Domenica, 26 febbraio 2012 @20:01
Da vera giornalista fintoglam, le scarpe di stagione, in genere, le vedo solo in foto. Al massimo, svetrinando, esattamente come fate voi. Peccato, perché mi sarei divertita a provare (per poi magari inciampare) i sandali vertiginosi di primavera che abbiamo pubblicato su Grazia. Piccolo particolare: sono tutti con il tacco. Stiletto, zeppa, plateau… Certo, sono poi i dettagli che ci fanno innamorare: con le scarpe è sempre colpo di fulmine, si sa. E quindi, magari, i dettagli rombanti delle scarpe Prada ispirate alle macchine anni Cinquanta (però a me non convincono le scarpe-fumetto), o certi improbabili pizzi neri a contrasto con il blu e l’azzurro, o ancora zeppe altissime magari in legno, cinturini che stringono vezzosamente la caviglia. Ma sempre con tacco vertiginoso… Eppure, come sottolinea Roberta Rossi in "A lezione di tacchi" (Sonzogno), il "tacco amico" è quello che non supera i 7 centimetri!
Michael Kors, stilista americano forse un po’ sadico, o semplicemente spiritoso, riassume così: "Ogni volta che una donna mi chiede quanto alti devono essere i tacchi, rispondo così: dipende da te. Se riesci a resistere due ore senza prendere un antidolorifico, allora vanno bene". Cito da "The Style Strategy", la guida moda dell’americana Nina Garcia (De Agostini), con le illustrazioni happy di Ruben Toledo. Nina Garcia ovviamente approva i tacchi a spillo, giudicati "indispensabili per i cocktail party, anzi per ogni tipo di party". Ma fa di più: mette le scarpe vertiginose, preferibilmente decolleté, nel suo personale elenco di "must" che ogni donna dovrebbe avere nel guardaroba. Insieme a un trench, una camicia bianca da uomo, un tubino nero, un maglioncino o dolcevita di cachemire, una borsa grande (anche se non è una it-bag, basta che sia grande), un paio di jeans. Per fortuna mette anche le ballerine… E in ogni caso, saggiamente consiglia: "Che ci crediate o no, anche un paio di tacchi a spillo può essere comodo; relativamente parlando, s’intende. I segreti sono la punta (non troppo stretta), l’ampiezza del tacco (non troppo sottile), e il collo del piede (che dev’essere pienamente sostenuto dalla suola: da evitare spazi vuoti). Un lieve plateau sul davanti è favoloso, ma non esagerate… Nulla rovina una festa più di una visita al pronto soccorso".
Forse, allora, è a quello che servono tutte le stringhe e cinturini che fermano il piede sulla caviglia, nei nuovi sandali di primavera? Un po’ fetish, certo, ma anche una saggia "cintura di sicurezza" per equilibriste e fashioniste. O forse la spiegazione è un'altra?
Perché, cito sempre "A lezione di tacchi", sono queste le vere "scarpe-tortura". E quando le indossi, hai tutto il tempo di meditare sui piaceri della schiavitù modaiola. e magari anche sentimentale. Già: "Ci sono modelli con tre tipi di fibbie che chiudono la caviglia. Complicate, proprio come i sentimenti. Un vero amore dev’essere audace, spericolato, passare anche attraverso qualche sofferenza. E poi il tormento, l’attesa, il brivido. Così l’uomo sbagliato alla fine può rivelarsi quello giusto. E quello perfetto può essere, alla fine, una totale delusione. Quindi, tanto vale provare a indossare anche le scarpe-tortura. Se piacciono, naturalmente".
LISA | Martedì, 28 febbraio 2012 @08:00
1.67: ma non dimentichiamo che per amore ci si converte anche alle ballerine, vedi Carla Bruni (1.76) che da quando è accanto a Sarkozy (1.65, pare) cammina sempre rasoterra.
Lady Chatterley | Lunedì, 27 febbraio 2012 @19:48
Basso, magari nel tuo 1.67 compresa la testa contieni più cervello di tanti altri e alti. ho amiche altissime innamorate perse di uomini bassi. La statura in certi casi è poco importante. non odiare i tacchi, ammirali e considerali come arma di seduzione. Ciao
basso 1.67 | Lunedì, 27 febbraio 2012 @18:25
odio e maledico colui o colei che nella notte dei tempi inventò i TACCHI per le donne! per l' uomo italiano medio non c'è più speranza...nn sapete che imbarazzo presentarsi a una sconosciuta che sia bella o brutta, che ti guarda dall' alto in basso :-(((
una a caso | Lunedì, 27 febbraio 2012 @08:24
non è giusto che non provi la tortura di queste scarpe ,almeno una , ma la descrivi soltanto buongiono
Sabato, 14 gennaio 2012 @18:32
Lisa, puoi scriverci un pezzo sui "little black dress", sui tubini (o anche semplicemente abitini) neri che ogni donna dovrebbe avere nell’armadio? Certo. Peccato che, anche stavolta, io mi ritrovi a guardare le foto dei suddetti abitini, nonché delle solite celebrities fascinose in black (ma tanto sarebbero fascinose con qualunque colore), per capire che, anche stavolta, non cambierò idea. Perché, semplicemente, non ci credo: non credo nell’abitino nero "passepartout, perfetto per qualsiasi occasione, basta saperlo accessoriare". (L’ho scritto, certo: una verità-moda che mi sembra valga per tutte, tranne che per me!). Ho fatto un’eccezione, anzi tre: due abitini neri comprati vintage, quando ancora tentavo di crederci (sono lì, nell’armadio, ogni tanto ci provo, ma senza speranza, e dire che uno hai degli splendidi bottoncini di madreperla). E un abito nero stupendo, vita stretta e gonna un po’ anni Dior, confezionato per me dalla "mia" stilista Colomba Leddi come regalo per il lancio di Glam Cheap, perché compariva trionfante sulla copertina (La vedete la copertina? E’ qui a sinistra). Sulla scollatura è ricamato in perline rosse e filo rosso il titolo del libro; e dietro, imbarazzante ma vero, "l’autrice": uno scherzo di Colomba che è diventato ricamo, e ben mi sta.
E dire che una regina dello chic come Ines de la Fressange si spinge fino al punto di dichiarare: "Il tubino nero non è un indumento: è un concetto. E’ astratto, universale e, proprio per questo, adatto a tutte". Cito dal suo "La Parigina", il manuale delle fashioniste che tengo anch’io sulla scrivania, sperando che lo chic mi scivoli addosso per contagio. E dunque, come consiglia di accessoriarla, Ines, "la petite robe noire"? Bastano, secondo lei, un paio di grandi occhiali scuri (i Persol anni ’80, specifica), e un paio di ballerine nere. Certo, facile per Ines, che è alta e superskinny (un metro e 80 per 50 chili, ho controllato, tanto per farmi del male). E che, d’inverno, consiglia anche di abbinare un paio di guanti lunghi e black. Fa molto Holly Golightly in "Colazione da Tiffany", ovviamente... Non tutte, però, abbiamo Audrey Hepburn dentro. Ecco, forse è questo il problema? Non ho Audrey Hepburn dentro. Né dentro né fuori, ahimè.
Aminta | Martedì, 17 gennaio 2012 @17:46
un leggero velo di nostalgia, per non dire di tristezza, su lisaCorva. Se così fosse e se non mi sono sbagliata, lo condivido.
LISA | Martedì, 17 gennaio 2012 @09:38
Diciamo allora che, invece del tubino spesso impietoso, promuovo un semplice little black dress. Non troppo stretto, non troppo attillato. ARIA, in questo sono d'accordo con te: dipende dalle pinces, dal materiale, dal punto vita, da come cade e come scivola addosso... Forse ci vorrebbe una sarta, una mano che ce lo cuce addosso, e non H&M. Forse per questo i tre abitini neri nel mio armadio sono stati cuciti a mano, bottoncini di madreperla compresi; mi piacciono quelli vintage, o usati, chiamiamoli come volete; anche per i segni del passato che portano addosso, delle donne che li hanno indossati prima di me, dei loro sogni sconosciuti.
Lady Chatterley | Lunedì, 16 gennaio 2012 @19:47
Aria, come mi conforti! Troverò un tubino glam & cheap che mi si adatti perfettamente? Io sono abbastanza snella ma su di me il tubino fa l'effetto salamino. Cruda realtà.
Aria | Lunedì, 16 gennaio 2012 @18:45
Ho letto anch'io quest'estate il libro della Ines e sinceramente mi è sembrato un insieme di luoghi comuni. Per di più, è chiaro, come ben dici, che l'autrice fa presto a dar consigli, dall'alto della sua mole.. Però, però... il little black dress rimane in effetti un consiglio sempre valido, per tutte le età e per tutte le taglie. E te lo dice un'esperta (credimi), che ha vestito donne anche in taglia superiore alla 50. L'adattabilità a fisici differenti dipende dalla lunghezza dell'orlo, dall'assenza o presenza di pences strategiche e infine dal materiale. D'altra parte è considerato il punto di arrivo dell'abito femminile borghese per eccellenza. Un giorno incontrerai il "tuo" e non lo lascerai più.
Simona | Domenica, 15 gennaio 2012 @18:50
Ma come? Niente Black little dress? Non ci credo! Forse preferisci quello bianco. O no? Comunque. A me piace per due motivi:" cade" benissimo alla mia pigrizia e, ossibuchi a parte, scegliendo il taglio giusto snellisce. Unico neo (black!): in una società un po' smandrappata e volgarotta mi sembra(sigh!) assai fuori luogo.Lo indosso per andare dove? Qualche giorno fa osservavo la vetrina di Prada in Galleria che strizzava l'occhiolino al 1963: che eleganza i manichini pronti per un cocktail dalla Biki, peccato che "fuori" la gente non conosca più le buone maniere. Però le ragazzine, anche se non indossano il l.b.d., fanno la posta (e le code) da Tiffany.
Anonimo | Domenica, 15 gennaio 2012 @11:14
Adoro questo blog ha dato il senso la mia vita! Je te remercie infinimente lisa.
Sabrina | Sabato, 14 gennaio 2012 @20:13
Io adoro il tubino nero, per alcuni modelli non c'è bisogno di essere delle...modelle :-) Audrey però, tubino a parte, non mi piaceva e "Colazione da Tiffany" non mi piace, anche se forse sono l'unica donna al mondo a pensarla così. Io preferisco Grace Kelly, sempre perfetta e bellissima... Purtroppo però nemmeno io ce l'ho, forse dentro un pochino ma fuori no di sicuro :-)
Lady Chatterley | Sabato, 14 gennaio 2012 @19:47
nemmeno io per mia fortuna ho Audry né dentro né fuori perché mi va di essere me stessa. Il tubino nero è impegnativo in quanto tubino. Esige una pancia ultrapiatta non reduce dall'ossobuco e dal risotto. Preferisco mangiare con gusto e indossare vestiti flou (prima e dopo cena) Durante il giorno smaltisco ...
Mercoledì, 4 gennaio 2012 @09:47
Ci vuole una certa fiducia per vestirsi di bianco. Bisogna saper credere nelle favole d’inverno, soprattutto in quelle col lieto fine (anche e soprattutto se arrivano da Hollywood), nei fiocchi di neve, o quantomeno avere l’incrollabile certezza che, con un cappottino all white, non incontreremo neppure una pozzanghera. Il bello del bianco – bianco neve, bianco perla, bianco panna montata, bianco cielo d’inverno al nord, chiamatelo come volete – è che, a saperlo portare, sta bene sia alle bionde che alle brune. Basta avere, appunto, una certa fiducia e una certa allure: insomma, bisogna esserne convinte. Quello che gli americani chiamano, prendendo a prestito una fantastica espressione yiddish che sa tanto di Woody Allen, "chutzpah": ovvero, un misto di sfrontataggine e coraggio che permette di cavarsela evitando le pozzanghere, vere e metaforiche, della vita.
E poi, certo, bisogna che si presenti la serata giusta. Quella in cui ovviamente sanno scivolare con i loro tacchi le celebrities che vediamo paparazzate, tutte in abbagliante abito da sera white, compreso il pellicciotto, vero o finto non importa. L’ultima avvistata è Sarah Jessica Parker, con un modello dell’ultima sfilata di Vuitton, un’anteprima della prossima primavera, dove Marc Jacobs ha usato il laser per ritagliare margherite giganti di pizzo, un capolavoro.
Ma il vero motivo per cui non riesco a vestirmi di bianco d’inverno è, forse, un motivo poetico. E’ che non riesco a pensare che qualcuno potrebbe, vedendomi entrare nella stanza, scrivere così, d’emblée, qualche verso d’occasione, come fece Pasternak: "Tu apparirai sulla soglia, indossando/ qualcosa di bianco senza stranezze, /qualcosa proprio di quelle stoffe/ di cui si cuciono i fiocchi di neve". Quando l’ha scritto era il 1931, ed era un bianco gelato inverno russo. E allora, diciamolo: bisogna essere russi e quasi congelati post-rivoluzione per scrivere simili meraviglie? Io non ho mai ricevuto nessun commento poetico sul mio look; al massimo, dal consorte, qualcosa tipo: ti sei accorta che i tuoi jeans sono bucati? (Certo, li ho comprati e pagati così apposta). Ma perbacco, voglio pensare che magari Pasternak, se mi avesse conosciuto, avrebbe scritto qualcosa, sui miei jeans stracciati e glitterati. Chissà, magari mi avrebbe persino ritagliato un cameo nel Dottor Živago. Lasciatemi sognare.
(Questo è, all’incirca, un pezzo di moda che ho scritto per Grazia).
annetta | Lunedì, 9 gennaio 2012 @15:30
Non ho mai desiderato avere figli e alla tenera età di quasi cinquant'anni ancora non me ne è venuta voglia. Conosco e frequento abitualmente moltissime persone – uomini e donne, single, separati/e, gay, coppie, tutti senza figli per scelta o per status, che vivono una vita piena, soddisfacente, sicuramente e ovviamente un pochino più spensierata rispetto alla media di coloro che hanno figli. Nessuno di noi si sente in colpa per questo, e nemmeno si sente tarpato nella pienezza della propria esistenza, anche se la catto-società italica fa di tutto per farti sentire un’aliena se non vieni colpita dal sacro fulmine del senso materno. Pazienza. Me ne frego. E sposo Seneca quando dice "Felice è chi vive secondo la propria natura". Mi spiace quindi per chi li vorrebbe e non li ha: ma la giustizia in terra è un concetto astratto, che non fa parte della Natura delle Cose...
Lady Chatterley | Giovedì, 5 gennaio 2012 @23:31
non penserete che sia una dedica alla nostra Autrice spero! E' per tutte noi che befane siamo e non siamo: Dipende dai punti di vista.
Anonimo | Giovedì, 5 gennaio 2012 @23:27
Quando questa notte percorri le tue rotte, china sulla scopa di saggina, con il rischio di ondeggiare e la gente spaventare, non pensar a cosa strana: è il destin della Befana!
Reb | Giovedì, 5 gennaio 2012 @13:18
Bellissimo Lisa.. Ci sei mancata in queste mattinate invernali che dalle mie parti hanno ben poco di bianco ;)
Buon 2012
claudia mdg | Giovedì, 5 gennaio 2012 @13:02
Auguri a tutti di un 2012 luminoso e sereno come una distesa di neve. Per quanto riguarda l’abbigliamento bianco, non facile, mi limito allo scintillìo di un paio di oricchini di perle o al bianco discreto di una camicia, lineare e maschile o ricamata e un po’ rétro. Ma come non sognare gli impalpabili abiti di mussola bianca delle eroine dei romanzi della nostra Jane (Austen)?
erica | Giovedì, 5 gennaio 2012 @00:27
Lisa sei unica ;)
Simona | Mercoledì, 4 gennaio 2012 @17:09
Auguri Lisa e auguri a tutte/i anche se in mega ritardo, ma siamo andati a bagnar le piume a Saturnia. Mi piace il bianco, ma sono conservatrice: lo preferisco in estate.
aless profumo | Mercoledì, 4 gennaio 2012 @14:20
Che bello andare al lavoro accompagnato dal proprio autista...
Giusy | Mercoledì, 4 gennaio 2012 @14:04
Laura Biagiotti, così in carne, direi, sta bene vestita di bianco, forse bianco panna? a me piace con i suoi capelli grigi e quel viso fresco,
Io ho capelli H2o2 e il viso sciupato, circa trenta (di sicuro) chili in meno ma non sono certo così chic. E non oso vestirmi di bianco forse per la drammatica tendenza a macchiarmi. Quando trovo l'occasione, lo faccio.
annetta | Mercoledì, 4 gennaio 2012 @13:36
Qualche anno fa ho comprato un giaccone-piumino bianco...mi piaceva così tanto! Ho rinunciato quasi subito a portarlo perchè vivendo a Milano e andando al lavoro in scooter o in bici il mio bel fiocco di neve in un paio di giorni faceva la fine della neve a milano...grigiastra con delle belle strisciate fumèe! Eh si, non basta la chutzpah per vestirsi di bianco, d'inverno, in città, servirebbe anche fare la vita di Sarah Jessica Parker, andare al lavoro accompagnati dal proprio autista o - alla malparata - in taxi. E non aver problemi a devolvere il devolvibile alla lavanderia....
il banchiere | Mercoledì, 4 gennaio 2012 @12:43
Annalisa beata te!!!
LISA | Mercoledì, 4 gennaio 2012 @12:21
ANNALISA FARMACISTA: io sì che mi ricordo di te! E delle tue marmellate per Natale. Belle notizie, dunque, bene. (Per quanto riguarda il libro, scrivo e riscrivo...prima o poi arriverà. Forse per l'occasione mi potrei comprare un abito bianco, che dite? O almeno una borsetta bianca).
Marina | Mercoledì, 4 gennaio 2012 @11:46
Oltre al "chutzpah" ci vuole pure una certa linea per indossare il bianco, o forse è incluso questo nel concetto di sfrontatezza, non vorrei mai che vedendomi entrare vestita di bianco, qualcuno abbia a dire "appare sulla soglia la donna cannone, pronta ad essere sparata verso il cielo..."!!! ti abbraccio Lisa!
Annalisa farmacista | Mercoledì, 4 gennaio 2012 @11:43
Mio Dio quanto tempo è passato! Chissà se Lisa o qualcun'altro/a si ricorderà della farmacista? Mah! Vabbè io volevo solo fare gli auguri a Lisa ovviamente in controtendenza li faccio ad anno più che iniziato. Purtroppo non riesco più a stare dietro al blog anche se leggo sempre City. Ho aumentato gli allenamenti (starei preparando una maratona), lavoro sempre come una pazza, però un augurio a Lisa grazie alla quale sono la persona che sono oggi non potevo proprio non farlo. E' un periodo strano: mi sento molto felice e soddisfatta, tutto sembra andare per il verso giusto (oddio l'azienda dove lavora il consorte mica tanto, ma sono ottimista). Ho delle nuove colleghe in farmacia con cui mi trovo molto bene e andare al lavoro è piuttosto piacevole. Dopo mesi finalmente mia sorella piccola sta bene, ha trovato lavoro e passiamo tanto tempo insieme. Insomma un bel momento. In più il consorte ha deciso che non vuole avere pentimenti e in febbraio faremo una visita per un eventuale percorso di PMA. Mah! Chi l'avrebbe mai detto! Io ho deciso che forse era questo il momento giusto, dato che sono piuttosto serena e se non concluderemo niente non sarò afflitta. Per tutto il resto mi sto accorgendo sempre di più di quanta poca voglia di capire gli altri ci sia in giro (ho avuto alcune discussioni con amiche di amiche, ecc.) e allora mi sto interessando allo sviluppo della cosiddetta "intelligenza emotiva" che deve essere sviluppata dai genitori nei primi anni di vita dei figli fino diciamo all'adolescenza, però sono concetti su cui si può lavorare anche da adulti. Soprattutto mi piacerebbe raggiungere una buona empatia con gli altri. Moh basta parlare di me. Lisa sbaglio o stavi scrivendo un libro nuovo? no perchè non trovo niente qui sul sito...ciao!
Domenica, 11 dicembre 2011 @15:13
Metto il piumino nella stessa categoria dei leggings. Non c’entrano niente? E invece sì: fanno parte entrambi di quegli inspiegabili misteri della moda, per cui ci sono capi che, nonostante la loro bruttezza, diventano dei bestseller. Perché, diciamolo, i piumini saranno anche caldi, ma belli non sono. Ingoffano anche la più top model delle top model. In quanto giornalista fintoglam sono, malgré moi, un’esperta di celebrities paparazzate per strada e sul red carpet (a volte si vestono nello stesso modo, tanto per metterci in confusione). E non riesco a dimenticare Sandra Bullock, che oltre ad aver scelto il modello più rischioso (lungo e con cappuccio di pelo stile Sarah Palin, che non è mai stata un’icona chic, neppure in Alaska), l’ha abbinato a un paio di leggings. Così conciata è uscita, immagino solo per buttare la spazzatura. (C’è un che di terapeutico nel buttare saggiamente la spazzatura nella raccolta differenziata, immagino che lo sappiano anche le star). Piumini e leggings sono, dunque, due capi ad alto tasso di pericolosità fashion, eppure li mettiamo lo stesso. Perché? Perché sono comodi, perché al mattino a zero gradi risolvono un sacco di problemi, perché ci sono dei giorni in cui non si vorrebbe proprio uscire, e allora tanto vale camuffarsi e far finta di non esserci.
