Lisa Corva

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La bellezza improvvisa delle strade di periferia.

Lunedì, 16 febbraio 2015 @09:03

"Passammo davanti alle saracinesche abbassate, alle sale da tè chiuse, alle case armene abbandonate e alle vetrine luminose ghiacciate, sotto i castagni e i pioppi coperti di neve, e camminando ascoltavamo il rumore dei nostri passi per le strade tristi illuminate da poche luci al neon".
(Orhan Pamuk)
La bellezza improvvisa delle strade di periferia.

E dunque l’ho finito, quel romanzo che stava da anni accanto al letto, quel "Neve", Einaudi (con la bella traduzione di Marta Bertolini e Şemsa Gezgin), di cui leggevo qualche pagina ogni tanto, di solito quando faceva freddo, quando cadeva la neve, come in tutto il romanzo, nella sperduta città di Kars, o in una Francoforte di emigranti turchi negli anni Novanta. Forse perché il protagonista è un poeta, con in tasca il suo notes, che si ferma, come ipnotizzato, nei posti più improbabili, magari sulle scale buie di una casa, al tavolino di una fredda sala da tè in una Turchia remota e gelata; forse per questo è un libro che, piano, ripete e sussurra quello che già sappiamo, che la poesia ci ripete ogni giorno: la bellezza è ovunque, anche in certe tristi strade di periferia. Basta saper guardare. Forse Instagram, la possibilità di scattare foto con un telefonino ci ha insegnato, o re insegnato, a guardare i dettagli, i dettagli preziosi della vita quotidiana. Forse basta un notes in tasca. Forse basta guardare.
E un’altra cosa mi ha colpito, amaramente, del libro, che è stato scritto nel 2002: Kars, la città ai bordi della Turchia dove le ragazze si suicidano perché non possono mettersi il velo; i primi integralisti islamici, riunioni in case diroccate, disperazione e attentati. Prima di Charlie Hebdo, prima dell’Isis, prima dell’attentato di Copenhagen di questo weekend. Mi chiedo cosa ne pensi, oggi, Pamuk. E intanto, rimangono quelle disperate - ma a volte disperatamente belle - strade di periferia.

Nevica. La felicità di sentirsi sospesi.

Mercoledì, 4 febbraio 2015 @10:12

"La poesia era fatta di tante cose che gli erano passate per la mente poco prima. La neve, i cimiteri, il cane nero che correva allegro dentro la stazione, molti ricordi d’infanzia e Ipek che gli appariva davanti agli occhi, mentre i suoi passi si affrettavano a tornare in albergo, sospesi tra la felicità e l’agitazione. Intitolò la poesia: Neve".
(Orhan Pamuk)
Nevica. La felicità di sentirsi sospesi.

Vi è mai capitato di avere un libro che non riuscite a finire, perché un po’ vi piace un po’ no, e lo tenete accanto al comodino, e ogni tanto leggete qualche pagina? Così sto facendo con "Neve" di Orhan Pamuk (Einaudi, con la bella traduzione di Marta Bertolini e Şemsa Gezgin), e oggi, che nel mio altrove nevica da giorni, l’ho ripreso in mano. Ho riletto l’inizio, "Il silenzio della neve", inizio bianco e nevicante, "Se questo fosse stato l’inizio di una poesia, avrebbe chiamato il silenzio della neve ciò che sentiva dentro". Mi ero dimenticata di Kars, la sperduta città turca, quasi ai confini con l'Armenia, scenario del libro, la città dove nevica testardamente, da giorni, dove Ka, il protagonista, si perde e si sperde con il suo cappotto ruvido comprato da emigrato a Francoforte; nevica fitto come in un bellissimo film che ho visto da poco, Palma d’Oro a Cannes l’anno scorso: "Winter sleep" o, in italiano, "Il regno d’inverno", di Nuri Bilge Ceylan, tre ore intorno a un albergo in Anatolia costruito nella roccia, tre ore di discorsi sull’amore, e l’onore, mentre fuori nevica.
Perché quando nevica è tutto sospeso, vero? Così come nelle parole di Pamuk: felicità e agitazione, tratteniamo il fiato, mentre tutto diventa bianco, una nuova possibilità.

