Sono antichissime e recentissime…
Vivono nel feretro nascosto e nel fiore appena sbocciato… "
(Pablo Neruda)
A tutti noi che amiamo le parole che ci chiamano dall'anima e che ci consentono di vedere la vita in un modo speciale!
ilaria | Domenica, 27 novembre 2011 @08:17
...a volte un filo di profumo... oppure un fil di lana infeltrita... ricongiunzioni sublim..... ehm... incenso! effetto domenica mattina...
Anita | Sabato, 26 novembre 2011 @04:33
mi scuso se solo adesso le rispondo, comunque sa ci manca tanto l'italia sopratutto a me e a mia mamma ogni sera ci ricordiamo del tempo transcroso lá..... mi piace tanto ricordare le persone gli avvenimenti e rivivere tutte le emozioni , l'altro giorno stavo discutendo con i miei genitori sulla idea di viaggiare.....é per questo que mi piace questo articolo, perché anche a me piacerebbe trovarmi un po da tutte le parti...e conoscere mille culture diverse anche se per adesso mi devo concentrare negli studi e finire l'universitá qua in Ecuador.
Un saluto grande da parte di mia mamma che sempre si ricorda di lei .... comunque se magari un giorno viene nel mio paese é benvenuta nella nostra casa ... anche perché noi crediamo che le piacerá molto stare qua!!!
ilaria quarteroni... | Sabato, 26 novembre 2011 @02:33
qualcuno disse:"il legame più forte non ha nodi e nessuno può spezzarlo". tutto procede nella relazione,aldilà dei contatti fisici... un pensiero a rudi,beppe, lella,cristina,cristina,gigi ,teresa,anacleto,renzo,teresa,paolo,giuseppe, giulio, luca e.............. ogni incontro risuona.grazie .ila
Simona Pasionaria | Venerdì, 25 novembre 2011 @18:47
Un saluto a tutti e un good thanksgiving alla padrona di casa. Scusate se irrompo tra questi bellissimo versi, ma è da un po' che dovevo fare un annuncio. Martedì uscirà il mio libro "Castelli fratelli . un curioso tentativo di salvataggio, Ed La Memoria del Mondo", e volevo farvi partecipi anche se non ci si conosce di persona. Volevo rendere soprattutto partecipi Lisa e le ragazze del vecchio blog. Non è un romanzo nè si tratta di poesie: per metà una commedia e per metà una cronaca di taglio giornalistico sul castello visconteo di Cusago (località campestre in provincia di Milano), un monumento nazionale dove visse Beatrice d'Este e la corte dei duchi di Milano e ora abbandonato, dimenticato e lasciato al degrado. E' una storia locale, di nicchia, nessuna velleità di "fare la scrittrice", per carità, ma un modo originale per far conoscere un monumento e la sua storia perchè solo attraverso la conoscenza del passato possiamo imparare ad amare e a conservare il presente. Il libro è illustrato con 10 tavole a colori del consorte, cosa secondaria, ma importante perchè almeno abbiamo "creato" qualcosa insieme. Se vi ho incuriosito o se qualcuna di voi volesse saperne di più, può visitare il sito www.castellifratelli.it. Scusa Lisa per questo intervallino pubblicitario.
Giusy | Venerdì, 25 novembre 2011 @15:35
Mi devo presentare, vero? Eccomi qua
Anonimo | Venerdì, 25 novembre 2011 @15:34
Sì, Lisa, in quelle parole mi ci ritrovo immersa fino al collo. Chi, come la scrivente, ha dovuto dare uno strappo ai luoghi dove ha studiato, dove ha fatto importanti esperienze di vita condivise con le amiche d'antan lo sa benissimo.
I giornali infilati nelle stecche...Caffé Specchi, Tommaseo, Stella Polare...Vero? I padri di famiglia di un tempo (quelli probi) prima di rincasare andavano "in caffé" a leggere tranquilli, come il nonno di mio marito, insinuando immotivati sospetti nella consorte, che un giorno ha affidato alla sorella la numerosa figliolanza per appostarsi, ben nascosta, vicino all'ufficio e lo ha pedinato fino al Tommaseo...Storia vera, verissima! ... prosa un po' sgangherata... spero di essermi fatta capire. Ciao!
Cristina | Venerdì, 25 novembre 2011 @10:27
Quando le parole sembrano aspettarci...
Bello.
A me è capitato con questa frase, trovata lungo il muro di un sottopassaggio ferroviario: "La solitudine non è essere soli... ma amare gli altri inutilmente".
Talvolta è un titolo di giornale a venirmi incontro, altre un'esclamazione, un'esortazione.
Accanto ad un murales di città, le parole "Don't worry be happy".
Oppure "what you waiting?".
Messaggi nella bottiglia.
Che con caparbia sfrontatezza sfidano sconosciuti sguardi attraverso le stagioni... mentre la luce e la pioggia a poco a poco ne sbiadiscono i contorni, fondendoli con le sfumature del paesaggio tutt'intorno.
E poi ci sono le attese, quei fili multicolore che rimangono sospesi nel tempo e che d'improvviso tornano a riannodarsi, trascrivendo un'asola, un punto. Un discorso mai finito, che resta così, nell'aria, come una volta stellata.
Proprio come cantava Anna Oxa, un po' di anni fa: "storie scritte sui muri, storie di ieri, oggi chissà..."
LISA | Venerdì, 25 novembre 2011 @09:38
VIP: ieri. E' vero, una delle mie feste preferite, anche per la pumpkin pie, la torta speziata e dolce di zucca! Se solo gli amici americani potessero mandarmela via mail...
Vip | Venerdì, 25 novembre 2011 @09:31
LISA, non hai dimenticato qualcosa? Oggi è anche Thanksgiving, una delle tue feste preferite...
Anonimo | Venerdì, 25 novembre 2011 @09:20
Una felpa....