Chissà che cosa ne avrebbe pensato, dei piumini intendo, Coco Chanel: che disse, ricordate?, "nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro come un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri". Altri tempi. Tempi di pellicce, sottovesti, foulard di seta: tutti capi di archeologia fashion, scomparsi dall’armadio, rimpiazzati da piumini e leggings. A volte tornano, certo: pensate solo alle giacche di velluto che pensavamo di aver eliminato dal guardaroba. Avete notato che ne indossava una proprio la ministra-che-pianse, Elsa Fornero, pronunciando la parola sacrifici? Con una spilla d’oro appuntata sul bavero. Un look che risale, fatemi pensare, almeno a trent’anni fa, forse anche più indietro, ai tempi dell’austerity degli anni Settanta. Chissà, forse era una citazione voluta…
E Coco, aveva ragione? Davvero nessun uomo ci può far sentire più al sicuro di un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri? Io penso di no. Ma lei, imperterrita, oggi forse avrebbe semplicemente disegnato un piumino chic, nero ovviamente. Da infilare nelle giornate grigie, insieme a un paio di occhiali da sole contro il grigiore del mondo.
Detto questo, io possiedo sia un piumino (corto e viola), e molti leggings in tutte le varianti; ma cerco quantomeno di non metterli insieme. E questo non è esattamente un articolo di moda che ho scritto per Grazia: o meglio, è un articolo finito nella raccolta differenziata!
una a caso | Lunedì, 12 dicembre 2011 @20:18
Lisa,Lisa che mi combini....il piumino corto e viola qui lo portavano le signore_bene lo scorso anno e i leggings li portano le liceali !
Giusy d\'antan | Lunedì, 12 dicembre 2011 @13:32
Lisa, hai fatto bene a riciclarlo, il tuo articolo frizzantino, mi è piaciuto davvero. Anch'io come la prof.ho sempre la tentazione di appuntare una spilla sul risvolto della giacca. Ultimamente resisto, ma non troppo: A volte la piazzo al posto dell'ultimo bottone della camicetta. Orrorre, Orrore!
Anch'io ho un usatissimo piumino nero, sono riuscita a trovarlo con impunture (si chiamano così?) diagonali che impediscono l'effetto "omino Michelin" salvifico, nel mio caso, visto che a mala pena raggiungo la statura di Jessica Parker versione d'antan... Eh sì, giornate grigie, tendenti al nero fumo, direi. Chissà se i bocconiani che già sono nati con la scienza infusa raddrizzeranno questa povera Italia degli ervasori ostello?
ilaria quarteroni... | Domenica, 11 dicembre 2011 @16:43
Ogni volta che ho la possibilità di narrare,di leggere fiabe:mi sento felice.Mi sembra di nutrire e di nutrirmi di sostanze che fanno bene anche al mio corpo.grazie a tutti coloro che gustano quei momenti così unici e speciali e che mi dicono "daiiiiii ila,ancora una volta!".
mi rigenera l'incontro con l'altro che è diverso da me .credo che a volte un buon maglione può tener caldo,ma il calore umano e animale non può essere sostituito.ah!anche la parola scritta riscalda.Grazie a tutti voi,che riuscite a scrivere pensieri così speciali e ricchi di idee che danno possibilità di rinnovamenti! NON METTErò il piumino con i leggings. ora chiedo aiuto per le scarpe,non ci azzecco quasi mai! grazie ila in attesa di Santa Lucia.
Domenica, 13 novembre 2011 @11:05
Conoscete lo stile "stamattina mi sono vestita a occhi chiusi"? Particolarmente popolare nelle mattine di freddo, quando tutto si vorrebbe fuorché uscire di casa (e doverci rimanere fino a sera: ma chi ce la fa fare di essere donne multitasking?). Eppure - così almeno sostiene un’amica stilista, e se lo dice lei c’è da crederci – è uno stile che funziona. Si chiudono gli occhi e si mixa il pois con il tartan; ma anche i materiali: pizzo, tweed e maglia...
Poi c’è lo stile cupcake. Avete presente i dolcetti americani iper-decorati che piacciono tanto anche in Italia? Eccoli in versione moda: micro-abiti zuccherosi, magari in tutte le sfumature del rosa, o con pizzi (tagliati al laser però). Non li amo, anche perché ai cupcakes (belli da vedere ma immangiabili) preferisco i marrons glacés e i macarons parigini.
E infine c’è lo stile raffreddore. Quello per cui usciremmo di casa solo avvolte in un maglione oversize e tricottato, con sopra una sciarpona, anzi – possibilmente - un plaid. Uscire di casa? Che dico. Con il raffreddore, di casa non usciamo proprio, ci si avvolge in una coperta, e si legge un libro finché ci si chiudono gli occhi. Il massimo dello sforzo è giocare con l'iPad, su cui sto lasciando tutte le mie ditate cercando di capire come funziona. (E su cui ho seguito in diretta la fine - speriamo - dell'era bunga bunga, anche in quanto look moda, spero). Già, sono finalmente proprietaria di un iPad! Ora posso felicemente girare per il mondo con bagaglio leggero, quando mi deciderò a uscire dalla mia coperta cocoon, s'intende. Questo, comunque, è il look che ho adottato questo weekend. Consiglio!
Il look "stamattina mi sono vestita a occhi chiusi" è un’idea buffa di Patrizia Pieroni, stilista romana: http://www.patriziapieroni.it/
ilariaquarteroni | Lunedì, 14 novembre 2011 @05:18
...il tatto e l'olfatto ci guidano nelle scelte,anche dei vari indumenti. un lieve soffio d'autunnovembrino,ci sia gradito.iaiaq
Aria | Domenica, 13 novembre 2011 @20:06
Il look a-occhi-chiusi è un pò come dire: siamo alla frutta.
Non mi piace e mi sembra solo l'ennesima trovata per chi manca di fantasia. D'altra parte non è nemmeno una novità, basta pensare al grunge...
Però, si sa, basta cambiare nome e sembra tutto nuovo :-)
ilariaquarteroni | Domenica, 13 novembre 2011 @19:05
mi piace l'abbigliamento "a cipolla"...oggi mi sento cipolla! un avvolgente abbraccio color cipolla dorata.una buona settimana di.. salute a tutti !snif........ilaria
Giusy | Domenica, 13 novembre 2011 @15:58
Bella la tripletta, sono veramente abile nello scrivere e nel postare. (eccesso di autostima?)
Giusy d\\\'antan | Domenica, 13 novembre 2011 @15:56
ciao, Lisa. Come mi piacciono e mi divertono i tui articoli leggeri come piume ma con uno spillo conficcato tra le parole. Non vado oltre, non voglio infierire anche perchè non siamo ancor bene sicuri di come andremo a finire. quasi una rima amore-cuore come ha scritto qualcuno in questo blog, ma oggi mi sento molto ...lirica. Tornando all'abbigliamento, io, data l'età, non uso il forcone, tento pericolosamente a vestire quasi sempre gli stessi abiti, con aggiunte varie che li rendono portabili. Sai cosa mi dicono le signore più o meno amiche? Come sei chic! e non sanno che riesumo reperti archeologici dal pozzo di San Patrizio (il mio armadio- guardaroba) Ad majora! non è brocardo ma mi viene spontaneo questo augurio pieno di incertezze...
annetta | Domenica, 13 novembre 2011 @14:09
Simona, una mia simpaticissima ex collega, diceva sempre:"stamattina mi sono vestita col forcone" nel senso che infilava il forcone nel mucchio dei vestiti accumulati nell'armadio (o fuori..) e quel che ci restava attaccato se lo metteva. Il risultato in effetti era a volte un pò improbabile ma la travolgente simpatia del soggetto compensava pienamente le carenze di look...
Sabato, 22 ottobre 2011 @09:18
Già la parola ci accarezza: velluto. Certo, ci sono altri tessuti che ci scaldano e ci fanno sognare: cachemire, ovviamente, e poi lana, ciniglia, e tarlatana (chi ha letto "Piccole donne" sa di cosa parlo: l’abito da sera delle sorelle March). Ma il velluto ha un che di… vellutato, appunto. E’ uno dei pochi tessuti che vien voglia di accarezzare, quasi aspettandoci che faccia le fusa, come un gatto.
Per questo le amanti del velluto (io tra queste) sono contente: perché quest’autunno, pare, torna di moda. Con, new entry, incredibili accessori, che però mi lasciano un po’ perplessa. Che dire ad esempio delle décolleté in velluto, che hanno addirittura, oltre al fiocco, un tacco a spillo fatto di strass? O gli altissimi sandali da sera, e persino gli occhiali con montatura velvet? Ma poi per fortuna ci sono le borse, a cominciare dalla riedizione di un classico anni Sessanta, il bauletto trompe l’oeil disegnato da Roberta di Camerino. (Ricordate la mia storia di una borsa?).
E poi ci sono soprabiti, cappottini leggeri, micro-abiti. E persino un ritorno: i tailleur pantalone vagamente anni Ottanta. Con blazer di velluto, indossato dalle solite celebrities: ad esempio, Liz Hurley. Un attimo. Ho detto giacca di velluto? Non posso crederci. E’ da una vita che tento di convincere una mia amica a buttare via quelle giacche di velluto anni Ottanta che continua a tenere nell’armadio. Ma a quanto pare, ha ragione lei.
Questo è, molto rimaneggiato, un articolo di moda che ho scritto per Grazia. (A proposito: se cliccate sulla parola "moda", trovate altri miei pezzi pseudo-fashionisti in archivio. Vellutati o quasi). Io comunque nell’armadio ho ancora dei vellutati, morbidi, larghi pantaloni color verde petrolio e color melanzana, un piacere da indossare. E un micro-abito, che porterò anche quest’anno, con i leggings sotto. Ormai mi sono convertita ai leggings, chi l’avrebbe mai detto!
stefania | Domenica, 23 ottobre 2011 @17:30
ho amato da morire un vestito di velluto rosso, mi stava a pennello!!
chissà dove sarà ora?
annetta | Domenica, 23 ottobre 2011 @09:41
"She wore blu velvet..." bella canzone e film molto sensuale...A me il velluto evoca certi ambienti dannunziani degli anni 30, i velluti damascati di divani, letti a baldacchino, tendoni sovrabbondanti.Per l'abbiglialmento non so...lo trovo un pò dandy; però l'abitino di velluto con i leggins, piace, lo voglio anch'io!! :-)))
Aminta | Domenica, 23 ottobre 2011 @00:13
Indossato!!!
Aminta | Domenica, 23 ottobre 2011 @00:11
Il velluto ha un suo fascino, è vero: come poter dimenticare Rossella O'hara che si inventa un abito elegante con vecchie tende polverose? accade solo nei film americani. La mamma mi raccontava che in piena guerra (la seconda) si rivoltavano i cappotti, ovvero, con l'aiuto della sartina ,si utilizzava il rovescio della stoffa. Il velluto è bello, delicato, si fa presto a sciuparlo e, secondo me, va indosato a piccole dosi.
carla | Sabato, 22 ottobre 2011 @17:41
Il velluto seconde me è tornato di moda perchè ci dà sicurezza, perchè sa di quando eravamo piccole ( ma ve li ricordate i pantaloni di velluto a coste larghe che si usavano negli anni settanta?) perchè sa un po' di indignados ( come dimenticare lo stereotipo dell'intellettuale con la giacca di velluto ?) e poi sa di romantico e determinato ( Rossella Hoara(?) che strappa le tende di velluto verde , l'ultima ricchezza, per farsi un vestito per andare a trovare, e chiedere soldi, a Ret?)
Meno male che a volte ritornano !!
Domenica, 25 settembre 2011 @11:09
Ve la butto lì. Il clou della moda a Milano, quest’anno, è stata l’apertura della mostra di Artemisia a Palazzo Reale. Forse perché, tra un appuntamento fashion e l’altro, è stato un sollievo ritrovarsi davanti alle tele sontuose e violente di Artemisia, la grande, battagliera, appassionata, ora ritrovata pittrice del Seicento. Broccati e velluti, capelli scarmigliati e sparsi delle Maddalene o acconciature preziose come le Susanne, e accessori un po’ osé come le teste mozzate di Oloferne in mano alle sue Giuditte (sì, sono forse i suoi quadri più famosi: che riecheggiano, per alcuni, il famoso processo per stupro di cui fu ahimé protagonista; sicuramente, in quelle teste di uomini tagliate, c’è una rabbia e un desiderio di rivalsa contro il mondo e le regole degli uomini; una rabbia potente che diventa arte).
E il pitonato cosa c’entra? C’entra, c’entra, perché è il pitonato il nuovo animalier. Già, non più maculato o ghepardato: con grande mio sollievo, e sollievo soprattutto di Stella, la protagonista del mio Glam Cheap, che soffre, come sapete, di Allergia Animalier. Arrivano invece quest’autunno borse, scarpe, persino abitini e impermeabili in tutte le varianti serpentesche e rettilesche, anche fake (i primi esemplari li ho visti all’evento glam cheap della settimana, ovvero il party Vuitton alla Triennale). E scommetto che Artemisia, uscita da Palazzo Reale, sarebbe entrata da Prada, per comprarsi un paio di quegli incredibili stivali pitonati esposti in vetrina.
Per camminare ardita per le strade di Roma o di Londra, nonostante la testa splatter di Oloferne in mano, avrebbe preso lezioni di tacchi da Sarah Jessica Parker, che vediamo in azione nel nuovo "Ma come fa a far tutto?". Il film ahimé è poco romantico e poco emozionante (a differenza del libro, un cult per tutte le mamme lavoratrici); tranne che per due particolari geniali: la capacità di SJP di camminare nella neve con i tacchi altissimi (se solo avesse avuto sottomano quei capolavori pitonati!), e un commento dell’amica del cuore, al sospetto carteggio via mail con il suo capo: "se ti firmi XO, è come se gli dicessi penetrami". (Il giorno dopo mi è arrivato un messaggio firmato XO e sono sobbalzata sulla sedia).
A proposito di Sarah Jessica Parker. Mentre bevevo un caffè a Palazzo Reale, prima del vernissage della mostra, ho assistito a questa scenetta encomiabile: bella donna bionda, taccatissima, tatuata chic, che parlava appunto del film (l’opening night era stata la sera prima) a una piccola corte di astanti glam cheap, dichiarando "è un modello per tutte noi mamme lavoratrici"… L’ho guardata perplessa: non sembrava proprio un esempio di trafelata mamma lavoratrice; più che altro, per usare una parola vintage, una soubrette. E infatti era Michelle Hunziker, incongrua testimonial della mostra di Artemisia, poi fotografatissima in conferenza stampa.
Che dire? Non so se Artemisia sarebbe stata d’accordo. Credo neppure la regina del red carpet, ovvero SJP. Forse Artemisia le avrebbe tirato qualcosa di pitonato addosso. Comunque, se siete a Milano, non perdetevi la mostra: Artemisia vi aspetta, fino alla fine di gennaio.
http://www.mostrartemisia.it/
esnoaffpl | Giovedì, 29 marzo 2012 @19:10
bVcVqm gtrgzdainkor
qlbdoo | Giovedì, 29 marzo 2012 @08:53
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Jasmina | Mercoledì, 28 marzo 2012 @18:24
"Though I look old, yet I am strong and lusty; for in my youth I never did apply hot and rilubleoes liquors in my blood; and did not, with unbashful forehead, woo the means of weakness and debility . . . ; however, after seeing the distillery and the Ridge take shape, I shall change my ways!!
LISA | Mercoledì, 28 settembre 2011 @13:38
Perché le scarpe no? Era comunque una donna; e certo, nel Seicento non erano così "shoes-addicted", ma a giudicare dai quadri i vestiti le piacevano molto...
Cristina | Mercoledì, 28 settembre 2011 @12:39
@ Farfalla: va be' determinata, caparbia e ribelle... avrebbe strozzato il pitone ma certo non sarebbe stata così snob da farci delle scarpe.
Ma, a parte questo dettaglio, il nocciolo della questione era un altro.
Farfalla | Martedì, 27 settembre 2011 @18:24
Non ho l'impressione che Artemisia fosse dotata di sana semplicità. io la vedo come una donna complicata e così vedo la sua arte pittorica. Per l'epoca in cui è vissuta, vedo una persona di straordinaria fermezza, ribelle e autonoma. Forse avrebbe strozzato il pitone e ne avrebbe fatto delle belle scarpe...
Cristina | Martedì, 27 settembre 2011 @11:25
... come mescolare sacro e profano.
E forse leggendo Artemisia, dotata di una sana semplicità oltre che di intelligenza pratica, rifiutando tale sfoggio di snobismo, si rivolterebbe nella tomba, col solletico alle dita per la voglia di inforcare una forbice e fare a pezzettini il pitonato, nonché quell'insipida pellicola (chissà come mai tutto ciò che si rivela mediocre, fa moda...) e la sua assurda protagonista.
Le mamme lavoratrici sono ben altro...
Fiorenza | Lunedì, 26 settembre 2011 @00:10
Ma Simona! le chiami arrampicatrici sociali quelle che cavalcano il cavaliere e non il cavallo? Artemisia mi aspetta, con i suoi dipinti ambigui, tipo Susanna e i vecchioni. Anche Giuditta con la testa di Oloferne non è male.
Simona | Domenica, 25 settembre 2011 @20:03
Cara Autrice, solo tu potevi mettere insieme Artemisia con S.J.P. passando per i tacchi pitonati della settimana della moda! La sottoscritta tra le due sceglie ad occhi chiusi l'Artemisia, primo perchè era una pittrice, secondo perchè era una vera tosta. La S.J.P., mi perdonino le fans, che incarna al cinema i deliri delle mamme in carriera, mi annoia un po'. Molto meglio l'Artemisa soprattutto di questi tempi dove sulla stampa le donne o sono solo madri (in tutte le declinazioni) o arrampicatrici sociali sulla via del Cavaliere. Personalmente gradirei leggere di esempi più interessanti.
Lunedì, 5 settembre 2011 @08:52
"Ho dormito sulla sabbia delle dune, sul fieno delle stalle, sul muschio, sugli aghi di pino, sotto tende, nello stadio di Delfi e nel teatro di Epidauro, sull’impiantito delle sale d’aspetto, in vecchi letti a baldacchino, in grandi letti di campagna alti su tavole, e su balconi, su panchine, su tetti. Ho dormito tra braccia d’uomini".
(Simone de Beauvoir)
Nelle braccia di chi mi ha amato.
Con il Buongiorno di oggi riprende la "daily poetry": che, novità dell’autunno, potete ricevere ogni mattina via Twitter! Come mi sento telematica…
Un'altra novità: da oggi, cliccando sul nome dell'autore dei versi o della citazione, troverete direttamente in archivio tutti gli altri Buongiorno collegati. Oggi, quindi, troverete gli altri post con frasi sforbiciate da Simone de Beauvoir (questa è da "I mandarini", Einaudi). Troverete in archivio non solo poesia e libri, ma, ovviamente, anche moda!
LISA | Mercoledì, 7 settembre 2011 @19:10
SHARON e ANNETTA: grazie! Ma il merito non va all'Autrice, che è solo una casalinga telematica, bensì al ragazzo dell'agenzia web che adesso sto tormentando per nuove novità!
ANNETTA | Mercoledì, 7 settembre 2011 @12:20
CONCORDO PIENAMENTE CON SHARON: IL LINK SULL'AUTORE E' GENIALE... Lisa sei trrrooooppppo telematica per gli standard degli umanisti :-)) Grazie, i tuoi buongiorno raddrizzano spesso anche le mie di giornate!
ANNETTA | Mercoledì, 7 settembre 2011 @12:16
LISA: vale...vale, eccome se vale :-))) eravate partiti con l'igloo e siete arrivati con la brandina militare...ebbeh non è un'avventura romantica e memorabile?? 50 punti a te e al consorte!
LISA | Mercoledì, 7 settembre 2011 @10:21
NINA E TUTTE VOI CHE AVETE SCRITTO, comprese le nuove arrivate come ROSANNA che mi stampa per le colleghe (fantastico!): che bello chiamare il "Buongiorno" una pillola della felicità... Speriamo che funzioni! Anche e soprattutto per chi, come STEFANIA, cerca nuove braccia che la stringano e una nuova strada.
LISA | Mercoledì, 7 settembre 2011 @08:52
CARLA: io ho dormito in una scomoda branda dell'esercito americano perché il romantico hotel nell'igloo di ghiaccio, prenotato in Groenlandia per festeggiare il 40 anni del Consorte, si era sciolto la sera prima del nostro arrivo! Vale lo stesso?
Sharon | Martedì, 6 settembre 2011 @23:18
Il fatto di trovare archiviati i post dello stesso autore cliccando sul nome è una G E N I A L A T A !!!!
come sempre, grande Lisa! un bacione
Giusy | Martedì, 6 settembre 2011 @13:27
Già che ci sono! mah io tanta invidia per la raffinata e inquietante Simone proprio non ce l'ho e non solo oggi, dall'alto della mia età. Però ho dormito, anzi, abbiamo dormito in un grande letto in un rifugio sul Gran Paradiso, gentilmente offerto dai gestori perché non potevamo più tornare a valle. Bei ricordi, un po' sbiaditi. Il materasso era di paglia, suppongo, quindi poco silenzioso. Ma abbiamo fatto sogni d'oro.
