Lisa Corva

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Voleva stare dentro, voleva un interno da fare proprio.

Mercoledì, 19 febbraio 2014 @09:53

"Era consapevole di un cambiamento in se stessa, non soltanto nel tempo. Voleva stare dentro, voleva un interno da fare proprio. Quattro pareti e un pavimento. Essere di nuovo al chiuso e avere ordine e certezza per escludere la distrazione."
(Margaret Forster)
Una stanza tutta per me.

Ci sono libri che ci aspettano. L’altro giorno, ho trovato per terra, nel mio studio, nella pila abbandonata di "libri che aspettano" una copia già un po’ polverosa di "Lasciando il mondo fuori" (La Tartaruga), scritto nel 2006 dall’inglese Margaret Forster, e tradotto nel 2011 (ora credo che sia già introvabile). L’ho preso, spolverato, ho cominciato a leggere… Ed eccomi qui, dentro il libro, dentro altri mondi.
E’ la storia di un quadro e di sei donne, nel tempo. Nella frase di oggi è Gwen John che parla, la prima protagonista, la ragazza che l’ha dipinto, nei primi del Novecento (un’artista che visse davvero, tra Londra e Parigi, quando le donne non avevano ancora l’autorizzazione sociale per diventare artiste). Poi il quadro passerà di mano in mano… Per ora sto seguendo le tracce di Gwen, i suoi carnet di viaggio, la sua voglia, appassionata, totalizzante, di dipingere, e imparare a dipingere. Lascia Londra con pochissimi soldi, e con un’amica artista, Dorelia; dormono prima nei campi, nei fienili, poi, quando il vento si fa freddo, prendono in affitto una stanza a Bordeaux. Il sogno è arrivare fino a Roma, ma si fermeranno a Parigi, dove Gwen, per mantenersi, comincia a posare per Rodin (poi diventerà la sua amante). Mi piace il tono pacato del libro (Margaret Forster è nata nel 1938, è una scrittrice vecchio stile, e ha già guardato nelle pieghe dei vestiti e della vita delle donne, ad esempio della poetessa Elizabeth Barrett Browning). E mi piacciono, nel libro, queste ragazze di inizio Novecento che cercano una loro strada, un loro posto nel mondo, o magari – semplicemente – una stanza tutta per sé, in cui dipingere, come fa Gwen. Già. Un tempo le ragazze, certe ragazze, disegnavano, per capire il mondo. Ora magari sono Instagram girls, fotografano e postano subito su Twitter. Ma la voglia di capire, di scoprire - credo - è la stessa.

7 commenti

LISA | Giovedì, 20 febbraio 2014 @11:01

Che belle cose avete scritto. Le leggo nel mio altrove, nella mia no man's land, come spero che sia per voi, sempre, questo blog.

fin | Giovedì, 20 febbraio 2014 @10:09

dai primi anni della mia giovinezza pensavo che ognuno di noi ha la propria "no man's land "in cui è totale padrone di se stesso .senza nulla togliere alla vita visibile n.berberova

Monique | Giovedì, 20 febbraio 2014 @09:39

Prima, quando stavo seduta alla mia scrivania, mi sentivo sempre molto in ansia, come se stessi perdendo qualcosa della vita. Così, non sapevo concentrarmi bene sui miei studi. E quando ero nella "vita vera", tra la gente, avevo sempre molto desiderio di tornare alla scrivania, e non ero per nulla felice tra la gente. Questa separazione innaturale tra lo studio e la "vita vera", ora è scomparsa. Adesso, alla scrivania ci "vivo" davvero. Lo studio è diventato un'autentica "esperienza di vita" e ha smesso di essere qualcosa che riguarda soltanto la testa. Alla scrivania sono immersa totalmente nella vita, e nella "vita" porto la pace interiore e l'equilibrio che ho acquisito dentro di me. Prima, ero obbligata a ritirarmi ogni volta dal mondo perché le sue troppe impressioni mi confondevano e mi rendevano infelice. Dovevo fuggire in una stanza silenziosa. Adesso, porto con me questa che possiamo chiamare "stanza silenziosa", e posso rifugiarmi là in qualsiasi momento, anche se mi trovo se un tram affollato o su un treno che si ferma con tutto il suo peso. (...)
9 gennaio 1942

Etty Hillesum nella traduzione di Lorenzo Gobbi
Il bene quotidiano
Breviario dagli scritti (1941-1942)

bello | Mercoledì, 19 febbraio 2014 @19:59

uno spazio proprio per sentire meglio "le voci di dentro " e de filippo

Giusy | Mercoledì, 19 febbraio 2014 @13:06

Credo proprio che andrò alla ricerca del romanzo-diario suggerito da Monique. Sono molto contenta di ritrovare garbo, intelligenza, cultura su questo blog, ultimamente un po' bistrattato.

LISA | Mercoledì, 19 febbraio 2014 @11:13

Pensa, Monique, che di Alicia Giménez-Bartlett (di cui ho letto tempo fa, divertendomi, i gialli con Petra Delicado), mi incuriosisce molto questo piccolo libro Sellerio. Che è, probabilmente, tra i libri che mi aspettano. Solo che non era nella pila polverosa!

Monique | Mercoledì, 19 febbraio 2014 @11:04

... O anche: "Una stanza tutta per gli altri", di Alicia Giménez-Bartlett
A metà tra il romanzo e il diario, tra il saggio e l'invenzione letteraria questo libro offre una prospettiva davvero interessante per comprendere l'ambiente di Virginia Woolf e del circolo di Bloomsbury. Nelly è stata a servizio dei Woolf per oltre 16 anni, annotando su un diario le impressioni, gli umori, le incomprensioni e l'ammirazione che hanno accompagnato questa difficile convivenza. Quello che ne esce è un ritratto a volte crudo della scrittrice e di tutta un'epoca, con il mondo edulcorato degli intellettuali e degli artisti in primo piano e sullo sfondo una Londra segnata dalla Guerra, dalle difficoltà economiche, dagli scioperi e dal desiderio di riforme da parte della classe operaia. Interessante punto di vista quello di una donna così semplice eppure così capace di cogliere le più piccole sfumature.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.