Martedì, 7 febbraio 2012 @09:17
"E’ ritornato. Non ha detto nulla.
Era chiaro però che aveva avuto un dispiacere.
Si è coricato vestito.
Ha messo la testa sotto le coperte.
Ha ripiegato le gambe.
E’ sulla quarantina, ma non in questo momento.
Esiste – ma solo in quanto nel ventre di sua madre,
al di là di sette pelli, al riparo del buio.
Domani terrà una conferenza sull’omeostasi
nella cosmonautica metagalattica.
Per il momento s’è raggomitolato, dorme."
(Wislawa Szymborska)
Ritorni.
Wislawa. La poesia di oggi è tradotta da Pietro Marchesani, "il" traduttore della Szymborska, ed è tratta dall’antologia Adelphi. Tutto in questo Buongiorno è di Wislawa: il commento in realtà è il titolo, che stavolta è scivolato alla fine. Mi piace perché mi ricorda quando gli uomini – i nostri mariti, compagni, fidanzati – ritornano improvvisamente fragili, bambini. Mi piace perché capita a tutti di sentirsi così: certe sere in cui torniamo a casa e vogliamo solo non esserci, chiudere il mondo fuori dalle coperte, scomparire dentro un piumone, stare al sicuro. Il ritorno è a casa, ma anche nella pancia, nel prima.
Wislawa. La cosa che più mi ha colpito quando la poetessa polacca premio Nobel è scomparsa, qualche giorno fa, è stato vedere quanto fosse, sotterraneamente, amata. E’ stato leggere ricordi e tributi e schegge delle sue poesie ovunque, sulle pagine Facebook, sui blog (anche qui!), sui giornali; perché tutti, o meglio molti, anche chi di solito non legge poesia, aveva un pezzettino di Szymborska nel cuore. Leggo qualche titolo, a caso: "Non saprei dire come, ma Szymborska sapeva quasi tutto di me" (sul Foglio), "The Happiness of Wisdom Felt" (sul New Yorker: la felicità della saggezza dentro di sé, all’incirca). Ma forse il piccolo gesto che mi ha più colpito, e che penso sarebbe molto piaciuto a Wislawa, che sarebbe finito dentro una delle sue poesie, è questo: un’amica, a Roma, è andata in chiesa ad accendere una candela per lei. Subito dopo, mi ha scritto, si è avvicinato un bell’uomo (un prete tedesco?, ha ipotizzato ridendo) e ne ha accesa una anche lui, chissà per chi, chissà per che cosa. "Ci siamo guardati e sorrisi". Ecco, in quel sorriso per caso c'è tutta la Szymborska. Grazie Alessandra, grazie Wislawa.
Giovedì, 2 febbraio 2012 @08:43
"Milano, l’anima e noi, Milano: ci prendi
entrambi, rapisci tutto. Vuoi altro?
Prendila adesso, questa luce che vedo,
prendi noi due, trasformaci, fa’ qualcosa
di magnifico. Non smettere. Non dirmi
che stavi solo scherzando."
(Giorgio Meledandri)
Milano, fa’ qualcosa per noi.
(I versi di oggi sono tratti dall'antologia "Almanacco dello specchio 2010-2011", Mondadori. Milano è la città che ho lasciato, prima che rapisse tutto. La città per le cui strade camminano Emma e Stella, le protagoniste dei miei libri. Milano).
E' morta Wislawa Szymborska, Nobel per la Letteratura nel 1996, una delle mie poetesse preferite, che viveva "appartata ma non in disparte" a Cracovia. Aveva 88 anni. Ma ha lasciato delle poesie non pubblicate... Quale migliore eredità. Se cliccate sul suo nome, potete leggere un Buongiorno che le ho rubato. Per conoscerla: Pietro Marchesani l'ha tradotta magistralmente per Adelphi, e per Scheiwiller, con il testo polacco a fronte. Il mio preferito: forse "Vista con granello di sabbia", Adelphi.
Mercoledì, 13 luglio 2011 @08:40
"Dunque è sua madre.
Questa piccola donna.
Artefice dagli occhi grigi.
La barca su cui, anni fa,
lui navigò fino a riva.
E’ da lei che è venuto fuori nel mondo,
nella non-eternità.
Genitrice dell’uomo
con cui salto attraverso il fuoco.
E’ dunque lei, l’unica
che non lo scelse
pronto, compiuto. Da sola lo tirò
dentro la pelle a me nota,
lo attaccò alle ossa
a me nascoste.
Da sola gli cercò
gli occhi grigi
con cui mi ha guardato."
(Wislawa Szymborska)
Sua madre.
Wislawa Szymborska, nata nel 1923 in Polonia, Premio Nobel per la Letteratura nel 1996, una delle mie poetesse preferite. I versi di oggi sono tratti dalla poesia "Nato", nella raccolta "La gioia di scrivere", Adelphi.
Oggi il mio primo tweet! Per diventare follower (aiuto, come parlo?), mi trovate, ovviamente, come @lisacorva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole e della poesia. Schegge di luce da trasformare in sms, da ricopiare sull’agenda, da far viaggiare per il mondo via web. Per questo mi trovate qui ogni giorno.
Troverete la mia rubrica di City, i miei articoli fintoglam per Grazia, le mie interviste. Ma soprattutto troverete me. E quando chiudete il computer, aprite uno dei miei libri!
Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, come può testimoniare rassegnato il consorte, dal profumo di rose.