KIA | Martedì, 6 settembre 2011 @11:08
ciao lisa bentornata :) e bentornati i tuoi buongiorno..quanto mi sono mancati..
annetta | Martedì, 6 settembre 2011 @10:29
Quanta sana invidia per Simone che ha potuto condividere con i suoi uomini momenti cosi romantici ed intriganti! Non so voi, ma io trovo che sia sempre più difficile coinvolgere gli uomini del nostro tempo in situazioni anche di poco fuori dal comune. Con la storia che più o meno abbiamo tutti una casa e un letto comodo (o al massimo un albergo) e lì e solo lì che si combina qualcosa.... o sono cascata male io??
Buona giornata a tutte!
stefania | Martedì, 6 settembre 2011 @07:54
finalmente torno a leggere le piccole pillole poetiche, che mi fanno stare bene, e spesso mi indicano la strada da prendere o mi riportano ricordi dimenticati!.
le braccia che mi hanno fatto dormire un sonno pieno d'amore, se ne sono andate,non credo che torneranno.
potrei disperarmi, ma non lo farò, devo pensare a volermi bene
Sognatrice Vale | Lunedì, 5 settembre 2011 @16:23
Finalmente! Non vedevo l'ora di tornare a leggere queste poesie ... =) Bentornata Lisa ... mi sei mancata! PS: bellissima la poesia di oggi =D
Carla | Lunedì, 5 settembre 2011 @15:34
l'estate è appena finita, ma vogliamo parlare di tutti gli altri luoghi in cui abbiamo dormito amate?Per me appartengano al passato ma quando ho dormito abbracciata al mio lui sotto un temporale meravigliosa e paurosissimo sulla costa atlantica...
Anonimo | Lunedì, 5 settembre 2011 @11:35
Quando vedo in ufficio circolare il "city" mi affretto subito a chiederlo in prestito solo per poter leggere il suo "buongiorno" . Poi mi riscrivo il testo e lo stampo alle mie colleghe di stanza .Ho dormito nelle braccia di chi mi ha amato e di chi ho amato e ricordo che e' stato bellissimo. il mio indirizzo di posta e' rosannazingaretti1@virgilio.it e sono su facebok grazie
Nina | Lunedì, 5 settembre 2011 @11:27
yeah! Bentornata pillola della felicità
Antonella | Lunedì, 5 settembre 2011 @10:07
Bentornata Lisa e bentornate tutte noi!
Che bella novità leggere tutti i Buongiorno dello stessso autore.
Quando ci si addormenta tra le braccie dell'uomo che ami, ogni posto è meraviglioso, comodo e romantico.
Buon settembre a tutti.
Antonella
Venerdì, 26 agosto 2011 @09:58
Non preoccupatevi: non lo sapevo neppure io, almeno fino a ieri, quando un’amica è tornata da un viaggio in Alaska. E, prima ancora di parlarmi di ghiacci, mi ha detto: mi sono comprata una sciarpa di qiviut, lo sai cos’è, vero? E no, non lo sapevo. Così lo racconto anche a voi: è la costosissima lana di bue muschiato, pare ancora più fine del cachemire, che in Alaska viene tricottata dalle donne inuit. L’amica, che è sempre abbastanza basita di fronte alle mie esternazioni-moda (di professione è un’arpista, proprio così, suona l’arpa in un’orchestra), mi ha poi precisato: mentre compravo la sciarpa pensavo, vuoi vedere che stavolta riesco a stupirti? E’ riuscita. Forse, ma forse, potrebbe stupire persino Ines de la Fressange.
Avedon | Martedì, 30 agosto 2011 @11:15
"QUIVIUT"????
che cos'è? una cosa che si mangia?
una malattia infettiva?
un insulto in dialetto bergamasco?
scherzo!!!
Aminta | Lunedì, 29 agosto 2011 @22:43
Anche gli Sforza... buona notte...
Aminta | Lunedì, 29 agosto 2011 @22:15
Ho un'esagerata passione per le scarpe e la segnalazione di Simona mi è gradita. anche l'accenno alla pianella di Beatrice d'Este! Visconti, Este e Gonzaga...Rinascimento privato o quasi.
LISA | Lunedì, 29 agosto 2011 @18:10
Grazie, SIMONA pasionaria. Mi piace la pianella di Beatrice d'Este: la pantofola della duchessa rinascimentale, da romanzo!
Simona | Lunedì, 29 agosto 2011 @15:28
Sapendo che l'Autrice ama smodatamente le scarpe, come credo molte di voi, spero di farvi cosa gradita raccontandovi del "Museo Internazionale della calzatura Pietro Bertolini" collocato nel Castello Ducale di Vigevano. Vigevano è stato il più importante distretto calzaturiero d'Italia e lo è stato dal 1392 quando abili artigiani confezionavano le calzature per le donne della famiglia Visconti-Sforza. E infatti al Museo troverete la pianella del 1495 appartenente sembra a Beatrice d'Este sposa di Ludovico il Moro. Ma la scarpina è in ottima compagnia: il museo infatti possiede ben 400 calzature arivate nelle stanze ducali attraverso tantissime donazioni disposte in 4 sale e una galleria. Lungo il percorso storico potete trovare le scarpe appartenute a personaggi storici e a star del cinema, ma anche una sezione antropologica oltre naturalmente ad alcune curiosità come la scarpa dal tacco a spillo anti paparazzo. Se amate le creazioni di Blanhik, McQueen, Zanotti, Lagerfeld, Pollini, Laoboutin non potete mancare di fare una scappata e se siete troppo lontane www.museodellacalzatura.jimdo.com. Il prossimo appuntamento sarà il 17 settembre con la mostra sugli stivali dedicata al 150esimo dell'Unità d'Italia.
stefania | Lunedì, 29 agosto 2011 @08:11
appena tornata dalle vacanze, ritrovo intatto questo piccolo mondo, spero che mi tenga compagnia per tutto l'inerminabile anno lavorativo che mi accingo a riprendere,,,con grande fatica!
LISA | Lunedì, 29 agosto 2011 @07:59
SARA, ma mi dai lei lei? Aiuto! E visto che ci sei, raccontami anche qualcosa in più di te... Ad esempio, da che città mi scrivi (e mi appendi in camera)?
salve :) | Lunedì, 29 agosto 2011 @02:19
salve,l'ho cercata su twitter e poi son arrivata su questo sito (che comunque conoscevo già) aaaah,adoro la sua rubrica sul CITY,ho ritagliato mille sue frasi dal giornale per appendermele in camera :)
ps.per quanto la cosa possa risultare irrilevante mi chiamo Sara e ho 17 anni . :)
LISA | Domenica, 28 agosto 2011 @22:16
MARY, che bello. Ma qual'era la poesia? E non hai voglia di raccontarmi come quei versi abbiamo salvato il tuo amore?
non e\\\' x il qiviut | Domenica, 28 agosto 2011 @15:05
mi sono dimenticata ti lascio la mia email marinella.benzoni@yahoo.it grazie,di cuore Mary
non e' x il qiviut | Domenica, 28 agosto 2011 @15:03
Non ti conoscevo,ma ho trovato poche righe di 1 tua poesia non ricordo ne' dove ne' quando.Ma,quelle poche righe forse salveranno il mio rapporto con il mio Amore di sempre(25 anni insieme).Volevo ringraziarti con tutto il cuore
Martedì, 23 agosto 2011 @09:26
C’è una cosa che invidio a zia Mame, la deliziosa, capricciosa, superchic zia anni Trenta che ho ritrovato adesso nelle sue nuove avventure, "Intorno al mondo con zia Mame" (pubblicate appena in tempo per le letture estive da Adelphi, e meno male). C’è una cosa, dunque, che le invidio, anzi sei o sette: le valigie con cui viaggia intorno al mondo, con il riluttante, simpatico e viziato nipote. Un paio sono di coccodrillo, che in caso di viaggio a bordo di uno yacht vanno messe in cabina; le altre, bauli o borse di tela, nella stiva, per favore. Valigie fondamentali nella vita di una signora chic, che la precedono sempre, anche quando tenta di andare in Rolls Royce (con autista) persino nella Russia comunista: ma lì l’autore, l’esilarante Patrick Dennis, le concede un solo bagaglio per la surreale comune agricola. Peccato che sia un baule fatto su misura da Gilmore (una specie di Vuitton americano, che forniva ai ricchi clienti valigie degne del Titanic), e per di più "ben protetto da una copertura di tela cerata, decorata dalle etichette degli hotel di lusso d’ogni parte del mondo". Che dire? Beata lei. Non so come se la caverebbe oggi, zia Mame, dovendo stivare tutto in un trolley. E trascinarselo, per di più. Io, che non sono zia Mame, non vivo negli anni Trenta, e soprattutto non ho una Rolls Royce con autista a disposizione, sono però testarda, e continuo a non dotarmi di valigia-con-rotelle. Sono così brutte! Così poco chic! (E così comode, lo so).
E’ che spero sempre di trovare qualcuno che me lo porti, il mio borsone pesantissimo, quando non viaggio con Consorte che si trasforma in riluttante sherpa. Zia Mame, beata lei, troverebbe di sicuro un aitante ammiratore-sherpa anche nel deserto, dove peraltro si presenta così agghindata, per una gita sul Nilo: "Sahariana di lino bianco, gonna pantalone, stivali e casco coloniale avvolto in trenta metri circa di chiffon arancio. L’effetto era devastante: una via di mezzo fra l’avventuriera e la diva del muto". Completa il look un frustino da amazzone, eppure non le basterà per farsi obbedire dalla cammella Fatima, e si perderà nel deserto, lei e i trenta metri di chiffon.
No, decisamente non ce la vedo con un trolley. E quindi mi consolo, io che al trolley non mi voglio convertire, e trascino la mia valigia/sacca/borsone per areoporti e scale mobili, sognando un autista con Rolls Royce.
Per chi ama Zia Mame, e quel sense of humor meravigliosamente vintage, due consigli di lettura, anzi tre: "Diario di una lady di provincia", di E.M. Delafield e "Un giorno di gloria per Miss Pettigrew" di Winifred Watson, entrambi Neri Pozza; e "La signora Harris", Paul Gallico, Frassinelli. Come direbbe zia Mame, j’adore!
A proposito, cliccate qui per altri post di moda!
annetta | Venerdì, 26 agosto 2011 @09:56
@LISA, ref trolley: io e le mie amiche abbiamo decretato che il trolley fa parte di quella parte dei diritti dell'uomo che vengono acquisiti dopo i 40 anni :-)) Banditi zaini e borsoni, che faranno anche molto Globetrotter ma ti garantiscono il colpo della strega per la prima settimana di vacanza. Un piccolo suggerimento per far pace con il trolley in mancanza di "personal sherpa": vuoi mettere il portamento di una signora che accompagna delicatamente il suo trolley al check in ondeggiando su tacco 10, e quello di un'altra che si carica il borsone in spalla e arranca sudata all'accettazione per sentirsi dire che deve imbarcarlo dall'altra parte dell'aeroporto perchè si tratta di un "bagaglio speciale" :-)))) Personalmente..."ho già dato"... :-)))Buona giornata!
LISA | Giovedì, 25 agosto 2011 @16:06
ANNETTA: mi sono ben guardata dal leggere l'epistolario di Simone de Beauvoir; ho leggiucchiato solo le frasi che l'amica aveva sottolineato. Ma ho riletto il capitolo dei "Mandarini" dove racconta del suo amore per Nelson Algren e, per la prima volta in vita mia, mi sono interrogata sul perché del suo turbante. Un modo chic per risolvere il problema molto anni Cinquanta di "non sono andata dal parrucchiere"? Aiuto, come si vede che sono diventata, malgré moi, una giornalista fintoglam. A vent'anni non me lo sarei mai chiesto.
annetta | Giovedì, 25 agosto 2011 @15:19
@giusi, ricevuto :) risposta in arrivo by return...
Anch'io sono assai incuriosita dall'epistolario di Simone de Beauvoir ma mi domando: dove mai troverò il tempo e l'energia di leggere tutte le chicche che ci propone Lisa? Ahime...e ci spostano pure la pensione a 65 anni...ce la potrò mai fare?? SIGH :-((
Giusy d'a. | Giovedì, 25 agosto 2011 @10:51
ma sì! un po' di leggerezza non guasta. sono d'accordo con Annetta che spero abbia ricevuto la mia mail, se le onde elettromagnetiche hanno fatto il loro dovere.
Mi è piaciuto il triplo salto moolto acrobatico di Lisa, quindi mi sono tuffata nel viola del suo blog "globish" ma con il mio survival level mi ci sono volute due attente riletture: ne valeva la pena. Ho avuto l'impressione che su quell'isoletta incantata aleggi un'atmosfera romantica...l'esistenzialismo lo si lascia alla letteratura, nevvero? Attendo le altre puntate con un certo interesse.
LISA | Mercoledì, 24 agosto 2011 @18:12
ANNETTA e CRISTINA: faccio un salto triplo, e passo da zia Mame in abiti anni Trenta, al turbante anni Cinquanta di Simone de Beauvoir. Ma lo trovate solo sulla parte globish del blog. Invece della Friday Poetry, un post di... Bookish Wednesday? Seguiranno altre puntate, in English only! Se il vocabolario regge. Per i miei lettori globish (e non solo).
annetta | Mercoledì, 24 agosto 2011 @16:08
@cristina - Mamma mia..che livore esagerato... alla fine zia Mame è solo un innocuo personaggio letterario-cinematografico creato da una brillante penna e messo in scena da un'altrettanto brillante attrice per farci sorridere e sognare un pochino:-)). Lo sappiamo bene tutte che nessuna di noi va al lavoro la mattina su tram affollati e puzzolenti con sciarpe di chiffon e pigiama palazzo...Ma se anche ci ritagliamo qualche momento per disquisire di frivolezze tra donne che male c'è suvvia??? Un pò di leggerezza...
LISA | Mercoledì, 24 agosto 2011 @09:38
CRISTINA: snob, certo, è il suo bello! Ma molto lontana dall'essere una zitella, la nostra amata/odiata zia Mame...
Cristina | Mercoledì, 24 agosto 2011 @07:07
Che orticaria questa Zia Mame!
Puzza di snobismo, tra l'altro malcelato dietro quella tanto recensita e decantata ironia che io - incapace di scindere l'insieme - trovo soltanto irrimediabilmente irritante.
Così, se mi soffermo un attimo in più non vedo che fregnacce.
L'odore acre di una vecchia zitella imbellettata completamente fuori tempo massimo. Nonché la vuota superficie di un mondo lontanissimo da quella che è la realtà - molto meno glamour - delle donne che affollano autobus, tram, uffici e stanze accaldate e disordinate.
Lo sproloquio borghese così ben dissacrato dalla penna di Jane Austen.
Snobismo. O lo si ama o lo si odia.
elvira seminara | Martedì, 23 agosto 2011 @18:22
Chi non è afflitto dall'increscioso (ma crescente) dilemma tra bagaglio minimal e baule da viaggio ? Scelta sentimentale, ma soprattutto muscolare. Delizioso pezzo, Lisa...Sapessi quante cose vorrei aggiungere qui, ma poi si rompono le serrature ! un grande abbraccio. E buon viaggio sempre !
elvira seminara
anna maria | Martedì, 23 agosto 2011 @17:18
nonostante la terribile afa milanese....nell'unico pomeriggio libero ...visita alla feltrinelli e ovviamente all'esselunga
Simona | Martedì, 23 agosto 2011 @16:22
Ma Lisa, non sapevi che nei primi anni 2000 le "trolley-girls" erano le ragazze che andavano in Costa Smeralda alla corte di un ex parrucchiere impelagato con l'Arcore-sex gate? In quel periodo leggevo "Chi" .... non uccidermi! ;-)
smilla | Martedì, 23 agosto 2011 @12:22
amo zia Mame!
maria | Martedì, 23 agosto 2011 @11:52
allora sei tu la fortunata??????????
magari a Natale invece del trolley ti regala un viaggio all inclusive.............
LISA | Martedì, 23 agosto 2011 @11:41
MARIA: felice direi proprio di no. Dici che a Natale mi regala un trolley? VALENTINA: a 3000 metri, sul bordo del precipizio e della paura, insieme. Una bella immagine di tutto quello che è l'amore e la fiducia. (Anche se non posso fare a meno di pensare a come si sarebbe vestita zia Mame!). MIRCEA: un unico coup de coeur, anni fa, per un trolley con foglie colorate e stilizzate della londinese Orla Kiely; ma alla fine ho rinunciato. Forse non era vero amore...
maria | Martedì, 23 agosto 2011 @11:11
Ma scusa il tuo Consorte è felice di essere considerato un "SHERPA"
da te? Se si sei proprio fortunata il mio mi avrebbe già ribaltata
ps.
magari stavolta mi degni di una risposta......grazie
valentina | Martedì, 23 agosto 2011 @10:20
e ...Lisa...bentornata !!!
valentina | Martedì, 23 agosto 2011 @10:19
la mia valigia di questi mesi è stato lo zaino da escursione, bello pesante, pieno di polvere e sudore, di frutta secca e scorte d'acqua che finiscono troppo presto, di 'paninisoletta' che non si mangiano. E, soprattutto, il mio compagno di banco dell'Università che mi bacchetta su come respirare, camminare, che mi segue passo dopo passo, senza perdere la pazienza, anzi, sorridendo ancora, dopo tanti anni, della mia gelosia, dei miei finti, affettuosi moti di stizza, che mi porta a quasi 3000 metri, sul precipizio, ad affrontare la paura, qulla profonda, atavica e le delusioni...
Mircea | Martedì, 23 agosto 2011 @09:41
Ciao Lisa, ti assicuro che ne fanno di bellissimi: molto simili ai bauli d'antan e chiccosissimi!
Domenica, 24 luglio 2011 @09:55
Certo, soprattutto se è di Dior! Questa è la morale di un lievissimo bestseller anni Cinquanta: "La signora Harris", di Paul Gallico, ora pubblicato in Italia da Frassinelli. E come non tifare per Mrs Harris, proletaria domestica inglese, che si innamora di un improbabile abito di Dior, un abito da sera splendido e sontuoso che sicuramente non metterà mai, e risparmia finché riuscirà ad andare a Parigi, per ordinarlo direttamente alla "maison"? Nonostante la brutta copertina (peccato!), è un libro che fa sorridere: e piacerà alle fan di "Zia Mame".
Ma forse sono io che, giornalista fintoglam, da quando scrivo di moda vedo abiti e scarpe ovunque, una pericolosa perversione. Ne parlo a chi intervisto, anche se è un’artista superstar, vedi Anish Kapoor, o scrittori, come Andrew Sean Greer (trovate le interviste, con loro che perplessi rispondono alle mie domande-guardaroba, qui sul blog: il 12 giugno 2011 e il 30 luglio 2009). Non solo. Inciampo in abiti e scarpe anche dentro le pagine dei libri che leggo.
Con "Passione Vintage" (Leggereditore) però è stato facile. Non aspettatevi troppo: è un libro semplice, un post-chick lit. Eppure fa venir voglia di innamorarsi: non solo di uomini, ma di abiti. Perché la protagonista è una ragazza inglese che apre un negozio di vintage, e la seguiamo mentre si innamora (c’è una storia d’amore, certo), e soprattutto mentre compra e vende vestiti meravigliosi. Che, in ogni bottone o zip, nascondono promesse e segreti.
Anche l’autrice, Isabel Wolff, ha un abito con un segreto, e ce lo mostra. Sono a Londra, a casa sua. Lo tira fuori dall’armadio, se lo appoggia addosso: è color ametista, di un materiale insolito e prezioso che sembra quasi gros-grain. "E’ stato cucito nell’India dell’Impero Britannico, su misura, per mia nonna", racconta. "Lei lo indossò al matrimonio di mia madre. Io l’ho messo per il lancio del libro. E lo passerò a mia figlia". Abiti vintage, abiti con una storia. "E abiti che trovano una nuova vita", dice Isabel. "Un tema che mi sta molto a cuore, perché in tutti i miei romanzi io cerco di offrire alle mie eroine una seconda possibilità, un’altra chance: che non sempre ci è concessa, nella vita". E’ la storia della giovane donna che entra in negozio cercando un "happy dress" , un abito che la renda felice: e scoppia in lacrime, raccontando che sta cercando di rimanere incinta e che è fallita l’ennesima Fivet. O l’anziana signora che vuole disfarsi di tutto il suo guardaroba, tranne un cappottino blu da bambina conservato nell’armadio: perché nasconde una storia di guerra e di Olocausto. Leggere questo libro è come curiosare in un vero negozio vintage, sentire gli abiti che parlano, in un frusciare di stoffe: una storia dietro l’altra, dai micro-vestiti di Mary Quant e Biba; agli abiti-capolavoro plissettati di Madame Grès, comprati all’asta; o i coloratissimi abiti-pasticcino dei balli scolastici anni Cinquanta, con il corpetto in raso e la sottogonna di tulle. Perché, come dice la protagonista: "Non riesco mai a guardare un capo, come questo tailleur – una giacca attillata con gonna in tweed blu scuro degli anni Quaranta – senza pensare alla donna che lo possedeva. Quanti anni aveva? Era sposata? Era felice?". E le scarpe: "Un paio di pantofole di broccato di seta degli anni Trenta, ricamate con rose gialle… Le guardo e immagino la donna che le possedeva mentre ci cammina, o balla, o bacia qualcuno".