Ricordò che aveva paura di innamorarsi proprio per questo struggente dolore dell’attesa.

Lunedì, 17 febbraio 2014 @08:34

"Ricordò che aveva paura di innamorarsi proprio per questo struggente dolore dell’attesa".
(Orhan Pamuk)
Amare, aspettare.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Neve", Einaudi. Un libro che sto leggendo, piano, da più di un anno. Capita anche a voi, con certi libri? Li tenete sul comodino e leggete ogni tanto qualche pagina. Mi piace riprenderlo in mano, oggi che nel mio altrove nevica.

La mappa del cuore.

Lunedì, 25 marzo 2013 @07:31

"Forse amiamo il posto in cui viviamo perché non abbiamo altra soluzione, come in famiglia. Ma dobbiamo scoprire dove e perché amarlo."
(Orhan Pamuk)
La mappa del cuore.

Sto leggendo un libro che è una dichiarazione d’amore a una città: "Istanbul", del premio Nobel Orhan Pamuk, Einaudi.

Vorrei che nevicasse, nei miei sogni stanotte. Vorrei la neve, e vorrei te.

Martedì, 12 febbraio 2013 @08:51

"Anche nei nostri sogni nevica, ma una sola volta nella vita."
(Orhan Pamuk)
Non ho mai sognato la neve. Vorrei che nevicasse, nei miei sogni stanotte. Vorrei la neve, e vorrei te.

Il Buongiorno di oggi è tratto da "Neve", Einaudi. La storia di un poeta espatriato in Germania che torna a Kars, una piccola cittadina dimenticata, al confine tra Turchia, Armenia e Georgia. La neve cade, lui si reinnamora di un vecchio amore, gli integralisti islamici sono in rivolta, degli uomini vengono uccisi, e la neve cade, cade. Lui cerca di scrivere una poesia sulla neve. Un libro lento, forse troppo. Ma è la neve.

Mi piace ascoltare il silenzio della neve.

Martedì, 29 gennaio 2013 @09:44

"Il silenzio della neve, pensava l’uomo seduto dietro all’autista del pullman. Se questo fosse stato l’inizio di una poesia, avrebbe chiamato "silenzio della neve" ciò che sentiva dentro".
(Orhan Pamuk)
Mi piace svegliarmi e ascoltare il silenzio della neve.

Ieri nel mio altrove ha nevicato. Ancora. Piano. Verso sera sono uscita per andare a passeggiare. Mi piace la "twilight", quell’ora di confine in cui sta per diventare buio, e le luci si accendono, piano, nelle case. Mi piace sapere che ho una casa che mi aspetta. Mi piace il silenzio della neve. Il Buongiorno di oggi è l’incipit di un libro dello scrittore turco Pamuk, "Neve" (Einaudi).

Istanbul: profumo di mare, di tiglio, e il museo di un amore.

Lunedì, 30 aprile 2012 @06:19

"Fuori il cielo era terso, il cielo tipico delle giornate di primavera a Istanbul… Dalla finestra aperta del balcone soffiò una brezza primaverile profumata di mare e di tiglio che fece trasalire i nostri corpi nudi"
(Orhan Pamuk)
Profumo di mare e tiglio. Profumo di primavera.

Vi scrivo questo Buongiorno da Istanbul, dove, dalla mia finestra, non entra purtroppo nessun profumo nè di mare nè di tiglio. In compenso sono appena andata a vedere il nuovissimo e bizzarro Museo dell'Innocenza, tratto dal libro omonimo di Orhan Pamuk (in Italia pubblicato da Einaudi), premio Nobel per la letteratura: già quando cominciò a scriverlo, iniziò a raccogliere con accanimento nostalgico e feticista tutti gli oggetti di cui è composto il museo, in una vecchia casa di legno ridipinta di rosso cupo. Forcine, vecchie foto, spille a forma di farfalla, bottiglie di gazzosa, mozziconi di sigaretta fumati dalla bella protagonista del libro: ogni capitolo è una bacheca, con dentro gli oggetti di un'Istanbul perduta, quella degli anni 70, e di un perduto amore. È' la prima volta che un romanzo diventa museo e installazione d'arte insieme: l'incredibile storia di un'ossessione d'amore.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.

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