Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Laos: Buddha & baguettes.

Martedì, 5 gennaio 2010 @07:24

Arancione: i monaci buddisti. I teli che si drappeggiano addosso, in tutte le tonalità dell’arancione, sono gli stessi che vedo stesi ad asciugare nei cortili dei monasteri. Provo a immaginare un occidentale ("falang", come li chiamano qui in Asia), che si drappeggi addosso un telo arancione con la stessa grazia, e senza bottoni. Ridicolo. Impossibile. (Ma sono contenta che esistano ancora questi ineffabili misteri del guardaroba).
Rosso: bandiere rosse comuniste, con la falce e il martello, ovunque, anche nello shopping mall della capitale, Vientiane, dove vendono iPhone taroccati dalla Cina. Sì: il Laos è un Paese (moderatamente) comunista. E buddista. Strano incrocio, ma sembra che funzioni.
Oro: i tetti dei monasteri. A Luang Prabang, la meta finale del mio viaggio, un gioiello sul Mekong, al mattino c’è sempre nebbia, e freddo. L’oro viene fuori poco a poco.

Alghe e baguettes.
Sono verdissime le alghe una volta ripescate dal Mekong. Vedo le donne che le filano, le dipanano, le stendono fuori su cesti piatti di vimini ad asciugare. Sempre per strada vedo: strisce verticali di carne (scoprirò poi che in genere è bufalo); e piccoli tondi di riso impastato (diventano delle specie di tortine croccanti di riso). Il Laos è un paese di snack. (Chissà perché mi vengono in mente le orecchiette impastate a mano dalle anziane signore di Bari, e stese ad asciugare nei vicoli).
A Vientiane, la capitale, si cena sul Mekong. Niente di romantico o di coloniale: la sera, sul fiume, che lì è un cantiere di ruspe e fango, decine di ristorantini improvvisati, tappetini per terra, e un braciere con una pentola d’acqua bollente dove cuoci noodles, verdure, carne, e mangi pescando con le bacchette. Il tutto è così povero che non ci sono tovaglioli, neppure di carta: sul tavolo c’è un rotolo di carta igienica, in genere rosa, che mi fa pensare all'Est Europa. Già: prima del crollo del Muro di Berlino, si trovava, chissà perché, solo ruvida e rosa...
A Luang Prabang, piccolo gioiello di monasteri buddisti e architettura coloniale francese sul Mekong, la mattina si fa colazione con caffè e croissant. I francesi hanno lasciato in eredità anche questo: l’arte di saper sfornare le baguettes, ma anche croissant pur beurre, e pain au chocolat. Ho assaggiato persino una Tarte Tatin fatta non con le mele, ma con le banane. Buonissima.

Incroci.
Immaginatevi un incrocio di strade e case di legno basse su un fiume sporco di fango, contro montagne spettacolari. Dategli un nome: Vang Vieng. Siamo nel mezzo del Laos. I nuovi colonizzatori non sono francesi, ma ventenni global che arrivano da America, Canada, Israele, e che si depositano qui per bere Laos Beer a poco prezzo, fare "tubing" (ovvero scivolare nel fiume con una camera d’aria), e sedersi, o meglio sdraiarsi, sui tappetini nei baretti, guardando in tv, accesa giorno e notte, cartoni animati o vecchie puntate di Friends. La mattina di Natale i ventenni sono già lì, a guardare ipnotizzati la Jennifer Aniston di qualche anno fa, con in testa un berretto rosso di Babbo Natale. Non credo di aver mai visto nulla di più surreale.

Il rito con cui si sveglia Luang Prabang è quello della raccolta di cibo dei monaci buddisti. (Che qui sono bambini e ragazzi di tutte le età: è ancora tradizione che un maschio passi almeno qualche mese della sua vita in un monastero, prima di tornare, se vuole, alla vita "fuori"). All’alba si sentono piano i rintocchi dei bonghi nei templi, che sono più di 30 su una popolazione di ventimila abitanti, e i monaci escono, macchie di arancione contro la nebbia del mattino; bambini, e poi giovani, e anziani, tutti con la testa rasata, che passano silenziosi per le stradine della città. Secondo la tradizione gli abitanti aspettano, inginocchiati davanti ai tappetini stesi per terra, per offrire riso (il loro "sticky rice", già cotto, che viene deposto nel paniere del monaco con le mani), ma anche frutta (ve l’ho detto che ho assaggiato per la prima volta il tamarindo?).
Oggi, con il turismo che sta inghiottendo Luang Prabang, all’alba ci sono tre file parallele per le strade: prima fila, i devoti, inginocchiati, insieme ai turisti, che invece di riso offrono cioccolato e fiori; seconda fila, i monaci; terza fila, i turisti che fotografano, imperterriti, un flash dopo l’altro. Globalizzazione. Sembravano le scene fintoglam delle celeb paparazzate per strada con una nuova it-bag o un nuovo amore: solo che stavolta i flash assalgono dei monaci buddisti. Sono impassibili: ma quando incrocio il loro sguardo, ho l’impressione che gli scappi da ridere.

4 commenti

LISA | Giovedì, 7 gennaio 2010 @08:30

Uh, CARLA, che complimento! L'Autrice arruffa le piume. Però sai che "One Fifth Avenue", della Bushnell, non mi è dispiaciuto? Niente a che vedere con Sex and the City, ma mi faceva ridere la ragazzina arrivista dipendente dal suo iPhone... E mi piacciono i libri tutti ambientati dentro una casa: la casa che parla. (Io intanto continuo a consigliare "La casa di vetro", di Simon Mawer, Neri Pozza: la storia di una casa che esiste davvero, quella che Mies van der Rohe costruiì a Brno negli anni Venti; le storie di chi ci abitò e la amò; e la Storia che la attraversò, il nazismo, la persecuzione degli ebrei, il comunismo... Tono completamente diverso, sofisticato, ma davvero un gran bel libro). Ah, e poi sai cosa mi piace della Bushnell? Che continua a credere (o forse solo a farci credere) nell'happy end... Meno male!

carla | Mercoledì, 6 gennaio 2010 @19:30

Auguri a tutti! e ben tornata a te, Lisa
un piccolo annedotto personale: mio marito per Natale mi ha regalato il libro ONE FIFTH AVENUE perchè consigliato da Grazia, non è che per il prossimo anno possiamo mettere il "bollino Grazia" su maglioni, gioielli, viaggi ecc.?
Comunque la tua scrittura e molto più divertente e glam di quella di Candance Bushnell

LISA | Mercoledì, 6 gennaio 2010 @11:00

Ho una nuova lettrice: la sorella di una mia carissima amica! Che bello diventare un passaparola.

Viaggio virtuale | Martedì, 5 gennaio 2010 @18:35

La sensazione leggendoti, leggendo tutto il tuo blog, è quella di aver fatto anche se per un intervallo materialmente breve, un lungo viaggio geografico, mentale, spirituale, ecc ecc nel "tuo" Laos.
Con la tua scrittura riesci sempre, e non solo a me, credo, a emozionare, a far viaggiare, a far sorridere, riflettere, e potrei continuare a lungo.

Un abbraccio,
Sere

PS: non so se Mari ti ha riportato il mio feed back su GLAM CHEAP: mi è piaciuto molto! Sempre Brava Lisa...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.