Abiti da romanzo. Abiti che ci sembra quasi di toccare. Come quelli che ci vengono incontro in "Una moglie a Parigi" di Paula McLain (Neri Pozza), il libro poetico che dà voce a Hadley, la prima moglie di Hemingway, con cui lui visse a Parigi negli anni Venti, gli anni del jazz e delle corride. Abiti come dichiarazioni: "Indossavo l’abito di pizzo nero. Era il mio preferito in assoluto perché ogni volta mi faceva sentire un po’ come Carmen. Forse il vestito e il vino complottarono per farmi sollevare e posare la mano sulla manica della giacca di lui…". O abiti che rendono gelose: "Mi scrisse che la sera prima, a una festa, era rimasto affascinato da una ragazza in uno scintillante abito verde. Leggerlo mi fece star male. Non avevo vestiti di un verde scintillante, e in ogni caso lui non li avrebbe visti. Era a chilometri e chilometri di distanza…". Lui è Hemingway, e lei è già innamorata: "Scorsi Ernest sulla banchina, praticamente nello stesso punto in cui l’avevo lasciato a novembre. Avevo la bocca secca e uno sciame d’api nello stomaco. Era splendido con la giacca marinara color carbone e la sciarpa, e gli occhi accesi dal freddo. Scesi dal treno e lui mi abbracciò sollevandomi da terra". E poi c’è Parigi e la bohème, e un mondo dove si va a cena con Ezra Pound e Gertrude Stein. E forse non è un caso che la donna che le ruberà Hemingway è una delle prime a vestire la trasgressiva, per l’epoca, Coco Chanel: "Arrivò ad Antibes in un pomeriggio abbacinante. Indossava un abito bianco e un cappello di paglia abbinato, e pareva incredibilmente linda e fresca, un vero cono gelato". Quella donna si chiama Pauline e diventerà la seconda moglie di Hemingway. Ma a quel punto siamo già in un altro libro.
E infine siamo nel futuro, il futuro "distopico", un’utopia all’incontrario, di "Storia d’amore vera e supertriste" (Guanda). L’autore è Gary Shteyngart. Il libro non mi è piaciuto, ma gli onionskin jeans sì! Scenario: New York. Un uomo. Una donna. E gli onionskin jeans, appunto: jeans trasparenti, a pelle di cipolla, ferocemente sexy e rivelatori dei "segreti depilati", come dice cupamente Shteyngart, delle ragazze che li indossano. Jeans che però tutte vogliono, insieme agli "äppärät", una specie di versione evoluta dell’iPhone, che rivela in diretta i pensieri del proprietario… "Ho filmato il mio äppärät con il suo äppärät, mentre io mandavo giù un altro boccale di trigliceridi. Erano comparse alcune ragazze di Staten Island vestite secondo una moda rétro che mi riportava qualcosa della mia giovinezza, e avevano un’aria molto Media con i loro stivali Ugg pelosi e le bandane incastonate di strass; alcune mischiavano abiti della vecchia scuola con jeans Onionskin che aderivano fino alla trasparenza alle loro gambe sottili e ai sederi rosa e polposi, rivelandoci tutti i segreti delle loro depilazioni. Anche le ragazze guardavano dalla nostra parte, facendo scorrere su di noi i loro apparecchi". Avremo davvero dei jeans evoluti e dei cellulari che leggono nel pensiero? Forse. Ma la vera notizia, ahimé, è che non ci sbarazzeremo mai degli Ugg; anche se, nel frattempo, saranno vintage.
La traccia di questo post è un articolo moda che ho scritto per Grazia. E la risposta alla mia domanda è: sì, un abito può cambiarci la vita. Non ne avete forse uno così, nell'armadio?
LISA | Venerdì, 19 agosto 2011 @12:21
AMINTA: ops, ho scoperto che il nuovo film di Woody in Italia non è ancora uscito. Dovrai aspettare dicembre!
Aminta | Giovedì, 18 agosto 2011 @22:03
grazie Lisa Corva. Di Hemingway so qualcosa e ho letto i suoi romanzi, non tutti però. Mi manca il film di Woody. Lo cercherò
LISA | Giovedì, 18 agosto 2011 @19:30
AMINTA: oh sì, Hemingway a Parigi incontrò sia Gertrude Stein che Ezra Pound. Era un giovane scrittore americano che tirava di boxe e aveva pubblicato solo dei racconti, in cerca di consigli: quindi, avranno di sicuro parlato di libri (i suoi futuri)... Pensa che coincidenza: proprio ieri ho visto, finalmente, "Midnight in Paris", l'ultimo film di Woody Allen, dove un aspirante scrittore americano (Owen Wilson) si ritrova ad ogni scoccare della mezzanotte sbalzato in uno strano circuito spazio-temporale, e finisce proprio negli anni Venti, nel salotto di Gertrude Stein, beve con Hemingway e cerca di rubare la fidanzata a Picasso... Geniale!
Aminta | Giovedì, 4 agosto 2011 @20:34
oggi ho riletto l'articolo con attenzione e sicuramente qualcosa mi è sfuggito; non l'accenno a Gertrude Stein.quindi sono andata a rivedere il ritratto che le ha fatto Picasso. Periodo rosa o blu? non certo cubista. Avrà incontrato Ezra Pound? E cosa si saranno detti? E' stato un excursus molto piacevole.
Fiorenzaccia | Lunedì, 1 agosto 2011 @20:25
E Vai, Marina!!! Magnifico il tuo volat. Sono contenta che tu sia per una volta sola d'accordo con me. Grazie. Io non sono MAI simpatica a chi non mi conosce veramente. Un bacino al tuo bambino.
Marina | Lunedì, 1 agosto 2011 @17:46
per una volat d'accordo con la non semrpe simpatica fiorenzaccia...viva giuseppe d'avanzo!
Fiorenzaccia | Lunedì, 1 agosto 2011 @15:18
Giuseppe d'Avanzo, la sua morte mi rattrista, non era certo un menestrello del Potere. Qualcuno o molti dei suoi colleghi dovrebbero "togliersi il cappello" invece di intingere il pennino nell'inchiostro della convenienza e dell'opportunismo. Vabbè Lisa, cancellami pure, me lo merito...
Malu63 | Domenica, 31 luglio 2011 @17:09
Grazie per gli auguri, davvero graditi da questo blog che ho conosciuto in un passaggio fondamentale della mia vita e dove ho trovato la serenità che cercavo, ci conosciamo già da un pò vero Lisa?
Ps. Giusy, si fortunatamente riesco ancora a starci dentro :))
Giusy d'a. | Domenica, 31 luglio 2011 @13:29
Forse Lisa perdonerà l'uso improprio di questo Blog (che mi piace molto) per ricordare Beppe d'Avanzo. Mi mancheranno i suoi articoli e il suo pensiero.
Giusy d'antan | Venerdì, 29 luglio 2011 @13:36
E come no, Lisa, quell'anello mi è rimasto impresso nella memoria, come si può dimenticarlo? Che abbia salvato la vita alla " tua" Stella del romanzo, beh, non ne sono certa, ma sicuramente ha salvato un matrimonio basato sull'affetto, su quell' irresistibile desiderio di restare insieme, di condividere la vita, quella quotidiana ,fatta di piccole cose, e di altre un "filino" più grandi. La scrivente parla con cognizione di causa... e stiamo, con un po' di pazienza e di speranza - con qualche litigio piuttosto acceso- arrivando ai 50 anni di convivenza e di matrimonio. Uffa! non ci voglio pensare. Malu che tira fuori il vestito da sposa...Bellissimo! Ancor più bello se riesce a chiudersi dentro.Scommetto di si.
vale | Venerdì, 29 luglio 2011 @12:45
E' bellissimo arrivare a 25 anni di matrimonio ancora cosi' innamorati ... =)
LISA | Venerdì, 29 luglio 2011 @11:13
MALU 63: che romantica, davvero ogni tanto togli dalla frusciante carta velina il tuo abito da sposa? Buon anniversario. 25: anni insieme che frusciano.
LISA | Venerdì, 29 luglio 2011 @11:11
ANNETTA: grazie! Mi piacciono molto tutte le cose riciclate, spinnaker o manifesti o copertoni che diventano borse... E piacerebbero moltissimo, indovinate a chi? Ma certo: Stella, la mia eroina di "Glam Cheap". Ricordate l'anello con le monete fuori corso che, in un qualche modo, le salva la vita?
annetta | Venerdì, 29 luglio 2011 @09:26
Ciao segnalo a tutti un'iniziativa simile a quella di Barbara, un laboratorio di comunicazione di miei amici torinesi che tra le mille iniziative produce oggetti per merchandising e anche per uso personale (borse, buste, portacellulare etc) riciclando manichette antincendio, banner PVC e neoprene delle mute da sub...Buona estate! Anna
malu63 | Giovedì, 28 luglio 2011 @14:50
L'abito che ho amato di più e che conservo nella sua bella scatola bianca avvolto con la carta velina , perchè quando lo apro devo avere il tempo di godermi il rumore partecolare che emette , è il mio abito da sposa, l'amore, i sogni, la gioia di quel giorno, ogni anno diventa sempre più prezioso e pieno di ricordi , il prossimo mese ne conterra uno particolare 25 anni trascorsi insieme, eppure sembra ieri il giorno che lo stavo scegliendo.
LISA | Mercoledì, 27 luglio 2011 @21:06
Grazie a BARBARA per il ricordo black and white della mamma in costume bianco (di Dior!), comprato con il primo stipendio: una bella immagine di libertà, indipendenza, ed estate.
A questo punto vi invito a scoprire cosa fa Barbara, che ho conosciuto a Trieste: tra le varie e mille cose di cui si occupa, ci sono anche le borse fatte con spinnaker e vele riciclate, con una cooperativa di donne in Montenegro. A proposito di it-bags un po' diverse dal solito.
http://sailinabag.blogspot.com/
Barbara Della Polla | Mercoledì, 27 luglio 2011 @20:29
Leggendo quello che hai scritto, Lisa, mi è tornata in mente mia madre, maestrina primi anni '60, che con il Primo stipendio "tutto intero", è corsa a comprare un costume "tuttintero" stile pinup. Di quelli che stan su da soli, senza spalline e che fan procaci. Bianco bellissimo, lei bellissima in posa stile ingrid bergman, si staglia sul mare della costiera amalfitana. Finalmente libera nel suo "abito nuovo" ;-) Ah! Il costume era Dior...
LISA | Mercoledì, 27 luglio 2011 @09:06
SHARON: che bella la tua storia, una it-bag che è... lo zainetto del nuoto!
LISA | Mercoledì, 27 luglio 2011 @08:55
PICCOLA DELUSA, piccola poetica napoletana: grazie, mi fa sempre piacere quando raccontate chi siete, e come mi avete incontrato.
LISA | Mercoledì, 27 luglio 2011 @08:54
Un abito-matrimonio, e un abito-tradimento... Ma certo, anche quello cambia decisamente la vita! Grazie a PATRIZIA PIERONI, che ho conosciuto anni fa, e che crea abiti nel suo nuovo atelier tutto bianco, a Roma. Eccolo, per le romane e per chi passa nella capitale:
http://www.patriziapieroni.it/
Patrizia Pieroni | Mercoledì, 27 luglio 2011 @07:23
Bellissimo articolo , che mi riguarda molto, in molti vestiti che vendo e che ho venduto, c'è una storia dietro( matrimoni,divorzi, nuovi appuntamenti.....tradimenti ) ma appena usciti dall'atelier non sono più miei , fanno parte de la vita di chi li compra!!!! :-)
piccola delusa (vale) | Martedì, 26 luglio 2011 @18:02
Napoli , ho conosciuto le tue pubblicazioni attraverso il City che leggevo tutte le mattine andando all'università . Terminati i corsi non sapevo più come fare e cosi' ho scoperto questo sito meraviglioso =) Grazie a te ho scoperto la bellezza della poesia e le emozioni che si provano nel leggere dolci versi
LISA | Martedì, 26 luglio 2011 @16:13
MARINA a Bruxelles: "Eat, pray, love" l'ho visto appena uscito, perché mi era molto piaciuto il libro (che non è per niente scontato, è lieve, empatico, divertente, una specie di Tiziano Terzani mixato con Sex and The City, so che sembra impossibile ma è così). Mi era piaciuta anche lei quando l'avevo intervistata: l'autrice, Elizabeth Gilbert; forse perché ha avuto il coraggio di raccontare la sua storia, con un lieto fine per di più! E il film, mah. Julia Roberts ce la mette tutta ma è poco credibile, soprattutto in quella Roma da spot americano di spaghetti; poi però, e per fortuna, incontra Javier Bardèm tra le risaie di Bali! E, quando appare lui, almeno un pochino salva il film. Però, pensa: il libro, "Mangia, prega, ama", che è la storia vera di una donna in crisi, una non-aspirante madre che molla tutto e parte per un anno intorno al mondo, è stato un passaparola al femminile; come in "Per puro caso" di Anne Tyler, di cui parlavo nelle risposte al post di ieri, al centro c'è una donna che se ne va. Come se per (ri)trovarsi bisognasse per forza andarsene.
LISA | Martedì, 26 luglio 2011 @16:04
PICCOLA DELUSA, ma da quale città mi leggi e scrivi? Dimmi, dimmi, che sono curiosa.
Marina | Martedì, 26 luglio 2011 @14:56
Lisa...telepatia, proprio oggi ripetevo la frase di mia madre per consolare un amica un pochino in crisi per le nostre note vicende, ora pero' sarebbe il caso di comprarlo di nuovo quel bel vestito, eh si perché la maternità è bellissima ma ci lascia solo il tempo di essere sciatte! Scherzi e stereotipi a parte è vero che il tempo per curare il mio aspetto si fa sempre piu' raro, ma mantre i primi mesi me ne fregavo un po' assorbita dal baby, adesso, per fortuna, sono tornata in me e corro, corro ma sto ritrovando i miei (molto piu' piccoli) spazi. Allora dai vi saluto, vi bacio mi avete dato la spinta finale: esco prima dall'ufficio e passo da Zara ( e forse anche da Dior...) anche se tra poco si parte per le vacanze, e l' asia e il caldo tropicale non permettranno look molto articolati, detto questo qui oscilla tra 15 e 18 gradi, DI MASSIMA, da inizio luglio...fate un po' voi, urge corsa per negozi e sessione di bagno turco!
p.s. ieri ho visto in tv il film eat, pray and love, mi ricordo che ne avete parlato, ma quando? vorrei sapere i vs commenti, io l' ho trovato stucchevole, stereotipo fatto film, ma anche il libro è cosi?
piccola delusa | Martedì, 26 luglio 2011 @13:41
l'abito che ha cambiato la mia vita? Si' certo che ne ho uno ...
E' l'abito di felicità che si indossa con sorrisi e sguardi felici che m'ha fatto innamorare =) Lisa , colgo l'occasione per farti i miei complimenti. Sono molto affezionata alle poesie che pubblichi ... continua cosi' io ti sostengo e ti seguo !!! Buone vacanze
Sharon | Martedì, 26 luglio 2011 @12:26
Oh my God! questo è il domandone del secolo...!!!
La borsa "speciale" quella che, se non la uso sto male, soffro mentalmente; e la vedo che lei mi guarda minacciosa dall' angolino della casa, riesce persino a farmi sentire in colpa:
una zainetto rosso, pure sbiaditello, con scrtta ARENA gigantesca. super funzionale e con una miriade di tasche. LO ZAINETTO DEL NUOTO. è la borsa che ha cambiato la mia viita, ASSOLUTAMENTE.
LISA | Martedì, 26 luglio 2011 @08:57
SHARON, drogata di borse! E le metti davvero coordinate alle scarpe? Così anni Cinquanta, così "Mad Men"... Ma in tutta questa collezione, dimmi, la tua preferita, quella a cui non potresti mai rinunciare, quella che ti ricorda un momento davvero speciale, qual'è?
LISA | Martedì, 26 luglio 2011 @08:54
VINCENZO: e quell'abito solitario che esce dall'armadio solo una volta all'anno, per cosa lo indossi, e perché ti cambia la vita?
Sharon | Lunedì, 25 luglio 2011 @23:01
eccomi!
per me ogni vestito influenza l' andamento di OGNI singola giornata.
perchè appena mi sveglio cerco "nell' aria" il COLORE da indossare. il tutto ovviamente in base all' umore del giorno. il black è off limits specialmente d' estate (esclusi eventi very professional)
però l elemento glam che CAMBIA la mia vita è LA BORSA.
assoluta e totalizzante.
...a partire dalla borsa "dello sport" che mi ha accompagnato ogni singolo giorno di fatiche e soddisfazioni della mia carriera sportiva
(trasferte e gare all' estero comprese).
Ma, soprattutto, tutte le borse che sto collezionando in questi ultimi tempi ( praticamente da quando ho iniziato a lavorare) + i fantastici regali della mia mumy:
eleganti,
casual,
sportive,
porta pc ( bellissima la linea speciale di Paul Smith per Mac)
super- poket & oooover size,
quelle così belle che hai "paura" di utilizzare ( vedi la linea da collezione di Braccialini....)
e quelle comprate durante ogni viaggio.
Poi ci sono le super griffate o quelle di "Portaportese"... sooooo vintage!
a tracolla, da polso, da spalla con tracolla ma che si portano benissimo anche a mano...
la/e IT bags ( ma quelle proprio I-R-R-A-G-G-I-U-N-G-I-B-I-L-I per una studentessa lavoratrice, che vuol fare tutto "da sola" come me...)
AIUTATEMI AD USCIRE è UN CIRCOLO VIZIOSOOOOOO!!!!
P.S. tutte SEMPRE abbinate alle scarpe
(anche se il mio amico gay dice che ormai non è più di moda....!!!
purtroppo io impazzisco se il binomio BORSA- SCARPA non è " coordinato" persino quando vado a correreeeeeeee!!!!! )
Besitos
Vincenzo.I | Lunedì, 25 luglio 2011 @21:03
Si ne ho solo uno che mi cambia la vita una volta l'anno, poi lo appendo a un ometto nell'armadio, ricoperto da un telo di cellofan.
LISA | Lunedì, 25 luglio 2011 @20:29
PICCOLA DELUSA: eh, il Buongiorno di City è in vacanza fino a settembre. E tra poco parto anch'io. Ma intanto non vuoi giocare con noi all'abito-che-cambia-la-vita? Non ne hai uno in armadio?
piccola delusa | Lunedì, 25 luglio 2011 @19:46
e oggi niente poesiaaaa??? =(
LISA | Lunedì, 25 luglio 2011 @09:58
AMINTA: ma un abito che ci ha cambiato la vita è semplicemente un abito che abbiamo indossato quando siamo state felici. O che abbiamo comprato e indossato per essere felici. Per sentirci sicure. Coraggiose. E fortunate. Un abito-talismano (o un paio di scarpe, certo!). E le storiche del blog si ricorderanno del consiglio della mamma di Marina a Bruxelles nei momenti più cupi: "mettiti un bel vestito, esci e affronta il mondo". Così, se l'abbiamo comprato da Dior (a proposito, io non ho mai comprato nulla da Dior!), o ai saldi di Zara, che importa? Basta che funzioni.
Aminta | Lunedì, 25 luglio 2011 @09:17
Ci ho pensato, ma nulla da fare! Nell'armadio non conservo un abito con tanto potere, soprattutto firmato...ma nella scarpiera si, avevo qualcosa; un bel paio costoso, uno dei tacchi mi si era incastrato nell'acciottolato di un borgo antico. Il fatto non mi ha cambiato più di tanto la vita, ma insomma...
Domenica, 10 luglio 2011 @10:13
"Mi sono comprata un costume crociera", annuncia trionfante una mia amica storica, con cui condivido, tra le altre cose, la stagionale disperazione per la prova costume. "Vorrai dire cruise collection?", ribatto con nonchalance. Da quando scrivo di moda, non riesco a resistere: tento sempre di stupire le amiche con le mie raffazzonate nozioni glam. "No, la commessa l’ha chiamato proprio costume crociera… Aspetta, te lo vado a prendere".
Il tutto avviene su Skype, perché ormai viviamo in due città diverse, anzi, in due Paesi diversi: e dove finirebbero le amicizie storiche senza le nuove tecnologie? Ed eccola riapparire sulla webcam con un costume intero, total black, leggermente rinforzato come usava negli anni Cinquanta, con una decorazione a oblò davanti. Così, con mio sommo disappunto, ho dovuto dar ragione a lei e alla commessa: quello che si è appena comprata è un costume crociera. Anche perché le "cruise collection" sono in realtà le mini-collezioni che certe maison lanciano a novembre/dicembre o a febbraio, per chi in quella stagione va su uno yacht o alle Maldive; comprendono abiti, scarpe, non solo costumi, e comunque non solo costumi neri. Vabbè, comunque avevo studiato.
Come c’è da studiare, sempre, prima dell’acquisto costume. Si studiano i modelli (ma quei tagli "artistici" dei modelli "cut out" lasceranno dei buchi nell’abbronzatura?), i prezzi (com’è possibile che un costume costi quanto un abito?), le fantasie (le righe orizzontali faranno ingrassare?), i dettagli (i laccetti sui fianchi non faranno troppo teenager?). E soprattutto si cerca una soluzione all’eterno dilemma: meglio l’intero, che slancia, ma lascia la pancia bagnata e bianchiccia; o il bikini che lascia invece vedere tutto, e per tutto intendo anche quello che preferiremmo nascondere? Temo che le risposte dovrete cercarvele da sole, preferibilmente insieme a un’amica disposta ad accompagnarvi per negozi, o quantomeno a darvi un giudizio finale via Skype.
