Lisa Corva

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Le donne del 25 aprile.

Mercoledì, 25 aprile 2012 @08:07

"Luciana che partorisce in un basso di Napoli nell’intervallo tra due bombardamenti; Bianca che con i figli, il grammofono e la cassetta dei gioielli attraversa a piedi l’Abruzzo; Marisa che a Roma occupata dai tedeschi impara a sparare; Sofia che da Milano si rifugia con le sue provviste di tè e la sua biblioteca in un paesino al confine con la Svizzera; Zita, la mondina di Cavriago che ha il fratello partigiano e il fidanzato nell’esercito repubblichino; e ancora la confinata Cesira, Lela che comanda le ausiliarie di Salò nel Veneto; Carla che durante tutta la guerra fa la postina aspettando il ritorno del marito; Lucia che impara a guidare il tram a Milano e il marito non lo aspetta più; la Biki che continua imperterrita a preparare le sue collezioni di abiti da sera… Alla fine non ho scritto la storia di una soltanto di loro. Ho tentato invece di scrivere la storia di tutte queste donne insieme, attraverso gli anni che vanno dal 1940 al 1945".
(Miriam Mafai)
La storia di tante, la nostra storia.

Così comincia "Pane nero" (Mondadori), così voglio ricordare il 25 aprile 1945, e Miriam Mafai, grande donna, e grande giornalista, che in quegli anni c’era, che quegli anni li ha raccontati. Il libro, se non l'avete mai letto, lo trovate in vendita da oggi con Repubblica, il giornale su cui scriveva. E’ un modo per ricordarla e per ricordare le donne, tutte, del 25 aprile.

Miriam Mafai, l’importanza del tweed e della trasgressione.

Martedì, 10 aprile 2012 @09:42

"La guerra è proprio finita. Le donne si rimettono le calze, si sposano, abortiscono, partoriscono, lasciano il lavoro, cercano il lavoro, affollano le parrocchie, vanno in sezione, voteranno per la repubblica, voteranno per la monarchia. Ricorderanno la guerra. La dimenticheranno. Fino alla prossima trasgressione."
(Miriam Mafai)
L'importanza della trasgressione.


Questa, così potente (ma la guerra è stata davvero una trasgressione, perché ha obbligato le donne a cercare un nuovo posto nel mondo) è la frase finale di "Pane nero", Mondadori, che ho ripreso in mano ieri, dopo aver saputo della morte di Miriam Mafai: lei, antifascista, comunista, figlia di artisti, compagna di un partigiano, madre… Ma soprattutto una donna che ci ha insegnato – scrivendo – ad essere più donne, diversamente donne, donne nuove.

Chissà cos’avrebbe detto, la Mafai, se le avessi raccontato che il suo più bell’epitaffio l’ho letto su Facebook. Forse si sarebbe fatta una delle sue roche risate. Forse le sarebbe piaciuto, diventare uno stato d’anima (ma sì, in fondo lo "status" è questo) di una poetessa, Francesca Genti: "Grandi vecchi, perché morite?". A cui un amico (uno di questi non meglio precisati "friends" che incrociamo su Facebook) ha risposto: "Per farci capire come la vita va vissuta".
Com’è, vero, Miriam. Per me, che ti ho conosciuto, che ti leggevo ogni settimana su Grazia (più che leggerti, facevo i titoli della tua rubrica, cercando ogni volta di non mettere "donne" nel titolo, perché il titolo era proprio questo, "Le donne parlano"). Miriam che non ho interrogato quando ancora potevo, ed ho sbagliato. Perché chissà quanto avresti potuto ancora dirmi, raccontarmi, sgridarmi (ma sì, e ne avrei avuto bisogno). Miriam che mi ha regalato una frase che è sul retro della copertina di Glam Cheap, viatico per il mio romanzo. Miriam che una volta mi ha detto: bello il tuo articolo sul tweed. Bello? Mi ha quasi imbarazzato. Lei che scriveva di politica, io di (necessaria) frivolezza… Ma mi piace pensare che il tweed forse le ricordava gli anni dopo la guerra, anni di ricostruzione, di battaglie, scarpe basse e, appunto, tweed. Sai che a me, Miriam, il tweed non è mai piaciuto? Troppo severo, in fondo. Troppo rude. Ma è così che voglio ricordarti: una donna severa e rude, capace di ridere e di ripensare a un tailleur. E se penso a cosa ho imparato da te (così poco), di una cosa sono sicura: tutti quegli anni, tutte quelle lettere, quelle voci di donne a cui rispondevi, tutto questo mi è passato dentro. In un qualche modo che forse non so ancora. E se non ho imparato ad essere più seria e severa, ho imparato però che amore, per una donna oggi, è anche lucidità. E che non bisogna imbrogliare, neppure nei sentimenti. Vero, Miriam?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.