Le mie riflessioni sui costumi crociera (nonché cruise) erano un pezzo di moda per Grazia.
stefania | Mercoledì, 13 luglio 2011 @07:46
ahi ahi la prova costume, dopo anni di tentativi falliti, ho rimediato facendone a meno,se nulla nasconde, se nulla modella, se nulla ti rende una "fata" W il corpo nudo! così com'è con tutti i difetti e i cedimenti....naturalmente per tutto questo ho un "posto al sole" privato!
Domenica, 26 giugno 2011 @15:15
D’accordo, i tacchi. Non sono come Stella - la Ragazza dallo Sguardo Prezzante, protagonista del mio "Glam Cheap", che vede luccicare il suo destino (e il suo amore in bancarotta) negli strass delle sue vertiginose Caovilla – ma i tacchi mi piacciono. Però. Però d’estate sono felice, perché è il trionfo delle infradito. Finalmente è un piacere camminare rasoterra: a piedi nudi sulla spiaggia, preferibilmente, ma anche sugli scogli, sull’erba ancora fresca del mattino. E se proprio non ci si può togliere le scarpe (ad esempio, è altamente sconsigliabile farlo in metropolitana), ci si può sempre infilare un paio di infradito.
Problemi di abbinamento? Nessuno: le infradito si portano con tutto, con i jeans e con i "little white dress", gli abiti bianchi che d’estate sono un passepartout, come e di più del classico tubino nero. E confesso, mi tentano persino le "flats" con le cavigliere, sandali bassi con due, tre, quattro giri di perline o lacci colorati intorno alla caviglia, che vedo ovunque… Tutto, pur di evitare i tacchi, e soprattutto – orrore! - quegli strani ibridi marziani comparsi sul nostro pianeta: stivali "peep toe", ovverossia stivali in genere di camoscio leggero o stringato, ma aperti davanti, da cui fanno capolino le dita dei piedi. No, non mi avranno!
Sì alle infradito, dunque, per camminare spedite nell’estate appena cominciata. Un’unica cosa rimane da abbinare: no, non il guardaroba, neppure la borsa. Ma, avete indovinato, lo smalto. Sarà meglio un classico Rouge Noir, o il color fango di Particulière, o ancora verde acqua, o glitterato… Non importa il colore: l’importante è che, abbassando lo sguardo sulle vostre infradito, vi sentiate felici. E’ a questo che servono le scarpe, giusto?
Questo - molto, molto rimaneggiato - è un elogio delle infradito che ho scritto per Grazia.
Antonella | Lunedì, 27 giugno 2011 @09:33
Splendidi infradito!
Mattino, mezzogiorno, pomeriggio, sera vanno sempre bene! E si possono portare anche in ufficio.
Orribili gli stivali soprattutto quelli "a trippa di gatto"!
Per quanto riguardo lo smalto: come dici tu non importa il colore (l'importante le unghie ben curate), il color fango si abbina con tutti i colori: dal bianco al panna e tutti i marroni, il rosso con tutti i colori brillanti.
E sulle mani....sbaglio o si usa meno di anni fà?
W l'estate.
Buona settimana
Antonella
Sabato, 18 giugno 2011 @14:56
Sapete che cosa mi piacerebbe? Avere un baule magico, dove rovistare tra abiti d’antan. Ma abiti speciali: quelli che appartenevano a scrittrici e poetesse, artiste o esploratrici. Che, in fondo, sono le nostre antenate. In un baule così, probabilmente, troverei molte cose di pizzo bianco: camicie da notte, soprattutto, che potrei usare come copricostume. E, magari, potrei trovare persino l’abito bianco di Emily Dickinson. Già, lo sapevate? La leggenda dice che la schiva poetessa americana dell’Ottocento amasse vestirsi di bianco. E nella casa-museo a lei dedicata, ad Amherst, c’è ancora l’abito che lei usava per stare a casa (si chiamavano "wrapper", all’epoca), sedersi alla scrivania e scrivere le poesie con cui ancora oggi ci fa chiudere gli occhi e sognare. L’abito è di cotone candido, accollato, maniche lunghe, e un tocco prezioso: una fila di bottoncini di madreperla, che luccicano come i suoi frammenti di poesia.
Oggi, forse, Emily Dickinson in versione "homewear" si infilerebbe un paio di leggings comprati da H&M o da Zara. Ma oso pensare che sceglierebbe di sicuro un abito bianco per uscire: incontro all’estate, alle api, le nuvole, le farfalle, tutto quello che poi afferrava e fermava nei suoi versi. Versi leggeri di gratitudine. E speranza. E magari abbinerebbe un'incredibile pochette o un paio di scarpe con una decorazione in macramè; oppure, visto che non ce la vedo proprio Emily con ai piedi dei sandali vertiginosi, un paio di sneakers effetto pizzo (ci sono anche queste!). E che ne dite di un cappello bianco in crochet? Certo, se lo infilerebbe: per proteggersi dal sole.
Oppure "Emily reloaded" non sarebbe per niente così romantica, e darebbe una bella sforbiciata al suo abito troppo lungo, e troppo accollato, trasformandolo in un "little white dress". O forse ancora, Emily oggi si vestirebbe solo in jeans. Ma, in un attimo di cedimento romantico, si allaccerebbe al collo una collana che sembra quasi lavorata all’uncinetto; oppure una leggerissima farfalla in pizzo, chiusa con un nastro (ci sono, ci sono!). Chissà. Di sicuro, però, in jeans o con un abito di crochet bianco, scriverebbe ancora: "La speranza è quella cosa piumata/ che si posa sull’anima/ canta melodie senza parole/ e non smette mai". O almeno, così mi piace pensare. Sarà colpa, senza dubbio, del pizzo.
Questo, un po' sforbiciato, è un articolo moda che ho scritto per Grazia.
Aminta | Domenica, 19 giugno 2011 @20:03
Forse, forse, la grazia e l'eleganza possono sopravvivere e schiacciare la volgarità. Crediamoci! Io ci credo.
claudia mdg | Domenica, 19 giugno 2011 @15:10
Chissà cosa scriverebbe Emily Dickinson oggi, forse avrebbe un blog di poesia; non ho idea di come potrebbe vestirsi, di sicuro non me la immagino super abbronzata, tatuata e con le labbra rifatte. Chissà se la grazia e l'eleganza resisterebbero alla volgarità di oggi.
stefania | Sabato, 18 giugno 2011 @19:51
sono scalza, mezza nuda (in estate indosso in casa solo parei) rossetto che più acceso non si può...ai piedi uno smalto viola con brillantini, l'ultimo sole ha invaso la stanza,non ho impegni, lascio che questa giornata scivoli via. Emily può tenermi compagnia
LISA | Sabato, 18 giugno 2011 @17:11
Che bello quello che hai scritto. Solo una poetessa, del resto, poteva immaginare la Dickinson "al buio: nuda, scalza, col rossetto". La tuta a casa però no! (Per chi non conoscesse Valentina Diana, andate subito al Buongiorno del 10 gennaio 2011: "Cose che finiscono, cose che iniziano").
valentina diana | Sabato, 18 giugno 2011 @16:01
secondo me si metterebbe addosso cose che non danno nell'occhio. non alla moda, non trasgressiava, non sciatta. un paio di vestiti in crepe di lana, gonne ben tagliate, un cappotto per l'inverno, un cappellino di lana rosso, un decoltè nero non troppo alto.
in casa tuta e scarpa da ginnastica non firmate e, solo al buio,: nuda scalza, col rossetto.
Mercoledì, 2 marzo 2011 @07:22
"Era un magnifico vestito di taffetà. Nero, con applicazioni di velluto e lustrini, di una freschezza soffice e morbida, come quella dei grandi petali scuri delle rose tardive rosso cupo che fiorivano nel giardino accanto…"
(Joseph Roth)
Belli i vestiti che ci ricordano altro: petali, foglie, città sull’acqua, tramonti sospesi. Belli i vestiti e le stoffe che intessiamo di sogni.
(Di Joseph Roth, lo scrittore della "Finis Austriae", la dissoluzione dell'impero autroungarico, conoscete probabilmente "Fuga senza fine" o "La cripta dei cappuccini". La frase che ho scelto per City oggi è invece tratta da "Il secondo amore", una piccola raccolta di racconti appena uscita per Adelphi)
A proposito, io mi sono ordinata un abito-petalo: quello della nuova collezione Erbario di Colomba Leddi, fatta con veri fiori e petali e foglie, raccolti come nei vecchi erbari, appoggiati su tessuti, lavorati con la fotocopiatrice digitale, e poi ingranditi finché diventano altro. Se volete curiosare, il mio è quello che si chiama "dalia", fatto però con dei fiordalisi. Per vederlo dovete cliccare sulle foglie...
http://www.colombaleddi.it/index1.html
LISA | Giovedì, 3 marzo 2011 @07:38
ABITI E PETALI: belli, vero, quelli di Colomba Leddi? Se vivete a Milano, o ci passate, vi aspettano nel suo atelier, che è praticamente di fronte alla Triennale. Ma si possono anche ordinare on line. Quanta voglia di fiori, e di primavera.
LISA | Giovedì, 3 marzo 2011 @07:22
ADELE: papaveri rossi sulla sabbia e anelli sanguinari. Rosso, sempre il colore della rivoluzione.
Fiorenza | Mercoledì, 2 marzo 2011 @20:26
a quale anello ti riferisci adele? a uno cardinalizio o a quello del Raìs sanguinario?
Adele | Mercoledì, 2 marzo 2011 @16:25
Ho cliccato le foglie, ho scelto la blusa violette, ho fatto un pensierino sul primo chardon. Pensierino virtuale. Quello che manca alla collezione è uno scialle con Mille Papaveri Rossi, come quelli che nella mia immaginazione stanno fiorendo ora sui bordi delle fosse di sabbia. Io su quell'anello ci avrei sputato, a tempo debito.
patrizia rogers | Mercoledì, 2 marzo 2011 @14:01
Abiti bellissimi, mi piacerebbe averne uno.... ahimè, la crisi economica flagella, come ieri e oggi questa bora a Trieste. Da ieri per strada vola di tutto, e camminare è un'impresa, ma è bello anche così. Imparo dalla mia cagnolona, che per strada si ferma e alza il muso ad annusare attenta, per guardarmi interrogativa: "ma come, non senti quante cose nuove nell'aria?"
Rebecca | Mercoledì, 2 marzo 2011 @11:29
Dopo la tempesta che ieri ha imperversato sulla mia città,oggi mi sono svegliata con il sole... con tanta voglia di vestiti colorati pieni di fiori
Buona giornata a tutti
Sharon | Mercoledì, 2 marzo 2011 @11:00
Ciao Lisa! quanto tempo che non ti lascio un salutino, come stai?
Io tra una revisione e l'altra, le faccende domestiche e il lavoro comunque non perdo mai l' occasione per leggere i tuoi buongiorno :)
Quello di ieri era fantastico, puntuale. Come sempre...
eil vestito che hai scelto è stupendo, mi fa pensare ai tanto amati fiordalisi.
Ah in tutto questo caos sono riuscita anche a iscrivermi ad un corso di Francese ;)
Passe une bonne journée,
Sharon.
Antonella | Mercoledì, 2 marzo 2011 @10:30
Lisa i vestiti sono meravigliosi.
Oggi il tuo buongiorno è stato proprio super!
Buona giornata a tutti
Antonella
mery | Mercoledì, 2 marzo 2011 @09:36
Bellissimi! Nell'anima una voglia di primavera mentre fuori infuria la bora. Un saluto da Trieste.
Carosella/ Alessandra Spigai | Mercoledì, 2 marzo 2011 @08:22
Bellissimi abiti! mi sono innamorata del vestitino con il prezzemolo! chissà come mai!;) Grazie!!
Sabato, 26 febbraio 2011 @08:06
La prima è stata lei. Intendo Jackie Onassis: la mai dimenticata first lady d’America, che amava così tanto la tracolla di Gucci creata negli anni Cinquanta, da far sì che diventasse la "sua" borsa. E infatti prese il suo nome: è diventata Jackie O., e rieccola, rivisitata e in colori quasi pop, nel nuovo modello di questa primavera. Si chiama New Jackie, e la vedete già al braccio delle solite fortunate celebrities, cui viene regalata per portarla a spasso. (Vi ho già detto quanto invidio le colf, o le amiche, delle dive sommerse da borse in regalo? Sono loro a portarsi a casa, immagino, le borse dismesse, a meno che qualche diva eurostressata non le venda surrettiziamente su eBay).
In ogni caso, la prima è stata lei. Anzi, a dire la verità, la seconda: la prima assoluta, la prima borsa che prese il nome da una donna di stile, è stata la Kelly di Hermès, la preferita di Grace Kelly. Come faccio a saperlo? Studio, perbacco. Studio borse, soprattutto le nuove it-bags di primavera, per scriverne, da brava giornalista fintoglam. E, all’occorrenza, ripasso: Grace (Kelly) e Jackie (Onassis) le ho riviste, insieme alle loro borse, in un libro appena uscito: si intitola "Una questione di stile" (Edizioni White Star, testi di Paola Saltari); sono ritratti, soprattutto fotografici, ma non solo, delle dieci donne che hanno rivoluzionato l’universo femminile. Un consiglio? Procuratevelo e tenetelo saggiamente vicino all’armadio, per quei giorni in cui vi sembra di non avete niente da mettere, o, peggio ancora, in quei giorni in cui vorreste vestirvi a occhi chiusi pur di non guardarvi allo specchio. Ispirazione e consolazione garantita.
Sì, mi piacciono sempre le storie delle borse. E le storie di donne innamorate di borse che costano come un affitto (anche un affitto in pieno centro). L’ultima? Ilaria Bellantoni, giornalista e scrittrice dolcemente al cianuro (già, niente zucchero ma cianuro: basta leggere il suo ironico "Lo chef è un dio", uscito da Feltrinelli, perfetto se siete appassionate di grandi chef, gossip e segreti in cucina). Negli ultimi mesi Ilaria Bellantoni era innamorata pazza. Non del marito, neppure della sua bimba, e neppure, che il protettore dei cuochi non voglia, di un nuovo chef. No: Ilaria era innamorata perdutamente di Lady Dior. Finché l’ha ricevuta in regalo per il compleanno (una colletta? No: il marito. A volte i mariti, se sfiniti a sufficienza, ci accontentano). Una Lady Dior rigorosamente nera, uscita da una scatola con fiocchi bianchi… (E qui ci vuole un sospiro: il sospiro di chi è innamorato e finalmente può accarezzare ed esibire l’oggetto del desiderio).
Come la capisco. Come capisco la voglia di innamorarsi di una borsa nuova e strapazzarla: si fa con ogni amore che si rispetti; e lasciarla sul pavimento, sotto la sedia, sulle piazze dove in primavera, con il sole, ci viene voglia di perdere tempo e magari sedersi per terra o sul bordo di una fontana… A differenza di certi amori, una borsa non si può ribellare; e chissà, magari ci amerà ancora di più per questo. Certo, forse non sarà così contenta se si chiama Lady Dior; ma comunque, ci si può provare lo stesso.
(Questo all'origine era un articolo moda per Grazia. Rimaneggiato e arricchito per voi).
LISA | Lunedì, 28 febbraio 2011 @14:42
Chioma? Quale chioma? Non esageriamo.
Giusy d\'antan | Lunedì, 28 febbraio 2011 @14:25
Ma gli sciuperesti la chioma, il cervello no, quello.......
LISA | Lunedì, 28 febbraio 2011 @09:20
A proposito di quel politico che ha fatto quei simpatici commenti sugli insegnanti (e non solo quelli, peraltro): come lo prenderei volentieri a borsettate...
Fiorenza | Domenica, 27 febbraio 2011 @23:17
72-55 , ma che tipo di incognite cono le tue? sarò una perfetta ignorante, però mi sono fermata a x - y ! spiegami, novello Einstein!
robbix | Domenica, 27 febbraio 2011 @21:22
ADORO le borse, capiscono tutte quelle donne che per loro fanno pazzie. Ricordo ancora quando anni fa ricevetti in regalo la mia prima 'luigina'... quel sacchetto marrone con scritto minaccioso LV mi chiamava e mi diceva 'aprimi, presto sarò tua..' Quando l'ho aperto è stato amore a prima vista! Ricordo che in auto per non rovinarla tenevo la dust bag e la mettevo dentro nei vari tragitti, mai potrei appoggiare una mia borsa sul pavimento, sotto la sedia... Bellissimo articolo!
Anonima Per Prudenza | Domenica, 27 febbraio 2011 @20:53
Dimenticavo: a voi docenti che seguite questo blog. Buon, Faticoso Lavoro!!
Anonima Per Prudenza | Domenica, 27 febbraio 2011 @20:51
Pensavo che la mia esternazione cadesse nell'indifferenza ma non è stato così. Era proprio rivolta a v oi ,Claudia Mdg e Simona. E' stato un piacere leggerti di nuovo, Claudia.
P.s. non volevo polemizzare ma reagire. Questo è quanto, Simona.
Simona | Domenica, 27 febbraio 2011 @20:10
Per Anonima: bellissima la tua assonanza tra borse e borse dei docenti zeppe di conoscenza (giusto?). Ovviamente come Claudia faccio parte della categoria e concordo con lei sull'ironia in merito alle rotaie del tram però non voglio fare polemica su quanto è stato detto da un politico contro la scuola pubblica. Mi sono soltanto rattristata un po' nel sentire svilito il mio "mondo di lavoro" da chi, rappresentando lo stato, non avrebbe dovuto dirlo, ma pazienza, si trovava al congresso dei cristiani cattolici: cos'altro potevamo aspettarci se non queste .... "boutade"?! Così per consolarmi sono andata in una libreria dove tutti i libri erano scontati dal 25 al 75% e poi a vedere due bellissime mostre al castello di Vigevano: una su Leonardo e un'altra su Giorgini l'ideatore nel 1951 del Pitti; abiti fantastici, foto, bozzetti e stasera c'è la fiction sulle sorelle Fontana (coincidenza!). bene così mi sono rilassata per affrontare il lunedì quando prenderò il mio bagaglio pesante per affrontare la faticosa settimana scolastica.
Anonimo | Domenica, 27 febbraio 2011 @19:25
Ma quanti anni hai 72-55? 17 come suggerisce il tuo nick? E questa proporzione a 4 incognite ce la spieghi?
72 - 55 | Domenica, 27 febbraio 2011 @15:48
D : R = O : V
claudia mdg | Domenica, 27 febbraio 2011 @15:43
Anonima, io e il mio borsone pieno zeppo di fotocopie, pennarelli, libri e dvd ringraziamo commossi. Una volta ho sognato di addormentarmi sulle rotaie del tram perchè non avevo più la forza di trascinarmi dietro la borsa.Buona domenica a tutti
Anonima per prudenza | Domenica, 27 febbraio 2011 @14:09
e non faccio parte della categoria!
Anonima per prudenza | Domenica, 27 febbraio 2011 @14:06
A me piacciono le borse molto vissute e capienti di coloro che insegnano nella scuola d'obbligo e nei Licei statali. Contengono cultura e sapienza e lavoro costante, modestamente retribuito. E mi spiace o meglio, mi sdegna sentir svilire pubblicamente la loro fatica e il loro impegno. Ve ne sono d alcuni imperfetti o inadatti al loro ruolo ma non tollero queste bordate da chi non può essere di esempio...
Simona | Domenica, 27 febbraio 2011 @10:44
Lisa, bell'articolo, ma sai una cosa? Sono un disastro: non sopporto nè borse nè scarpe. Uso solo due borse a stagione che alterno. Non credo di essere una donna normale ;-)
LISA | Sabato, 26 febbraio 2011 @17:06
CARLA: fantastica la categoria "borse da bambina scappata di casa". Una mia amica, invece, adora e cerca sempre le "borse sfatte". Chi ha detto che sono meglio di una Lady Dior? Che, peraltro, non posso permettermi neppure io, a meno di non accendere un mutuo (in questo sono ancora molto simile alla Stella, la Ragazza dallo Sguardo Prezzante di Glam Cheap, LADY CHATTERLEY!). E, MIRIAMROSAGIALLA, fammi indovinare: la Malìparmi con le collane stampate su tessuto?
Carla | Sabato, 26 febbraio 2011 @12:00
Io, invece, con le borse ho un pessimo rapporto loro non piacciano a me e io non piaccio a loro! Mi sforzo entro nei negozi che vendono borse dai brand meno cari a quelli costosi ( certo mai potrei permettermi una Dior) ma niente ....ci guardiamo, le indosso, loro si fanno accarezzare... ma poi tutto finisce, non scatta mai la scintilla.
E così mi ritrovo all'età di quasi quarant' anni a non avere una borsa, ho solo borse da " bambina scappata di casa" ( così le definisce una mia amica amante delle borse).
Dottore è grave ?
MiriamRosaGialla | Sabato, 26 febbraio 2011 @10:05
Ah, Lisa!
Sì, ADORO le borse!
Le mie ultime passioni sono le Malìparmi...ma si può scrivere così esplicitamente???
Ti inondo di petali gialli e profumati di rose gialle.
Lady Chatterley | Sabato, 26 febbraio 2011 @09:32
Lisa dallo sguardo"prezzante", bell'articolo e ricco di humor. Sapessi come capisco quel tipo di innamoramento che dà vita alle cose inanimate (o quasi)...
Sabato, 15 gennaio 2011 @19:34
Avete mai accompagnato un uomo a fare shopping? No, non l’amico gay di turno: lui magari accompagna voi, e non è detto che sia un bene. Sto parlando dell’uomo con cui dividete il letto e magari il conto corrente: marito, convivente, fidanzato. Io sono reduce da un giro di saldi con quello che è stato, nell’ordine, prima fidanzato, poi convivente, ora marito, e vi assicuro che è un’esperienza che mette alla prova anche i più collaudati matrimoni. Non sono riuscita a comprarmi niente. In compenso ho fatto da shopping assistant, consulente, e sherpa; lui era troppo occupato ad afferrare cose dagli scaffali e dire: questo come mi sta? Oppure, chiuso in camerino, mi ordinava: mi porti una taglia in meno/in più/un altro colore? C’è una scusante: il tutto è avvenuto in America il giorno dopo Natale, quando abbiamo scoperto che lì i saldi cominciano esattamente il 26. E che saldi: entrati da Banana Republic, i commessi si avvicinano e con aria complice ti comunicano che se compri entro le ore 14 (chissà poi perché le 14), hai diritto a un 50% di sconto aggiuntivo sul prezzo di saldo. Come fare a resistere? Non si può. Ci sono cose a cui neppure i maschi sanno resistere.
Siamo tornati a casa con un intero guardaroba-consorte: al costo, ammetto, di una mia sciarpona di cachemire. Io? Niente. Ero troppo occupata a fare da shopping assistant. Tornata nel mio altrove mi sono consolata da Zara con un abitino-homewear (sarò sì una casalinga telematica, ma elegante, perbacco), alla modica cifra di 9 euro e 90 centesimi.
Comunque, lo dico sottovoce, ne vale la pena. Forse è l’unico modo per essere sicure che il fidanzato/convivente/marito si vesta come piace a voi, anche se lui torna a casa felice con i pacchi, e voi con una crisi di nervi da shopping.
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LISA | Martedì, 18 gennaio 2011 @09:57
Mi avete davvero fatto ridere con queste cronache di uomini, calzini e cravatte. Così glam cheap. (A proposito di cravatte, anche queste tra poco reperto archeologico di guardaroba: io uso quelle scartate dal Consorte come cintura dei miei jeans. Idea rubata a una stilista qui nel mio altrove. Il Consorte ha un sussulto ogni volta che le vede così maltrattate, ma del resto, come Stella nel mio libro, credo fermamente nel riciclo fashion e design!).
Babuska | Martedì, 18 gennaio 2011 @09:40
Anche mio marito non si compra mai nulla. E non è scozzese. :-) Bugiarda: una volta sull'Eurostar fermo a Termini è riuscito ad acquistare per 10 euro dodici paia di calzini scuri. Peccato che fossero tutti rammendati!!! Evidenti scarti di produzione piazzati al primo pollo di passaggio, da un geniale napoletano.
La rivoluzione copernicana c'è stata da quando ha incontrato per strada, a Padova dove viviamo, un altro napoletano. Gli chiedeva il percorso per raggiungere una certa banca. E' saltato fuori che si trattava di un venditore di abiti eleganti, che parte ogni settimana da Napoli con un camioncino carico di completi e vende ai direttori delle varie filiali del nord. Dal detto al fatto: la settimana dopo si è presentato in ufficio con una fornitura ad hoc per mio marito e il suo socio. Roba seria, di sartoria, ad appena 200 euro a completo. Il problema è che ora i due ragazzi si devono organizzare, per non sembrare i gemelli Corona, sull'alternanza degli abiti. Specialmente d'estate, quando sostituiscono la camicia con la Lacoste. W i maschi!
Antonia | Lunedì, 17 gennaio 2011 @21:54
io gliene ruberei qualcuna!!:P comunque anche io faccio da shopping assistant al mio fidanzato..ma mi sembra un bel modo di ricambiare l'immensa pazienza ke ha con me quando sono io ad occupare un camerino!!!:)
Giusy | Lunedì, 17 gennaio 2011 @12:32
Io, con 120 cravatte potrei fare due cose: annodarle tutte insieme e calarmi prudentemente da una finestra oppure confezionare un bel patchworck da fargli indossare come pigiama. Bellissimo outing, quello di laura.
Laura | Lunedì, 17 gennaio 2011 @10:25
Mio marito è uno shopping addicted. Trova rilassante andare in giro per negozi, centri commercial e outlet e non riesce mai a non comprare nulla. Il suo armadio è molto più vasto del mio, zeppo di capi che sono copie delle copie. Come fa un uomo a posseddere 120 cravatte? ma che ci fa? io ho rinunciato a capire.
Daniela dalla Scozia | Lunedì, 17 gennaio 2011 @08:31
perdono, perdono...:-)Pero' non e' vero, e' una calunnia diffusa dagli inglesi!!!;-)
Lady Chatterley | Domenica, 16 gennaio 2011 @16:30
trattandosi di scozzesi questa battuta non te la risparmio, Daniela e spero in un tuo sorriso: Butta un penny per strada a Edimburgo e qualcuno morirà nella mischia... Perdonami, se puoi!!
Daniela, http://lestorieonlinedilunablu.blogspot.com | Domenica, 16 gennaio 2011 @08:57
Mio marito non compra mai NULLA. Se non gli comprassi io vestiti nuovi indosserebbe ancora pantaloni dell'86. Sara' che gli scozzesi sono meno fashionisti degli italiani...Quando andiamo a fare shopping mio marito si siede davanti ai camerini con sguardo vacante e aspetta che passi. Ogni tanto dice: "Si, carino." a caso.
Farfalla | Domenica, 16 gennaio 2011 @00:01
a questo punto, sospetto che le sirene incantatrici dei saldi attraggano più gli uomini di noi. Mi ci sono ritrovata nella situazione di Lisa (versione made in Italy) ad aiutare l'amato, ad assistere, stupita e un pò confusa, all'acquisto di ben 2 capi di abbigliamento quasi uguali. quindi, uno dei due perfettamente inutile. Io non mi sono consolata nemmeno da Zara. No! mi sono detta. Autolesionismo? forse sono in piena crisi di nervi.
Mercoledì, 5 gennaio 2011 @09:13
"Nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro come un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri". Lo disse Coco Chanel e, visto che è lei, potremmo anche crederle. Purtroppo la regina dello chic fu molto fortunata col cachemire e meno in amore, e io, testarda romantica, al cappotto di cachemire preferisco comunque un marito. Ma di sicuro tutte - le sposate, le single e le semi-single, le innamoratissime e le sfidanzate proprio a Capodanno - concordano: con un cappotto di cachemire, ci si sente, comunque vada, molto amate.
Lo posso dire con sicurezza perché possiedo (le ho appena contate) ben tre sciarpone oversize di cachemire, più due plaid da usare in caso d’emergenza: emergenza affettiva, s’intende. Un vero e proprio capitale di morbidezza, accumulato in lunghi anni di meditati (o incontrollati, è lo stesso) acquisti. Fino al cappotto di cachemire consigliato da Coco non ci sono ancora arrivata ma, insomma, c’è tempo; ci vuole tempo, del resto, anche per mettere da parte il budget. Ma, sapete? Non mi sono mai pentita di quello che ho speso in cachemire. Di alcune borse sì; per non parlare delle scarpe. Ma del cachemire, mai. E consiglio, straconsiglio il saggio investimento. Così, se desiderate, fortemente desiderate qualcosa di caldo e voluttuoso, che abbracci senza farsi pregare e senza recriminazioni (a differenza di certi mariti e fidanzati), la soluzione è una sola: shopping. Shopping recessionista, s'intende, magari in saldo.
Ci sono i maglioni a collo alto, i maxicardigan, e gli abiti-cappotto da sfilarsi con una zip e indossare sopra i pantaloni o i leggings. Ci sono giacconi con cappuccio incorporato, e i berretti con guanti ton sur ton...
Come si indossa tutta questa morbidezza? Le celebrities si infilano un maximaglione sopra i jeans ed è fatta, basta abbinare un paio di stivaloni anti-freddo. E in sfilata ho visto grandi sciarpone o plaid drappeggiate sopra una gonna. Dunque è il caso che io esibisca le mie quasi-coperte anche in pubblico, come un maglione, sopra i jeans? Ci ho pensato… Ma, sinceramente, no. Perché ci sono morbidezze che si gustano meglio in privato. E ci sono sciarpe e stole e plaid di cachemire (o almeno in misto cachemire!), che odiano uscire, amano la clandestinità, e ci vogliono abbracciare solo a casa. Ci ricordano certi uomini, ma pazienza. L’importante è affondare completamente in quell’abbraccio, e dimenticare tutto, soprattutto il termometro sotto lo zero.
Questo, più o meno, è un articolo moda che ho scritto per Grazia. Io sono tornata nel mio gelido altrove, dal mio viaggio nella gelida America. Non mi sono mai separata dalla mia sciarpona di cachemire color panna, e mi chiedo, con in mano il prezioso investimento immobiliare: e adesso, come lo lavo? Sempre pericoloso lavare una coperta di Linus.
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sara | Martedì, 11 gennaio 2011 @10:10
il cachemire si lava tranquillamente in lavatrice. Io ho solo maglioni di cachemire... viziata :)
LISA | Martedì, 11 gennaio 2011 @09:13
Che bello, NINA, tutti libri-blog! Un filo malinconici, però. Della von Arnim, forse, il mio preferito, oltre a "Un incantevole aprile", è "Il padre". E poi tutti i libri ambientati nel suo giardino...
Nina | Lunedì, 10 gennaio 2011 @11:17
Lisa, ecco la mia lista della spesa: "Lettere di una donna indipendente" e "Colpa d'amore" della Von Arnim, "Notturno ed altre poesie" della Sodergran, "Una canzone che ti strappa il cuore" di O’Connor e "Il vero amore non ha le nocciole" della mia amatissima Francesca Genti.
LISA | Lunedì, 10 gennaio 2011 @10:54
NINA, cosa ti arriva della "nostra" Elizabeth?
Nina | Lunedì, 10 gennaio 2011 @10:21
Lisa, mi hai già regalato alcuni 'libri cashemire' dei quali ti sarò sempre grata, come quello di Grossman. Una delusione di libro la Settima Onda... per fortuna che nel pomeriggio mi arriva "Poesie d'amore per ragazze kamikaze " di Francesca Genti e a giorni due libri di Elisabeth Von Arnim..non vedo l'ora!!!
LISA | Lunedì, 10 gennaio 2011 @09:36
Però NINA, "La settima onda", ovvero il sequel a "Le ho mai raccontato del vento del Nord", di Glattauer, è stata una delusione. L'ho letto solo per vedere come finiva... Di sicuro non un libro-cachemire! Ma vedrai, quest'anno, spero, di libri-cachemire ne arriveranno.
Nina | Domenica, 9 gennaio 2011 @21:19
Ciao Lisa, 'mentre aspetto il tuo ritorno' :-), domani, vero? ho seguito ancora il Vento del Nord iniziando a leggere "La settima onda" di Daniel Glattauer con il risultato, per ora, di avere una grandissima nostalgia di "Che tu sia per me il coltello"...un libro dal quale non riesco a separarmi, come una calda coperta di cachemire. A presto.
Hermione | Sabato, 8 gennaio 2011 @15:18
Semplicemente fantastica questa frase di Coco Chanel!
Giusy | Sabato, 8 gennaio 2011 @13:24
ciao, Mammanarchica, ancora una volta mi sono tanto divertita con il tuo racconto. Non ho coperte di cachemire ma un golfino, SI': l'ho sforacchiato con la sigaretta e rammendato sapientemente con un nonnulla di disperazione. La mia gatta invece ama il gesto "del panettiere" con non pochi danni. Non l'ho raccontato prima, per "pudore"
Sharon | Venerdì, 7 gennaio 2011 @15:43
Ciao Lisa! Che coincidenza, proprio ieri primo giorno di saldi qui a Roma, ho acquistato il mio primo maglioncino 100 % cachemire. Sull' etichetta c'è scritto " Happy Green" anche se a me ricorda più un verde acqua (che da buon nuotatrice agonistica per 10 anni, non posso dimenticare!)
Bèh, credo proprio che renderà "happy" anche le più tristi giornate invernali. :) Un bacione
mammanarchica | Giovedì, 6 gennaio 2011 @22:51
mia madre quando mi trasferii a genova mi regalò un plaid di cachemire pechè anche se genova ha il mare e un clima mite per lei sempre nord rimane
nord e freddo
sono passati 10 anni e il plaid è pieno di buchi
due di sigaretta
gli altri fatti dalla gatta
che presa troppo piccola non si è mai tolta il vizio di ciucciare
ecco io e la gatta sotto la coperta di cachemire ci sentiamo esattamente protette e al sicuro
thks mom!
TheBlowersDaughter | Giovedì, 6 gennaio 2011 @20:37
Brevettiamo brevettiamo, ho come l'impressione che molte donne ci sarebbero (tanto) grate!
Per nome in codice intendi the blower's daughter? É tratto dal titolo di una canzone di Damien Rice, il mio malinconico irlandese preferito.
(http://www.youtube.com/watch?v=5YDdcls5hNw&feature=youtube_gdata_player )
Grazia | Giovedì, 6 gennaio 2011 @16:28
Ciao Lisa e buon anno.
Sto passando le mie vacanze in letargo con indosso una vecchissima maglia di cachemire ormai rovinata ma sempre caldissima.
Io lavo le mie maglie e le sciarpe sempre a mano e le immergo nello Sfeltro (lo trovi al supermercato).
S entro il fruscio delle pagine del nuovo libro e lo aspetto con ansia.
Baci
SiMo | Giovedì, 6 gennaio 2011 @15:11
Una raccolta di poesie, si chiama Hai perso una goccia, pubblicata da Fermenti (e chiedo scusa per l'interruzione pubblicitaria :D). Allora confido nell'affidabilità delle Poste :)
anonima per prudenza | Giovedì, 6 gennaio 2011 @14:58
manca qualcosina: corpo completo di testa, con tanto di cervello..
anonima per prudenza | Giovedì, 6 gennaio 2011 @14:56
Anche a me piace molto l'dea di una tintoria per soli uomini, col corpo dentro. La chiamerei "bidibi bodibi bu" e per insegna, una bella bacchetta magica. La Befana porta via le feste, non le speranze e gli auguri di un Felice e sereno 2011. Vale per tutte voi.
LISA | Giovedì, 6 gennaio 2011 @13:43
Geniale l'idea di una tintoria dove lasciare i signori maschi, e ritirarli smacchiati e stirati. Brevettiamo? Ma intanto, ELISA ovvero TheBlowersDaughter, mi decodifichi il tuo nome in codice?
LISA | Giovedì, 6 gennaio 2011 @13:40
ARIA: parigine di cachemire come una nuvola... Bello, adoro le parigine. Ma, dubbio, staranno su?
LISA | Giovedì, 6 gennaio 2011 @13:39
Ma bene, SiMO! Romanzo? Poesie? Puoi farmelo avere, se vuoi, a mio nome alla redazione di Grazia, Mondadori, Segrate 20090, Milano. Quando passo di lì lo ritiro. Intanto, se vuoi dicci il titolo!
SiMo | Giovedì, 6 gennaio 2011 @12:59
Ciao Lisa, ti seguo da tempo su City, e da circa un anno sul sito. No, non sono uno stalker :) O forse sì, sono uno stalker delle parole, nel senso che, a furia di leggere i tuoi Buongiorno e i tuoi post, mi sono lasciato rapire dalla poesia... e ho finito per scrivere un libro! E insomma, se l'ho scritto (l'hanno pubblicato qualche mese fa) è anche COLPA tua, dei tuoi Buongiorno, dei tuoi post, che mi hanno ispirato, emozionato, coinvolto, stupito. E ri-insomma, mi piacerebbe farti avere questo libro, "fisicamente" o via mail (un libro in pdf non è il massimo, ma si fa quel che si può), per farti vedere ciò che a tua insaputa hai contribuito a creare. E' possibile in qualche modo?
Un abbraccio virtuale e un enorme grazie reale
Aria | Giovedì, 6 gennaio 2011 @09:41
Oh si, il cachemire è un investimento perfetto, qualche volta pure più dei diamanti. Col tempo migliora, soprattutto i maglioni: prendono la forma di chi li indossa e un pò lisi sono ancora più chic. Un cappotto di cachemire dura una vita (ma attenti alle tarme che ne vanno ghiotte) e anche di più, dato che si può lasciare in eredità a una figlia/nipote/amica. Però io quest'anno più del cappotto, desidero delle parigine di cachemire, per sentire piedi e gambe avvolti da una nuvola...
TheBlowersDaughter | Giovedì, 6 gennaio 2011 @08:58
A volte porterei in tintoria anche gli uomini, per lavargli via quell'arroganza mista a maschilismo che troppo spesso sfoggiano (un po' come la tua sciarpa di cachemire usata male). Andare a ritirirarli più ammorbiditi e meno macchiati (sia di vestiti sia di cervello) sarebbe più entusiasmante di qualsiasi cappotto "cachemiroso".
Bene, ora mi preparo per uscire, ho un cappotto da andare a comprare e un uomo, macchiato, da sopportare!
Elisa (Z. ;-)
LISA | Mercoledì, 5 gennaio 2011 @18:46
Sapessi, GIUSY: a volte lascerei in tintoria anche me stessa.
Giusy | Mercoledì, 5 gennaio 2011 @14:52
Ma sì Lisa, la tintoria!! te lo consiglia una Casalinga Vera, una vera "Terminator" dei capi che contano. E pensare che un po' di esperienza dovrei averla accumulata.
LISA | Mercoledì, 5 gennaio 2011 @13:43
FAN N° ONE: il mio nuovo libro sarà collezione estate o inverno? Ah, saperlo...
LISA | Mercoledì, 5 gennaio 2011 @13:42
Da vera casalinga solo telematica stavo vigliaccamente pensando alla tintoria.
Anonimo | Mercoledì, 5 gennaio 2011 @13:33
lavalo con lo shampo per capeli, a mano...
La Fan n°one | Mercoledì, 5 gennaio 2011 @12:28
Ciao Autrice, ho letto d'un fiato gli ultimi tuoi tre pezzi per Grazia e come al solito mi hanno molto divertita. Cachemire: a Natale ho ricevuto una sciarpona nella quale avvolgermi in casa durante l'ora di lettura vacanziera. Ma per leggere il tuo nuovo libro cosa dovremo indossare? Cachemire o lino? ;-)))
flo | Mercoledì, 5 gennaio 2011 @11:44
bellissimo testo. secondo me dobresti lavarla a mano, acqua fredda, woolite, non strozzandola ma come chi ti lava i capelli e poi appoggiarla su un asciugamano stesso su un stendino vicino a una fonte di calore. ciao lisa buon anno!
Lunedì, 10 maggio 2010 @07:23
"Anch’io ho trovato un tesoro oggi, dopo un’ora di sudata ricerca. E’ una vecchia federa, ricamata a mano, con i bottoni ricoperti di lino. Non ho mai visto dei bottoni così. E mi piacciono".
(Zahra Bolouri)
Un abito. Un cuscino. Un piatto. L’abbiamo trovato in un mercatino dell’usato, o nel fondo di un armadio, e improvvisamente ci parla. Lo teniamo in mano e ci sussurra qualcosa, forse semplicemente una casalinga, domestica promessa di felicità.
Sapete dove ho trovato le frasi del Buongiorno di oggi? Non vengono da un libro, ma da un giornale. Perché Zahra Boulouri non è una scrittrice, né una poetessa, ma ha scritto un articolo davvero poetico che ho letto per caso in aereo, sull’International Herald Tribune, tornando da Oslo. Mi aveva colpito il titolo: "Happiness is a bundle of used clothes" , felicità è un mucchio di vestiti usati.
E l’articolo era davvero incantevole. Scritto, innanzitutto, dal Mozambico, dove Zahra vive e lavora (fa parte di organizzazioni di aiuto internazionale). Perché felicità è una catasta di vestiti usati? Perché, spiega, da bambina, nella sua infanzia a Perth, in Australia, ha passato ore felici con il padre girando per "garage sales" e mercatini, cercando cose per il loro negozio di bric-à-brac. Sensazioni ritrovate, racconta, al mercatino della "Quinta Feira" che si tiene in Mozambico ogni giovedì, davanti a una chiesa coloniale: l’evento della settimana, visto che non ci sono teatri, nè cinema, e neppure un supermarket, spiega Zahra. Ci sono invece mucchi di vestiti che sono stati donati per beneficenza dai paesi ricchi, ovvero noi. Ci sono sciarpe, che le donne africane useranno per legarsi i neonati addosso; inutilizzabili moon-boots, scelti da una bambina che non ha mai visto la neve; e lì a Zahra piace rovistare nel mucchio della biancheria usata, tenere in mano vecchie lenzuola di lino un po’ lise ma con le cifre ricamate, chiedendosi da quale casa arrivino, magari da un lussuoso appartamento di Manhattan non più abitato, armadi svuotati da eredi frettolosi… Cose dimenticate che trovano una nuova vita. Un po’ come la borsetta di Roberta di Camerino di cui vi avevo raccontato (è la storia di una borsa). E le parole di Zahra, l’emozione di Zahra, continua qui, perché è anche la mia.
Irene | Sabato, 28 aprile 2012 @06:47
Non so, io ero un dottorando e ricordo con molta insofferenza quei giorni. Ho un concetto molto teutonico dello Stato: alla fine, dobbiamo accettare che qualcuno comandi, e chi si mette in mezzo va rimosso. Ovviamente non sarei mai andato a Genova a contestare, perche’ sono troppo cinico per credere che servisse a qualcosa. Se fossi stato dall’altra parte, non avrei ordinato la tortura; pero’ penso che avrei operato per ripristinare l’ordine costituito. Non ho ancora capito se devo vergognarmi perche’ la penso cosi’. Mi dicono che quelli di sinistra avrebbero dovuto schierarsi con i contestatori. Io ho sempre votato a sinistra, ma per me la sinistra non e’ quella del pacifismo ad oltranza. A sinistra c’erano Lenin e Stalin, e non mettevano fiori nei loro cannoni. Rivedendo su Blob le immagini di dieci anni fa, ho scoperto di non resistere: per me e’ inconcepibile eleggere un presidente e poi violare la zona rossa dove lavora il presidente che ho votato. Anche se non e’ quello che ho votato, in democrazia conta la maggioranza, e dobbiamo rispettarne le decisioni sovrane.
http://www.medservice4u.com/ http://www.edpackages.com/
aferdita | Martedì, 11 maggio 2010 @15:59
Perche mia nona si chiamava GLIQIRI.
LISA | Martedì, 11 maggio 2010 @08:18
AFERDITA, che bello il racconto del lenzuolo che scrocchia, ricamato dalla nonna. La G per cosa stava?
Fiorenza | Martedì, 11 maggio 2010 @01:05
come mi hai fatto sognare Aferdita con la tua sciarpa rosa e menta. Se non vado a dormire, qualcuno mi uccide. Dopo una certa ora, qui vige il coprifuoco.( Sono una bambocciona): Buona notte
lina | Lunedì, 10 maggio 2010 @22:46
Aferdita, com'è bello il tuo racconto! Sai? anch'io ho un vecchio baule pieno di ricordi e di misteri ma non avrei saputo spiegarmi meglio di te,
aferdita | Lunedì, 10 maggio 2010 @21:27
Cara Lisa, che bei ricordi mi hai svegliato con questo articolo .In un ripostiglio della mia casa c'era una volta un grande baule, che era il mio posto di ricerche. Insieme con la mia amica d'infanzia svuotavamo tutto per trovare quel che ci piaceva di piu quel giorno. Conteneva un sacco di vestiti, scarpe, capellini, sciale, un grande tesoro che mia nona custodiva da tempo. lei era sorella e moglie di emigranti in America che la riempivano di cose che lei non metteva mai perche li riteneva tropo fuori posto. Erano ancora in buono stato ma per ne bambine servivano solo da giocare e sfilare. l'oggetto che piu mi piaceva era una sciarpa di seta, color pana con delle righe di color rosa e menta ,ed ornata con delle piumini bianchi. Era una vera meraviglia. Non so se sono riuscita a dare idea, ma nella mia mente e rimasta tutta. la indossavo coprendo la testa e sfilavo tuta fiera di possederla. E che ti poso dire dei tacchi, capellini di varie colori e modelli. Quante ore passavo lì.
A proposito delle lenzuolo ricamate, anch'io ce lo uno che oltre ad essere bello e anche molto caro perche me la regalato mio nona. E bianco, di un tessuto che scrocchia, con un bel merletto attorno e con un G ricamata. Lo usato poco, solo in poche occasione perche la voglio avere come un caro ricordo. La mia cara nona non ha potuto vedermi sposa, ma del regalo aveva pensato in anticipo.
LISA | Lunedì, 10 maggio 2010 @19:31
Per MALU 63: mi piacciono tantissimo le lenzuola con le cifre, sanno di antico, raccontano di quanto le donne hanno ricamato, un tempo. Io invece non so attaccare bene neppure un bottone! Per ANNALISA FARMACISTA: belli i fazzoletti di carta con le rose! Ci vorrebbero, per l'Autrice che usa solo profumi alla rosa... (E il forse-amante mi faceva sorridere, un po' come le semi-single, nuove categorie contemporanee).
malu63 | Lunedì, 10 maggio 2010 @19:17
Annalisa doveva essere davvero incantevole e romatico questo negozio lo hai descritto cosi bene che sembrava esserci dentro, spero che tua sorella si riprenda presto, auguri di pronta guarigione.
Io sono una conservatrice di natura e quindi potete immagginare quante cose abbia mi accarezzano i ricordi ogni volta che li tocco, ma c'è una cosa in particolare che conservo con amore, nn sò neanche se ne siete a conoscenza dell'oggetto è un coprilenzuolo con federe, una volta si usava per rifinire il letto le coperte erano più corte di adesso e quindi sopra veniva messo questo decoro, sopra ci sono ricamate le iniziali dei miei nonni, oggi se ci fosssero ancora avrebbero rispettivamente 110 e 106 anni, quindi quando tocco questo decoro che mia nonna conservava con tanta cura mi viene in mente il loro sorriso sereno ed è un ricordo indelebile nella mia mente e nel mio cuore.
Giusy | Lunedì, 10 maggio 2010 @16:26
Ciao, Lisa. La soffitta di mia madre è stato un vero e proprio bric à brac saccheggiato da tutti gli aventi diritto e non solo...Lì andavo a nascondermi, impavida, dopo un aspro rimprovero, nonostante il buio,le ragnatele e strani fruscii. Ricordo, oltre a vecchi mobili, un grammofono a tromba e una curiosa macchina per scrivere che oggi, ripensandoci, mi ricorda vagamente il celebre Monumento di piazza Venezia. Molti anni dopo ho scovato fra i vecchi libri questo: " Recueil de pièces authentiques sur le captif de Saint-Helène" (tome troisième, hélas) Data: 1822. Non saprei dire a chi fosse appartenuto,, forse ad una lontana parente francese di cui ricordo un orrendo ritratto ad olio, splendidamente incorniciato. Sto sfogliando in diretta telematica il volumetto, debitamente rilegato.
Annalisa farmacista | Lunedì, 10 maggio 2010 @12:32
Proprio sabato cercando il regalo per la mamma, sono incappata in un negozietto di arredo-casa e altro decisamente favoloso. Cuscini stile country, tende di tela grezza con ciliege ricamate, carta da lettera (carta da lettera? un reperto archeologico dato che non conosco nessuno che la usi più) profumata alle rose. E poi rose, tantissime rose: su romantiche trapunte, su fazzoletti da naso (di carta) su tovaglioli, sui post-it a forma di cuore a cui facevano da bordo decorativo. Meravigliso: sembrava di entrare in una specie di soffitta con tutto messo quasi a casaccio (ovviamente credo invece che il finto disordine fosse accuratamente studiato), la luce fioca. Mi sembrava di essere in casa di una zia che volesse disfarsi delle vecchie cose e avesse messo tutto in vendita. A prezzi carissimi, ci mancherebbe. Altrimenti che british-country sarebbe? Data anche l'ubicazione del negozio (in pienissimo centro) non avrebbe potuto essere altrimenti. Però non ho resistito: ho comprato il regalo per la mamma, che ha apprezzato.
Per Lisa: con forse amante significa che l'amica è in crisi coniugale, e nel frattempo che schiarirsi le idee ha deciso di cominciare una storia con un (forse) amante, divorziato, con fidanzata e amante (la mia amica). Tutto senza scandalizzarsi: ognuno sa delle storie dell'altro e non è (pare) un problema. Io sono tornata a casa dal consorte (solo lui, che banalità) e ho capito che sarò anche banale, ma tanto fortunata. Sono invece un po' in ansia per la sorella piccola che fa fatica a riprendersi. Uffa com'è lunga questa malattia.
Lunedì, 5 aprile 2010 @16:02
Non so se in questo momento siete vicine a una bilancia, ma se sì, fatemi un favore: pesate la vostra borsa. Io l’ho appena fatto. Impazzita? No, solo incredula: perché, secondo un’inchiesta del Daily Mail, le nostre borse sono sempre più leggere. Di un bel 57% più leggere, per la precisione. Possibile? Sì, sostiene perentorio il quotidiano inglese: due anni fa, la borsa di una qualsiasi donna trafelata multitasking pesava 3 chili e 200 grammi, più o meno 13 panetti di burro; oggi, 1 chilo e mezzo, ovvero sei panetti di burro. (Piccolo inciso: ho sempre pensato che le inglesi fossero diverse da noi, e adesso ne ho la riprova. Non solo vanno in giro senza calze, e con sandali altissimi, anche d’inverno; ma comprano tutto quel burro?).
Però hanno ragione: la mia borsa pesa un chilo e mezzo scarso (senza burro). E’ vero, è uno zainetto Prada (vintage, ma ben conservato), quindi l’equivalente del peso piuma in fatto di borse; e dentro c’è il mio survival kit ridotto all’essenziale. Controllo: portafoglio, chiavi, fazzoletti, cellulare, burrocacao, rossetto, specchietto d’argento (non sono ancora capace di ritoccarmi il rossetto senza); e un notes con penna, perché non si sa mai dove e quando può arrivare l’ispirazione. Dopo anni di allenamento sono riuscita a ridurre al minimo il mio equipaggiamento di sopravvivenza. Brava, no? Il merito non è solo mio, e qui in effetti ha ragione il Daily Mail. Se le nostre borse sono più aeree, è soprattutto grazie ai nuovi tecno-gadget che ci semplificano (o complicano), ma comunque alleggeriscono la vita. Ovvero: gli "smartphones", tutti i vari iPhones e BlackBerry che hanno sostituito i pesantissimi cellulari anteguerra, e le ancora più pesanti agende (ricordate i Filofax?). Morale: noi della "touch generation" possiamo permetterci borse più piccole. Almeno finché non ci compreremo l’iPad o qualunque altro micro-computer di cui diventeremo amorose schiave.
Ma in realtà ho un’altra storia di borse che volevo raccontarvi: anzi, la storia di una borsa. Una borsa che viene dal passato, una borsa con una storia, con tante storie dentro. Una borsa anni Sessanta, di Roberta di Camerino, di velluto: grigia e nera, piccola, capricciosa. Una borsa da signora, con due fibbie trompe l’oeil (il trademark della stilista veneziana), velluto su velluto. Ce l’ho davanti in questo momento: questa è la sua storia, ed ora anche la mia storia.
Tutto è cominciato a Trieste. Quando, a febbraio, l’assessorato alla cultura mi ha invitato a presentare il catalogo di una mostra (che, tra l’altro, è ancora aperta: fino al 18 aprile), nell’ex Pescheria, sulle Rive del mare che amo tanto. Una giornalista fintoglam (io) per una mostra glam davvero: quella degli abiti da sera di Mila Schön, nata a Traù (l'attuale Trogir, in Dalmazia), vissuta a Trieste, ma poi catapultata (come me) a Milano, dove diventò una stilista, negli anni Sessanta, prima, molto prima della Milano glam cheap. Durante il convegno abbiamo parlato di abiti. Degli abiti di Mila, e di chi, in sala, ne possedeva uno (l’ho chiesto, curiosa come sono; si sono alzate tre mani, e tre storie: io adoro le storie degli abiti). Abbiamo parlato di come ricordi e amori e desideri si intreccino alle etichette e alla stoffa. E io ho ricordato un’altra stilista, legata anche lei agli anni Sessanta e alla mia Trieste: Roberta di Camerino. Quand’ero piccola, in piazza della Borsa c’era una sua boutique, con le vetrine amatissime da tutte le ragazze dell’epoca. E mia zia, che a Trieste è nata (come tutta la mia famiglia) e ha sempre vissuto, aveva una borsa di velluto di Roberta di Camerino, che io amavo, per la sua morbidezza, ancora prima di sapere che quella borsa aveva un nome: Bagonghi. Ho raccontato di quella borsa perduta, che la zia non aveva più ritrovato; delle borse che vedevo in mano alla nonna, alla mamma, alla zia; borse da indossare in tinta con le scarpe, rigorosamente; borse che dentro avevano un fazzoletto ricamato, e un portaprofumo fatto a cilindro, e qualche caramella, sempre, per me bambina. Borse che all’epoca si riponevano in armadio, nel loro sacchetto morbido di satin o velluto. Non it-bags che costano come un affitto, da maltrattare e buttare per terra, come faccio anch’io, come fanno tutte le ragazze fashioniste che trattano le borse come (forse) vorrebbero trattare i fidanzati.
Qualche settimana fa ricevo una telefonata dall’assessore. Sa, qui è arrivato un pacchetto per lei… Avete già indovinato? Io speravo, ma non osavo crederci. E invece era lei, questa borsa, una vecchia borsa di Roberta di Camerino, arrivata dritta dal passato, solo per me. Con un biglietto meraviglioso, su carta intestata, regalo di una signora che porta il nome di un angelo e infatti si chiama Angela; un biglietto, che vi riscrivo qui, perché rimanga sempre, almeno nel cyberspazio di questo blog:
"Gentile signora, ero alla presentazione del catalogo di Mila Schön e ho sentito che era interessata ad avere una borsa di velluto di Roberta di Camerino. Ne ho trovata una in cattive condizioni in soffitta. Non si riesce ad aprirla! Comunque gliela regalo con piacere e forse continuerà a vivere".
Un artigiano dal tocco magico ha aperto la borsa: dentro c’era tutto il mondo che non c’è più, mia mamma, mia nonna, mia zia, le donne che mi hanno amato, le borse che hanno amato, la Trieste della mia infanzia e la Trieste che mi accoglie ancora, sempre, di nuovo.
Bibliotecaria | Sabato, 10 aprile 2010 @16:07
Donato, un bel nome il tuo. Mi hai regalato una bella riflessione sugli oggetti appartenenti al passato.Quante volte sono andata a rovistare nell'inesauribile soffita dei miei genitori per scovare vecchi libri, vecchi mobili dei miei trisavoli. Ho fatto rilegare libriccini risalenti ai primi anni del XIX secolo con tanto di sottolineature e annotazioni.Vivranno sempre, a meno che i figli o gli eventuali nipoti non vogliano disfarsene.
Donato | Venerdì, 9 aprile 2010 @15:13
Ho sempre creduto nell'età degli oggetti, che a differenza di noi umani, non invecchiano, superano gli anni arricchendosi degli umori e delle manie di chi li maneggia, li possiede, li dimentica, li ama, li vezzeggia. E vivono, imperturbabili, passando di padre in figlio e poi in nipote. Vedono il cielo ripetersi nelle notti e nelle stagioni, milioni di nuvole sempre nuove corrervi dentro. E sono là. Finiscono ogni tanto in un cassetto, una valigia, su un ammezzato, in un baule. ma sono paziemìntemente in attesa di rinascere ancora mille volte, senza poter raccontare i loro fascini avvertiti, le parole ascoltate, i segreti nascostissimi. Ma se sai che hanno una grande età e li prendi nella mano, un microbrivido ti invade, un misterioso contatto neuronico risveglia in te cose che non sai, profumi che non avvertisti, immagini solo pensate. Brava Lisa a risvegliare anche dentro di me questi pensieri, che fanno tanto bene all'anima.
Giusy | Mercoledì, 7 aprile 2010 @14:35
Flash back: quel "bagonghi", Lisa! Intraducibile così come altri termini, tipicamente triestini: non riesco a considerarli dialettali, mi suonerebbe sgradevole. E grembano, oppure strafanicci? (grembano si addice, almeno un poco, al mio consorte) Ti giunga il mio affettuoso saluto. E scusa se, per una strana forma di timidezza, o per gioco, a volte intervengo " sotto mentite spoglie". Devo ancora imparare il Galateo..
Lila | Martedì, 6 aprile 2010 @12:33
Emozionante il tuo racconto Lisa, mi sono commossa.
LINA | Lunedì, 5 aprile 2010 @23:38
Quel biglietto su carta intestata, unito al dono di una vecchia borsetta, racchiude tutto un mondo. La" triestinità" non è di facile comprensione.Con il tuo articolo, lisa, spero tu riesca ad aprire uno spiraglio di curiosità su una città praticamente ignorata dalla maggior parte di noi italiani
Mrack | Lunedì, 5 aprile 2010 @21:13
E sì, cara Lisa, uno scampolo di trieste nel tuo articolo.
Noi triestini non siamo troppi inclini ai complimenti e alquanto rozzi nello scrivere. Però: brava mula!
Simona | Lunedì, 5 aprile 2010 @20:57
Lisa, bellissimo questo articolo e questa storia. Ciao.
Giusy | Lunedì, 5 aprile 2010 @20:31
Lisa, non mi commuovo facilmente. Ho un ricordo: quello di mia suocera e della sua straordinaria borsetta/bauletto firmata Camerino.Stupendo, il tuo articolo.
claudia mdg | Lunedì, 5 aprile 2010 @20:21
L'anonimo ero io.
Anonimo | Lunedì, 5 aprile 2010 @20:19
Bella la storia della borsa che torna dal passato grazie a una gentilissima signora! La mia borsa di oggi pesa sui 3 kg: oltre all'indispensabile elencato da te c'erano un mini ombrello, il libro di Marcela Serrano scelto dal gruppo di lettura per l'incontro di aprile, l'agenda, il kit medico per il gladiatore influenzato in trasferta, un lecca lecca a forma di tour eiffel regalo delle nipotine reduci da Parigi, una tavoletta di cioccolato fondente e un golfino pesante perché non si sa mai. Dopo le feste mi sa che metto a dieta anche la borsa
V.I | Lunedì, 5 aprile 2010 @17:34
Essere legati ad un ricodo d'infanzia, a una zia e alla sua borsa o alla tua Trieste la tua città, che dire ... è come avere il filo di Arianna che ti riporta indietro dove hai iniziato il cammino nel labirinto delle cose più belle ... quelle che non hai mai perso... ne dimenticate.Quelle cose importanti.Cari saluti.
Domenica, 28 marzo 2010 @11:14
A volte la moda è questione di centimetri. Per la precisione, dai 3 ai 5 centimetri, non di più. Ovvero quello che rende uno stiletto un "kitten stiletto". Chiamatelo come volete: uno stiletto gattesco, come suggerisce il nome, oppure uno stiletto baby, uno stiletto in miniatura. La scarpa in questione non ha soltanto un nome bizzarro, ma anche una storia: bizzarra pure lei. I "kitten stiletto", infatti, sono stati inventati in America negli anni Cinquanta: alti ma non troppo, sexy ma non troppo, e quindi adeguati per ragazze adolescenti. Ma adesso? Cosa ce ne facciamo di questi tacchi giocattolo? Ci giochiamo, è ovvio. Le fashioniste non vedono l’ora di metterci le mani, anzi i piedi, e hanno ragione, perché questo è lo stiletto baby: un invito a essere più gattesche; più leziose e giocose e ondeggianti. Senza perdere l’equilibrio, come si rischia invece con un tacco 12: insomma, proprio come un gatto.
Non a caso li vediamo indossati da due delle celeb più gattesche del pianeta: Carla Bruni, sempre più sexy e sempre più chiacchierata; e Nicole Kidman. Quanto a Michelle Obama, anche lei con un paio di "kitten stiletto", appartiene invece alla seconda categoria di donne che li usano: donne pratiche che non vogliono inciampare nella vita.
Non siete convinte? Siete donne che non amano le mezze misure? Che preferiscono, nella vita, camminare rasoterra, per sentire bene il terreno sotto i piedi; oppure amano incedere con l’allure che solo un tacco 12, o almeno 8, può regalare? Come vi capisco. Sarà per questo che il mio unico paio di "kitten stiletto", comprati quando ancora non sapevo neppure si chiamassero così, giace abbandonato nell’armadio delle scarpe. Tanto che la scatola è impolverata e le scarpe sono ancora perfette. Vezzose e molto, molto gattesche: rosse, tranne il tacco, che è nero. Per prima cosa – sono o non sono una cronista di moda? – le ho misurate. 3 centimetri di tacco, il minimo consentito per fregiarsi del nome di "kitten stiletto". Le indosso mentre scrivo. Ma non c’è niente da fare: non mi sono mai sentita molto gattesca, non mi sono mai piaciuti i compromessi. E ahimé, a volte la moda non fa che confermare quello che già sappiamo di noi.
(Questo è un articolo che ho scritto per Grazia. Le mie kitten stiletto le ho reinfilate nell'armadio. Forse potrei venderle su e-bay?)
Lila | Domenica, 28 marzo 2010 @19:42
Anche io amo le ballerine e comunque le scarpe abbastanza comode (ai tacchi preferisco le zeppe), non ho sicuramente un paio di kitten stiletto.
PaperinaTenera | Domenica, 28 marzo 2010 @15:58
scusate ho sbagliato è intramontabili..perdonatemi!
PaperinaTenera | Domenica, 28 marzo 2010 @15:54
amo le scarpe ma sopratutto quelle con tacchi vertiginosi,ne avrò almeno una decina con tacco 12, sì è vero ti fanno sentire più sexy e per me forse anche un po più sicura..ma non c'è niente da fare.. se proprio devo scegliere anche per una serata speciale preferisco le intremontabili ballerine..naturalmente chanel! buona domenica lisa :)
Sabato, 15 agosto 2009 @12:17
Quando Peter Høeg, nel suo mitico thriller "Il senso di Smilla per la neve", scrisse che in Groenlandia ci sono non una, ma decine di parole per definirla (c’è chi azzarda quasi un centinaio), è ovvio che non aveva mai incontrato una fashionista. Che potrebbe dimostrargli – semplicemente indossandoli – che per il bianco modaiolo vale la stessa regola. Abiti, calzoni, accessori, in tutte le declinazioni glam: bianco glitter, bianco sporco, bianco abbagliante, bianco Dash, bianco panna montata, bianco perla, bianco avorio…
Da dove cominciare? Hadley Freeman, la giornalista di moda più cattiva d’Inghilterra (che scrive, anzi critica spietatamente, dalle pagine del Guardian), comincerebbe dai jeans bianchi: che secondo lei, però, vanno totalmente eliminati dal guardaroba. E si scaglia in modo particolare contro quelli di Liz Hurley: stretti, skinny, da sempre sono la divisa della diva inglese, tanto che ha ammesso di averne almeno 30 paia. E dunque, da che parte stare? Per aggirare il fashion-problema, la soluzione è semplice: pantaloni bianchi sì, ma di lino, e magari larghi e freschi, più intelligenti quando l’afa aumenta. Una cosa però è sicura. I pantaloni bianchi gridano: è estate! E se portati in ufficio, equivalgono a una richiesta di vacanze. Illuminazione che ho avuto quando, chiusa nelle segrete di Segrate, sognavo di scappare dai diavoli che vestono Zara: e scrivevo articoli sui pantaloni bianchi sinonimo di ferie, meditando in realtà la fuga.
Subito dopo i calzoni, l’upgrading modaiolo è lui, il meraviglioso, perfetto abito bianco. Ovvero, il "little white dress" che, nella sua semplicità, d’estate è il sostituto ideale dell’iconico "little black dress". I vestiti bianchi sono così belli nella loro, ehm, bianchezza, che è impossibile sbagliare. A che cosa abbinarli? Ovvio, alla pelle abbronzata. E’ quello, che fa davvero risaltare il little white dress. Non avrete bisogno di altro. Ma, volendo, potete accessoriarli: white on white, ovviamente, con una delle decine di gradazioni di bianco che la moda ci offre (borse, scarpe, cache-coeur da infilare sopra l’abito…). Il vero tocco chic, però, forse sono i gioielli: una collana etnica d’avorio, o un anello di madreperla. Bianco su bianco.
Mi considero fortunata, perché ho incontrato molti little white dress. Da ragazza, camicie e sottovesti di cotone della nonna e della bisnonna, con il bordo o dei ricami di pizzo bianco, da portare sopra il costume, comprate quando ancora il vintage si chiamava "seconda mano" e costava cifre non eurostressanti. Poi, un abito corto a trapezio, di lino, morbidamente foderato così da non essere troppo trasparente, con una fila di grandi bottoni ricoperti di lino bianco, che correvano lungo la schiena: lo portavo con le mie prime Superga bianche. Infine, il little white dress che mi accompagna sull’isola ormai da anni, regalo di compleanno di un’amica anglo-indiana. E’ di organza leggerissima, indiana appunto, corto, ma con le maniche lunghe a pipistrello, perfetto quando l’estate passa la boa di Ferragosto e porta, di sera, il vento dal mare. Lo indosso solo sull’isola, sa di cicale e di stelle e di ulivi. E stasera, so che l’amica anglo-indiana, che con il marito e i tre bambini ha venduto la casa di Londra per trasferirsi qui sull’isola (a proposito di bivi, e s/licenziamenti, e nuovi orizzonti), lo riconoscerà subito, l’abito testimone delle nostre estati, mentre brinderemo – un po' incoscienti, ma felici - alle nostre nuove vite.
novella senza caovilla | Martedì, 25 agosto 2009 @12:15
Sono prorpio contenta di leggere della nostra ritrovata Giorgia!
Anche io mi ricordo bene di te e delle chiacchiere dei primi tempi, è bello sapere che sei tornata sopprattutto fra una poppata e l'altra!
Un caro benvenuto alle tue piccole gioie.
LISA | Lunedì, 24 agosto 2009 @17:55
GIORGIA, grazie per la Brno-cronaca: però, mi raccomando, scrivi! Non di poesie nè di scarpe, o almeno non necessariamente; però, come ricorda MARINA A BRUXELLES (credo ancora a Palma, in questo momento), i tuoi racconti erano talmente ironici... Scrivi: di quello che vuoi. CARLA: chissà se anche Zia Mame sarebbe stata d'accordo sul little white dress?
carla | Lunedì, 24 agosto 2009 @16:57
sonoappena tornata dalle vacanze e mi sono concessa un "giro" nel web. E' bello sapere che ci sono amicizie initerrote e attese... che il mio piccolo little white dress (dell'anno scorso) è di moda anche quest'anno...che anche se sul finire dell'estate sto leggendo anch'io zia mame (rido tanto ) e suggerirei Gioconda Belli "L'infinito nel palmo della mano" per chi vuole sapere come sono andate veramente le cose nel paradiso terrestre...
baci a tutte
Melissa aspirante dottoressa | Giovedì, 20 agosto 2009 @00:51
Ciao Lisa...ma cosa è successo, il blog è davvero rivoluzionato...non basterà un mese per aggiornarmi su tutto e per aggiornare te.
Domani con calma scrivero qualcosina di piu'. baci
Annalisa farmacista | Lunedì, 17 agosto 2009 @09:26
Bè ma che novità ritrovare Giorgia..davvero incredibile come la tenacia e la forza di volontà possano ottenere quello che si vuole. Tutte siamo cambiate direi nel corso di questi 4 anni. Chi in una direzione chi in un'altra. Come mi sembrano però lontani i tempi in cui anchì'io speravo soffrivo...Visite sentenze speranze. Ora invece mi dedico al lavoro (tanto) al marito e ai nipoti. Rivesto il ruolo di "cool ant" ovvero quella che gli fa fare quello che vogliono, che li porta al mare, al cinema...e alla lettura in inglese. Allo shopping e ai viaggi. La vita tutto sommato non è davvero male.
Marina | Domenica, 16 agosto 2009 @01:23
Giorgia io mi ricordo bene di te, soprattutto il tuo senso dell' umorismo talvolta sarcastico, alcune delle tue sono state le migliori battutte del periodo rosa, se cosi lo vogliamo definire! Sono molto felice per il bel finale della tua storia, ricordo, oltre le battute, anche i tuoi momenti si scoramento soprattutto dopo la botta spagnola.Come si chiamano le angiolette? Spero che tu ti ricordi di me...se no sembro matta! Io pure vado avanti diciamo che vediamo la luce in fondo alla via, anche l' adozione non e' un cammino facile pero' mollare proprio no, passo dopo passo verso la meta. Per adesso sono in vacanza e spero presto di avere la tue stessa sensazione d' incredulita'! Baci e a presto a tutte
Giorgia | Sabato, 15 agosto 2009 @22:37
Cara Lisa e care Pinkgirls (questo nomigliolo ve lo avevo affibbiato io!) certo che sono io! Ma spero che oltre alla commozione per la mia storia vi ricordiate anche dei sorrisi che talvolta poi vi ho strappato.
E' presto detto: mi sono un po' allontanata dal salotto rosa quando questo ha cambiato rotta, la poesia, malgrado per "mestiere" io ne parli ogni giorno, non è che mi piaccia tanto e modaiola... beh, diciamo che dello stipendio d'insegnante se devi pagarti le fivet oltre confine resta ben poco... ma soprattutto io avevo un pensiero fisso, non mi potevo distrarre e temevo che mi sarei lasciata influenzare e avrei cambiato rotta
Comunque... dopo il fallimento (con annesso salasso) spagnolo mi son messa buona buona, ho superato l'anno di prova a scuola per l'immissione in ruolo, ma nel frattempo gli ormoni sintetici avevano ben nutrito i miei fibromi, così ho dovuto affronatre l'intervento in laparotomia per rimuoverli. La mia fortuna è stata trovare un ginecologo con i fiocchi che mi ha seguita scrupolosamente e che mi ha consigliato l'intervento. L'intervento è stato fatto da suo figlio, anch'egli ginecologo con i controfiocchi. Mi sono ripresa prestissimo e dopo pochi mesi ho potuto ritentare l'avventura straniera, stavolta molto più consapevole e preparata. Ho scelto Brno, sia per ragioni economiche sia perchè il centro è all'avanguardia e utilizza ottimi terreni di coltura, trasferendo pertanto blastocisti.
Lo scorso agosto siamo volati a Brno, una ragazza dagli occhi azzurri mi ha regalato 15 ovociti, di cui 13 maturi, 12 si sono fecondati e dopo 5 gg., il 12 agosto 2008, due piccole goccioline sono state trasferite nel mio pancino e hanno deciso che ci stavano bene e che sarebbero rimaste.
Il ginecologo con i controfiocchi mi ha seguita scrupolosamente per tutta la gravidanza, che non è stata facile per l'innescarsi delle contrazioni già alla 27a settimana, ma grazie a lui e alla mia testaccia dura le bimbe si sono convinte a stare dentro ancora un po', fino alla 36a settimana quando lo spazio era ormai troppo poco per due bamboline di due chili e mezzo ciascuna.
E sono nate, con TC, le ho baciate incredula e da allora non mi sono mai separata da loro per più di un'ora, e ancora adesso devo stropicciarmi gli occhi, quando le guardo, per convincermi che non sto sognando.
Ti abbraccio, Lisa, e spero che la mia esperienza possa dar coraggio e fiducia a chi si sente stanco e vorrebbe mollare. E adesso, la poppata!
Venerdì, 31 luglio 2009 @09:02
Sto per chiudere la valigia per l'isoletta. Costumi, parei, caftani... Ma sapete che cosa non ho? Guarda un po', i due must modaioli di quest'estate: gli shorts (per mancanza del physique du rôle) e i maxi-dress. E dire che ne ho pure scritto per Grazia...
Vestiti che fanno "swoosh". La definizione non è mia, ma di uno dei massimi osservatori fashion del mondo, ovvero il mitico Bill Cunningham, che ogni settimana va a caccia di trend per le strade, soprattutto di Manhattan, e li pubblica sul New York Times. La sua rubrica si chiama "On the street" -
http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/people/c/bill_cunningham/index.html - ed è una delle più amate del giornale americano. (Vi ho già detto dell’emozione quando in primavera, alle sfilate di Parigi, confusa e perplessa, tra le fashioniste vere, mi ha fermato per fotografarmi, io con il mio nuovo soprabito di Colomba Leddi, la mia amica stilista? Volevo baciarlo. Mi sono limitata a stringergli la mano con aria estasiata. Per una volta mi sono sentita – quasi – SJP! E il soprabito lo vedete qui: http://www.colombaleddi.it/index1.html ).
Comunque, tornando ai maxi-dress, proprio Cunningham li ha fotografati e commentati: loro, i vestiti che fanno "swoosh", che frusciano e ondeggiano, una vera dichiarazione di femminilità. E per fare "swoosh" al meglio, devono essere esagerati: maxi dress.
Sono quelli che vedete in queste pagine: abiti lunghi e fruscianti; ma, soprattutto, lunghi. Per frusciare bene, infatti, l’abito deve necessariamente essere morbido, leggerissimo, non attillato, e soprattutto arrivare fino alle caviglie. La stoffa (meglio se di voile, di seta, o quantomeno di impalpabile cotone) deve infatti potersi muovere in libertà, senza segnare le curve, sottolineandole e basta. Insomma: un piacere da indossare (soprattutto adesso che fa caldo, gli abiti fruscianti non si appiccicano alla pelle), ma anche da guardare… Abiti allusivi, femminili, sexy.
Con i maxi dress si può giocare: possono avere le maniche lunghe, oppure non averle proprio. Possono avere una scollatura, oppure essere accollati. Fantasie? Il massimo della libertà. Fiori, righe, grafismi… E le scarpe? Le star, in genere, non rinunciano a svettare Però, a dir la verità, il vestito frusciante ha nel Dna un che di vintage, di flower power, di anni Sessanta: e quindi, andrebbe portato… a piedi nudi sull’erba, o ancora meglio sulla spiaggia. In mancanza di erba e sabbia, e in presenza di cemento che si scioglie nell’afa cittadina, indispensabili almeno un paio di infradito.
Un altro indiscutibile vantaggio dell’abito che fa swoosh è che possiamo tranquillamente rinunciare agli accessori. Il maxi dress, infatti, è talmente scenografico che non ha bisogno di essere rinforzato: anelli, collane, golfini, sciarpe o pashmine estive, soprattutto se in versione maxi, sono possibilmente da evitare, per non disturbare l’effetto. L’unica cosa che servirà saranno un paio di occhiali da sole, ovviamente. E una borsa a tracolla dove infilare il telefonino. Ma per una volta si potrebbe anche uscire senza l’onnipresente cellulare, e ascoltare non più il rumore della suoneria, bensì lo swoosh seducente e seduttivo del maxidress. E vedere l’effetto che fa. Voglia di leggerezza: dopotutto, è – finalmente - estate.
LISA | Venerdì, 31 luglio 2009 @18:45
Paola che ama i libri, ho dato un'occhiata ai tuoi sandali-in-saldo: notevoli... piacerebbero all'Uomo Extralarge, il feticista delle scarpe, ricordi Glam Cheap? Intanto, buone letture!
Paola che ama i libri | Venerdì, 31 luglio 2009 @13:51
Volevo fare un saluto a tutto il blog, e alla nostra Autrice, sono in partenza per le vacanze, niente di speciale, un po' di mare in famiglia e casa e riposo!
Vorrei tanto anche io un vestito coloratissimo che fa "swoosh", ma per quest'anno ai saldi ho già dato, ho investito tutto il budget previsto in un paio di sandali neri Sergio Rossi, con tacchi altissimi che non metterò mai, ma dopo averci sbavato davanti per tutta l'estate (perché nessuno ha spostato quel negozio dal mio tragitto quotidiano?) con i saldi al 50% non ho resistito. Comunque sono questi qui: http://www.shoewawa.com/2009/01/sergio_rossi_th.html
Grazie Lisa per i consigli di lettura, il nostro gruppo leggerà "Middlesex" per ottobre e ho inserito "La donna giusta" di Marai tra la mia lista dei desideri più impellenti.
A proposito, durante l'assenza dell'Autrice ho scoperto la comunity di libri anobii (www.anobii.com), io sono "Falpa", se qualcuno vuole sbirciare nella mia libreria mi farà tanto piacere.
Un abbraccio telematico
maria | Venerdì, 31 luglio 2009 @10:05
orribile come si vestono queste americane. E i vestiti di colomba ledda sono davvero strani,sembrano vestiti per clochard modaioli.Bè i gusti son gusti!
Sabato, 25 luglio 2009 @20:19
Lo so, vi avevo promesso la lista dei libri da leggere quest'estate. Ma visto che mi chiedete cos'ho fatto in questi mesi di forzata assenza dal blog, ecco una (prima) risposta: mi sono comprata i miei primi jeans. E questo è il Corva-racconto dell'evento, pubblicato su Grazia.
Quest’anno mi sono comprata i miei primi jeans. Sì, avete letto bene: non i miei primi jeans skinny, o strappati, o baggy e sformati. No, proprio i miei primi jeans e basta. Dite che forse sono un po’ in ritardo? Che i primi jeans vanno comprati a 14 anni, non a 44, e già allora non è più un evento? Forse. Ma è anche vero che in quest’adolescenza reloaded, in cui tutti ci sentiamo un po’ teenager per sempre, giochiamo con Facebook e mandiamo sms con le faccine ogni cinque minuti, ho capito improvvisamente che era arrivato il momento. Ero, finalmente, pronta: ad indossarli.
Il problema è: quali? Questa almeno è la domanda che mi sono fatta quando, nella boutique parigina di L’Eclaireur (traduzione: uno dei negozi più cari del pianeta dove mi trovavo a passare, assolutamente per caso, intendiamoci), li ho visti. Loro. I jeans di cui mi sarei innamorata. Li ho toccati ed ho capito che erano loro: così morbidi, leggeri, quando invece il denim mi ha sempre respinto per la sua ruvidezza, e in più con un risvolto romantico, in tela colorata a piccoli disegni… Poi ho visto il cartellino del prezzo e ho vacillato. Che fare? Chiusa in camerino, mi sono comportata da adolescente reloaded quale sono: ho mandato un sms al mio amico fashionista e gay. ("Gays are a girl’s best friends", oggi direbbe, forse, Marilyn Monroe, o comunque si farebbe accompagnare a fare shopping). Risposta, in inglese, perché il mio amico è straniero: "Dark blue, low waist, tight, high heels". Ovvero: blu scuro, vita bassa, stretti, tacchi alti. Mi sono guardata allo specchio. Ho visto esattamente il contrario: jeans di un blu slavato, baggy e per niente attillati, e certamente non da portare con i tacchi, ma piuttosto scalza sulla spiaggia. Quindi? Quindi ho disobbedito. I consigli agli amici (soprattutto se gay) vanno chiesti per poi ignorarli. E sono uscita con il mio primo paio di jeans, i più cari del pianeta. E i più fashion: sono i "boyfriend jeans", quelli che sembrano rubati al fidanzato. Per intenderci, quelli un po’ largotti, con il risvolto in fondo.
Oltre a un amico fashionista e gay, peraltro, ho anche un marito, che vedendo il mio acquisto (a cui avevo prudentemente tolto il cartellino del prezzo), si è limitato a commentare: mi sembrano già un po’ rovinati… Ah, beata maschia ignoranza. Lui non sapeva (non lo sapevo neppure io), che avevo comprato un paio di jeans non solo trendy, ma pure "mutanti". Già. Perché i graffi applicati ad arte, dopo qualche lavaggio, si stanno sfilacciando e trasformando in buchi… Ed io mi ritrovo doppiamente modaiola. Guardate le celebrities del momento, da Kate Beckinsale e Katie Holmes a Jessica Alba: tutte, dico tutte, con i jeans strappati. Che dire? Per certe cose, nella vita, vale la pena di aspettare. Anche per un paio di jeans.
Donyell | Sabato, 28 aprile 2012 @06:57
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Honney | Venerdì, 30 marzo 2012 @10:30
Posted on Ho letto questo intervento intitolato Quell'attimo e la vita si capovolge'.Un attimo, un istante ti cambia la vita. Lo so, lo immagino. Perche se l'istante in cui mio cugino ha detto io ho un tumore mi ha cambiato la vita, immagino quanto puo cambiare la vita di chi vive certe cose in prima persona.Fortunatamente io sto bene e mi auguro che sia quasi sempre cosi perche anche io mi sentirei inutile per lui se d'improvviso fossi anche io impedita nei movimenti.La nostra storia e iniziata diversamente. Noi abbiamo chattato un paio o tre volte, poi abbiamo deciso di approfittare di una coincidenza e conoscerci; entrambi sicuri di passare un pomeriggio, conoscere una persona in piu e tornarcene a casa come prima. E invece, quando meno te lo aspetti, l'amore bussa alla tua porta. E io ringrazio quel carpe diem, quel cogliere l'occasione di incontrare uno sconosciuto, di fidarsi per una volta della fortuna e sperare in bene. Ora non so dire come andra a finire, ma in qualunque modo si svolgera questa storia io sono felice di averla vissuta.Mi auguro che per te sia lo stesso, a parte l'inevitabile dolore, scia dell'amore provato, spero che tu sia felice della bellissima esperienza, nonostante tutto.
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Mir*** | Mercoledì, 29 luglio 2009 @09:44
a questo punto muoio dalla voglia di sapere quanto sono costati, questi mirabolanti jeans più cari del pianeta!
LISA | Domenica, 26 luglio 2009 @22:47
Bello vedervi riapparire, qui tra il viola e il grigio... Vi leggo con addosso i miei primi jeans!
Alex | Domenica, 26 luglio 2009 @13:28
Ah, a proposito, il tuo blog mi piace molto di più così. Amo il viola e il grigio e assieme stanno bene.
Alex | Domenica, 26 luglio 2009 @13:27
Ciao, Lisa! Come stai? Anche io come vedi sono rimasto assente dal blog, ma per diversi motivi; lavoro, mancanza di un mio computer personale, i soliti cambiamenti dovuti alle riflessioni estive, ecc...ecc... I jeans io li ho sempre indossati, ma abbastanza lisi e sbiaditi e rigorosamente a vita alta! Indosso quelli a vita bassa solo quando gli altri sono da lavare, altrimenti lungi da me! Marilyn stava così bene coi suoi nel film "River of no return" (disgraziatamente tradotto in italiano con "La magnifica preda"); a mio avviso, il film più bello interpretato dalla divina Norma Jean.
Un abbraccio.
Marina | Sabato, 25 luglio 2009 @23:40
Che sorpresa e' ricomparso il tuo blog, e' bellissimo complimenti! Certo l'acquisto dei jeans deve essere stato molto impegnativo, se ti ha preso tanto tempo. Comunque ti capisco anche io non amo i jeans, troppo ruvidi come dici tu, poi mi fanno caldo d' estate e d' inverno mi sanno troppo di non freddo. E poi, diciamola tutta, non e' che mi stanno tanto bene, dato il mio corpo tutt' altro che statutario. Adesso seguo l' ennesima dieta che spero dara' i suoi frutti, e poi si ripensera' forse al jeans. A parte questo che hai fatto? Altre novita'? Io proseguo, mi danno a guardare le nefandezze del mio paese da lontano, e mi preparo a partire. Tra poco le ferie, agognate ferie dopo un periodo di tensione, l' isola, mi aspetta l' isola...baci a tutti